Succede a Mantova
BRESCIA, Strage di Piazza della Loggia: ingiustizia è fatta!
Dopo 36 anni, nessuna prova, nessun colpevole e lo Stato si autoassolve
Monica Perugini
segretario regionale Lombardia Comunisti Sinistra Popolare
Dopo 36 anni di attesa nessuno è colpevole per la strage di piazza della Loggia, una delle tante stragi che hanno deviato il corso democratico del nostro Paese e che per lo Stato non è dunque di matrice fascista, tanto meno sorretta dalle connivenze statunitensi, ipotesi che in questi decenni sono state al centro dei mille interventi di cronaca politica ma che sono rimasti ad un mero valore di letteratura giornalistica.
Con la sentenza bresciana tanto per cambiare, lo Stato assolvere se stesso e non da quelle doverose riposte che la domrazia imporrebbe.
L'Italia è sempre quella: i giudici della Corte d’assise, dopo una settimana di camera di consiglio, assolvono tutti gli imputati; dagli ordinovisti neofascisti Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi, all’estremista di destra, componente dei servizi segreti italiani Maurizio Tramonte, così come l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, il missino Pino Rauti e Giovanni Maifredi, morto durante il procedimento.
Ed è sempre la formula dubitativa a farla da padrona: l' assoluzione ex articolo 530 comma 2, per insufficienza di prove, ha aperto anche la via alla revoca della misura cautelare nei confronti di Delfo Zorzi, in Giappone da anni.
La fine di questa ennesima storia di stragi, fascismo e impunità ribadisce come in Italia nella realtà dei fatti e delle politica, nulla sia cambiato: il vero impulso a risolvere uno dei tanti gravi casi, diretti nel nostro Paese chiaramente a dare un volto reazionario al governo di quei tempi, che molti di noi ricordano bene e che ci aspettava dalla magistratura, non è arrivato.
Come quasi sempre, del resto, in occasione delle questioni fondamentali.
Nel frattempo la questione democratica è degenerata nel corpo e nell'anima di una società che è stata regolarizzata, quasi completamente omologata e che vede il primeggiare di una egemonia culturale bieca, spalmata da un circo mediatico trasversale che tutto digerisce.
L 'Italia resiste solo in parte e a fatica, colpita dalla crisi e dallo svilimento di una politica che si è fatta solo scambio e mercato, ben lontano da idealità, lotte e convinzione per una società più giusta. Golpe, terrorismo, stragi, attentati, connivenze eclatanti coi poteri mafiosi sono diventati superflui: il più è fatto e il dissesso (inutile) si esprime indignandosi solo davanti alla TV, tifando per qualche leader per una notte che si limita ad infangare Berlusconi ma che si guarda bene dal criticare capitalismo e imperialismo che stanno alla base di queste e quelle scelte politiche, giudicando la prospettiva di una società basata sui principi di eguaglianza, giustizia sociale, redistribuzione del reddito, ovvero una società socialista, una bestemmia, in realtà unica via che potrebbe ridare dignità ad un paese ed al suo popolo.
Non ci stupiamo più e da tempo, ma restiamo convinti che solo una sinistra popolare, legata ai valori del lavoro, della democrazia, dell'antifascismo militante possa dare speranza a questo paese abbruttito e corrotto.
Monica Perugini
segretario regionale Lombardia Comunisti Sinistra Popolare
18/11/2010
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In centinaia coi lavoratori di Lares e Metalli Preziosi in lotta per il lavoro, i cantanti della Scala di Milano in lotta contro il FUS e il teatro operaio di Stefano Gavioli a Paderno D. (MI) domenica 26 giugno 2010
Eh no! nè il sindaco, nè la giunta comunale di Paderno erano presenti a NESSUN DORMA!!! ma nemmeno i sindacati confederali... Alla meravigliosa serata NESSUN DORMA! organizzata dai lavoratori di Lares e Metalli Preziosi in lotta per il lavoro, si è presentato solo un compagno sindacalista USB, insieme a centinaia di cittadini, lavoratori e famiglie di quello che, ormai, è un ex polo industriale della cintura milanese vicina alla Fiera e a ... Expo. Completa indifferenza anche dalla FIOM, eppure si tratta del presidio più lungo ... quasi 600 giorni di lotta senza sapere che fine farà il tessuto industriale di una realtà che sembra vittima predestinata dell'avanzata famelica di EXPO e di tutto il suo contorno di affari....
Quanto alle presenze dell'eterna (anche ex) opposizione, un appunto: il fatto che i lavoratori Lares e MP, insieme ai cantanti della Scala di Milano che lottano contro il FUS, abbiamo autorganizzato la manifestazione, divenendone i veri protagonisti (ovvero potendo dire a chiare lettere quali sono le preoccupazioni reali di un territorio che si trova privato di tutto) e non abbiano fatto parlare i soliti noti,,, può di certo aver infastidito. Per me è stato un bene, anzi può essere questo l'avvio di una nuova forma di rappresentanza da costruire, considerato che attualmente i lavoratori non ne hanno alcuna e che quella che ancora si arroga tale diritto (in realtà andato perduto da un pezzo! -sia in casa PD che "sinistra radicale") non è stata capace di assolvere il proprio compito. Anzi ha dimostrato la propria inutilità, soprattutto incapacità a risolvere problemi veri come quelli della perdita del lavoro e dei diritti e che quella "opposizione" avrebbe dovuto avere come propria ragion d'essere politica.
