Le liste di COMUNISTI SINISTRA POPOLARE e della Federazione della sinistra sostengono il compagno Grassi
Carlo Grassi candidato presidente della Provincia: sempre coi lavoratori, contro le delocalizzazioni e i licenziamenti, per i diritti sociali e civili, contro la MN/CR e le autostrade inutili e dannose, in difesa dell'ambiente
La dichiarazione di Monica Perugini segretario regionale Comunisti Sinistra Popolare: ritiriamo la mia candidatura per sostenere col compagno Grassi un progetto unitario che ci vede protagonisti e riconosce l'importante ruolo politico e sociale della nostra formazione, antagonista alle destre ed alternativa al PD, per costruire una autentica rappresentanza dei lavoratori e delle classe sociali popolari.
Esprimo soddisfazione per il buon esito raggiunto dal percorso unitario intrapreso dalle rappresentanze comuniste e della sinistra, che ha portato ad individuare il compagno Carlo Grassi quale candidato presidente della Provincia in rappresentanza di una coalizione che vede partecipi partiti ed associazioni con un chiaro programma ispirato alla realizzazione dei principi socialisti dell'eguaglianza, della difesa degli interessi dei lavoratori e dei diritti sociali della classi sociali meno abbienti, della difesa dell' ambiente e della qualità della vita.
Il progetto che sta emergendo da queste premesse, dunque, mi ha portato, insieme al mio partito, a rinunciare alla candidatura a presidente in rappresentanza di Comunisti Sinistra Popolare, impegnandomi con la lista ed alle altre espressioni comuniste e della sinistra, per l'elezione in consiglio provinciale del compagno Grassi, autorevole esponente di una coerenza politica che sta lavorando per costruire una rappresentanza politica antagonista alle destre quanto alternativa al PD, significativamente emersa nel suo impegno politico e sociale sia come pubblico amministratore che come militante e dirigente di COMUNISTI SINISTRA POPOLARE .
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Non comprate i marchi Golden Lady, Omsa, SISI; Phlip Martigonon fino a quando Padron Grassi non riporterà la produzione in Italia e riassumerà le operaie licenziate!
L’azione è stata promossa dalle femministe del collettivo di via Stadera Il Ruggito della Leonessa e della Sinistra Popolare.
Azione di
boicottaggio l’8 marzo a Milano, dalle 16,30 alle 18 nella centralissima Via
Mazzini proprio all’angolo con Piazza Duomo, le femministe si sono piazzate
davanti all’entrata del negozio Golden point, hanno affisso manifesti proprio
all’ entrata e diffuso volantini che invitavano i passanti a non comprare i
marchi di un padrone che ha chiuso gli stabilimenti OMSA di Faenza e Gissi, dopo
quello SISI di Valdobbiadene per delocalizzare in Serbia, dove gli operai
costano 200 euro al mese e non hanno diritti.
Donne sandwich italiane e straniere, compresa una giovane boliviana che con la
figlioletta ha sfidato il “terrore” di comparire e manifestare per i diritti
civili e sociali in una Milano blindata e sotto ricatto, con cartelli al collo
che riportavano “riprendiamoci la fabbrica” hanno sbarrato il passo e
picchettato l’entrata del negozio, fermato le clienti e spiegato il perchè
dell’azione di boicottaggio.
Poco dopo l’inizio dell’azione la capocommessa ed alcune dipendenti sono uscite
furenti dal punto vendita, dopo aver telefonato in “azienda”, sostenendo che “il
padrone” voleva parlare con le manifestanti, le quali hanno rimandato la
richiesta al mittente.
Al che la capocommessa è uscita ed ha strappato i manifesti, c’è stato un forte
diverbio, per poco non si è gunti alle mani e sono volati insulti.
I manifesti sono stati riattaccati all’entrata del negozio, ma la dipendente non
demorde e chiama rabbiosamente vigili urbani e carabinieri.
Arriva un’ auto del carabinieri e la Digos con 5 funzionari che chiedono i
documenti e identificano le manifestanti.
Le discussioni non si placano, ma il volantinaggio ed il presidio continuano
fino alle 18, nonostante la presenza della Digos e la capocommessa sull’orlo di
una crisi di nervi che assiste alla distribuzione di centinaia di volantini che
raccontano questa storia di ordinaria ingiustizia che ha tolto il lavoro a
centinaia di donne perchè a uno dei tanti arricchiti di questo paese fondato
sull’ingiustizia, possa permettersi di proseguire a lucrare profitti sulla pelle
di altre lavoratrici.
Il volantinaggio è poi proseguito alla manifestazione milanese delle “Indecorose
e libere” che ha ricevuto la solidarietà e l’appoggio delle compagne presenti.
Anche a Mantova, sede del gruppo della calza Golden Lady di padron Nerino Grassi, dove le operaie OMSA di Faenza avevano manifestato il 25 febbraio scorso, le femministe del collettivo Colpo di Streghe hanno volantinato a sostegno delle operaie della OMSA di Faenza in lotta, invitando al boicottaggio davanti al punto vendita della Golden Point.
NON COMPRATE I MARCHI GOLDEN LADY, OMSA, SISI, PHLIP MARTOGNON fino a quando padron Grassi non riaprirà la fabbrica di Faenza per cui ha già chiesto il cambio di destinazione d’uso per sistemarci centri servizi e centri commerciali in bella mostra sull’autosole!
10 3 2011
8 marzo con gli ombrelli rossi a Mantova
Collettivo femminista Colpo di Streghe
8 marzo 2011 ore 16.00 Piazza Mantegna MANTOVA
Si ripete
la tradizionale “festa della donna” ormai ridotta a tripudio di mimose, cene e
ipocrisia.
Nulla di più distante dallo spirito con cui Rosa Luxemburg, l’aquila del
proletariato mondiale, propose, in ricordo del tragico incendio in cui perirono
129 operaie, la data dell’8 marzo come giornata di lotta internazionale della
donna.
Dopo il 13 febbraio ci sembra fondamentale ribadire la nostra presenza nelle
piazze contro la precarietà che condiziona sempre di più le nostre esistenze,
contro un sistema politico-culturale maschile e spesso maschilista, contro la
strumentalizzazione delle donne e dei nostri corpi, per la libertà di scelta e
l’autodeterminazione.
Per questo ci chiediamo cosa ci sia da festeggiare, per questo ci rispondiamo che non c’è nulla da festeggiare l’8 marzo,
MA SERVE LOTTARE PER I NOSTRI DIRITTI.
Ci
rivolgiamo a collettivi, gruppi, associazioni, organizzazioni politiche e
sindacali, singole e singoli che condividano le queste tematiche e che le
vogliano arricchirle con ulteriori contributi,
per un 8 marzo di lotta:
- contro la riproposizione moralistica dei ruoli patriarcali e del familismo,
- contro la mortificazione del corpo femminile, per la libertà sessuale e per il
diritto all’autodeterminazione,
- per denunciare le politiche sessiste dello stato, della chiesa, di questo e di
altri governi,
- per denunciare la cultura della gerarchia, della violenza, del dominio
maschile sul corpo femminile,
- per denunciare qualsiasi strumentalizzazione politica delle donne (come è
stata la recente campagna antiberlusconi usando il corpo delle donne solo per
motivazioni strumentali ma non per riproporre una vera stagioni di diritti,
garanzie, miglioramenti della qualità della vita di tutte le donne, ma anche
recente campagna razzista sugli stupri “fatti” commettere da stranieri,
precedentemente l’approvazione del pacchetto sicurezza e della sua applicazione
in città governate da giunte di tutti i colori)
- contro la politica di tagli sulle spese sociali, ai servizi, ai consultori
pubblici, ai centri antiviolenza che inchioda e le donne ai ruoli tradizionali,
ai doppi ruoli lavoratrice dipendente e obbligata ai lavori di cura verso i
familiari fragili non più sostenuti da una rete di servizi pubblici in corso di
smantellamento sia a livello centrale che amministrativo,
- contro l’imposizione della crisi e della precarietà che viene scaricata sui
settori sociali più deboli, limitando ulteriormente la loro autonomia,
- contro le leggi etiche, i continui attacchi alla 194, contro la legge
sull’affido condiviso che ha impsoto, col voto di tutti i parlamentari, alle
donne di divenire soggetti di ricatto e ostaggio di mariti violenti, facendo
compiere al diritto di famiglia un balzo indietro di 50 anni, contro la legge
Bossi/Fini che impone quei CPT, inaugurati dalla allora Legge Turco / Napolitano
e sempre mantenuti nonostante l’alternarsi di governi di destra a governi di
centro sinistra, nonostante si tratti di veri e propri lager dove brilla la
completa assenza del diritti e della garanzie connesse al rispetto dei diritti
umani
abbiamo proposto alle donne che hanno dato vita alle manifestazioni del 13 febbraio di incontrarci per rilanciare la discussione su quello che oggi significa l’8 marzo e la lotta per difendere diritti, garanzie, dignità che hanno segnato positivamente un’intera società e che oggi vediamo arretrare e perchè questo otto marzo torni a rivestire il suo reale significato e non essere svilito a festa commerciale banalizzata.
In tutta Italia molte donne, ragazze, precarie, straniere, lavoratrici, giovanissime hanno vissuto la giornata del 13 febbraio con gli ombrelli rossi, proprio per dare il segnale di rilanciare l’urgenza di questa nuova stagione di lotte. Noi ci siamo e saremo in piazza l’8 marzo in nostro nome.
Collettivo
Femminista ColpoDiStreghe
Mantova
8/3/2011
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Milano: boicottaggio al Golden Point di Via Mazzini
Collettivo femminista Il ruggito delle leonessa e donne comuniste di Sinistra Popolare: NON COMPRATE I MARCHI GOLDEN LADY fino a quando Nerino Grassi non riaprirà Faenza!
Azione di
boicottaggio l'8 marzo a Milano, dalle 16,30 alle 18 nella centralissima Via
Mazzini proprio all'angolo con Piazza Duomo, le femministe si sono piazzate
davanti all'entrata del negozio Golden point, hanno affisso manifesti proprio
all' entrata e diffuso volantini che invitavano i passanti a non comprare i
marchi di un padrone che ha chiuso gli stabilimenti OMSA di Faenza e Gissi, dopo
quello SISI di Valdobbiadene per delocalizzare in Serbia, dove gli operai
costano 200 euro al mese e non hanno diritti.
Donne sandwich italiane e straniere, compresa una giovane boliviana che ha con la figlioletta ha sfidato il "terrore" di comparire e manifestare per i diritti civili e sociali in una Milano blindata e sotto ricatto, con cartelli al collo che riportavano "riprendiamoci la fabbrica" hanno sbarrato il passo e picchettato l'entrata del negozio, fermato le clienti e spiegato il perchè dell'azione di boicottaggio.
Poco dopo l'inizio dell'azione la capocommessa ed alcune dipendenti sono uscite furenti dal punto vendita, dopo aver telefonato in "azienda", sostenendo che "il padrone" voleva parlare con le manifestanti, le quali hanno rimandato la richiesta al mittente.
Al che la capocommessa è uscita ed ha strappato i manifesti, c'è stato un forte diverbio, per poco non si è giunti alle mani e sono volati insulti.
I manifesti sono stati riattaccati all'entrata del negozio, ma la dipendente non demorde e chiama rabbiosamente vigili urbani e carabinieri.
Arriva un' auto del carabinieri e la Digos con 5 funzionari che chiedono i documenti e identificano le manifestanti.
Le discussioni non si placano, ma il volantinaggio ed il presidio continuano fino alle 18, nonostante la presenza della Digos e la capocommessa sull'orlo di una crisi di nervi che assiste alla distribuzione di centinaia di volantini che raccontano questa storia di ordinaria ingiustizia che ha tolto il lavoro a centinaia di donne perchè a uno dei tanti arricchiti di questo paese fondato sull'ingiustizia, possa permettersi di proseguire a lucrare profitti sulla pelle di altre lavoratrici.
Il volantinaggio è poi proseguito alla manifestazione milanese delle "Indecorose e libere" che ha ricevuto la solidarietà e l'appoggio delle compagne presenti.
Anche a Mantova, sede del gruppo della calza Golden Lady di padron Nerino Grassi, dove le operaie OMSA di Faenza avevano manifestato il 25 febbraio scorso, le femministe del collettivo Colpo di Streghe hanno volantinato a sostegno delle operaie della OMSA di Faenza in lotta, invitando al boicottaggio davanti al punto vendita della Golden Point.
NON COMPRATE I MARCHI GOLDEN LADY, OMSA, SISI, PHLIP MARTOGNON fino a quando padron Grassi non riaprirà la fabbrica di Faenza per cui ha già chiesto il cambio di destinazione d'uso per sistemarci centri servizi e centri commerciali in bella mostra sull'autosole.
Milano 8 marzo 2011
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Monica Perugini
responsabile nazionale donne comuniste - Sinistra Popolare
Non c'era un briciolo di posto, nonostante la pioggia battente per gran parte del pomeriggio: 60.000 persone c'erano davvero....
Come gruppo che ha fatto riferimento alla protesta degli ombrelli rossi per la dignità di tutte! abbiamo diffuso migliaia di volantini e il banchetto è stato veramente preso d'assalto: le donne chiedevano e leggevano con attenzione l'appello e il testo. e il nostro striscione Indecorose e Libere con le bandiere e i fazzoletti rossi ha fatto centro!
Certo se si fosse organizzato il corteo... sarebbe stato possibile lanciare qualche parola d'ordine più efficace e unire le persone che non erano in sintonia con la bracconata mediatica della organizzazione che dalle modalità espressive, caratteristica dello stile urlato berlusconiano, ha decisamente imparato molto.... ma che pare di questi tempi funzioni più che mai. Il corteo infatti è stato trasformato in manifestazione, così come del resto anche l'iniziale patetico e melodrammatico appello della Gregorio & c. aveva dovuto subire inversioni di rotta.
Da tempo ormai, non c'è comizio o intervento su problemi sociali e politici che non veda l'assalto in massa dei big televisivi.
A Milano da un po', va per la maggiore Lerner: ce lo eravamo ritrovato anche al comizio della Fiom dopo don Gallo, che c'entrasse non si sa..... E c'era anche domenica. Uguale. Una volta ci si lamentava dei politici sempre presenti, adesso ci sono i giornalisti che dettano la linea, gli attori, i presentatori e gli esperti tv: di tutto di più! Alla fine il discorso non poteva che risultare dispersivo e incongruente, zeppo di un linguaggio sessista e con immancabili doppi sensi che si dice a gran voce di non voler più sopportare, essendo appunto donne/uomini per bene... la solita ipocrisia e il piccolo gusto di permettersi una battutaccia verso il vecchio sporcaccione che ci piace tanto offendere come tale perchè allunga le mani che contrastare come avversario di classe, che ha ridotto la gente di questo paese a quello che oggi è.
Una dritta però arriva subito.
In avvio fra le primissime a parlare, presentata come una star, direttamente dal Pala RHO dove si svolgeva il congresso dei post fascisti, la Perina che interviene dopo una poesia sulla patria che ha fatto fischiare la piazza, non tanto perchè internazionalista, ma che non credeva possibile poter essere tornata alle elementari di 40 anni fa, quando la Lega e soprattutto la scoperta di ipocrisia e demagogia non erano ancora state svelate dal disinganno.
Ecco dunque il nuovo corso del PD organizzatore occulto o preteso dell'evento: raccoglie le firme per cacciare B e lancia l'appello alle donne perbene, anche se fasciste; che importa se hanno governato con la destra fino a ieri e proprio ieri approvato la riforma Gelmini, una delle maggiori nefandezze degli ultimi anni, in particolare per le donne che, in massima parte precarie e in gran numero insegnanti, ne vedranno delle ...brutte.
Che importa se hanno approvato il collegato al lavoro e tolto il divieto alle dimissioni in bianco per le donne. Silenzio tombale.
Si glissa anche sull'avanzato stato di smantellamento dei consultori pubblici, a partire dall'Emilia, per non parlare della Legge Tarzia del Lazio, si fa finta di niente anche se proprio questi sono i problemi patiti dalle donne e che ne limitato e privano l'autonomia!
Oggi FLI appare la salvezza per una democrazia messa in ginocchio da un tipo impresentabile col quale proprio a Milano, pochissimi anni fa, quegli stessi fascisti avevano fatto insieme un partito.... non sapevano chi fosse?
Insomma: ben presto il palco ha dimenticato di parlare delle donne, a parte Franca Rame e un breve accenno sulla condizione delle lavoratrici, la direttrice del carcere di Bollate si è dimenticata di dire che le detenute straniere, in realtà, oggi stanno nei CIE, inaugurati dalla legge Turco / Napolitano e che le magrebine sbarcate coi figli a Lampedusa, sono ostaggio di una legge razziale che si chiama Bossi / Fini.
Quanto battutacce da taverna, poi, da parte della conduttrice, una siciliana attrice di cui non ricordo il nome, ma che non aveva niente da invidiare alle idiozie che sentiamo nei quiz televisivi di ogni canale, una marea tanto per non essere da meno di qualche maschio sempre pronto a ricordare le virtù della Minetti.
Non è mancata la passerella politica nel parterre: tutti insieme contro B, senza dire cosa vogliamo fare davvero se ce la facciamo a mandarlo via. Se faremo nuove leggi per le donne e per i lavoratori, se cambieremo quelle attuali di cui ci lamentiamo e che ci hanno reso un paese che non è per nessuno solo per i ricchi e gli approfittatori di ogni risma, se imposteremo un diverso tipo di società, basato su principi differenti, legati all'eguaglianza sociale nelle differenze, alla esigibilità del diritto ...
Niente, l'emergenza è cacciare un tiranno impazzito, malato (ma gli uomini non sono proprio così nell'immaginario mediatico ante e post Romanzo Popolare?), mi sa che così lo sia diventato anche perchè proprio sulle scelte e sulla sua cultura di riferimento, nessuno di quelli di oggi che hanno organizzato l'evento, abbiamo mai avuto intenzione di contrastarlo.
Se domenica si fosse presentata la Marcegallia e come nelle "casalinghe disperate" della FOX avesse cacciato a pedate il malfattore, sarebbe stata incoronata dalla folla: che c'entra se poi chiude Mirafiori e delocalizza, taglia la pensione, fa lavorare 10 / 12 ore al giorno senza garanzie sociali e diritti, taglia i servizi, privatizza acqua, beni comuni e risorse, riduce la scuola ad un college aziendale, compravende banche di quà e di là del Mediterraneo? .... senza addentrarci nelle questioni di genere e soffermarci sulle leggi etiche....
L'asservimento ai media maschera l'indignazione per la politica, ma i partiti i media li hanno già conquistati da tempo, sono diventati un unicum, col risultato che adesso i leader sono i presentatori.
E per chi non ha più nemmeno una classe dirigente presentabile e credibile e si riduce a far batture e improbabili sintesi con modi di dire che non hanno lo scopo di rendere semplice l'analisi, ma sono proprio solo semplicistiche e superficiali frasi fatte, non resta che questa delega che tanto piace.
E' come se una volta avessimo dovuto ricorrere direttamente a Pippo Baudo o alla Ricciarelli, a Mike o Daniela, allora erano loro a nascondere i loro velati scandali privati, però permessi perchè si trattava di gente di spettacolo. E adesso che differenza fa? Qual è la differenza fra i due spettacoli?
E se alla politica questa gente, da Bersani a Vendola, da Di Pietro a Ferrero, da Pisapia ai post fascisti va bene così, anzi essi credono di aver convinto la piazza che basta cambiare e poi... ci pensano loro, la piazza non era quel loro sogno e già nella difficile Milano di domenica, era diversa, anche se intruppata ad arte ad ascoltare lo show.
Organizzazione di base non ce ne poteva essere nella città borghese per eccellenza che ha, sistematicamente e da tempo, diviso i lavoratori e chiuso le fabbriche, attaccato il conflitto, la lotta e la critica, trasformando tutto in cemento e vetrine.
Ma alla stantia piccola borghesia attaccata al teleschermo e alla voglia di applaudire finalmente dal vivo e non in salotto, quante donne, ragazze, straniere con varie sfumature, hanno risposto cogliendo la consapevolezza che ci si sta giocando davvero tutto.
E se il lato osceno di B non avesse preso di mira questioni attinenti al sesso, alla sottocultura maschilista, all'ipocrisia cattolica, al moralismo ed alla regressione, la piazza non si sarebbe riempita.
L'evidente strumentalizzazione che il PD ha tentato di mascherare porgendo il fianco e lasciando il palco ai post fascisti in nome della trasversalità e alla sua ansia di governare senza consenso, è riuscita solo in parte: si vedrà sulle cose da fare e sulle scelte politiche cosa combineranno Bindi & c.: la spiaggia è proprio l'ultima.
In compenso buona parte della gente che è scesa in piazza domenica non è più disposta a ingurgitare di tutto per fermare il despota: poichè la sua sottocultura è già passata, è già stata introiettata anche dal gergo, dal vocabolario neo sessista e ordinariamente volgare, in molti stanno comprendendo che non basta cacciarlo, ma serve rifare le basi di una convivenza civile e sociale che non può più essere quella che i figliocci dell'eterno D'Alema, ovvero del reale salvatore di un desposta allora in disarmo, che pur di mediare l'impossibile per salvare postazioni di mero interesse e potere limitato alla casta dei suoi, ci ha sbattuto il tiranno sulla schiena, lasciando a noi il peso più grade, mentre gli interessi e gli affari legati all'azienda PD, dalla banche, alle coop, ai consigli di amministrazione continuavano a gonfie vele.
Monica Perugini
responsabile nazionale
donne comuniste - Sinistra Popolare
14/2/2011
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Monica Perugini
responsabile nazionale delle donne - Comunisti Sinistra Popolare
25 novembre 2010: 19
femminicidi in 26 giorni (da ottobre novembre 2010) e i centri antiviolenza
vengono chiusi: il governo della destra dirotta altrove i finanziamenti e gli
enti locali di destra e centro - sinistra non li finanziano.
La legge finanziaria in corso di discussione come del resto quella precedente,
assegna i fondi del Piano Nazionale Antiviolenza ad scopi che nulla hanno a che
fare con la proposta originaria, tirati di qua e di là in una tragica quanto
macabra contesa. Nel frattempo in questi ultimi 26 giorni (tra ottobre e
novembre) ben 19 donne sono state massacrate ed uccise dai loro partners o ex
partners.
L'omicidio di donne da parte degli uomini, il femminicidio, è divenuto comune
sport, quasi normalità dei rapporti fra i sessi.
In Italia sono sorti in questi anni spontaneamente, grazie all'impegno delle
donne e delle loro associazioni, prima che delle istituzioni, i centri
antiviolenza, unici luoghi capaci per davvero di garantire accoglienza, impegno
perchè le donne in fuga da sevizie e soprusi, che quì si rivolgono, inizino un
processo di ricostruzione del sé. Si tratta di luoghi di civiltà e libertà che
tentano di proseguire il proprio lavoro fra mille difficoltà e oggi più che mai,
in un clima politico, culturale e sociale sempre più ostico. Sono anche sedi che
assicurano sicurezza e percorsi personali verso cambiamenti positivi. Questi
centri oggi stanno chiudendo i battenti uno di seguito all’altro, in tutto il
paese, senza distinzione e senza finanziamenti: falcidiati dai tagli e nella
completa indifferenza della politica, di destra come di centro sinistra e a
partire proprio da quella che dovrebbe essere maggiormente vicina a cittadini/e,
ovvero da parte di Enti Locali, sempre più ostili e contrari, che avversano la
politica del sostegno e dell'accoglienza delle donne in difficoltà e non hanno
remore a contribuire alla eliminazione di questi indispensabili servizi.
Le recenti campagne elettorali sono state tutte impostate sulla promessa di
intervenire contro la violenza maschile sulle donne: ai Centri antiviolenza,
alle donne ed ai minori in fuga, sono state fatte migliaia di promesse di
intervento, la ministra che sta andandosene ha favoleggiato un Piano Nazionale
antiviolenza (e il PD l'ha definita "una buona ministra"!) così come chi l'ha
preceduta, tutte hanno operato tagli, accettato di destinare i fondi ad altri
scopi, addirittura alle spese militari e tutte le proposte per una buona pratica
politica si sono dimostrare una colossale presa in giro.
Non solo quindi i servizi pubblici mancano, ma anche quelli più delicati
sorretti pervicacemente e principalmente dal volontariato e da un privato
sociale solidale, sono messi nelle condizioni di chiudere, arrivando poi
ipocritamente a stupirsi dagli schermi e dalle righe dei "media tutto fare" di
come questo fenomeno stia degenerando e non trovi argini.
Per questo durante questa triste giornata che ricorda la tragedia delle sorelle
dominicane Mirabal, ribadiamo come debba essere sostenuta la lotta e la campagna
delle "Donne in rete contro la violenza" che raduna 58 centri, tutti altamente
specializzati, per contrastare la politica di soppressione di queste importanti
sedi di sostegno delle donne. Proponiamo che tutti i finanziamenti che gli enti
pubblici ancora destinano ad iniziative comunicative e di propaganda sui temi di
genere e delle pari opportunità, siano tutti destinati al sostegno dei centri in
essere e vi sia l'impegno di aprirne altri: questa è la vera priorità, su questo
terreno si misurerà la volontà concreta della politica di aiutare le donne. Un
paese che destina imponenti finanziamenti ai CIE, veri lager illegali, rinnegati
dal diritto internazionale e che l'Italia condivide nella politica
sull'immigrazione con la Libia (paese che non ha sottoscritto la convenzione sui
diritti dell'uomo) e dove molte donne rinchiuse senza aver commesso alcun
delitto, ricorrono al suicidio pur di non essere rimpatriate nei paesi da cui
sono fuggite, non può dirsi un paese civile.
Ma pure l'ipocrisia di gran parte dell'opposizione che ritiene estremistica e
fastidiosamente plateale la lotta contro i CIE (istituiti per la prima volta
come carceri "amministrativi" senza difesa giudiziaria per immigrati/e, chiamati
allora CPT dalla legge Turco - Napolitano) merita di essere smascherata e
denunciata: con la medesima ipocrisia, infatti, non si assegnano i finanziamenti
ai centri antiviolenza preferiti ad altre scelte politiche. Le elezioni si
avvicinano: sempre in meno ci faremo ingannare da altre favole.
Monica Perugini
responsabile nazionale delle donne Comunsiti Sinistra Popolare
25/11/2010
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Comunisti Sinistra Popolare polo di sinistra antagonista alle destre e alternativo al PD alle prossime elezioni provinciali, senza ipocrisie e menzogne
E' quanto meno singolare che il segretario di Rifondazione Balestrieri (visto che a Mantova il Pdci nemmeno esiste non avendo nemmeno un iscritto) si appelli, oggi, alla riunificazione della sinistra che proprio con le scelte politiche del suo partito e i suoi stessi reiterati e meschini comportamenti individuali, ha deliberatamente distrutto!
Ci vuole una bella faccia tosta, poi, a criticare il presidente della Provincia Fontanili che in questi dieci anni ha sostenuto in tutte le scelte politiche, sia con consiglieri (che non ha più da tempo) che con l' assessore sempre confermato che, da ultimo, è arrivato persino a sposare la tesi del vice presidente Canoracardi, sul tracciato della autostrada MN/CR.
Del resto lo stesso Banzi non tradisce le aspettative dei suoi alleati preferiti e ribadisce che il candidato presidente per le prossime provinciali sarà proprio condiviso con PD.
Come fa allora Balestrieri a chiedere un dialogo con una sinistra oggi più numerosa e decisamente più presente nelle lotte e nei conflitti scoiali, rispetto al pugno di mosche che gli resta in mano e che solo fino a poche settimane fa ha denigrato ed attaccato con veemenza degna di miglior causa, dimentico di chi, come lui e i suoi dirigenti, abbiano ridotto un patrimonio politico ed umano che non erano stati i soli a costruire , anzi, in buona parte si erano immeritatamente ritrovati!
Rifondazione e il fantasma delle Federazione che sta costruendo, la propria scelta l'ha fatta: stare col PD senza se e senza ma, nel tentativo di salvare quelle poche briciole di potere (vedi la presidenza di Metronapoli al ferrarese Soffritti del pdci o i consiglieri del PRC nei cda privati dell'acqua pubblica, con conseguente espulsione delle rappresentanze di Prc e Sel dagli stessi comitati territoriali per l'acqua pubblica) che non vuole abbandonare avendo, da tempo, preferito trascurare lotte e condivisioni dei conflitti, per sostenete il modello di società capitalista che condurrà sempre ad ingiustizie e sfruttamento dei più deboli.
Balestrieri è quindi decisamente fuori tempo massimo nel ricordarsi di chi ha cacciato: l'unica possibilità di dare speranza a chi oggi è sfruttato, condannato in posizioni di sempre maggiore proletarizzazione e privato dei diritti sociali, è lavorare per un nuovo polo di sinistra che parta dal basso, dall'autocritica degli errori commessi e proponga, senza omologarsi, un modello di società basata sui principi dell'eguaglianza, della redistribuzione del reddito, dell'esigibilità dei diritti sociali per tutti/e: Insomma una società socialista, antagonista ai guasti compiuti dal capitalismo che, come risulta evidente, nessuna mediazione può temperare.
Poichè il congresso del PRC sta invece chiarendo, e Mantova non ne è da meno, che la nuova versione della Federazione è d stare col PD, Balestrieri e soci evitino almeno di prendere in giro i vecchi compagni di strada che hanno troppe volte tradito.
Se poi pensa, accodandosi a Veldola, di spostare a sinistra il PD... libero di sognare. Vedremo se Bersani darà retta all'operaio della Thyssen o alle lotte di Pomigliano spalmate ora in tutto il paese, oppure alle politiche di Marchionne, Montezemolo, Colannino & C.
Noi stiamo dall'altra parte ed anche per le provinciali di MANTOVA proporremo una rappresentanza di sinistra che senza indugi starà solo dalla parte dei lavoratori e delle classi popolari: siamo disponibili al confronto ed alla proposta su queste politiche. Non siamo disposti a svendere un patrimonio di 10.000 voti, due consiglieri ed un assessore, conseguiti alle scorse provinciali e che in questi anni di sofferta maggioranza, abbiamo sempre usato a favore di coloro che intendiamo rappresentare e dei diritti che vogliano difendere, lasciati soli, non soltanto dal liberdemocratico Pd ma pure dagli esponenti di Rifondazione & c. in giunta come
in consiglio che, per contro, si sono ben guardati dal discostarsi dai diktati dei loro referenti democratici.
Giancarlo Latini
segretario provinciale COMUNISTI SINISTRA POPOLARE /
14/11/2010
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Si torna indietro di decenni con la carità che la giunta regionale Formigoni vuole elargire alle donne "in difficoltà" per evitare che abortiscano: 250 ? mensili, per un massimo di 4.500 se non si rinuncia alla gravidanza. "Così le donne non saranno costrette ad abortire": dichiara in pompa magna Formigoni. Ma le leggi che permettono alle donne una maternità consapevole, esistono da un pezzo e andrebbero applicate e sostenute, anche se la sua giunta seguita ad osteggiarle e sabotarle, come avviene per le regole sulla somministrazione della pillola RU 486, la progressiva soppressione dei consultori in atto in buona parte della province lombarde, per non parlare dei continui attacchi alla 194 avviati proprio da Milano, a partire dalla strenua difesa dell'obiezione di coscienza che di fatto ha introdotto il mercato delle interruzioni di gravidanza. Nelle strutture pubbliche, infatti, la maggioranza dei medici obietta, per cui i medici che intervengono lo fanno a
"gettone", spostandosi in una miriade di strutture con la conseguente scadenza qualitativa del servizio.
Le donne che accettano questa carità, che nemmeno si capisce come possa servire a mantenere un figlio piccolo in una condizione di mancanza di lavoro, autonomia, sostegno economico e di servizi sociali come quella attuale, in più, dovranno sottoporsi ad un vero condizionamento etico: 18 mesi di "progetto personale" di aiuto, realizzato da Consultori, Centri aiuto alla vita ed altri soggetti individuati fra pubblico e privato che, insieme alla Regione, gestiranno pure l'anagrafe delle beneficiarie. Come dire, che una volta nella lista o si segue con diligenza il programma dettato da precise regole morali ed ideologiche, alla faccia del fatto che il nostro è uno Stato laico, oppure si perde anche il sussidio!
