Partito

IL PARTITO PIANGE IL COMPAGNO ADRIANO SABBADINI
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Cesare Natali. Era un nostro compagno, eravamo noi suoi compagni. Da lui abbiamo imparato tanto, primo fra tutti l'identità comunista, cosa significa essere stati ed essere, oggi,ancora, comunisti. Essere convinti di quella diversità per l'eguaglianza che ci hanno reso orgogliosi.
Al Partito, all'idea, all'impegno per i più deboli, Cesare ha dedicato tutta la sua vita e mai ha voluto staccarsi, non solo dai simboli ma dal significato autentico che quei simboli hanno avuto per lui, per noi. L'averci trasmesso ed insegnato tale serietà vale quanto oggi scriviamo per ricordarlo.
Combattente in Russia, dalla disfatta voluta dal fascismo era stato l'unico a tornare. Sempre comunista, ha militato e diretto quel Partito di cui ci ha insegnato la grandezza, poltica quanto umana. Militante, organizzatore, dirigente; per tantissimi anni amministratore e vicensindaco comunista a Curtatone, primo dirigente politico in tutta Buscoldo, nel Partito, nell'ANPI, della Cooperativa Bertani di cui era stato presidente, di quella colelttività che dell'antifascismo e dell'unità senza svendite ha fatto la sua caratteristica.
Gli episodi per ricordarlo sono innumerevoli, in particolare per noi che, negli anni, da lui abbiamo imparato tanto, continuando, nonostante i tempi tanto cambiati, a frequentarlo per sentirlo come voce per noi indispensabile.
Ricordo l'iscrizione al Pdci, da lui che aeveva aderito ai Comunsiti Unitari senza essere stato in Rifondazione, l'inportante era essere stato nel PCI e mantenere l'identità comunista e quello che ciò significa. E questa era l'unica possibilità di ricordarglierlo nella politica. Prima di una assemblea per il tesseramento, mi chiede: quanti iscritti abbiamo in provincia? Io, allargandomi, 300. Ma se li avevamo solo a Buscoldo!
Ma quello che Cesare e i compagni appartenenti alla sua cultura politica, hanno dato all'intera collettività, è stato talmente importante a livello ideale quanto per il nostro vivere comune, dalle famiglie, ai gruppi, alle associazioni sociali, all'intera società democratica, da informare ancora oggi i luoghi ed una realtà come quella di Buscoldo e delle sua gente che questa realtà
vive ancora e davvero.
Monica Perugini
grazie a Carlo Grassi
Buscoldo, 16.12.06
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di Carlo Grassi
Da bambino, in casa, vigeva il tabù della politica. Mi dicevano che, a domanda, dovevo rispondere che ero del partito del pane e della polenta.
All'inizio imparai la parola "comunista" con connotazioni negative: ricordo che veniva a trovarci
da Bologna mio zio ex ferroviere, "buono ma comunista", aggiungeva mia madre.
Poi da ragazzo i racconti di
Cesare sulla guerra, la prigionia, la resistenza ,
Mi è ancora vivissima l'immagine di suo padre nel gabbione degli accusati perchè aveva attaccato i manifesti del Pci fuori dagli spazi
E la parola "comunista" diventa per me parola alta, carica di idealità.
Una volta, erano gli anni 60, Cesare mi ha fatto vedere l'elenco degli iscritti del Pci, sezione di Buscoldo, corredato dalle professioni, dagli indirizzi, dalle quote che offrivano al partito
I loro nomi erano così pregnanti di significato, così aderenti alla realtà dei luoghi e del lavoro
da confondersi con questi. Ricordo tutti quei cognomi di braccianti e bifolchi che anche nella radice del nome avevano scritto la loro sorte.
Mi ha fatto un effetto decisivo: non si potevano fare scelte diverse,l'impegno richiedeva necessariamente la partecipazione e la condivisione degli ideali di liberazione di quel gruppo.
Lui li conosceva tutti e ciascuno, era un camminatore, un profondo conoscitore dei luoghi e delle persone.Nelle loro vite, nelle loro storie, nelle sue storie il mondo dei contadini modellava l'ideologia e i rapporti erano di scambio, complementari tra di loro.
Se il lessico era quello del Partito, le similitudini e le metafore per far passare le idee erano quelle dei contadini. Il Pci è stato anche maestro di lingua, ma le storie che poi si imparavano a scrivere erano le nostre radici.
Era un formidabile narratore: lucidissimo, coinvolgeva con la sua gestualità . Da questi incontri abbiamo imparato a creare legami, a dare nome e significato alle cose, ai bisogni.
Ci siamo "addomesticati" insieme e addomesticarsi significa avere bisogno l'uno dell'altro.
Con lui muore un personaggio pubblico che si è fatto carico, in parte per colpa-merito suo, in parte per gli appuntamenti recapitati dalla storia, di tante situazioni: dalla partecipazione alla vita sociale e politica, al suo lavoro nella ricostruzione della Cooperativa Bertani, al suo impegno amministrativo, alla sua partecipazione al quotidiano: portava il Comune alla gente, in tutte le corti del nostro vasto comune. E intanto pescava, raccoglieva, dava vita al museo della civiltà contadina, si interessava di archeologia e nelle sue mani i reperti parlavano. Condivideva volentieri le sue scoperte che metteva a disposizione dei ragazzi. Faceva parte dell’ambiente, si immergeva nel nostri paesaggi, che percorreva e fotografava. Ha fatto molto anche per la scuola, ha capito l’importanza della manualità e l’ha dotata dei laboratori, quelli che la dc. avrebbe poi chiamato i bunker. La politica era la sua passione
Adesso ci accorgiamo del vuoto.
Ma tutto questo ti costringe a passaggi logici . E allora c'è chi trasmette segnali e significati anche con la sua morte. E Natali ci consegna questo messaggio. Per chi resta la strada è una sola: raccogliere le macerie del Novecento ed i germogli e prepararsi ad altre stagioni, ad altre battaglie, giacché noi siamo ancora qua e l'agone che ci tocca è questo.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah " disse la volpe "piangerò".
"La colpe è tua, " disse il piccolo principe, " io non ti volevo fare del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero," disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo pricncipe.
"E' certo " disse la volpe.
Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno " disse la volpe, "il colore del grano".(da Il Piccolo Principe di A. Saint-Exupéry)
Ciao Cesare.
Buscoldo, 18.12.2006
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Enore
La sosta qui davanti alla cooperativa non è casuale. E ringrazio la famiglia per questa scelta. Perché la cooperativa è stata la sua casa. Non è un luogo qualsiasi. Ma il luogo in cui Enore ritrovava il suo contesto umano e sociale, in cui coltivava le sue relazioni con i compagni e realizzava i suoi progetti. Le sue feste. Il posto dove il nostro locale e il globale si incontrano e danno vita alla nostra società.
Enore Condivideva le scelte della cooperativa, di cui è stato socio e amministratore per tanti anni. Dall’accoglienza dei bambini saharawi, a cui portava la verdura del suo orto, al doposcuola dei bambini indiani per i quali mi aveva dato dei libretti che aveva raccolto.
E la cooperativa era ben contenta di ospitare le sue iniziative così come è aperta a tutti. Perché la cooperativa è madre. Generatrice di fratellanza.
Di Enore i giornali ricordano il suo ruolo di fondatore della Marcia Zampa, la sua attività di podista e il suo amore per gli animali.
Ma questo ritratto è riduttivo.
Perché Enore è stato anche altro.
Durante la malattia ho avuto modo di parlargli.
E mi ha raccontato episodi che non conoscevo, fin da quando, ragazzo nell’immediato dopoguerra, ha dovuto interrompere gli studi, per aiutare la madre nei mercati. Poi ha fatto il manovale, è stato dipendente di una fioreria, poi ha lavorato per Cecchini come operaio delle linee telefoniche. E’ stato anche precario in Provincia come fattorino, alternando nella ricerca del lavoro periodi di cassa integrazione, proprio come succede oggi. E partecipando in modo attivo alle condizioni della classe operaia.
Perché Enore ha avuto anche un ruolo politico, è stato segretario del Partito comunista, una militanza che non è mai venuta meno. Erede di una famiglia orgogliosa delle sue radici, ha fondato l’Arci, era iscritto all’Anpi ed ha sempre collaborato alle feste de L’Unità e della sinistra locali.
Il suo nome in questo senso si va ad aggiungere a quello di tanti compagni e soci che hanno dato un valido contributo alla nostra comunità.
Credo che in queste occasioni, assieme agli affetti famigliari, la dimensione politica della persona vada ricordata, Dovremmo essere più attenti a conservare questo patrimonio di persone per l�esempio che ci hanno dato. Il suo nome va iscritto in un albo ideale, assieme a quello di Cesare e Aldo Natali, di Zamboni, e di tanti altri fino a Giuseppe Bertani, come ci ricorda il libro di Carlo Longhini �Splende il Sol dell’Avvenir.
A me personalmente piace ricordarlo anche come custode della Fossaviva: se lo volevo andare a trovare, bastava andare al Serraglio e costeggiare la fossaviva . lo trovavi attorno al Ponte con i suoi gatti a conversare amabilmente di fronte al meraviglioso scenario che si apre davanti a casa sua, lo spettacolo delle valli con sullo sfondo il profilo di Buscoldo.
Ciao Enore.
Carlo Grassi
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Ecco la lista:
| 1 | Alberto Piccinini | Quistello 20/07/46 | Asola | PENSIONATO |
| 2 | Luana di Paola | Catania 31/07/85 | Castelgoffredo | OPERAIA, EX MS Abbigliamento |
| 3 | Massimo Mergoni | Castiglione delle Stiviere 07/12/54 | Castiglione delle Stiviere | OPERAIO TELECOM |
| 4 | Diego Saccani | MN 06/07/81 | Curtatone | STORICO DELL'ARTE |
| 5 | Vittoria Gortan | MN 06/03/61 | Goito | ASSISTENTE SANITARIA C. POMA - segret. circolo Italia Cuba MN |
| 6 | Pasquale Iuliano | Torre A, 21/08/66 | Gonzaga | OPERAIO CERAMICA BIZTILES |
| 7 | Giancarlo Latini | Ascoli P. 27/07/42 | Guidizzolo | SEGR. PROV. CSP, EX SEGRET. PROV. |
| 8 | Davide Longfils | Ostiglia 05/01/77 | MN 1 | INSEGNANTE |
| 9 | Stefano Gavioli | Bagnolo 06/01/61 | MN 2 | OPERAIO, SCRITTORE |
| 10 | Saverio Rammaro | Torre A, 28/10/55 | MN3 | operaio ceramica Bitztiles |
| 11 | Claudio Delegati detto Cayo | MN 07/07/63 | Marcaria | coordinarore educativo |
| 12 | Ilaria Reggiani | Isola della Scala 01/03/78 |
Ostiglia |
IMPIEGATA |
| 13 | Immacolata Marelli vd. Cavalletto | Crotone 07/12/47 | Porto MN | ASSESSORE CULTURA OSTIGLIA |
| 14 | Gianluca Lucchi | Carpi 18/01/65 | Quistello | autista Apam |
| 15 | Cristian Cigognetti | MN 12/01/78 | Roncoferraro | operaio |
| 16 | Stefano Gavioli | Bagnolo 06/01/61 | Marmirolo | OPERAIO, SCRITTORE |
| 17 | Carlo Barbiani | Bozzolo 17/03/43 | Sabbioneta | PENSIONATO TELECOM |
| 18 | Alberto Manicardi | Modena 11/06/66 | S. Benedetto Po | sindaco di Quingentole |
| 19 | Alberto Manicardi | Modena 11/06/66 | Sermide | sindaco di Quingentole |
| 20 | Andrea Zucchi | Suzzara 15/04/84 | Suzzara | educatore ex consigliere comunale |
| 21 | Marzia Acerbi | MN 05/08/51 | S.Giorgio MN | IMPIEGATA |
| 22 | Abdel Karim Abouelala | Elaounate Marocco 01/08/66 | Viadana | presidente coop lavoro |
| 23 | Debora Guerra | MN 27/01/77 | Bagnolo SV | architetto |
| 24 | MIrco Pietropoli detto Mike | Monzambano 05/11/54 | Monzambano | operaio |
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La crisi Omicron sull'orlo del fallimento e gli oltre 100 esuberi di Gambro infliggono un altro colpo ad un'area che sta pagando a caro prezzo de - industrializzazione e inquinamento.
I nuovi insediamenti proposti come WSR devono portare garanzie a lavoratori e al territorio, altrimenti dibattere sul futuro diviene solo una presa in giro per chi oggi è più che mai ricattabile.
Assegnare nuove aree, benefici, intervenire con le nuove necessarie infrastrutture può essere fatto solo vincolando le nuove imprese a non delocalizzare e a proseguire in loco le produzioni nell'assoluto rispetto delle norme sulla tutela dell'ambiente, altrimenti il ricatto sarà ripetibile in eterno e a guadagnarci sarà solo la rendita imprenditoriale. Questo elemento oggi non più accettabile e la campagna elettorali per le provinciali dovrà vedere una chiara presa di posizione in tal senso, in una simile situazione che fa pagare la crisi solamente a chi non l'ha causata, ovvero ai lavoratori, mentre imprese e padronato aumentano i loro guadagni, delocalizzando e speculando in aree del pianeta tutte da sfruttare e praticando la globalizzazione dell'ingiustizia, poichè diritti e garanzie stanno per essere smantellati ovunque.
Le amministrazioni pubbliche inizino dalla vicenda GAMBRO, propongano al governo un decreto urgente per vietare le delocalizzazioni, in caso contrario rinuncino ad amministrare comuni che si ridurranno a sportelli assistenziali dal fiato corto, considerato che le risorse sono sempre meno, alla faccia di quel federalismo municipale voluta dalla Lega che impoverirà ancor di più territori già subissati da richieste ma incapace di fronteggiare i problemi.
Questo ennesimo attacco alla democrazia, del resto, è stata oggi reso possibile dalla sciagurata riforma della seconda parte della Costituzione, voluta dal governo Amato di centro sinistra, che ha aperto la strada allo scempio istituzionale,
Senza quella pazzia oggi sarebbe tutta da vedere la politica devastante di Lega e destre: adesso si deve tornare in piazza per difendere la nostra carta fondamentale quando sarebbe bastato non snaturarla, giacchè permettere la modifica della 2^ parte, di fatto ha impedito che fossero esigibili i principi della prima: e non era un caso che i padri costituenti l'avessero concepita in quel modo, giuridicamente perfetto. Ma i "soloni" dell'attuale PD, perennemente attratti dalle parole d'ordine e dai progetti della destra, ci costringono oggi a difendere un atto che anche per causa loro, risulta oggi svuotato costringendo sempre e solo i lavoratori a pagare pegno,
Monica Perugini
candidato presidente
Provincia di Mantova
COMUNISTI SINISTRA POPOLARE
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Monica Perugini (CSP Lombardia)
La Marina israeliana all'alba di ieri non ha esitato ad attaccare nelle acque del Mediterraneo la Freedom Flotilla: 19 morti - fra cui un deputato turco - e molti feriti tra i partecipanti di una missione di pace a seguito di un' aggressione qualificabile come un vero e proprio atto di pirateria. Un atto di guerra condotto da navi da guerra israeliane appoggiate da elicotteri nei confronti di una missione di pacifisti inermi che trasportavano tonnellate di aiuti umanitari per la popolazione della Striscia di Gaza, massacrata dai bombardamenti israeliani e sotto assedio, fra il disinteresse dei grandi media e dei potentati internazionali, da circa 4 anni.
L'atto è gravissimo e le ripercussioni nella regione non si fanno attendere; il governo turco ha convocato immediatamente una riunione d'emergenza mentre a Istanbul si protesta contro il terrorismo di stato israeliano. Numerose sono anche le prese di posizione europee, oltre che dell'Alto commissariato dell'ONU. A gran voce Grecia e Turchia chiedono immediate misure nei confronti di Israele per aver portato alle estreme conseguenze la sua politica terroristica insensibile ad ogni richiamo politico e diplomatico di carattere internazionale. Ma l'Italia non si smentisce nemmeno di fronte a questo simile atto di inaudita gravità: e brillano, nonostante tutto, le posizioni filoisraeliane e non solo da parte governativa, perpetrando l'ipocrita posizione che vede Israele perenne vittima di rappresaglie!
Non si possono accettare silenzio e complicità, sudditanza alle posizioni guerrafondaie degli israeliani e di tutti coloro che non hanno mai risolto la complicità con uno Stato che si è sempre fatto beffe di accordi e risoluzioni, che viola sistematicamente la legalità internazionale, che nei fatti sbandiera una politica di aggressione totale e senza quartiere contro i palestinesi e la Palestina.
Per questo Comunisti Sinistra popolare partecipa a tutte le manifestazioni indette per denunciare tale gravissima situazione e rinnova l'invito a tutti coloro che non intendono sostenere simili atti terroristici, di boicottare tutti i prodotti israeliani, frutto di una perenne economia di guerra e di aggressione che non a tuttoggi non vede nessuna contrapposizione politica internazionale credibile.
31.5.2010
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Presidio permanente delle lavoratrici allo stabilimento OMSA di Faenza (RA)
Solidarietà e sostegno da parte del Gruppo consiliare provinciale Comunisti Sinistra Popolare Mantova
Monica Perugini presenta un odg al consiglio provinciale
Sig. Presidente del
Consiglio provinciale
Dr.ssa Laura Pradella
Sede
Oggetto: ordine del giorno a favore del mantenimento dei siti produttivi e
industriali idegli industriali mantovani nel territorio italiano.
La sottoscritta Monica Perugini capogruppo dei comunisti di Sinistra Popolare,
propone a Questo Spett.le Consiglio il seguente ordine del giorno:
Visto che nelle settimane scorse sono esplose crisi aziendali che hanno
investito i gruppi imprenditoriali della NUOVA PANSAC di proprietà della
famiglia mantovana Lori e del calzificio OMSA di proprietà dell�imprenditore
castiglionese Nerino Grassi che hanno sedi produttive rispettivamente in Veneto
( Mira, Portogruaro nel Veneto e Zingonia - BG) e a Faenza (RA),
Considerato che le sopradette crisi stanno coinvolgendo centinaia di lavoratori
che rischiano il posto di lavoro per motivazioni non direttamente collegate alla
crisi economica in atto ma a scelte aziendali che si riferiscono a determinate
azioni gestionali e/o alla delocalizzazione della produzione all�estero, dove il
costo del lavoro, dei trasporti e dei complessivi servizi connessi alle
produzioni, risultano essere inferiori così come sono inferiori le tutele e le
garanzie per i lavoratori e le lavoratrici a differenza di quanto avviene in
Italia,
Ricordato che i lavoratori di queste imprese stanno manifestando da mesi contro
il rischio di perdere il lavoro oltre che contro la mancata corresponsione di
stipendi e tredicesime, anche con manifestazioni tenutesi nella nostra città,
Rilevato che tali situazioni non possono considerarsi ininfluenti sulla
situazione locale in quanto in entrambi i casi le vicissitudini delle menzionate
imprese mantovane si ripercuotono sul tessuto economico � produttivo del
territorio e destano serio pericolo anche per le maestranze da esse dipendenti
nelle sedi locali,
Rammentato che simili situazioni, scaturite da presupposti opposti (dalla SOGEFI
del gruppo piemontese De Benedetti, alla SIDEL TETRAPACK di Parma, dalla
BIZTILES di Maranello (MO) alla Carini di Bergamo) hanno portato alla cassa
integrazione, alla mobilità ed al licenziamento di centinaia di lavoratori e
lavoratrici mantovani, a testimonianza della necessità che la difesa del posto
di lavoro debba essere ritenuta elemento unitario al fine di preservare sul
territorio nazionale, in particolare attraverso un presa di posizione delle
istituzioni pubbliche interessate,
Ricordata la gravità della situazione di crisi che sta coinvolgendo, anche nel
nostro territorio, solo lavoratori e lavoratrici che non hanno nessuna
responsabilità nelle cause di tale degenerazione,
Rammentato che in troppe occasioni, anche aziende sane e con importanti commesse
contrattuali a disposizione, scelgono ugualmente strategie di chiusura e
licenziamento dei lavoratori, optando per la delocalizzazione della produzione e
dei servizi terziari connessi all’impresa all’estero, per uno sfruttamento
urbanistico edilizio dei siti industriali o per scelte finanziarie che
penalizzano l�attività imprenditoriale produttiva,
Valutato altresì che in molte occasioni gli imprenditori, ed in particolare
anche quelli mantovani, hanno usufruito di agevolazioni, sgravi e forme varie
privilegio fiscale, amministrativo ed economico dovuti all’interessamento delle
autorità di governo e di quelle amministrative, sia regionali che locali, al
fine di attivarsi nei territori locali e di garantire il lavoro e l�occupazione
dei cittadini residenti nei territori stessi,
Il Consiglio provinciale
approva
il seguente ordine del giorno che impegna il Presidente e la Giunta ad
esperire tutte le vie istituzionali formali ed informali, a rivolgersi alla
Regione Lombardia, al Ministero ed al Governo, a coinvolgere le associazioni di
categoria, sindacali e datoriali, locali e nazionali, affinché siano assunte con
urgenza normative, disposizioni e regolamentazioni di dettaglio che impediscano
la chiusura, la delocalizzazione e l�esaurimento di attività produttive sul
territorio nazionale, con la conseguente perdita del lavoro per centinaia di
persone e di famiglie per le quali, esaurito il periodo di vigenza degli
ammortizzatori sociali, quando questi sono previsti ed effettivi, non si
prospettano possibilità di impiego stabile e duraturo col risultato che, tale
situazione, potrebbe comportare un degrado socio - economico complessivo di
intere collettività che verrebbero private della propria vocazione produttiva ed
occupazionale.
dott.ssa Monica Perugini
Comunisti Sinistra Popolare
15.1.10
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Aderisco a COMUNISTI -
SINISTRA POPOLARE un progetto per costruire l'unità di tutti/e i/le comunisti/
su un'idea chiara di lotta di classe e conflitto, capace di saper diventare
utile alla classe di riferimento, quella dei lavoratori. Lascio un partito che
dopo tre sonore sconfitte, ha tradito i suoi militanti, incapace di qualsiasi
autocritica ed analisi politica. Un risicato ceto che caccia i comunisti e
strizza l'occhio alla massoneria e ai poteri forti, ha già ucciso un partito che
era nato dalle speranze e dalla lotta politica di molti compagni intenzionati a
costruire l'unità dei comunisti e non di ceti residuali, ormai privi di
credibilità politica , compagni/e che l'attuale direzione ha tutti/e,
inevitabilmente cacciato, avvilendo il dibattito ad una schermaglia elettorale.
Occorre una sinistra popolare che sappia essere utile e lottare per difendere
gli interessi dei lavoratori, dei giovani, dei precari, di quanti sono
emarginati ed escusi dai benefici esclusivi caratteristici di una società
capitalistica in cui non crediamo.
28/6/09
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Appello alla lista comunista alle elezioni europee
Per una lista comunista alle elezioni europee
veramente unitaria e aperta ai movimenti di massa
Di fronte alla crisi strutturale del sistema capitalistico la condizione della classe lavoratrice e della stragrande maggioranza della popolazione tende a peggiorare ulteriormente.