La serata è stata meravigliosa sia dal punto di vista artistico che culturale, oltre che da quello sociale e politico. Ha saputo far emergere con chiarezza che il filo rosso che unisce le lotte di lavoratori dalle diverse esperienze, è sempre quello: difendere il lavoro, costruire la rappresentanza sociale per difenderne gli interessi e lottare per una società migliore, anticapitalista, basata su fondamenta e principi socialisti.
Monica Perugini segretario regionale Comunisti Sinistra Popolare Lombardia
Milano, 28/6/2010
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Mantova ore 17.00 piazza Mantgena
Comunisti Sinistra Popolare con CGIL e COBAS scuola contro uno scempio iniziato da lontano
Monica Perugini segretario Comunisti Sinistra Popolare Lombardia
Partecipiamo e sosteniamo in tutta la Lombardia le manifestazioni indette da CGIL e COBAS scuola contro lo scempio della scuola pubblica, oggi perpetrato dal governo delle destre con l'assoluto silenzio di un'opposizione che da troppo tempo condivide e partecipa alla destrutturare di questo inestimabile patrimonio, indispensabile per la cultura e il futuro di un paese e di una civiltà intera.
Oggi si tratta di resistere al peggio, ma la prospettiva per una scuola pubblica, di qualità, formativa e critica, laica e multietica così come multiculturale, deve ripartire dalle lotte per una società migliore, indirizzata a principi che, oggi più che mai, devono essere contraddistinti dall'assoluta alternatività all'attuale modello di sviluppo capitalistico e liberista.
E' giunto il tempo di dire ad alta voce che solo un a società con principi socialisti e anticapitalisti potrà garantire eguaglianza, progresso, dignità nella qualità della vita di tutti, iniziando dal mondo del lavoro, della scuola, della formazione e della cultura. E proprio dalla triste esperienza vissuta in questi anni dalla scuola pubblica, passando dalla controriforma Moratti, alla inettitudine del ministero Fioroni, attento solo a dare contributi alle scuole private, per arrivare al capolinea della "tragedia" Gelmini", emerge come la politica delle mediazioni, di difesa e retroguardia non siano servite a nulla!
Milano, 13.6.010
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Monica Perugini segretario regionale della Lombardia di Comunisti Sinistra Popolare
Un soggetto antagonista alle destre e alternativo al Pd che sappia rappresentare gli interessi della classe operaia, dei lavoratori e dei diritti, capace di proporre una costituente di tutti i comunisti/e verso un soggetto politico unitario, utile agli interessi di classe, per un progetto di società basato sull'eguaglianza e su principi socialisti e anticapitalisti.
Monica Perugini consigliere provinciale di Mantova, lo scorso 13 aprile a Rho (MILANO) è stata eletta portavoce regionale di Comunisti Sinistra Popolare, il movimento presente in tutto il territorio nazionale e in tutte le province della Lombardia che intende lavorare per realizzare la costituente di tutti/e i comunisti, capaci di diventare soggetto rappresentante della classe operaia, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei diritti e degli interessi dei più deboli sopraffatti dall'attuale modello socio economico capitalista condiviso sia dalle destre che dal PD.
I comunisti devono impegnarsi, ripartendo dalla base, per un progetto indipendente, autonomo, non subordinato a vecchi o nuovi potentati, al fine di realizzare un soggetto politico unitario dei comunisti e della sinistra, antagonista alla destra ma nello stesso tempo, alternativo al PD, partito che immeritatamente continua a raccogliere consensi, anche se in forma sempre ridotta, da quel popolo della sinistra, tradito in ogni occasione.
Si tratta di un incarico provvisorio in vista della prima assemblea ufficiale dell'8 maggio che individuerà dirigenti e scadenze per il congresso di ottobre, che intende proporre una interlocuzione con quelle dinamiche della sinistra di base, del mondo del lavoro e dei diritti sia interne che esterne al sindacato, che intendo perseguire il progetto di una società diversa, fondata sul principio dell'eguaglianza, anticapitalista, informata a principi socialisti e di tutela del lavoro.
Senza comunisti non c'è sinistra e senza un progetto antagonista all'attuale modello di sviluppo, oggi condiviso da entrambi i maggiori partiti, privo di una reale opposizione istituzionale, non sarà possibile avere una società di eguali, si perderanno sempre più diritti e conquiste sociali, democrazia e spazi di libertà. La recente batosta elettorale, del resto, lo ha apertamente dimostrato.
Dopo avere sperimentato negli ultimi anni, tutte le possibili forme di collaborazione col centro sinistra, dalla desistenza fino al governo con ministri "comunisti" sempre conniventi con scelte scellerate per la classe lavoratrice (il protocollo sul welfare che ha ulteriormente impoverito i più deboli, il mantenimento della Legge 30 e della Bossi - Fini, il proseguimento di una politica estera guerrafondaia, la messa sotto scacco dei diritti civili ...), da tempo sosteniamo che vecchi e nuove forme di Arcobaleno non riusciranno a resuscitare un modo di politica, compresi i suoi granitici, impresentabili quanto inutili dirigenti che nulla hanno portato alla causa del lavoro ma sono serviti solo ad alimentare rendite di posizione, oggi esaurite.