Una vergogna gravissima, a cui ci opponiamo e che denunceremo in tutta la Regione con iniziative ed interventi per svelare l'ipocrisia di una giunta che taglia i fondi per i servizi, spalanca la porta ai privati in tutti i rami della vita pubblica (dai servizi alla persona, ai trasporti, alla scuola) in nome del supremo valore del profitto, ha soppresso i servizi pubblici di qualità per sovvenzionare con oltre 5 milioni di euro una iniziativa demagogica e spudoratamente filoclericale degna della costrizione medioevale.
Occorre ribadire che proprio la legge 194 ha come obiettivo quella della prevenzione e come l' interruzione della gravidanza per ogni donna e solo per lei, rappresenti un trauma che nessun bonus potrà mai lenire: si sostengano e si finanzino i servizi pubblici, si investa nel lavoro e nella difesa dei diritti ad esso connessi, si garantiscano i diritti e le garanzie delle donne lavoratrici, si elimini il precariato, si sostenga e condivida una politica di genere ed una cultura delle differenze che faccia del rispetto della donna il proprio fondamento culturale e sociale.
Di avvilenti campagne demagogiche non ci sarà più bisogno solo se la lotta delle lavoratrici, delle precarie e delle donne che stanno pagando il prezzo della crisi e dell'involuzione di cultura e costumi sociali, riuscirà a determinare quel cambiamento delle politiche sociali e di genere, del lavoro e dei diritti i cui temi e tempi sono oggi dettati dalle destre di governo ma che, da tempo, nemmeno sono contrastate dall'opposizione istituzionale, troppo spesso acquiescente ed anzi sostenitrice della politica di destrutturazione dei servizi pubblici e addirittura di attacco alla stessa legge 194.
Monica Perugini
segretaria regionale Comunisti Sinistra Popolare Lombardia
2/10/10
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Il comportamento di APAM in relazione alla vicenda delle corse per gli studenti medi che devono raggiungere il capoluogo dai comuni della provincia, è gravissimo.
La decisione dei genitori di rivolgersi alla Procura per interruzione di pubblico servizio e il fatto che l'utenza si sia rivolta a ditte private per soddisfare la richiesta di un servizio pubblico che Provincia e comuni devono garantire, mette in seria discussione la credibilità della direzione e della presidenza di un'azienda pubblica che, non solo ha agito con negligenza arrivando all'inizio dell' anno scolastico completamente impreparata, ma ha, con questo comportamento, tolto quote di mercato alla stessa azienda pubblica.
Scelta gravissima in base alla quale chiediamo le dimissioni del direttore Viola e de presidente Trevenzuoli che non poteva essere ignaro delle scelte tecniche operate.
Nessuna scusante per chi ha come proprio scopo sociale quello del trasporto pubblico: non solo non l'ha garantito sapendo da tempo (come nel resto della Regione) le conseguenze della riforma Gelmini, ma di fatto lavorando contro l'azienda stessa, i suoi soci pubblici ed i suoi dipendenti, visto che una quota importante di utenza si è rivolta a privati dando il là ad un precedente gravissimo.
Dimissioni e responsabilità per i danni arrecati, queste le richieste della nostra interrogazione consigliare in Provincia, principale socio di Apam.
Che presidenza e direzione aziendale cerchino ancora di imputare ad altri le proprie negligenze, al di là, del raggiungimento del pareggio di bilancio a cui ha contribuito fortemente il contributo regionale degli anni passati, oggi a rischio di cancellazione, è veramente paradossale.
Se il futuro del trasporto rischia di essere difficile, come sollevato in commissione dal capogruppo PD, è indubbio che i suoi esponenti chiamati a dirigere l’azienda, ce la stanno mettendo tutta per raggiungere prima del previsto il magro obiettivo!
In questo modo non solo non sono tutelate singole posizioni, ma credibilità e futuro sono messi in forte dubbio.
E non è la prima volta per amministratori "politici" designati dal locale PD!
Lo scempio di Villa Carpaneda ha ribadito di recente medesimo risultato: disastro ospiti e dipendenti. Altri, tuttavia, dalla privatizzazione della struttura qualcosa di buono di certo ricaveranno...
La sindrome della destra da inseguire, sembra purtroppo non fare sconti! Siamo ancora in attesa di una reale scelta politica a favore del lavoro e de servizi pubblici: la propaganda dei gazebo e i sostegni a parole non convincono più nessuno.
Monica Perugini
consigliere provinciale
Comunisti Sinistra Popolare Mantova
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Interrogazione in consiglio comunale a Curtatone
Condividiamo le preoccupazioni del sindaco di Curtatone Antonio Badolato e giudichiamo improrogabile l'impegno dell'Ente locale perchè sia fatta chiarezza su quanto emerso dalle recenti indagini di polizia sul tema della criminalità organizzata di stampo mafioso che si sarebbe insediata nel Comune.
Se si ha il sentore che tale gravissimo fenomeno sia solo "la punta di un iceberg" come appunto dichiarato dal primo cittadino, occorre immediatamente condividere tale preoccupazione con magistratura e forze dell'ordine inquirenti, investendo da subito del problema il consiglio comunale di Curtatone.
Per questi motivi il capogruppo di SINISTRA UNITA per Curtatone Carlo Grassi ha presentato in consiglio comunale una interrogazione ove si chiede al sindaco ed alla giunta quali iniziative intendano assumere per far emergere quella base malavitosa di sommersa illegalità che sta inquinando la vita sociale ed economica del comune, con pericolose possibili infiltrazioni nella complessiva realtà del territorio.
Carlo Grassi
capogruppo consiliare Sinistra Unita per Curtatone
Curtatone (MN) 10/6/2010
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Monica Perugini capogruppo CSP Provincia di Mantova
La vicenda della RSA di Rodigo è scandalosa: sembra che
scientemente si sia portato a compimento un disegno che oggi impone come unica
via possibile, quella della privatizzazione di una struttura che poteva
rappresentare l'esempio della buona e qualifica gestione pubblica dei servizi
per anziani.
La passata gestione della struttura ha compiuto azioni scellerate e ciò
nonostante la contrarietà di buona parte degli interessati alla vicenda: dai
lavoratori, al sindacato, dai parenti degli ospiti a parte non trascurabile
delle forze politiche (di orientamento differente), non ultimi i alcuni
consiglieri del cda.
Eppure a nulla sono valse le proteste, anzi a suon di pareri legali lautamente
retribuiti, l'ex cda è andato avanti: c'è voluto il commissariamento per fermare
tale pervicacia. In questo modo a rischiare grosso resterebbero i lavoratori
pubblici della struttura insieme agli ospiti e alla prospettiva di mantenere un
servizio pubblico qualificato e d'eccellenza. Bisogna parlare coi lavoratori e
con i parenti degli ospiti per conoscere direttamente come i servizi erogati dai
dipendenti pubblici siano cosa ben diversa da quelli che i dipendenti della coop
sono forzatamente obbligati a prestare, considerati tempi tabellari, mansioni e
le forme contrattuali e salario assegnato!
Non solo quindi chi ha compiuto con intenzione tali scelte deve essere chiamato
a rispondere, ma deve essere attiavata da subito una presa di posizione delle
forze istituzionali e di tutti i rappresentanti politici locali, perchè sia
investita nel merito la Regione Lombardia, l'unica che a questo punto può
garantire la pubblicità futura del servizio, acquisendo la RSA come struttura
pubblica regionale d'eccellenza, sull'esempio di altri casi esistenti in regione
e provvedendo al suo rilancio sempre a come ASP.
A tal fine il gruppo consiliare della Provincia di Comunisti Sinistra Popolare
ha scritto ai tre consiglieri regionali Pavesi, Maccari e Bottari e al
presidente del consiglio regionale Boni, oltre che ai parlamentari mantovani
Carra e Fava, perchè si facciano carico della questione: il "regalo" di Villa
Carpaneda ai privati sarebbe un autentico scandalo, dopo quanto è avvenuto e che
ormai è ampiamente dimostrato.
Per parte nostra presenteremo l'intero fascicolo delle vicende amministrative
della RSA alla Procura perchè non è ammissibile che l'incapacità (a dir poco)
gestionale di chi ha amministrato con tale negativo e disastroso risultato resti
irrisolta. A chi adesso, al riguardo, gira la testa dall'altra parte, ricodiamo
delle innumerevoli occasioni , a tempo debito, in cui avevamo chiesto all'allora
presidente e a tutto il cda di farsi da parte, per evitare un disasatro che non
ha tardato a manifestarsi e di cui l'attuale commissario non può che prendere
atto, nonostante il lavoro compiuto per tentare di evitare la resa!
Non solo quindi manifestiamo la nostra solidarietà ai lavoratori, al sindacato,
agli ospiti ed ai loro parenti, reali vittime di questa vicenda, insieme ai
dipendenti della Coop coinvolta nella gestione e le cui sorti sono legate alla
risoluzione della questione, ma ci batteremo per evitare una privatizzazione
che, per sanare debiti, ritardi, inadempienze, potrebbe significare sacrifici,
peggiori condizioni di lavoro a causa dei cambiamenti contrattuali e
abbassamento degli standard sempre e solo a danno dei soliti.
Monica Perugini
capogruppo Comunisti Sinistra Popolare
Provincia di Mantova
segretario regionale Comunisti Sinistra Popolare Lombardia
27/4/10
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Lavoratore APAM si incatena al cancello del deposito di Mantova
Monica Perugini
Anche a Mantova 15 su 100
autisti dei bus interurbani ed urbani sono dipendenti di imprese private in
contratto con APAM, la spa pubblica di trasporto, fino a pochi mesi fa sommersa
dai debiti e salvata dalla cessione ad un privato puro franco emiliano (tanto
caro al PD!) grazie ad una lotta estenuante portata avanti dai soli comunisti di
Sinistra Popolare in consiglio provinciale e poi nel cda dell’azienda, col solo
appoggio del sindaco del capoluogo ma contro veri e propri potentati politici ed
economici radicatisi nel territorio.
Il nuovo socio è un�altra impresa pubblica, quella di Bergamo, la
somministrazione è stata ridotta ma arrivano i risultati della precedente
gestione che, nonostante i disastri gestionali ed amministrativi, sembra proprio
non intenda pagare pegno. Non sarebbe una novità.
E' così che sei dipendenti di un ex concessionaria si sono rivolti al giudice perché la realtà dei fatti li vedeva come dipendenti gerarchicamente subordinati di APAM, in possesso di tanto di cartellino personale intestato, esecutori di un orario rigido ma con stipendi decisamente inferiori a quelli dei dipendenti e turni orari anche doppi rispetto al contratto. Sono stati licenziati e senza cassa integrazione: attraverso la CGIL avevano ottenuto quella in deroga ma nel frattempo la Regione ha sistemato pendenze contrattuali come questa, numerose un pò dovunque anche nel resto del Paese, parificando questi lavoratori agli autoferrotranvieri pubblici che dunque come tali debbono essere riassunti da APAM. Pertanto la cassa in deroga è saltata, in attesa di quella ordinaria! Il giudice Mantovani del Tribunale locale sta passando di rinvio in rinvio e si spera che il 5 gennaio sia la volta buona. Non sarebbe una novità che cause aventi per oggetto i diritti anche economici spettanti ai lavoratori, debbano aspettare mesi per giungere a conclusione in una Mantova dove anche i risparmi individuali delle famiglie sono andati in fumo?.?.
Giuseppe Coco 53 anni di
Catania, 27 passati ininterrottamente a guidare autobus senza un giorno di
malattia, si è incatenato stamattina ai cancelli dell’azienda del Pioppone
mentre gli transitano davanti ex colleghi dipendenti di altre ditte private con
contratto di servizio: con lui gli altri 5 dipendenti della ex concessionaria,
tutti nelle stesse condizioni.
A direttore e presidente non importa nulla delle difficoltà di questa gente:
stanno facendo delle pagliacciate! che loro, coi bei completino firmati, non
riesco nemmeno a comprendere: aspettino gli avvocati, replicano stizziti alla
delegazione dei Comunisti di Sinistra Popolare che entra in azienda. Con la
differenza che i lavoratori l’avvocato se lo devono pagare perché anche la CGIL
ha dato forfait, mentre quello del direttore.
La riorganizzazione del servizio poi prevede continue richieste alle agenzie interinali per la somministrazione di manodopera ma quei sei autisti proprio l'azienda non li vuole assumere. Anzi il neo direttore generale Viola ci mancava poco che sbattesse la porta in faccia all'assessore provinciale al lavoro Carlo Grassi che gli chiedeva alcuni minuti del suo prezioso tempo per conoscere lo stato della causa: Grassi ha dovuto ricordargli che APAM non è di sua proprietà, anzi, la sua direzione era stata scelta per migliorare il servizio che è di proprietà dei due maggiori enti locali territoriali: Provincia e Comune di Mantova che sistematicamente provvedono a coprire i buchi di bilancio che la spa non fronteggia. Evidentemente i posti da direttore danno alla testa a chi è convinto che si possa fare il manager da centinaia di migliaia di euro di stipendio con i patrimoni pubblici e sulla pelle dei lavoratori, preferendo impegnare l’azienda in costosissime cause giudiziarie (finora finite male per la stessa APAM) anziché assumere gli autisti come comanda la legge.
Gli ultimi giapponesi
della privatizzazione alla carlona, dunque, pare che abitino proprio a Mantova
visto che dal Lazio all’Emilia i reintegri di autoferrotranvieri, sono già stati
tutti disposti: adesso aspettiamo il giudice mantovano che in altri casi,
abbiamo visto tanto solerte.
Poi bisognerà aprire il capitolo sulle responsabilità politiche di chi, in
amministrazione provinciale, ha perorato per anni, anche in consiglio, la causa
della regolarità di quelle forme di concessione del servizio o di chi nel
sindacato ha rifiutato di sostenere una lotta ritenuta troppo tosta per la
placida CGIL mantovana.
Giuseppe Coco abita a
Rodigo in un monolocale ALER nel comune della cintura mantovana dove il sindaco
ha inaugurato la nuova giunta leghista togliendo le panchina della piazza dove
si sedeva un marocchino disoccupato e tutte le mattine guarda passare lo
scuolabus del Comune: a guidarlo è un ex collega APAM ora in pensione che
arrotonda alle dipendente volontarie della Pro Loco che oltre ad organizzare la
sagra del paese, svolge i servizi di trasporto dei minori frequentanti le scuole
comunali!! Di fatto gli frega il lavoro?
Ad aiutarlo è solo il figlio, che ha portato a laurearsi in medicina e adesso fa
il praticante in ospedale in attesa del concorso, per il resto va alla Caritas
perché senza stipendio non riesce nemmeno a pagare le bollette e l'affitto della
casa popolare.
Ma questo il direttore di APAM non immagina cosa voglia dire
16.12.09
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Piove sul bagnato per gli operai del calzificio ex Primamoda di Casalromano (MN)
Monica Perugini
3 ottobre 2009
Piove sul bagnato per gli operai del calzificio ex Primamoda di Casalromano (MN) che attraverso la loro azione auto organizzata, seguita solo in un secondo tempo da quella del sindacato, hanno chiesto il fallimento della proprietà, sommersa dai debiti e che non ha pagato loro gli stipendi dallo scorso mese di dicembre 2008.
La cancelleria del giudice delegato alla procedura fallimentare, infatti, con un fax giunto all'avvocato dei lavoratori venerdì 2 ottobre scorso, ha comunicato che per un legittimo impedimento, la prima udienza di avvio della procedura per la quale i lavoratori sono creditori privilegiati e quindi debbono percepire con precedenza sugli altri debitori i crediti spettanti, è stata rinviata al 26 gennaio del 2010.
Una beffa, se consideriamo che l'udienza è solo il primo passo per arrivare alla riscossione degli stipendi non pagati: il rinvio infatti protrae di almeno altri sei mesi le aspettative dei 70 lavoratori e delle loro famiglie, senza stipendio da dieci mesi, dopo che macchinari e impianti sono stati pignorati a seguito dei debiti contratti dall'allora proprietario Prignacchi, nonostante il calzificio fosse produttivo ed avesse consegne ed ordinativi da evadere, e quindi produzione e lavoro, per mesi.
Il risultato invece è stata la vendita fittizia ad una società d'affari di Brescia, la PMC che ha portato alla tribolata procedura fallimentare chiesta dagli operai che si sono auto organizzati, pagando di tasca proprio l'avvocato.
La procedura fallimentare ha fatto chiarezza ma ha appesantito la situazione amministrativa, tanto che i lavoratori sono ancora in attesa di percepire la cassa integrazione straordinaria: solo alcuni di loro hanno riscosso una quota irrisoria, relativa al periodo prefallimentare mentre notizie certe del decreto di assegnazione sono ancora difficili da reperire allo stesso Ministero, dove la consueta risposta dei funzionari è che l'enorme mole creata dalla crisi non permetterebbe di essere tempestivi nell�evadere le pratiche di cassa integrazione: alla faccia di quella semplificazione delle procedure per ottenere un diritto, peraltro già pagato dalla fiscalità pubblica, che Regione Lombardia e Governo vantano ad ogni occasione come positiva conseguenza del decreto �anti crisi�.
La vicenda del calzificio dell'alto mantovano e la situazione di ingiustizia e disagio che stanno vivendo operai che vi lavoravano anche da decenni, è stata seguita da vicino dal gruppo consiliare provinciale dei Comunisti di Sinistra Popolare che si sono rivolti ai deputati locali perché intervengano con urgenza presso il Ministero in modo che la vicenda, dopo dieci mesi di peripezie, sia definita e sia dato mandato all'INPS locale di pagare la cassa integrazione straordinaria agli stessi lavoratori.
Nel frattempo non è possibile nascondere la delusione e l�amarezza anche per le modalità di presa in carico di simili urgenze giudiziarie che vedono in gioco le condizioni di vita e i diritti di oltre 70 famiglie, da dieci mesi senza salario e senza prospettive e che, dopo aver attivato a proprie spese la procedura fallimentare, attendono di poter riscuotere ciò che gli spetta, cioè il salario non pagato per il lavoro eseguito e che per dovranno aspettare ancora per mese
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Ricorso alla Regione Lombardia del capogruppo Monica Perugini
Spett.le Ufficio V.I.A.
Regione Lombardia
Via Filzi
Milano
e p.c. Sig. Presidente della Provincia di Mantova
Prof. Maurizio Fontanili
Oggetto: opposizioni alla costruzione della autostrada MN / CR con tracciato D3 e altre diverse soluzioni.
In relazione alla situazione verificatasi a seguito della proposta da parte della Regione Lombardia del tracciato di autostrada Mantova / Cremona denominato D3 in luogo di quello proposto dalla Provincia di Mantova denominato D1, situazione riassumibile nella sostanziale OPPOSIZIONE a tutte le proposte di tracciato autostradale espresse, sia formalmente che pubblicamente da parte della cittadinanza, delle associazioni e dal comitati di cittadini, oltre che dalle associazioni agricole, ambientaliste e da comitati spontanei di indifferenziato orientamento politico e sociale e nelle divisioni emerse in sede ai consigli comunali degli enti locali interessati a tutte le proposte di tracciato, tali da far emerge, come dato comune ad essi ed al contesto sociale sopra descritto, la sostanziale mancanza di una volontà positiva per la costruzione della infrastruttura autostradale proposta,
Rammentato che la Sovrintendenza ai beni culturali competente per materia e territorio si è già espressa contro la proposta di tracciati D3 in quanto ritenuto devastante per un'area di pregio ambientale, naturalistico e storico, che aggredirebbe l'area archeologica del Forcello e quella di pregio storico naturalistico del Parco del Mincio in località Pietole di Virgilio,
Ricordato che i medesimi rilievi erano stati posti al tracciato D1 relativamente all'aggressione che lo stesso effettuerebbe nell'area denominata come Paleoalveo del Mincio, ovvero quell'area che il fiume Mincio che degrada verso il fiume Po, ricca di reperti archeologici di origine etrusca, di manufatti, di valenza religiosa e naturalistica come i percorsi agricoli e di comunicazione anche attraverso ponti oltre che sentieri e vie di comunicazione interna risalenti all'epoca romana, da consiglieri provinciali, comunali dei comuni interessati, da associazioni agricole, ambientalistiche, comitati di cittadini in occasione della proposta avanzata in merito dalla Provincia di Mantova,
Valutato che non esiste uniformità di intenti nemmeno fra i principali enti locali interessati al progetto, ovvero fra la Provincia di MANTOVA che ha riproposto (ma non alla unanimità dei consensi, così come emerso più volte sia in sede di esecutivo che di consiglio) anche in sede di opposizione all'ultima versione di tracciato proposta dalla Regione Lombardia e il Comune di Mantova che in sede di Giunta municipale ha invece sostenuto la proposta di tracciato D3 avanzato dalla Regione Lombardia, dissenso radicatosi in relazione ad un'opera fondamentale per il territorio limitrofo al capoluogo e che, per contro, in passato, era invece stata sostenuta in modo unanime dagli enti menzionati,
Rilevato che non esiste concordia nemmeno nelle espressioni dei consigli dei comuni limitrofi al capoluogo, interessati al percorso, che si sono espressi, anche con posizioni differenti da parte dei gruppi di maggioranza / minoranza, in modo difforme rispetto alle diverse proposte di percorso autostradale,
Ricordato che oltre alle associazioni ambientaliste, storico - naturaliste ed ai comitati di cittadini creatisi all�uopo nel territorio, si sono espresse contro ogni proposta di tracciato autostradale fra MN e CR anche le associazioni agricole, imprenditoriali e professionali coinvolte che hanno evidenziato come la zona maggiormente fertile e votata alla produzione agricola di qualità ed eccellenza del territorio provinciale, verrebbe irrimediabilmente compromessa dall'insorgere della autostrada MN / CR che devasterebbe e renderebbe impossibile qualsiasi ripristino del tessuto produttivo agricolo sia nella zona attinente la proposta di tracciato D1 che D3, così come hanno espresso pubblicamente di non aver mai ritenuto come esigenza nemmeno secondaria, quella di una autostrada che colleghi Mantova Cremona di fatto inutile ed anzi controproducente per lo sviluppo produttivo e occupazionale della stessa zona mantovana interessata,
Ribadito che tutti gli studi, anche commissionati dai proponenti (Regione e Province di Mantova e Cremona) sui flussi di traffico della potenziale autostrada, non giustificherebbero la proposta di edificazione della stessa, in quanto grandemente insufficienti a sostenerne l'utilità e la economicità della infrastruttura stessa,
Valutato che sono difformi persino i pareri espressi dagli enti locali competenti sui tempi di avvio dei cantieri e di completamento dell'opera, così come sono assolutamente incerte le così dette opere accessorie richieste dai comuni interessati ai tracciati, in gran parte non autorizzate come opere collaterali all'autostrada stessa,
Ribadita l'assoluta e più volte sottolineata inutilità di una infrastruttura che colleghi due città assai vicine, dalle simili dimensioni provinciali e a bassa densità abitativa, da una pregevole configurazione sociale e produttiva aliena a sfruttamenti territoriali intensivi ed alle aggressioni edilizie connesse ai servizi e caratteristiche all'insorgere di opere infrastrutturali autostradali non supportate da necessità, che proprio per simili motivi risulterebbe dannosa per l'area territoriale che unisce Mantova a Cremona,
Ricordato che tutte le proposte meno impattanti, avanzate da organi istituzionali, singole associazioni e rappresentanti delle istituzioni al fine di ottimizzare le risorse a disposizione risolvendo i problemi viabilistici del Comune e della provincai di Mantova non sono state accettate dalle competenti istituzioni a partire dalle Province interessate,
Considerato che il Comune di Mantova così come i comuni limitrofi al capoluogo abbisognano di altri tipi di strutture viabilistiche per risolvere i problemi connessi al traffico e alla viabilità di scorrimento in prossimità del capoluogo medesimo, a partire dal completamento della tangenziale di Mantova approvato con le originarie versioni dei protocolli d'intesa che intendevano risolvere i problemi connessi a questo tipo di traffico, ma poi abbandonati e sostituiti da quelli successivi proponenti l'autostrada e che le proposte autostrali avanzate in merito, non risolverebbero ed anzi peggiorerebbero con un tracciato alieno alle necessità e per giunta a pagamento mentre permarrebbero tracciati più brevi che congiungerebbero ai caselli autostradali di Autobrennero liberi e senaa pedaggio,
Ricordato che parte del medesimo territorio sarebbe interessato anche da un altro tracciato autostradale a valenza nazionale, quello denominato TI BRE che per una parte del suo percorso ricalcherebbe lo stesso della MN / CR, rischiando di portare un inutile doppione viabilistico che aggredirebbe e porterebbe degrado ambientale e socio economico ad un territorio con caratteristiche ben diverse e ritenute tali anche dalla specifica letteratura in materia, da quelle delle aree attraversate da simili percorsi autostradali, considerati utili allo sviluppo sociale ed economico di specifici territori,
p.q.m.
il gruppo consiliare provinciale COMUNISTI SINISTRA POPOLARE della Provincia di Mantova
si oppone
alla approvazione definitiva da parte degli organi competenti e ritiene pertanto che non possa esistere una compatibilità ambientale sia del tracciato denominato
D3
che di quello denominato
D1
di qualsiasi altra proposta di tracciato autostradale che unisca le provincia di Mantova a quella di Cremona,
proponendo che i finanziamenti destinati ad un'opera così avevrsata in quanto inutile e dannosa oltre che devastante per il territorio mantovano, sia destinati alla riqualificazione della viabilità ordinaria fra Mantova e Cremona ed al completamento del sistema interurbano del capoluogo.
Distintamente,
dott.ssa Monica Perugini
capogruppo COMUNISTI SINISTRA POPOLARE Provincia di Mantova
30 settembre 09
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Secondo i sostenitori nostrani della autostrada MN/CR il tragitto originario non si poteva modificare: sono state così rifiutate tutte le proposte di mediazione per evitare lo scempio che potrebbe condurre questa autostrada che è stata sì proposta dalla Regione Lombardia (quella in testa a tutte le classifiche per aggressione al territorio!!!) ma caldeggiata più che mai da una sorta di maggioranza trasversale locale in spregio alle contrarietà e perplessità emerse ovunque, soprattutto fra la cittadinanza.
Ora, non solo il targitto è stato cambiato (dal D1 al D3) ma esso prevede tre caselli nell'arco di 15 km (Serraglio di Buscoldo -praticamente in paese!-, Castellucchio e Virgilio), escavazioni in deroga al piano cave recentemente approvato dalla Provincia, con tanto di quei laghetti che sono stati eliminati perchè deleteri per l'ambiente. L'Ente infatti ha voluto positivamente regolamentare e programmare le escavazioni pubbliche di inerti in un territorio come quello mantovano per anni martoriato dallo scempio delle cave e che, nel caso della autostrada MN7CR, tornerebbe alla triste prassi delle cave di prestito.
Che senso ha tutto ciò per un percorso di 60 km che verrà edificato in oltre 30 anni e sconvolgerà in modo irreparabile l'area maggiormente ricca dal punto di vista economico e naturalistico della pianura (il paleoalveo del Mincio)? Infrastruttura nemmeno sorretta dai necessari flussi di traffico?
Presenteremo pertanto le nostre osservazioni a Regione e Sovrintendenza per l'eliminazione dell'opera dal Piano Regionale di Governo del Territorio, visto che ormai è divenuta grottesca la riproposizione di un'opera inutile quanto dannosa, per noi come, fra 30 anni (tanto il tempo per edificarla!), per i nostri figli e nipoti.
Ma già da oggi lo scempio rischia di sconvolgere definitivamente il patrimonio socioeconomico e ambientale della zona a sud est della città, giacchè è risaputo che l'autostrada uccide le attività agricole e comporta la trasformazione urbanistica di quelle stesse aree in residenziali - commerciali, di rilievo secondario e suburbano, in una zona già sufficientemente devastata dalle scelte di lottizzazione scellerata inseguite senza tregua dal Comune di Curtatone.
Si abbia dunque il coraggio di tornare sui propri passi, riprendendo le proposte degli originari protocolli sull'asse interurbano: chiedano che i finanziamenti regionali vengano usati per completare l'asse interurbano della città, compreso Virgilio, senza persistere nella richiesta di una autostrada inutile e devastante, tanto da aver conosciuto infinite modifiche a quel tracciato originale che i sostenitori avevano invece definito come intoccabile.
Ci chiediamo a chi serva questo anacronismo? Quali siano i reali interessi che ruotano attorno ad una autentica pazzia: quelli dei proponenti? quelli di alimentare dolosamente la speranza (che andrà delusa perchè molte delle opere accessorie richieste nemmeno sono previste dai progetti esecutivi -vedi Viriglio- e i lavori sconvolgeranno il territorio per almeno 30 anni) ) di aggiungere micro tangenziali e rondò per le esigenze locali?
E ancora, i tre caselli in 15 km dovrebbero portare sviluppo!?!? Buscoldo, Castellucchio e Virgilio ne uscirebbero devastati e per sempre, non occorrono insigni urbanisti per descrivere cosa avviene in prossimità di infrastrutture simili che non potranno mai convivere con il tessuto immediatamente adiacente alla città e ai centri dei comuni della cintura senza sconvolgerli: altro che riduzione del traffico e ripristino delle attività locali!
Poichè ogni tentativo di mediazione con parte di quella maggioranza trasversale fatta da PD/PDL che vuole l'autostrada a dispetto di tutto, è stato vano e alcuni fra i sostenitori del no (comitati nostrani compresi), dopo la modifica del vecchio tracciato che evidentemente li penalizzava - ma ora non più-, tacciono in merito, inoltreremo le opposizioni previste dalla norma per chiedere lo stralcio completo del tragitto nella zona che ci compete e l'utilizzo dei fondi per il completamento della tangenziale del capoluogo.
Confidiamo che anche nel consiglio comunale di Mantova qualcuno di coloro che si era opposto alla MN/CR faccia con noi anche questa battaglia.
Monica Perugini
capogruppo consiglio provinciale COMUNISTI - SINISTRA POPOLARE
30.8.09
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Monica Perugini (capogruppo Comunisti Sinistra Popolare in Provincia preannuncia il ricorso a Regione e Sovrintendenza)
No alla ciclabile DOPPIA in fregio al lago superiore: sarà inutilmente devastante e pericolosa, manifestazione giovedì 13 agosto a Grazie
Siamo alle solite! L'assessore ai LL.PP. della Provincia non si da' mai pervinto, nonostante la prima procedura amministrativa per la ciclabile MN-Grazie sia stata rispedita al mittente dalla Regione e inizialmente bocciata dai comuni interessati di Mantova e Curtatone, oltre che osteggiata dagli abitanti della zona che avevano offerto il terreno all'ente per edificare quella in fregio alla ex strada provinciale (quale naturale proseguimento di quella esistente e che peraltro sarebbe utile non solo al cicloturismo ma pure agli abitanti della zona) perchè in fregio al Lago Superore, in una zona di difficile edificazione e per giunta nel cuore del Parco del Mincio e priva di sorveglianza), non molla di un millimetro e ci offre due ciclabili (sullo stesso percorso!) al posto di una, ovviamente non al prezzo.
In Giunta il vice presidente Camocardi, infatti, ha riportato il progetto richiedendo i finanziamenti regionali (la maggior parte, gli altri deriverebbero da Provincia e Comuni) per DUE ciclabili, quella in fregio alla ex provinciale e quella .... nel parco! Una farsa di cui è difficile capire le motivazioni e a cui l'assessore comunisita Carlo Grassi (l'unico!) ha votato contro.
