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Alcune foto di Gian Butturini

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LECCO, domenica 26 marzo, l'iniziativa dei COMUNISTI ITALIANI
con Marco RIZZO









 

 

 

 

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18 marzo: sit in a Gallarate (VA) contro la violenza alle donne.
foto di Silvia Achilli

 

 

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BERGAMO, 14 MARZO: LA MANIFESTAZIONE REGIONALE DURANTE LO SCIOPERO DEGLI EDILI
foto di Silvia Achilli

 

bergamo

 

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CERAMICA BIZTILES: SERVE PROSEGUIRE LA CASSA INTEGRAZIONE E DARE CERTEZZE PER IL FUTURO AI LAVORATORI

Monica Perugini segretario regionale COMUNISTI SINISTRA POPOLARE Lombardia

 

 

La situazione dei 33 lavoratori della ceramica BIZTILES di Bondeno di Gonzaga permane grave, in agosto finisce la cassa integrazione e molte pendenze economiche non sono ancora state saldate. I comunisti di Sinistra Popolare sostengono la lotta degli operai della ceramica che solo grazie ad una strenua lotta che li ha portati a proteste anche eclatanti, sono riusciti a sventare la chiusura dello stabilimento che da oltre un anno è invece aperto e continua a vendere ed esportare, permettendo alle famiglie mantovane di avere lavoro mentre l'imprenditore era deciso a chiudere i battenti lasciando a casa allora circa 80 lavoratori.

Ci rivolgiamo a tutte le parti sociali perchè ci si impegni affinchè agli operai della ceramica sia garantita la cassa in deroga e per questo ci rivolgiamo alla Provincia perchè continui in tal senso a far la propria parte con la Regione Lombardia,  chiediamo poi con forza che ai lavoratori rimasti in organico venga comunque garantito il posto di lavoro presso lo stabilimento di Bondeno o altre sedi del gruppo emiliano Ricchetti, così come deve essere agevolata l'uscita volontaria.

I comunisti di Sinistra Popolare saranno sempre e solo dalla parte dei lavoratori a cui si vuole far pagare ingiustamente il peso di una crisi che non hanno causato, unicamente derivante dalla gestione capitalistica di una società che per salvare capitali, banche e finanza vuole sempre e solo sacrificare gli interessi delle classi meno abbienti.

 

02/07/11

 

 

 

 

 

 

 

NO ALLA GUERRA PER IL PETROLIO

 Mozioni dei consiglieri comunali Giulia Caramaschi  Diritti e Pari Opportunità - Suzzara, Carlo Grassi - Sinistra Unita per Curtatone, Ilaria Reggiani Comunisti Sinistra Popolare Ostiglia e  Monica Perugini Comunisti Sinistra Popolare Provincia di Mantova per il ritiro immediato dei militari italiani dalla guerra in Libia

 

Ordine del Giorno

relativo alla richiesta al governo di cessazione dei bombardamenti aerei in Libia

 

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Constatato che il regime dittatoriale e repressivo di Mu’ammar Gheddafi;

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riconosciuto che la decisione di intervenire con raid aerei in Libia, le modalità e la durata dell’intervento sono di competenza del Governo e del Parlamento italiano;

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preso atto del fatto che la partecipazione all’intervento libico risponde ad una richiesta delle Nazioni Unite, sulla  base della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite del 1945, e che, pertanto, non è in contraddizione con quanto espresso nell’Articolo 11 della Costituzione (“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”);

 

 essendo tuttavia palese la convinzione che:

 

-         la risoluzione dell’ONU,  che ha previsto l’istituzione di una no-fly zone sul cielo libico vista l'esistenza di altri regimi dittatoriali e della presenza di diverse lotte intestine che stanno attraversando molti Paesi del medio oriente (Iran, Iraq, Algeria, Tunisia, Marocco, Siria, ecc.), non ha portato ad un chiarimento certo di quanto avvenuto nella zona e che, anzi,  poco credibili risultano essere le motivazioni su cui la risoluzione stessa si basa;

 

-         l’Europa possa ancora perseguire la via delle pressioni  di politica internazionale e negoziale, anche attraverso l'imposizione di sanzioni finanziarie ed economiche mirate, sulla scia del comportamento tenuto in merito dalla Germania e che l’utilizzo della forza sia da considerarsi sempre e comunque deplorevole;

 