Comunisti Sinistra Popolare lavorerà per la costituente comunista e proporrà lo scioglimento contemporaneo di tutti i partiti, a partire dalla propria esperienza, dei movimenti e dei gruppi comunisti, per ripartire unitariamente, nel rispetto delle differenze e delle provenienze, con un progetto nuovo, alternativo ed utile agli interessi della classe e dei più deboli, libero dai vecchi arnesi della "sinistra radicale" che hanno compiuto il disastro e ancora oggi stanno ostacolando la ripresa di un processo unitario dei comunisti, del resto sempre osteggiato, dall'Arcobaleno fino allo sfacelo della Federazione della sinistra.
MIlano, 13.4.10
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Monica Perugini
proletari@ comunicazione militante
Lo sciopero dei dipendenti MS organizzato dalla FILCAMS CGIL nazionale venerdì 8 maggio, purtroppo è fallito: solo 5 commesse del negozio di Forlì hanno aderito alla proposta del sindacato, mentre gli altri 400 addetti fra negozi, distribuzione e magazzino, sono rimasti a lavorare.
Eppure le condizioni operate dalla ditta che ha sede a Romanore (MN) sono impossibili e arcinote. Il vero proprietario si nasconde dietro gestori, quasi sempre cooperative, magari costituite da poco tempo, addirittura da ex operaie, come avvenuto proprio presso la sede mantovana e che praticano paghe da fame, non applicano i diritti contrattuali e dopo sei mesi cedono il testimone, lasciando le operaie senza stipendio, Presso il magazzino centrale le operaie sono tutte cinesi, sottopagate e ovviamente non sindacalizzate. Percepiscono circa 3 euro e 20 cent. all'ora.
Presso i negozi, alla cassa, ci sono ragazze italiane, quasi sempre una sola per negozio punto vendita, obbligata a turni infiniti quanto insopportabili.
Ma anche qui non sono dipendenti di padron Spaggiari ma di cooperative o di altre ragioni sociali. E' un gioco che va avanti da oltre 10 anni, eppure, questo signore le ha sempre avute vinte. C'è da non crederci. Le lavoratrici per avere i propri stipendi si sono dovute rivolgere alla direzione provinciale del lavoro, spesso attraverso un legale privato; la CGIL, l'unico sindacato che le aveva sostenute, nonostante l'iniziativa di venerdì, pare in difficoltà in quanto il continuo cambio di personale, sta riducendo sempre più la sindacalizzazione.
Non è sostenibile che dopo tanti anni e l'acceleramento delle responsabilità, le condizioni delle operaie peggiorano sempre più. Nonostante le denunce all'ASL sulle condizioni di lavoro a Romanore (mancanza del riscaldamento, dei bagni, della sala mensa, armadietti posizionati all'esterno dello stabilimento, presenza di escrementi di topi nel magazzino, lavorazioni di materiale che molto probabilmente causa allergie, ritmi di lavoro impossibili e causa di invalidità ?) padron Spaggiari non ha ottemperato alle prescrizioni e il fascicolo sia stato trasmesso alla Procura, il comportamento è sempre lo stesso.
Non solo dunque occorre sostenere la lotta di queste lavoratrici boicottando i prodotti MS, ma la vicenda deve essere conosciuta dalla pubblica opinione perchè questa indegna forma di sfruttamento non continui oltre.
Le commesse di Forlì che hanno avuto il coraggio di opporsi a padron Spaggiari non possono essere lascìate sole, lottano anche per le altre e per evitare che questo sfruttamento di stampo medievale prosegua, per questo dobbiamo dare retta a quello che ci scrivono:
Sono una lavoratrice di Ms abbigliamento Forli: siamo l'unico negozio che ha aderito allo sciopero ad oltranza,ad oggi lunedì 11 maggio abbiamo ricevuto solo lo stipendio di gennaio 2009, volevamo continuare la lotta e far valere i nostri diritti, ma il nostro sindacato CGIL ci ha consigliato di tornare al lavoro! Poteva essere un'occasione per far capire al carissimo padron che unite si può,ma gli ideali dei nostri vecchi non esistono più......
Sono profondamente delusa dal SISTEMA che dovrebbe tutelarci e garantire il rispetto delle leggi.
Queste due righe probabilmente non significano niente, ma ci fanno capire quanti ROSSI ci siamo ancora in ITALIA, pensate di 400 dipendenti MS abbigliamento solo 5 hanno aderito una goccia in mezzo al mare......
monica perugini
9 maggio 2009
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Aderiamo alla manifestazione di Roma del 24 novembre
contro la violenza alle donneMonica Perugini Ilaria Reggiani Marisa Bedotti Luciana Cavalieri Adriana Gaio Marzia Acerbi Camilla Bedotti Francesca Perugini Cesarina Pavesi Monica Signoretti Debora Guerra Sabrina Simoncelli Lucia Fiorio Francesca Caldart Gloria Gradellini Antonella de Franciscis
Ancora una volta la continua violenza
maschile perpetrata sulle donne fino alle estreme consueguenze, viene
semplificata e limitata ad un problema di ordine pubblico, di sicurezza nelle
città e, inevitabilmente, viene strumentalizzato a fini politici il dramma di
tante donne che vengono stuprate e, in molti casi uccise.