Ma c'è di più i Comuni di Mantova e Curtatone hanno cambiato idea, adesso vogliono entrambe le ciclabili, a costo di pagare una parte del costo del progetto. Detta così è assurda ma anche stavolta le insistenze di Camocardi devono avere fatto presa, a costo di spaccare la maggioranza su una questione come quella di una ciclabile doppione di un'altra. Che non si venga poi a proporre di installare le telecamere in pieno parco per controllare (di notte!) la ciclabile sul Lago al fine di difendere i cittadini e i loro beni dalle possibili intrusioni da una strada che non ha ragione di esistere, perchè da farsa la proposta diventerebbe qualcosa di peggio.
In giunta e in consiglio i comunisti di Sinistra Popolare hanno già votato contro, i cittadini si mobiliteranno per il NO al tracciato in fregio al lago già il
13 agosto con un presidio dalle 20.30 alle Grazie (e noi ci saremo). In più: la ciclabile "utile" a cicloruristi e abitanti (pagata in gran parte dalla Regione ed oggi proposta dallo stesso Camocardi unitamente all'altra) è accolta da tutti a braccia aperte, il gruppo consiliare Comunisti - Sinistra popolare non sarà il solo a fare ricorso a Regione e Sovrintendenza (anche per l'inutile sperpero del denaro pubblico) ... A questo punto chiediamo: perchè Canocardi insiste in un'opera completamente inutile e devastante per il territorio e i due comuni interessati di Mantova e Curtatone hanno cambiato idea? Infine, a che serve un' amministrazione del Parco del Mincio che, in questo come in altri casi, tutto permette e niente controlla?
Monica Perugini
capogruppo COMUNISTI - SINISTRA POPOLARE Provincia di Mantova
11.8.09
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Monica Perugini (capogruppo Comunisti Sinistra popolare) presenta un'interrogazione al consiglio provinciale
Il caso dei quindici operai della Belleli Energy Cpe intossicati all'alba di giovedì da esalazioni molto probabilmente provenienti dalla Ies, arriva a Palazzo di Bagno. Carlo Grassi, assessore provinciale al lavoro, ha chiesto un incontro urgente con le Rsu di Belleli e Ies e con le direzioni aziendali per far luce sulle cause dei malori. L'altra iniziativa porta la firma di Monica Perugini. Il capogruppo di Comunisti Sinistra Popolare ha presentato un�interrogazione urgente in consiglio provinciale perchè il presidente della Provincia chieda ed ottenga dalle direzioni aziendali risposte chiare sugli incidenti. «Le aziende - scrive la Perugini - debbono garantire il posto di lavoro assicurando il rispetto di tutte le garanzie sociali e il rispetto rigoroso delle norme inerenti l'ambiente».
Gazzetta di Mantova 9 agosto 2009
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La SIDELTETRAPAK resta a Mantova grazie alla lotta dei lavoratori
Firmato l'accordo, ma ferite come quelle della perdita di 47 dipendenti non sono sottovalutabili per un territorio come quello mantovano dove la crisi è a livelli preoccupanti.
Monica Perugini - capogruppo consiglio provinciale COMUNISTI - SINISTRA POPOLARE
Che lo stabilimento Sidel non abbandoni il territorio mantovano è per i Comunisti -Sinistra Popolare molto importante e di questo va dato atto principalmente all'impegno ed alla lotta svolta da lavoratori e sindacato che non si sono mai arresi di fronte allo spettro della chiusura agitata dal colosso della Tetrapak.
47 esuberi tuttavia non sono poca cosa in un territorio che ha già molti problemi dovuti alla crisi ed alla mancanza di lavoro.
Inoltre per i comunisti non è più possibile permettere alle imprese di disertare il confronto con le Istituzioni che hanno come loro compito principale quello di difendere il contesto territoriale di riferimento e la relativa occupazione del personale, mentre in questo come in altri casi la trattava è partita dopo gli scioperi e le manifestazioni sindacali in quanto le comunicazioni da parte dell'azienda sono arrivate in ritardo e successivamente nemmeno è stata rispettata l'intesa sottoscritta il 19 maggio scorso in Provincia circa la necessità di difendere lo stato occupazionale locale.
Gli enti pubblici non possono essere considerati solo quando elargiscono benefici o accettano compromessi urbanistici, il rischio è che poi vengano completamente estromessi dalla responsabilità politica di tutela del contesto socio economico che gli imprenditori, per contro, considerano solo ai fini dei propri vantaggi economici. Gli esempi in provincia sono ormai infiniti, per questo chiediamo che si lavori ad un'inversione di una tendenza che non può comportare futuro per chi lavora e rappresenta l'autentica ricchezza del territorio.
Occorre quindi intervenire perchè per i 47 lavoratori considerati "esubero" siano non solo attivate prontamente le procedure di cassa integrazione ma che sia prospettabile per il futuro la loro ricollocazione occupazione utilizzando tutti gli strumenti, anche formativi e di sostegno al reddito che la Provincia può gestire su delega regionale.
Mantova 18 luglio 2009
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Monica Perugini
consigliere provinciale Comunisti - Sinistra Popolare Mantova
L'assessore provinciale Carlo Grassi ha chiesto di incontrare la nuova proprietà: gli ex dipendenti debbono poter essere riassunti
Non si può continuare a considerare i lavoratori e le lavoratrici come oggetti
da buttare quando non servono più: è per questo motivo che come amministratori
provinciali abbiamo chiesto direttamente ma pure attraverso il sindacato ed il
sindaco del Comune di Marcaria, al nuovo proprietario del Ristorante La Contea
di Marcaria di mantenere in servizio i dipendenti dell'ex gestione del
ristorante che volessero farlo, oltre a non rassegnarci a simili comportamenti
che vedono una considerazione irresponsabile da parte dei datori di lavoro verso
chi ha sempre fatto la sua parte e aspetta ancora molti mesi di salario
arretrato non pagato.
Per far funzionare la struttura ci sarà bisogno di operatori: perchè non dare la
possibilità a chi lo chiede di proseguire il rapporto di lavoro con la nuova
gestione?
Troppi i trattamenti che nelle vecchie e nuove crisi, di tutti i settori,
penalizzano solo i lavoratori: anche a livello locale occorre non sottovalutare,
avallare o scusare le inadempienze dei datori di lavoro; ormai è chiaro che
nessuna concessione o corresponsabilità nè da parte dei dipendenti e del
sindacato, nè da parte delle istituzioni che stanno facendo la loro parte, viene
considerato con altrettanta responsabilità dalla maggior parte delle imprese.
Troppi i casi del genere nella nostra provincia. Occorre dunque una vigilanza
minuziosa e la pretesa del controllo di tutte le regole in atto a difesa dei
lavoratori, con l'impegno e l'intervento diretto proprio degli enti locali in
difesa della posizione dei più deboli che oggi sono completamente indifesi di
fronte a risposte che vogliono far pagare la crisi sempre ai soliti: i
lavoratori. Non è possibile che tutto ciò prosegue e in tutti i settori fra un
avvilente se non compiacente silenzio generale.
15 luglio 09
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Da Viareggio alla Cima di Bozzolo: oltre il male le beffe per i lavoratori
Monica Perugini www.proletaria.it
Dopo la tragedia di Viareggio che è costata la vita a cittadini/e che vivevano praticamente sui binari di una stazione ferroviaria che, nell'arco delle 24 ore, fra l'altro, ha sempre visto (e vedrà) transitare decine di convogli con materiale pericoloso, il conto delle responsabilità arriva puntuale ad altri lavoratori, quelli della mantovana CIMA CIMA di Bozzolo, la ditta che aveva in appalto la manutenzione dei vagoni privati che transitano su strada ferrata, messi in cassa integrazione perchè le commesse sono state sospese.
Al di là delle responsabilità che sarà il giudice ad accertare e sanzionare, il primo e più salato prezzo di crisi anche specifiche, come sempre lo si fa pagare agli operai come se, ancora una volta e comunque, fosse loro la colpa degli effetti negativi di questo sviluppo sociale ed economico distorto che tratta gli uomini e le donne come (o peggio) di merci divenute inutili al conseguimento di un profitto imprenditoriale sempre più elevato a dispetto del deterioramento delle condizioni di vita dei ceti popolari.
Nessuno si è prodigato in questi giorni per spiegare che queste sono le conseguenze della liberalizzazione del mercato; che la filiera di imprenditori, gestori, appaltatori e appaltanti tende solo e in tutti i modi alla riduzione sistematica dei costi, prevedendo come effetti negativi anche le ipotesi peggiori che fanno pagare ai lavoratori e alla gente comune, proprio come i cittadini che abitano lungo i binari, e non solo a Viareggio, le conseguenze sociali di disastri preventivati.
Eloquenti le parole di un macchinista di questi convogli pericolosi: nell'epoca dell'elettronica imperante e dell'alta velocità ferroviaria, ha dichiarato che lui e i suoi colleghi, avvertono "ad orecchio" se qualcosa non va nei vagoni che trascinano!
La politica, che in questi ed altri casi analoghi, dimostra tutta la sua impotenza, in particoalre da sinistra, deve tornare a lottare perchè i servizi essenziali di una comunità, dalla sanità alla scuola, dai trasporti al sociale, tornino ad essere di pertinenza, ovvero gestiti ed organizzati dall'ente pubblico e secondo dettami di diritto pubblico e principi di efficienza e qualità prioritariamente per i cittadini, togliendo la prospettiva del lucro e le gestioni private.
Quanti disastri verificatisi per tali cause e sempre a danno dei lavoratori e della cittadinanza comune dalla sanità, ai trasporti, alle infrastrutture dobbiamo ancora contare a fronte dello sperpero di denaro sempre di provenienza pubblica, finalizzato ad interventi spacciati come "eccellenza" ma in realtà a solo vantaggio di specifiche categorie e classi scoiali, dall'alta velocità, ai reparti specialistici in sanità, alle infrastrutture inutili e costose mentre i trasporti pubblici, quelli dei pendolari, i servizi sociali, sanitari e di pronto soccorso stanno subendo un degrado inarrestabile?
Che non ci sia altra strada per ambire ad un progresso sociale democratico e, ancor prima, civile, di una comunità altrimenti spinta verso la barbarie soprattutto attraverso la destrutturazione del mondo del lavoro, dovrebbe essere ormai dato acquisito.
Monica Perugini
consigliere provinciale Comunisti - Sinistra Popolare Mantova
4 luglio 2009
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Sidel in lotta, Tetrapak non rispetta quanto firmato e vuole lcienzare oltre 50 lavoratori
Monica Perugini
I padroni Sidel non rispettano gli accordi: dopo aver sottoscritto un’intesa in Provincia in cui assicuravano di non procedere ai licenziamenti presso lo stabilimento di Mantova, tornano sui loro passi e confermano una cinquantina di licenziamenti, assolutamente disinteressati al fatto che la ditta produce, è in attivo e sta aumentando le commesse. Durante gli incontri col sindacato e i lavoratori, poi, i referenti di Confindustria non hanno nemmeno motivato il perché della retromarcia, confermata in una surreale assemblea svoltasi in fabbrica lunedì mattina. La reazione degli operai Sidel è stata immediata, presidio davanti a Confindustria e corteo spontaneo in città con la solidarietà delle altre rappresentanze metalmeccaniche del territorio. Per la multinazionale padronale svedese Tetralaval, proprietaria di Tetrapak ed anche del gruppo che fa etichettatrici e Mantova, Verona e Parma, secondo indiscrezioni non smentite, sarebbe intenzionata a vendere: i lavoratori sono merce, la proprietà deve disfarsi di oltre 50 persone e a nulla importa che si tratti di uomini e donne che hanno fatto l’eccellenza di questa società che si vanta in tutto il mondo di rispettare ambiente e sicurezza sul lavoro. Anche i siti di Parma e Verona sembrano a rischio, la cura dimagrante dei padroni vuole coinvolgere tutti gli stabilimenti, senza degnarsi di rendere noto ai lavoratori il perché di tanta pervicacia, alla faccia della concertazione e della firma apposta al documento di intesa sottoscritto fra le parti e gli enti locali in Provincia alcune settimane fa.
La lotta non si ferma: dopo la manifestazione di lunedì 8 giugno, RSU, Fiom e sindacato non sono intenzionati ad accettare la logica che i lavoratori sono merce sacrificabile, pezzi da rottamare quando non servono più. Le iniziative proseguiranno e chiederanno l’esplicita solidarietà e l’impegno della città e delle istituzioni: la vicenda Sogefi, altra storica fabbrica mantovana chiusa nonostante la produttività per volere del patron Di Benedetti che ha preferito delocalizzare, mettendo in strada 250 persone, non dovrà ripetersi!
9 giugno 2009
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Buscoldo (MN), Michele è morto sul lavoro
Il cordoglio dei comunisti per il portalettere morto mercoledì 13 maggio mentre consegnava la posta
Carlo Grassi, Massimo Mergoni, Monica Perugini, Roberto Pavani
I comunisti italiani esprimono cordoglio alla famiglia del portalettere di Buscoldo (MN) travolto ed ucciso in un incidente stradale mercoledì 13 maggio, mentre svolgeva il suo lavoro, non solo ricordando il legame d'amicizia ma pure sottolineando come il suo rappresenti, a tutti gli effetti, un incidente sul lavoro: proprio i portalettere sono la categoria che paga il tributo più alto di incidenti gravissimi nel pubblico impiego e sono sempre vittime incolpevoli.
Pericoli immensi corsi su strade infrequentabili per piccoli ciclomotori e biciclette esposte ad insidie mortali per compiere con diligenza un lavoro sottopagato e oggi più che mai sfruttato e colpito dal precariato. Nel ricordare Michele come amico la sezione di Buscoldo dei comunisti e il gruppo consiliare provinciale, vogliono ricordarlo come morto sul lavoro, chiedendo giustizia per chi paga con la vita un salario e perchè ciò non debba più succedere.
13.5.09
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Monica Perugini - Proletari@ comunicazione militante
Siamo alle solite: c' è da alleggerire il bilancio e i comuni guidati dalla destra tagliano i servizi, a partire da quelli primari.
Si inizia con quelli educativi e per la prima infanzia, assegnati ad una cooperativa che gestirà asilo e centri per la prima infanzia per 5 anni e a farne le spese, oltre all'utenza, saranno le lavoratrici, perchè il comune di Castelgfoffredo chiede loro di licenziarsi dall' ente pubblico e quindi rinunciare al contratto pubblico per essere assunte dalla cooperativa che le garantirà, appunto per 5 anni.
Il punto dolente è che non solo la proposta viene dalla destra che fa proprio il progetto di Formigoni di smantellare tutti i servizi pubblici, anzi di convertirli in "vaucher" come sta avvenendo a partire dall' "acquisto di ore di badante" ma anche degli altri servizi socio assistenziali, ma che pure l'opposizione ha votato questo obbrobrio.
Ormai sembra colpa dei lavoratori se gli enti e la gestione dei bilanci va male, quindi se ne devono andare, lasciare un posto pubblico che si sono conquistati attraverso un lavoro particolarmente impegnativo a contatto con minori appartenenti alle fasce più esposte dalla prima infanzia e lavorare per le cooperative, le nuove reali forma di sfruttamento dei lavoratori, dove salari, diritti, garanzie, contratti adeguati sono mera chimera, come stiamo vedendo da ogni parte.
Mentre in Provincia, dopo il consiglio aperto sul lavoro, stiamo adoperandoci con Governo, Regione, padronato sostenendo, fra l'altro, che l'uso / abuso delle cooperative va evitato, soprattutto ad opera degli enti pubblici, impegnandoci per il rispetto della contrattualistica adeguata, del tempo indeterminato, del versamento dei contributi di legge, a Castelgoffredo non si trova di meglio che avallare la proposta di esternalizzare, cedere definitivamente ai privati credendo all'illusione del miglioramento del servizio, costringere i lavoratori all'angolo, dando vita ad un precedente pericolosissimo che in altre realtà, a partire dal comune capoluogo, ha dato risultati pessimi, sia per il servizio reso alla cittadinanza, che per le condizioni contrattuali imposte ai lavoratori.
Aggiungiamo la matematica certezza della mancanza di continuità nello svolgimento del servizio e della impossibilità di garantire eguaglianza nella esigibilità di diritti conseguenti, per non parlare della qualità che, con costi e risorse inferiori, non potrà essere di certo la stessa di quella che l'ente pubblico può assicurare.
Cedere ed accettare simili proposte, senza contrapporre una concezione differente di società, basata sui pricipi dell'eguaglianza e della pubblicità, significa assestare continui colpi a ciò che resta dei servizi pubblici.
Se ripenso a quanto abbiamo lottato affinchè quelli della prima e primissima infanzia fossero riconosciuti come servizi educativi e formativi rientranti nel sistema della scolarità obbligatoria e non semplicemente erogazioni a domanda individuale, com'era nel recente passato, sostenendo progetti condivisi anche da parte di molti aderenti e simpatizzanti dell'attuale PD e della sua politica arrendevole, mentre oggi si alza bandiera bianca senza nemmeno discutere, credendo alle impossibili promesse di qualità di servizi precari e sottocosto ed alla illusione di un controllo pubblico di fatto non attualizzabile e mi soffermo sulla miserevole fine del sistema socio - assistenziale, mi convinco che anche quei progetti, come tanti altri, per molti di noi, oltre alla contingenza, non valevano nulla, insieme alla loro importanza progettuale e ideale. Non sarebbero stati gettati in mare in questo modo. Non può contare la scusa della crisi o dei vincoli di bilancio: si amministra per scegliere da che parte stare, cosa tagliare e chi difendere, anche da minoranza perchè i principi egualitari possano ritornare cultura maggioritaria. Chi lo dovrebbe fare?
26.4.09
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Monica Perugini - Proletri@
Il Tribunale di Mantova ha dichiarato oggi 17 aprile il fallimento della PMC - ex PRIMAMODA di Casalromano, il calzificio che dal dicembre 2008 non pagava gli stipendi dei lavoratori, ha subito il pignoramento dei macchinari, il blocco delle lavorazioni e non ha attivato le procedure di cassa integrazione se non dopo l'intervento delle Istituzioni, in particolare della Provincia di Mantova. I nuovi proprietari bresciani non volevano permettere l'ingresso in fabbrica ai lavoratori che hanno attivato la procedura di fallimento, tanto che gli operai hanno dovuto chiedere l'intervento dei Carabinieri per certificare la loro presenza, per evitare il licenziamento per assenza non giustificata. Lasciati solo i lavoratori si sono autorganizzati e contro molte resistenze, sono riusciti ad ottenere il primo passo ufficiale verso il riconoscimento dei lori crediti, della cassa integrazione straordinaria, della mobilità e dell'inserimento nei progetti formativi e di riqualificazione.
Ancora oggi sono senza stipendio, i nuovi padroni hanno corrisposto acconti solo ad una parte dei dipendenti nel tentativo di dividere i lavoratori e di continuare a vendere fumo. Anche le buste paga erano vuote! Da adesso ci sarà chiarezza e i lavoratori che si sono autorganizzati, vinta la prima battaglia, non si arrenderanno: se ce la faranno otterranno tutto ciò per tutti i loro colleghi anche per coloro che non avevano creduto alla lotta ma alle vane promesse del padrone.
La loro lotta, la loro convinzione sono dunque un esempio per tutti i lavoratori oggi in lotta anche nel mantovano e che, a prescindere dalle diverse tipologie di aziende in crisi a cui appartengono, soffrono tutti la stessa condizione, quella dell'ingiustizia. Gli operai e le operaie di PMC ex Primamoda non si sono arresi: noi siamo stati e saremo con loro e con tutti i lavoratori in lotta per il lavoro, il salario, i diritti.
Monica Perugini - Proletari@
17 aprile 09
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x Primamoda (MN): da tre mesi senza stipendio!
Monica Perugini da www.proletaria.it
Su fronte delle
ingiustizie verso i lavoratori, MS di Romanore (MN) fino ai ieri deteneva il
primato, da oggi lo scettro passa ex Primamoda ora PMC di Casaromano sempre
Mantova. Un calzaturificio con oltre 40 anni di tradizione che il vecchio
padrone Primacchi ha ceduto ad una s.r.l di Brescia, la PMC costituita per la
bisogna e gestita da un ulteriore società finanziaria.
Il vecchio padrone che non pagava mai puntualmente - ma pagava- , aveva tanti
debiti ma anche tanti ordinativi, e così ha convinto le oltre 70 operaie (quasi
tutte donne) a licenziarsi da Primamoda, rinunciando al loro contratto a tempo
indeterminato perchè PMC le avrebbe assunte (dapprima a tempo determinato fino a
giugno e poi indeterminato).Le operaie, senza RSU, sono state convinte a
stracciare la precedente intesa di passaggio diretto da un' azienda all'altra
senza perdita dei diritti acquisiti, perchè in caso contrario il nuovo padrone
non avrebbe potuto subentrare e salvare la baracca. Le ha chiamate una per una,
al telefono, dopo le dieci di sera, paventando pericoli per la perdita del loro
lavoro: le operaie ci hanno creduto e così hanno firmato, ignare, la loro
condanna, anche perchè in azienda la RSU non c'era più da tempo ed anche se i
nuovi assunti arrivavano dall'India già con la tessera della UIL in tasca.
Non avere più un contratto a tempo indeterminato ha significato la perdita del
ricorso alla cassa integrazione, mobilità, licenziamento. L'uscita di scena del
vecchio padrone, e l'ingresso del nuovo ha portato a firmare un contratto
determinato fino a giugno e a stipularne un altro, peraltro mai registrato, per
il tempo indeterminato.
La ditta era appena stata costituita con un capitale sociale di 10.000 euro di
cui solo 2500 versati e controllata da finanziarie bresciane anonime: dall'atto
costitutivo la sua cessazione è prevista per il prossimo 28 febbraio 2009.
Come potrà garantire i contratti fino al giugno 2009 e poi quelli
indeterminati, se cesserà prima?
Le operaie non sapevano nulla, il sindacato le aveva consigliate di firmare "per
non perdere il posto";
per Natale si è manifestata la solidarietà dei bresciani che hanno organizzato
una gran festa e dato i regali ai bambini, promesso corsi di informatica e
promozioni, aiuti per i mutui. Da tre mesi però gli stipendi non arrivavano, la
tredicesima nemmeno. Venerdì scorso si è presentato il direttore bresciano: ha
consegnato un anticipo di 600
Il manager parte e non si fa più vedere così come l'accredito degli stipendi.
I recapiti telefonici bresciani cessano di funzionare. Lunedì anche la linea
telefonica dello stabilimento di Casalromano viene interrotta per mancato
pagamento; lo stesso per l'energia elettrica. Tutto sembra coordinato: si
presenta l'ufficiale giudiziario con tanto di notifica e inizia a sequestrare i
macchinari! Erano stati venduti all'asta dice il camionista e comincia a
caricare le caldaie, cioè la struttura di essenziale per le lavorazioni. Non si
sa chi ha fatto pignorare le macchine, lo stabile è della banca.
Le operaie occupano quello che resta della fabbrica, ma non possono bloccare
l'atto giudiziario e i filati rimasti sono poca cosa.
Ci chiamano. La storia è sconsolante: questo non era un semplice magazzino di
confezionamento, una ditta di appalti di pulizie, ma una impresa produttiva con
71 operai.
Alcune lavoratrici sono quì da 32, 29, 24 anni, Gabriele dal 1951. Mina scopre
che il suo TFR è stato versato ad un fondo pensioni privati senza consultarla:
ma dopo il primo versamento il vecchio padrone non ha più fatto fronte ai suoi
obblighi.
Una beffa, una truffa architettata dalla società bergamasca di gestione delle
crisi aziendali "che dovrebbero chiamare pelo, anzi pelliccia, sullo stomaco e
sul cuore" come dice Vania L'assessore al lavoro, il comunista Grassi, corre dal
Prefetto, riesce a far convocare la proprietà al tavolo di crisi insieme alle
parti sociali, chiama l' INPS e l'ufficio del lavoro, dal Tribunale si aspetta
la comunicazione sul procedimento di pignoramento dei beni mobili aziendali.
Giovedì mattina dal sindaco di Casalromano Grassi e i sindacati riescono a far
convocare il manager della società di gestione finanziaria che dice di essere
lui il primo ad essere stato truffato! Deja vù: non è mai colpa loro. Qui
evidentemente non interessa nemmeno il fatturato e gli ordinativi, l'unica cosa
che conta e spazzolare quello che è rimasto, comprese le spettanze degli operai.
A chi interessa che siano li da decenni, che arrivino dall'estero pieni di
speranze, che abbiano famiglia, problemi: qui una ragazza algerina attualmente
in maternità, ritiene alto uno stipendio di 1000 euro, quello che prendono le
anziane che speravano nella pensione. E i soldi degli stipendi, gli ordinativi
andati perduti, il blocco dei macchinari? Nessuna risposta. Un imbroglio ordito
dal nuovo padrone con la collaborazione del vecchio. Ma vi sono evidenti
responsabilità del sindacato: che la RSU non ci fosse più da un pezzo qualcosa
vorrà pur dire e che i confederali abbiano caldeggiato l'accordo capestro si
inquadra nello stessa logica di accettare proposte da qualsiasi padrone: sempre
e comunque, e che ha condotto, con la normativa antioperaia a vere e proprie
rese.
Due etiche, due modi di vivere: da un lato l'operaia che non ha voluto incassare
un assegno scoperto del vecchio padrone perchè sapeva di madarglielo in
protesto; dall'altro i proprietari che derubano e truffato grazie alle leggi
compiacenti che la destra ha confezionato.
Siamo al fianco delle operaie e degli operai della Primamoda perchè il conflitto
sociale e la lotta per difendere diritti, orgoglio, dignità deve tornare a farsi
sentire con nuova stagione di lotte. Chi doveva rappresentarli, in una buona
parte, ha tradito le aspettative!
16/01/2009
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RSA VILLA CARPANETA RODIGO: LA MISURA E' COLMA
Se il cda non se ne andrà, ci rivolgeremo alla Procura
Leggi il comunicato di Giancarlo Latini - responsabile provinciale sanità Pdci
La vicenda della RSA Villa Carpaneta ha raggiunto il rango di farsa, purtroppo a solo esclusivo discapito degli ospiti, delle loro famiglie e dei lavoratori. Che la ditta costruttrice del nuovo edificio abbia di nuovo interrotto i lavori di costruzione poichè non gli è stato assegnato il diritto di superficie della struttura, ribadisce ancora una volta, se mai servisse, l'inadeguatezza dell'attuale consiglio di amministrazione. Ripetiamo dunque che Avanzi e il cda devono dimettersi per evitare ulteriori danni al servizio ed alla comunità che amministrano.
Se il cda reiteratamente non raggiunge il quorum di voti previsto dalla legge per concedere il diritto di superficie di un bene pubblico al privato costruttore, a cui era stato inopinatamente promesso, non è possibile permettere che si prosegua nell'errore e nella incapacità amministrativa, peraltro corrispondendo agli amministratori laute indennità mensili. Non è possibile tacere di fronte ad un cda che, anzichè farsi da parte per evitare altri danni, cerca cavilli ed interpretazioni giuridiche "morbide" per aggirare il dettato della norma, per cui chiediamo che i referenti pubblici si esprimano in tal senso, azzerando la situazione gestionale al fine di reperire possibili soluzioni che tutelino i soli interessi pubblici di anziani, famiglie e lavoratori. Se la nuova struttura non sarà completata entro il prossimo giugno, infatti, la RSA di Rodigo perderà gli accreditamenti dei posti letto attualmente in proroga, mentre sono già andati persi il servizio riabilitativo e il centro halzaimer. I posti potrebbero dunque essere assegnati ad altre residenze, molto probabilmente private, visto che quelle pubbliche del territorio sono a norma. Peggio di così questo cda non poteva fare in quanto a danneggiare il bene pubblico che dovrebbe gestire. Ripetiamo la domanda: dopo aver concesso il diritto di superficie del nuovo stabile ai privati, esternalizzato tutti i servizi, sia quelli principali di cura che quelli secondari, messo a repentaglio la natura pubblica del contratto di lavoro dei dipendenti, cosa resterebbe di pubblico di questa struttura che il cda ha così voluto (e non la fondazione di diritto privato), a seguito delle nuove previsioni normative? E la struttura storica, dove attualmente si svolge il servizio, che fine farà?
Il presidente Avanzi perseverando contro ogni decenza, addirittura cercando modi per aggirare la legge, sta ponendo deliberatamente a repentaglio la sopravvivenza stessa del servizio pubblico. Prima che il disastro si compia, dunque, ci siamo rivolti al Presidente della Regione Lombardia ed all'assessore competente, al sindaco di Rodigo e al Presidente della Provincia di Mantova, perchè si adoperino affinchè entro il corrente mese, il cda della RSA Villa Carpaneta di Rodigo sia revocato. In caso contrario ci rivolgeremo alla Procura della Repubblica esponendo gli incombenti rischi di compromissione del bene pubblico e la possibile interruzione di pubblico servizio: la misura è colma.
Giancarlo Latini
responsabile provinciale sanità Partito dei Comunisti Italiani Mantova
8.1.09
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Questa mattina quando il compagno della CGIL a cui avevamo telefonato per invitarlo allo scambio di auguri di fine anno in Provincia, ci ha detto che alla MS era in corso un picchetto delle operaie in servizio presso il magazzino di Romanore (MN), mi sono chiesta se avevo capito bene.
Avevo capito giusto: dopo la vicenda dello scorso maggio che aveva visto il licenziamento di 16 operaie (socie lavoratrici di una cooperativa di somministrazione di manodopera) rimpiazzate nel giro di 12 ore da altrettanti operaie cinesi pagate la metà (3.20 all'ora compreso il ricarico per i "caporoali"), ancora una volta Spaggiari, il padrone di fatto della ditta che vanta una rete di negozi in tutta Italia, quantificabile in oltre 70 punti vendita, ha colpito ancora: non paga le lavoratrici da 5 mesi, gli rifiuta la tredicesima e tolto il superminimo contrattuale.
C'è di più: l'ennesima cooperativa di somministrazione di manodopera, stavolta non è un soggetto radicato nella cooperazione specializzata nel tutto fare del "facchinaggio" a poco prezzo, come era avvenuto in maggio con una coop che aveva in gestione, ad esempio, gli appalti dell'aeroporto di Montichiari (BS), ma una coop di recentissima costituzione presieduta da un' ex operaia rumena con una segretaria, pure lei ex operaia. La coop sarebbe costituita dalle lavoratrici del magazzino, tutte rumene, in servizio alla MS anche da 5, 6 anni, che giurano di non aver firmato nulla e soprattutto di non aver mai partecipato ad assemblee sociali. Eppure c'è un verbale della assemblea dei soci della Chipper (dal nome della presidente che ha pure sede a casa della stessa persona) di pochi giorni fa, dove alla presenza del "consistente" numero di due partecipanti (presidente e segretaria), tutte le socie accettano di ridursi lo stipendio, rinunciare al supermino contrattuale, congelare la tredicesima e aspettare gli stipendi arretrati.
La Chipper non paga le operaie da 5 mesi e da luglio i contributi INPS, è in rosso, eppure il committente Spaggiari ha chiesto alle operaie di lavorare un'ora in più al giorno: non perchè ha più commesse in occasione del Natale, dice, ma perchè le operaie non hanno voglia di lavorare, sono delle lavative e non terminano in tempo le consegne. Dejà vù. A cui aggiunge che se lavorano un'ora in più gratis per un anno, forse, le paga!
Chissà perchè poi ci metta almeno due anni, ma anche 5 o 6, per accorgersi di avere assunto delle lavative che vorrebbe anche far lavorare gratis.
Spaggiari si affanna a fare proposte ma poi ricorda che lui non ha dipendenti e nemmeno strutture: le operaie sono socie - lavoratrici e quindi è la loro ex collega presidente a doverle pagare e, in caso contrario, a finire nei guai, la legge parla chiaro. Ed è vero.
Lui giura di averle dato 50.000 ?, lei risponde solo 10.000 con cui non è riuscita nemmeno a pagare l'INPS, di avergli detto dopo un mese che si metteva male ma lui rispondeva di non preoccuparsi e di continuare a lavorare.