-         la decisione di partecipare ai bombardamenti aerei da parte dell’Italia non sia il frutto di una politica estera coerente, lineare e ragionata in quanto i rapporti con Mu’ammar Gheddafi, dittatore repressivo da ben 41 anni,  sono stati impostati, fino a pochi mesi fa, in modo estremamente amichevole e collaborativo;

 

-         i costi di un simile intervento bellico, in termini di danni fisici alle persone, danni economici (in termini di costo pro/capite della Guerra) e simbolici siano di gran lunga più elevati rispetto ai benefici che potrebbe ritrarre sia il nostro Paese, sia le popolazioni locali coinvolte dalla situazione di criticità oggi in atto nell'area;

 

-         i rischi ai quali potrebbe essere esposta la popolazione civile italiana non siano stati contemplati approfonditamente così come quelli attinenti i difficili equilibri riguardanti gli interessi economici internazionali che potrebbero derivare dall'inasprimento degli interventi armati nel paese medio orientale;

 

e tutto ciò premesso,

il Consiglio Comunale di Suzzara impegna il Sindaco e la Giunta

 

a sottoscrivere una lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Ministro della Difesa, al Ministro degli Esteri, nonché ai Presidenti di Camera e Senato che richieda al Governo, a nome della cittadinanza di Suzzara:

 

 

l’immediato ritiro dell’Italia dalla missione ovvero l’immediata sospensione della partecipazione italiana alla missione i Nato in Libia fino a quando il governo non abbia chiarito quanto segue:

 

-         la posizione dell’Italia nei rapporti con la dittatura libica negli ultimi decenni e in particolare la posizione tenuta dal Governo nei confronti della dittatura libica negli anni scorsi e l’attuale stato dei rapporti sia con il regime di Gheddafi che con il governo provvisorio ribelle,

-         la politica estera nei confronti dei paesi del bacino Mediterraneo coinvolti negli ultimi mesi da rivolte nei confronti di regimi autoritari,

-         la propria posizione sull’annosa questione israelo-palestinese che si pone all'ordine del giorno anche nel caso della crisi libica  non solo per le ragioni che attengono alla politica internazionale della medesima area interessata dagli avvenimenti bellici, ma anche per motivi legati al diritto internale, giacchè anche nei confronti e a favore del rispetto dei diritti e delle condizioni di vita del popolo palestinese e della sua autorità di governo, sono state emesse numerose risoluzioni da parte dell'ONU mai rispettate e che mai hanno avuto un esito risolutivo drastico e repentino come nel caso della Libia,

-         la politiche di accoglienza / di respingimento nei confronti dei profughi africani e nord africani e la congruità di queste scelte con la carta dei diritti della persona e dei trattati comunitari europei, in particolare circa i protocolli recentemente stipulati dal Governo Italiano con il governo libico spodestato ove si prevede la costituzione e il finanziamento a carico dello Stato italiano di "centri di accoglienza" dei cittadini/e che hanno subito le procedure di respingimento dal nostro territorio.

 

In fede,

 

per la Lista DIRITTI E PARI OPPORTUNITA' SUZZARA

la capogruppo

Giulia Caramaschi

 

Suzzara 6/5/2011

 

 

 

 

 

LA PROVINCIA DEVE COSTITUIRSI SUBITO PARTE CIVILE NEL PROCESSO MONTEDISON

Interrogazione di Monica Perugini in consiglio provinciale sulla mancata costituzione della Provincia come parte civile e sui ritardi nella formalizzazione di un completo "registro tumori provinciale"

Inizia martedì il12/1/11 il  processo per le morti dei lavoratori Montedison di Mantova, mentre oggi anche l'ultimo operaio ammalato è mancato,  a seguito del male incurabile che i familiari sostengono essere stato contratto negli anni di lavoro alla fabbrica chimica. Comune di Mantova e Regione Lombardia si sono costituite da tempo parte civile nel processo contro l'impresa, mentre la Provincia di Mantova non l'ha fatto e secondo il suo Presidente Fontanili, deve ancora valutare se farlo o meno: a poco più di tre mesi dalla scadenza del mandato, cosa aspetta? Ricordo ancora le commissioni consiliari in Provincia dove abbiamo ripetutamente chiesto l'  impegno da parte del presidente e dall'assessore delegato Banzi di chiedere per ottenere il completo "registro tumori della provincia", oltre che di attivarsi giudizialmente per sostenere le ragioni dei familiari dei lavoratori: in circa tre anni il risultato è stato il nulla, anzi il Presidente ex primario medico, ha sempre sostenuto che a Mantova NON esiste allarme tumori! Per martedì, giorno di avvio del processo mantovano, l'assessore delegato Banzi convoca una conferenza stampa coi familiari dei lavoratori deceduti: troppo tardi, almeno la Provincia  si costituisca, sia pur tardivamente in giudizio per sostenere le ragioni dei familiari e della cittadinanza. COMUNISTI SINISTRA POPOLARE lo farà con una interrogazione presentata al consiglio.