L'orribile vicenda di Roma che ha visto vittima un'altra donna, è stata trattata
dai media e dalla politica, proprio secondo tale concezione, ovvero come l'
ennesimo caso di devianza di un singolo individuo emarginato o, più in generale,
come responsabilità derivante dalla specifica nazionalità degli aggressori
assassini. Sarebbe, invece, per noi intellettualmente onesto oltre che utile,
ribadire la forte responsabilità derivante dalla struttura consolidatasi
all'interno della società e della famiglia, derivante dal dominio storico di un
sesso sull'altro.
Secondo i dati ONU l'aggressività maschile è la prima causa di morte e di
invalidità permanente per le donne in tutto il mondo e in Italia nel 2006 sono
state uccise a seguito di violenza 61 donne, prevalentemente da appartenenti
alla loro famiglia. I dati ISTAT ci dicono che, sempre nel nostro paese, una
donna su tre fra i 15 e i 70 anni, ha subito molestie da uomini; 14 milioni di
donne italiane, ovvero il 65% della popolazione femminile, hanno nella loro vita
subito abusi, un milione e 400.000 donne hanno subito uno stupro prima dei 16
anni ma queste violenze non vengono denunciate così come il 96% del totale delle
violenze. Sempre nel nostro paese il 14.3% delle donne ha subito almeno una
volta violenza fisica o sessulale dal patner attuale o ex, mentre il 24.7% lo ha
ricevuto da altri uomini e, in base ai dati Istat, solo il 18.2% considera la
violenza sofferta "reato" mentre il 44% la ritiene semplicemente "qualcosa di
sbagliato" e ben il 36% "qualcosa che è accaduto".
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per
tutte patriarcato e maschilismo non potrà esserci salto di civiltà e le misure
contingenti che affrontano il problema solo dal punto di vista della sicurezza,
serviranno a ben poco, soprattutto in un periodo storico come quello che stiamo
vivendo, nel quale i rapporti fra i sessi e la concezione comune del ruolo della
donna, duffusa dalla potente sottocultura mediatica, ripropongono tanto da
imporre maschilismo, violenza e sopraffazione quale scontata consuetudine.
La violenza sessista contro le donne è oggi più che mai una delle emergenze
sociali e politiche più pressanti e il silenzio delle istituzioni sul tema non è
più accettabile: occorre che il governo di centro sinistra approvi subito almeno
una parte del progetto di legge contro la violenza alle donne che ancora attende
di essere discusso in commissione.
Le donne di tutta Italia, i Centri antiviolenza e l'associazionismo femminile e
femminista che hanno aderito all'appello del sito
www.controviolenza.org , scenderanno in piazza sabato 24 novembre a
Roma per condannare la violenza maschile contro le donne e per affermare, come
protagoniste, la libertà di decidere delle loro vite nel pubblico e nel privato,
in occasione del 25 novembre giornata internazionale contro la violenza alle
donne, perchè sia possibile una società diversa, di eguali e di rispetto dei
diritti e delle persone. Noi donne del Pdci, insieme a tante altre, ci saremo.
2.11.07
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Comune di Mantova
Assessorato Pari Opportunità, Cultura delle Differenze, Politiche dell’ Immigrazione e della Pace,
Piano Regolatore degli Orari
2^ edizione
Mantova, 26 maggio 2007
L’assessorato Pari Opportunità, Cultura delle Differenze, Politiche dell’ Immigrazione e della Pace, assegna la 2^ edizione del Premio istituito in ricordo di Mario Tommasini alla
SCRAPS ORCHESTRA
il cui impegno e talento artistico in questi anni è andato associandosi in modo inscindibile all’impegno culturale, sociale e civile a favore delle soggettività, delle persone e delle realtà legate al mondo del disagio, della disabilità e della diversità.
La Scraps Orchestra contribuisce con la musica e i testi a quel processo di integrazione e qualificazione delle differenze che divengono patrimonio civile di un’intera collettività, rinnovando l’esempio che Mario Tommasini ha insegnato a molti amministratori, uomini e donne impegnati nel sociale e nella cultura e che, anche grazie al suo intuito ed alla sua originalità intellettuale, non hanno smarrito quel senso di umanità, entusiasmo e solidarietà senza pregiudizi che fanno grande la politica di chi lavora per un mondo migliore, per coloro che non possono usufruire dei diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione.
Mantova, 26 maggio 2007
Monica Perugini
assessore
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· Alla Provincia di Mantova
· Al comune di Curtatone
· Al comune di Castellucchio
· Al comune di Rodigo
· Alla Regione Lombardia
· Alla Sovrintendenza dei Beni Culturali di Mantova, Cremona, Brescia
· Al Parco del Mincio
· Al Consorzio di Bonifica del Mincio – Mantova
Curtatone, 5 Giugno 2005
I sottoscritti cittadini, allarmati per i continui attacchi al territorio e lo stato di degrado in cui versano alcuni beni paesaggistici e culturali della zona del Paleoalveo del Mincio, chiedono un intervento degli enti proposti per salvaguardare le valenze più significative e per fermare il continuo consumo del territorio
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L’attualità della costituzione
di Maddalena Grassi
Mi accingo a fare un discorso sulla Costituzione che prende le mosse dalle attuali vicende politiche che hanno portato alla prima approvazione nei due rami del Parlamento del disegno di legge di riforma costituzionale.