Le buste paga riportano la cifra completa di 1000 mensili mentre, a parte un acconto di 400 euro a luglio, non si è visto un soldo: parlano chiaro i bonifici bancari che non ci sono.
Dunque è sciopero, con picchetto davanti alla fabbrica e il solito Spaggiari, padrone del nulla, nemmeno delle tre Mercedes fiammanti che sfoggia, che fa la spola fra i magazzini della zona artigianale di Romanore: i muri sono di un certo Bacchi, la manodopera dipende dalla coop della ex operaia rumena ora sul lastrico con due bambini piccoli a carico, la residenza del padrone è in Croazia e la sede del committente (sempre lui) in Lussemburgo......
Devo cercare parole per commentare? Meglio di no, educazione e linguaggio della politica non troverebbero sinonimi adatti.
Eppure va avanti così da anni: la storia è ritrita e ci ha portato, su iniziativa delle operaie licenziate a maggio e del collettivo femminista Colpo di Streghe, a lanciare la campagna di boicottaggio dei prodotti MS, venduti in tutta Italia.
Insieme alla compagna Scilla Alberini ho denunciato Spaggiari all'Ufficio del lavoro e all'ASL per il mancato rispetto delle più elementari norme di tutela del lavoro e la irregolarità dei pagamenti.
Eppure niente si è mosso e la faccia tosta del padrone è oggi ancora più odiosa.
Fa una proposta che solo per il coraggio di formularla meriterebbe un TSO immediato, anche se non è il padrone, come ricorda alla nausea a noi, alla CGIL e alla FIOM (gli unici a portare solidarietà al picchetto delle operaie) ed imputa alla presidente della Coop (che si è dimessa) di essere una buona a nulla, di avere intascato i soldi che le ha dato!
Non c'è ritegno.
Spaggiari ormai non ha più operaie che non siano cinesi: le ragazze del picchetto ci dicono tristemente: "loro si accontentano, sai come sono!"
Intanto ribadiamo la necessità di non andare a comprare vestiti e oggetti alla MS, di mantenere il boicottaggio di questo impudente padrone medievale per cui la legge 30 ha rappresentato la vincita alla lotteria, poi, come gruppo consiliare provinciale dei Comunisti Italiani invieremo un esposto in procura, raccontando questa storia di inammissibile ed indegno sfruttamento per cui nemmeno le tutela della legge più iniqua che l'Italia abbia mai avuto a danno degli operai, può rappresentare impunità e ciò qualora la stessa giunta provinciale non accetti di farlo come istituzione.
Vogliamo che le operaie abbiano i loro stipendi completi, il rispetto dei diritti e saremo al loro fianco fino a quando il padrone non rispetterà gli accordi ed avranno trovato un lavoro decente.
monica perugini
proletari@ - comunicazione militante
19.12.08
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Monica Perugini e Roberto Pavani consiglieri provinciali Pdci Mantova
L'art. 32 della Costituzione
Italiana stabilisce quale diritto fondamentale dell'individuo
il diritto alla tutela
della salute e garantisce agli indigenti il diritto alle cure gratuite, anche
nell'interesse della collettività.
Il DL 286 del 1998 all'art. 35, poi, prevede la gratuità delle cure urgenti ed
essenziali anche agli stranieri non iscritti al Servizio sanitario
nazionale, senza permesso di soggiorno e risorse economiche: nessuna
segnalazione è prevista, salvo i casi di obbligatorietà di referto, come per i
cittadini italiani.
In barba a ciò, giorni fa la La Lega Nord ha presentato un emendamento che
prevede l'abrogazione del comma 5 dell'art. 35, proponendo di abolire la
gratuità della prestazione urgente ed essenziale agli stranieri non iscritti al
SSN, privi di risorse economiche e propone l'obbligo per le autorità sanitarie
di segnalazione all'autorità competente.
Per primi i pediatri di libera scelta, aderenti alla FIMP operanti nel SSN,
hanno sottoscritto un appello, considerando gravissima tale proposta
emendativa che spingerebbe nella esclusione sociale la popolazione più indigente
e ne hanno chiesto il ritiro. Medicina Democratica ha quindi replicato
all'ennesima sortita delle destre che, col ministro alla sanità Sacconi,
sostiene che il medico deve segnalare alla autorità se un cittadino è irregolare
e se clandestino, espulso. Si tratta di proposte irricevibili: l'abrogazione
richiesta, infatti, violerebbe il principio universale alla salute di cui
all'art. 32 della Costituzione, metterebbe in pericolo la tutela della salute
della collettività anche per curare patologie gravi, aprendo concretamente la
strada verso l'abolizione del diritto di cura. Va ricordato alla destra al
potere, poi, che l'Italia è uno degli stati firmatari della Convenzione ONU di
New York del 1989 sui diritti del fanciullo, recepita con la legge 176 del '91
in cui si stabilisce che ogni minore straniero ha il diritto di usufruire delle
prestazioni mediche pediatriche, a prescindere dalla regolarità del soggiorno.
Medicina Democratica, i pediatri e altre numerose associazioni professionali che
hanno lanciato un appello alla sensibilizzare ed alla mobilitazione, ricordano
che la professione medica si ispira ai principi della solidarietà e al rispetto
dei diritti fondamentali della persona e chiedono il ritiro dell'emendamento
leghista che, a differenza di quanto inizialmente diffuso dalla stampa, è stato
riproposto dallo stesso Sacconi. I medici attraverso le loro associazioni hanno
già comunicato che, in caso di approvazione di tale aberrazione, si rifiuteranno
di denunciare i pazienti. Anche la politica e l'opinione pubblica devono
intervenire con forza e sollevarsi contro un degrado etico e culturale che vede
il prevalere dei peggiori istinti razzisti e xenofobi da parte dei governanti di
un paese che, fino a pochi decenni fa, primeggiava nei flussi migratori verso i
paesi che offrivano opportunità di lavoro e che ha visto milioni di suoi
cittadini soffrire le medesime condizioni di prevaricazione ed esclusione
sociale. Il rischio che con un colpo di spugna, in pochi mesi, vengano
cancellate le conquiste di decenni di lotte, sembra farsi reale ogni giorni di
più: non possiamo fingere che la cosa non ci riguardi. Per questo il gruppo dei
Comunisti Italiani ha presentato una mozione in tal senso al consiglio
provinciale di Mantova, ricordando l'impegno che proprio questa Provincia ha
profuso negli anni a favore della integrazione multiculturale dei cittadini e
delle cittadine stranieri/e, compreso il servizio ambulatoriale per tutti i gli
stranieri, contribuendo a realizzare quella cultura solidale e di interazione
sociale che ha migliorato noi e gli altri, e certo non solo in termini
economici.
2.12.08
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Il commento di Masimo Mergoni, Carlo Grassi e Monica Perugini (Pdci)
Questa mattina, appreso del crollo della facciata della palazzina dell'ex pastificio Cavalieri in corso di ristrutturazione nel centro storico di Castiglione e il ricovero in ospedale di due operai sono rimasti travolti, i comunisti italiani sottolineano come non ci sia tregua per Mantova. Il giorno dopo la pubblicazione dei dati INAIL sugli incidenti sul lavoro che ha visto un incremento soprattutto a danno dei lavoratori immigrati e in particolare nell'edilizia ed il rinvio a giudizio dell'imprenditore agricolo viadanese che lasciò morire l'operaio indiano irregolare nelle campagne di Salina, a poco più di anno dall'incidente del cantiere per le case popolari comunali di Via Volta, che costò la vita ad un giovane muratore egiziano, la scia continua, fra il disinteresse generale, visto che nessun passo avanti sta avvenendo dopo che l'elenco si allunga.
Per Massimo Mergoni consigliere comunale a Castiglione, Carlo Grassi assessore al lavoro e Monica Perugini capogruppo Pdci in provincia occorre il controllo e il rispetto delle norme sulla sicurezza ed una formazione continua degli adulti gestita e garantita dagli enti pubblici per tutelare i lavoratori, imponendo alle imprese l'adozione delle misure previste per legge. Nell'esprimere vicinanza agli operai infortunati, i comunisti italiani ribadiscono che non può proseguire oltre una situazione per cui recarsi al lavoro, in particolare per gli operai meno qualificati, significhi rischiare la vita: politica e sindacato debbono impegnarsi a fianco dei lavoratori per contribuire a risolvere una situazione insostenibile.
27.11.08
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L'intervento di Monica Perugini capogruppo Pdci Provincia di Mantova
Leggo che il direttore del centro commerciale Ipercoop della Favorita (Mantova), tramite un ordine di servizio, ha proibito alle commesse che lavorano nel centro, di parcheggiare in prossimità del posto di lavoro perchè così toglierebbero spazio ai clienti, per cui le commesse sono costrette a sistemare le auto vicino al palasport, ovvero dall'altra parte dell'enorme piazzale di Boccabusa.
La direzione, poi, non solo minaccia di multare chi contravviene l'ordine sul territorio di sua proprietà, ma manda i vigilanti ad intimidire le commesse.
Non solo, quindi, i toni usati sono i soliti dei padroni contro i lavoratori ed in particolare le lavoratrici, anche se la proprietà dell'Ipercoop dovrebbe quanto meno ricordare le proprie origini mutualistiche e di solidarietà fra lavoratori (prima di essere consumatori) e tenere ben diverso atteggiamento verso chi ne ha permesso l'espansione anche economica (ma oramai non ci deve stupire più di niente: è il denaro a regolare tutti i rapporti, a cominciare da quelli umani!), ma la direzione in tal modo viola esplicitamente le norme sulle pari opportunità e sulla tutela del lavoro delle donne, di cui alla legge 40 dell'8 marzo del 2000.
Ho pertanto inviato una nota di protesta alla direzione, alla consigliera di parità che rappresenta il ministero del lavoro in Provincia e al ministero delle pari opportunità: le commesse, dipendenti del centro commerciale devono poter parcheggiare le auto con cui si recano al lavoro in posizione comoda e non a centinaia di metri di distanza, anche e soprattutto se il piazzale è di proprietà della catena commerciale. Chiedo il rispetto delle norme che dovrebbero praticamente agevolare e conciliare i tempi di vita e di lavoro delle donne, considerando, altresì, che le dipendenti escono tardi dal lavoro e non possono essere costrette ad attraversare un piazzale isolato ad ora tarda, esponendosi a pericoli, per cui la proprietà deve riservare loro idoneo parcheggio.
Ho chiesto inoltre chiarimenti sulle presunte intimidazioni rivolte alle lavoratrici oltre naturalmente ad essere con loro solidali ed apprezzarle per quello che oggi è il coraggio di difendere i propri diritti che sono quelli di tutte: anche le donne che vanno a fare la spesa lavorano e i loro diritti sono gli stessi, purtroppo oggi occorre gridare per ricordarlo a tutti, anche a coloro che prima di altri dovrebbero ricordarsi di rispettarli.
12.10.08
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I Comunisti Italiani hanno partecipato questa mattina, giovedì 2 ottobre, al presidio tenuto dai lavoratori Polimeri davanti al Comune di Mantova ed alla sede di Confindustria per chiedere l'intervento immediato delle istituzioni a difesa del sito mantovano e dei 1500 posti di lavoro, fra sede principale ed indotto, messi in discussione dalla decisione della proprietà di fermare un impianto e di porre in forse il proseguo della produzione.
Carlo Grassi assessore provinciale al lavoro e Monica Perugini capogruppo del Pdci in consiglio provinciale, hanno riaffermato il sostegno ai lavoratori: le istituzioni non possono sottovalutare una questione che coinvolge l'intero territorio e rappresenta il segno della profonda crisi economica e sociale che governo e padronato vogliono, come sempre, far pagare ai lavoratori.
Polimeri è per oltre il 30% di proprietà dello Stato: il governo attuale, ma pure quelli passati, si sono però sistematicamente disinteressati del comparto della chimica e non hanno preso in considerazione le necessità di un comparto che deve saper coniugare la fondamentale difesa dei posti di lavoro con quella dell'ambiente. Proposte estemporanee di spostare i siti, con le conseguenze inevitabili di far pagare l'alto prezzo derivante ai lavoratori, sono per il Pdci inaccettabili. I lavoratori Polimeri, in tutti questi anni, hanno già dato, così come la cittadinanza in termini di aggressione ambientale:rappresenterebbe una beffa chiudere lo stabilimenti e nemmeno provvedere al risanamento, giacchè proprio queste sono le condizioni.
Occorre dunque che il polo chimico diventi vera questione politica di valenza provinciale, da affrontare e risolvere con un obiettivo prioritario: la difesa dell'occupazione ed il risanamento concordato dell'ambiente. Dopo Sogefi, Iveco e le innumerevoli crisi aziendali e di cooperative, Mantova non può pagare altri costi. I comunisti quindi sostengono la lotta dei lavoratori e sono convinti che solo la ripresa dell'impegno e del conflitto sociale potrà garantire la difesa dei diritti dei lavoratori e della assai critica condizione di vita della moderna classe operaia, altrimenti aggredita, insieme al sindacato, da un padronato e da un governo senza scrupoli a cui ben pochi si stanno opponendo.
Mantova, 2.10.08
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30 agosto: 400 contratti non rinnovati all'IVECO di Suzzara (MN):
COSA SERVE ANCORA PER CONVINCERE CHE LA LEGGE 30 DEVE ESSERE ABROGATA?
Dalla parte dei lavoratori, dei precari, degli immigrati: occorre una rappresentanza politica del mondo dei lavori: i comunisti impegnati per la costituente comunista, per la ripresa della lotta e del conflitto sociale in difesa degli interessi e dei diritti delle classi popolari
Monica Perugini capogruppo Comunisti Italiani Provincia di Mantova, CC Pdci
La ripresa dell'attività produttiva, a partire dallo stabilimento IVECO di Suzzara che non rinnoverà il contratto di "somministrazione" lavoro a ben 400 dipendenti assunti nella scorsa primavera (la maggior parte donne) per fronteggiare la forte richiesta di commesse di veicoli, dovrebbe destare grande preoccupazione in tutto il comparto sociale del territorio.
Fino a pochi mesi orsono, infatti, un'intera collettività, quella del basso mantovano, pareva ruotare attorno alle decisioni dell'azienda di potenziare, si è poi visto solo temporaneamente, la produzione di automezzi.
Non solo quei contratti, dalla forma più odiosa, la somministrazione di manodopera, non verranno rinnovati ma il tessuto sociale e politico nemmeno conosce le prospettive occupazionali e di vita di quanti avevano lavorato a Suzzara per mesi, richiesto servizi ed integrazione, anzi, i punti interrogativi oggi riguardano anche i contratti a tempo determinato e, più in generale, le prospettive di una produzione che dipende dalle dinamiche e quindi dalle condizioni internazionali, tutte protese a difendere e potenziare gli interessi capitalistici e delle classi industriali, completamente disinteressati alle condizioni della classe operaia, considerata quale semplice variabile produttiva.
La legge 30 è la cornice istituzionale della situazione: essa ha modificato il mondo del lavoro e quindi la vita degli operai e dei lavoratori, condannandoli senza appello alla condizione di perpetua precarietà. Essa rappresenta la filosofia di quello che il padronato voleva da decenni ed ora sta realizzando, al di là di ogni rosea aspettativa.
Come si possano affrontare le prospettive relative la crisi occupazionale del mantovano, evitando di puntare il dito e quindi di impegnarsi a lottare contro l'origine del disastro, dimenticando quanti hanno imposto, poi voluto mantenere e, inevitabilmente, portare al peggioramento quella norma, è quanto meno ipocrita, deleterio per gli interessi e la stessa organizzazione della classe operaia e rischia di gettare nell'isolamento un'intera parte, quella economicamente più debole, delle società produttiva.
Gli esempi sono già numerosi ed è illusorio fingere che nulla sia cambiato nei rapporti socio economici anche della nostra realtà territoriale.
I comunisti ritengono che solo la riaggregazione sociale nella lotta per la difesa del lavoro e dei diritti, del principio di eguaglianza e dei servizi pubblici di qualità, il rafforzamento e l'autorevolezza della rappresentanza politica della classe operaia e del mondo dei lavori, possano agire da freno contro l'aggressione globale del padronato alle classi sociali meno abbienti.
E' ormai evidente che, in caso contrario, l'attacco frontale portato dal padronato e di conseguenza, per suo tramite, dalle forze politiche che ne rappresentano gli interessi nei due poli dominanti, sarà spiazzante per l'intera società ma, in particolare, per i più deboli e sempre meno organizzati: lavoratori, precari, immigrati, donne, impiegati nella sanità, nella scuola e in tutti i servizi pubblici, oggi attaccati dal governo come dall'opposizione parlamentare (le vicenda trasporti e Alitalia, al proposito, si commentano da sole).
Siamo dunque al fianco dei lavoratori, dei precari e del sindacato nella lotta per il lavoro, i diritti, la difesa delle garanzie conquistate con decenni di lotta oggi a forte rischio in tutti i settori produttivi e ci impegneremo sia a livello istituzionale che nelle lotte a difesa di questi interessi, per la costruzione di una rappresentanza politica di classe che sappia fare argine a difesa dei diritti come essere coerente forza democratica e di progresso per l'intera società.
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Carlo Grassi assessore al lavoro Provincia di Mantova
È illusorio pensare che i risultati dell’indagine Excelsior rappresentino un dato positivo per l’occupazione mantovana. Non solo prevalgono i lavori poco qualificati ma è il precariato a diventare caratteristica fondamentale del mondo del lavoro, anche a Mantova.
Le crisi di aziende in passato stabili, poi, fanno sì che al tempo indeterminato si sostituisca altra precarietà. Vedi i casi di Sogefi e Viviverde, mentre colossi aziendali come l’Iveco, insieme all’indotto, fanno abituale ricorso al lavoro interinale. Anche negli altri settori la normalità è questa tanto che i contratti temporanei stanno raggiungendo la percentuale dei determinati. Tutto ciò non porta a nessun risultato positivo per i lavoratori né per il complessivo tessuto sociale e dimostra come la legge 30 abbia fatto degenerare le condizioni di vita e di lavoro delle classi sociali più deboli: bisogna abolirla e dare stabilità al mondo del lavoro.
mantova, 14.8.08
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Carlo Grassi assessore al lavoro Pdci - Monica Perugini capogruppo Pdci Provincia di Mantova
L'assessore provinciale al lavoro Carlo Grassi (Pdci) a seguito dell'ennesimo episodio di sfruttamento di lavoratori precari, questa volta addirittura eludendo ed applicando artatamente le norme su disabilità e cooperazione sociale, annuncia che a settembre la Provincia organizzerà un consiglio provinciale aperto sul tema del lavoro. Si tratta di ridare alla Provincia gli strumenti per il monitoraggio delle situazioni di crisi, a partire dallo sportello e dal controllo della situazione che, nel territorio, sta vivendo una continua, drammatica involuzione, sempre a danno dei lavoratori. Che pure le norme poste a tutela delle categorie disagiate vengano applicate illegittimamente, diviene oltre modo grave e ciò deve imporre all' ente una continua attività di controllo poichè, in questo caso, denari pubblici sarebbero stati distratti a danno dei soggetti beneficiari e dei lavoratori che hanno percepito stipendi da fame.
La Provincia sta rilanciando la struttura degli uffici per l'impiego (di ieri l'inaugurazione di quello di Castiglione) quale sito dell'amministrazione pubblica per il collocamento di lavoratrici e lavoratori, riprenderà il monitoraggio di tutti i dati inerenti l' andamento occupazionale nel territorio che, attraverso l'osservatorio sul lavoro, realizzerà il completamento e l'aggiornamento reale dell' archivio dati di tutte le attività imprenditoriali presenti nella provincia e proporrà lo strumento dello sportello di crisi come riferimento di tutti i soggetti interessati attraverso un protocollo di impresa, per la risoluzione delle crisi occupazionali.
Per Monica Perugini capogruppo dei comunisti italiani in consiglio provinciale, il degrado della situazione occupazionale nel mantovano, sta raggiungendo l'apice. Si sta realizzando quanto la filosofia della legge 30, mai cambiata, anzi inasprita, prevedeva al momento della sua approvazione: la "stabilizzazione" della precarietà come caratteristica distintiva del mondo del lavoro. Attorno a questo principio vale tutto: dalla somministrazione di manodopera, al lavoro a chiamata, fino all'utilizzo improprio delle norme, alla loro elusione, sempre sfruttando i lavoratori per massimizzare il profitto dei padroni. Le storie che Mantova sta vivendo in questi mesi sono l'esempio di quello che sta accadendo in tutto il paese.
Il panorama legislativo non è esaltante, ma quelle che ancora tutelano il lavoro devono essere applicate e occorre che l'ente pubblico vigili e controlli e si schieri sempre dalla parte dei lavoro e per la tutela dei diritti, al fianco delle lotte dei lavoratori e del sindacato.
In un contesto politico simile, solo la lotta ed il conflitto sociale potranno difendere il poco che è rimasto per poi poter dare speranza alle rivendicazioni sociali dell'estensione delle garanzie e della stabilità del lavoro che deve tornare ad essere un diritto fondamentale della nostra società.
Occorre riprendere la lotta per l'abolizione della legge 30 e delle norme razziste e xenofobe che hanno ripercussioni fortissime sullo stesso mondo del lavoro, la lotta per i servizi, la scuola, la sanità pubblica.
In caso contrario potremo solo denunciare inutilmente, appellarci ad un'etica andata perduta, assistere inermi ad un degrado studiato a tavolino dalla destra a cui a suo tempo non siamo stati in grado di opporci, nè di analizzarne la compiutamente la pericolosità.
2.8.08
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VILLA CARPANETA: UNA CONTRADDIZIONE PAGATA DAI LAVORATORI E DAGLI OSPITI.
LA SOLIDARIETA' DEI COMUNISTI A LAVORATORI, OSPITI E AL SINDACATO IN LOTTA PER I SERVIZI PUBBLICI E DI QUALITA'. Interrogazione in Provincia e in Regione Lombardia
Monica Perugini capogruppo Pdci Provincia di Mantova
Giancarlo Latini responsabile provinciale sanità Pdci
Guarda tutte le foto del presidio
Come delegazione dei Comunisti Italiani siamo stati alla RSA Villa Carpaneta a portare il sostegno dei comunisti ai lavoratori ed alle lavoratrici della RSA che il cda della stessa struttura, di fatto, intende privatizzare con un provvedimento gravissimo che demanda a soggetti esterni l'intero patrimonio pubblico rappresentato dalla casa di riposo. Oltre alla esternalizzazione del servizi collegati (lavanderia, cucina ...) prevista dal contratto, infatti, verrebbero assegnati al privato anche i servizi di cura, mentre la nuova struttura in costruzione a Rodigo, verrebbe destinata al privato con la formula del diritto di superficie per 35 anni.
I Comunisti Italiani sono solidali con i lavoratori, gli ospiti, i familiari ed il sindacato in lotta col presidio permanente e proseguiranno l'impegno, anche a livello istituzionale (presenteranno una interrogazione in Provincia e hanno sollecitato la risposta alla interrogazione ancora priva di risposta, presentata oltre sei mesi fa in Regione Lombardia), per controbattere la politica ambigua in base alla quale il cda, in sede di riforma regionale della forma giuridica delle case di riposo, ha utilizzato la conformazione societaria pubblica (ASP) prevista dalla norma, per un'operazione ai limiti della sostenibilità che, a dispetto della scelta originaria, prevedrebbe il passaggio di tutto il patrimonio ad un privato gestore.
A suo tempo, infatti, Villa Carpameta scelse la formulazione pubblica dell'ASP e non della fondazione di diritto privato, dimostrando attenzione verso le esigenze dei lavoratori, degli ospiti e della salvaguardia dei servizi, mentre oggi utilizza quella stessa scelta per operare una delle più pericolose esternalizzazioni del settore. Il risultato è il peggioramento del servizio per gli ospiti, l'incertezza dei lavoratori e la mancanza di chiarezza nei confronti delle rappresentanze sindacali, che oggi sembrano gli unici soggetti realmente interessati a lottare per un servizio pubblico di qualità.
Anche nel nostro territorio, infatti, il settore socio - sanitario è stato letteralmente assalito da una privatizzazione sempre più concentrata nelle mani di pochi e specifici soggetti: non occorrono preveggenze per immaginare che anche Villa Carpaneta possa essere appetibile per tale conclusione, anche perchè il cda, ad esempio, non ha ancora formalizzato con l'ASL gli accreditamenti per i reparti alzahaimer e riabilitazione, mentre la conclusione della nuova struttura è avvolta nell' incertezza.
Che anche l'altra RSA - ASP, a Canneto, poi, viva simili momenti di crisi, è quanto mai preoccupante.
In tempi di eclatanti esempi di "mala sanità privata" chiediamo un atto di responsabilità ed un impegno deciso da parte della sinistra e di tutti i democratici per il rilancio delle strutture e dei servizi pubblici e di qualità, considerando quanti danni ha arrecato al complessivo contesto sociale la sciagurata politica trasversale di privatizzare settori fondamentali, come sanità e servizi sociali.
Il Pdci ribadisce la solidarietà ai lavoratori ed alle lavoratrici della RSA che portrebbero vedersi modificare il contratto sottoscritto, agli ospiti che rischiano di divenire soggetto/oggetto di un trattamento assai facilmente diverso dall'attuale (perchè non più pubblico) ed al sindacato, in prima fila nella lotta per i servizi pubblici e di qualità.
26.7.08
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NO A QUESTO PIANO RIFIUTI CHE NON VIETA NUOVI INCENERITORI
Carlo Grassi assessore provinciale del Pdci vota contro il progetto della Giunta del 10 luglio 2008: Mantova ha già dato, è fra i siti più inquinati della Lombardia e vende energia.
Il Piano presentato dall'assessore socialista all'ambiente Rebuschi e ritenuto "immodificabile" dagli assessori del PD, per i comunisti non va bene. Anche Banzi del Prc ha votato contro. "Non vieta esplicitamente la costruzione di nuovi inceneritori mentre Mantova, secondo Carlo Grassi assessore del Pdci, ha già dato molto, troppo, in termini di inquinamento, essendo il territorio più inquinato della Lombardia ed in più vende l'energia prodotta. Occorre rispettare il programma elettorale del 2006 che vietava nuove costruzioni e migliorava differenziata e riciclaggio, facendo diminuire progressivamente, da effettuare in impianti adeguati, l'incenerimento dei rifiuti non altrimenti trattabili". Se il piano non cambia non lo voteremo nemmeno in consiglio - aggiunge Monica Perugini, capogruppo del Pdci: occorre rispettare gli impegni presi con l'elettorato di centro sinistra e non deviare dal programma in ogni occasione importante, ponendo stravolgimenti che il territorio mantovano sarà costretto a sopportare per decenni. Proprio come è stato per la MN/CR".
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Carlo Grassi assessore provinciale al lavoro, ha partecipato all'assemblea della Marcegaglia, svoltasi ieri stamattina 24 giugno, presso la stabilimento di Gazoldo a seguito del gravissimo infortunio avvenuto alcuni giorni fa a danno di un giovane operaio dello stabilimento.
Con Grassi il capogruppo del Pdci in consiglio provinciale Monica Perugini che alcuni mesi fa, a seguito dell'incidente mortale avvenuto presso una ditta di imballaggi alimentari di Castelbelforte, insieme a Roberto Pavani (consigliere provinciale del Pdci) aveva presentato in consiglio provinciale una mozione, approvata alla unanimità, perchè la Provincia attivasse un monitoraggio costante degli incidenti sui luoghi di lavoro nell'intero territorio mantovano, fungendo da organismo di promozione e coordinamento delle attività preventive e di controllo da parte dell'ASL e degli enti competenti in materia.
Grassi proporrà l'attivazione immediata di un protocollo d'intesa fra tutte le parti interessate perchè la Provincia arrivi a disporre in tempo reale della situazione di incidenti e infortuni sul lavoro, quale elemento base per svolgere politiche attive di sicurezza e prevenzione. Troppi gli infortuni, proprio alla Marcegaglia, 177 dall'inizio dell'anno fino ad oggi, molti dei quali gravi: non è ammissibile considerare normale che andare al lavoro possa significare per gli operai rischiare la vita, per cui l'ente pubblico deve fare la propria parte ed intervenire fattivamente con tutti gli strumenti amministrativi e politici a disposizione.
La questione lavoro e la questione della sicurezza, sono centrali per la nostra società, per mantenere quel livello di civiltà e rispetto dei diritti che debbono caratterizzare una società democratica - conclude Monica Perugini - e che oggi sono messi in discussione dalla destrutturazione, dalla frammentazione della classe operaia, dalla divisione delle competenze (pensiamo al lavoro interinale che prevede la somministrazione della forza lavoro alle ditte da parte di agenzie di collocamento private) e dal distacco fra chi produce, svolge i lavori più pesanti e pericolosi, il resto del mondo del lavoro e la collettività. Questo distacco, avallato e misconosciuto da molti, ha portato i lavoratori a posizioni di subordinazione e debolezza che danneggiano l'intera società. La politica e soprattutto chi è stato eletto nelle istituzioni per difendere gli interessi dei lavoratori, non può, chiamarsi fuori.
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Viviverde: la proprietà deve chiarire la sua posizione.
Lunedì 23 giugno: Carlo Grassi, assessore provinciale al lavoro, incontrerà le parti alla presenza di parlamentari e consiglieri regionali. I consiglieri provinciali Pdci Perugini e Pavani: la situazione va risolta, l'impresa deve assumersi le proprie responsabilità. Sono 160 i posti di lavoro a rischio!
La proprietà della Viviverde, l'azienda di Canneto S/O che sta vivendo una situazione di altalenante precarietà e incertezza circa il suo futuro, nonostante si tratti di una ditta sana e che potrebbe benissimo competere sul mercato, deve sciogliere le troppe riserve che hanno compromesso, fino a questo momento, la decisione sul futuro di un'azienda che occupa oltre 160operai.
Ancora oggi la situazione non è chiara, nonostante siano ormai molti i mesi di contrattazione fra le parti sociali, con la mediazione della Provincia di Mantova: la proprietà non pare chiaramente identificabile in un progetto credibile, ovvero in quelle che sono le sue intenzioni mentre, per contro, si tratta di un'azienda sana che potrebbe produrre, competere e quindi assicurare il lavoro alle decine di lavoratori e lavoratrici, famiglie che vivono da mesi nella preoccupazione.
Per i Comunisti Italiani non è possibile l'ulteriore perdurare di tale situazione di incertezza: la proprietà deve assumersi le responsabilità connesse all'impresa, predisporre un rilancio plausibile con garanzie a medio termine e permettere ai dipendenti il ritorno ad una normalità di vita e di lavoro che gli è stata privata ingiustamente.
La riunione convocata dall'assessore Carlo Grassi per lunedì mattina coi parlamentari e i consiglieri regionali, alla presenza di tutte le parti sociali, per il Pdci e tutte le forze democratiche, dovrebbe porre fine ad una simile, intollerabile situazione di incertezza che danneggia i lavoratori e la comunità di Canneto.
La situazione occupazionale mantovana è ormai ai limiti della sopportazione: Viviverde, SOGEFI, piccole e medie imprese, commercio, settore tessile, disoccupazione giovanile e lavoro nero stanno snaturando la nostra realtà territoriale, tradizionalmente progressista, laboriosa e solidale in una terra di confine dove i più forti sbranano le vite dei lavoratori, dei giovani e minano le condizioni di vita di un'intera collettività solo ed esclusivamente in nome del profitto, della speculazione, dei privilegi garantiti a pochi a danno dei molti. Non è questa una strada che porta lontano: ognuno deve fare la propria parte, a partire dalla sinistra che deve tornare a rivestire la rappresentanza della classe operaia e del mondo dei lavori senza tentennamenti.