La Provincia di Mantova deve costituirsi immediatamente parte civile nel processo per le morti Montedison che si aprirà martedì a Mantova. Anziché convocare una conferenza stampa, infatti, sarebbe stato meglio per il presidente Fontanili che l'amministrazione fosse seduta sui banchi di chi si ritiene leso per aver subito un danno ad un interesse o a un diritto, perché così è stato, come del resto testimoniano le costituzioni di Regione e Comune di Mantova.

In oltre  due anni di tavoli e osservatori sulla salute non si è stati nemmeno in grado di formalizzare tale costituzione o di chiedere un completo registro tumori, come avevamo chiesto più volte in commissione. Anzi Fontanili ha sempre sostenuto che nel mantovano l'allarme tumori non esisteva. Non spetta a Fontanili stabilire se i titolari dell'impresa a suo tempo fossero responsabili, lo farà  appunto il giudice  e se pure  la Provincia avesse sostenuto l'azione delle altri amministrazioni, qualche elemento in più poteva di certo essere portato alla causa delle famiglie e della cittadinanza.

Sarebbe stato sufficiente che Fontanili, il PD e i suoi eterni e silenti sostenitori, avessero avuto la medesima premura seguita nei casi delle nomine in enti "pesanti", ma non è stato così e adesso, a pochi mesi dalla scadenza del mandato, è decisamente troppo tardi.

L'azione tuttavia potrebbe risultare utile al sostegno degli interessi delle persone colpite e quindi la chiediamo formalmente.

La Provincia in difesa di  ambiente e salute ha scelto una "sua campagna", ovvero di denunciare solo ciò che gli interessava, scartando a priori una serie infinita di pericoli che oggi vengono a galla e rappresentano macigni di responsabilità politica che da sempre sottolineiamo.

Monica Perugini

capogruppo COMUNISTI SINISTRA POPOLARE Provincia di Mantova

 

 

 

 

 

 

LA QUESTIONE DEL NO AL RICATTO FIAT E’ COSTITUENTE PER UNA VERA SINISTRA. NESSUNA ALLEANZA CON FASSINO, AMICO DI MARCHIONNE.

Marco Rizzo - Segretario Comunisti Sinistra Popolare

 

Per fortuna il fronte di rifiuto alle proposte di “nuovo regime” della Fiat si sta allargando in primo luogo tra i lavoratori in carne ed ossa, ma anche nella cosiddetta opinione pubblica il drastico ricatto “diritti in cambio di lavoro” sta registrando opposizioni e perplessità. Anche il quadro politico in qualche modo tiene conto di questa situazione; se di fronte alla sfacciataggine con cui il candidato del PD a Torino, Piero Fassino, aderisce convinto al dicktat di Marchionne (appoggiato dai maggiorenti D’Alema e Bersani), l’IDV, Vendola e sinistra radicale tuonano contro la posizione di Marchionne e criticano fortemente il PD (che in merito dice praticamente le stesse cose del governo Berlusconi). Potremmo dire che questa chiarezza è positiva, ma appunto aggiungiamo, se il PD appoggia la svolta della Fiat come ci si fa ad alleare con tale partito? A Torino Vendola e la sinistra come fanno ora a dire che Fassino ha torto marcio e , a primavera,accettarlo come candidato a sindaco della città? Insomma, ancora una volta si dirà una cosa e poi se ne farà un’altra, oppure è venuta l’ora della coerenza per ricostruire davvero una sinistra degna di questo nome? Sull’opposizione al  ricatto Fiat si può davvero costruire una fase costituente dei comunisti e della sinistra, ma ci sarà coerenza? Noi di  Comunisti Sinistra Popolare lo auspichiamo e quindi rilanciamo la proposta di liste e coalizioni unitarie, a partire da Torino, contro Berlusconi ma alternative al PD. 