Colgo l’occasione del 25 aprile, 60esimo anniversario della fine del secondo conflitto mondiale
Punto di svolta da cui ha avuto inizio una nuova fase del Paese, inaugurata con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 con il quale i cittadini italiani hanno optato per la forma di governo repubblicana al posto della monarchia ed hanno insediato l’Assemblea Costituente che ha partorito la nostra più che mai attuale Costituzione
Cercherò di essere semplice a costo di essere banale.
Credo che sia necessario chiarire innanzitutto di che cosa si sta parlando, nel senso che parlare di Costituzione significa parlare di qualcosa che riguarda tutti noi
Cos’è la Costituzione:
Legge Fondamentale dello Stato che detta le norme essenziali del nostro vivere comune.
La Costituzione definisce gli obiettivi che un gruppo di persone si dà e come questo gruppo si propone di perseguire questi obiettivi.
Definisce le regole per dialogare, decidere e come risolvere eventuali divergenze e conflitti.
Fissa alcuni valori imprescindibili per il vivere comune:
“l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”recita l’art.1 Cost;
“tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge”l’art.3 Cost, dove il termine cittadini è interpretato costantemente dalla Corte Costituzionale nel senso di comprendere stranieri ed apolidi, nonché persone giuridiche;
“la Repubblica tutela le minoranze linguistiche”; “le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”; “promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica”; …svolgendo in tal modo una funzione conservatrice del sistema.
Si pone altresì come linea-guida per la soluzione di conflitti su questioni sociali – come tutela dei diritti e delle libertà fondamentali – (ad esempio fino a che punto deve intervenire lo Stato per garantire il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro; come tutelare la libertà di pensiero, disciplina dei media…) e su questioni etiche – come riconoscimento di nuovi diritti – (attualissime sono le questioni relativa alla manipolazione genetica, ai diritti dell’embrione, delle coppie di fatto ed omosessuali, …) svolgendo in tali settori una funzione propulsiva.
Da dove viene: viene dalla seconda guerra mondiale, dalle ceneri del regime fascista e dalle lotte dei partigiani: 400.000 morti per l’Italia, più di 55 milioni per il mondo, tracollo economico e sfascio istituzionale e del tessuto sociale. Viene dall’incontro di tre forze politiche, quella liberale, cattolica e socialista – marxista.
Voglio a tal proposito ricordare da chi è firmata la Costituzione (Luigi Enauidi, capo provvisorio dello Stato, erede della tradizione liberale; Alcide De Gasperi, primo Presidente del Consiglio, nonché primo successore di Don Sturzo alla segreteria del partito popolare e Terracini, fondatore assieme a Gramsci e Togliatti del Partito Comunista Italiano).
Per comprendere la appieno la Costituzione credo sia necessario, oltre che lo studio della storia, per capire le radici della stessa, conoscere quali sono i suoi principi fondanti:
Principio dell’unità nazionale: sancito dall’art. 5 Cost.: “La Repubblica è una e indivisibile, riconosce le autonomie locali, attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo, adegua principi e metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”
Poi disciplina Regioni, Province e Comuni al titolo V, oggetto dell’attuale discussione politica, in quanto già modificato dalla precedente legislatura che ha voluto incrementare il livello di decentramento e, ancora, più che mai sotto i ferri dell’attuale maggioranza che sembra determinata a cambiarne completamente il volto, come vedremo tra poco.
Ciò che mi preme sottolineare in relazione al principio dell’unità nazionale così come concepito dai padri della Costituzione è l’istituzione di enti territoriali intermedi, come le regioni, quali strumenti per un governo più vicino dello Stato sul territorio.
Nell’architettura originaria, tuttavia, lo Stato conserva il ruolo non solo di coordinatore ma anche di controllore per la salvaguardia delle condizioni essenziali di vita in ciascuna regione.
In questa ottica sono state pensate le regioni a Statuto speciale per valorizzare le differenze, (tutela delle minoranze e particolare situazione territoriale) come una ricchezza, non come motivo di separazione allontanamento.
La Costituzione disciplina i rapporti tra Stato e Regioni riconoscendo allo Stato competenze esclusive in materie fondamentali come sistema punitivo (giustizia), ordine pubblico e sicurezza, difesa e politica estera, moneta, e alle Regioni competenze concorrenti, nel senso che è la regione a concorrere al regolamento di determinate materie, la regione cioè interviene dopo e dove non è arrivato lo stato, in materie come sanità, istruzione, lavoro: rimane allo stato il compito di determinare i principi fondamentali (art.117 co.3 e 4 Cost)
Principio personalistico: sancito dall’art.2 Cost.:“la Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.