I governi capitalistici europei di vario colore, come in altri paesi del mondo, tendono a indicare le responsabilità dell�accaduto nell�eccesso di politiche finanziarie e liberiste, ma nascondono che in realtà è la natura stessa del capitalismo ad essere la fonte della crisi e non intendono nemmeno �correggere� le loro politiche. Al massimo si propongono sostegno e soldi alle imprese ed ai settori di mercato in crisi, facendone pagare i costi ai lavoratori.
Una sorta di socialismo assistenziale per i padroni ed un liberismo sfrenato per i lavoratori.
Di fronte a questo panorama non serve auspicare ancora il meno peggio, ma servirebbe una svolta dettata da un�alternativa di sistema. Per riaprire questa partita bisogna rendere partecipi e protagonisti in prima persona i soggetti di un conflitto sociale tanto più vasto quanto privo di qualsiasi vera e diretta rappresentanza (non solo elettorale) e della percezione delle proprie potenzialità di cambiamento. Una tale svolta avrebbe ancora più forza proprio nell’attuale contingenza in cui i padroni vedono fallire le proprie politiche di riferimento ed il proprio modello considerato eterno: il capitalismo.
Il capitalismo è la causa e va combattuto tanto nella società quanto nelle istituzioni.
L’unico reale cambiamento può venire dalla lotta e dal protagonismo dell’intero mondo del lavoro (operai, disoccupati, precari, ecc...) e dalle espressioni dirette delle sue lotte.
I comunisti ed una vera sinistra anticapitalista non possono, quindi, tirarsi indietro e puntare su posizioni di rendita o di mera sopravvivenza. Bisogna ricandidare una politica vera, con il protagonismo di classe e ricominciare a fare la propria parte mettendosi in prima fila nella lotta per gli interessi dei lavoratori, delle classi subalterne e dei settori sociali che pagano i costi e le conseguenze della crisi.
E� stata giusta la decisione di presentare un�unica lista comunista ed anticapitalista alle elezioni europee tra PRC, PdCI, organizzazioni comuniste, movimenti sociali e soggettività di lotta.
Ma questa deve essere veramente unitaria ed innovativa coinvolgendo tutte le realtà comuniste radicate sul territorio, i movimenti sociali e le soggettività di lotta.
Ancora più rilevante sarà la capacità (peraltro fondamentale per superare il truffaldino sbarramento al 4%) di far percepire a tutte e tutti che si vogliono davvero far contare i lavoratori e che tale coalizione non serve solo a salvare un ceto politico e a sopravvivere alle limitazioni imposte, in maniera bipartisan, da PD e PdL.
La nostra proposta, non risolutiva ma sicuramente efficace, è quella quindi di scegliere ALMENO una tra le cosiddette circoscrizioni �sicure� nel caso di superamento del 4% (e cioè il Nord-Ovest e Centro) e destinarla solo ed esclusivamente a candidate e candidati operai, precari, disoccupati nonché a figure significative dei movimenti di lotta (NO TAV, NO DAL MOLIN, studenteschi, sindacati di base, alternativi e sinistra CGIL, movimenti delle donne, comitati contro le devastazioni ambientali, contro la privatizzazione dell’acqua, ecc...) e dirigenti comunisti 2senza tessera� che hanno rappresentato, sin qui, il vero movimento di opposizione di massa contro il governo Berlusconi nelle lotte in difesa delle classi lavoratrici.
Ovviamente, la proposta non è elettoralista e deve essere marcata da segnali di contenuto forti.
Nonostante la ridotta incidenza del Parlamento Europeo su scelte che vengono imposte dal Consiglio, dalla BCE e dai poteri forti del capitalismo i lavoratori ed i movimenti di lotta devono avere una propria voce autonoma che denunci e contrasti fortemente forte l�Europa del Trattato di Lisbona e di Maastricht; ogni attacco alle pensioni, all’istruzione, ai contratti e all’orario di lavoro; le politiche imperialiste e di guerra del�esercito e delle coalizioni europee; il carattere razzista delle politiche securitarie e il tentativo di privatizzare l’acqua e ogni risorsa pubblica.
Per evitare che i lavoratori ed i rappresentanti dei movimenti di lotta portino consensi ma poi restino esclusi, in almeno una delle due circoscrizioni ritenute sicure, la lista comunista unitaria non deve candidare ex-parlamentari e componenti delle segreterie e/o direzioni dei partiti ma solo esponenti riconosciuti delle lotte e della variegata diaspora comunista e anticapitalista.
Solo in questo modo, ed in caso di superamento della soglia prevista, si avrà la matematica certezza di eleggere almeno un lavoratore dando così efficacia ai tanti giusti richiami si far �contare� le classi subalterne.
Questo sarebbe un piccolo ma significativo segnale di cambiamento dopo gli ultimi tracolli elettorali determinati da anni di politiche subalterne al governismo e alla compartecipazione in governi e coalizioni antipopolari. Solo così si recupererà il voto e l�impegno della diaspora comunista e delle migliaia di disillusi.
Non bastano i semplici richiami al voto. L�unica scelta per riconquistare la fiducia dei lavoratori è farli contare in prima persona!
Adesioni:
ACAMPORA Nello, PRC di Campobasso; ADAMO Franco, Proletari@ Calabria; AGRESTINI Paolo, edile Cerveteri (Roma); AGRIZZI Natascia, coordinatrice FGCI di Palermo; AMBU Francesco, Comitato Regionale PdCI Sardegna; ANGELINI Sergio, impiegato Catasto Regione FVG; ANGIARI Patrizia, iscritta SdL Alitalia (Roma); ANTONELLE Carlo, Comitato Regionale PdCI Sardegna; AUSILIO Manuela, �Resistenza Universitaria� (Roma); AVERSA Saverio, Movimento perLa Sinistra; AVERSA Tonino, Proletari@ Belgio; BACCHINI Maurizio, FIOM-CGIL Baxter SpA (Roma); BACCIARDI Giovanni, Ufficio Politico PdCI; BALDO Antonio, Direttivo Regionale FILCAMS-CGIL di Roma e Lazio; BALANI Nazareno, Collettivo Lavoratori Comdata (Torino); BALDINI Marco, conduttore Radio�TV; BARZANTI Marco, segretario PdCI di Grosseto; BASSO Alberto, Proletari@ Milano; BASTONE Giovanna, presidente Circolo Gramsci di Milano; BATTAGLIA Domenico, assessore Lavoro, Formazione e Politiche Giovanili di Nicotera (VV); BECCARI Marco, ricercatore precario (Roma); BENAZZI Giancarlo, Direttivo Regionale FLC-CGIL Scuola Lombardia; BERNARDINI Simone, operaio Sinalunga (Siena); BERTUCCELLI Ketty, coordinatrice FGCI Messina; BONAZZI Mauro, Proletari@ Ferrara; BONOMOLO Michelangelo, Consigliere Regionale PdCI Molise; BORRACCINO Cosimo, Consigliere Regionale PdCI Puglia; BOSISIO Franco, RSU SAG Bergamo; BOTTA Mauro, Proletari@ Albano; BROCCHI Martino, FIOM-CGIL Ansaldo di Genova; BROTINI Maurizio, coordinatore provinciale Lavoro e Società CGIL di Firenze; BRUNO Edoardo, Consigliere Regionale PdCI Toscana; BUTTELLI Spartaco, segretario PdCI di Pistoia; CALIANDRO Alessandro, Direzione Nazionale FGCI; CALVANI Anna Giulia, Funzionaria Regione Puglia; CALVARESE Marco, Proletari@ Pescara; CAMAIONI Attilio, segretario PdCI di Messina; CAMPANILE Giuseppe, Proletari@ Salerno; CAPALDI Antonio, Università di Cassino; CAPUTO Angelo, �Resistenza Universitaria� (Roma); CAPUTO Beniamino, ricercatore precario (Roma); CAPUTO Francesco, Rete Nazionale Precari della Scuola; CAPUTO Renato, insegnante (Roma); CARAMORE Manuel, RSA FLAICA-CUB (Roma); CARRUS Nino, Proletari@ Cagliari; CASTELLUCCI Edoardo, Proletari@ Latina; CEREDI Enzo, segretario PdCI Cesena; CESCHIA Livio, RSU FIOM-CGIL Fincantieri Monfalcone (GO); CIMINO Sergio, FISAC-CGIL (Napoli); CITTI Marina, CGIL Menarini SpA Pomezia (Roma); CLIMATI Luca, RSU RdB-CUB INPDAP (Roma); COCCIARDO Massimo, comitato contro la Discarica di Chiaiano (NA); COLANINNO Tommaso, segretario PdCI di Taranto; CORI Francesco, Rete Nazionale Precari della Scuola; CORSI Luca, assessore PdCI di Genova; CORTESI Silvia, FISAC-CGIL di Milano; COSTA Michele, �Resistenza Universitaria� (Roma); COTTINI Fabrizio, FIOM-CGIL Sielte (Roma); CROCI Bernardo, Direzione Nazionale FGCI; DARDANELLI Lorenzo, Elsag Datamat (Roma); DE ANGELIS Riccardo, RSU FLMU-CUB Telecom (Roma); DE BERNARDINIS Silvia, PRC di Roma; DE CANDITIIS Mario, PRC circolo �Che Guevara� di Minturno (LT); DE CAROLIS Bonaventura, Coordinamento Proletari@; DE DONATIS Mauro, studente universitario (Parma); DELOGU Roberto, segretario PdCI di Genova; DESIATO Paolo, comitato di quartiere Quarto Miglio (Roma); DI PALMA Riccardo, RSU RdB-CUB Comune di Borgomanero (NO); DONEDDU Giovanni, docente Universitario (Sassari); DORIGO Erwin, PRC circolo 25 Aprile San Miniato (PI); FABBRI Rossella, impiegata (FI); FALANGA Viviana; impiegata Capua (NA); FANCELLO Daniele, capogruppo PdCI di Jesi (AN); FAVARO Luciano, Proletari@ Venezia; FE� Massimo, presidente Commissione Garanzia PdCI del Lazio; FEDERICI Paolo, Proletari@ Terni; FERRI Gerardo, Proletari@ Frosinone; FERZETTI Mario, segretario PdCI di Teramo; FEURRA Vincenzo, RdB-CUB INPDAP (Roma); FAGNOLI Gianni, precario (Forlì); FILESI Riccardo, coordinamento cassaintegrati Alitalia (Roma); FIONDI Ivana, Poste italiane (Forlì); FIORETTI Andrea, FLMU-CUB Gruppo Sirti (Roma); FONNESU Giuseppe, operaio Carbosulcis Nebida (Carbonia-Iglesias); FORNELLI Paolo, segretario PdCI di Pavia; FROSETTI Floriano, assessore Provincia di Pistoia; FRUSTACE Marika, coordinatrice precari Edisu Puglia; FUMAROLA Francesco, circolo PRC della Conoscenza S. Lorenzo (Roma); GATTO Lorenzo, ENEA di Bologna; GENTILE Giuseppe, segretario. SLC-CGIL di Firenze; GIANI Luigi, RSA RdB-CUB Coop. Soc. Puntoacapo (Torino); GIANNONE Gerardo, RSU FIAT di Pomigliano d�Arco (Napoli); GIUSTI Federico, RSU Cobas Comune di Pisa; GOBBI Giorgio, attore; GORETZ Yassir, circolo PRC della Conoscenza S. Lorenzo (Roma); GRAZIANO Vincenzo, RSU FLMU-CUB Comdata (Torino); IMBASTARI Alessandro, coordinamento precari Alitalia (Roma); IMBRIANO Alberto, circolo ANPI Vergiate (VA); IOZZO Nicola, segretario sez. PdCI di Vibo Valentia; LEVOTE Pasquale, Proletari@ Cosenza; LIBERTO Paola, ARCI Solidarietà (Roma); LITTARRU Antonio, segretario PdCI Cagliari; LONGO Raffaele, Sinistra Critica di Bari; LUCA Marcello, Ferroviere CPF PRC di Roma; LUCIANI Giancarlo, Presidente Collegio Federale Garanzia PRC-SE Latina; MADEO Anna, operatrice sociale (Roma); MAFFIONE Daniele, Coordinamento Nazionale Giovani Comunisti PRC; MANES Sergio, casa editrice �La Città Sole�; MARINI Paolo, Consigliere Regionale PdCI Toscana; MARINI Sante, FIOM-CGIL Alcatel Alenia (Roma); MARIOTTI Valter, lavoratore del commercio PRC Roma; MARTONE Gabriele, segretario PdCI Ascoli Piceno; MARZULLO Lorenzo, Consigliere Comunale PdCI Firenze; MASTRANTONIO Roberto, Presidente VII Municipio (Roma); MAZZOLA Michele, segretario PdCI di Livorno; MENON Livio, coordinatore RSU Eaton Monfalcone (GO); MERLIN Germano, Comitato Federale PdCI di Milano; MICHELI Giuliano, CUB Trasporti Alitalia (Roma); MORELLO Maurizio, insegnante precario (Palermo); MOSAICO Tonino, Proletari@ Brindisi; MOSCA Aride, operaio disoccupato (Bergamo); MURGO Massimiliano, RSU Marcegaglia Building Sesto S. Giovanni (MI); MUSTILLO Alessandro, Direttivo Nazionale FGCI; PAOLINI Alba, Comitato Politico Nazionale del PRC; PAOLINI Luigi, RdB-CUB INPDAP Roma, PARESCHI Sergio, PdCI di Genova; PAU Simona, lavoratrice precaria Marrubiu (OR); PELLEGREFFI Luciana P., comitato di quartiere Salomone (Milano); PERNA Luigi, Proletari@ Napoli; PERRONE Alessandro, FIOM-CGIL Eaton Monfalcone (GO); PERUGINI Monica, Direzione Nazionale PdCI; PILO� Virginio, Proletari@ Bologna; RANUCCI Marco, PRC Molise (Isernia); REGGIANI Ilaria, comitato precari (Mantova); RICCI Barbara, dipendente CAI-Alitalia (Roma); RENDA Rosalinda, insegnante precaria (Roma); RICCI Guido, Proletari@ Liguria; RISOLO Ciro, PRC Roma; RIZZO Marco, Parlamentare Europeo PdCI; ROSSETTI Irene, collettivo lavoratori Comdata � FLMU-CUB (Torino); ROVACCHI Giulio, Consigliere Comunale PdCI di Reggio Emilia; RUGGIERO Carlo, precario circolo PRC Pineto (Teramo); SACRIPANTI Carmela, SLC-CGIL Wind (Roma); SANTACECILIA Sergio, PRC iscritto CGIL Civitavecchia (Roma); SANTORO Luigi, Seit Appalti (Macerata); SARDO Geni, coordinatrice Area Lavoro e Società CGIL di Trieste; SARDO Sabrina, dipendente Multiservizi (Palermo); SCAGLIOSO Augusto, coordinatore FGCI Firenze; SCUDU Manuel, PRC circolo �E. Berlinguer� (Sassari), SGARZI Giorgio, PRC iscritto CGIL (Bologna); SOLLAZZI Martina, segreteria PdCI di Pavia; SORRI Rolando, presidente PdCI di Firenze; SPAZIANI Roberto, assessore PdCI Frosinone; SPECCHIO Franco, Proletari@ Campania; STRADAIOLI Loris, impiegato (Bologna); THAMISAQA Molepo, coordinamento cassaintegrati Alitalia (Roma); TIDDIA Antonello, RSU Carbosulcis Rete 28 Aprile Sant�Antioco (Carbonia-Iglesias); TOMASSINI Maria Elena, circolo ANPI �Giordano Sangalli� (Roma); TORCHI Sergio, RSA FILCAMS-CGIL (Firenze); TORTORELLI Maria, Mecccanizzazioni Postali (Roma); TRANCHINA Andrea, Slai Cobas Palermo; TUCCI Walter, Direzione Nazionale PdCI; TULLI Giuseppe, Proletari@ Umbria; VALENTI Denis, segretario PdCI Forlì; VETTORI Marco, presidente Consiglio Comunale di Pistoia; VILLANI Roberto, Cobas Scuola (Roma); VISCARDO Galante Alberto, RSA FISAC-CGIL Sesto S. Giovanni (MI); VISENTIN Canzio, assessore PdCI Bagnara di Romagna; ZITTIGNANI Maria Grazia, assessora PdCI Sicurezza Sociale di Cesena; ZOLO Elena, FIOM-CGIL di Sassari; ZUNGRONE Giovanni, segretario PdCI Collegno (TO), Massimo Mergoni segretario provinciale Pdci Mantova operaio RSU CGIL Telecom, Carlo Grassi assessore al lavoro provincia di MN Pdci, Giancarlo Latini SPI Cgil MN, Marco Casali operaio RSU CGIL Mec Carni Marcaria (MN), Emiliano Maffezzoli operaio RSU CGIL Mec Carni Marcaria (MN), Fausto Motta operaio CGIL Tasselli Suzzara (MN), Fabrizio Allegretti operaio RSU Cgil Fiat Iveco Suzzara (MN), Mirko Pietropoli RSU CGIL Ferrari Monzambano (MN), Nadia Sitta operaia CGIL Lubiam Mantova, Rosi de Boni operaia CGIL coop sociale Mantova, Karim Abouelala cooperatore sociale Viadana (MN), Stefano Boccafoglia consigliere comunale Pdci Virgilio (MN), Massimo Trevisi consigliere comunale Pdci Roncoferraro (MN), Roberto Pavani consigliere provinciale Pdci indip. Mantova.
25 marzo 2009
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Di fronte alla crisi strutturale del sistema capitalistico la condizione della stragrande maggioranza della popolazione tende a peggiorare ulteriormente.
I governi europei, come in altri paesi del mondo, tendono a riconoscere le responsabilità dell’accaduto nell’eccesso di politiche finanziarie e liberiste, ma non intendono correggere sostanzialmente le loro politiche.
Invece servirebbe una svolta, una nuova politica economica che rendesse partecipi e protagonisti i soggetti di un conflitto sociale tanto più vasto quanto quasi privo della percezione delle proprie potenzialità di cambiamento.
I padroni vedono fallire la loro politica di riferimento: il capitalismo.
L’unico reale cambiamento può solo venire dalla lotta e dal protagonismo del nuovo mondo del lavoro.
La politica deve però fare la propria parte ed i comunisti ed una vera sinistra non possono tirarsi indietro.
Serve innovazione anche nelle scelte: giusta quella di presentare una lista comunista ed anticapitalista tra PRC, Pdci, organizzazioni comuniste, movimenti e soggettività di lotta.
Ancora più rilevante sarà la capacità (peraltro fondamentale per superare il truffaldino sbarramento al 4%) di far percepire a tutte e tutti che si vogliono davvero far contare i lavoratori.
Una semplice quanto efficace proposta è quella di scegliere ALMENO una tra le cosiddette circoscrizioni �sicure� nel caso di superamento del 4% (e cioè il Nord-Ovest e Centro) e destinarla solo ed esclusivamente a candidate e candidati operai, precari, disoccupati nonché a figure significative di movimento (escludendo ex parlamentari e componenti delle segreterie e direzioni dei partiti).
In questo modo, in caso di superamento della soglia prevista, si avrà la matematica certezza di eleggere almeno un lavoratore dando così efficacia ai tanti richiami al far �contare� le classi subalterne.
In tal senso, il sottoscritto sarà non solo disponibile a rinunciare alla propria candidatura ma si adoprerà affinché questa soluzione diventi una proposta sentita e propugnata da tutte e tutti i comunisti.
ELEGGERE I LAVORATORI, NON SOLO CANDIDARLI!
Roma, 12 marzo 2009 direzione nazionale Pdci
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PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO DI SOLIDARIETA' COL POPOLO PALESTINESE,
perche' cessi il massacro del popolo palestinese
al consiglio provinciale del 13 gennaio 2009
Considerato che
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Il massacro in atto a Gaza da Santo Stefano, prima con attacchi aerei e successivamente con attacchi da terra, e che sta costando la vita a centinaia di cittadini palestinesi, civili, donne, anziani e bambini, ad opera dell' esercito israeliano, ha scatenato un' ondata di sdegno e di protesta ovunque; | |
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Nelle piazze italiane già da sabato 27 e domenica 28 dicembre si sono tenute manifestazioni spontanee di cittadini sia italiani che stranieri, associazioni, comitati e partiti e che si sono svolte sabato 3 gennaio grandi e partecipate manifestazioni nelle principali città italiane, ciò sottolinea come sia opinione comune diffusa l'impossibilità per il popolo palestinese pagare un così elevato tributo di vite umane e di territorio, dopo che Unione Europea e comunità internazionale hanno più volte affermato il principio DUE POPOLI DUE STATI, quale cardine per portare la pace in questa martoriata terra del medio oriente; |
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Questo ennesimo massacro, perpetrato da Israele a partire dalla scorse festività natalizie, ai danni di una popolazione inerme, allo stremo, senza terra, servizi, collegamenti, costretta in una limitata porzione di territorio da cui è impossibile trasferirsi a causa della chiusura delle frontiere, soggetta ad una pericolosa recrudescenza fondamentalista lontana dalla sua storia e tradizione, in un contesto politico di attesa e fiducioso in una possibile definizione politica - diplomatica che potrebbe portare sviluppi diversi dal passato, non possono passare sotto silenzio nè da parte della comunità internazionale che ancora oggi stenta a prendere una netta posizione di condanna nei confronti di Israele, intervenendo fattivamente perchè simili massacri non abbiamo a ripetersi, nè da parte delle istituzioni locali, |
la Provincia di Mantova esprime profonda preoccupazione
per la situazione di conflitto in atto i Gaza, per la recrudescenza degli attacchi militari dell'esercito israeliano contro cittadini civili, per l' evoluzione della situazione politica internazionale nei confronti dello stato palestinese e solidarietà col popolo palestinese soggetto da anni a massacri e deprivazioni di territorio senza che ne sia stato riconosciuto lo stato di nazione autonoma e indipendente,
sollecita
il Ministro degli Esteri e il Governo tutto ad intervenire affinchè cessi il massacro del popolo palestinese, sia garantita la pace a Gaza e sia realizzato il principio unanimemente accettato dalla comunità internazionale ma che ancora non trova applicazione, dei DUE POPOLI, DUE STATI, trasmettendo tale ordine del giorno a tutte le autorità competenti interessate.
monica perugini
capogruppo Pdci consiglio provinciale Mantova
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Leggi il documento del Pdci
La Federazione provinciale del Partito dei COMUNISTI ITALIANI, in occasione dell'espletamento delle pratiche amministrative relative la proposta di autostrada MN/CR e della sua proposizione nella Giunta provinciale di Mantova, ha ribadito la propria posizione contraria alla stessa opera infrastrutturale, così come più volte espresso sia a livello politico che amministrativo, in modo univoco, in tutte le circostanze attinenti la questione.
I Comunisti Italiani ribadiscono poi come, a seguito della evoluzione della procedura stessa, al fine di proporre una limitazione dell'invadenza territoriale del danno che la proposta autostrada comporterebbe all' ambiente, in particolare dei comuni di Mantova, Virgilio e Curtatone, senza portare benefici in termini di miglioramento della situazione viabilistica degli stessi luoghi interessati direttamente o meno al tracciato ed alle eventuali opere accessorie, sia oggettivamente preferibile che la Provincia di Mantova e tutti gli enti pubblici interessati, scelgano la soluzione di far terminare l' autostrada presso il Comune di Castellucchio.
La conclusione di quel percorso potrebbe essere completato con l'avvio, in quella sede, di un percorso interurbano di collegamento con quello in essere verso Curtatone / Mantova e quindi proseguire direttamente per i caselli autostradali di Autobrennero, contribuendo in tal modo a risolvere i problemi viabilistici della cintura viaria del capoluogo.