20.6.08
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CRISI SOGEFI: continuare la lotta fino al ritiro dei licenziamenti
Massimo Mergoni - segretario provinciale Pdci
Fausto Motta, Marco Casali, Emiliano Maffezzoli - commissione operaia Pdci
Monica Perugini, Roberto Pavani, Carlo Grassi - gruppo Pdci Provincia di Mantova
leggi il documento
I Comunisti Italiani sono coi lavoratori della SOGEFI e saranno al loro fianco in tutte le lotte per il ritiro dei licenziamenti ed il futuro della attività produttiva, dopo il fallimento della trattativa al Ministero, a causa dell' atteggiamento irresponsabile dell'azienda che potrebbe mettere per strada 230 dipendenti e le loro famiglie. La lotta non può fermarsi perchè la SOGEFI rappresenta il vero e proprio esempio di quanto il capitalismo selvaggio, che detta le regole della globalizzazione economica, è disposto ad imporre in termini di costi sociali ed umani.
L'impresa è sana e devono essere percorse tutte le strade per ripristinarne l'attività, imponendo una assunzione di responsabilità agli imprenditori: in caso contrario, se la lotta dei lavoratori non avrà sbocco, il futuro potrebbe diventare incerto per tutti, giacchè il padronato oggi può gestire come e quando vuole ogni processo imprenditoriale, senza rendere conto e senza pagare pegno.
Il vincolo dell'area proposto dal Comune è buona cosa, ma non dimentichiamo che l'area stessa su cui sorge lo stabilimento, si trova al centro di un sito che dovrà essere bonificato perchè circondato dalle industrie inquinanti della zona industriale, per cui al problema di non permettere in futuro edificazioni con diversa destinazione, si antepone quello della contingente difficoltà di cedere a terzi imprenditori un'area soggetta comunque ad una futura, costosa bonifica i cui termini restano da definire.
Liberismo, speculazione finanziaria, globalizzazione stanno portando al degrado un' intera società che ha rinunciato al suo ruolo produttivo e, ovviamente, a partire dai più deboli: i lavoratori, sacrificati alle esigenze di un capitalismo a cui sono stati tolti tutti i freni. Emergono oggi i risultati delle scelte operate nel recente passato dai governi di centro destra come di centro sinistra, che hanno seguito l'imperativo della liberalizzazione e della privatizzazione. La conseguente destrutturazione dello Stato, le cui istanze di governo sono diventate impotenti, infatti, ha portato questi risultati che però non possono passare sotto silenzio.
L'unica speranza per un futuro migliore per le classi subalterne è dunque la ripresa del conflitto sociale per rivendicare un diritto oggi non più garantito, come il lavoro.
In un momento come l'attuale, diviene pertanto ineludibile la lotta per difendere il contratto collettivo nazionale, contro qualsiasi forma di cedimento. Accettare il principio della contrattazione integrativa di secondo livello in sede decentrata, come proposto, potrebbe rappresentare l'inizio della fine, soprattutto per i lavoratori delle piccole e medie imprese. In tali realtà oggi i lavoratori soccombono ancor di più nel rapporto di forza col padronato: se in sede decentrata verranno chiesti sacrifici, effettuate diseguaglianze, imposti gli straordinari detassati e/o scelti i lavoratori che "potranno" eseguirli, per i padroni diventerà più facile trattare direttamente con un lavoratore sempre più in difficoltà, indebolito e quindi contrastare il sindacato che il padronato vuole debole e acquiescente.
Per questo saremo al fianco dei lavoratori della SOGEFI in tutte le loro azioni di lotta, solo la loro lotta potrà rendere il futuro migliore ad una intera società.
22.5.08
Massimo Mergoni - segretario provinciale Partito dei Comunisti Italiani
Puntuale come un orologio il padronato non vorrebbe nemmeno che ci rialzassimo dalla batosta elettorale e dalla presa di Roma da parte dei fascisti, che invia oltre 200 lettere di licenziamento agli operai della Sogefi di Mantova a dimostrazione che i padroni sono tutti uguali, anche quelli vicini al PD. C'è crisi e quindi si lasciano a casa i lavoratori: il tempo passato a sfruttare le prerogative garantite dal precedente governo, a partire dal cuneo fiscale che ha privilegiato i padroni a danno dei lavoratori, è passato invano. La nuova stagione confindustriale non poteva essere inaugurata meglio e proprio nella città della nuova presidente di Confindustria Mergegaglia che non aveva perso tempo, già la settimana scorsa andando all'attacco del contratto nazionale collettivo di lavoro.
Licenziamenti, precariato, lavoro nero, mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro: occorre ripartire dalle lotte per difendere i diritti conquistati e che hanno reso civile e democratica la nostra società e che ora sono a forte rischio, minando la stessa tenuta democratica e solidale del contesto sociale.
I Comunisti Italiani si rivolgono al Sindaco, al Presidente della Provincia e alle istituzioni tutte perchè la situazione sia risolta e i lavoratori non perdano il posto di lavoro, perchè la Sogefi dia garanzie credibili sul futuro occupazionale dello stabilimento di Mantova, in considerazione della gravità che sta vivendo il territorio con le significative crisi che già colpiscono i settori agroalimentare, tessile e farmaceutico, e sono vicini ai lavoratori ed alle lavoratrici ed al sindacato in questo delicato momento per l'intera collettività mantovana.
29.4.08
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Gruppo consiliare del partito dei Comunisti Italiani
22.4.08
RACCOMANDAZIONE URGENTE
I sottoscritti consiglieri provincia del Partito dei Comunisti Italiani, Monica Perugini e Roberto Pavani,
Ø visto il nuovo piano dei trasporti pubblici proposto per l’approvazione al consiglio,
Ø a seguito della partecipazione alla competente commissione consiliare ove il Piano stesso e le sue caratteristiche tecniche sono stato illustrate,
Ø rammentata la posizione a favore della individuazione di un’area presso il capoluogo, ove ubicare un’unica autostazione dei pullman APAM per il trasporto pubblico extraurbano ed il giudizio negativo inerente la soppressione dello stesso a seguito della cessione a privati di piazzale Mondatori e della edificazione delle autostazioni passanti, con il conseguente aggravio del transito dei pullman stessi verso il ricovero Apam in area Pioppone , dell’inquinamento e del dispendio economico causati dalla scelta,
Ø appresa la disponibilità sia amministrativa che tecnica della Provincia di Mantova avanzata nella menzionata commissione dal vice presidente dell’ente Camocardi e dal dirigente dell’area competente arch. Leoni, di addivenire ad una soluzione tendente a costruire un’unica autostazione centrale nel capoluogo, presso gli ex magazzini e l’attuale parcheggio interno delle FF.SS.
raccomanda con urgenza
Ø al Presidente, all’assessore competente ed alla Giunta tutta di attivarsi con solerzia e con tutti gli enti competenti, a partire dal Comune di Mantova, affinché sia attivata la procedura tecnico – amministrativa per definire la scelta di dotare il capoluogo di una sola ed attrezzata autostazione centrale per tutte le corse extraurbane (ad eccezione delle fermate passanti riservate alle tratte frequentate dagli studenti dei plessi scolastici decentrati, limitatamente al periodo scolastico), presso l’area della stazione ferroviaria di P.le don Leoni, attualmente destinata al parcheggio interno dei dipendenti ed agli adiacenti capannoni dimessi che, in base alle comunicazioni espresse nella menzionata commissione consiliare, erano stati assegnati in concessione al Comune di Mantova e che la stessa amministrazione delle FF.SS. sarebbe intenzionata a cedere al fine di attrezzare l’autostazione centrale, ovvero di un altro area interna alla stazione ferroviaria affinché l’autostazione dei pullman venga costruita ed ubicata nelle vicinanze di quella ferroviaria.
chiede
che la presente raccomandazione sia allegata quale parte integrante del piano e della relativa delibera di approvazione.
Monica Perugini
Roberto Pavani
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NON CONFONDIAMO LA TANGENZIALE DI GOITO COL TIBRE: RESTA IL NO DEL PDCI
Massimo Mergoni segretario provinciale dei Comunisti Italiani risponde al sindaco di Goito Marchetti
Confondere il TIBRE con la necessità della tangenziale di Goito, come fa il sindaco di Marchetti, per ottenere il proseguimento dell'ennesima autostrada inutile e dannosa, è scorretto quanto strumentale. La tangeziale di Goito è indispensabile per l'alto mantovano, così come il suo collegamento verso nord e verso sud: da anni ribadiamo che questa avrebbe dovuto essere l'opera prioritaria per la viabilità mantovana (insieme al completamento dell'asse interurbano della città) per cui il tratto goitese deve trovare immediata applicazione autonoma, con un impegno diretto di governo e Regione Lombardia e non essere subordinato allo scempio del Tibre che, in questo modo, sarebbe addirittura peggiore.
Il Tibre sottoscritto dal governo di centro sinistra, nonostante la strenua opposizione del presidente della provincia Fontanili, al quale diamo atto, sull'argomento, di impegno e coerenza, purtroppo non egualmente condivisi da altri, ha visto l'assenso dell' ex ministro Di Pietro che aveva dato ben altre assicurazioni nel corso degli incontri tenuti sulla questione.
Lo stralcio approvato dovrà collegare i porti del Tirreno a Parma, fino a Bozzolo e quì fermarsi: che senso avrebbe proseguire se a pochi chilometri (Castellucchio) potrebbe trovare la MN/CR? sarebbe un'assurda duplicazione. Il secondo stralcio, poi, non è finanziato e ad oggi solo ipotetico. Da sempre contrari all'intera infrastruttura, così come alla MN/CR, i Comunisti Italiani si batteranno perchè non siano fatte forzature e per la salvaguardia del territorio da un progresso speculativo senza precedenti che rischia di portare danni irreversibili. Il Pdci rammenta come l'ingresso del TIBRE nel territorio mantovano potrebbe comportare un'aggressione disastrosa proprio alle colline moreniche, zona di pregio assoluto della provincia, che diverrebbe sede di escavazione di tonnellate di inerti. Il Pdci che ha aderito al comitato per il ritiro della legge regionale sulle grandi infrastrutture, invita la sinistra a sostenere la lotta contro la svendita e la devastazione del territorio che rischia di condurre la Lombardia ad uno scempio non solo ambientale ma socio - economico e culturale incontrollato e generalizzato.
24.4.08
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12 aprile, Mantova: ennesimo incidente sul lavoro a Castelbelforte.
Presa di posizione del segretario provinciale del Pdci Massimo Mergoni e dei responsabili dell'area lavoro Motta, Casali e Maffezzoni.
Intervengono l'assessore provinciale Carlo Grassi e i consiglieri Monica Perugini e Roberto Pavani
Mantova ancora colpita a morte dagli incidenti sul lavoro: a Castelbelforte l'operaio algerino Saadane Hocine, 45 anni, residente regolarmente a Mantova con la moglie e i due figli, è morto schiacciato dai rulli di una macchina a cui stava eseguendo lavori di manutenzione.
La macchina vale più dell'uomo, questa l'amara realtà che come comunisti non ci rassegniamo ad accettare.
Leggi e norme ci sono ma non vengono rispettate, la vita degli operai non conta nulla e le morti sul lavoro rischiano di venire accettate come ineluttabili, con rassegnazione anche per chi, la maggioranza, deve lavorare per sbarcare il lunario.
Ma se questa è diventata la quotidianità, da comunisti, alziamo la voce perchè si ponga fine a tale tragedia: il lavoro non può più essere considerato come una sorta di caienna ove tutto è ammesso. Non solo il salario, dunque, va rivendicato in modo giusto; occorre lottare per il rispetto delle complessive condizioni di lavoro che, insieme ad esso, rendono una società civile e giusta. Tutto il contrario di quello che sta avvenendo oggi.
Il governo deve imporre il rispetto di ciò ai padroni; le istituzioni devono vigilare, i comunisti e la sinistra devono stare vicino al sindacato ed ai lavoratori perchè non si approfondisca il solco di diseguaglianza ed ingiustizia, emarginazione e progressiva povertà.
Il Pdci nell'esprimere vicinanza alla famiglia del lavoratore scomparso, si rivolge alle istituzioni, a partire dal governo, sino agli enti locali e di scopo come l'Asl, perchè nel mantovano siano potenziati i controlli per il rispetto della sicurezza in tutti i luoghi di lavoro e gli imprenditori debbano considerare il lavoro comprensivo di tutte le garanzie contrattuali connesse, salariali e disciplinari: a partire dalla sicurezza.
Massimo Mergoni segretario provinciale Pdci. Fausto Motta, Marco Casali, Emiliano Maffezzoni - responsabili provinciali area lavoro Pdci
Immediata presa di posizione dell'assessore comunista al lavoro della Provincia di Mantova Carlo Grassi e presentazione di una mozione urgente da parte dei consiglieri del Pdci Monica Perugini e Roberto Pavani perchè la Provincia si faccia carico, sia per quanto istituzionalmente di competenza che per il ruolo politico e di coordinamento che è chiamata a svolgere, di coinvolgere tutti gli enti pubblici e le agenzie private interessate, insieme al sindacato dei lavoratori, affinchè controlli, vigilanza, rispetto delle norme divengano nel nostro territorio prassi amministrativa consuentudinaria a cui non sia possibile derogare. In difesa dei lavoraori e delle lavoratrici, di una società realmente democratica.
Mantova, 12.4.08
14.4.2008
Gruppo consiliare del Partito dei Comunisti Italiani
MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MONICA PERUGINI e ROBERTO PAVANI PERCHE’ LA PROVINCIA INTERVENGA CON I PROPRIO ORGANI ATTIVI E CONSULTIVI NELLAPROCEDURA DI CONTROLLO DEL RISPETTO DELLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO.
I sottoscritti consiglieri provinciali del gruppo dei Comunisti Italiani, Monica Perugini e Roberto Pavani propongono l’approvazione della seguente mozione:
Ø Considerato che nella nostra provincia il giorno 11 aprile, si è verificato un ennesimo incidente mortale sul lavoro che è costato la vita all’operaio Saadane Hocine, di 45 anni, residente a Mantova,
Ø Preso atto che i decessi di lavoratori a causa del mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nella realtà territoriale mantovana sono assai numerosi e coinvolgono tutti i settori imprenditoriali, portando a conseguenze drammatiche,
Ø Ribadito come l’ amministrazione provinciale debba adoperarsi nei modi possibili, sia istituzionali che informali, per esprimere fattiva solidarietà alla famiglia del lavoratore che versa in obiettive, difficili condizioni economiche,
Ø Rammentata la competenza di coordinamento e proposta caratteristica dell’Ente,
approva la proposta di affidare
al Presidente della Provincia, all’assessore al lavoro ed alla giunta tutta il compito di attivarsi e promuovere, anche attraverso l’esistente Osservatorio provinciale sanità e le altre entità consultive istituite presso l’ente stesso, una concreta e pratica attività di impulso e coinvolgimento costante dell’ASL – direzione generale e dipartimento di prevenzione degli incidenti sul lavoro- affinché sia incentivata, monitorata e resa pubblica nelle forme previste dalla Legge, l’attività di controllo del rispetto delle norme di sicurezza in tutti i luoghi di lavoro e principalmente di quelli ove incidenti di differente gravità, si sono verificati in passato, da parte delle strutture deputate all’attività in questione e che tale attività e dei relativi dati sia trasmessa all’Osservatorio sanità della Provincia e attraverso questo, al consiglio tutto.
Monica Perugini
Roberto PavanI
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IL Pdci sulla situazione del pastificio Zanellini di Angeli a Mantova
Massimo Mergoni scrive al Sindaco, i consiglieri provinciali Monica Perugini e Roberto Pavani al Presidente della Provincia
Il Pdci sollecita Sindaco e Presidente della Provincia a prendere in urgente considerazione la situazione del pastificio Zanellini di Angeli a Mantova, messo in liquidazione col rischio del posto di lavoro per i 24 lavoratori occupati presso lo storico marchio di pasta mantovana. La situazione occupazionale del territorio è infatti in uno stato critico, soprattutto nel settore alimentare, visto che la crisi di un altro tradizionale marchio come quello del macello vaidanese Ghinzelli, non è ancora stata risolta. La vicenda della Zanellini è poi preoccupante perchè a tuttoggi non si intravede la possibilità di un nuovo acquirente che possa salvare la situazione. Il Pdci come sempre è al fianco dei lavoratori e del sindacato e sollecita le istituzioni affinchè siano percorse tutte le strade sia formali che politiche e sociali perchè non sia messo a repentaglio il diritto del posto di lavoro.
E' questo il tenore della presa di posizione del segretario provinciale del Pdci Massimo Mergoni che, scrivendo al sindaco di Mantova Fiorenza Brioni, si preoccupa anche della posizione urbanistica dello stabile di Via Cremona che potrebbe rappresentare un appetibile interesse per gli imprenditori che, a scapito della produzione e quindi della difesa dei posti di lavoro dei 24 operai, potrebbero in modo non inusuale, preferire altre e diverse soluzioni dalla piena ripresa della produzione industriale, così come della raccomandazione che i consiglieri provinciali Monica Perugini e Roberto Pavani hanno inoltrato al Presidente ed alla Giunta Provinciale e che presenteranno alla prossima seduta di consiglio provinciale.
Mn, 10.3.08
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La posizione del Pdci di Carlo Grassi e Monica Perugini
Di
fronte alle modifiche proposte al tracciato autostradale, venerdì 23
febbraio, dal Comune di Curtatone e che si sintetizzano nell’abbassare il
nastro autostradale di
La proposta di modifica avanzata da Curtatone per i Comunisti Italiani è assurda quanto insultante nei confronti di coloro che hanno creduto che questa amministrazione potesse mantenere ferma l’impegno di non spaccare il proprio territorio a metà, compromettendo il paleoalveo del Mincio e facendo così venire meno lo stesso stato di comune (addirittura di Citta!) che oggi riveste: metà territorio attaccato al capoluogo e l’altra a ridosso di Borgoforte!
Invece di mantenere la proposta iniziale di far terminare l’autostrada a Castellucchio (sito fin troppo avanzato per ipotizzare una plausibile continuazione verso sud ovvero la meta di Autobrennero ma trascinato dal “miraggio” del casello) così come dal confronto istituzionale avvenuto in consiglio provinciale e farla proseguire con la superstrada parallela alla ferrovia Mantova-Cremona fino all’Asse Sud, si è riproposto un’ ulteriore, parziale e insostenibile modifica che maschera il cedimento alle proteste di una frazione, Montanara, che solo oggi si sente minacciata, a scapito delle altre.
Dopo lo
scempio che Curtatone subirà, quindi, si eviti almeno di straparlare di
aviosuperficie da salvare quale bene essenziale di un territorio che non ci sarà
più, insieme a quello delle colline moreniche che serviranno per le escavazioni
degli inerti necessari a costruire l’infrastruttura. Quanto poi al casello a
Buscoldo, ne chiediamo il senso, a tre km da quello di Castelluchio e a tre da
quello di Cerese? Un record: tre caselli in
La realtà è una sola: a Curtatone si sta svendendo l’intero territorio comunale. Da una parte le continue lottizzazioni che dilagano in tutte le direzioni (si è forse dimesso per questo l’assessore trasversale Bottani?) hanno trasformato la “campagna” di Curtatone, così cara a chi fa convegni sul Risorgimento, in un campo di battaglia edilizia. A nulla vale fare notare che l’invenduto supera già le mille unità e che quindi è un’oscenità programmarne solo per Levata altri 1200 nuovi appartamenti. Avanti tutta! Con buona pace della morale, che si tacita con poco.
Alla giunta di Curtatone suggeriamo almeno di smetterla di farcire tutto questo scempio con la richiesta di “l’individuazione di zone da proteggere, con la tutela delle zone paesaggistiche, con la richiesta di compensazioni”.
Il paesaggio lo vedremo in cartolina.
Mn, 23.2.08
GALATRON: SOLIDARIETA' del PDCI ai LAVORATORI PRECARI LICENZIATI ed alla CGIL
Massimo Mergoni - segretario provinciale Pdci
Fausto Motta, Marco Casali, Emiliano Maffezzoni area lavoro Pdci
La Federazione provinciale del Pdci esprime tutta la propria solidarietà al sindacato, alle lavoratrici ed ai lavoratori della nuova Galatron di Castglione delle Stiviere che hanno denunciato l'impresa per l'uso distorto che essa fa comunemente della legge sul precariato, rendendo di fatto normale il ricorso ai contratti a tempo determinato, addirittura oltre quanto previsto ed imponendo all'interno del luogo di lavoro insopportabili condizioni di ricattabilità e sottomissione delle lavoratrici e dei lavoratori, in particolari di quelli penalizzati dalla situazione di precarietà. Le polemiche scatenatesi successivamente, infatti, non scalfiscono un dato inequivocabile, ovvero che è stato il giudice a dare ragione ai lavoratori perchè la ditta non ha rispettato la legge. E bene ha fatto la CGIL a ricorrere alla magistratura a seguito delle continue violazioni,a riprova che il sindacato serve alla causa dei lavoratori.
Stupisce poi che un territorio che si dice moderno, sviluppato ed all'avanguardia tecnologica per le proprie aziende, presenti ancora imprenditori che ricorrono a simili violazioni e intollerabili forzature, sfruttando gli operai per massimizzare il profitto e non garantisca i diritti dei lavoratori come segno di civiltà e progresso sociale. Il buon nome di un'azienda, infatti, non si certifica solo col prestigio formale ma con il rispetto delle regole e dei diritti dei lavoratori che garantiscono la tanto vantata eccellenza qualitativa del prodotto.
In tutta Italia la condizione del lavoro subordinato è diventata gravissima: per le giovani generazioni, le donne, gli immigrati il contratto a tempo indeterminato è diventato una chimera, mentre per i non più giovani incombe il terrore delle chiusure per riconversioni, delocalizzazioni, appalto a cooperative esterne anche di comparti produttivi e redditizi, col conseguente licenziamento che fa divenire il pensionamento (in particolare con la nuova legge su welfare e pensioni) un miraggio.
Da aggiungere il ritorno in grande stile della piaga del lavoro nero (e del caporalato), sottopagato e in condizioni di pericolosità che coinvolge soprattutto i lavoratori immigrati, spesso irregolari e quindi doppiamente sfruttati.
La precarietà sta diventando la caratteristica di un sistema produttivo che in tal modo non può pretendere di essere qualitativamente competitivo. L'ex "ricca" Mantova ne costituisce una dimostrazione lampante: innumerevoli le crisi aziendali a cui assistiamo, le esternalizzazioni e le cessioni di servizi pubblici anche se redditizi, il tutto aggravato dalla questione salariale che vede i salari e gli stipendi dei lavoratori aggrediti e svuotati di potere di acquisto da inflazione, aumenti di tariffe e servizi ed imposizioni fiscali insopportabili per le fasce più deboli.
Il Pdci sostiene la lotta dei lavoratori della Nuova Galatron e del sindacato ed è al fianco del Comitato castiglionese dei lavoratori contro la precarietà che da tempo ha individuato con esattezza le cause della crisi politica e sociale del nostro territorio e rivendica la giusta rappresentanza politica degli interessi dei lavoratori.
MN, 6.2.08
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RACCOMANDAZIONE URGENTE PRESENTATA dai CONSIGLIERI PROVINCIALI del PDCI
Monica Perugini e Roberto Pavani sulla SITUAZIONE della CONFARMA di BAGNOLO SAN VITO (MN)
I sottoscritti consiglieri provinciali del Pdci Monica Perugini e Roberto Pavani,
sollecitanocon urgenza il Presidente e la Giunta della Provincia di Mantova
ad accogliere immediatamente le richieste del sindacato e dei lavoratori della CONFARMA, la ditta di Bagnolo che distribuisce farmaci in tutto il territorio locale e che rischia lo smantellamento a causa della incertezza sul futuro degli assetti societari di un' impresa ove sono occupati ben 50 lavoratori che, proprio per tale situazione, rischiano di perdere il posto di lavoro.
Come sempre i risultati negativi dovuti ad incertezze societarie, compravendite di quote azionarie ed al riequilibrio degli assetti interni alle proprietà, sono scaricati sui lavoratori, visto che la struttura mantovana ha dovuto cedere quote di mercato e quindi di reddito d'impresa, proprio a causa dei mancati accordi fra le parti padronali che hanno indotto il mercato al dettaglio a rivolgersi, altrove mentre nella nostra realtà ci sono tutte le prospettive affinchè questa specifica attività commerciale possa essere fiorente e quindi garantire prospettive future certe ai lavoratori ed alle loro famiglie.
I sottoscritti consiglieri dunque sostengono la protesta dei lavoratori e del sindacato e sposano la loro proposta di individuare nella Provincia di Mantova l'ente pubblico mediatore fra le parti, affinchè si trovi un accordo per reperire un nuovo soggetto che completi l'assetto societario, in modo da garantire certezza circa il futuro della attività commerciale e quindi la stabilizzazione dei posti di lavoro, oggi a forte rischio ed al riguardo raccomandano che l'Ente intervenga con pronta sollecitudine.
Infine, non possiamo non rilevare come un mercato come quello della compravendita dei proditti farmaceutici, in gran parte liberalizzato dai recenti decreti governativi, che nelle prospettive del Ministero competente avrebbe dovuto far aumentare i posti di lavoro, veda oggi il verificarsi di effetti diametralmente opposti a quelli che si prefiguravano e questo perchè come sempre la proprietà, anche di questa attività oltremodo redditizia è saldamente in mano di grossi colossi finanziari che, come del resto l'intero padronato, sono interessati unicamente al profitto ed alla speculazione azionaria su larga scala e certo non allo sviluppo della benchè minina responsabilità sociale dell'impresa che dovrebbe vedere nel mondo del lavoro e nei lavoratori, l'elemento fondamentale per il consolidamente di una società civile basata sui diritti e non sull' incertezza ed il continuo ricatto padronale.
Raccomandiamo, dunque, con estrema urgenza al Presidente della Provincia ed alla Giunta
di sostenere la richiesta dei lavoratori e del sindacato e di adoperarsi con ogni strumento istituzionale e politico a disposizione, perchè la situazione dei dipendenti della CONFARMA di Bagnolo San Vito sia risolta positivamente e definitivamente per gli stessi e per le loro famiglie.
Monica Perugini
Roberto Pavani
consiglieri provinciali Pdci Mantova
12.1.08
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Massimo Mergoni - segretario provinciale Pdci, consigliere comunale Castiglione Stiviere, Giancarlo Latini - responsabilità provinciale sanità Pdci, Monica Perugini - capogruppo Pdci Provincia di Mantova
E' stupefaciente la polemica che si è scatenata sulla Fondazione dell 'Ospedale San Pellegrino di Castiglione. Accorgersi oggi che un sistema del genere, basato su privatizzazione degli Ospedali periferici, svuotamento delle competenze attive delle ASL e smantellamento della pubblicità dei servizi alla persona, a partire dalle RSA, ha portato all'abbassamento della qualità dei servizi, con la conseguente richiesta di mobilità e trasferimento da parte dei lavoratori, è, a dir poco, tardivo, da parte dell'unico rappresentante della minoranza consiliare nella Fondazione, accortosi ieri della situazione comatosa della snaità locale, mentre giudichiamo inqualifiacbile la risposta del signor Nicchio, ovvero del padrone della sanità dell'alto mantovano.
Tali repliche inriverenti, offensive e non rispettose delle problematiche legate all' ospedale ed ai servizi dati in gestione a tali soggetti, dovrebbero quanto meno far riflettere coloro che hanno accettato la destrutturazione dei servizi sanitari e scoiali e che trovano nella Lombardia l'archetipo organizzativo.
Siamo sempre stati contrari alla proposta di delegare a Fondazioni, di fatto private, la gestione degli ex ospedali pubblici che a suo tempo erano stati talmente trascurati dall'ente pubblico da rischiare la chiusura, così che oggi Nicchio, come altri, possono atteggiarsi a salvatori della patria: anche poche settimane fa abbiamo avanzato nel consiglio comunale di Castiglione una interrogazione affinchè le commissioni di garanzia e scientifica del San Pellegrino possano assolvere autentici compiti di controllo e non essere relegate a un puro ruolo formale, come avviene oggi.
Serve dunque una riflessione che avanziamo agli alleati del PD, sulle condizioni della sanità e dei servizi nell'alto mantovano: è possibile che in questa zona della provincia tutto (ospedali di Castiglione, Volta, Case di Riposo, servizi) possa essere gestito da un unico soggetto privato, mentre altrove ne imperano altri, così che nello stesso territorio esistono "repubbliche a parte", alla faccia di quella eguaglianza nel rendere i servizi pubblici che la nostra Costituzione garantisce come diritto fondamentale? E' sostenibile che la riforma sanitaria, avallata dalla recente presa di posizione dello stesso PD in Regione, permetta tali storture, tutte a danno dei cittadini e delle stesse istituzioni che, in pratica, non hanno più alcuna possibilità di controllo su servizi determinanti, gestiti spudoratamente (eloquenti le dichiarazioni in merito di Nicchio!) solo in funzione di prospettive economiche e gestionali? Il teatrino delle contese sulle nomine e delle proteste tardive su condizioni ormai consolidate, deve finire: occorre da subito, soprattutto da parte di chi ha più potere, uscire dalla ambiguità che ha portato a tali risultati e quindi lottare davvero perchè il controllo sulle gestioni da parte degli enti pubblici sia garantito; occorre conoscere con esattezza, trasparenza e immediatezza lo stato dei servizi, i risultati, le utenze perse a favore di altre strutture, le condizioni dei lavoratori e dei contratti stipulati, con conseguenti poteri di intervento concreto: proprio il contrario di quanto avviene oggi, per giungere ad una proposta compiuta di riforma che porti al ripristino autentico della sanità pubblica di qualità.
28.12.07
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Il Pdci sul grave incidente avvenuti alla IES di Mantova
Il ritmo degli incidenti sul lavoro, ancora uan volta, non risparmia Mantova: il Pdci è vicino all'operaio infortunato, allasua famiglia e a tutti i lavoratori della IES e chiede chiarezza su quanto avvenuto mercoledì scorso, quando un operaio di Porto Mantovano è caduto da una scala che, secondo le indagini dell' ASL, doveva essere agganciata mentre non lo era ed ha riportato ferite gravissime, tanto da essere ricoverato all'ospedale civile di Brescia.
La mancata sicurezza sui luoghi di lavoro è diventata un problema strutturale e non solo più un'emergenza, si tratta di un autentico stillicidio e dopo la strage di Torino, in pochi giorni, altri 5 operai in fabbrica e nell'edilizia (un giovane operaio di 25 anni è deceduto in un cantiere in provincia di Varese venerdì scorso fra il silenzio generale) hanno perso la vita sempre a causa del mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, tanto che, ancora una volta, nonostante la gravità di quanto successo, in tutta Italia come a Mantova, la situazione è tornata alla sua tragica normalità con la ripetizione degli incidenti.
Il Pdci chiede il rispetto delle norme esitenti, interventi e controlli da parte degli ispettori e un impegno serio da parte del governo di centro sinistra a favore dei lavoratori e del mondo del lavoro: continuo e mancato rispetto delle norme sul lavoro, destrutturazioni, straordinari “obbligatori”, flessibilità e precariato, lavoro nero, questione salariale, accumulo dei profitti e delle rendite speculative a danno degli ivestimenti proprio su sicurezza e innovazione è quello che sta avvenendo in Italia nel mondo del lavoro e tutto ciò per il Pdci è indegno di un paese civile. Per i lavoratori, i giovani e il futuro di una società bisogna cambiare, a partire dagli impegniconcreti del governo e di una coerente politica della sinistra e dei suoi partiti.