Dunque alla persona spettano diritti individuali come i diritti di libertà come libertà di pensiero, di circolazione, di culto e fede, libertà dell’iniziativa economica, libertà sindacale, e diritti sociali, cioè diritti che spettano alla persona in quanto entra in relazione con altre persone: il riferimento è a tutti i diritti sociali, in primis il diritto al lavoro, poi alla salute ed all’istruzione.
A queste due categorie di diritti, individuali e sociali, corrisponde un determinato atteggiamento della Stato. Di fronte ai diritti di libertà avremo uno Stato che non ingerisce nell’attività dei privati, in questo emerge la matrice liberale e cattolica della norma.
Di fronte ai diritti sociali avremo uno Stato sociale che con azioni positive deve garantire l’esercizio di questi diritti; in questo la matrice socialista marxista.
Diritti sociali detti anche diritti di prestazioni: cosa significa?
Lo stato si rende conto che riconoscere al cittadino la libertà di fare qualcosa non significa automaticamente consentire al cittadino di fare questo qualcosa, soprattutto se il cittadino non si trova nelle condizioni economiche e sociali per poterlo fare.
Si pensi all’istruzione, ciascuno ha la libertà di determinare il proprio cammino formativo e professionale, ma spesso è costretto a fare i conti con le proprie possibilità economiche.
In una situazione del genere il riconoscimento del diritto di istruirsi rimane lettera morta se non vi è un intervento da parte dello stato per aiutare le famiglie a sostenere finanziariamente le scelte formative e professionali dei figli.
Perciò la Costituzione dopo aver riconosciuto i diritti inviolabili dell’uomo come singolo si preoccupa all’art. 3 co. 2 di sancire il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impedendo il libero sviluppo della persona umana.
In questo senso la tutela del diritto (promozione del diritto) è presupposto per il godimento della libertà.
Per dirla con le parole di Bobbio si prende atto che un cittadino istruito è più libero di un cittadino non istruito; un cittadino con il lavoro è più libero di uno che il lavoro non ce l’ha, un cittadino in salute è più libero di un cittadino malato.
Principio della distribuzione del potere
La costituzione disegna un quadro istituzionale, in cui il potere risulta tripartito in potere legislativo, esecutivo e giudiziario, dove il pot. legislativo è assegnato al Parlamento, l’esecutivo al Governo e il potere giudiziario alla Magistratura.
Che cosa significa concretamente? Che il parlamento fa le leggi, il governo le attua e la magistratura ne garantisce il rispetto.
Una distribuzione siffatta del potere mantiene l’equilibrio del sistema, scongiurando possibili derive autoritarie o degenerazioni in senso totalitario del potere, che comporterebbe la fine di ogni libertà e garanzia giuridica.
Si pensi ad un governo che attua il proprio indirizzo politico senza che lo stesso sia legittimato dal Parlamento, quindi indirettamente dai cittadini
Oppure ad un sistema punitivo che sanziona sulla base del libero convincimento del giudice:
significherebbe essere in completa balia di poche persone.
Diversamente si è previsto un sistema secondo il quale i cittadini eleggono i propri rappresentanti in Parlamento, il Parlamento nomina il Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica dà l’incarico alla persona che ritiene più rappresentativa, secondo la consultazione elettorale, e dotata della capacità di formare un governo
Il governo forma un programma politico e si presente alle camere per ottenerne la fiducia.
La nostra, dunque, è una Repubblica parlamentare, in cui i tre poteri dello stato sono ben distinti ed attribuiti ad istituzioni diverse.
Essa tuttavia è caratterizzata da una parziale interferenza tra il potere legislativo ed esecutivo, dato dall’istituto della fiducia, che lega e legittima l’operato del Governo all’assenso del Parlamento
Mentre mantiene una quasi totale autonomia il potere giudiziario, che fa capo al CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura, che nomina e disciplina i magistrati.
Il CSM rappresenta l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura e fa sì che i giudici siano soggetti solo alla legge e non già alle direttive di qualche segreteria di partito
Infine a far da supervisore, supercontrollore del funzionamento del sistema, vi è la Corte Costituzionale, detta anche il giudice delle leggi, in quanto ad essa è affidato il compito di verificare che il Parlamento faccia leggi che attuano e rispettino i diritti e le libertà contenute nella Costituzione.
A differenza di quello che si può pensare la Corte Costituzionale non è formata solo da giudici chiamati a far parte della stessa secondo criteri di anzianità o di merito, bensì da avvocati, professori universitari di materie giuridiche, magistrati in pensione, di cui 5 nominati da altri giudici, 5 nominati dal Presidente della Repubblica, 5 nominati dal Parlamento, ricevono cioè un’investitura politica. Persone dunque tecniche, ma espressione anche della volontà politica parlamentare, onde garantire una certa continuità con gli indirizzi politici espressi dal governo e approvati dal Parlamento.
Quali i punti toccati dalla riforma
Premessa: quando si dice che la riforma tocca solo la seconda parte della Costituzione, si afferma un assurdità.
Per capire questa assurdità si prenda in considerazione un aspetto toccato dalla Riforma, e cioè la forma di stato. Cosa s’intende per “Forma di stato”? Essa è la distribuzione del potere sul territorio, ossia il rapporto territorio, sovranità e popolo.