Pertanto la posizione dei Comunisti Italiani è contraria alla autostrada MN/CR dal tempo della sua iniziale proposta, perchè considerata senza esitazioni, inutile e non rispondente ad alcuna logica viabilistica oggettiva. Essa poi sarà dannosa per la conformazione naturalistica ed ambientale del territorio che verrebbe snaturato in numerosi punti di rilievo senza possibilità di ricevere autentiche compensazioni dalle opere proposte che consideriamo inutili, in alcuni casi, controproducenti e dannose per il futuro territorio locale e secondo il progetto attuale, nemmeno finanziate. Inutile vista la mancanza di necessari flussi di traffico, considerati inesistenti dalle stesse società di rilevamento interpellate dai proponenti un tracciato che è emerso essere secondario e non collegato a quei tragitti interregionali o addirittura europei di cui l'iniziale progetto aveva fatto lustro, anche perchè limitata ad un tragitto complessivo di nemmeno 60 km totali. Inutilmente costosa per un territorio che vede le reali esigenze viarie nell'area adiacente al capoluogo e in quella dell'alto mantovano, tuttora prive di soluzione.
Controproducente giacchè comporterebbe la presenza di escavazioni di materiale inerte, sabbia e ghiaia, che dovrebbe servire per l'edificazione dell'opera, compromettendo le zone della provincia in cui sono presenti cave del materiale (le colline moreniche) che invece potrebbero non essere attivate; considerando che gli stessi siti delle escavazioni potrebbero essere interessati, fra breve tempo, da un'altra autostrada, la Tirreno/Brennero, che di fatto si sovrapporrebbe per un considerevole tratto alla stessa MN/CR. Il TIBRE a seguito di atti formali già assunti, è stato imposto nonostante il diniego formale della Provincia. giacchè la maggioranza dei comuni interessati al tragitto, l'hanno accolta favorevolmente (eccezion fatta di Marmirolo) mentre la stessa Provincia l' ha inserita nel PTCP. NON PREVISTA da nessun programma, accordo e/o progetto elettorale ed amministrativo sottoscritto dai partiti che hanno composto le giunte provinciali a far tempo dal 1997, ovvero dalla sottoscrizione da parte dei partiti di centro sinistra, del programma che aveva portato al governo provinciale la coalizione dapprima guidata dalla presidente Gualtieri e poi dal presidente Fontanili. In particolare il nostro Partito mai ha sottoscritto o avvallato tale scelta nelle amministrazioni in cui è stato presente.
I Comunisti, come l'intero elettorato di centro sinistra, quindi, non possono ritenersi vincolati ad una scelta pervicacemente imposta come quella della MN/CR, nonostante le innumerevoli contestazioni provenienti da partiti, comitati ed associazioni di varia estrazione sociale.
La proposta, infatti, è avvenuta al di fuori del confronto programmatico democratico attivato fra i partiti che avevano sostenuto la candidatura e quindi l'elezione del presidente Fontanili. Il trascorrere del tempo e l'evoluzione delle procedure, ci hanno confermato come l'infrastruttura sia inutile e controproducenti per il territorio: l'autostrada devasterebbe una zona non interessata a modificare la gestione viabilistica mentre lascerebbe senza soluzione le aree bisognose di intervento (l'asse interurbano e l'alto mantovano),
Tutto ciò, poi, nemmeno garantirebbe l' edificazione delle opere accessorie richieste dai comuni interessati all' infrastruttura. Opere accessorie, migliorie e mitigazioni, infatti, non sono finanziate ed il rischio è che i comuni che hanno avvallato la proposta nemmeno possano risolvere problemi che si trascinano da decenni.
Avversiamo le proposte avanzate in sede di osservazioni dalla stessa giunta provinciale in quanto non congruenti col programma elettorale, contrastanti con lo stesso Pianto territoriale di Coordinamento provinciale e confermiamo la posizione espressa nella giunta dal nostro compagno Carlo Grassi che ha ribadito i rischi di scempio che l'autostrada comporterebbe, violando peraltro la procedura democratica del voto all'amministrazione Fontanili.
La Giunta provinciale ha ugualmente approvato le osservazioni di sostegno dell'autostrada, respingendo quelle inoltrate alle autorità di competenza dai rappresentanti istituzionali dei partiti dei Comunisti Italiani (Monica Perugini) e della Rifondazione comunista (Matteo Gaddi) oltre che dai comitati ambientalisti di cittadini riunitisi allo scopo di non procedere alla edificazione della autostrada e qualora ciò non risultasse possibile, di farla terminare presso il Comune di Castellucchio adottando le soluzioni di completamento della tratta viabilistica attraverso la soluzione interurbana.
Il Pdci proseguirà ugualmente a sostenere in difesa del territorio e del futuro socio - economico dello stesso comparto produttivo che vedrebbe fortemente compromessa la sua vocazione agricola per prodotti agroalimentari di eccellenza che non potrebbero più trovare produzione nella vasta area adiacente all'autostrada.
Sono le ultime possibilità per salvare il territorio, i siti interessati alla MN/CR ma anche quelli delle colline moreniche destinati alle escavazioni degli inerti necessari, per far vincere la politica dei diritti e del bene pubblico contro quella dell'imposizione e degli interessi.
Partito dei Comunisti Italiani
Federazione di Mantova
9.9.08
In relazione alle
dichiarazioni rese dal Presidente della Provincia Maurizio Fontanili a proposito
del voto contrario espresso dagli assessori provinciali Carlo Grassi (Pdci) e
Fausto Banzi (Prc) alle osservazioni proposte dalla stessa giunta al tracciato
autostradale MN/CR, in qualità di firmataria delle osservazioni espresse nei
confronti dello stesso tracciato, ovviamente dal diverso tenore, esprimo la mia
convinta solidarietà sia all' amministratore comunista Carlo Grassi che a Banzi
del PRC, divenuti ingiustamente soggetti di attacco immotivato del Presidente
Fontanili e di alcuni referenti del PD.
A parte, infatti, l'antidemocratica mancanza di rispetto nei confronti della
libertà di espressione e quindi della pronuncia di voto ad opera di componenti
di giunta (che non è monocolore) che hanno sempre esplicitato la loro
contrarietà ad un' opera ritenuta dannosa, inutile, costosa e controproducente
per il territorio mantovano, in base a contenuti motivati ben conosciuti; nel
merito, non si comprende come si possa imputare loro mancanza di coerenza quando
gli stessi hanno sempre perorato la loro posizione.
Come avrebbero potuto "astenersi" su un progetto "tecnico" che contribuirà a
razionalizzare la inutile devastazione del territorio per oltre 20 anni a
venire? Di più, la stessa infrastruttura, insieme al TIBRE ed alle opere
conseguenti che interesseranno il territorio ai fini della edificazione della MN/CR
(dalle escavazioni, alla modifica del PTCP), non compaiono in nessun programma
elettorale delle giunte di centro sinistra che hanno amministrato e stanno
amministrando sia il capoluogo che la provincia.
Risulta evidente, dunque, come la "forzatura" siano altri ad averla compiuta,
così come l'avventurarsi in una "guerra" che anche il PD combatte con le truppe
che si ritrova o vuole mettere insieme.
Di certo le responsabilità non scompariranno, nè con questa nè con le prossime
amministrazioni pubbliche che verranno, anzi resteranno nei "diari" di molti
altri soggetti, primi fra tutti i cittadini che rischiano di vedere coinvolti i
loro interessi in uno scempio devastante quanto per loro inutile.
Ribadisco, dunque, la solidarietà del gruppo dei Comunisti Italiani alle
posizioni dei compagni Grassi e Banzi nella seduta di giunta che ha approvato le
osservazioni al progetto della MN/CR e rivolgono un appello a quanti non
concordano con la proposta pervicacemente perorata dalla maggioranza della
Giunta (anche da coloro che vi sono arrivati - vedi la RNP- sulla base di una
proposta nel merito opposta a quella addirittura presentata), di sostenere
concretamente le osservazioni che, in particolare, propongono lo stop del tratto
autostradale a Castellucchio e la prosecuzione con il sistema interurbano (in
parte già terminato), fino ai caselli di Autobrennero, portando così alla
eliminazione del traffico pesante e di attraversamento dal capoluogo e dalle sue
vicinanze (è del febbraio 2007 la nostra mozione presentata in consiglio
provinciale).
Non possono, tuttavia, non stupirmi del fatto che, la medesima Provincia, abbia
dovuto presentare proprie osservazioni nonostante sia fra i soggetti promotori
del progetto della MN/CR, visto poi che, le stesse osservazioni, attengono ad
opere accessorie e compensative che interessano principalmente la viabilità dei
comuni coinvolti dal tragitto (Mantova, Virgilio, Curtatone, Bagnolo) e sulle
quali resta ancora aperto il problema dei finanziamenti necessari per compierle.
Monica Perugini
capogruppo Comunisti Italiani Provincia di Mantova
12 settembre 2008
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Il Commento di Monica Perugini - capogruppo Pdci in consiglio provinciale a Mantova
Leggi tutte le osservazioni inviate a Ministero e Regione Lombardia
Il Partito dei Comunisti Italiani, con Monica Perugini capogruppo nel consiglio provinciale a Mantova, ha presentato a Ministero delle Infrastrutture, dell'Ambiente ed alla Regione Lombardia, una serie di osservazioni sul progetto definitivo della autostrada regionale Mantova Cremona, unendosi alle altre forze sociali e politiche che da sempre contrastano un progetto ritenuto non solo inutile e costoso ma dannoso ed addirittura devastante per il territorio mantovano.
Il Pdci, che aveva presentato in consiglio provinciale una propria mozione in tal senso già nel febbraio 2007 ed aveva votato favorevolmente alla proposta di deliberazione popolare proposta dai comitati ambientalisti mantovani al fine di ridurre l'impatto dell'infrastruttura, non ha modificato la propria contrarietà verso un'opera di cui nessuno sentiva la necessità e che si può definire controproducente per gli interessi viabilistici ed ambientali del territorio provinciale.
L'autostrada ha di fatto portato alla modifica del protocollo d'intesa con cui, nel 1996, Comune di Mantova, Provincia e Regione siglavano l'accordo per chiudere l'asse interurbano locale, ovvero il sistema tangenziale che avrebbe tolto tutto il traffico pesante e di attraversamento dalla città e dai comuni limitrofi.
Ma se è vero che la definizione parziale dell'asse sud ha risolto positivamente gli aspetti critici di Angeli, Spolverina e Dosso, è altresì vero che il diniego a completare quell'impegno, mutuandolo in un' autostrada che nemmeno arriva ai 60 km di tragitto, impedirà per sempre il completamento dello stesso asse interurbano, ovvero la risoluzione dei gravissimi problemi del traffico di Valletta Valsecchi / Porta Cerese / Te Brunetti e di Cerese e Bagnolo, poichè i flussi in uscita dal rondò Valle dei Fiori, recentemente terminato, continuano a dirigere il traffico verso sud (casello di Autobrennero a Bagnolo) oppure nord (quello di Mantova Nord), senza prospettiva alcuna di miglioramento, visto che il progetto non prevede quelle "bretelline" di alleggerimento promesse, così come i cantieri partiranno da Cremona, ovvero la zona che ha più km nell'opera.
Se anche poi il tratto (5 km!) di infrastruttura vicina alla città (Virgilio), venisse costruita per prima, come paventato, si deturperebbe il territorio di una vasta area, per un tempo infinito (i recenti lavori dell'asse sud al riguardo dovrebbero insegnare) per una porzione limitatissima e tronca di opera.
L'area di Curtatone, inoltre, subirebbe una devastazione ancora peggiore di quella prospettata dai progetti originari: non solo devastazione totale del paleoalveo del Mincio (la zona di tamponamento fra Mincio e Po), ma previsione nella stessa bozza di PTCP diretta in consiglio, di una cava di inerti (che non compare in nessun piano cave in atto o da aggiornare), da trasformarsi in bacino idrico artificiale, in una zona che storicamente e geograficamente fa da tampone fra due importanti corsi d'acqua e non ha certo bisogno di essere ulteriormente e fittiziamente allagata ed è già a rischio idrico.
Un'autostrada di nemmeno 60 km che porta da Cremona e Mantova e non prevede alcuno sbocco futuro, viste anche le esplicite prese di posizione degli amministratori veneti ed emiliani che non vogliono sentire parlare di proseguimenti verso il mare (illusione propagandata in avvio di progetto, quando si parlava di autostrada europea mai avallata dalla Comunità), avrebbe almeno tre caselli (e altre aree di sosta) solo nel mantovano, con annessi spacci di prodotti tipici locali: siamo al paradosso! ma chi si fermerebbe su una simile autostrada per comprare salami e formaggi che oggi vengono prodotti proprio in quelle aree che dovrebbero essere espropriate per far posto a cemento, asfalto ed escavazioni?
Non ci siamo mai arresi a tale scempio ed anche con le opposizioni al progetto, intendiamo ricordare alla cittadinanza mantovana come questa proposta non risolverà i problemi viabilistici, nè di Cerese nè della città, men che meno di Curtone, anzi li aggraverà come già molti hanno potuto verificare in questi mesi con l'apertura del rondò Valle dei Fiori e l'assoluta inaffidabilità delle proposte progettuali che nemmeno prevedono la decantata "bretellina" di alleggerimento di Cerese. Quanto alla riqualificazione della statale Romana ci si limita ad un accenno: manca il progetto di massima, manca l'impegno economico.
La strada ed il traffico rimarranno così, potranno solo peggiorare e dopo non ci sarà più niente da fare, visto che le due grandi forze politiche "opposte" si sono associate in questo gravissimo "affare" che hanno fretta di concludere.
Considerata l'insensatezza della proposta abbiamo chiesto che l'autostrada MN/CR si fermi a Castellucchio, che in quel sito sia ripristinato il casello che è stato tolto per essere spostato a Buscoldo di Curtatone, anche se il comune di Castellucchio aveva fatto dello stesso casello una sorta di condizione ineliminabile per avere l'autostrada; che dopo Castellucchio il tragitto prosegua attraverso un sistema interurbano, senza pedaggio, parallelo alla linea FFSS, che sfoci nell'asse sud completato e che, infine, questo sia terminato da un collegamento, sempre senza pedaggio, verso i caselli di autobrenneo ove il traffico pesante e di attraversamento è diretto.
Sarebbe questo il modo per completare il sistema tangenziale, nè più nè meno di quello che avviene ovunque, evitando sperperi e risolvendo l'annoso problema viario ed ormai ambientale, causato dalla mancanza di risposte in tal senso.
Insisteremo per l'accoglimento: un progetto che è già cambiato infinite volte, che si è confuso con centinaia di proposte "compensatorie" contraddittorie fra loro, per cui la stessa Provincia di Mantova, ente proponente, ha dovuto presentare osservazioni per modifiche non ricomprese negli elaborati, non può considerarsi intoccabile.
Se verrà eseguito non tralasceremo nemmeno eventuali richieste di risarcimento del danno collettivo per un'opera di cui nessuno sentiva la necessità e che nemmeno gli studi commissionati dagli stessi proponenti avallano, considerato che è emerso non disponga dei necessari flussi di traffico per reggere.
Miliardi gettati, mentre la città, il suo circondario e l'alto mantovano non vedono spiragli per risolvere le criticità viarie più importanti della provincia.
Serviva maggior coraggio, soprattutto da parte delle forze politiche di centro sinistra che vedono nelle loro fila i proponenti della MN/CR e di molti degli amministratori votati anche dal popolo di sinistra e ambientalista, maggior coerenza da chi in teoria è il loro avversario: ma fra i forti hanno prevalso altri, differenti interessi.
Ed è solo l'inizio:le due autostrade imporranno l'aggiornamento del piano cave pubblico, per cui dopo la parte meridionale della provincia, si devasterà anche quella settentrionale, in particolare le colline moreniche, la zona più bella del territorio ma anche la più ricca di inerti pregiati per le opere cantieristiche.
Non tutti hanno chinato la testa, molte sono state le osservazioni, la cittadinanza sta divenendo consapevole di tale situazione: non ci arrenderemo all'aggressione del territorio, allo scempio, al trionfo degli interessi di parte.
Queste le osservazioni del Pdci:
OSSERVAZIONI AL PROGETTO DI AUTOSTRADA MANTOVA – CREMONA: DALLA CONTRARIETA’ AD UN PROGETTO RITENUTO INUTILE E DANNOSO PER IL TERRITORIO A SUD DI MANTOVA ALLA PROPOSTA DI UNA LIMITAZIONE DEL DANNO AMBIENTALE ED URBANISTICO TESO ALLA RISOLUZIONE DELL’ANNOSO PROBLEMA DEL COMPLETAMENTO DELL’ASSE INTERURBANO DI MANTOVA QUALE SEDE DI SMALTIMENTO DEL TRAFFICO PESANTE E DI ATTRAVERSAMENTO IN MODO CHE ESSO NON ENTRI NEI CENTRI ABITATI.
Monica Perugini
Consigliere provinciale del Partito dei Comunisti Italiani – Provincia di Mantova
Mantova, 20 agosto, 2008
Raccomandata R.R.
Spett.le Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
Direzione per la salvaguardia ambientale - direzione per la valutazione dell'Impatto ambientale
Via Cristoforo Colombo 112
00147 – Roma
Spett.le Ministero per i beni e le attività colturali
Direzione generale per i beni architettonici ed il paesaggio
Sezione IV - paesaggio - via Di San Michele, 22
00153 ROMA
Spett.le Regione Lombardia
Direzione generale territorio ed urbanistica - unità organizzativa pianificazione e programmazione territoriale - struttura valutazione impatto ambientale
Via Filippo Sassetti, 32 - 7 piano 20124 Milano
Premessa: descrizione dell’odierna situazione viaria nella zona a sud del capoluogo di Mantova.
La situazione viaria della zona a sud del capoluogo di Mantova presenta da molti anni molteplici elementi di sostenuta criticità che riguardano tutti i comuni che appartengono a quest’area ed in particolare quelli del circondario ovvero dei comuni che confinano con territorio del capoluogo stesso e ne fungono da oggettiva pertinenza.
La suddetta rete viaria, infatti, risulta essere, ormai da anni, completamente inadeguata a seguito dell’intensificarsi del traffico che interessa la zona in questione. Gli interventi eseguiti di recente, come ad esempio la costruzione ed il completamento dei lotti dell’ “Asse Sud” (in realtà parziale, in quanto l’asse viaria sfocia su percorsi non riqualificati e privi di sbocchi di effettivo alleggerimento del traffico che non risolvono i problemi di attraversamento del traffico delle aree critiche che dovrebbero beneficiare delle nuove opere) hanno portato importanti ed indubbi benefici ma solo in alcune delle zone nel recente passato attraversate dal traffico soprattutto pesante (ad esempio a Borgo Angeli, Dosso del Corso, Circonvallazione sud, Borgo Pompilio, Spolverina) non comportando quei risultati finalmente risolutivi delle annose e sempre più gravi criticità che rendono problematica non solo la situazione viabilistica ma anche quella ambientale della zona a sud del capoluogo. In alcuni casi, poi, i risultati sono stati peggiorativi: basti esporre i disagi e le conseguenti proteste avanzate dalla cittadinanza in varie forme pubbliche, dovute all’appesantirsi del traffico, sia pesante che di scorrimento, delle località “Valle dei Fiori” presso il Comune di Virgilio e di P.le di P.ta Cerese in quello di Mantova ove il traffico proveniente dall’Asse Sud termina la sua corsa, sia che debba recarsi verso sud, ovvero da Virgilio in direzione Bagnolo S. Vito per raggiungere il casello autostradale dell’Autobrennero “Mantova Sud”, che a nord verso il capoluogo, Via Brennero e quindi il casello di “Mantova Nord”.
Il rondò “Valle dei Fiori” dell’Asse sud, infatti, interrompe il traffico pesante e di scorrimento: questo si trova costretto o a proseguire verso la città per immettersi su via Brennero, aggravando il traffico nei quartieri del capoluogo Porta Cerese, Te Brunetti, Valletta Valsecchi, l’ingresso a Bosco Virgiliano ed alla vasta area sportiva attrezzata dal Comune di Mantova per numerose manifestazioni sportive, senza altro sbocco viario e separati fra loro dal passaggio a livello in pieno funzionamento che interessatala linea FF.SS. Monselice. Ciò penalizzando in modo intollerabile sul piano della sicurezza e della vivibilità ambientale i residenti dei quartieri cittadini di Te Brunetti e di Valletta Valsecchi, oppure dirigersi verso Cerese di Virgilio per percorrere la ex statale Romana sino al casello di Mantova sud dell’AutoBrennero. In questo caso disagi gravissimi, già lamentati, sono provocati ai residenti di Cerese, Pietole, e San Biagio. La situazione stessa è doppiamente aggravata dal fatto che il traffico pesante e di scorrimento viene percorso anche all’inverso rispetto al tragitto sopra descritto, ovvero raggiunte’Asse Sud sempre passando dal rondò “Valle dei Fiori”, giungendo da via Brennero, P.le di Porta Cerese e via Parma, oltre appunto che dalla Statale Romana.
La richiesta avanzata, comprensibile, degli abitanti del quartiere di Valletta Valsecchi (che ha trovato una prima risposta positiva dal parte del Comune di Mantova ma dato corso a varie interrogazioni consiliari in merito anche in consiglio provinciale, oltre che in quelli municipali interessati), di interdire il passaggio dei TIR per via Brennero, attraverso il divieto da far rispettare attraverso la installazione di telecamere, ha provocato analoga richiesta degli abitanti di Virgilio e Bagnolo San Vito (come detto altrettanto penalizzati dal traffico che riguarda il tragitto in discussione), ovvero dei Comuni che si affacciano sulla strada statale Romana. Pur comprendendo le giuste preoccupazioni di cittadini che devono convivere da anni con un traffico sempre più assillante, pericoloso e assillante, non possiamo sottacere che si tratterebbe tuttavia di un inutile palliativo temporaneo che, col trascorrere del tempo, non solo si prospetta essere di dubbia efficacia, ma addirittura rischierebbe, nel breve periodo, di agevolare economicamente Mantova, quale comune capoluogo che potrebbe beneficiare delle contravvenzioni elevate, senza aver espletato tutte le procedure possibili per rendere completo l’asse interurbano di scorrimento del traffico, a danno di lavoratori quali gli autotrasportatori.
Lo stesso ragionamento, quindi, potrebbe essere valido per i comuni di Virgilio e Bagnolo, ma p tangenziale in grado di spostare stabilmente all’esterno degli abitati il flusso ormai insostenibile del traffico pesante e di attraversamento e soprattutto, senza che l’opportunità fornita dal progetto autostradale in discussione, svolga tale necessaria funzione per essere, per contro, costruita, sulla base di tragitti dei quali non solo mai si è sentita la necessità oggettiva ma che nemmeno risolvono gli annosi problemi di traffico e di tutela ambientale che abbiamo descritto diffusamente.