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"Il sindaco Paganella e la sua giunta predicano in un modo e razzolano in un altro: annunciano di ridurre le tasse e si smentiscono aumentandole. L'attuale amministrazione non solo non ha soppresso l'ICI sull'abitazione principale ma ha pure programmato di aumentare l'addizionale IRPEF dello 0,2%, il che comporterà un introito per le casse comunali di 480mila euro che usciranno dalle tasche dei castiglionesi. Il Comune ha deciso di esentare dal pagamento dell'IRPEF i contribuenti che hanno un reddito annuo lordo fino a 10mila euro (750 euro mensili), ma questo non modifica il giudizio su questa e vera e propria stangata che colpisce comunque le fasce più deboli. Dalla tipologia dei contribuenti di Castiglione data dall'Ufficio Entrate emerge che fino a 10 mila euro lordi è collocato il 17% dei contribuenti (1705), nella fascia 10/15 mila euro è collocato il 25% e in quella 15/20 mila euro un altro 25% . I contribuenti che percepiscono uno stipendio di circa 1000 euro al mese pagheranno 30 euro l'anno in più di imposta comunale. Va detto che questa decisione di aumentare le tasse comunali è l'effetto del notevole indebitamento contratto dalla attuale amministrazione nel precedente mandato per realizzare opere moltgo costose e che non rientravano tra le priorità dei castiglionesi. Nel preparare questo bilancio di previsione l'amministrazione comunale non ha avuto la volontà politica di ridurre le spese correnti in modo da evitare la pressione fiscale e di evitare di scaricare sulle fasce più deboli (fra i 750 e 1250 euro mensili) il risultato degli investimenti insensati. Castiglione Migliore esprime la sua netta contrarietà alla decisione di aumentare l'addizionale invitando il sindaco a recedere da questo proposito chiedendo di innalzare l'esenzione a 15.000 euro.
12.12.07
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La Federazione provinciale del Pdci esprime frote preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare preso la Polimeri di Mantova dove sono stati posti in cassa integrazione, fino al 13 dicembre, 21 lavoratori mantovani e 288 a Ferrara, a seguito di una sorta di effetto domino iniziato a Marghera e poi proseguito a San Donato Milanese ed esprime tutta la propria solidarietà ai lavoratori, alla CGIL ed al sindacato in lotta per la difesa del posto di lavoro.
La dinamica è inaccettabile: la proprietà ricatta in attesa di avere le autorizzazioni di "valutazione ambientale" per l'impianto di Marghera, disinteressandosi, per altro, di quella gravissima situazione sociale ed ambientale, legata alla salute dei lavoratori e dei cittadini non solo del Veneto, che ha scatenato proteste e pesanti denunce i cui procedimenti sono ancora da definire.
La Polimeri non esita a porre in cassa integrazione e, temiamo, nemmeno ad altre più drastiche procedure nei confronti degli operai, quando viene minacciata la sua espansione e quindi i suo enorme profitto.
Situazione questa che si ripete da decenni e che lavoratori e cittadini hanno sempre dovuto subire come un vero e proprio ricatto. Non solo l'inasprimento e la pericolosità della produzione, nel tempo, ha fatto degenerare le condizioni socio ambientali di un territorio come quello mantovano che sta ai primi posti nazionali sia per i livelli di inquinamento che per le patologie tumorali ad esso collegate a danno dei lavoratori e dei cittadini, ma l'occupazione nel tempo è drasticamente diminuita, alla faccia degli impegi assunti dai padroni vecchi e nuovi del petrolchimico: il ricatto "nuovi impianti inquinanti = occupazione", infatti, mai ha sortito effetti per l'occupazione, mentre le condizioni ambientali del contesto sociale, per contro, sono precipitate.
La Polimeri non può proseguire una simile politica industriale: chiediamo che gli enti locali, Comune, Provincia e Regione che hanno sempre avuto un ruolo influente nello svolgersi di tali eventi, insieme al Governo, si impegnino senza remore, perchè i posti di lavoro di tutti gli operai interessati siano salvaguardati, così come la qualità della vita dell' intera città connessa alle emissioni del petrolchimico locale.
I consiglieri provinciali Monica Perugini e Roberto Pavani hanno chiesto un immediato intervento della Provincia, così come il segretario provinciale Massimo Mergoni ha investito della problematica il sindaco di Mantova. Interverranno in merito il consigliere regionale della Lombardia Bebo Storti e il deputato Gianni Pagliarini, responsabile nazionale lavoro, perchè per il Pdci prima di tutto il governo di centro di centro sinistra, così come le sue rappresentanze locali, devono tutelare i lavoratori e la loro salute.
MN, 6.12.07
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Il caso della giovane madre segregata e abbandonata
Anche a Mantova serve un "centro antiviolenza" sostenuto dall'ente pubblico.
di Ilaria Reggiani - segretaria provinciale FGCI
Anche a Mantova serve un centro antiviolenza sostenuto e rientrante nella programmazione dell'ente locale per poter rispondere sia alle emergenze ma pure capace di dare risposte che necessitano progetti, anche personalizzati, di recupero, reinserimento sociale e lavorativo per le donne e per i minori vittime di violenza, maltrattamenti, abbandono.
Tali situazioni nella nostra realtà territoriale non possono sempre assurgere al parossismo del fatto di cronaca, come richieste di aiuto, quasi si trattasse di interventi caritatevoli: occorre che tali diritti divengano esigibili e quindi le violazioni siano considerate tali e date garanzie che solo l'ente pubblico può assicurare, insieme alla valorizzazione di tutte le esperienze poste in essere, anche a Mantova, dalla rete delle donne che, in una realtà territoriale come la nostra, sono caratterizzate da quella consolidata esperienza legata ai valori della solidarietà e dell'integrazione quale parte integrante della programmazione sociale pubblica. Non dunque risposte estemporanee a situazioni che non sono emergenziali ma sociali e come tali vanno affrontate.
Il Gruppo regionale del Pdci ha presentato un progetto di legge contro la violenza alle donne e per l'istituzione in Regione Lombardia dei centri antiviolenza, tramite l'attivazione di protocolli d'intesa e operativi con le province e i comuni: chiediamo che gli enti locali si attivino in tale direzione perchè la Regione che fa del benessere e della sicurezza le proprie parole d'ordine non si scordi che le prime vittime, anche in Lombardia, sono sempre le donne e i minori.
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La posizione del Pdci sulla ciclabile Angeli-Grazie: le mani sul parco.
Carlo Grassi - responsabile provinciale ambiente Pdci
Dunque, la maggioranza in consiglio provinciale tira dritto, ignorando i contenuti e i modi della mozione presentata da una parte della minoranza e sulla quale il nostro Partito si astenuto sulla base di quelle che, in questo caso, considera, ottime ed oggettive ragioni a tutela del territorio.
La questione, infatti, assume rilevanza provinciale, tanto che da mesi si è messa in moto l’opinione pubblica, si sono pronunciate Associazioni e partiti, aprendo addirittura una sorta di dibattito su chi, nel caso, sarebbe più ambientalista.
La ciclabile la vogliono tutti, ma con tracciati diversi.
Ora per chiarezza serve ricordare che la Regione Lombardia finanzia “percorsi turistici di collegamento tra località storiche” e non un determinato percorso naturalistico.
Il percorso proposto dalla Provincia è invece naturalistico e parte da premesse contradditorie: la relazione paesaggistica e di impatto ambientale allegata al tracciato, da una parte teorizza l’intangibilità della zona e dall’altra autorizza l’entrata delle ruspe e dei camion nel parco, prevedendo l’uso del calcestrutto e la costruzione di dune artificiali. Si conosce il tracciato, poi, ma non le simulazioni fotografiche di quanto è previsto.
Assistiamo così all’assurdo paradosso che mentre le aziende private hanno usufruito di fondi europei per lasciare la natura come è, l’intervento dell’ente pubblico potrebbe far entrare le ruspe e i camion nella riserva naturale delle Valli del Mincio!
A ciò vanno aggiunte altre ragioni, non da ultime quelle economiche rappresentate dall’alto costo degli espropri che il tracciato basso prevede e poi gli imprevisti di lavori fatti sulle torbe della riserva (la recente vicenda dell’asse sud dovrebbe aver insegnato qualcosa in merito) e infine quelle della sicurezza degli utenti e dei residenti.
Il tracciato alto, invece, in fregio alla statale 10, supera queste ragioni: - non ha l’obiettivo di far investire pedoni e ciclisti, come in modo semplicemente ridicolo è stato sostenuto addirittura in aula!- ma di unire la città alle Grazie in modo sicuro ed utile. L’esempio della ciclabile esistente fra Rivalta e Grazie, del resto, dimostra come tutto ciò sia stato possibile e con ottimi risultati per tutti, l’impegno “storico” del Pdci per la una simile ciclabile nella zona dell’Hostilia sull’antico sedime che si vorrebbe recuperare in quel sito, poi, dimostrano una coerenza ed un interesse politico che non ci risulta altrettanto condiviso, ad esempio, con altrettanto entusiasmo dal vice presidente della Provincia Camocardi sostenitore del percorso interno al Parco.
La proposta che si potrebbe discutere (questo del resto stiamo chiedendo!):
1) costa molto meno all’ente pubblico, non è soggetto a vincoli di tracciato come è stato fatto credere e, nell’immediato, nemmeno al rischio di perdita dei finanziamenti regionali;
2) è visto con favore dai residenti;
3) non comprometterebbe il tracciato più ampio della MN/Peschiera e soprattutto potrebbe essere fatto in tutta sicurezza;
4) vista la disponibilità dei frontisti, poi, potrebbe, dotarsi di piazzole di sosta per scendere a vedere la Valle attraverso quei percorsi che già ci sono ed andrebbero valorizzati come la conformazione della valle richiederebbe. E senza farne di nuovi.
5) sarebbe fattibile anche sotto l’aspetto burocratico/amministrativo, giacché le conferenze di servizio deputate a decidere sono in atto, NON completate (oltre che aver espresso pareri contrari ed interlocutori da parte dei Comuni interessati) e men che meno, immodificabili, a differenza del tono allarmistico quanto inopportuno ed impreciso sostenuto dagli esponenti del PD in consiglio provinciale.
6) nulla ha a che vedere con supposti pericoli di urbanizzazione dell’area, a meno che … qualcuno già non pensi a tale evenienza che, lungi dall’ impedire, potrebbe al contrario impreziosire ed agevolare gli smisurati appetiti in proposito….
L’idea del Pdci dunque vuole unire al percorso turistico le valenze paesaggistiche, senza disturbo acustico e traffico veicolare, che per altro opprime …. non solo statale ss.10! Ma lasciamo stare il parco!
12.11.07
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Carlo Grassi responsabile provinciale ambiente Pdci
Le recenti notizie date dalla stampa relative all’OK della Regione alla Spa Centropadane, quindi la sospensione del TAR dell’ assegnazione dei lavori per l’ autostrada Mantova Cremona a seguito del ricorso della Cenrtral – Merlon (l’ altra contendente alla costruzione che era risultata la prima aggiudicataria dell’opera), l’ indicazione di tempi di realizzazione differenziati e, da ultimo, le ulteriori, poco chiare, proposte avanzate dal vice presidente della provincia, riaccendono il dibattito sul percorso autostradale. Tento di leggerle in due modi:
L’assessore Boni, il consigliere regionale Lucchini e l’on. Fava vedono la possibilità concreta di modificare il tracciato nella parte finale (Castellucchio - asse Sud – casello autostrada MO/Brennero) proponendo percorsi alternativi e di completamento non a pedaggio della MN/CR, che non fanno che accogliere le istanze proposte, in tempi non sospetti, dai Comuni di Curtatone e Bagnolo e prima ancora dai Comitati no-autostrada e dai partiti della sinistra. Mentre il comune di Mantova, dopo che il consiglio comunale aveva approvato un odg in cui si chiedeva parimenti il completamento dell’asse interurbano proprio attraverso la MN/CR, deve ancora esprimersi definitivamente sulle proposte di tracciato, visto che i precedenti tragitti non lo riguardavano ma non così quelli nuovi.
Si prospetta finalmente una concreta via d’uscita dal braccio di ferro tra l’amministrazione provinciale, i cittadini, i comuni interessati e gli stessi partiti della sua maggioranza che quindi si vedono incoraggiati a continuare nella loro lotta democratica.
D’altra parte, invece, si assiste al puntuale intervento di Camocardi, sempre pronto a sbarrare la strada a qualsiasi proposta e a prescindere da accogliere ogni modifica. Ma la Provincia di cui è vice presidente, non è forse ente di programmazione e coordinamento e non di imposizione dei progetti che preferisce su territori altri, non dimenticando che la conferenza dei servizi per definire il tracciato, deve ancora svolgersi. Le sue argomentazioni si fanno sempre più laconiche e ultimative. Punto e basta e a maggior ragione quando fa una sorta di autocritica, come quando ammette che il suo progetto non risolverà i problemi di Virgilio e Bagnolo e propone due ulteriori by - pass in quei siti.
Tali comportamenti non portano da nessuna parte: anzi sono una conferma, purtroppo, di un clima più generale, di crisi: e anche qui da noi è in crisi la convivenza. La convivenza cessa di essere un valore, una normale prospettiva di vita e diventa invece un ingombro, un ostacolo; per dirla con Raniero La Valle, l’oggetto di un rifiuto.
La decisione di costruire comunque, senza mettere in discussione niente, rompe la convivenza interna della comunità locale, che si trova divisa in due, anche fisicamente, ma soprattutto con opposte prospettive per il futuro.
Da un lato chi persegue un progetto di rottura, del resto ampliamente confutato in tutti i suoi aspetti, incompatibile con l’esistenza degli altri, come se il futuro fosse ancora roseo e le risorse infinite, dall’altro una comunità civile, che si esprime nelle forme dovute, attaccata al territorio considerato come valore non mercificabile. Le istituzioni, al contrario, per loro dovere democratico, devono cercare la coesistenza e non lo scontro.
La pervicacia con cui il progetto della MN/CR viene portato avanti (e non è il solo), dunque, ci impone di riflettere sui motivi di tale scelta politica sempre più incomprensibile da farsi protervia.
25.10.07
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Castiglione delle Stiviere, Massimo Mergoni (Pdci): l'ex cava Pirossina non può diventare discarica
L’ex cava Pirossina non può diventare discarica e di nessun tipo: pretendiamo che la Giunta provinciale dia una risposta chiara sulla proposta dell’assessore Zani, giacché per quella zona contrattazioni non possono esserci ed occorre chiarezza sulle continue prese di posizione della parte moderata della coalizione che, anche a Mantova, considera il programma sottoscritto carta straccia, soprattutto in materia di tutela ambientale, affinché non si ripetano le incertezze verificatesi sul CDR nel destra Secchia e la complessiva difesa del territorio.
La Pirossina è sorta come cava di prestito per poter terminare la tangenziale di Castiglione, il “buco” lasciato non può diventare discarica perché la zona è prossima all’insistenza delle risorse idriche di molti comuni dell’alto mantovano e vicina a ad insediamenti industriali alimentari importantissimi per il comparto. Poco importa se la giunta comunale di destra ha indugiato e taciuto sulla richiesta dei privati: la battaglia che la Provincia insieme a tutto il centro sinistra deve fare, proprio nel rispetto del programma sottoscritto, è quella di lavorare per impedire un insediamento che non può fornire alcune garanzie sulla provenienza degli ”inerti”, che non creerà posti di lavoro, anzi comprometterà quelli esistenti nelle vicinanze e devasterà ambiente e territorio circostante, ovvero imporre alla giunta castiglionese, anche attraverso la propria rappresentanza consiliare, che l’area che maldestramente aveva destinato a zona industriale, sia ora classificata come soggetta a tutela ambientale.
Altre possibilità non ce ne sono: in caso contrario dovrebbero essere motivate e né il Pdci né la cittadinanza si accontenterebbero di un abuso distorto di retorica demagogica.
Occorre quindi l'impegno di tutti perchè, ancora una volta, non siano sempre i soliti "furbi" ad avere ragione (e la storia della Pirossina ce lo dimostra) riuscendo in ogni occasione a trarre un profitto a discapito di tutto e tutti. In merito alle opinioni espresse sia a livello provinciale che locale, infatti, appare chiaro come a volte per saper governare il territorio non ci sia bisogno di grandi battaglie ideali; basterebbe rendersi disponibili ad ascoltare: se c'è il "buco " dell'ex cava, non è obbligatorio riempirlo con inerti dalla scoosciuta provenienza e costituzione, se i comuni di Guidizzolo, Goito e Marmirolo sono assediati dal traffico e dalle code di mezzi pesanti non servono foglie di fico per nascondere la vergognosa politica di chi se n'è fregato per anni e oggi accetta due autostrade devastanti quanto inutili (proprio come è accaduto per la discarica).
I cittadini chiedono a Zani e a tutti noi, che al governo del territorio, almeno nel limite del possibile, di risolvere i loro annosi bisogni ed problemi, principalmente legati alla tutela dell'ambiente e della qualità della vita!
Massimo Mergoni
Segretario provinciale Pdci Mantova
Consigliere comunale Castiglione delle Stiviere
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Fausto Motta, Marco Casali, Emiliano Maffezzoli - area lavoro Federazione provinciale Pdci Mantova
Anche la TEXMANTOVA, storica fabbrica tessile di Castelbelforte, chiude e il massimo a cui si possa aspirare per i 40 lavoratori impiegati, è che si trovino un altro posto di lavoro entro alcuni mesi.
Il lavoro diventa sempre più instabile e precario: a fronte delle nuove assunzioni che una parte degli industriali del mantovano stanno effettuando, tutte però precarie e con contratti a termine, i lavoratori che avevano il "posto fisso" lo perdono perchè le imprese chiudono, col risultato che la garanzia del lavoro di fatto non esiste più per nessuno e che il futuro e la complessiva qualità della vita della classe operaia, degrada costantemente, insieme ad un potere di acquisto del salario che diminuisce sempre più.
Per gli ultraquarantenni espulsi dalla produzione, poi, la situazione si fa ancora più critica visto che sono considerati troppo "datati" da un padronato che preferisce giovani con contratti meno onerosi, precari "abituali", non sindacalizzati e senza impegni familiari.
Il Pdci chiede al governo di non destinare solo le briciole alla classe operaia, ai giovani ed ai precari che lo avevano votato chiedendo discontinuità col precedente esecutivo di destra: i piccoli aumenti alle pensioni minime e le limitate detrazioni fiscali non possono risolvere il problema della instabilità economica e quindi del degrado sociale di un'interacollettività che non può basare il proprio avvenire sulla instabilità, mentre al contrario i grandi benefici sono stati assicurati per ora solo ai poteri forti.
Per il Pdci occorre rispettare il programma, ridare corpo ad una rappresentatività politica della sinistra che ha una base viva, presente e attiva nel nostro paese come ha dimostrato la grandiosa manifestazione nazionale dello scoros 20 ottobre e che non può essere abbandonata da un governo che ha vinto con essa per segnareuna svolta ed un cambiamento sociale organico rispetto al degrado berlusconiano.
24.10.07
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Carlo Grassi - responsabile provinciale ambiente Pdci
Il Pdci non concorda con la proposta di pista ciclabile elaborata dalla giunta provinciale sul tracciato Mantova/Angeli/Grazie: se è vera l'esigenza di terminare il collegamento fra la ciclabile conclusa dal Comune di Mantova e le Grazie, infatti, è altrettanto vero che entrare nel Parco del Mincio, scavare, costruire delle dume artificiali, espropriare lotti privati interni al Parco, alterare un' ambientazione secolare e in più compromettere la sicurezza degli stessi residenti, è proposta che non regge con gli scopi dichiarati, ovvero quelli di permettere un uso ambientale ma sicuramente non connaturale ad un'area soggetta a vincoli.
La ciclabile di certo serve, ma in fregio alla strada in modo che possa permettere il transito abituale così come quello turistico verso le Grazie: non si comprende dunque una proposta che snaturerebbe la destinazione naturalistica dell'area e non agevolerebbe il transito dei ciclisti che diverrebbe più lungo, difficoltoso e di fatto non usufruiibile, mentre l'opera farebbe entrare le ruspe nel Parco, violandolo con lavori di scavo non necessari.
Poichè i proprietari si sono dimostrati disponibili a cedere parti di terreno in prossimità della strada, il Comune di Curtatone, interessato principale all'opera è contrario alla proposta della Provincia, i vincoli paesistici sono certi e la Regione non ha subordinato il finanziamento di competenza alla proposta "invasiva", abbiamo chiesto di partecipare alla conferenza "tecnica" dei servizi del 5 settembre: essendo la nostra richiesta stata respinta, abbiamo fatto protocollare formalmente l'istanza dal nostro gruppo consiliare provinciale e coinvolto quello del Comune capoluogo, perchè anche l'amministrazione del capoluogo renda nota ufficialmente la propria posizione in merito alla proposta della Provincia.
Il Pdci, infatti, intende difendere con coerenza la posizione, peraltro assunta unitariamente dall'intera coalizione in sede di programma elettorale, di tutelare il Parco del Mincio secondo le sue caratteristiche e prevedere itinerari ciclabili condivisi ed effettivamente fruibili dalla popolazione.
Da ultimo ribadiamo l'insostenibilità della giustificazione inerente il tratto di Parco adiacente alla Marconi: le barriera di dune, da costruirsi a spese pubbliche, per nascondere la fabbrica non solo sarebbe una inutile finzione ma avvalorerebbe l'idea che a risolvere i guasti ambientali causati da un'impresa privata, debbano sempre essere i cittadini, attraverso gli enti pubblici.
5.10.07
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Massimo Mergoni, segretario provinciale Pdci, capogruppo Consiglio comunale Castiglione delle Stiviere
Nessun inerte ci può convincere: Castiglione Migliore chiede al sindaco, alla Giunta di Castiglione e a quella Provinciale di non dare corso alle richieste avanzate dalla nuova ditta proprietaria dell’area dell’ex cava Pirossina di procedere con un’impresa di deposito di rifiuti inerti.
L’impegno infatti era quello di non riutilizzare l’area per scopi imprenditoriali, soprattutto sulla scorta di quanto successo in passato nella stessa zona, la Giunta quindi deve rispettare gli impegni assunti non solo col proprio elettorato ma con tutta la città che amministra e quindi ci attendiamo che in tempi strettissimi ottemperi a quanto, ovvero di espropriare l’area per destinarla per scopi non di sfruttamento. Il fatto che, sino ad oggi, non sia stata cambiata la destinazione urbanistica dell’area al fine di impedire compravendite e richieste di utilizzo in tal senso, non può passare sotto silenzio e nemmeno mercanteggiato sulla presunta “buona qualità” degli inerti che, peraltro, potrebbero arrivare da ogni dove, ovviamente su gomma, alla Gozzolina.
Nessuna assicurazione ci potrà garantire che quel materiale non sia inquinante e in tal senso molto preoccupa la stessa conformazione societaria della ditta che ha rilevato l’area dalla precedente proprietaria, a partire dal limitato capitale sociale della stessa società.
Ribadiamo le nostre richieste al Sindaco Paganella di non autorizzare la richiesta di adibire l’ex cava Pirossina a discarica di nessun tipo, alla giunta di attivarsi immediatamente per mutare destinazione urbanistica all’area stessa, al fine di preservarla di utilizzi tendenti allo sfruttamento ambientale ed economico e quindi di riqualificarla come comparto verde, alla Giunta Provinciale di tenere fede agli impegni assunti per tutelare il territorio da abusi ambientali ed inasprimento del traffico pesante in un tragitto già pesantemente penalizzato per quanto concerne la viabilità e che una discarica comprometterebbe maggiormente, considerata la vicinanza degli insediamenti industriali alimentari siti nelle vicinanze.
Poiché anche le amministrazioni comunali vicine, sia della provincia che del bresciano, hanno ribadito la loro contrarietà alla discarica, non può prevalere nessun tipo di accordo, tacito o meno interno alla maggioranza, così come emerso dalla recente polemica politica e come la sinistra castiglionese aveva già evidenziato in estate, poiché gli impegni per la tutela<ambientale del territorio e quindi della salute della cittadinanza, vanno rispettati.
28.9.07
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APAM: E' INIZIATA LA MARCIA SCHIACCIASASSI DEL PD!
Il CdA di APAM vota per la procedura di privatizzazione della SpA dei trasporti, mettendo sullo stesso piano proposte di acquisto di provenienza privata e pubblica! A nulla sono valsi gli impegni assunti con Pdci e PRC da Sindaco e Presidente della Provincia, l'odg del consiglio comunale di Mantova che ha votato la via pubblica come quella prioritaria ed il programma elettorale firmata da tutto il centro sinistra, sia in Provincia che in Comune.
Solo Giancarlo Latini del Pdci ha votato contro: PD e SDI compatti, FI si è astenuta.
La lotta della sinistra continua!
Giancarlo Latini ha votato NO alla proposta del Presidente di APAM di attivare una procedura per la ricerca di un socio della Spa che non sia in via privilegiata di proprietà interamente pubblica, al contrario di quanto era stato concordato la settimana scorsa fra i Partiti della sinistra Pdci e PRC, Sindaco Brioni e Presidente della Provincia Fontanili.
La proposta è stata approvata da 3 consiglieri (i due PD e lo SDI) con un'astensione (FI) e appunto il voto contrario di Latini (Pdci) su cinque, ma essa non corrisponde agli impegni assunti dai principali proprietari di APAM (Provincia e Comune di Mantova) di riservare una via privilegiata al confronto con le spa pubbliche di Brescia e Bergamo, così come concordato nella riunione con la sinistra e scritto nel programma elettorale degli stessi Fontanili e Brioni. Le Spa pubbliche, infatti, ora si trovano a competere con quanti intenderanno aderire alla proposta che lo studio incaricato da APAM intenderà proporre.
Anche lo spirito dell'ordine del giorno recentemente approvato dal consiglio comunale di Mantova, in cui si dava priorità al confronto con le SpA pubbliche, dunque, è stato apertamente tradito, nonostante il Pdci l'avesse approvato confidando nella volontà espressa dal Sindaco di iniziare il confronto con le spa di Brescia e Bergamo.
Nessuno di noi vuole mettere a repentaglio le garanzie dei lavoratori e del servizio stesso, anzi! Stentiamo a credere che chi ha trascinato la SpA in una simile situazione debitoria oggi si preoccupi del futuro del suo aspetto sociale! Impegni elettorali sottoscritti, ordini del giorno consigliari, impegni politici hanno avuto la meglio sulle logiche interne al partito dominante ed ai suoi alleati.
La marcia schiacciasassi del PD, dunque, è davvero iniziata... e alla grande!
Il Pdci insieme al PRC, non si arrenderà e si attiverà in tutte le sedi per salvare la proprietà pubblica del servizio, il suo carattere sociale unito all'efficienza ed al rispettodei diritti dei lavoratori.
17.9.07
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GRUPPO CONSILIARE PARTITIO DEI COMUNISTI ITALIANI
RACCOMANDAZIONE
I sottoscritti consiglieri provinciali Monica Perugini e Roberto Pavani
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venuti a conoscenza dalla stampa locale di due differenti quanto preoccupanti notizie che interessano la tutela ambientale e l’utilizzo del territorio in due differenti comuni dell’alto mantovano ed in particolare |
1. la richiesta inoltrata da una ditta privata con sede in provincia di Cremona che ha di recente rilevato l’area da precedente ditta già proprietaria della ex cava denominata Pirossina a Castiglione delle Siviere, di trasformare in discarica di rifiuti di non meglio precisata origine e provenienza,
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sottolineato che già consiglieri comunali di Castiglione hanno richiesto spiegazioni allo stesso sindaco del Comune di Castiglione, | |
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considerato che la questione riguarda anche competenze della Provincia di Mantova in materia di tutela del territorio e smaltimento dei rifiuti, | |
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ribadita la preoccupazione della popolazione e dell’intera cittadinanza sia per i presunti danni che questo ulteriore sito porterebbe al territorio castiglionese che potrebbe essere investito da un movimento pressante e pericoloso di traffico di camion e automezzi di grosse dimension, |
2. l’attivazione di una cava di ghiaia e altro materiale che non disporrebbe della necessaria autorizzazione presso il Comune di Solferino,
RACCOMANDA
Al Presidente della Provincia di predisporre nel più breve tempo possibile tutti gli atti necessari affinché sia data immediata e certa risposta al Consiglio e quindi alla cittadinanza sullo stato delle pratiche di cui in premessa, ivi compresi gli eventuali elementi ostativi e presumibili violazioni che risulterebbero dagli eventi sopraccitati,
RACCOMANDA altresì
Il Presidente della Provincia di dare conto al Consiglio stesso sullo stato dell’iter amministrativo riguardante la presentazione del Piano rifiuti Provinciale.
Mantova, 10 settembre 2007
Monica Perugini
Roberto Pavani
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Stranieri invisibili, assunti da caporali e considerati come numeri nei mille cantieri del nostro Bel Paese, per una paga oraria di 4 euro: questa la situazione dell'odierno mondo del lavoro, dove la dignità umana non esiste più e la vita di un manovale straniero, clandestino, senza nemmeno la certezza di un nome, non vale niente. Governo, Regione, enti locali non possono tollerare oltre una simile situazione divenuta oggi ordine del giorno in Lombardia, la Regionale più ricca d'Italia che detiene anche il primato delle morti sul lavoro. Che la vicenda abbia interessato addirittura un cantiere comunale è oltremodo preoccupante, giacchè testimonia che i controlli sono carenti e tale condizioni di lavoro sono diventati la normalità.
Più sicurezza sempre, tutela del lavoratore come cittadino, controllo su appalti e subappalti, controllo dell'uso/abuso delle cooperative spurie, potenziamento delle competenze della Regione attraverso le ASL e ritorno dell'intervento dello stato i cui oggi sono stati svuotati, queste sono le richieste che il Pdci sta portando avanti e che da oggi anche la nostra tranquilla Mantova ha amaramente conosciuto come necessità.
Occorre smetterla di inseguire benessere, ricchezza e progresso sulla pelle dei più deboli, occorre una legislazione sullo stato sociale che guardi ai diritti dei lavoratori, ne garantisca i diritti, ne tuteli la dignità e promulghi veramente quelle leggi che rendono una società un paese civile: questo avrebbe già dovuto essere stato fatto da un govenro di centro sinistra, votato dai lavoratori e dalle classi popolari. Non possiamo aspettare in eterno che ciò accada sulla pelle dei lavoratori e degli immigrati mentre i nostri sindaci scacciano i miserabili dai semafori e dagli incroci.
Allo strazio per la perdita di un'altra vita caduta da un'impalcatura si unisce l'impossibilità di essere vicini a parenti e amici sconosciuti: in queste ore i Comunisti Italiani rivolgono la loro speranza alla lotta di tutti perchè la che la vità dei più deboli possa finalmente cambiare e migliorare.
8.9.07
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Sanità e disservizi: è la politica di tutto il centro sinistra che deve cambiare
Giancarlo Latini, responsabile provinciale sanità Pdci interviene sul caso del call center siciliano dell'ospedale "Poma"
E' sconcertante che la Regione che ha fatto del federalismo la propria bandiera e segnatamente in materia di sanità è maestra nell'insegnare il neoliberismo che smantella i servizi pubblici ed ammalia anche parte del centro sinistra (vedi i metodi di vendita degli ospedali pubblici, la costruzione e la gestione delle case di riposo private gestite da parte di cooperative di tutti i tipi avvenute anche nel mantovano ed il voto trasversale ottenuto dalla legge regionale sul federalismo in Lombardia, approvata coi soli voti contrari di Pdci e PRC), subappalti i servizi telefonici ad imprese extramuros, addirittura siciliane ma che soprattutto costringono i cittadini ad attese esasperanti per avere una risposta. Già le mansioni erano state appaltate a Lombardia Informatica che, quantomeno, era di proprietà pubblica, oggi sono subappaltate, così come il servizio della ambulanze, a imprese siciliane, dopo che è stata messa a tacere, almeno dalla stampa, la triste vicenda giudiziaria legata al precedente appaltante bresciano.
E' l'intero sistema che non va: la sanità è diventata un affare mentre deve tornare ad essere un servizio pubblico, gestito in base alle esigenze dei cittadini con professionalità ed efficienza. I palliativi rappresentati dalle conferenze dei sindaci o dagli osservatori non hanno alcun potere reale tanto che Mantova non ha posti letto, ha lunghe liste d'attesa, svolge un servizio criticato, presenta costanti problemi col personale infermieristico ma è zeppa di dirigenti, impiegati amministrativi, collaboratori esterni, primari nominati e così via, al Poma come all'ASL.