Già si è accennato al decentramento del potere dallo Stato alle Regioni, del ruolo di coordinatore e direzione mantenuto dallo Stato, che determina i principi fondamentali nelle materie di competenza concorrente in ossequio al principio di sussidiarietà, mantenendo competenze esclusive in capo allo stato e riconoscendo alle regioni competenze concorrenti.
La riforma in Parlamento c.d. “Devolution”prevede competenza esclusiva alle Regioni in materie come scuola, sanità e in ogni altra materia non espressamente riservata allo Stato (residuale). Ciò comporta un capovolgimento dei rapporti: vien meno il ruolo dello Stato garante dell’unità politica ed economica del paese e garante dell’uguaglianza delle condizioni di vita dei cittadini, prescindendo dai confini territoriali di ogni singola regione… con buona pace del principio di uguaglianza che si asserisce rimanere intoccato proprio perché appartenente alla prima parte della costituzione.
Ma non è difficile immaginare che le differenze tra regione e regione aumenteranno ed andranno ad incidere suoi diritti sociali più importanti come il lavoro, l’istruzione e la salute, dal momento che alle regioni spetta competenza esclusiva in queste materie e le regioni sono dotate di autonomia finanziaria. Ciò significa che ogni regione dovrà contare sulle proprie risorse, sui propri tributi, per attuare quei diritti sacrosanti!
È chiaro dunque che se si modifica il funzionamento di questo meccanismo, i diritti sociali verranno perseguiti, se verranno perseguiti, in modo diverso.
In altre parole, si vuole dimostrare che la Prima parte della Costituzione sta alla seconda parte, come il mezzo sta al fine: SE CAMBIO IL MEZZO CAMBO ANCHE IL FINE.
Il secondo punto toccato dalla Riforma è la Forma di governo, che abbiamo detto essere una Repubblica parlamentare.
Cosa s’intende innanzitutto per forma di governo. Essa può definirsi come la distribuzione del potere tra gli organi di vertice, cioè tra Governo, Parlamento e Presidente della Repubblica.
La riforma prevede che il Presidente del Consiglio, Primo Ministro, possa sciogliere le Camere.
Ora questo potere è prerogativa del Presidente della Repubblica, organo super partes.
Ciò significa alterare sensibilmente gli equilibri politici, sbilanciandoli fortemente verso la figura del primo ministro.
Riconoscere al Presidente il potere di sciogliere le camere significa mettergli nelle mani uno strumento di ricatto delle maggioranze parlamentari ed annullare il ruolo della minoranza.
In altre parole non sarà più il Parlamento a legittimare il Governo, se non in prima battuta con la consultazione elettorale, bensì il contrario, pena la morte istituzionale del Parlamento
Cfr. Sistema presidenzialismo americano: netta separazione tra Congresso e Presidente della Federazione, netta separazione tra legislativo ed esecutivo
Entrambi eletti direttamente dal popolo
Semi – presidenzialismo francese: separazione attenuata presidente dello Stato (e Consiglio coincidono) e Parlamento eletti direttamente dal popolo, ma esiste l’istituto della sfiducia: cioè il Capo dello Stato deve formare un governo che non sia sfiduciato del Parlamento, pertanto se Presidente della Repubblica e Parlamento sono espressioni di forze politiche contrarie, sarà opportuno che il capo dello stato nomini un primo ministro dello stesso colore politico della maggioranza parlamentare, ma ciò non modifica i suoi poteri (avremo in questo caso un semi-parlamentarismo, come chiraq e jospen)
La riforma italiana propone un modello che non ha precedenti, che sposta nettamente l’asse a favore della persona del Primo Ministro
Composizione della Corte Costituzionale: si diceva della Corte Costituzionale quale super visore, ruolo di garante del rispetto e dell’attuazione della Costituzione
Formata da tecnici in rapporto di 5, 5, 5.
La riforma prevede ora che 7 siano i membri di nomina politica precisamente della Camera
4 di nomina presidenziale
4 di nomina della magistratura
i numeri sono la prova più chiara: l’organo che dovrebbe controllare chi fa le leggi, viene nominato in prevalenza da coloro che fanno le leggi
in altre parole il controllato o controllando sceglie in prevalenza il suo controllore
con buona pace degli equilibri ben disegnati dalla Costituzione attuale, ancora in vigore
viene pertanto messa in discussione la distribuzione del potere, in quanto si assiste ad un invasione dello stesso negli organi di controllo
A che punto è l’iter di modifica della costituzione: cosa manca? La seconda approvazione che non può avvenire a meno di tre mesi dalla prima (23 marzo 2005), per la quale basta maggioranza assoluta dei membri (non già dei votanti come nella prima); se non è raggiunta maggioranza qualificata, pubblicazione anomala, in attesa del referendum eventuale, confermativo, se richiesto da 500.000 elettori, 5 consigli regionali ed un quinto dei membri di ciascuna camera.
Per il referendum basterà la maggioranza semplice (non si contano schede bianche o nulle).
La consultazione referendaria presenta limiti indubbi: rispondere a dei quesiti con un secco SI o NO significa dare il proprio consenso ad una linea politica piuttosto che riflessione matura sui singoli istituti.Ciò è evidentemente incomparabile con i quasi due anni di Costituente, assemblea formate dalle tre anime che uscivano dal conflitto mondiale, con più di 55 milioni di morti, ridisegnato gli equilibri economici mondiali.