Ricostruzione amministrativa: il protocollo d’intesa fra enti pubblici e diverse agenzie del 1996 e l’accordo per l'autostrada Cremona – Mantova
Nel 1996 i Comuni di Mantova, Virgilio e Bagnolo, insieme alla Provincia di Mantova, firmarono con la Regione un accordo per il sistema tangenziale di Mantova che, se attuato integralmente, avrebbe risolto in modo efficace i problemi sopradescritti. Risultato, sia pure parziale, di quella mediazione è stata la recente realizzazione e attivazione del cosiddetto Asse Sud Angeli - Cerese (Valle dei Fiori), che nei programmi previsti dal protocollo avrebbe dovuto costituire il primo tratto della nuova tangenziale, rivestendo in quella configurazione, la prima parte della definitiva e complessiva risoluzione e definizione dei problemi connessi a traffico, viabilità ed inquinamento della zona a sud del capoluogo e ad essa collegata dal punto di vista viabilistico. Qualora il percorso potesse essere proseguito, come progettato in quella sede, ovvero da Cerese sino a Pietole di Virgilio e quindi verso l’innesto con Autobrennero presso il casello di Mantova Sud, e se ancora, in prossimità di Pietole di Virgilio (sempre come inizialmente progettato e convenuto dagli enti interessati) potessero essere iniziate le “due bretelline stradali”, l’una verso Valdaro-Ostigliese e l’altra verso Cappelletta di Virgilio, oggi non solo sarebbe anacronistico riparlare della gravità della situazione viaria qui in questione, ma lo stesso collegamento stradale a sud di Mantova, verso Cremona, attraverso le riqualificazioni delle arterie esistenti, non avrebbe alcun motivo di destare preoccupazioni e potrebbe trovare idonee soluzioni, adatte alla particolarità di un tracciato prettamente di breve collegamento.
Purtroppo tale progetto fu vanificato dal nuovo accordo sopraggiunto nel 2003 sull'autostrada Cremona - Mantova che, da quel tempo, ha subito numerose modifiche in quanto ad organizzazione viabilistica e complementare, senza mai dare risposta alle problematiche sollevate con insistenza anche in questa sede ed anzi, coinvolgendo comuni e territori che non avevano avanzato istanze in merito e che sono state coinvolte da un progetto divenuto organico a seguito di modifiche essenziali che, se attuate, comporterebbero la negazione delle stesse richieste iniziale avanzate da alcune amministrazioni (vedasi l’esempio del comune di Castellucchio: lo spostamento di un casello autostradale, inizialmente previsto in quel territorio e ritenuto anche pubblicamente elemento determinante e decisivo –anche ai fini dello sviluppo economico del territorio interessato- perché l’amministrazione pubblica di quel comune, operasse la scelta dell’autostrada, in località Buscoldo di Curtatone, senza che il nome della località di Castellucchio venga modificata).
Con questa intesa l’Asse sud viene sostanzialmente bloccato al rondò della Valle dei Fiori, cancellata sia la prosecuzione sino al casello di Mantova Sud sia la “bretellina viaria” Pietole di Virgilio – Valdaro - Ostigliese. L’unica concessione come opera accessoria della nuova autostrada, contenuta nell’intesa del 2003, riguarderebbe una “bretellina” viaria a due corsie Cerese – Cappelletta di Virgilio, che dovrebbe tuttavia snodarsi dal rondò della valle dei Fiori e non da Pietole come previsto nel protocollo ’96. Secondo gli amministratori della Provincia di Mantova e del Comune di Virgilio, quest’opera avrebbe la funzione di deviare il traffico pesante e di scorrimento verso la nuova autostrada, in prossimità di Cappelletta di Virgilio, interessando tutto il traffico pesante che ora transita per Porta Cerese da una parte e per la ex statale Romana dall’altra, fungere di fatto fungere da tangenziale di Mantova e Virgilio. Ma appare assolutamente chiaro ed evidente che un simile percorso tortuoso e accidentato come quello proposto e che si legge dalle carte, ove sono presenti in quantità strozzature e rotatorie, non rappresenta la soluzione al traffico che affligge tutta la fascia a sud del capoluogo, anche perché si tratta di un’opera di cui non è dato conoscere con esattezza e certezza la data di a considerando inoltre che il progetto di autostrada Mantova – Cremona, prevede l’avvio dei lavori da Cremona e non da Mantova.
A riprova delle polemiche sorte a seguito di tale proposta progettuale, di recente, e comunque dopo l’esclusione delle iniziali proposte del protocollo del 1996, il comune di Virgilio e la Provincia di Mantova, con l’accordo del comune di Mantova, hanno tentato di correggere la irrazionalità di una tale impostazione, anche a seguito delle proteste e delle contestazioni della cittadinanza, dei vari Comitati ambientalisti e di molti gruppi consiliari, sia di minoranza che di maggioranza, e di altre forze politiche non rappresentate in consiglio provinciale che si sono a ragione mobilitati per sottolineare la gravità della vicenda che rischia di aggravare i problemi viabilistici del territorio, comportando, in tal senso, avvio dei lavori, uno sperpero di denaro pubblico che, se dovesse verificarsi nonostante le prese di posizione formali esposte in tal senso, non potrà restare senza adeguate ripercussioni anche giudiziarie.
L’ultima proposta dunque è quella di prolungare l’Asse Sud a quattro corsie sino a Pietole di Virgilio e di attivare una generica riqualificazione della ex statale Romana per il tratto successivo e sino al casello di Mantova Sud. Tuttavia per una tale correzione di rotta mancano i progetti e soprattutto l'indicazione su dove reperire le risorse necessarie.
E ciò è confermato dalla totale assenza di tale riqualificazione della strada Romana nel progetto definitivo dell'autostrada Cremona - Mantova.
L'impostazione del bando di gara: la suddivisione in tre lotti funzionali.
Il 15 aprile 2005 veniva pubblicato il bando di gara per l'aggiudicazione della concessione relativa all'autostrada Cremona - Mantova. Nel bando era specificata la suddivisione in tre lotti della costruzione dell’autostrada, secondo il seguente schema:
nella fase 1 (da ultimarsi entro 36 mesi dall’approvazione del progetto esecutivo), la realizzazione del tratto 1A dall’interconnessione con l’autostrada A21 in comune di Cremona all’interconnessione con l’autostrada Tirreno – Brennero (TI.BRE.) in comune di Tornata; del tratto 1B, dalla ex SS 62 in comune di Virgilio all’interconnessione con l’autostrada A22; del tratto 1C, variante alla ex SS 62 dall’Asse interurbano di Mantova (Valle dei Fiori) al casello di Virgilio; del tratto 1D, variante alla ex SS 10 Castellucchio - Asse sud (località Angeli);
nella fase 2 (da ultimarsi entro quindici anni dall’entrata in esercizio della prima fase), la realizzazione del tratto dall’interconnessione con l’autostrada Ti.Bre. in comune di Marcaria al casello di Castellucchio;
nella fase 3 (da ultimarsi entro venti anni dall’entrata in esercizio della prima fase), la realizzazione del tratto dal casello di Castellucchio alla ex SS 62 in comune di Virgilio.
È utile ricordare tale suddivisione perché la distribuzione temporale su venticinque anni dei tre lotti dell'autostrada è alla base delle considerazioni qui esposte dai comitati scriventi e delle proposte che ne conseguono.
La caratteristica principale del territorio attraversato dal progetto è infatti data dall'altissima vocazione agricola della zona, su cui insiste l'attività di un consistente numero di aziende agricole, per lo più a indirizzo zootecnico, di notevole valore. In gran parte specializzate nella produzione di Grana Padano, prodotto DOP riconosciuto e tutelato dall'Unione Europea, queste aziende hanno raggiunto un elevato livello di selezione genealogica e di qualità produttiva che le pone ai vertici dell'agricoltura non solo italiana ma addirittura europea.
Per ciascuna di queste aziende il pericolo rappresentato dall'autostrada non consiste soltanto nell'eventuale esproprio a cui verranno sottoposte al momento della costruzione dell'infrastruttura, ma anche nell'imposizione di un vincolo (già in essere dal 30 dicembre 2003 in virtù della delibera regionale che approvava il progetto preliminare) che di fatto limita enormemente le possibilità di investire nell'attività e proseguire nelle scelte di qualità e innovazione portate avanti finora. Un danno incalcolabile non solo per le singole aziende, ma anche per il comparto nella sua totalità, indotto compreso.
Tenendo presenti queste circostanze, la suddivisione in tre lotti distribuiti così a lungo nel tempo rappresenta un'ipoteca inaccettabile per il territorio mantovano attraversato dall'infrastruttura: pur vedendo spostato nel tempo di venticinque o forse trent'anni il pericolo della costruzione dell'autostrada, tutto il comune di Curtatone e parte del comune di Virgilio dovrebbero vivere per alcuni decenni sotto questa "spada di Damocle".
Il progetto definitivo dell'autostrada Cremona - Mantova: la proposta dei Comitati e quella proposta e sostenuta dalla sottoscritta Monica Perugini consigliere provinciale del Partito dei Comunisti Italiani in Provincia di Mantova, attraverso propria mozione in Consiglio Provinciale consiliare del 16 febbraio 2007 qui allegata, il cui contenuto risulta essere simile per impostazione ed obiettivi da raggiungere, a quella votata favorevolmente dalla sottoscritta, in sede di presentazione della proposta di deliberazione di iniziativa popolare più volte richiamata ed allegata alla documentazione prodotta dai Comitati ambientalisti che, parimenti, obiettano la proposta di tragitto in questione.
La circostanza della presentazione, in data 29 giugno 2008, del progetto definitivo dell'autostrada e delle opere accessorie e la possibilità per i soggetti pubblici e privati interessati di presentare, entro sessanta giorni dalla pubblicazione, le proprie osservazioni e proposte correttive costituiscono dunque un'opportunità da non perdere.
Sono, infatti, interessata ad impegnarmi per ridurre l’impatto ambientale che tale autostrada comporterebbe per il territorio mantovano, lo spreco di territorio che il tracciato autostradale e le conseguenti connesse infrastrutture proposte dalla società concessionaria comporterebbero, lo scempio che il progetto comporterebbe al territorio del Comune di Curtatone ed in particolare alla zona di enorme pregio ambientale rappresentata dal paleo alveo del fiume Mincio. Si tratta di quella zona agricola, ancora densa di corsi d’acqua derivanti dagli antichi tracciati necessari all’irrigazione, di manufatti di pregio storico – architettonico come il Ponte di origine romana del Navazzone in prossimità di Grazie di Curtatone, di evidenti tracce di antichi insediamenti, dello stretto collegamento col Parco del Mincio e con la zona palustre protetta che uniscono il fiume Mincio con il grande fiume Po che il progetto autostradale che disapprovo, distruggerebbe senza alcuna, illusoria, possibilità di salvaguardia. La stessa proposta di nuovo Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Mantova, nonostante reciti l’intendimento di salvaguardare tale area, ribadendone l’importanza ambientale, naturalistica ed antropologica che trova proprio nel paloealveo l’ostacolo all’erosione ed alla distruzione urbanistica disordinata del territorio da parte di continue iniziative del comune di Curtatone, il cui suolo potrebbe essere definitivamente aggredito e saccheggiato anche nella sua configurazione più prestigiosa, prevede la costruzione della autostrada MN/CR e con essa la sistematica, effettiva distruzione del territorio menzionato con l’aggiunta di un casello autostradale inutile, ravvicinato a precedenti, posizionati su di un tragitto par altro già eccessivamente breve (il complessivo percorso dell’autostrada non raggiunge i 60 km) e con l’insediamento di una cava di materiale inerte, non prevista in altri documenti ufficiali, da riempirsi con acqua quale opera per mitigare un danno ambientale non necessario che potrebbe addirittura risultare doppio qualora allo scempio rappresentato dall’inutile colata di cemento ed asfalto si aggiungesse in invaso artificiale di acqua in una zona geografica di tamponamento della palude verso il Po.
Contribuire a potenziare l'efficacia viabilistica della zona a sud del capoluogo di Mantova per eliminare in modo permanente le congestioni da traffico che quotidianamente e con troppa frequenza si verificano nella nostra città e nell’hinterland, attraverso il completamento definitivo e non parziale e scoordinato come sta avvenendo oggi, dell’asse interurbano.
In data 16 febbraio 2007 in qualità di capogruppo consigliare provinciale del Pdci,
ho presentato l’allegata mozione consigliare in cui si sollecitaba il consiglio a riconsiderare il tragitto autostradale proposto, in virtù dei numerosi elementi negativi esposti anche nelle presenti osservazioni.
Nel dicembre 2007 i comitati di Bagnolo San Vito, Curtatone e Virgilio hanno presentato al consiglio della Provincia di Mantova, ai sensi dell'art. 70 dello Statuto dell'ente, una proposta di deliberazione d'iniziativa popolare corredata da 2.500 firme di cittadini (in allegato), poi discussa dal consiglio stesso il 5 febbraio 2008 e respinta con 14 voti contro 17 alla quale ho dato il mio voto favorevole.
In estrema sintesi, sia l’interrogazione che la proposta correttiva del tracciato e delle funzioni dell'autostrada Mantova-Cremona nel tratto da Castellucchio all’innesto con l’A22 del Brennero è la seguente:
a) il percorso dell'autostrada sottoposto a pedaggio si concluda al casello di Castellucchio inizialmente previsto dal progetto0 di autostrada e sia quindi soppressa l’ultima modificazione progettuale che vede il casello stesso, di originaria pertinenza di Castellucchio, in località Buscoldo di Curtatone;
b) il tracciato viario prosegua come tangenziale libera da pedaggio, parallelamente alla ferrovia Milano - Mantova sino all’innesto con l’Asse Sud da poco realizzato;
c) l’Asse Sud Angeli - Valle dei Fiori, opportunamente riqualificato se necessario, sia incorporato come parte integrante del raccordo tra le due autostrade (Mantova - Cremona e A22);
d) si completi l’Asse sud dalla Valle dei Fiori all’innesto con l’A22 presso S. Biagio. Il percorso di tale intervento deve essere il meno impattante, per quanto possibile, sul piano ambientale. Va quindi ripreso in considerazione il tracciato previsto dal protocollo del '96 al fine di ridurre l'impatto dell’attraversamento delle aree appartenenti al Parco del Mincio e della frazione di Pietole;
e) si mantenga il progetto di bretellina viaria di Virgilio da Cappelletta, prevedendone comunque l’innesto con la prosecuzione proposta dell’Asse interurbano presso Pietole di Virgilio.
I risultati che si attendono anche da questa richiesta, unita ad altre simili ed alle precedenti iniziative in tal senso, sono di grande importanza per la collettività mantovana:
Il percorso proposto è assai più breve, dell’ordine di circa 10 km rispetto a quello indicato nel progetto presentato dalla società concessionaria della nuova Autostrada. Questo comporta una significativa riduzione dei costi dell'infrastruttura e un notevolissimo risparmio di territorio nei comuni di Curtatone, Virgilio e Bagnolo, peraltro di gran pregio sul piano della produzione agricola, che in altro modo sarebbe irrimediabilmente devastato dalla costruzione dell'autostrada.
L'eliminazione del pedaggio e quindi l’accesso libero al raccordo tra Castellucchio e l’A22 fa assumere a questo percorso un'importantissima funzione tangenziale per i comuni - nell’ordine - di Castellucchio, Curtatone, Mantova, Virgilio e Bagnolo. Questo significa che tutto il traffico pesante che ora attraversa gli abitati di questi comuni può essere con successo dirottato su quest'arteria. Tutto ciò è confermato dal paragrafo 2.2 e dalle tabelle al paragrafo 3.4 dello Studio del Traffico presentato dal proponente all'interno dell'inquadramento generale del progetto definitivo (pag. 24 e pag. 50-51).
Tale soluzione porterebbe all'eliminazione dal progetto di tutto il tratto autostradale previsto dall'autostazione di Castellucchio all'innesto sull'A22, corrispondente a circa 15 km di tracciato, e all'eliminazione del vincolo che grava su tutto il corridoio che attraversa questa zona. Un vincolo che, come si sottolineava in un passaggio precedente, costituisce un'ipoteca pesantissima per l'attività e lo sviluppo delle numerose e fiorenti aziende agricole che si trovano distribuite lungo il percorso e che rischierebbero di dover chiudere ancora prima dell'eventuale realizzazione dell'autostrada proprio a causa dell'inibizione forzata degli investimenti produttivi programmati o futuri.
Quanto ai mancati introiti da pedaggio per la società concessionaria relativi al tracciato proposto, essi potrebbero essere recuperati attraverso un lieve incremento delle tariffe sul resto del percorso autostradale da Cremona a Castellucchio, mentre va comunque ricordato che per la stessa infrastruttura di carattere regionale e a proposito della quale appare ormai come evidente, l’impossibilità di qualsiasi proseguimento verso est, non può parlarsi di contribuzione da parte dei soggetti esecutori, giacchè oltre ai contributi pubblici, l’infrastruttura verrebbe “ripagata” dai pedaggi provenienti dagli automobilisti.
Per questi motivi, tale soluzione rimane per la sottoscritta quella preferibile e, qualora ciò possa divenire possibile, da verificare e privilegiare nella valutazione d'impatto ambientale dell'opera stessa, anche alla luce dei possibili scenari futuri della viabilità autostradale dell'area nel suo complesso (completamento del raccordo del Ti.Bre Fontevivo-Nogarole Rocca).
Il progetto definitivo dell'autostrada Cremona - Mantova: richiesta di correzione della parte finale del tracciato (Virgilio-Bagnolo San Vito).
Da ultimo si rammenta che nonostante le assicurazioni provenienti dagli enti interessati alla solerte costruzione della autostrada in questione, tese a far iniziare i lavori dell’unico tratto propriamente autostradale incidente sul territorio mantovano nella prima fase della progettazione stessa, ovvero il tratto finale del tracciato Virgilio / Bagnolo contrassegnato nelle mappe definitive con la sigla D1, non va sottovalutato come il tratto stesso sia eccessivamente breve, in sviluppo lineare, addirittura inferiore a 5 km. Risulta quindi evidente quale devastazione territoriale ed aggressione ambientale irreversibile e senza precedenti avverrebbe a danno di una zona agricola ed ambientale di altissimo pregio, senza portare alcun beneficio reale né in termini viabilistici che infrastrutturali complessivi
Ciò, peraltro, è stato confermato dallo Studio del Traffico presentato dal proponente all'interno dell'inquadramento generale del progetto definitivo e, da non sottovalutare, dei dati definitivi acquisiti a cura degli stessi proponenti l’infrastruttura ed allegati agli atti relativi la medesima, sui flussi di traffico insistenti sul tragitto Mantova – Cremona, decisamente insufficienti a giustificare l’edificazione dell’opera, in fase temporale di continua decrescita a differenza delle diverse aree della provincia, il circondario di Mantova appunto e l’alto Mantovano in direzione Brescia, assediate dal traffico e tuttora senza alcuna prospettiva reale di risoluzione.
Per questi motivi, la sottoscritta Monica Perugini si associa alle precedenti richieste avanzate in questa stessa sede dai Comitati ambientalisti intervenuti, ove si propone che i 4,8 km di tracciato autostradale attualmente contrassegnati con la sigla D1 di cui alle precedenti specificazioni, siano spostati a nord dell’attuale tragitto in modo da dare continuità all'Asse Sud più volte richiamato e di collegarlo in modo diretto e meno impattante rispetto a quanto oggi proposto, al casello dell'A22, con innesto a nord della frazione di San Biagio.
Distintamente,
Monica Perugini
Consigliere provinciale Comunisti Italiani Mantova
Allegati: Mozione presentata dal Gruppo consiliare del Partito dei Comunisti Italiani in data 16 febbraio 2007 su richiesta di modifica del tracciato della autostrada Mantova – Cremona,
Copia del Protocollo del 1996, Proposta di deliberazione d'iniziativa popolare presentata al Consiglio provinciale di Mantova in data 13 dicembre 2007, corredata da 2.500 firme di cittadini della Provincia di Mantova sono stati precedentemente allegati da altri intervenuti a nome dei Comitati ambientalisti.
21 agosto 2008
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5° congresso straordinario del Pdci per l'unità di tutti i comunisti
Monica Perugini e Ilaria Reggiani nel nuovo comitato centrale con compiti di assemblea nazionale verso il partito comunista
Monica Perugini è intervenuta al congresso nazionale di Salsomaggiore del 18/20 luglio 2008
Si è concluso a Salsomaggiore il 5° congresso straordinario dei Comunisti Italiani che hanno approvato al larghissima maggioranza il documento UNIRE I COMUNISTI e rieletto alla unanimità Oliviero Diliberto come segretario nazionale, Il Partito ha deciso di eleggere un comitato centrale con funzioni di assemblea nazionale per la costituzione di un soggetto comunista amplio che sappia affrontare le sfide del prossimo futuro sulla base di un progetto unitario di tutti i comunisti a partire dal PRC, chiamato a congresso in settimana, ma rivolto a tutte le istanze comuniste presenti nella società.
Ai singoli compagni e compagne che credono in un partito a difesa della classe operaria, dei lavoratori, antifascista e per i diritti e che in questi anni hanno abbandonato i due tradizionali partiti comunisti di riferimento, singolarmente oppure dando vita ad altre formazioni, gruppi, movimenti, e tutto a favore di una formazione dalla identità certa, autonoma ed alternativa al PD, una forza che sappia ridare voce alle classi subordinate, alle contraddizioni del neocapitalismo, del neoimperialismo e del liberismo e che tenda nel contempo ad avere una vocazione maggioritaria, capace di parlare un linguaggio nuovo a tutti coloro che sono stati esclusi ed emarginati dalla omologazione capitalistica, che fa riferimento alla destra berlusconiana e fascista ma che vede del PD una forza centrista, moderata, arrendevole e compartecipe delle politiche antipopolari del nuovo bipolarismo parlamentare, mediatico ed economico - sociale.
Molti gli ordini del giorno approvati: fra questi vanno ricordati l'adesione alle proposte del sindacato di base di cancellare l'odiosa legge 30 che tanti disastri ha arrecato a lavoratori e lavoratrici e di attivare iniziative di raccolta firme per il referendum abrogativo in tutta Italia, quelli a favore dei 5 esuli cubani illegittimamente imprigionati negli USA, della Palestina e del Popolo Saharawi.
Del nuovo organismo nazionale fanno parte le compagne Monica Perugini ed Ilaria Reggiani della Federazione di Mantova.
21 luglio 2008
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Il 5° congresso del Partito dei Comunisti Italiani ha approvato un ordine del giorno di solidarietà coi lavoratori e i lavoratrici SOGEFI, Viviverde di Canneto, IVECO Suzzara, Gabbiano Virgilio, Zanellini Mantova e di tutte le realtà in lotta per la difesa dei diritti e del posto di lavoro nella realtà territoriale mantovana e coi lavoratori della Marcegaglia in lotta per la difesa della sicurezza sul posto di lavoro. La situazione locale, infatti, sta diventando drammatica, la legge 30 sul precariato, inasprita dalle ulteriori norme emanate in materia di lavoro e stato sociale e dall'ultimo decreto del governo Berlusconi che ha ripristinato il lavoro a chiamata, eliminato il modello INPS di dimissioni volontarie e tolto le sanzioni pecuniarie agli imprenditori in materia di sicurezza sul lavoro, ha destrutturato il mondo del lavoro, frammentato la classe operaia in una miriade di contratti diversi e tutti privi di garanzie, realizzato come normale la somministrazione di manodopera e il lavoro interinale, così che i lavoratori vengono utilizzati come se fossero "parti" deprezzate del meccanismo produttivo, privati di diritti e garanzie, facilmente sostituibili e rimpiazzabili, senza ammortizzatori sociali e senza la possibilità di usufruire dei servizi e dello stato sociale che pure contribuiscono a mantenere col proprio reddito e questo al fine di relegarli in una posizione sociale sempre più subalterna e priva di potere nel rapporto di forza con le classi dominanti della società globalizzata.