Occorre una battaglia politica perchè i servizi essenziali quali la salute, la prevenzione e tutti i beni comuni (dall'acqua, ai trasporti) così come la scuola e l'istruzione non divengano oggetto di mercato. Occorre cioè una autentica inversione politica da parte di tutto il centro sinistra, altrimenti la barbarie sostituirà i diritti e solo le classi abbienti potranno permettersi diritti costituzionali divenuti vuoti perchè non più esigibili dalla maggioranza dei cittadini.
Oggi non è così, anzi, la privatizzazione degli ospedali è stata bene accolta da molti anche nel centro sinistra, così come le privatizzazioni dei servizi. E' questo un sistema che invece non può ammettere compromessi.
La vicenda mantovana è stata trasmessa al nostro capogruppo Bebo Storti in Regione che interrogherà la Giunta per conoscere la realtà di tutti i servizi appaltati dal Poma e dall'ASL di Mantova ma è la politica di tutto il centro sinistra che deve cambiare per contrapporsi al liberismo sfrenato della destra.
20.8.07
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In merito alla vicenda della proposta di privatizzazione di Apam, ci spiace notare l'atteggiamento del compagno Marco Carra, solitamente sempre disponibile al confronto aperto ed articolato con le altre posizioni politiche della sinistra, assumere un atteggiamento di arroganza e pregiudizio ideologico contro la sinistra "radicale" che, a suo dire, sulla vicenda, "non sarebbe a contatto con la realtà".
Apam Spa è in perdita da anni e durante questi esercizi è sempre stata amministrata da presidenti appartenenti ai DS: cosa dovrebbero chiedere i cittadini, e non solo la sinistra che in mai in passato ha amministrato la Spa, a questi amministratori che oggi, raggiunta una situazione debitoria insostenibile, non trovano di meglio che cercare "il miglior offerente" per vendere?
Cedere una quota pari al 49%, come sostienete Carra, significa senza infingimenti, privatizzare, aprire alla logica del profitto e successivamente permettere altra possibile vendita di quote. Gli esempi al ruguardo non mancano....
Sperare poi che in una gara europea, come quella che si prospetta nel caso di specie, possano partecipare anche società a totale capitale pubblico, resta poco più che una speranza e qui fa bene Carra ad usare il condizionale, dato che una volta intrapresa la ricerca di un nuovo socio di Apam, tutti coloro coi requisiti previsti potranno concorrere a pari titolo. E ben si conoscono le differenze fra "pubblico" e "privato", soprattutto in tema di costo del lavoro!
Carra fa demagogia: dopo che i cda presieduti da dirigenti del suo stesso partito, per anni, hanno trascinato nei debiti l'azienda, condotto una politica insensibile alle problematiche dei lavoratori (il caso dei subappalti finito in giudizio, è evidente), l'unica soluzione che ora intravede è vendere, sostenendo che solo così i lavoratori potranno salvarsi. Ma con quali prospettive e diritti e con quali garanzie per l'utenza?
DS e Margherita in consiglio regionale della Lombardia hanno recentemente votato la legge proposta dalle destre sul federalismo (solo Pdci e PRC hanno votato contro): ciò la dice lunga su come anche il neo PD intenda il futuro dei servizi pubblici!
Non solo i presidenti DS di APAM avrebbero avuto tutto il tempo per proporre un serio piano industriale, ma nemmeno ora si attivano per presentarne uno a sostegno di valide proposte per il futuro aziendale. Risulta dunque più facile (o più comodo) cercare un socio, qualunque esso possa essere.
Ma chi potrebbe rilevare una azienda così indebitata? Perchè ci si ostina a dar da bere ai cittadini che solo gli imprenditori privati pongono al riparo dai debiti? Non sarebbe forse in grado un soggetto pubblico, ben gestito, che mantiene salda la missione pubblica, di presentare un piano industriale capace di ripianare i debiti? Oppure certi argomenti non si vogliono toccare (vedi la questione di Mantova Parking, la gestione convenzionata dell'officina, il trasporto turistico e la manutenzione stradale) per non urtare presunte suscettibilità?
Il rinvio della decisione di merito avvenuto nell'ultimo Cda, quindi, non è un successo di Carra, ma il frutto di una mediazione a seguito della proposta avanzata dal Pdci a nome della sinistra.
Perchè Carra, i DS e la Margherita hanno sottoscritto un programma elettorale per la Provincia dove si chiariva che per APAM non si sarebbe optato per nessuna privatizzazione, mentre a pochi mesi di distanza, con una situazione pressochè invariata, sostengono la linea della vendita?
Il trasporto pubblico è un servizio, uno dei pochi rimasti in capo alla Provincia, fondamentale per i Comuni e i suoi cittadini: di cosa dovrebbe interessarsi l'ente pubblico se non di svolgere al meglio un pubblico servizio? Laddove il trasporto è stato privatizzato, infatti, ha raggiunto questi risultati: aumento delle tariffe, riduzione delle tratte, inefficienza del servizio, licenziamenti e attacco ai diritti dei lavoratori, disagi per l'utenza, incertezza sul futuro della proprietà.
Infine chiediamo al neo PD come intende governare questa Provincia, insieme ai suoi Comuni: come farebbe la destra, oppure con un programma che a dispetto delle polemiche, non è la summa dei desiderata della sinistra, ma l'impegno che l'intera coalizione aveva assunto pochi mesi orsono proprio per differenziarsi dai progetti liberisti e di smantellamento dello stato sociale imposti dalla destra?
Altrochè mancanza di contatto con la realtà! I recenti esiti elettorali hanno parlato chiaro: il popolo della sinistra chiede il rispetto degli impegni e dei propri valori, non scimmiottamenti di posizioni altrui: a tutelare i propri interessi gli imprenditori ci pensano con la classe politica di riferimento, peraltro assai ben attrezzata. Il centro sinistra tutto, dovrebbe stare dalla parte dei lavoratori, dei più deboli, di una visione diversa e migliore della società, soprattutto in momenti difficili come quelli attuali rilanciando una prospettiva politica che sta smarrendosi sempre a danno dei più deboli.
Massimo Mergoni
segretario provinciale Pdci Mantova
10 agosto 2007
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IL TRACCIATO della MN/CR SI PUO' CAMBIARE! ORA IL COMUNE DI MANTOVA PRENDA UNA POSIZIONE CHIARA
Carlo Grassi - responsabile ambiente Pdci
L'intervento dell'assessore regionale Boni in tema di autostrade sta a dimostrare che la proposta avanzata in consiglio provinciale dal Pdci, rafforzata dalla richiesta di una interrogazione a risposta scritta inoltrata alla giunta Formigoni dal consigliere regionale del Pdci Storti, era fondata e sostenibile.
Rimaniamo contrari alla politica delle autostrade che devastano il territorio e, in particolare per la MN/CR, a nulla servono. Da sempre il Pdci sistiene la necessità del miglioramento della viabilità esistente e la tutela dell'assetto paesaggistico del territorio adiacente al paleoalveo del Mincio. L'evoluzione delle procedure tuttavia ci ha costretto a batterci per evitare che lo scempio sia completo, per cui avevamo proposto in consiglio provinciale la modifica del tracciato della MN/CR, anche per completare l'asse interurbano della città, vero punto critico del traffico periferico, permettendo il collegamento con l'autostrada MO/Brennero.
Le dichiarazioni dell'assessore Boni dimostrano come la proposta sia concreta a differenza di quanto fino ad oggi è stato sostenuto dalla Provincia e come essa possa essere presentata alla nuova conferenza dei servizi che dovrà approvare il tracciato definitivo dell'opera, dopo la conclusione delle note vicende legate alla aggiudicazione dell'infrastruttura: a seguito degli interventi di due dei 4 del comuni interessati al tracciato (Curtatone e Bagnolo) occore che anche il comune di Mantova trasformi formalmente la posizione più volte espressa dal sindaco per la definizione del progetto dell'autostrada nel modo ritenuto, ormai a maggioranza delle espressioni, quello meno impattante per il territorio.
D'altra parte il consiglio comunale del capoluogo mesi fa si era espresso con un ordine del giorno che poneva in discussione la validità del tracciato proposto e poneva interlocuzioni fondate sulla necessità di cambiare il percorso per terminare l'asse interurbano.
Se questa soluzione può risultare quella percorribile, ribadiamo il nostro no deciso al TIBRE: la nostra provincia non può sopportare due mostri come quelli proposti. Rammentiamo che i lavori trasformeranno per decenni il territorio in un cantiere, visto che l'aggiudicazione della MN/CR è stata riaffidata alla Centropadane che ha vinto la gara con una proposta che vede in 20 anni i tempi per concludere l'opera, mentre le escavazioni di inerti edili per costruire i due nastri di asfalto e le loro pertinenze, deturberanno ambiente, salute e territorio della colline moreniche, zona fra le più belle della nostra provincia, in quanto area individuata per le cave estrattive per entrambe le autostrade. Gli enormi e cronici ritardi a cui stiamo assistendo per completare l'asse sud, del resto, costituiscono la ritprova di quanto sosteniamo.
Sollecitiamo dunque il Comune di Mantova a formalizzare quantro più volte dichiarato e, visti i tempi che oggi immpongono una chiara presa di posizione, contribuire a dare una soluzione positiva ad una questione vitale per il futuro e la sostenibilità ambientale del nostro territorio.
4.8.07
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L'AUMENTO delle TARIFFE del TRASPORTO PUBBLICO è una
SCELTA PESANTE eINIQUA della REGIONE LOMBARDIA
a FAVORE del TRASPORTO PRIVATO su GOMMA, contro lavoratori, studenti, pensionati ed immigrati
Monica Perugini capogruppo Pdci Provincia di Mantova
E' stato annunciato dall'assessore regionale Cattaneo che la Regione apporterà forti aumenti tariffari sui servizi del trasporto pubblico e in particolare per quelli ferroviari, si parla di rincari fino al 50%!
Si prospetta dunque una stangata ai danni di centinaia di migliaia di pendolari, lavoratori, studenti, cittadini immigrati, anziani, ovvero, di tutti coloro, che usano ogni giorno i mezzi pubblici, peraltro meno inquinanti e costosi per l'intera collettività.
I Comunisti Italiani sono impegnati in Regione così come nelle province lombarde e nei comuni perchè il trasporto pubblico non sia penalizzato, sia mantenuta la proprietà interamente pubblica delle aziende dei trasporti e sia operata una seria politica contro il precariato e i subappalti e chiedono a tutto il centro sinistra di non operare cedimenti su un tema fondamentale per l'intera società, in particolare in Lombardia, che rischia di aggravare la posizione economica e sociale delle classi meno abbienti.
Non convince più nessuno l'assioma per cui "privato" equivale e buona gestione: gli esempi sono innumerevoli al riguardo, in particolare nella sanità e nella scuola, servizi che dovrebbero essere di esclusiva pertinenza pubblica, soprattutto per quanto attiene ai finanziamenti.
La gestione pubblica, infatti, può essere decisamente più competitiva oltre che efficiente rispetto al privato, e salvaguarda il principio di eguaglianza e di rimozione degli ostacoli per i più deboli, sanciti da quella Costituzione che tanto abbiamo difeso quando governava Berlusconi.
Il Pdci è pronto alla mobilitazione contro questa ennesima scelta antipopolare della Giunta Formigoni e si rivolge agli alleati di centro sinistra perchè sia fatto fronte comune contro la "politica diffusa di Berlusconi", sia in Regione che nei territori. Proprio come sta facendo sulla vicenda di Apam.
I Comunisti Italiani non accetteranno la demagogia degli "aumenti temperati e personalizzati", come vorrebbe Cattaneo, soprattutto oggi, quando la Regione e purtroppo parte del centro sinistra, sostengono in modo esageratamente convinto, le nuove "autostrade lombarde" che potrebbero devastare la Regione, prime fra tutte MN/CR e TIBRE, sulle quali anche le giunte dirette da DS e Margherita spingono sull'acceleratore, a dispetto dei proclami contro l'inquinamento e il trasporto su gomma. Queste autostrade, infatti, sono solo formalmente pagate dai privati, come insistentemente ci viene ripetuto, visto che oltre al forte contributo pubblico, i pedaggi (in corso di liberalizzazione) saranno pagati dagli utenti, ovvero sempre dalla collettività.
Il Pdci sollecita DS e Margheita a non sostenere più le proposte antipopolari della destra lombarda, così come è accaduto nell'ultimo consiglio regionale della Lombardia sul tema del federalismo, dove solo Pdci e PRC hanno votato contro la proposta di legge di Formigoni ma a perseguire con convinzione la politica che l'elettorato di centro sinistra ha chiesto e chiede con chiarezza, cioè quella a favore dei lavoratori e delle classi popolari.
Non serve "copiare" ed accodarsi al progetto politico della destra per continuare ad amministrare, il centro sinistra unito deve fare la propria politica e non deludere il proprio popolo che chiede scelte antiteti\che a quelle della Casa delle Libertà e non connivenza, accettazione acritica e accordi trasversali.
La destra fa il suo mestiere, il centro sinistra faccia il proprio: in caso contrario senza differenze fra le alleanze non si capirebbe la ragione per cui lavoratori, giovani, pensionati dovrebbero votare per i partiti di un' Unione purtroppo abiurata dai suoi stessi proponenti a favore dell'inderinita proposta politica del Partito democratico.
Comunisti e sinistra non abdicheranno alla propria responsabilità politica a dispetto dell'attacco senza quartiere condotto dal pensiero globalizzato di questo oscuro periodo.
Monica Perugini
capogruppo Pdci in Provincia di Mantova
16.7.07
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Castiglione: no del Pdci alla proposta della Lega di classi di soli stranieri
Monica Perugini capogruppo Pdci Provincia di Mantova
Gazzetta di Mantova 12 luglio 2007
Fa discutere la proposta dell'on. della Lega Gianni Fava che ha chiesto al Ministro della Pubblica istruzione di istituire al Comprensivo 1 di Castiglione, dove gli stranieri superano i residenti italiani, delle classi di pre-ingresso dedicate agli alunni stranieri in modo da aiutarli nell'apprendimento della lingua.
Mi chiedo - replica Monica Perugini - se Fava voglia tornare alla differenziali, ablite 40 anni fa. Proporre di fare classi separate in uno Stato la cui Costituzione vede l'eguglianza fra i cittadini è assurdo. Noi proponiamo che anche Catiglione si attrezzi perchè vi sia alfabetizzazione per ragazzie famiglie come strumento di integrazione sociale.
Fava sostiene che le classi per stranieri frenerebbero la fuga di "italiani" dalla scuola pubblica. Occorre dare una risposta vera, -conclude la Perugini - non certo quella di Fava. Occorre difendere la scuola pubblica con strumenti di qualità e finanziamenti che diminuiscono le distanze sociali e no le acuiscano.
12.7.07
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REGIONE LOMBARDIA: PDCI - PRC, LA SPACCATURA nell' UNIONE E' EVIDENTE
Le dichiarazionu di Bebo Storti, Agostinelli e Muhlbauer sul voto in Consiglio Regionale
Si apre una crisi dell'Unione in Lombardia dopo che buona parte del centrosinistra ha votato a favore di una mozione per chiedere al governo di accelerare i tempi per concedere alla Regione nuove competenze.
''Siamo così preoccupati - ha detto il capogruppo del Prc, Mario Agostinelli - da mettere in discussione la solidita' dell'Unione. Si e' aperto un problema vero, serio e pesante che va affrontato anche in sede nazionale''. ED anche il consiglieredei Comunisti Italiani Bebo Storti ha confermato che in ''Lombardia c'e' una spaccatura nell'Unione che e' davanti gli occhi di tutti''. Non e' infatti questa la prima volta che il Consiglio Regionale approva dei provvedimenti "bipartisan" con l'opposizione o l'astensione di Rifondazione e dei Comunisti Italiani. ''La prima volta - ha ricordato Luciano Muhlbauer (Prc) - è stato un anno fa con l'adesione a un documento sugli obiettivi del tavolo Milano''.
''Quanto e' successo oggi - ha spiegato Muhlbauer - con il federalismo non c'entra, ma si tratta del progetto di alleanze variabili e della volonta' di "partito democratico del nord" verso scenari politici futuri. Questo significa uccidere -ed e' un omicidio politico- l'Unione e tutta l'opposizione a Formigoni in Lombardia''. Per questo motivo le segreterie dei due partiti sono gia' state informate e si pensa a ''un appuntamento nazionale - ha spiegato Agostinelli - alla ripresa in autunno proprio su questi temi''. L' 'obiettivo della sinistra non e' quello di una rottura definitiva, ''ma piuttosto - ha aggiunto - di far ripartire l'Unione smettendo di rincorrere Formigoni''.
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Gruppo consiliare del Partito dei Comunisti Italiani
02/05/2007 - approvato dal consiglio provinciale del 5 giugno 2007
Alla Presidente del Consiglio Provinciale di
Mantova
Dott.ssa Laura Pradella
Sede
ORDINE DEL GIORNO
Oggetto: ordine del giorno del Consiglio provinciale di Mantova per bloccare l'asilo politico
del terrorista Luis Posada Carriles e richiederne l’ estradizione.
PREMESSO CHE
il terrorismo è una delle minacce più gravi che, all'inizio di questo millennio, l'umanità affronta; gli Stati nazionali hanno l'obbligo, in questa fase storica, di ricercare il massimo dell'unità possibile per combattere quello che possiamo definire uno dei mostri del nostro tempo;
tale mostro rappresenta un pericolo sempre, da qualsiasi luogo della terra, da qualsiasi Governo, da qualsiasi gruppo, religione o individuo provenga;
RICORDATO CHE
il giorno 4 settembre 1997 una carica di esplosivo C4 pose fine alla giovane vita del cittadino italiano Fabio Di Celmo, imprenditore genovese, vittima di un attentato compiuto nell'Hotel Copacabana a L'Avana;.
APPRESO CHE
nel mese di novembre del 2000 il sig. Luis Posada Carriles ed altri tre terroristi vennero arrestati a Panama mentre stavano organizzando un attentato nell’ambito di un “Vertice di Presidenti Latinoamericani” in corso nella stesso paese di Panama. I quattro individui vennero processati e condannati a vari anni di carcere;
CONOSCIUTO CHE
Il sig. Raul Ernesto Cruz, salvadoregno arrestato a L' Avana in qualità di esecutore materiale dell'attentato che causò la morte del cittadino italiano Fabio Di Celmo, indicò il mandante e finanziatore dell’azione terrorista nella persona di Luis Posada Carriles;
LETTO CHE
in un’intervista rilasciata al quotidiano statunitense “New York Times” il 12.7.1998, lo stesso Luis Posada Carriles si attribuì la responsabilità diretta di questo e di altri attentati ed a proposito della morte dell'imprenditore italiano dichiarò: "la morte del turista italiano è stata solo un incidente imprevisto che non mi turba affatto i sonni. Anzi io dormo come un bambino: l'italiano si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato";
APPRESO INOLTRE CHE
anche da documenti divenuti pubblici, diramati dalla CIA risulta che il sig. Luis Posada Carriles è responsabile dell'attentato dell'ottobre del 1976 contro un aereo della “Cubana de Aviacion” in volo, che provocò la morte di 73 persone e per il quale lo stesso terrorista fu condannato in Venezuela, ivi recluso e poi evaso; come evidenziato in precedenza lo stesso Carriles scontava un’ulteriore pena a Panama, ma che la Presidente di questo Paese, Mireya Moscoso, sei giorni prima della fine del suo mandato presidenziale, ha firmato il decreto n.317 del 25 agosto 2004, con il quale ha concesso l'indulto presidenziale a Luis Posada Carriles;
CONOSCIUTO CHE
l'avvocato del Carriles, Eduardo Sota, ha presentato domanda di asilo politico agli Stati Uniti con l'argomentazione che Luis Posada Carriles "ha favorito gli interessi degli USA per 40 anni";
VISTO CHE
la morte di un cittadino italiano attende giustizia da quasi dieci anni e che il padre di questo nostro concittadino, Giustino Di Celmo, da allora sta combattendo una battaglia umana e legale per l’affermazione di un diritto che l'onore della nostra Nazione dovrebbe tutelare con ogni mezzo;
la nostra Provincia deve sostenere con forza e convinzione il principio che non può esistere una doppia morale su un argomento di importanza fondamentale per ogni società civile e democratica come il terrorismo e che chiunque dia asilo o protegga un terrorista sia corresponsabile delle azioni commesse,
IMPEGNA
IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA, LA GIUNTA ED IL CONSIGLIO
· ad attivarsi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri affinché si segnali al Governo del popolo degli Stati Uniti d’America l’inaccettabilità della concessione dell’asilo politico al terrorista Luis Posada Carriles;
· ad attivarsi presso il Governo italiano perché vengano attuate le azioni necessarie a richiedere l’immediata estradizione del terrorista Luis Posada Carriles, il quale è clandestinamente e con documenti falsi entrato in territorio statunitense, così come risulta dalle documentazioni ufficiali e giornalistiche diramate sulla vicenda.
I consiglieri provinciali del Partito dei Comunisti Italiani
Monica Perugini
Roberto Pavani
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Monica Perugini - segretario provinciale del Pdci
Il Pdci torna a chiedere l'avvio del tavolo per trovare la soluzione per l'autostazione APAM in città. L'incidente di giovedì avvenuto in piazzale don Leoni riprova come l'area non sia adatta ad ospitare l'autostazione passante: le caratteristiche dell'area, infatti, non potranno garantire la sicurezza per utenti, autusti e la complessiva mobilità, anche in vista della razionalizzazione del traffico di Porta Mulina. Le assicurazioni date dalla Provincia si sono dimostrare sbagliate e gli errori si riversano sulla cittadianza. Mantova non può sopportare oltre tali disagi che si ripetono in Viale Risorgimento, ITIS e viale Montegrappa. Abbiamo presentato alla Giunta del capoluogo le nostre richieste e chiesto al sindaco di riceverci per attivare le proposte con Provincia, APAM e sindacati. L'errore commesso dalla Provincia di lottizzare P.le Mondadori non può essere aggravato e Mantova deve avere una autostazione adatta alle dimensioni ed alle peculiarità di un capoluogo presso il quale ogni mattina giungono migliaia di persone, prevalentemente studenti, lavoratori, immigrati e pensionati che usufruiscono dei mezzi pubblici e che non possono essere messi in difficoltà.
mantova, 16.3.07
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Massimo MERGONI è il candidato sindaco di Pdci, PRC e Verdi di Castiglione
Il compagno Mergoni, segretario della sezione Pdci dell'alto mantovano, responsabile lavoro provinciale e componente della segreteria del Partito, è il candidato della lista unitaria della sinistra castiglionese alle prossime elezioni amministrative. Dopo la deriva dei DS che con Margherita, Sdi e altri si presenteranno coi fuoriusciti da Forza Italia, AN e UDC in una lista civica "moderata" che nemmeno presenta i simboli di partito, sarà garantita ai castiglionesi la presenza della sinistra con una lista unitaria della sinistra coi rispettivi simboli di partito a difesa dei valori legati a lavoro, ambiente, sanità, diritti, democrazia.
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Il Pdci contro i licenziamenti alla Pompea di Asola e Medole
di Monica Perugini - segretario provinciale Pdci
Esprimiamo grande preoccupazione per la gravissima situazione occupazionale che si è venuta a creare presso gli stabilimenti della Pompea di Asola e Medole, dove 210 lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro. A poche settimane dalla conferenza del comparto della calza dove gli imprenditori sottolineavano il rilancio del settore, ancora una volta ristrutturazione e recupero di competitività, vengono fatti pagare ai lavoratori, mentre buona parte delle imprese del comparto perseguono lo scopo della massimizzazione del profitto, continuano a delocalizzare in paesi dove il costo del lavoro e i diritti sono carenti e lasciano un intero territorio nell'incertezza e nella precarietà.
Il PdCI rinnova dunque solidarieta' e sostegno ai lavoratori ed al sindacato e si mette a disposizione per il ruolo istituzionale che riveste negli enti per contribuire alla risoluzione del problema occupazionale, ribadendo il proprio impegno per una legislazione complessiva che garantisca diiritti e ruolo primario dei lavoratori e delle lavoratrici nello sviluppo del Paese.
9.2.07
Mantova: tre incidenti mortali sul lavoro in due giorni. La strage dei lavoratori deve terminare
Monica Perugini
segretario provinciale Pdci
Gli incidenti sul lavoro hanno raggiunto in Italia il livello di strage e la Lombardia detiene questo triste primato. Nell'esprimere vicinanza e solidarieta' alle famiglie ed ai colleghi di lavoro dei giovani di Pegognaga e di Mark Skabona deceduto a Romanore, ribadiamo come non possa più essere procrastinabile per il governo riformare in senso positivo per i lavoratori sia le norme sul lavoro che quelle sulla sicurezza, rafforzando quei servizi pubblici sulla prevenzione che in passato il governo e ancora oggi la Regione Lombardia, hanno destrutturato, rendendo il mondo del alvoro un'autentica giungla.
Sino a quando si morirà sul lavoro e le condizioni di lavoro peggioreranno come ancora oggi sta avvendo, il nostro non puo' definirsi un paese civile. Nel sottolineare l'importanza delle immediate prese di posizioni dei parlamentari del nostro Partito, ribadiamo come sia urgente per il Governo riformare in modo autentico le norme che regolano il mondo del lavoro, a partire dall'abrogazione della legge 30, della precarietà e delle abberrazioni ad essa connesse, compresa l'imposizione di una normativa sui luoghi di lavoro che imponga le medesime regole in tutto il paese e per tutti i settori.
Mantova, 12.1.07
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Per i DS di Curtatone la cementificazione può essere buona o cattiva,
per noi servirebbe una coerenza che non c’è
di Carlo Grassi
responsabile provinciale ambiente Pdci
È uscito in questi giorni il foglio dei DS di Curtatone, apprezzabile senz’altro per alcune osservazioni sul metodo di governo della amministrazione e soprattutto come strumento di confronto.
Si può condividere l’analisi fatta dai DS di cosa sta succedendo a Curtatone al capitolo piano urbanistico ‘varianti continue fanno perdere di vista il piano complessivo’.
Ma qual è il piano complessivo? Qualcuno lo sa? Di Giunta in giunta in realtà continua da 30 anni la cementificazione e le accuse di distruzione dei caratteri primari del nostro comune rimbalzano da una amministrazione all’altra, dal centro sinistra al centrodestra.. E per una semplice ragione: la politica urbanistica del comune non la fanno le giunte, di destra o di sinistra, ma la lobby dei costruttori, che proprietari delle aree più ‘interessanti’ orientano la pubblica amministrazione che appunto ‘ricuce’ il tutto. E intanto le aree urbanizzate del comune sono già arrivate ad una percentuale record anche tra i comuni dell’interland.
Ecco perché fin dagli anni ‘90 (allora come PCI) abbiamo proposto di rovesciare il piano regolatore, di fare una pausa di riflessione e di dire cosa dovevamo salvare, dove non si può assolutamente costruire, quale è il confine. ecco il perché della nostra proposta di istituire il parco sovracomunale del Paleoalveo, vero strumento urbanistico.
Quanto poi accusare la giunta attuale di incoerenza perché si oppone all’autostrada, questo invece non è comprensibile. Per i Ds quest’opera s’ha da fare. E qui si enumerano i vantaggi, “le ricadute positive per la viabilità locale l’ambiente e la salute dei nostri cittadini” per cui i DS auspicano che i lavori inizino celermente!
Se non fosse tragica la situazione, di fronte a quello che un autentico autogol per la c collettività e l’ambiente, potremmo ironizzare ma i tempi ristretti, in attesa della pronuncia del giudice amministrativo, ci impongono una responsabilità politica che credevamo di condividere con altre forze del nostro schieramento, evidentemente interessate ad altro.
Sa di beffa l’appello che invoca la vigilanza per garantire che l’autostrada più inutile che ci sia possa essere compatibile con le parti sensibili del ‘nostro territorio’ in primo luogo con il Paleoalveo del Mincio!
Se
Ma c’è un altro elemento che non
viene preso in considerazione: la questione
democratica. Il tema dell’autostrada ha già attraversato
due elezioni amministrative e una provinciale. Se leggiamo i dati, la
gente ha votato contro l’autostrada e ha premiato
gli schieramenti che vi si oppongono con coerenza. Sono nati i Comitati
Noautostrada che raggruppano migliaia di cittadini,
si relazionano con i partiti e istituzioni facendosi
portatori di proposte e elementi oggettivi inconfutabili, primo fra tutti il
fatto che questa autostrada di
Carlo Grassi
Responsabile provinciale ambiente Partito dei Comunisti Italiani
27.12.06
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Il Consiglio comunale di
Curtatone del 28/11 ha approvato la 2°
convenzione tra Comune e l`Associazione Oasi - Boschetto che concede fino
al 2056 ulteriori
Non bastava, dunque, il primo termine proposto, quello fino al 2026, che già ci sembrava un periodo biblico: ora il nuovo confine temporale sancisce di fatto e definitivamente, quello che in barba alla legge è un autentico passaggio di proprietà dall´ente pubblico ad un soggetto privato di un´area centrale, di valore elevato a quello che è un prezzo simbolico (42.000€. meno di 1 € al metro!).
Quali le contropartite per
la comunità? Sintetizzando: si intensificheranno
le proposte ludicosportive, i momenti di
promozione culturale, l´apertura delle piscine alle scuole (se si potrà
fare il bagno ai primi di giugno!) e poi sempre il "salvacoscienza"
degli ingressi gratuiti per i "poveri", che passano da
Questa la proposta della maggioranza consiliare, costituita da una lista di centro - destra.
Ma l´intervento di Benatti capo dell´opposizione e neo presidente di un consorzio come il Parco del Mincio che fa della principio della pubblicità il proprio caposaldo formativo, rivolto al pubblico dell´Oasi presente in forze, è stato ancor più generoso, ha rimbrottato la maggioranza di aver concesso troppo poco, di aver giocato al ribasso, "perché non allargare la convenzione a nuovi spazi, a nuovi interventi come la piscina coperta". Naturalmente a spese del Comune.
E così alla fine solo il consigliere Mirko Pezzali, giovane Ds anche lui all´opposizione, unico presente del suo partito, ha votato contro, col merito di ricordare a tutti che la struttura non è pubblica ma privata.
Qualche considerazione dunque è d´obbligo, visto che in tempo non sospetto avevamo sollevato la questione dell´attribuzione di risorse pubbliche al sodalizio privato di Curtatone. .
Il fatto che siano 1200 gli iscritti all´Oasi e che ciò coinvolga il 25 % della popolazione di Curtatone, se da un lato premia l´indubbia capacità organizzativa della proposta Oasi, non restituisce il carattere pubblico ad una struttura che rimane privata, sia per quanto attiene alle attività svolte che alla normativa statutaria applicata. Non essendoci mai state strutture estive pubbliche in un Comune che veleggia verso i 15.000 abitanti, poi, appare inevitabile che le famiglie aderiscano all´unica alternativa possibile in loco.
Ci sono poi comunque altri 12.000 cittadini esclusi da una porzione di territorio pubblico che dovrebbe vederli coinvolti attraverso la capacità amministrativa dell´ente locale, tenuto a risolvere i problemi di tutta la popolazione e non solo di una sua parte.
Le contropartite richieste dall´amministrazione pubblica alla società privata, poi, sono chiaramente dei palliativi.
Per noi la strada da percorrere è un´altra: aprire spazi al pubblico, gestirli nell´interesse della collettività, dei bisogni tradizionali e di quelli emergenti e smetterla di barattare quanto appartiene a tutti e dovrebbe essere amministrato a favore di tutti, con gli interessi di pochi. Pesniamo se una simile prassi fosse adottata anche da altri Comuni. Troppi sono gli esempi che scambiano il diritto col privilegio e non smettiamo di stupirci e di denunciare come tale atteggiamento politico, oggi non faccia parte solo dell´impostazione ideale della destra ma sia stato acquisito a pieno titolo anche da molti esponenti del centro sinistra, facendo venir meno quel discrimine che dovrebbe essere lo spartiacque che differenzia il modo di amministrare la cosa pubblica.