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Il Parlamento Europeo – vista la sua risoluzione del 16 marzo 2000 sul Sahara occidentale , nella quale "chiede alla Commissione di rafforzare l'aiuto umanitario ai rifugiati saharawi e in particolare la invita ad aumentare l'aiuto umanitario fornito alla popolazione saharawi, più in particolare a livello di alimenti, sanità e istruzione",
– vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2003 sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2004, Sezione III - Commissione(2) , in cui si chiede alla Commissione di fornire garanzie a favore di un aiuto umanitario consistente ed ininterrotto per i rifugiati saharawi,
– viste le relazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite del 20 ottobre 2004 (S/2004/827) e del 27 gennaio 2005 (S/2005/49), che esortano la Comunità internazionale a mantenere l'aiuto umanitario ai rifugiati saharawi sino alla soluzione del conflitto nel Sahara occidentale,
– vista la proposta del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite del 5 maggio 2004 (WFP/EB.2/2004/4-B/4), che riferisce di un deterioramento delle condizioni di vita dei rifugiati saharawi (ritardi di crescita dei bambini, malnutrizione, anemia, etc.) dovuto alla diminuzione degli aiuti,
– visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,
A. considerando che la popolazione saharawi si ritrova in accampamenti di rifugiati in Algeria a causa di un processo di decolonizzazione incompiuto e che la sopravvivenza di questo popolo dipende interamente dall'aiuto umanitario internazionale,
B. considerando il deterioramento della situazione umanitaria constatato da un gruppo dei suoi deputati in occasione della visita effettuata dal 3 al 6 marzo 2005 agli accampamenti di rifugiati saharawi siti in prossimità di Tindouf, nel sud-ovest dell'Algeria,
C. considerando l'appello lanciato ai paesi donatori il 26 febbraio 2005 dal Programma alimentare mondiale, nel quale si sottolinea che tale programma non sarà più in grado, a partire dal maggio 2005, di assicurare una razione completa di 2.100 kcal a 158.000 rifugiati saharawi beneficiari, a causa della mancanza di contributi generosi e di assistenza esterna, e che ciò rischia di avere gravi conseguenze sul piano nutrizionale e della salute per le popolazioni rifugiate e, in primo luogo, per i bambini e le donne,
D. considerando con preoccupazione l'esaurimento degli stock di prodotti alimentari nel maggio 2005, che esporrà la popolazione rifugiata, che già vive in uno stato di precarietà, ad una crisi umanitaria di gravi dimensioni se da qui ad allora non saranno prese misure urgenti per fornire un aiuto sostanziale e tempestivo e palliare a questa grave situazione,
E. considerando le drammatiche conseguenze che risulterebbero dalla diminuzione continua dell'aiuto fornito dalla Commissione attraverso l'Ufficio per gli aiuti umanitari (ECHO) alle popolazioni saharawi rifugiate (impoverimento del paniere alimentare, degrado nei settori della sanità e dell'istruzione, etc.),
F. considerando l'apporto specifico e complementare importante (alimenti, salute, istruzione, ambiente, igiene) fornito ai rifugiati saharawi dalla Commissione sino al 2002 a complemento dell'aiuto in termini di prodotti di base delle istituzioni delle Nazioni Unite nel quadro del loro mandato,
G. considerando che la crisi umanitaria è dovuta in particolare all'assenza di progressi degni di nota nella ricerca di una soluzione politica equa e duratura alla situazione politica del Sahara occidentale, che sia accettabile per le varie parti in causa,
1. chiede alla Commissione la concessione di un aiuto urgente immediato che permetta di fare fronte alla difficile situazione in cui vivono attualmente le popolazioni rifugiate saharawi;
2. chiede alla Commissione di accrescere e diversificare i suoi aiuti per riportarli perlomeno al livello del 2002, garantendo in tal modo un livello alimentare minimo decente ai rifugiati saharawi e continuando ad accordare importanza ai settori della salute, dell'istruzione, dell'ambiente e dei trasporti;
3. ribadisce la sua richiesta alla Commissione, formulata al paragrafo 66 della sua precitata risoluzione del 23 ottobre 2003 sul progetto di bilancio generale, di adottare misure adeguate affinché continuino ad essere garantiti gli aiuti a favore dei campi profughi saharawi e garantire che, in ogni caso, tali aiuti non siano interrotti, neppure temporaneamente, per ragioni di natura puramente amministrativa;
4. chiede alla Commissione di associare le ONG europee, che hanno già esperienza sul campo, all'esecuzione dei programmi di ECHO a favore dei rifugiati saharawi, al fine di garantire l'efficacia e la rapidità di esecuzione degli aiuti concessi dall'Unione europea;
5. chiede alla Commissione di contribuire al rafforzamento delle capacità di gestione dell'aiuto umanitario negli accampamenti di rifugiati, cooperando con le istituzioni saharawi create esclusivamente a tale fine;
6. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al governo del Marocco, al Fronte Polisario e al Presidente dell'Unione africana.
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una foto di Gian Butturini il logo dell'Assessorato alle Pari Opportunità
del Comune di Mantova
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