In un simile contesto sociale e politico, dove la classe operaia e il variegato mondo dei lavori non ha più una rappresentanza politica adeguata nelle istituzioni, avendo, proprio quelle forze politiche che avevano come riferimento principale il mondo del lavoro, le classi meno abbienti, il disagio sociale e i loro interessi, perduto consenso ma pure autorevolezza e credibilità, il padronato diviene sempre più aggressivo e prepotente.
Confindustria è partita all'attacco del contratto nazionale di lavoro e del più grande ed importante sindacato di classe dei lavoratori: la CGIL, vero oggetto concentrico di un'aggressione portata da padronato, governo e sindacati confederali, già disposti ad accettare qualsiasi proposta provenga da una controparte priva di scrupoli e purtroppo, anche da un'opposizione istituzionale che non offre alcuna garanzia circa la tenuta di una posizione intransigente a favore degli interessi e delle lotte dei lavoratori e dei diritti che essi hanno conquistato negli ultimi decenni del 900.
I comunisti italiani sono al fianco dei lavoratori, del sindacato e delle loro lotte, consapevoli che solo dal conflitto di classe, dalle rivendicazioni dei diritti calpestati, dalla difesa delle conquiste e delle garanzie ottenute con la lotta, sarà possibile difendere il mondo del lavoro e la complessiva democrazia che oggi risulta svuotata di ogni reale contenuto propositivo, così come sarà possibile ricostruire una rappresentanza politica di classe adeguata alla sfida che i tempi e l'egemonia capitalistica impongono.
Il comitato federale eletto dal 5° congresso straordinario del Partito, su proposta della commissione operaia, è vicino ed esprime completo apprezzamento per il lavoro istituzionale svolto dal compagno Carlo Grassi, assessore al lavoro della Provincia di Mantova, che in questi mesi si sta fortemente impegnando per portare il contributo fattivo delle istituzioni nelle difficili lotte sindacali del territorio, al fine di garantire uno sbocco positivo alle richieste dei lavoratori di tutela del posto di lavoro e delle garanzie legislative, facendosi promotore, insieme al gruppo consiliare del Pdci in Provincia, di concrete proposte sulle reali condizioni del mondo del lavoro nel mantovano e sulla capacità dell'ente pubblico di coordinare e incentivare risposte, consapevoli che solo la presenza e l'impegno di una pubblica amministrazione certamente non neutrale, ma al contrario parte attiva delle politiche territoriali, può rappresentare garanzia di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutti.
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Massimo Mergoni consigliere comunale Castiglione - Giancarlo Latini responsabile provinciale sanità Pdci
Siamo al fianco di Claudio Morselli, il giornalista castiglionese che nei giorni scorsi ha ricevuto una diffida da parte dei legali di Guerrino Nicchio, il gestore della fondazione privata dell'ospedale pubblico San Pellegrino di Castiglione, poichè i suoi articoli getterebbero discredito sulla gestione dell'ospedale castiglionese.
Il problema di restituire credibilità alla sanità privatizzata di Castiglione, tuttavia, non è stato creato dai resoconti della "Civetta", esso esiste da tempo, tanto da essere divenuto luogo comune fra i cittadini castiglionesi che preferiscono farsi curare altrove. Il grande bacino d'utenza del San Pellegrino, infatti, attrae l'interesse solo del 20% dei residenti, prevalentemente di cittadinanza straniera. Non saranno le diffide e i ricatti del gestore Guerrino Nicchio a far cambiare la situazione, inasprita dal malcontento del personale dipendente che sta chiedendo numeroso trasferimento in altre strutture. Proprio come accade a Volta Mantovana, altra struttura ex pubblica affidata al medesimo gestore privato. Ci sarà un motivo se dipendenti da anni in servizio presso quei siti chiedono di essere trasferiti nelle strutture pubbliche di Mantova o addirittura di Pieve di Coriano, rinunciando ad un posto di lavoro che dista 5 minuti da casa!
Siamo dunque in prima fila insieme a Claudio Morselli per chiedere risposte sul futuro della sanità locale, per chiedere di risolvere i motivi per cui una struttura pubblica, costruita coi contributi di tutti i cittadini ma oggi gestita dal privato, non funziona: sinora non sono giunte risposte, a dispetto degli incontri di consiglio comunale che ci hanno costretto, al fine di conoscere la reale situazione del servizio, a chiedere incontri in merito al direttore generale dell'azienda Poma, che ha confermato le nostre preoccupazioni, e al direttore dell'ASL.
Dopo anni di gestione, infatti, il primo rapporto sulle scelte operate anni orsono da centro destra regionale e partiti dell'attuale PD, oggi arriva ed è gravemente insufficiente, soprattutto a Castiglione, dove si fatica persino a conoscere i nomi dei componenti le commissioni della fondazione. Ciò non diminuisce la complessiva gravità di aver privatizzato, da parte della destra lombarda col consenso del PD, ospedali e strutture socio - sanitarie, ritenendo possibile che la qualità dei servizi possa dipendere dalla possibile buona gestione privata: solo l'osservanza del principio della pubblicità del servizio e non l' alea nella reperire un "buon" soggetto privato, infatti, garantisce la prestazione di servizi pubblici di qualità, come dimostra la stessa esperienza mantovana.
Nessuno attacca Nicchio per antipatia: la gestione del San Pellegrino gli è stata affidata per 25 anni e di essa è responsabile, giacchè si tratta di un bene essenziale assegnatogli dalla parte pubblica e che per tale fine deve funzionare con buoni standard qualitativi. L'ente comunale di riferimento e le istituzioni preposte devono controllare in modo continuo e trasparente che tale requisito venga sempre rispettato.
Troppo facile per la maggioranza consiliare di Castiglione proporre ordini del giorno contro la presenza degli immigrati nell'alto mantovano: quì come altrove, essi sono generalmente tutt'altro che delinquenti ma lavoratori, consumatori, contribuenti ed utenti anche dell'ospedale: si interessi, la potente maggioranza di destra che governa Castiglione, dell'andamento reale dei servizi pubblici che la sua politica e la generale compiacenza dell'opposizione moderata, sta affossando, a dispetto dell'esigibilità dei diritti e dello stesso principio di eguaglianza.
25.5.08
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Il segretario provinciale del Pdci Massimo Mergoni (consigliere comunale a Castiglione) e il responsabile della sanità Giancarlo Latini hanno incontrato mercoledì 23 aprile, il dottor Stucchi, direttore generale dell'azienda ospedaliera Poma, in un confronto richiesto dalla segreteria provinciale di Comunsiti Italiani in merito alla situazione della Fondazione San Pellegrino di Castiglione e dei servizi sanitari dell'Alto Mantovano. Mergoni e Latini hanno fatto presente al massimo dirigente dell'azienda pubblica, quanto la situazione gestionale della Fondazione castiglionese non sia ulteriormente sopportabile: i comunisti italiani hanno ribadito come, giunte a scadenza le nomine delle commissioni di gestione, dopo i quattro anni previsti, la loro composizione debba essere completamente rinnovata e siano rispettati gli insopprimibili principi di trasparenza e pubblicità. Inammissibile, infatti, che il presidente della Fondazione S. Pellegrino Antonio Giatti, a seguito della richiesta da parte delle minoranze consiliari di Castiglione di avere notizie ufficiali circa lo stato del servizio sanitario, metta per iscritto al sindaco e per conoscenza al direttore generale dell'azienda Poma di Mantova, "... che ulteriori richieste delle minoranze, sul tema, siano pretestuose e non possano più vedere coinvolta questa Fondazione". (lettera del 19.3.08 prot. 30). La risposta sarebbe da considerarsi semplicemente irricevibile se non si trattasse di una fondazione privata che gestisce un bene pubblico, cioè di proprietà della collettività. Mergoni e Latini pertanto, censurando l'arroganza di simili, reiterati e gravi atteggiamenti, hanno chiesto al direttore generale di adoperarsi perchè il Poma nomini quale componente delle commissioni della fondazione soggetti che diano garanzie di professionalità, competenza, capacità, imparzialità politica e soprattutto dichiarato interesse per l'aspetto pubblico di un servizio determinante come quello sanitario. Il Pdci poi chiede l'osservanza dei criteri di trasparenza delle nomine e dell'operato delle commissioni, elementi mai rispettati sino ad oggi e verso i quali la fondazione ha opposto un autentico, intollerabile muro di gomma. Il direttore Stucchi si è reso disponibile, per quanto attiene all'Azienda Poma, a rispettare i criteri enunciati al fine della nomina di competenza ed ha auspicato che gli stessi siano intesi in egual misura anche dagli altri enti partecipanti alla Fondazione. Il direttore ha dimostrato di conoscere delle criticità dell'ospedale S. Pellegrino, in particolare per quanto riguarda le condizioni del personale dipendente, tanto menzionare il ricevimento di lettere anonime nelle quali si denunciava la difficoltà della situazione del presidio castiglionese.
Mergoni poi ha rilevato come la recente apertura di un presidio odontoiatrico presso l'ASL di Asola, a seguito del compimento di una indagine dei fabbisogni territoriali dell'alto mantovano, non risolva il problema di un simile servizio pubblico a Castiglione, importante presidio dell'area che dovrebbe comportare un identico servizio pubblico.
Il direttore Stucchi si è dimostrato attento alle richieste e ad intervenire, ribadendo la disponibilità dell'azienda pubblica e la positività del confronto al fine di rafforzare la pubblicità del servizio sanitario. I comunisti italiani non intendono abbandonare la lotta per la sanità pubblica e per i servizi e proseguiranno l'impegno sia istituzionale che sociale per la difesa dei diritti e dei servizi pubblici gratuiti e di qualità.
23.4.08
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Massimo Mergoni segretario provinciale Comunisti Italiani Federazione di Mantova
18.3.08
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La FGCI l'11 febbraio davanti all'ospedale di Pieve di Coriano
Ilaria Reggiani - segretaria provinciale FGCI
In occasione dell' 11 febbraio, giornata nazionale indetta da FGCI e Pdci a sostegno della legge 194/78 e del principio di autodeterminazione della donna, le Federazioni provinciali mantovane hanno organizzato un presidio con volantinaggio davanti all'ospedale di Pieve di Coriano ed al consultorio ASL di Ostiglia.
I Comunsiti Italiani ricordano che la legge sulla interruzione della gravidanza è stata una grande conquista per le donne e l'intera collettività, un passo avanti verso la civiltà, nel rispetto di quel principio di autodterminazione della donna che non può essere intaccato dalla invadenza della politica delle gerarchie eclesiastiche, della destra e dal conformismo del nuovo PD, la cui politica guarda decisamente a destra e contro le conquiste che negli ultimi decenni del '900 la classe operaia, i movimenti delle donne e dei giovani, il sindacato e la sinistra hanno portato e garantiton a tutta la società. la legge ha favorito una riduzione superiore al 60% delle interruzioni di gravidanza e posto fine a quelle becere pratiche dal sapore medievale che troppo spesso ponevano a repentaglio la vita delle donne, oltre a porre una discriminante di classe che favoriva solo le chi, pagando, poteva recarsi all'esterno, mentre lasciava nella più assoluta solitudine la maggior parte delle donne che dovevavo sopportare tale trauma.
Il Pdci si è fatto inoltre promotore di un ordine del giorno a sostegno della legge 194 e della politica di sostegno dei servizi pubblici e dei principi previsti dalla legislazione vigente a partire dal potenziamento dei consultori, della mediazione a favore delle donne immigrate in sanità, della diffusione gratuita della contraccezione alle minori, della "pillola del giorno dopo" e delle altre procedure non invasive presso in consiglio provinciale di Mantova e nei consigli comunali del territorio, affinchè non si smarrisca l'impegno a difesa dei diritti civili e sociali conquistati con la lotta e l'impegno popolare e la politica dei partiti della sinistra, primo fra tuttoil PCI, che l'oscurantismo oggi imperante, non solo a destra, vorrebbe rimettere in discussione: di tutto ciò non ne vogliamo riparlare!
Ilaria Reggiani
segretaria provinciale FGCI
FGCI - Pdci Federazione di Mantova
info tel. 333 \ 5244662
DIFENDIAMO LA 194: LA LAICITA' E' UN BENE COMUNE
La legge 194 difende la libertà e tutela la salute delle donne.
Il volantino diffuso dal Pdci di Mantova dopo l’ennesimo attacco alla Legge da parte della Regione Lombardia
Nel 1978 in Italia le donne dissero basta alle tragiche pratiche delle mammane, al prezzemolo e ai da ferri da calza e ai cucchiai d’oro. Nessuno potrà oggi riportare all’ indietro le lancette della storia, nemmeno l’assordante Vaticano col suo seguito di personaggi ed esponenti politici che non perdono occasione per tentare di limitare la libertà delle donne e attaccare le conquiste che un’intera società democratica ha conquistato.
La legge 194 ha dato risultati importanti:Ø
ha ridotto del 60% il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza per merito della promozione di una sessualità consapevole e responsabile,Ø
ha azzerato i rischi di mortalità femminile causati dalla clandestinità della pratica abortiva a cui le donne erano costrette,Ø
ha previsto come principio lo stesso trattamento alle donne ricche e povere, assicurando loro piena dignità e sicurezza attraverso l’attivazione del servizio pubblico.Difendiamo la legge 194
:Ø
rilanciando i consultori pubblici, istituiti nel 1975 per prevenire l’interruzione di gravidanza divulgando correttamente le conoscenze sulle contraccezione nel rispetto del principio di uguaglianza,Ø
promuovendo e diffondendo la contraccezione nelle scuole e la sua gratuità,Ø
potenziando e prevedendo come servizio la presenza nei consultori delle mediatrici culturali per le donne migranti,Ø
trovando la soluzioni per superare le difficoltà create dal personale sanitario con obiettore di coscienza,Ø
affermando la libertà della donna di scegliere la modalità di interruzione di gravidanza (intervento chirurgico o farmaco Ru486) superando le ipocrisie che ancora oggi ostacolano le procedure non invasive, in particolare non creando impedimenti all’utilizzo della pillola del giorno dopo,Ø
denunciando l’atteggiamento prevaricatorio, strumentale e contro le donne, oltre che contrastante con la legislazione nazionale, intrapreso dalla Regione Lombardia e dalla sua politica reazionaria e oscurantista che ha introdotto nuovi limiti alla procedura prevista dalla stessa legge 194.I/le Comunisti/e Italiani/e chiedono ai partiti ed alle istituzioni tutte uno scatto di orgoglio laico che ponga fine all’attuale sottomissione ai diktat delle gerarchie ecclesiastiche e del Vaticano per riaffermare la laicità dello Stato quale valore assoluto, in difesa della libertà di tutti i cittadini e tutte le cittadine i cui stili di vita e convinzioni non possono essere imposti da morali etiche e religiose che appartengono alle scelte attinenti alla sfera personale ma non alla organizzazione di una società di tutti e tutte.
23.1.0
GRUPPO CONSILIARE del PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI
28/01/2008
Ordine del giorno a sostegno della difesa e della piena attuazione del testo della legge 194 / 1978 e di sviluppo di una politica amministrativa per la difesa e il potenziamento dei servizi pubblici per la tutela della salute della donna nel rispetto del principio di autodeterminazione
presentato da
Monica Perugini, capogruppo dei Comunisti Italiani nel consiglio provinciale di Mantova
Ricordato che:
Ø nel 1978 l’ Italia ha promulgato la legge 194 con la quale si nomava l’interruzione volontaria della gravidanza e le procedure di prevenzione, sostegno e difesa del diritto della salute delle donne,
Ø la legge era stata richiesta da un vasto movimento di opinione, associazioni, partiti e soprattutto dalle donne che hanno detto basta all’uso di quelle tragiche pratiche illegali che molto spesso hanno messo a repentaglio la loro vita, consentendo solo a quelle benestanti di evitare simili rischi ed umiliazioni recandosi presso strutture sanitarie di paesi stranieri,
Ø la stessa legge è stata sottoposta a referendum popolare nel 1981, a seguito di una richiesta di parziale abrogazione al fine di rendere la disciplina maggiormente restrittiva ma che tale richiesta è respinta dal voto popolare,
Ø il Parlamento del nostro paese nei decenni scorsi e in particolare negli ultimi del ‘ 900, ha promulgato leggi fondamentali attinenti ai diritti civili dei cittadini e delle cittadine, adeguando la legislazione a quella degli altri paesi europei e che anche in base al miglioramento delle condizioni materiali del paese, si può affermare non essere oggi possibile riportare indietro le lancette della storia,
Ø non è trascurabile, né ininfluente in merito alle polemiche scatenatesi in queste settimane sul tema della legge 194/78, l’assordante intervento del Vaticano, così come di esponenti della gerarchia ecclesiastica e di rappresentanti politici dei partiti della destra che con i frequenti interventi effettuati non perdono occasione per tentare di limitare la libertà delle donne e attaccare le conquiste che un’intera società democratica ha acquisito e consolidato,
Ø la legge 194/78 ha dato risultati importanti quali:
¨ la riduzione del 60% il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza grazie alla promozione di una sessualità consapevole e responsabile,
¨ l’azzeramento dei rischi di mortalità femminile causati dalla clandestinità della pratica abortiva a cui le donne erano costrette,
¨ l’introduzione del principio costituzionale di eguaglianza, ovvero dello stesso trattamento per tutte le donne, sia ricche che povere, assicurando loro piena dignità e sicurezza attraverso l’attivazione del servizio pubblico gratuito,
Considerato inoltre che secondo un recentissimo sondaggio della SVG condotto su un campione rappresentativo di donne fra i 18 e i 64 anni per la maggioranza delle donne italiane (il 59%) la legge 194 non deve essere cambiata, ritenendo esse che l'aborto sia una libera scelta, necessaria quando la gravidanza mette in pericolo la salute della donna incinta.
Ø nelle dichiarazioni riportate si rammenta come l’aborto costituisca sempre per la donna un dramma che comporta un carico di rimpianti e sensi di colpa che ne rende il ricordo un trauma incancellabile,
Ø
per sei donne su dieci (il
59% del campione) la legge 194 del '78 che rende legale l’ interruzione della
gravidanza deve restare così com'è. Per la
maggioranza delle italiane intervistate (il 43%) l'interruzione di gravidanza è
una libera scelta e per tre donne su quattro si compie per necessità, quando
cioè la salute della donna e del figlio che porta in grembo potrebbero essere
seriamente compromessa dalla gravidanza.
Ø in merito alle polemiche di queste settimane relative l'opinione nei confronti di chi propone una “moratoria per l'aborto” così come avvenuto per la pena di morte, ben il 75% delle italiane si trova in disaccordo con questa posizione,
Ø lo stesso sondaggio mette in evidenza come la percezione comune degli effetti della legge 194 risulti completamente distorta e ciò probabilmente anche a causa dei toni scandalistici con cui ed a cui l'opinione pubblica viene presentata la questione: per la metà delle italiane, infatti, in trenta anni di applicazione della norma, gli aborti sarebbero aumentati, mentre in realtà secondo i dati ufficiali essi sono diminuiti di ben il 44%.
Ø che per il 62% delle italiane intervistate l'aborto non dovrebbe essere consentito nelle strutture private, a pagamento ma dovrebbe essere gratuito ed effettuato nelle strutture pubbliche giacché il medico privato potrebbe influenzare la scelta.
Ø per quanto riguarda a questioni attinenti la sessualità, come ad esempio la pillola abortiva, l'opinione delle intervistate è positiva: per sei donne su dieci ciò rappresenta "un passo avanti". Così come si dichiara che l'aborto rimane una scelta prettamente femminile, tanto che il 60% pensa che la legge non debba prevedere un ruolo dell'uomo nella decisione di abortire e che l 'interruzione di gravidanza resta una scelta che ha delle ripercussioni forti nella vita di una donna, un momento che per otto donne su dieci non si può dimenticare, sia per il rimpianto che ne rimane (47%) che per il senso di colpa (34%) che ne consegue.
Dalla legislazione vigente così come dalla percezione e dal senso comune, dunque emerge con chiarezza come la libertà delle donne rappresenti la misura, l’esempio del grado di libertà e di democrazia di un’ intera società. E proprio per questo toccare la legge 194 significherebbe compromettere la laicità del nostro Stato e quanto rimane oggi in Italia della politica dei servizi e della esigibilità dei diritti sociali in generale.
Pertanto
il Consiglio Provinciale di Mantova
approva il presente testo come ordine del giorno a sostegno e difesa della piena attuazione della la legge 194/78
ed altresì si impegna attraverso le vie istituzionali e politiche perché sia sviluppata e potenziata una politica amministrativa di:
Ø sostegno e divulgazione dei consultori pubblici, istituiti nel 1975 anche al fine di prevenire l'interruzione di gravidanza divulgando correttamente le conoscenze sulle contraccezione nel rispetto del principio di uguaglianza,
Ø promozione e diffusione della contraccezione nelle scuole unitamente alla sua gratuità,
Ø inserimento e potenziamento della presenza del servizio delle mediatrici culturali per le donne migranti nei consultori pubblici,
Ø soluzione e superamento delle difficoltà create dal personale sanitario con l’ obiezione di coscienza,
Ø affermazione della garanzia e conseguente tutela della libertà della donna di scegliere la modalità di interruzione di gravidanza (intervento chirurgico o farmaco Ru486) superando le ipocrisie che ancora oggi ostacolano le procedure non invasive, in particolare non creando impedimenti all'utilizzo della pillola del giorno dopo,
Ø denuncia dell’atteggiamento prevaricatorio, strumentale e contrario al principio di autodeterminazione le donne, oltre che contrastante con la legislazione nazionale, intrapreso dalla Regione Lombardia e dalla sua politica reazionaria e oscurantista che ha introdotto nuovi limiti alla procedura prevista dalla stessa legge 194.
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La politica abitativa a Castiglione non può essere fatta dalle immobiliari
Massimo Mergoni segretario provinciale Pdci - consigliere comunale Castiglione delle Stviere sulla polemica della crisi abitativa
Le osservazioni di Don Giuliano in merito alle giovani coppie castiglionesi sono sicuramente condivisibili a condizione che non ci si fermi alle dichiarazioni di facciata ma si entri nel merito della questione.
Usando il suo metro di misura Don Giuliano ha lanciato l’allarme su un problema che è solo una sfaccettatura del ben più grave problema complessivo: i soldi degli stipendi non sono più sufficienti soprattutto per i più deboli e non solo per acquistare una casa ma anche per vivere. L’ultima rilevazione dell’Ufficio Entrate locale evidenzia che il 67% della popolazione vive con uno stipendio compreso fra i 750 e i 1250 euro. Il dato si commenta da sé.
Questa situazione si presenta in modo assai più grave nel nostro territorio dove tutte le possibilità di acquisto di un’abitazione decente sono condizionate dalle immobiliari che da anni determinano il mercato senza che nessuno intralci il loro operato. Non esiste infatti nessuna offerta di case popolari o di edilizia economica popolare che possa calmierare i prezzi ed offrire ai meno abbienti una alternativa alle speculazioni.
L’affermarsi di tale situazione ha inoltre contribuito in modo negativo allo sviluppo sociale del nostro paese.
Per ovvi motivi, l’interesse di chi ha costruito e venduto le nuove abitazioni in zona 1 Maggio, Fontane e in via Carpendolo, non è andato nella direzione di un parallelo sviluppo sociale dei quartieri stessi, che in questo modo sono diventati zone dormitorio, dove non esiste possibilità di aggregazione. Inoltre è stato operato un sistematico allontanamento della gente dalle zone centrali del paese trasformate in un agglomerato di banche, agenzie di lavoro, agenzie immobiliari ed uffici.