Che un segno di coerenza, che purtroppo oggi dobbiamo annoverare in controtendenza, si sia visto nel consiglio comunale di Curtatone, tuttavia, non può che farci piacere.
Grazie Mirko!
Partito dei Comunisti Italiani
Sezione di Curtatone
8.12.06
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Nuovo palazzo di giustizia: i giochi non sono fatti
Monica Perugini - assessore Pdci Comune di Mantova
I
ntervengo per giudicare prematura la dichiarazione dell’assessore Battù circa la presentazione in consiglio comunale di una sicura mozione di maggioranza a sostegno del nuovo palazzo di giustizia e della necessaria sollecitazione presso il Ministero per ottenere i relativi fondi, in quanto né la giunta nè la maggioranza consigliare ha ancora affrontato tale tema. La proposta del nuovo palagiustizia sulla base proposta dall’assessore, inoltre, è da tempo è stata ritenuta dal Pdci superata, sia in merito al progetto che alle nuove condizioni ambientali, urbanistiche e concernenti la mobilità che la città sta assumendo. A maggior ragione oggi ribadiamo il nostro giudizio, ponendo particolare attenzione anche alle condizioni economiche del Paese ed alle conseguenti ristrettezze di bilancio che tale situazione comporta per gli enti pubblici, andando ad imporre scelte politiche differenti rispetto a quelle ipotizzate nel recente passato. Certamente il Palazzo di Via Poma va posto in sicurezza e restaurato: con l’insediamento del nuovo governo di centro sinistra attiveremo i nostri rappresentanti perché sia data sollecita risposta ai progetti presentati in tal senso a suo tempo dal Comune di Mantova e che ancora non hanno avuto risposta, invitando anche gli altri partiti della coalzione a fare altrettanto. Quanto alla posizione del Pdci per un nuovo insediamento sulle basi di un progetto che ha fatto il suo tempo, ribadiamo il nostro parere negativo.
4.11.06
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Altro episodio di vandalismo contro la sede della Federazione provinciale del Partito dei Comunisti Italiani di Mantova.
Nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre ignoti si sono introdotti nei locali della Federazione di Largo 1° Maggio sfasciando letteralmente una finestra, infissi compresi, e danneggiando il muro che si affaccia sui giardini del quartiere. Fortunatamente non sono stati causati altri danni, dopo quelli arrecati la scorsa estate quando la vetrata della sede era stata spaccata e trafitto con un palo appuntito il simbolo del Partito che vi era stato esposto.
Il segretario provinciale Monica Perugini che ha rilevato i danni avvisata da alcuni cittadini del quartiere nel primo pomeriggio di mercoledì, ha provveduto a formalizzare un'altra denuncia alle forze dell'ordine contro ignoti. I compagni provvederanno ad un ulteriore riparazione e messa in sicurezza della sede per tentare di sventare le intolleranze dimostrate contro una forza politica che mantiene alta la bandiera e forte la voce dell'antifascismo militante come valore fondamentale della convivenza democratica della comunità.
1.11.06
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SERMIDE: NO ALLA NAFTA, NO AI TRASFERIMENTI
di Monica Perugini - capogruppo Pdc in consiglio provinciale
I Comunisti Italiani esprimono forte preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare presso la centrale di Sermide, a seguito della decisione preannunciata dall’ azienda di trasferire 47 dei 174 dipendenti a causa della possibile esclusione dell’impianto del destra Secchia dal piano “emergenza gas” da parte del Governo. La decisione è gravissima e testimonia come non ci sia disponibilità dell’imprenditore, nemmeno di fronte ai grandi profitti che la liberalizzazione dell’energia ha garantito al settore. Di conseguenza siamo convinti che nemmeno la proposta di usare nafta per ben tre mesi l’anno dissuaderebbe Edipower dal percorrere sempre la strada peggiore per i lavoratori. Il risultato sarebbe l’ aggravio della grave situazione di inquinamento ambientale e il mantenimento di una condizione occupazionale perennemente critica.
Per questo ribadiamo il nostro giudizio negativo sulla disponibilità avanzata dal presidente della Provincia a favore dell’utilizzo della nafta per i 90 giorni proposti e non crediamo che il compromesso preannunciato dal segretario provinciale dei DS Marco Carra, possa comportare delle assicurazioni per il futuro dei lavoratori, anche perché fondarsi su una speranza aleatoria come l’emergenza gas sarebbe estremamente grave per i lavoratori. Così come i possibili controlli delle emissioni sarebbero altrettanto incerti.
La sicurezza del posto di lavoro insieme alla tutela dell’ambiente devono, infatti, divenire un imperativo per lo sviluppo economico del paese, in particolare per imprese che ritraggono alti profitti e che non possono sfuggire alle conseguenti responsabilità sociali: occorrerebbe dunque un impegno politico in tal senso da parte dell’intero centro sinistra ed una prospettiva occupazionale ed ambientale altrettanto certa per i lavoratori, le loro famiglie e lo stesso contesto territoriale. Abbiamo quindi interessato i capigruppo del nostro Partito a Camera e Senato perché tale situazione possa essere risolta nella direzione proposta.
Monica Perugini
Capogruppo Pdci consiglio provinciale
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Il NO al TIBRE deve essere deciso e convinto
Documento della Federazione provinciale del Pdci contro l'autostrada voluta dalla destra che non trova adeguata opposizione nel centro sinistra e rischia di distruggere le Colline Moreniche
L’autostrada TIBRE non fa parte del programma della coalizione di centro sinistra che ha vinto le elezioni provinciali e l’intera coalizione deve impegnarsi coerentemente perché questo autentico, ennesimo scempio che rischia di aggredire il territorio mantovano, non si verifichi.
Va poi ricordato che la petizione contro questa autostrada sostenuta con forza dalla destra ai tempi del governo Berlusconi e che essa ancora oggi persiste a richiedere, ha raccolto oltre 8500 firme di cittadini delle province di Parma, Cremona, Mantova Verona contrari sia TIBRE che a MN/CR, le autostrade che potrebbero devastare in modo definitivo le zone più fertili di queste stesse province e, in particolare per Mantova, quella delle colline Moreniche, a fronte di una prospettiva di flussi di traffico assolutamente incerta.
Il
progetto dell’ autostrada di
I Comunisti Italiani ribadiscono la loro netta contrarietà al TIBRE e sollecitano un impegno serio e convinto in merito dalla stessa Provincia di Mantova che rischia di sottovalutare le insistenze della destra, assumendo una posizione che giudichiamo debole e non convincente contro la richiesta di definizione delle procedure. Al riguardo il Pdci ha rivolto specifica raccomandazione al Ministro dei Trasporti Bianchi affinché il Governo assuma l’impegno di elaborare un nuovo Piano Generale dei Trasporti che si ispiri a criteri di mobilità di tipo europeo che rispetti l’ambiente e privilegi i sistemi di trasporti non inquinanti diversi dalla gomma. Gli alti costi di simili opere, poi, contrastano con la stessa situazione economica del nostro Paese che anche con la corrente legge finanziaria, chiama ad ulteriori sacrifici proprio le amministrazioni locali per le quali si prospetta un’ennesima imposizione a ridurre servizi essenziali.
Stessa raccomandazione è stata rivolta ai capigruppo del Pdci a Camera e
Senato, oltre che ai capogruppo del Pdci ai consiglii regionali della Lombardia
(Storti) e dell’Emilia Romagna (Donatella Bortolazzi). Per il Pdci occorre
terminare velocemente il raddoppio della linea ferroviaria Tirreno-Brennero,
Mantova, 6.10.06
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Il Gruppo del Pdci in Consiglio Provinciale per il Centro di Educazione Interculturale
L'intervento di Monica perugini (capogruppo in consiglio provinciale) perchè il Centro non venga trasferito
Il Gruppo Consiliare del Pdci in Provincia ha chiesto alla Presidente del Consiglio Laura Pradella di inserire all'ordine del giorno della prima riunione della VI^ Commissione consiliare "politiche sociali", in programma entro la corrente settimana, il documento presentato a proposito del trasloco dei locali del Centro di Educazione Interculturale da Piazza Sordello a Via Mazzini disposto dall'assessore alla partita nonostante, sia da rappresentanti dell'amministrazione stessa che della società civile e dal mondo della scuola, sia giunta pressante la richiesta di mantenere il servizio in piazza Sordello, vicino all' Ufficio Stranieri della Questura, che verrà ampliato e rinnovato proprio a seguito dell'intervento dell'Ente e allo sportello di segretariato sociale della stessa Provincia, che funge da patronato per i cittadini stranieri che richiedono il permesso di soggiorno.
I Comunisti Italiani non sono contrari alla ristrutturazione degli Uffici adiacenti alla Questura al fine di ampliare l'Ufficio stranieri, affinchè e purchè ciò possa risolvere il problema delle file di cittadini che attendono di poter accedere agli uffici per il disbrigo delle pratiche. Ribadiscono tuttavia l'assurdità di trasferire un servizio che ha trovato negli anni e sotto la guida di differenti giunte, la propria collocazione in ambienti adatti non solo dal punto di vista logistico, in quanto ampi e attrezzati all'attività svolta (biblioteca, sala espositiva, sala conferenze, luogo di incontro per le scuole e la cittadinanza sulle questioni dell'integrazione interculturale) ma rientranti in un progetto politico complessivo, che vede la presenza funzionale e progettuale da parte dell'amministrazione sia in servizi di prima soglia come lo sportello, che di integrazione socioculturale, come quelli di mediazione e confronto culturale.
Il trasferimento in locali angusti e inadatti (nemmeno soggetti ad essere aperti al pubblico) come quelli di Via Mazzini, privi della biblioteca e di una sala conferenze (che potrà essere condivisa con la saletta utilizzata dall' amministrazione in via Principe Amedeo), non adempie allo scopo pratico di concentrare gli uffici (quelli delle politiche sociali non sono attigui ma staccati) ma di fatto svilisce e sopprime quello pubblico e sociale, aperto a scolaresche e cittadinanza di un Centro che è fra pirncipali in Italia, gode di prestigio internazionale e che a giorni vedrà presentare il proprio programma al convegno nazionale dei centri interculturali che si terrà a Bari.
La soluzione c'è e la riproporremo in commisione, coinvolgendo l'intera amministrazione: il trasferimento di alcuni uffici dell'assessorato alla Cultura, ancora siti in piazza Sordello, destinati al rirutturato palazzo della Cevetta, che potrebbero trovare temporaneamente spazio a Palazzo di Bagno per lasciare posto al Centro, che tornerebbe così alla sua collocazione originaria, accanto alla Questura ed al Segetariato sociale.
Il Pdci sottolinea, infine, come anche il metodo oltre al merito delle scelte della nuova Giunta, non possa più seguire percorsi che in passato hanno causato molti danni e contrapposizioni all'interno del centro sinistra. E' dovere degli amministratori confrontarsi con gli alleati ed evitare nuove lacerazioni come quella in essere che i responsabili avevano il dovere politico di evitare, proponendo il confronto.
monica perugini
capogruppo Pdci Provincia di Mantova
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Suzzara: molti i dubbi sulla Istituzione
per cultura e scuola voluta dal Comune
nota della Sezione Pdci di Suzzara
I Comunisti Italiani di Suzzara esprimono forte preoccupazione per la scelta operata dall’amministrazione comunale di trasferire ad un’apposita istituzione i servizi che interessano le politiche culturali e scolastiche comunali.
Tali servizi, infatti, non presuppongono l’esborso di corrispettivi e/o tariffe, tasse da parte dei richiedenti da indurre l’ente a gestirli in modo funzionale più pratico, come potrebbe accadere, ad esempio, per l’erogazione di servizi socio – assistenziali e/o da gestire in economia su richiesta degli utenti. Al contrario, si tratta di iniziative e attività gratuite, rivolte a tutti in modo sovente indifferenziato anche se attinenti tematiche specifiche ma che mai possono comportare esclusioni, oltre a rivestire particolari progettualità e di merito che, opportunamente, un’amministrazione di centro sinistra, dovrebbe esimersi dal limitare, anche funzionalmente.
Tematiche dirette alla crecita formativa, educativa e culturale dell’intera città e dovrebbero essere garantite da un costante dibattito e confronto dialettico che solo ,l’istanza consiliare può assicurare nei confronti della cittadinanza (oltre che dei partiti) e delle varie espressioni democratiche sia associate che individuali.
Il Pdci pertanto non comprende la scelta di delegare un’entità che, certamente non gode di propria personalità giuridica e quindi dipende dal Comune (oltre a presentare un consiglio composto da amministratori e dirigenti/funzionari comunali) ma di fatto svuota consiglio e giunta di capacità di intervento, venendo essi coinvolti solo in occasione dei procedimenti di approvazione del bilancio preventivo e consuntivo e così provati della competenza progettuale e programmatica che qualifica l’ente, anche in divenire e non solo in sede propositiva.
La recente riforma della pubblica amministrazione, del resto, ha già conferito notevoli poteri e dilatato le competenze degli uffici (significativamente dei dirigenti) così come dell’esecutivo: eventuali problemi tecnico – organizzativi sono così facilmente risolvibili, in particolare in comuni dalle medie dimensioni.
Stupisce, inoltre, che nella nostra provincia tale scelta in precedenza sia stata operata solo da Castiglione delle Siviere: un comune amministrato dalle destre, che segue con indubbia coerenza una politica indirizzata ai principi di riferimento e che anche in questa circostanza (ricordiamo nel recente passato la vicenda della privatizzazione degli ospedali già pubblici) vede una per noi preoccupante sintonia con la principale espressione locale dei DS che è Suzzara.
Il Pdci pertanto invita l’opinione pubblica suzzarese, il mondo della cultura, della scuola e del sociale, i giovani vicini ai valori della sinistra, a quella progettualità e a quei contenuti che si esprimono non disgiunti dagli strumenti amministrativi, ad aprire un confronto sulle motivazioni di una modifica che non può ridursi a mero aspetto pratico/organizzativo, invero decisamente importante per Suzzara.
Partito dei Comunisti Italiani
SUZZARA
Mantova, 19 agosto 2006
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IL COMUNE DEVE EVITARE LA CRISI DELLA CASA DI RIPOSO DI OSTIGLIA
Ilaria Reggiani Segreteria Sezione Pdci Che Guevare Pdci di Ostiglia
La RSA di Ostiglia lamenta una situazone di crisi economica e rischia di dover subappaltere il servizio mensa non essendo la cucina a norma.
In merito alla posizione della Giunta di Ostiglia sulla Casa di Risposo emerge in tutta evidenza la contraddizione con cui l'Amministrazione Comunale tenta di giustificare le proprie inadempienze. Sottolineare di non essere competente in materia, giacchè la RSA è oggi Fondazione, per poi concludere che si farà tutto il possibile per contribuire a far sì che la stessa Fondazione possa chiudere il bilancio in pareggio, infatti, è un controsenso che si commenta da sè.
Resta il fatto che il Comune di ostiglia aveva tutto il tempo di intervenire per controllare (prima) ed eventualmente contribuire (poi) a sanare la situazione deficitaria della Casa di Riposo che, sappiamo bene, essere oggi soggetta a norme di diritto privato, in base ad una normativa della Regione Lombardia che il PdCI ha sempre avversato, evidentemente con cognizione di causa.
E' dovere politico/amministrativo del Comune (che ha propri rappresentanti con precisi compiti e competenze nel CdA della Fondazione) contribuire perchè un servizio così importante per la comunità non debba trovarsi in una situazione critica come quella che sta attraversando la struttura di Ostiglia: questo evidentemente la Giunta di Ostiglia non l'ha fatto, nonostante il filomdiretto che vanta con la Regione Lombardia che possiede grandi competenze, non solo legislative, in materia.
Rimettersi all'intervento della parrocchia, poi, cosa vorrebbe significare se non confidare nell'apporto del volontariato che già si era invocato per altre mergenze (vedi il trasporto scolastico e di soggetti con difficoltà)?
Su tutto il frutto del sociale (e non solo), dunque, le scelte amministrative di questa Giunta si confermano deboli se non addirittura pericolosamente inesistenti per il miglioramento della qualità della vita ed il progresso di Ostiglia che, per contro, stanno inesorabilmente scivolando verso livelli sempre più bassi.
Ostiglia, 20 agosto 2006
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LA SOLIDARIETA' DEL PDCI AI LAVORATORI DELLA EX COMAC DI LEVATA DI CURTATONE
Il segretario provinciale del Pdci Monica Perugini, il segretario della Sezione di Curtatone Carlo Grassi e l'assessore provinciale al lavoro Alberto Longhini hanno espresso la solidarietà dei Comunisti Italiani ai 26 lavoratori della ditta Ex Comac (ora NordiConad) di Levata raggiunti dalla lettera di licenziamento da parte della direzione aziendale.
Il nostro impegno perchè il Comune di Curtatone non divenga irrimediabilmente un mega supermercato è min atto da tempo ma le nostre denunce sono rimaste inascoltate dalla maggioranza che amministra Corte Spagnola ma anche dall'opposizione DS/Margherita. Entrambe paiono abbagliate dalle luci del grande commercio che in realtà ha portato degrado ambientale, impoverimento socio - culturale, bassi salari e ora anche licenziamenti.
Bene ha fatto l'assessore Alberto Longhini a mettersi a disposizione della parti perchè possa essere tentata ogni strada con l'intervento della Provincia, perchè siano salvati i posti di lavoro: altrettanto ci saremmo aspettati dalla Amministrazione di Curtatone che, tanto per cambiare, anche in questa occasione, ha dichiarato di nulla sapere, nonostante sia notorio che l'area ove ha sede l'ex Comac sia prossima alla lottizzazione. Le richieste di spostare l'ubicazione del distributore di benzina da parte della stessa Giunta Gatti, infatti, non fanno che confermare quale sarà il futuro di un'area appetibile per un Comune che ha ormai smarrito qualsiasi discilplina urbanistica.
Mantova, 19 agosto 2006
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dichiarazione di Bebo Storti e delle Federazioni del Pdci di Brescia e Bergamo sul tragico incidente sul lavoro avvenuto nel bresciano
Morire di lavoro. Con l’ennesimo incidente avvenuto oggi in una azienda della provincia di Brescia si conferma il triste primato della nostra regione. Il gruppo regionale dei Comunisti Italiani con le federazioni provinciali di Brescia e Bergamo sono solidali con la famiglia della giovane vittima e con i feriti, ai quali augurano una pronta guarigione, e al tempo stesso denunciano le inaccettabili condizioni di lavoro degli addetti, la carenza di adeguate misure di sicurezza troppo spesso sacrificate al profitto. I comunisti Italiani sollecitano da sempre maggiori interventi e controlli da parte delle istituzioni regionali a tutela dell’incolumità fisica dei lavoratori. Purtroppo, ancora una volta, dobbiamo constatare che i nostri appelli e le nostre denunce sono rimaste voci isolate. La nostra grande Costituzione dice che l’ Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma non ci chiede di morire per questo.
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di Monica Perugini
Il mio cordoglio per la scomparsa di Mario Tommasini, storico esponente del PCI, consigliere provinciale negli '60, consigliere regionale negli anni '90 e poi anima della lista Tommasini nel Comune di Parma, spentosi dopo una lunga malattia, mercoledì mattina a Parma, dove era nato 78 anni fa. Mario ha ricevuto la medaglia d'oro del Comune di Parma per le battaglie civili volte al superamento dell'emarginazione delle persone in condizioni di debolezza e fragilità, per l'affermazione dei principi di solidarietà, amore e giustizia per il maggior benessere della nostra gente. Questa la motivazione per una vita vissuta al servizio dei più deboli, dei detenuti, degli anziani, dei giovani in difficoltà. Il suo modo di intendere la poltica, le battaglie sociali, la convinzione che impegno e partecipazione debbano servire a cambiare, a consientire a chi non ne ha la possibilità, di vivere la vita migliore possibile, sono stati per me principi. Idee presenti, che tornavano sempre e mi hanno permesso, a volte anche dato la forza, di proseguire politica e scelta amministrativa sempre legate ai bisogni della gente, dei più deboli, delle persone fragili, sovente escluse dalla società. A superare le contraddizioni e gli ostacoli che la democrazia dei Partiti spesso comporta ma che sempre, sia pure attraverso la sintesi fra idee diverse, la democrazia può garantirci, per poter cambiare una società di diseguali ed esclusi in una società di eguali. Mario con la lotta politica ed amministrativa, da assessore provinciale ce l'ha fatta a far chiudere gli istituti correzionali per minori, anche nella nostra provincia, a far abolire le classi differenziali nelle scuole elementari per i ragazzi "difficili", ha collaborato con Basaglia e Rotelli per "praticare" la Legge 180, ha "inventato" la colitivazione in città degli orti da parte degli anziani, il recupero delle vecchie abitazioni dell'Appennino per i giovani, la possibilità per gli anziani di vivere in abitazioni con portierato sociale e non sopravvivere nelle case di riposo, ha realizzato cooperative sociali per emarginati e disabili. Ha dato all'opzione amministrativa la dignità di poter conoscere di normalirtà/anormalità. Aveva realizzato nella sua Emilia le idee del nostro grande PCI, aveva avuto il coraggio di uscire dal partito forte che da questo era nato, aveva fatto una lista sua, mantenendo idee e convinzioni, sapendo che sarebbe stato più difficile riuscire e che, per questo, anche le "sceneggiate in piazza" potevano servire. In Italia ha tessuto la rete di coloro che hanno sempre creduto che la poltica e la scelta amministrativa servano solo per poter cambiare le vita di uomini e donne che, per scelta altrui, vanno a far parte delle classi svantaggiate, degli esclusi. Ricordo con lui a Mantova l'inaugurazione della palazzina delle politiche sociali della Provincia "Iqbal Mashi", gli incontri con Alda Merini, Angela Pianca, Franco Rotelli e il Gian Butturini, la campagna elettorale di Suzzara, le lezioni impartite sui nuovi internati rappresentati dalle case di riposo, l'apertura mentale verso gli altri, i progetti, i sogni realizzati, la patente scaduta. Un compagno, un amico che non posso dimenticare.
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Marco Rizzo con Monica Perugini e i compagni di Bergamo Monica Alborghetti e Franco Bosisio

I Comunisti Italiani con l'ARCI GAY per i PACS
In data 20 febbraio il segretario provinciale dei Comunisti Italiani Monica Perugini, candidata alla Camera dei Deputati nella Circoscrizione di Lombardia 2 e 3 , ha incontrato presso la sede dell'ARCI TOM, una rappresentanza del circolo ARCI GAY di Mantova composta dal presidente e Antonio Benazzi, dal vice Nedo Consoli e dal segretario Pierpaolo Parogni che hanno proposto un documento, rivolto ai partiti del centro sinistra, affinchè sia onorata la proposta programmatica di realizzare i PACS qualora la coalzione dovesse vincere le imminenti elezioni politiche così come lo stesso Roani Prodi aveva assicurato ma non come risulta dal programma dell'Unione.
I Comunisti Italiani hanno confermato la loro condivisione alle proposte dell'associazone.
Monica Perugini ha aggiunto che solo dando maggior forza elettorale a quelle forze della sinistra che sostengono con decisione l'eguaglianza dei diritti fra le persone e quindi l'opportunità prevista dalla legge, anche alle coppie omosessuali, qualora lo volessero, di regolamentare la loro unione ed i conseguenti rapporti personali, interpersonali ed economici, potrà superarsi il compromesso elettorale che ha visto cancellare dal programma l'importanza di merito dei PACS, il nostro Paese potrà rivendicare con maggior forza diritti, opportunità, garanzie per tutti e soprattutto per coloro che l'attuale modello sociale vorrebbe emerginare ed ecludere. Nondimeno si trattarebbe semplicemente di equiparare la legislazione a quanto ormai accade in tutt'Europa, ad eccezione di Irlanda, Grecia e Portogallo; così come una democrazia avanzata non può arroccarsi in difesa del pregiudizio e della diseguaglianza e non può che considerare inopportuna strumentalizzazione, la sbandierata equiparazione dei PACS al matrimonio.
Monica Perugini ha inoltre comunicato ai rappresentanti dell'ARCI GAY che nelle linee programmatiche del bilancio preventivo che sarà fra breve posto in discussione in consiglio comunale, è prevista l'introduzione del REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI entro il 2006.
I Comunisti Italiani spronano i compagni e gli amici dell'ARCI GAY a non arrendersi nonostante la delusione derivante dal compromesso programmatico e a rifiutare decisamente propositi di astensione alle imminenti, decisive elezioni politiche: solo cacciando le destre e con un governo di centro sinistra si potrà riprendere il filo interrotto del rafforzamento dei dirtti civili e della garanzia della loro esigibilità, cosa che oggi la destra ha spezzato; solo con una sinistra più forte e più importante nei rapporti di forza con gli alleati, potrà garantirsi la rappresentanza autentica degli interessi di tutte le differenze che debbono essere eguali nella tutela giuridica e nella cultura sociale di un paese che non ha paura di cambiare in meglio.
Partito dei COMUNISTI ITALIANI
Federazione di Mantova
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di carlo Grassi - responsabile provinciale ambiente del Pdci
Il 6
gennaio, alle ore 15, a mantova si terrà la manifestazione contro l'autostrada
Mantova Cremona e contro chi l'ha persegue.
Ma al territorio, alla sua gente, dobbiamo molto di più, perché dopo questa
autostrada niente sarà come prima. Senza esagerazioni, avremo un altro mondo,
che sacrifica tutto alla globalizzazione. Scompare fra l'altro il comune di
Curtatone definitivamente diviso in due realtà, che saranno altro da adesso.
Sarà il paesaggio dell'autostrada, con i suoi ponti, i suoi viadotti, le sue
architetture ä cui si affiancano immancabilmente oleodotti, gasdotti, escavazioni
devastanti. Altri tributi alla "modernità".
Nello stesso tempo diventeranno inutili tante altre strutture, corti e strade
minori e "segni" che hanno costruito i nostri territori. Spesso nel
passato la costruzione di una strada è stata preceduta o accompagnata da
una guerra, dalla Via Emilia aperta dalla guerre puniche, alle vie
Napoleoniche , o in tempi più attuali, alle strade dell'Amazzonia che si accompagnano
alla distruzione delle popolazioni locali o alle strade di Israele, usate nella
guerra contro i palestinesi, per isolare la stessa Palestina.
Oggi in Italia il dibattito sull'utilità o meno delle nuove strade di asfalto
e cemento, rappresenta una guerra dichiarata di chi ha imposto il proprio modello
di sviluppo, basato sulla prevalenza della condizione più importante di tutte
le altre, quella finaziaria/speculativa a cui tutto si può sacrificare.
Per questa autostrada, come del resto per il TIBRE, corpi estranei la cui
inutilità è stata abbondantemente documentata dalla stampa e soprattutto
dalla contrinformazione, sostanzialmente non si è combattuto, non c'è nemmeno
stato bisogno della loro approvazione attraverso apposite delibere da parte
dei consiglieri provinciali riuniti nell'assise prevista, il consiglio provinciale,
visto che la legge non prevede l'elezione degli assessori di giunta, nemmeno
di quella provinciale di Fontanili.
Il presidente della Provincia blatera ancora oggi, al riguardo del "suo"
programma elettorale, di democrazia e di modernità e non accenna alla responsabilità
sua e della sua giunta di essersi prestati all'inutile devastazione del territorio
mantovano sulla base di una proposta presentata dalla destra di Formigoni, non
essendo nemmeno stato capace di "favorire"
quell' associazione temporanea di imprese locali che aveva contribuito a mettere
in piedi nell'impudente tentativo, di assegnargli la realizzazione dell'opera.
Non chiedere conto di una simile responsabilità, anche a quei partiti della
sinistra che da tempo aderiscono alle manifestazioni indette dal coordinamento
"NO TIBRE e NO MN/CR", compresa la prossima in programma il
6
gennaio alle ore 15 a Mantova, ma che in giunta ed in consiglio provinciale
mai si sono opposti alla realizzazione tenendo un atteggiamento ambiguo, in
vista delle elezioni per la Provincia, è quanto meno irridente nei confronti
della cittadiannza mantovana.
La teoria dei maggiori partiti della coalzione (DS e Margherita)secondo la quale
il centro sinistra vincerà in ogni caso, vista la paura che i cittadini hanno
della destra berlusconiana, non giustifica che questi partiti, con la compiacenza
degli altri, perseguano una politica che in tema di infrastrutture, sanità e
ambiente è molto vicina a quella praticata (e nella nostra Regione elaborata
progettualmente) proprio dalla destra di Formigoni e Berlusconi.
Come Comunisti Italiani riteniamo che il territorio e la sua gente meritino
qualcosa di più e soprattutto che nel ceto politico del centro sinistra prevalga
ciò che alla base si rivendica, ovvero la convinzione di essere artefici di
un progetto politico radicalmente alternativo a quella della destra, di una
politica ancorata ai valori ed agli obiettivi che fanno riferimento agli interessi
delle classi meno abbienti, della democrazia e dell'antifascismo. E a partire
dalle poltiche territoriali sull'ambiente.
Carlo Grassi
responsabile provinciale ambiente Partito dei Comunisti Italiani
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PONTE DI TORRE D'OGLIO: BENE LA POSIZIONE DEL SINDACO DI VIADANA, CHE FARA' ORA FONTANILI?
di Luciana Cavalieri - segretario Sezione Pdci di Viadana
L’impegno a difesa del ponte di Torre d’Oglio da parte del Comitato territoriale e della cittadinanza ha colto il suo primo successo: riteniamo molto positiva e decisamente di buon senso la presa di posizione del sindaco di Viadana Giovanni Pavesi che, incontrando nei giorni scorsi il Comitato Salviamo il Ponte, ha sostenuto l’importanza storico - archeologico - ambientale del manufatto, aprendo una riflessione critica sull’intero operato delle politiche espresse dalle pubbliche amministrazioni locali, proprio in tema ambientale.
Il coinvolgimento del Comune di Viadana attraverso il suo sindaco apre la via alla richiesta di tutti i finanziamenti necessari per ristrutturare il ponte, superando la logica settoriale e limitata fin qui perseguita dalla Provincia di Mantova, così come vuole la storia di quel sito, salvaguardando nel contempo i posti di lavoro dei pontieri dipendenti della stessa Provincia. I Comunisti Italiani ricordano che lo stesso Pavesi, da vice presidente della Provincia, si oppose ai precedenti tentativi di snaturare la struttura del ponte, impegnandosi perché esso mantenesse le caratteristiche che ancora vanta, unico in tutta l’Italia settentrionale e fra i pochi rimasti nel Paese.
Farà altrettanto Fontanili? I segnali che arrivano all’indirizzo del suo operato, in questi ultimissimi mesi di mandato, non paiono confortanti e non solo in tema di seria e convincente difesa del territorio e dell’ambiente e tutto ciò a dispetto della grancassa che egli stesso suona, nell’infelice tentativo di coprire gli errori commessi negli anni della sua amministrazione.
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SUZZARA e WOJTILA: DIMOSTRAZIONE DI IPOCRISIA L'ATTACCO A SCILLA ALBERINI
Monica Perguini - segretario provinciale Comunsiti Italiani
La scuola e la nostra società sono laiche: la Costituzuone Repubblicana in vigore questo prevede ed in modo precettivo. Non si tenti dunque di entarre a gamba tesa con proposte locali, così,come hanno fatto le opposizioni locali a Suzzara. Non si provochi nuna guerra che non ha ragione di esistere: Ci stupisce che una parte della maggioranza consigliae di Suzzara, poi, sia cinteressata a questa provocazione. Il credo religioso così come le conversioni personali, mediaticamente frequenti di questi tempi anche a sinistra (da Bertinotti a Vendola via Fassino, direttamente su Radio2) sono convincimenti perosnali, intimi che tali dovrebbero restare. L'ente pubblico non può prendere le parti di nessuna confessioen in una società che a dispetto di molti, anche nel centro sinistra, oggi è laica e per noi Comunisti Italiani proprio questo deve rimanere. Al di là dei giudizi su nun pontificato che ha contribuito alla caduta dei regimi comunisti nei