Se si può capire – non ovviamente condividere – l’operato delle agenzie immobiliari che fanno il loro mestiere, non si può giustificare l’assenza ormai annosa di chi, come amministratore pubblico, invece di porre rimedio a tale situazione ha lasciato al mercato immobiliare ogni spazio possibile.
Un’occasione da non perdere per dare una svolta all’assetto urbanistico del nostro paese sarebbe stato il recupero dell’ex OPG. Su quest’area complessiva di 15.000 metri quadrati, sono previsti 11 mila metri destinati ad abitazioni, per complessivi 110 appartamenti, e 3700 mq a negozi. Sicuramente un tale numero di abitazioni porterà un peggioramento della viabilità già caotica; ma il punto fondamentale è che si sarebbe potuto intervenire in maniera profondamente diversa individuando spazi da destinare alla comunità come: una sala civica, un centro per i giovani ed abitazioni di edilizia economica popolare.
A tutt’oggi non è dato sapere chi sarà il soggetto che provvederà all’edificazione di questa area e a quale fascia di mercato saranno destinate tali abitazioni. Tutto questo purtroppo conferma la non volontà di questa amministrazione nell’intervenire in modo diverso in un settore di importanza vitale offrendo reali possibilità a tutti i cittadini.
Massimo Mergoni – Consigliere Castiglione Migliore
12.1.08
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No alla moratoria sull'aborto proposta dal giornalista Ferrara
La legge 194 NON si tocca!
Monica Perugini - capogruppo Pdci Provincia di Mantova
Un' idea di patriarcato spicciolo, "da bar", è il modo più semplice cha ha la stesa simbologia patriarcale e maschilista di fare presa e di riprodursi come luogo comune: chiacchiera non ragionata, stereotipo senza argomentazione e logicità. Tutto ciò si trova nell’ultima idea del giornalista Giuliano Ferrara: chidere adesioni per una grande moratoria sull’aborto. Oltre all' intento di aprire nuovamente un discorso stantio, inoltre, c’è la malafede di coloro che fanno di ogni discorso un’arma contro l’avversario politico. Con lo stravolgimento politico che vede il neo Partito Democratico assai debole su temi come la bioetica e i diritti civili (e non solo... ) e al cospetto del successo internazionale ottenuto dal governo col voto all’ONU sulla moratoria per la pena di morte, Ferrara strumentalizza il tema dell’aborto per aumentare i malumori in senso allo stesso governo, sperando cedano i fragili nervi sui temi di "coscienza".
Dalla manifestazione di novembre, all'interessante dibattito in atto oggi in Italia nelle associazioni e nel rinato movimento organizzato, emerge come le donne siano stufe che corpi e vite vengano invasi da discorsi opportunistici dal volgare sapore oscurantista. Giuliano Ferrara e bigotti vecchi e nuovi, rivolgano la loro crociata altrove ed abbiano almeno il buon gusto di non usare la questione della libera scelta della maternità come argomento di scontro su cui imbastire avvilenti battaglie per il potere politico.
L' 'Italia ha una legge precisa, di buona fattura, ancora attualissima che ha permesso risultati positivi e che dovrebbe vedere maggiori riscontri in tema di prevenzione, tutela della salute delle donne e garanzia di servizi pubblici. La "194" avrebbe sì bisogno di essere modificata, ma laddove ha previsto limitazioni, introducendo il diritto all’obiezione di coscienza che tante storture ha portato all'impianto legislativo, non certo solo da un punto di vista ipocritamente etico, bensì meramente pratico, a danno della pubblicità del servizio socio - sanitario.
Non c’è nesso logico tra la questioni della pena di morte e l'aborto: la decisione che per legge uno Stato prende per togliere la vita a qualcuno che è nato e vanta diritti anche se ha commesso delitti gravissimi e la decisione di una donna di far nascere, amare e crescere un figlio o di non poterlo fare per motivi che riguardano le sue singole e personalissime decisioni di vita e di coscienza, sono argomenti completamente diversi fra loro.
Il paradosso della Legge 40/2004 con cui lo Stato ha preso una chiara posizione ideologica, obbligando di fatto le donne ad accettare le decisioni altrui in tema di fecondazione assistita, non potendo scegliere liberamente di avere dei figli nemmeno in caso di problemi di sterilità, censurata dalla magistratura proprio per la stortura che essa comporta, dovrebbe indurre ad un maggior coraggio lo stesso governo di centro sinistra affinchè la norma sia cambiata, sempre come previsto dall'anncora inevaso programma elettorale....
Anche l' argomento che vorrebbe le
donne vittime di una selezione delle nascite in paesi considerati meno civili
rispetto a quelli europei (?) non regge: questa tragica piaga non si vince con
un’ipotetica imposizione statale alla nascita ma con il miglioramento delle
condizioni di vita ed economiche e con diritti politici effettivi alle donne.
Solo così e con una cultura dell’autodeterminazione, le donne di questi e di
tutti i paesi, saranno libere di scegliere quanti figli avere. Se non saranno
costrette a mandare le loro bambine a prostituirsi o non dovranno venderle come
spose bambine, allora la nascita delle loro figlie sarà una gioia e non un
dolore mortale.
Perchè Giuliano Ferrara non ha invocato
gli universalissimi principi della vita e della difesa degli innocenti quando il
suo governo, vassallo di quello USA, ha avallato quella silenziosissima strage
di innocenti che è la guerra, ancora oggi in corso, in Afghanistan e in Iraq?
Come mai il realismo politico rimane tale per la guerra – ultima e preziosissima
ratio di una politica violenta di cui solo maschilismo e prevaricazione ne
colgono l’essenza – e poi si traforma in melenso idealismo quando da difendere
ci sono dei feti e si parla del corpo femminile?
Quanti cinici realisti, a destra come nel PD, quando si tratta delle bombe in
Iraq, dell' Afghanistan, del martirio della Palestina, diventano idealisti e
mistici quando si tratta del corpo delle donne! La legge 194 non si tocca e sarà
il movimento delle donne insieme alla politica che saprà rappresentarlo, a
difenderla.
1.1.08
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Luca Guerra capogruppo Pdci in Consiglio Provinciale a Milano sull'ennesimo attacco ailavoratori di Milano
L'azienda nata coi fondi dello Stato taglia centinaia di posti di lavoro con un'operazione grottesca e oscura come nello stile del faraone Sawiris, il nuovo proprietario, già sotto inchiesta per l'acquisizione dell'operatore telefonico
Wind, che vuole spazzare via 428 famiglie entro un mese.
Ha fatto sapere ai suoi dipendenti che intende trasferire la sede di Milano tutta a Roma. Con la scusa dei trasferimenti a Roma si svuoterebbe la storica sede di Milano, che perderebbe così l'ennesimo polo delle telecomunicazioni.
Questi "licenziamenti mascherati", perché di questo si tratta, andrebbero a colpire giovani tra i 30 e i 40 anni, per la grande maggioranza titolari di mutuo ipotecario.
Dopo le esternalizzazioni a Vodafone e alla stessa Wind, la Lombardia subirebbe un'altra importante emorragia di posti di lavoro qualificati, nel silenzio assordante delle istituzioni.
Mentre in tv vanno in onda i costosi spot natalizi Wind con spiritosaggini di comici famosi, per i lavoratori di Milano non c'è niente da ridere!
In più dopo mesi di pressioni alle dimissioni e profferte di buonuscita (soprannominata dai dipendenti milanesi "l'era della valigetta"), arriva una singolare assunzione dell'ultimo minuto. Peccato che il curriculum della nuova dirigente dei rapporti coi media Costanza Esclapon faccia venire i brividi: è lei ad aver gestito in passato il bagno di sangue della fusione Banca Intesa-San Paolo. Riuscirà anche stavolta a insabbiare tutto?
La trattativa coi sindacati sta assumendo toni ricattatori e al limite del ridicolo: le cifre delle persone trasferite cambiano a seconda del momento, degli interlocutori e degli umori, a dimostrazione che non esiste un vero progetto industriale.
L'operazione di Sawiris è risultata poco limpida sin dall'inizio, dai tempi della misteriosa acquisizione dall'Enel con la quale è stata aperta un'inchiesta dalla Procura di Roma. Si veda al riguardo la trasmissione "Report" di qualche mese fa. Ancora meno chiara ora che ci si vuole disfare del patrimonio delle torri di trasmissione e delle risorse umane milanesi, che di fatto hanno messo in piedi e portato al successo Infostrada e che ora saranno gli unici a pagarne il prezzo.
Vi prego di dare visibilità a questa scandalosa vicenda. Vi chiedo uno sforzo di sensibilizzazione politica di fronte ad un attacco frontale ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
14.12.07
4° congresso provinciale pdci Mantova – 31 marzo 2007
Monica Perugini – segretario provinciale Pdci Mantova - Direzione nazionale Pdci
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I Ringraziamenti a tutti gli intervenuti e a tutti i compagni e le compagne che hanno partecipato alle fasi congressuali del nostro partito, che hanno lavorato con abnegazione in questo impegnativo ed avvincente anno che ci ha visto ripagati di molte soddisfazioni, prima fra tutte il successo alle elezioni provinciali del 2006 con gli oltre 9000 voti che hanno permesso al nostro partito di sfiorare il 7% dei consensi e di essere il 2° partito della coalizione di centro sinistra che ha garantito all’amministrazione Fontanili di vincere le elezioni al primo turno e così l’ottimo risultato alle elezioni politiche dove pure i voti al partito sono sensibilmente aumentati e per finire la festa provinciale del Pdci che ci ha visto protagonisti a Pegognaga, capaci di coinvolgere nuovi compagni e compagne, giovani che hanno apprezzato la nostra proposta politica, sociale e culturale insieme all’inossidabile sezione Enrico Berlinguer di Revere che ha organizzato la festa. | |
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Solidarietà e vicinanza all’Associazione Emergency con la quale il nostro Partito sia a livello nazionale che locale condivide numerosi progetti di solidarietà internazionale e della quale ha sottoscritto l’appello per la liberazione del proprio collaboratore Rahmatul Hanefi che tanta parte ha avuto nella liberazione del giornalista italiano Mastrogiacomo, |
· Così come inviamo la nostra solidarietà ai lavoratori delle RSA mantovane e ai familiari, ai ragazzi ed ai dipendenti della Casa del Sole che la politica liberista di privatizzazione di tutti i servizi socio sanitari e preventivi sta duramente colpendo, mettendo a repentaglio l’esigibilità dei diritti da parte di tutti i cittadini, ai dipendenti del Comune di Ostiglia a cui la giunta di centro destra non vuole riconoscere i diritti acquisiti previsti dal contratto di lavoro, ringraziando al riguardo la compagna Ilaria Reggiani per l’ottimo lavoro che sta svolgendo insieme a tutti i compagni del destra Secchia, ai lavoratori dei calzifici e dell’indotto presente nell’Alto mantovano che stanno attraversando una profonda crisi occupazionale all’interno di un comparto che, al contrario, ha visto registrare i maggiori profitti degli ultimi anni da parte degli imprenditori del settore che massimizzano il profitto ed invece di reinvestire in un territorio che li ha sempre agevolati oltre che nella necessaria sicurezza che ha visto in particolare la zona di Castiglione registrare gli incidenti sul lavoro più gravi, delocalizzano all’estero, dove diritti e salari sono inferiori e non supportati da garanzie legislative e chiedono e/o impongono la restrizione degli stessi diritti anche nel territorio, attraverso la chiusura e/o il fallimento degli stabilimenti vanificando di fatto anche i diritti derivanti dai contratti di lavoro a tempo indeterminato. Ed a questo riguardo intendo sottolineare il lavoro svolto dal nostro assessore compagno Alberto Longhini che per la prima volta ha portato la Provincia a sottoscrivere atti di sostegno ai lavoratori ed alle lavoratrici dei calzifici in crisi.
· Al compagno Luca Guerra, consigliere provinciale Pdci di Milano, colpito da infami atti di vandalismo fascista, e per il quale parteciperemo alla manifestazione antifascista di martedì prossimo.
Introduzione: l’identità comunista
Il nostro congresso si svolge in una fase assai delicata per la situazione che sta attraversando il governo Prodi, per la sinistra e per la politica nel suo complesso.
La pratica concomitanza col congresso DS che sancisce la nascita del nuovo soggetto politico del PD, a mio avviso già effettivo e concreto nei fatti e la crisi delle soggettività che hanno elaborato in questi anni un progetto politico alternativo, legato ai temi del lavoro, dei diritti, della pace e della difesa dell’ambiente, sembra sovvertire tutti gli schemi vigenti anche nel recente passato e imporci di guardare ad un futuro diverso, a possibili riaggregazioni e soprattutto alla capacità futura dei soggetti politici autenticamente legati ai valori della sinistra, di contare davvero e concretamente nelle scelte politiche e programmatiche, nei contenuti veri che questo paese potrebbe elaborare e presentare grazie a quel governo di centro sinistra che tante speranze aveva generato nel popolo della sinistra, di quell’ elettorato che lo avevo spinto alla vittoria, esasperato dal neo peronismo populista di un esecutivo divenuto insopportabile, come quello di Berlusconi e delle peggiori destre politiche che il nostro paese aveva conosciuto dalla Liberazione in poi.
Molto però il berlusconismo e la sua sotto cultura, hanno lasciato nel tessuto sociale, amministrativo, culturale del nostro paese, esso ha sferrato un colpo micidiale alla stessa concezione della politica e del suo significato, che non pare azzardato affermare, stia vivendo il periodo di degenerazione massima, anche all’interno delle componenti della sinistra e soprattutto abbia smarrito quel contatto con la sua base ed in particolare con quel popolo della sinistra che aveva animato la “resistenza” durante i 5 anni di odioso governo di classe, sorretto dal sogno e dalla speranza concreta che con un governo di centro sinistra il nostro paese avrebbe potuto aprire una nuova pagina, vivere una nuova stagione diretta alla costruzione di un paese di eguali, basati sul riconoscimento della forza vitale della nazione: il mondo del lavoro, dei diritti, della pace, una società che presenti un nuovo rapporto fra società e politica, fra società e potere.
Non è stato così.
Il collante che ancora oggi tiene unito un centro sinistra, fatto di anime fra loro diversissime, rimane l’antiberlusconismo, il terrore del ritorno di una destra che fa paura e per la quale il motto del “peggio a cui non c’è mai fine”, si addice più che mai.
La pseudo crisi di governo del febbraio scorso, l’uso spregiudicato che si è fatto di essa da parte dello stesso esecutivo, gli infingimenti utilizzati per tentare di ribaltare sulla sinistra alternativa la responsabilità di uno scivolone organizzato quanto invocato ed orchestrato da altri, alla evidente ricerca di un alibi per giustificare la sterzata a destra nei contenuti del programma da attuare e l’accreditamento delle forze “moderate” dell’opposizione quali possibili sostituti della sinistra nel governo del paese, hanno messo in chiaro, l’evidenza del terrore allo stato pure che si è riaffacciato nei sentimenti del nostra gente.
Le critiche del giorno prima ad una politica ritenuta da molti elettori troppo moderata, ai tentennamenti sulla guerra, all’appoggio dichiarato a Confindustria ma non ai lavoratori e al sindacato, sono stati sostituiti dal dichiarato terrore per il possibile ritorno di Berlusconi e anche da una sorta di iper autocritica sulle capacità / non capacità di governare da parte della stessa sinistra, quasi che compromesso al ribasso, accettazione del peggio, sdoganamento di un passato che non ci fa onore, abiura dei valori e addirittura dei simboli che rappresentano la cifra di quell’ impegno che ha inserito il nostro paese nell’ambito della società civile, debbano gioco forza divenire una sorta di imperativo tutto italiano, ogni qualvolta, le forze del centro sinistra giungono a governare il paese, quasi che la consapevolezza di sé, quella che una volta si chiamava coscienza di classe e capacità critica, valgano solo per la controparte, per le destre, mentre nello schieramento di cui noi facciamo parte, la deriva e lo slittamento a dare per scontata l’organizzazione capitalistica del mondo, anche nelle sue forme più becere, disumane ed odiose, divengono normalità e dato scontato. E questo, per così dire, vale per tutti i partiti, in proporzione ai contenuti di riferimento, ovvero alla compatezza ideologica e/o valoriale della politica svolta da ciascuno, destando crisi, lacerazioni, delusioni e continue messe in discussione: dai DS, chiamati alla fusione con la Margherita nel Partito Democratico e ad una nuova prevedibile scissione, a Rifondazione pure in piena discussione, fino a noi, che giungiamo a questo 4° congresso con la parola d’ordine dell’identità comunista e dell’orgogliosa differenza che la contraddistingue nel difficile compito di essere unitari, sì per fermare le destre, ma soprattutto per dare alla lotta la prospettiva autentica e convincente, di poter creare un mondo diverso, legato a rapporti di forza profondamente altri rispetto agli attuali, di rafforzare i fondamenti ideali e culturali perché divenga reale la proposta di quello che Gramsci chiamava l’ ordine nuovo.
Il conflitto di classe e il governo, il Partito e la mobilitazione del movimento e dei lavoratori
Questo governo rappresenta il punto più avanzato di un quadro politico che certo non ci entusiasma e che peraltro la cui politica è sensibilmente cambiata dopo la sua stessa costituzione. Tuttavia dopo il 21 febbraio le contraddizioni che lo caratterizzano, oltre a quelle che continuano ad investire il paese, hanno peggiorato tale quadro.
In precedenza la politica dello stesso governo era spacciata dalla gran cassa dei media come subordinata alla sinistra estrema, anche se ben sappiamo come non fosse così: ricordiamo la legge finanziaria che noi comunisti avevamo giustamente definito con luci ed ombre e che oggi, soprattutto relativamente la politica e i bilanci degli enti locali, si dimostra essere tale, arretrata e foriera di preoccupazioni non sottovalutabili, quella finanziaria era stata dipinta come sovietica, tanto da ipotizzare una sorta di fase 2 che avrebbe visto il riscatto delle forze moderate.
Oggi invece, dopo aver scongiurato il pericolo di riconsegnare il paese a Berlusconi e con una destra più che mai divisa dove una sua parte (prima Follini e ora l’UDC), si appresta a intese più o meno ravvicinate con la maggioranza, siamo ai famosi 12 punti di Prodi / Padoa Schioppa, innegabilmente di contenuto diverso da quel programma elettorale che già rappresentava un equo compromesso condiviso e che oggi rischia addirittura quello sì, di apparire sovietico.
La scelta che abbiamo fatto, va ribadito, essere stata giusta perché abbiamo evitato di farci percepire dalla nostra gente e non solo, come inguaribili guastatori, irresponsabili nel correre il rischio di consegnare il paese alle peggiori destre reazionarie, ma dobbiamo altresì ribadire come quei 12 punti, pur generici, indichino un netto spostamento a destra rispetto al programma dell’Unione.
Come anticipato, l’ingresso di Follini in maggioranza se da un lato rappresenta una condizione per tirare avanti, dati i numeri del Senato, dall’altro è in tutta evidenza una virata moderata voluta dai poteri forti del nostro paese e molto ben orchestrata, in occasione della crisi di febbraio.
Ora come comunisti non possiamo accettare tale condizione come “male minore” per prendere tempo in attesa di condizioni migliori che sappiamo perfettamente non arriveranno.
La proposta unitaria che abbiamo avanzato per tempo, assai prima delle interviste a tinte varie fatte in questi giorni dagli esponenti del PRC (ma quella di ieri sull’Unità esplicita da parte di Bertinotti) ed in particolare la forma della confederazione della sinistra, oggi diventa impellente.
Essa potrà significare un passo importantissimo per avere una forza di pressione maggiore sui nodi da affrontare nei confronti del governo o meglio della sua maggioranza moderata.
Questo è un processo urgente, a livello nazionale quanto locale, nel quale dobbiamo insistere sui contenuti, sui programmi e sugli obiettivi per i quali facciamo politica a sinistra e significativamente nel partito che si rifà alle idee ed ai valori dei comunisti italiani.
Nei confronti del ripiegamento al centro da parte della maggioranza, perché quel cambiamento e quella discontinuità a cui l’intero centro sinistra si richiamava in periodo elettorale, occorre un movimento più forte, maggior partecipazione e maggior conflitto sociale da parte di quel popolo della sinistra che quel cambiamento voleva e ancora chiede.
Il 2007 potrebbe essere l’anno cruciale per sapere se questo cambiamento sarà possibile, se il nostro paese potrà finalmente avere, come del resto altri in Europa, per tutti la Spagna, un possibile futuro, progressista, laico, dove ai lavoratori siano garantiti diritti e non beneficenza e dove il lavoro sia un diritto.
L’identità comunista
Dobbiamo dunque sostenere il governo che abbiamo contribuito a far vincere contro le destre, per convinzione e per responsabilità, consapevoli della nostra forza e capacità politica ma certo NON in termini subordinati,
e proprio perché comunisti, proprio in forza di quella differenza di cui il primo a parlare è stato Enrico Berlinguer, dando sempre il nostro contributo unitario per spostare più a sinistra possibile un’ equilibrio che di certo non ci avvantaggia, dobbiamo riallacciare i fili con i movimenti, primo fra tutti quello dei lavoratori e delle lavatrici, dei giovani e dei precari, del mondo della scuola e della sanità (anche privata, i cui lavoratori oggi sono mobilitati per diritti e garanzie), divenire noi il punto di riferimento positivo del conflitto sociale. E’ questa l’unica possibilità e condizione non solo perchè un partito comunista possa proseguire il proprio lavoro politico ma perchè esso esista e svolga la propria azione a favore delle classi subalterne come elemento di crescita politica. Del resto il nostro compito è proprio questo, lo è sempre stato: non avremmo rifiutato l’opzione della Bolognina del 1989 e non saremmo stati protagonisti della dolorosa scissione da RIFONDAZIONE nel 98 se non ne fossimo stati convinti.
Il panorama politico e partitico italiano del resto è talmente ampio che le scelte a sinistra rimarranno molteplici, ed anche con l’avanzare del nuovo PARTITO DEMOCRATICO dove le varie culture politiche, le sensibilità di provenienza, faticheranno per un periodo a sciogliersi e a confondersi nella generica ansia modernista e riformatrice di non si sa bene cosa. Quanto meno ciò non accadrà subito per quelle idealità più strutturate e convinte, per quelle che cercheranno di superare l’ ostacolo del così detto meticciato politico, rivolgendosi a quella consolidata rete organizzativa protetta messa insieme da decenni dai ceti politici che anche solo in modo strumentale ed orientato, difenderanno le specifiche provenienze e gli interessi di riferimento.
E d’altra parte, se non saranno più le differenze ideali, le ideologie, di classe e di consapevolezza politica in senso stretto, ovvero le uniche ed originarie categorie della politica a fare la differenza, cos’altro, se non gli interessi, le etichette di provenienza, la difesa di una sorta di rendita di posizione che la politica da bottega che questo decennio ha garantito, cosa marcherà la differenza? Niente.
Tutte le operazioni semantiche, dalla sinistra europea, movimentista, europeista ed assemblearista oggi dimenticate anche da quella parte della sinistra che l’aveva proposta, alla non ben definita sinistra socialista, saranno destinate a fallire se finiranno per ridursi in operazione di ceto, lontane dagli interessi di chi vive sempre di più e sempre peggio la condizione della subordinazione economica, politica e sociale di un mondo colonizzato, la loro politica sarà destinata a virare al centro, ovvero in un futuro non molto lontano, a confluire in unico Partito, infine in quello Democratico.
Proprio quello del resto che è avvenuto con lo scioglimento del PCI e la conseguente deriva da PDS a DS e oggi a PD e che si ripeterà qualora passassero le proposte che aleggiano attorno al binomio Sinistra Europea o Sinistra Socialista, ricordando che proprio da tale idea in Italia si era tentato di disinnescata quella del nuovo partito comunista, cosa in parte avvenuta dalla divisione in Europa delle componenti comunista e di sinistra.
La proposta sarebbe un indefinito ed indistinto soggetto di una sinistra generica, verso il quale è già in fase di abbandono il sostegno e la spinta del movimento alternativo, antiliberista e antigloablizzazione presente nel paese e che in esso non trova più una seria base di elaborazione e critica economica e sociale.
Questo è il panorama che ci troviamo di fronte e che ci impone una riflessione critica: il futuro incerto, difficile, la nostra impostazione ideale cche ci viene dipinta come antistorica, superata, ma come si vede non è così.
La scelta comunista non è superata e non è superabile: e certo non per motivi strumentali, legati ad una di strenua difesa identitaria, ad una sorta di rendita di posizione che non si vorrebbe abbandonare, quando tutto cambia. Semmai è proprio vero il contrario. Quante identità e quante scelte, anche fra loro antitetiche si possono difendere nel generalismo!!!
IL PARTITO
Oggi più che mai si sente la necessità dunque della costruzione del un partito comunista moderno e non di un generico partito della sinistra: il partito comunista deve esistere ed è più che mai necessario in una società che sì, è molto cambiata, si è evoluta/involuta ed ha conosciuto la vittoria schiacciante del capitalismo nella stragrande parte del mondo, ove le politiche economiche liberiste stanno dominando senza alcun freno sociale e legislativo, ma è rimasta quella società descritta come organizzata dal capitale, dall’ imperialismo e da un nuovo e odioso neocoloialismo che trae la propria linfa dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dall’esclusione e dall’emarginazione di strati sempre più ampi della popolazione, di popolazioni intere del pianeta, di intere generazioni, dell’imbarbarimento dei rapporti sociali, collettivi ed anche personali, dalla cancellazione dei diritti e delle conquiste che le lotte condotte dai lavoratori e dalle lavoratrici, dai giovani, dalle donne, dagli oppressi sino al secolo scorso e che hanno condotto all’emancipazione ed alla civiltà, molti vorrebbero cancellare. Di più, la cultura e l’accettazione della globalizzazione anche a sinistra, del pensiero unico a cui nulla si può opporre, rendono oggi indispensabile la critica e l’analisi di ciò che sta accadendo attraverso lo strumento del partito e l’organizzazione del partito comunista.
LA GUERRA e il PENSIERO UNICO
Pensiamo alla guerra, all’Afghanistan, al repentino mutamento di idea in seno a parte della stessa maggioranza sulla considerazione dello stato di paese che fino a pochi mesi fa si diceva essere stato pacificato. Oggi i DS aprono la strada alla discussione sull’introduzione di regole di ingaggio nuove per i nostri militari che finalmente ci si dice essere in guerra: nessun parla della vera motivazione perché i nostri militari sono di stanza lì, e non si vogliono togliere: IL PARADIGMA DELLA GUERRA PERMANENTE PER MANTENERE SALDI GLI INTERESSI DELL’OCCIDENTE A QUALSIASI COSTO, oggi è proprio lì, in Afghanistan, dove il governo locale teleguidato da quello Usa, regge a malapena nella capitale e lascia il resto del paese in mano a quegli stessi banditi che gli americani avevano usato in passato per destabilizzare il paese, armandoli e foraggiandoli con mercato dell’oppio, proprio ora più che mai fiorente in un paese dove non molto tempi fa ci si diceva essere tornata la libertà e per le donne quella di muoversi a volto scoperto!
Nessuna parola si alza per chiedere un’altra politica internazionale, la messa al bando della guerra come strumento per risolvere i conflitti, il ritiro dei militari, di tutti i militari presenti, la riduzione degli armamenti e delle spese militari: in un paese come il nostro che sta al penultimo posto in Europa per salario pro capite da parte dei lavoratori dipendenti, che stenta a decollare in tutti i settori industriali e dell’innovazione, dove i servizi primari, dalla sanità, ai trasporti, a buona parte della scuola sono stati destrutturati e privatizzati, si prefigura un ulteriore aumento delle già ingenti spese militari per portare la pace in un paese che, negli anni, si è voluto e si vuole deliberatamente, mantenere in una situazione di conflitto, al fine di mantenere saldi gli interessi dell’occidente capitalistico e principalmente degli americani.
LA PROSPETTIVA FUTURA
Dobbiamo quindi opporci al pensiero unico, scontrarci con la cultura dominante secondo la quale qualunque azione, dal conflitto sociale alla lotta contro la guerra, si colloca automaticamente contro l’interesse generale.
I lavoratori della Wind che lottano contro i licenziamenti e la distruzione di un’azienda florida svenduta sul mercato azionario, non si trovano di fronte solo gli interessi di quella multinazionale, ma si battono contro il senso comune, purtroppo accettato anche da parte delcentro sinistra, della compatibilità, contro la nuova terminologia per definire i processi odiosi sempre seguiti dal padronato e che oggi chiamano mobilità in uscita quando è licenziamento, flessibilità quando è precarietà, lavoro a chiamata quando è sfruttamento e caporalato, compatibilità ambientale quando è devastazione del territorio e delle sue risorse.
Chi lotta contro la nuova base Usa a Vicenza non si confronta solo con il potere del l’imperialismo americano ma purtroppo con la follia logica di chi ci racconta che non si possono disattendere trattati internazionali che erano stati siglati quando il mondo era diviso in due blocchi contrapposti e che oggi non hanno ragione d’essere, oppure che non si possono ribaltare accordi stipulati da governi precedenti.
Chi lotta per una nuova regolamentazione dei rapporti familiari e di convivenza, si trova davanti il riesumato senso comune della famiglia naturale, addirittura si torna a parlare dopo secoli di diritto naturale, imposta da una chiesa cattolica che dovrebbe avere in Italia la stessa dignità delle altre confessioni religiose, sempre più numerose in un stato multietnico ma ancora non multiculturale e non porre ricatti –accettati- ed intervenire direttamente nelle scelte politiche di un governo che regge uno Stato che sempre da secoli conosce la differenza fra potere secolare e religioso.
Ma il senso comune degli estremisti di centro non molla: non vota per ragioni unitarie come abbiamo fatto noi con responsabilità nelle difficili questioni di politica internazionale, convince gli altri, e i PACS diventano i DICO, i DICO voluti dal governo si svuotano di significato ed andranno in Parlamento allo sbaraglio ed anche questa occasione per agganciarci al resto dell’Europa, probabilmente sfumerà.
Altro dunque che non fare più cortei, che tenere i toni bassi come qualcuno ci suggerisce anche al nostro interno: occorre ricomporre la guida del conflitto sociale per il cambiamento della società, fianco a fianco coi compagni di RIFONDAZIONE, della FIOM, della CGIL e del sindacato, dei movimenti, della sinistra sociale e ambientalista: nella logica dei rapporti di forza e dinnanzi alla gravità di una situazione sempre più critica per le classi subalterne, questo è l’unico modo per premere sul governo affinché questo esecutivo non appaghi solo gli interessi di Confindustria e dei poteri forti.
Sarà difficile, ma è possibile, anzi è il nostro dovere, il dovere di un partito a cui il riassetto della composizione politica, la nascita del PD e l’incertezza di una parte della sinistra critica, offre l’opportunità non di inventare un processo a rimorchio delle dinamiche altrui, ma di rafforzare il proprio, di costruire un partito comunista moderno che sia il punto di riferimento del mondo del lavoro, dei ceti sociali anticapitalisti, di aree sempre più vaste di cittadini e cittadine che non si ritrovano nella attuale composizione politica e partitica.
NON rompere dunque il legame col governo, così come vuole la stragrande maggioranza del nostro popolo ma stare coi movimenti, con la parte più avanzata del paese che siamo chiamati a rappresentare, organizzando il conflitto sociale e la lotta positiva per i valori alti della sinistra e del progresso.
Dalle manifestazioni per i diritti civili, i DICO, a quelle ambientali della Val di Susa e contro lo scempio ambientale (pensiamo nella nostra provincia al movimento contro le autostrade inutilim costose e dannose come MN/CR e TIBRE), dal blocco delle ruspe di Vicenza, alle lotte contro i licenziamenti e la precarietà, il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, per la scuola pubblica (pensiamo alla protesta di Bologna), fino alla regina delle battaglie: la lotta per le pensioni, autentica “cartina di tornasole” della strategia moderata del governo e dei poteri forti che esso vuole difendere.
Altro che vecchi contro i giovani, come il martellare del pensiero unico ci stressa da qualche tempo: dobbiamo essere noi a dire che la previdenza va pagata con i contributi e l’assistenza con le imposte come recita la nostra legislazione; le spese per l’assistenza vanno derubricate da quelle previdenziali, cosa che non si è mai voluta fare: scopriremmo che il bilancio dell’INPS sarebbe in attivo ancora per vent’ anni e che le pensioni per i giovani si avranno non a discapito di chi ha lavorato una vita (e già si tenta di mettere gli uni contro gli altri con l’invenzione anacronistica dei lavori usuranti, la cui categoria è tutta da definire) ma solo combattendo realmente la precarietà del lavoro che non garantisce futuro.
E ancora, che la previdenza privata è il più grosso imbroglio che ci potevano propinare, purtroppo anche con l’aiuto di un pezzo del sindacato, maggiormente interessato al business che a difendere i diritti dei lavoratori.
La riforma adombrata, infatti, differirebbe da quella Maroni solo per i tre scalini al posto dello scalone di tre anni nel 2008: essa infatti prevede sempre i 61 anni per la pensione di anzianità nel 2012, i 62 nel 2014 e addirittura coefficienti ridotti del 6 – 8%, altrochè pensioni dignitose!
Queste sono le battaglie che dobbiamo fare, e le dobbiamo fare noi, insieme a quella sinistra di cui dicevamo prima, le dobbiamo fare come partito comunista, non le farà nessun altro.
La situazione politica locale
Il partito a Mantova è cresciuto in termini di voti, di iscritti, ha assunto nuove ed importanti responsabilità: abbiamo due consiglieri provinciali, un assessore provinciale, un consigliere nel comune capoluogo e un assessore, poco meno di una decina di consiglieri comunali e parteciperemo alle elezioni amministrative di Castiglione con Massimo Mergoni candidato sindaco della lista unitaria della sinistra, di Goito, Sermide e Gazzuolo dove ringraziamo il compagno Tartarini, assessore ai servizi sociali che in quel comune ha portato il Pdci a superare il 15% dei voti e che dopo decenni di consiglio comunale lascia (certo non la militanza), agevolando l’ingresso di un gruppo di giovani che sosterremo.
In relazione alla nostra linea politica va detto che, soprattutto negli enti maggiori, gli amministratori non devono e non possono sentirsi slegati dal partito, non sono un corpo estraneo: questo vale per ogni formazione politica è ovvio, ma principalmente per la nostra, che si trova ad amministrare accanto ad un Ulivo che, soprattutto in Provincia, in molte occasioni dimostra di aver smarrito la linea guida del programma sottoscritto insieme e percorre atre strade, assai moderate e accondiscendenti verso gli interessi dei poteri forti locali (la vicenda dell’acqua pubblica e le aperture all’UDC della settimana scorsa ne sono la riprova). Noi non amministriamo per noi stessi, non sovrintendiamo ad una quota di programma che ci è stato assegnato, amministriamo per la collettività mantovana, lavoriamo perché i nostri obiettivi si realizzino, ma soprattutto perché i pericoli di una deriva moderata accelerata dalla nascita del PD, non travolgano i valori che il nostro elettorato ci ha chiamato a difendere. Gli enti pubblici non sono di proprietà di nessuno, nemmeno di quelli che fanno la voce grossa, restano, come spesso ci ricorda Massimo Mergoni, anche quando il mandato scade e noi dobbiamo far sì che restino in base ai principi che ci hanno tenuto unito nel sottoscrivere un programma e nel fare delle scelte compiute. I colpi di mano non vanno accettati: ciò è faticoso ed impegnativo, sovente avvilente ma è il motivo per cui sediamo su quei banchi, per contro, dovremmo spostarci su altri.
Per questo ringrazio il lavoro svolto dal compagno Mazzoni consigliere comunale a Mantova sulla questione dell’acqua pubblica e della autostrada MN/CR, a proposito della quale i giochi non sono fatti, a dispetto di quanto si dice ed è nostro dovere percorrere tutte le strade per evitare lo scempio visto che ora possiamo farlo mentre nell’amministrazione passata non ci è stato permesso, così come il compagno Roberto Pavani consigliere provinciale, per la serietà del suo generoso ed intelligente impegno in Provincia come nel comune di Quingentole.
Ci saranno altri, tanti motivi di confronto sia in Provincia che nel capoluogo, lavoreremo per la ricomposizione, la mediazione preventiva ma auspichiamo che chi ha maggior responsabilità usi un metodo oltre che contenuti diversiva quelli sperimentati finora: in caso contrario non potremmo essere certo noi ad venire accusati di non rispettare un programma che vale e deve essere posto in essere, per questo faremo di certo la nostra parte, come dobbiamo.
Care compagne e Cari compagni,
Vi ringrazio dunque per la pazienza che del resto avere sempre dimostrato nei miei confronti e per ciò quanto abbiamo costruito insieme in tutti questi anni: abbiamo ricostruito un partito che era stato devastato, che esempi emblematici del degrado che la politica ha assunto in questi anni, anche a livello locale, avevano considerato un taxi da prendere come veloce scorciatoia verso una comoda busta paga, gli abbiamo riconsegnato la dignità che merita e gli abbiamo dato un gruppo dirigente vero, convinto e preparato.
Oggi dimettendomi potrò dedicarmi con maggior impegno al lavoro di assessore a sostegno totale e sentito alla giunta di Fiorenza Brioni e al lavoro di capogruppo in provincia che ci vede impegnati progetti determinanti per il nostro territorio: la segreteria provinciale del partito, unitariamente propone come nuovo segretario il compagno Massimo Mergoni, la cui storia politica, serietà, competenza, abnegazione verso questo partito non hanno bisogno di commenti e a cui vanno gli auguri di tutti i compagni e le compagne per il gravoso compito che lo attende, essendo stato indicato dai partiti castiglionesi della sinistra unita come candidato sindaco, alle prossime elezioni amministrative.
Care compagne e Cari compagni,
Questo congresso dunque parte col piede giusto, ci consegna la prospettiva di un ruolo importante che dovremo svolgere, nella convinzione della necessità del rafforzamento delle nostre idee, dei nostri valori, dei nostri simboli: la società permane ingiusta, anzi le contraddizioni sono aumentate e le disuguaglianze anche, il mondo è schiacciato dagli imperativi capitalistici e toglie ai deboli ogni possibilità espressione: come può dirsi in queste condizioni che non serve oggi un partito comunista ?
Non solo serve ed è indispensabile ma la sua esistenza è imprescindibile per dare forza e capacità critica a tutta la sinistra.
Guardiamo all’occidente: guardiamo alla Gran Bretagna e agli USA: dove non ci sono più i comunisti, non c’è più la sinistra.
Care compagne e Cari compagni,
apriamo oggi un dibattito che ci porterà al congresso regionale e poi a quello nazionale, nella convinzione delle nostre idee e dell’importanza del nostro ruolo.
Grazie a tutti e buon congresso a tutti e a tutte.
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i lavoratori ed alle lavoratrici in lotta per il posto di lavoro presso i calzifici dell'alto mantovano in crisi e/o in fallimento a causa delle scelte di una classe padronale che in questi anni ha massimizzzato il profitto senza reinvestire nel territorio che tanto aveva contrbuito al rafforzamento delle stesse aziende che ora delocalizzano all'estero, in paesi dove garanzie, diritti e salari dei lavoratori sono inferiori a quelli italiani, svuotando completamente di importanza i contratti a tempo indeterminato che rischiano di valere quanto quelli precari e a tempo determinato che stanno divenendo la maggioranza nel nostro paese; | |
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gli ospiti, i familiari, i dipendenti delle Case di Riposo della nostra provincia e della Casa del Sole di Curtatone che a seguito della politica socio sanitaria svolta dalla Regione Lombardia, rischiano pesanti aumenti tariffari, l'imposizione del tiket sui trattamenti riabilitativi e addirittura il ridimensionamento e la chisura dei servizi, non essendo stati sostituiti i fondi in precedenza previsti dalla normativa statali sulla disabilità e dalle leggi di settore; | |
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i dipendenti del Comune di Ostiglia a cui la giunta di destra non vuole riconoscere i diritti previsti dal contratto di lavoro; | |
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la lotta dello SPI CGIL e dei sindacati dei pensionati che hanno indetto una manifestazione regionale per il prossimo 12 aprile a Milano contro il rifiuto della Regione Lombardia di attivare un confronto col sindacato sui gravi problemi consistenti nella mancata istituzione del fondo per la non autosufficienza, del taglio dei finanziamenti per servizi di riabilitazione e della insopportabile situazione consistente nella mancanza di tutele e garanzie per gli innumerevoli lavoratori e lavaratrici atipici e precari. |
I Comunisti Italiani ribadiscono il loro impegno a favore dei lavoratori e delle lavoratrici, contro la precarietà, per il riassetto dei servizi affinchè le forze di centro sinistra propongano una politica di tutela delle fascie deboli della cittadiannza che soffrono la privatizzazione dei servizi socio - assistenziali e sanitari, gli aumenti di rette e tariffe, l'introduzione di tiket che di fatto stanno riducendo il diritto alla salute ed all'assistenza alle solo classi abbienti.
Le scelte della Giunta della Regione Lombardia che proprio in questi giorni porta in consiglio l' approvare la legge sul federalismo, zeppa di violazioni costituzionali, rappresentanto un campanello d'allarme per tutto il paese, così come era avvenuto per la sanità e rischia di ripetersi per il diritto all'acqua pubblica ed all'istruzione che la giunta Formigoni vuole privatizzare e istituzionalizzare come scuola e formazioen classista.
Contro questi immani pericoli per la democrazia, non sono permessi indugi e compromessi da parte dell'intero centro sinistra che deve rispondere con una politica chiara a favore delle fascie deboli che lo hanno votato sorrette dalla speranza del cambiamento e del miglioramento della qualità della vita di lavoratori, pensionati, giovani e categorie fragili della società.
Il congresso provinciale del Pdci, inoltre, esprime tutta la propria solidarietà all'associazioen Emergency e chiede
la liberazione del responsabile afgano dell'ospedale di Lashkargah
Rahmatullah Hanefi che ha avuto un ruolo fondamentale per la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo.
Il Pdci chiede al governo di tutelarne l'incolumità fisica e di chiederne l'immediata liberazione e di agire anche per la salvezza dell'interprete di Mastrogiacomo, Adjmal Nashkbandi non ancora rientrato dalla sua famiglia.
4° congresso provinciale del Partito dei Comunisti Italiani
Mantova, 31 marzo 2007
Ufficio stampa Pdci Mantova
info tel. 333 5244662
4° CONGRESSO PROVINCIALE DEI COMUNISTI ITALIANI
FEDERAZIONE DI MANTOVA
31 MARZO 2007, sala civica di Porta Giulia Mantova
IL COMITATO FEDERALE
Massimo Mergoni segretario provinciale
Monica Perugini Mantova
Giancarlo Latini Castiglione delle Siviere
Fausto Motta Suzzara
Claudio Delegati Suzzara
Marisa Bedotti Mantova
Carlo Grassi Buscoldo
Alfonso Gelati Porto MN
Tonino Fornari Porto Mn
Franco Bambagini Porto MN
Luciana Cavalieri Viadana
Karim Abouelala Viadana
Ilaria Reggiani Ostiglia
Lucia Fiorio Goito
Alberto Piccinini Revere
Mario Broini Revere
Massimo Trevisi Roncoferraro
Andrea Grandi Mantova
Francesca Perugini Mantova
Claudio Mastri Mantova
Virginio Barbieri Monzambano
Stefano Boccafoglia Virgilio
COMITATO REGIONALE PdCI della LOMBARDIA - 4° CONGRESSO REGIONALE, MILANO - 22 APRILE 2007
Silvia Achilli Lecco
Nicola Alfano Milano
Alberto Basso Milano
Anna Bernasconi Milano
Osvaldo Bertolazzi Milano
Vito Cafaro Lodi
Alessandro Caliandro Pavia
Cosimo Cerardi Varese
Sergio Clerici Milano
Linda Colasanto Pavia
Carlo Colosini Brescia
Francesca Corso Milano
Desirè Crisafulli Varese
Daniela Amati Bergamo
Maria Teresa Farina Milano
Ruggero Flora Brescia
Maurizio Forcella Brescia
Paolo Fornelli Pavia
Franco Bosisio Bergamo
Mattia Gatti Milano
Alfonso Gelati Mantova
Massimo Gentili Milano
Elio Giacometti Varese
Luca Guerra Milano
Attilio Guggiati Sondrio
Osvaldo Lamperti Milano
Giancarlo Latini Mantova
Giampietro Magni Milano
Rita Magnani Milano
Maurizio Mariotto Milano
Ennio Melandri Varese
Massimo Mergoni Mantova
Vincenzo Moriello Milano
Manuela Nava Milano
Pierangelo Ongari Cremona
Franco Paolucci Como
Monica Perugini Mantova
Luigi Pestalozza Milano
Alberto Piccinini Mantova
Daniela Polenghi Cremona
Michele Proietto Milano
Ilaria Reggiani Mantova
Mattia Scaravaggi Bergamo
Valeria Scotti Pavia
Mauro Stucchi Milano
Simona Talamucci Milano
Rosario Traina Milano
Anna Trotta Milano
Alberto Visco Gilardi Varese
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Giovedì mattina dalle 9.00 alle 12.30 i Comunisti Italiani saranno in V.le Risorgimento
per un presidio con raccolta di firme
al fine di attivare un impegno contro l’ennesimo scempio che la Provincia tenta di definire nel territorio a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato.
La soluzione proposta appare impresentabile: 3 autostazioni in una città piccola come Mantova potrebbero apparire una barzelletta se non compromettessero la viabilità di una zona già pesantemente intasata dal traffico di passaggio come quella in prossimità di P.le di Porta Cerese (già aggravata dalla presenza del passaggio a livelllo), oltre che intensificare il passaggio degli autobus sulle arterie costituite dai viali che attorniano la città e rappresentare grande scomodità per gli utenti. Che fare se arrivati a un capo della città si deve prendere la coincidenza di un altro autobus che sta dall’altra parte?
Una zona densamente abitata come viale Risorgimento non è assolutamente in condizione di sopportare una simile peso infrastrutturale e la presenza di una psudo – stazione, caratterizzata da servizi precari che genererebbero inevitabile degrado, come accade in ogni altra situazione di tale tipo.
La proposta dei Comunisti Italiani è quella di far si che la Provincia riveda l’assurdità proposta e progetti un’ unica autostazione, rapportandosi con gli altri enti e soggetti interessati compresi sindacati dei lavoratori del trasporti ed associazioni dei consumatori, nell’area “naturale”, adiacente alla stazione ferroviaria. Prima di vendere l’area ai privati, un ente che riveste competenza di programmazione e coordinamento, solo questo avrebbe dovuto fare: concordare in che modo sostituire la struttura ceduta con un progetto compiuto che ne potesse svolgere in modo efficiente la medesima funzione, facilitando sia gli utenti del servizio pubblico di trasporto che alleggerendo il traffico degli autobus che grava sulla città.
Ci pare, al contrario, che la Giunta delle Provincia di Mantova, con le valige in mano, non perda occasione per attaccare le aziende a capitale pubblico (i casi di APAM e TEA sono eclatanti) e ben poco tenga in considerazione gli interessi di lavoratori, utenti e abitanti dello stesso territorio che si trovano alle prese con due mega progetti autostradali, quando il programma elettorale non ne prevedeva. In questa fase, infatti, notiamo come la stessa Giunta privilegi società private proponenti aggressioni territoriali che non tengono conto delle caratteristiche ambientali e delle esigenze di perseguire il miglioramento della qualità della vita di cittadini e cittadine.
I Comunisti Italiani porteranno avanti le proprie posizioni sia in piazza che nelle sedi istituzionali: giovedì mattina dalle ore 9.30 alle 12.30 saranno in V.le Risorgimento con un presidio ed una raccolta di firme contro la stazione passante e per la costruzione di una nuova, efficiente e completa autostazione APAM e successivamente presenteranno una interpellanza al Comune di Mantova circa lo stato della proposta di utilizzo dell’area di V.le Risorgimento per la stazione passante e le relative pertinenze.
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di Carlo Grassi in vista dei prossimi impegni del Partito in provincia
Il primo tema, quello su lavoro, disabilità e autonomia, parte dall’urgenza dell'esistenzanella nostra priovincia di una forte situazione di disagio
- troppi ragazzi non vanno a scuola, per loro le porte di un lavoro qualificato non potranno mai aprirsi e dunque stanno a casa, senza far niente, nell’attesa di risposte che la nostra società non dà-.
Dopo aver frequentato le medie e qualche anno di superiori, si trovano infatti senza integrazione sociale e senza relazione, facile preda di derive pericolose, comunque senza futuro. Verso l’emarginazione con l’accentuarsi di patologie più gravi. Le esperienze di Maura Gola della Coop Arianna, di Giorgio Danani del Villaggio Sos e di Daniele Goldoni di Alce nero – SolCo sono state al proposito significative.
L’obiettivo quindi è l’integrazione sociale: andare oltre l’assistenza e l’accompagnamento
attraverso la creazione di lavori che valorizzino le abilità di questi ragazzi, superare il concetto di scambio “borsa – lavoro/disabile” proposto ancora oggi, ad esempio, dalla stessa Provincia di Mantova che nemmeno si presta ad i inserire nuove modalità di intervento territoriale sulla falsariga di quanto avviene nella vicino Reggiom Emilia o in Toscana.
L’ appuntamento sul futuro delle politiche ambientali del nostro territorio ha visto la presenza e il saluto del Sindaco di Curtatone Gatti e di assessori e consiglieri del Comune oltre a tutti i segretari provinciali dei Partiti di sinistra dell’Unione. E gli interventi qualificati hanno risposto alle aspettative del pubblico: l’iniziativa ha sottolineato il grande attaccamento della cittadinanza verso un territorio su cui incombono scelte estranee, fatte da altri e che potrebbero snaturarlo in modo irreparabile.
L’ illustrazione del consigliere delegato Roberto Scipioni circa la posizione e la proposta di modifica del tracciato da parte di Curtatone circa l’autostrada MN/CR ha trovato il consenso di Pdci, Verdi e Rifondazione in quanto risolverebbe il problema del traffico, senza devastare il territorio, intervenendo su aree meno popolate e di inferiore pregio ambientale e comporterebbe costi minori.
Questi dunque sommariamente i temi trattati alla nostra Festa: e se è generalmente vero che l’attenzione all’ambiente è attenzione alle persone, lo potrebbe essere ancor di più anella nostra realtà territoriale. Ecco quindi sull’argomento le nostre proposte progettuali che diverranno base fondante del nostro programma elettorale provinciale:
La parola ‘parco’ forse non rende appieno il senso dell’operazione che si vuol fare: oggi è arrivato il mercato, la pressione demografica è cresciuta, la vicinanza con la città e la tecnologia hanno fatto il resto: mentre nel passato le valli di Montanara e di Buscoldo si difendevano da sé, con le piene del Po o degli Osoni, ora è necessario inventare forme di tutela del nostro territorio, dall’attacco del cosidetto sviluppo.
Non bastano le direttive del P.T.C.P (Piano Territoriale di Coordinamento) che esprimono solo delle linee di indirizzo che peraltro la nostra Provincia ha addirittura stravolto proponendo nella stessa rea del Parco l’avvento dell’autostrada MN/CR.
Abbiamo poi visto attacchi violenti in quest’area: le amministrazioni comunali hanno consentito escavazioni, riempimenti, tombamenti di corsi d’acqua censiti dalla legge Galasso!
I manufatti della Bonifica di Roncocorrente, quel sapiente sistema di governo del territorio, cadono in rovina, la chiavica della Rocchetta attende di essere riparata dalla piena del 2000! i Piani di urbanizzazione rosicchiano aree sempre più a ridosso o addirittura interne all’abitato, come avviene a Montanara! Il valore economico dei terreni agricoli è diminuito e i privati fanno il resto: scompaiono così alcuni segni tra i più importanti, quelli che permettono di riconoscerci, di orientarci e di raccontarci, i vecchi ponti di pietra non hanno retto le nuove tecniche agricole e sono stati rifatti in cemento armato: tutto il sistema dei rivali, è stato spazzato via con accanimento, resta ormai solo la riva sinistra della Fossaviva, molti sentieri vicinali sono stati spazzati via.
Per noi dunque il parco va istituito come strumento di difesa del territorio, come salvaguardia dell’esistente, come stop ad usi distruttivi, come riappropriazione di un ambiente che resta bellissimo.
L’operazione “parco” non va considerata in negativo: chissà quali libertà perderemo, quali vincoli ci caleranno addosso, non si potrà più andare a caccia? Al contrario significherebbe riconosce la fruizione culturale e ricreativa della natura e del paesaggio quale “diritto fondamentale dei cittadini” accanto a quelli dell’abitazione, della sanità e dell’istruzione.
Attraverso questa operazione è possibile “restituire” ai cittadini una porzione importante di territorio, per noi irrinunciabile, perché in essa ci riconosciamo e ci ritroviamo, perché ferma essa questo continuo sviluppo non pìù sostenibile.
L’idea parco nasce dalla volontà di mettere uno stop alle espansioni edilizie che hanno cambiato il volto del nostro territorio e ha ricadute positive: igieniche, ricreative, sociali e paesaggistiche.
Certamente vanno progettate iniziative che soddisfino le esigenze delle diverse componenti sociali
Per rimediare al fenomeno dell’impoverimento delle specie, il Parco locale di interesse sovracomunale mette in comunicazione attraverso un corridoio ecologico l’areale del lago con quello del Po: è un parco corridoio, che mette in contatto aree con qualità naturali elevate e rende possibili gli spostamenti della fauna.
Alcuni interventi importanti per il rapporto costi-benefici saranno
Ø la realizzazione di filari alberati, di siepi lungo i percorsi di collegamento tra le aziende agricole
Ø la creazione di piccole zone umide, parallele ai corsi d’acqua permettono la salvezza della fauna ittica nei momenti di magra o asciutta
Ø la riduzione dell’uso di trattamenti fitosanitari almeno per le striscie confinanti con le aree naturali, la differenzazione delle colture, la creazione di fasce vegetazionali-tampone riducono l’inquinamento dei corsi d’acqua
Per un uso ricreativo e culturale vanno promossi percorsi escursionistici a seconda della domanda dei fruitori (geologici, botanici, faunistici, storici…)
Ma il parco è soprattutto un laboratorio di educazione ambientale con obiettivi di
Ø difesa delle componenti paesistiche e dei paesaggi culturali
Ø assicurazione per tutti i cittadini di forme adeguate di fruizione della natura e del paesaggio, fondamentale per il riequilibrio fisico e psichico.
La difesa della natura è compito primario delle pubbliche amministrazioni e di tutti perché si tratta di una risorsa, di una testimonianza di civiltà e di identità del nostro popolo da trasmettere alle generazioni future.
La cura del paesaggio è la prima grande opera da programmare perché è la tutela di tutti i suoi abitanti.
Quante opportunità dunque nell’idea di Parco! E chi potrebbe beneficiarne in particolare da subito fin dalla fase di ideazione? La presa in carico della gestione diretta del parco naturale di Curtatone potrebbe essere il primo passo per un Servizio Formativo,.
Un servizio formativo contro il disagio sociale e l’abbandono scolastico come nuova politica sociale di autentica integrazione fra agio e disagio
Di cosa si occuperebbe questo servizio, quali i progetti? La prima fase del servizio consisterebbe nell’ orientare, tramite una collaborazione stretta con l’Asl e le agenzie territoriali competenti, gli utenti e le loro famiglie verso servizi o enti sociali già esistenti in territorio mantovano, specializzati nella gestione di specifiche disabilità.
Parallelamente attraverso la presa in carico nella gestione diretta del parco naturale del paleoalveo, sviluppando la progettualità insita nel progetto (ovvero dalla didattica dei “percorsi”, alla manutenzione degli stessi, dalla tabellonistica, allo sfalcio dell’erba, alla gestione dei posto-ristoro e di un barr/ritrovo -sul modello “Giardini Gina Bianchi di Suzzara” per incontri, musica, teatro, sperimentazioni….)
Un simile lavoro può trovare una propria ragione nell’ambito degli inserimenti lavorativi di soggetti svantaggiati, collegandosi con l’ente competente per norma, la Provincia (a Mantova oggi estremamente lacunosa in quantità ma soprattutto qualità degli interventi), con le strutture e con le amministrazioni comunali capaci di inserire effettivamente nel mondo del lavoro e con modalità adeguate, il maggior numero di ragazzi possibile.
Un simile servizio sperimentale (ma non troppo) restituirebbe dignità e valore alle persone che, per un motivo diversi, si ritrovano ai margini di una realtà sociale sempre più evidenziata dalla produzione e dall’efficienza e che ignora e vuole ignorare i costi umani e sociali che tale corso comporta con gravi ripercussioni sugli stessi individui e le loro famiglie, aizzando una sorta di irresponsabilità e disattenzione prima di alcune istituzioni e poi dello stesso contesto sociale. I distretti sociali che ancora oggi (fortunatamente) fanno capo all’ASL e coinvolgono i Comuni, potrebbero essere la base progettuale di tale percorso, svecchiando l’istituzione di quell’attaccamento alla “procedura” che tanto piace ma che troppo spesso è completamente scollegato alla realtà sociale e serve solo a un’ennesima operazione di immagine che coinvolge (negativamente) anche il “sociale” e le sue diramazioni.
Ciò che ci muove, rammentando Gramsci nel sostenere tale complessiva proposta politica, è il fatto di credere fermamente in un’occupazione diversamente abile da quella esistente, un’occupazione con tempi diversi e pari dignità, pari diritti, diverse parole, altri pensieri.
Il servizio integrativo/formativo a cui pensiamo, quindi, ha come obiettivo l’ integrazione sociale e l’avvio di una prospettiva di pensiero critica ai concetti attuali di lavoro, autonomia, abilità/disanbilità, insomma di agio e disagio: rendere protagonisti i giovani in situazione di disagio e agio affinché questo comporti delle risultanze di valore e di senso, per tutti, per la società civile che vorremmo.
Partiamo con la “mappa dell’ abilità territoriale” con cui orientare l’integrazione partecipata dei soggetti coinvolti verso un’occupazione specifica
Le relazioni tra i temi espressi, si comprende, come non possa essere ignorata: per noi Comunisti Italiani, oggi più che mai, nei giorni in cui si parla di programma, con molti protagonisti noti della sinistra che “chiedono” ai potenziali elettori di dire e scrivere “cosa vogliono” (a mo’ vecchi tempi di democristiana memoria), replichiamo proponendo un progetto, accontentandoci di un programma che abbiamo l’umiltà di ritenere si sia formato nella passione culturale ma anche nella coerente militanza nel sociale e con ciò contribuire dialetticamente a formare linee di intervento concrete.
6 settembre
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IL PARTITO PIANGE IL COMPAGNO ADRIANO SABBADINI
Il Segretario provinciale Monica Perugini, la segreteria, i compagni e le compagne della Federazione di Mantova del Partito dei Comunisti Italiani piangono il compagno Adriano Sabbadini, scomparso improvvisamente giovedì mattina 16 dicembre 2004. Si tratta di un grave lutto per il Pdci: Adriano era segretario della Sezione di Asola/Casalmoro e componente della segreteria provinciale e tutti noi lo ricordiamo per la grande passione politica e civile, la coerenza, la lealtà e la generosità che lo hanno accompagnato durante una vita dedicata alla famiglia, al lavoro, all'impegno sindacale e politico, all'immutato attaccamento ai valori del Partito che tanto amava e al quale tanto aveva dato. Adriano, capostazione delle Ferrovie dello Stato in pensione, attivista dello SPI CGIL e del volontariato, era stato per oltre 20 anni consigliere comunale a Casalmoro, assessore e vicesindaco a San Giuliano di Piacenza dove aveva risieduto, sempre militando nel PCI al quale si era iscritto dopo lo scioglimento dello Psiup; era stato presidente del Circolo ARCI di Casalmoro, dell'Associazione di Mutuo Soccorso e della locale Sezione dell'AVIS/AIDO: la sua generosità era proverbiale. Aveva aderito a Rifondazione e al Pdci, più volte candidato alle elezioni provinciali e comunali, ha costituito una delle più numerose sezioni del nostro Partito nella provincia di Mantova. Il rimpianto è grande. Siamo vicini alla moglie, alle figlie, ai familiari.
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Il comunicato della Federazione provinciale
La Federazione provinciale di Mantova dei Comunisti Italiani ringrazia tutti i suoi elettori e le sue elettrici che hanno permesso al Partito di diventare il secondo della coalizione di centro sinistra che si è affermata alle elezioni provinciali del 28/29 maggio scorsi, di ottenere lo straordinario risultato del 6.1% e di due consiglieri provinciali, dati dai circa 9500 consensi ricevuti nel territorio provinciale.
I Comunisti Italiani sottolineano come il risultato sia il frutto di cinque anni di impegno e lavoro politico sempre condotti con coerenza e convinzione sui temi del lavoro, dell’ambiente, della scuola, dei diritti civili e sociali; un impegno che ha prodotto un confronto serrato, mai supino a scelte preordinate, evidentemente sorretto da una corretta analisi politica, che l’esito elettorale ha visto compresa e condivisa dall’elettorato legato ai valori della sinistra. Un’autonomia mai disgiunta dalla vocazione unitaria, caratteristica dei Comunisti Italiani che ha dato la possibilità alla coalizione di centro sinistra di affermarsi al primo turno. Ha fatto, poi, la differenza la composizione dell’intera lista, costituita da uomini e donne impegnati nella pubblica amministrazione, nel settore del sociale e del volontariato, della cultura, della scuola e delle professioni insieme ad esponenti di partito, tutti/e legati/e al territorio per rappresentanza, radicamento e riconoscimento, confermando così l’affermazione di chi non disgiunge l’impegno politico a sinistra con la necessità di rappresentare sempre gli interessi del mondo del lavoro e dei lavori e delle classi meno abbienti.
I Comunisti Italiani proseguiranno l’impegno per la tutela ambientale, la lotta contro le autostrade costose, inutili e dannose, le escavazioni di inerti, per il completamento dell’asse interurbano, la difesa del ponte di Torre d’Oglio, il sostegno al lavoro dipendente ed alla formazione professionale, alle politiche scolastiche, sociali e giovanili e formulano ai compagni Roberto “Lobo” Pavani –assessore alla cultura del Comune di Quingentole- e Monica Perugini –segretario provinciale del Pdci- , che porteranno avanti in consiglio provinciale tale impegno, i migliori auguri di buon lavoro.
Partito dei
COMUNISTI ITALIANI
Federazione di Mantova
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Risutati Elezioni provinciali Mantova 28/5/2006
|
Collegio |
voti 2006 |
% |
pos. 2001 |
voti 2001 |
% |
|
422 |
10,24 |
2 |
309 |
4,05 |
|
|
Quistello (Pavani) |
548 |
10,22 |
14 |
187 |
2,46 |
|
S. Benedetto (Guerra) |
587 |
9,90 |
13 |
197 |
2,40 |
|
Curtatone (Grassi) |
478 |
9,73 |
4 |
270 |
3,67 |
|
MN 4(Tenedini) |
268 |
8,54 |
9 |
167 |
2,82 |
|
Marcaria (Delegati) |
422 |
8,02 |
8 |
204 |
2,87 |
|
Porto Mant.(Gelati) |
394 |
7,88 |
11 |
229 |
2,72 |
|
Bozzolo (Tartarini) |
319 |
6,91 |
30 |
100 |
1,42 |
|
MN 3(Usvardi) |
303 |
6,87 |
10 |
207 |
2,79 |
|
Poggio Rusco(Longhini) |
461 |
6,80 |
12 |
213 |
2,65 |
|
Roncoferraro (Signorotti) |
316 |
6,76 |
18 |
187 |
2,34 |
|
Gonzaga (Ferrari) |
405 |
6,63 |
25 |
160 |
1,91 |
|
Viadana 1 (Cavalieri) |
463 |
6,15 |
6 |
256 |
3,14 |
|
Sabbioneta (Cavalieri) |
450 |
6,09 |
1 |
428 |
3,06 |
|
Pegognaga (Mastri) |
420 |
5,99 |
20 |
201 |
2,25 |
|
MN 1 (Bedotti) |
219 |
5,75 |
21 |
138 |
2,21 |
|
Rodigo (Valli) |
234 |
5,48 |
26 |
119 |
1,84 |
|
Virgilio (Boccafoglia) |
211 |
5,46 |
17 |
139 |
2,39 |
|
Ostiglia (Reggiani) |
201 |
5,30 |
5 |
284 |
3,45 |
|
Suzzara 1 (Motta) |
365 |
5,13 |
7 |
294 |
2,90 |
|
Goito (Fiorio) |
265 |
5,12 |
23 |
151 |
2,04 |
|
San Giorgio (Staffetta) |
233 |
4,89 |
15 |
170 |
2,39 |
|
Volta M. (Perugini) |
223 |
4,54 |
16 |
191 |
2,39 |
|
Roverbella (Bossoli) |
239 |
4,11 |
22 |
192 |
2,08 |
|
Castiglione S. (Mergoni) |
215 |
4,08 |
19 |
194 |
2,29 |
|
Asola (Artioli) |
174 |
3,81 |
27 |
123 |
1,79 |
|
Guidizzolo (Latini) |
152 |
3,50 |
29 |
134 |
1,45 |
|
Castelgoffr.(Artioli) |
194 |
3,40 |
28 |
144 |
1,58 |
|
Canneto s/O (Ruffini) |
138 |
3,38 |
24 |
110 |
1,89 |
|
Sermide (Perugini) |
157 |
3,19 |
3 |
269 |
3,81 |
I voti alla Camera
per i Comunisti Italiani:
|
voti2006 |
% |
voti REG. 2005 |
% |
-/+ |
voti POL. 2001 |
% |
|
|
MANTOVA |
6682 |
2.5 |
5131 |
2.6 |
+1551 |
4826 |
1.9 |
|
LODI |
3267 |
2.3 |
2411 |
2.5 |
+856 |
2042 |
2.5 |
|
PAVIA |
8427 |
2.4 |
7809 |
3.2 |
+618 |
5110 |
1.5 |
|
CREMONA |
5359 |
2.2 |
6069 |
3.6 |
-710 |
4094 |
1.8 |
|
BERGAMO |
8531 |
1.2 |
8203 |
1.7 |
+328 |
7402 |
1.1 |
|
BRESCIA |
11907 |
1.5 |
11167 |
2.0 |
+740 |
10640 |
1.4 |
|
VARESE |
9496 |
1.7 |
7805 |
1.9 |
+1691 |
8973 |
1.6 |
|
COMO |
5136 |
1.3 |
---- |
-- |
-- |
4653 |
1.3 |
|
LECCO |
2921 |
1.3 |
---- |
-- |
-- |
2700 |
1.3 |
|
SONDRIO |
1199 |
1.0 |
---- |
-- |
-- |
1228 |
1.2 |
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Partito dei Comunisti Italiani
Federazione
di Mantova Largo 1° Maggio,1 - 46100 Mantova Tel. 333 5244662 Fax 0376 381739 |
|
ORGANISMI DIRIGENTI
4° CONGRESSO PROVINCIALE DEI COMUNISTI ITALIANI
FEDERAZIONE DI MANTOVA
31 MARZO 2007, sala civica di Porta Giulia Mantova
Segretario provinciale PdCI: Massimo MERGONI
Coordinatore provinciale FGCI: ILARIA REGGIANI
IL COMITATO FEDERALE
|
Massimo Mergoni |
segretario provinciale |
|
Monica Perugini |
Mantova |
|
Giancarlo Latini |
Castiglione delle Siviere |
|
Fausto Motta |
Suzzara |
|
Claudio Delegati |
Suzzara |
|
Marisa Bedotti |
Mantova |
|
Carlo Grassi |
Buscoldo |
|
Alfonso Gelati |
Porto MN |
|
Tonino Fornari |
Porto Mn |
|
Franco Bambagini |
Porto MN |
|
Luciana Cavalieri |
Viadana |
|
Karim Abouelala |
Viadana |
|
Ilaria Reggiani |
Ostiglia |
|
Lucia Fiorio |
Goito |
|
Alberto Piccinini |
Revere |
|
Mario Broini |
Revere |
|
Massimo Trevisi |
Roncoferraro |
|
Andrea Grandi |
Mantova |
|
Francesca Perugini |
Mantova |
|
Claudio Mastri |
Mantova |
|
Virginio Barbieri |
Monzambano |
|
Stefano Boccafoglia |
Virgilio |
Gli Amministratori
Provincia di Mantova, consiglieri:
Monica Perugini (capogruppo)
Roberto Lobo Pavani (indipendente)
Comune di Mantova, Enzo Mazzoni (capogruppo)
Monica Perugini assessore a pari opportunità, immigrazione e pace
Circoscrizione n. 1 Mantova Nord, Clara Nonfarmale (consigliere Circoscrizione centro città)
Comune di Castiglione delle Stiviere: Massimo Mergoni (capogruppo consiglio comunale)
Comune di Virgilio, Stefano Boccafoglia, consigliere
Comune di Roncoferraro, Massimo Trevisi, consigliere
Comune di Quingentole, Roberto Lobo Pavani, consigliere - assessore alla cultura
CdA ASPeF, Alfonso Gelati
CdA APAM Spa, Giancarlo Latini
SEGRETERIA PROVINCIALE PdCI
eletta dal comitato federale dell' 8 giugno 2007
Massimo Mergoni - segretario provinciale,
Monica Perugini - enti locali,
Carlo Grassi - tesoriere e ambiente,
Fausto Motta - lavoro,
Giancarlo Latini - sanità,
Marisa Bedotti - cultura,
Luciana Cavalieri - scuola,
Karim Abouelala - immigrazione,
Alberto Piccinini - organizzazione, feste,
Alfonso Gelati - tesseramento,
Andrea Grandi - sezione Mantova città,
Ilaria Reggiani - FGCI