 

3/1/11

 

 

 

 

 

 

 

CON LA FIOM: a Mantova Comunisti Sinistra Popolare davanti alla Marcegallia, a Roma  il 16 alla manifestazione nazionale

 

Il Gruppo consiliare Comunisti Sinistra Popolare in provincia e la federazione mantovana di CSP hanno aderito alla manifestazione organizzata dalla FIOM mercoledì mattina, davanti ai cancelli della Marcegallia di Gazzoldo.

Per i comunisti di Sinistra Popolare,  che hanno aderito alla manifestazione nazionale di sabato 16 ottobre a Roma, occorre essere vicini e sostenere una lotta come quella dei meccanici,  che serve alla tutela dei diritti e della dignità di tutti i lavoratori e di un'intera democrazia.

L'involuzione sindacale purtroppo in atto anche in parte della CGIL,  oltre che in  CISL e UiL appiattiti sulle posizioni e a difesa degli interessi degli industriali, non sono è da scambiarsi con una sorta di atto di responsabilità,  ma si tratta di parte integrante di una scelta che vuole i lavoratori come soggetti da sacrificare per gli interessi dell'azienda, considerato che nessuna colpevolizzazione della crisi può essere imputata a chi vive del proprio lavoro, bensì  agli sviluppi di una società capitalistica, le cui proposte sono condivise non solo dalle destre più o meno presentabili, che oggi governano, ma dalla stessa opposizione PD che ha sposato convintamente progetti e valori della società capitalista e che li difende in ogni occasione (ultima  quella senza remore del banchiere Profumo:  la sua liquidazione avrebbe evitato i licenziamenti per esubero di Unicredit!) 

Precarietà, insicurezza, sottomissione e paura, sono effetti indegni per un paese che si dice civile e che ha conquistato democrazia e diritti per tutti i lavoratori a prezzo di lotte e sacrifici.

Proprio in questo momento di difficoltà economica e politica,  dunque, occorre scegliere da che parte stare, se col padronato o con la classe operaia rappresentata da FIOM e sindacalismo di base: Comunisti Sinistra Popolare hanno scelto da subito e senza indugi e sosterranno la FIOM sia sul territorio che nella manifestazione nazionale del 16 ottobre a Roma.

 

Giancarlo Latini - segretario provinciale Comunisti Sinistra popolare
Monica Perugini - consigliere provinciale, segretario regionale Comunisti Sinistra popolare

29/10/10

 

 

 

 

 

 

 

Se passa l'accordo capestro di Pomigliano a rimetterci non saranno solo i nuovi schiavi della Panda ma tutti i lavoratori italiani, perchè è chiaro che nel più breve lasso di tempo possibile tutto il sistema industriale ripeterà la stessa operazione.

Marco Rizzo (Comunisti Sinistra Popolare)

 

 

Lavorare a ciclo continuo 24 ore su 24. Un ballo estenuante fatto di 350 operazioni ogni turno, di 72 secondi l'una, riducendo i tempi morti perchè tutti i pezzi sono più vicini alla postazione. Il lavoratore può muovere solo il busto, con 3 pause di soli 10 minuti per turno. Una danza mortale a cui gli operai di Pomigliano dovrebbero affidarsi rinunciando al diritto costituzionale dello sciopero (ai punti 14 e 15 del testo le rappresentanze sindacali dovrebbero sottoscrivere l'accettazione a non aprire contenziosi e addirittura perderebbero i loro diritti se un iscritto dovesse aprire un conflitto, inoltre se il lavoratore non segue la norma di rinuncia dello sciopero si espone a sanzioni). Proviamo ad immaginare i solerti sindacalisti gialli della Fim-Cisl e della Uilm a lavorare a questa catena infernale...
La mossa della Fiat è strategica ed ha lo stesso sapore di quel fiume grigio senza soggettività che spense Torino con la" marcia dei quarantamila" nel 1980.

Tutto quello che di catastrofico vi fu nel mondo del lavoro -dal precariato senza diritti alle morti bianche- passò anche da lì, con l'unica differenza peggiorativa è che quella fu una manifestazione, mentre questo è un contratto. Peraltro nel 1980 a pagare successivamente la loro "fedeltà" alla Fiat furono anche e proprio i capi e capetti della marcia, pagati con licenziamenti sonanti da Corso Marconi che, grazie all'innovazione tecnologica, non aveva più bisogno di leccapiedi e cani da guardia.
Un contratto che viene proposto dal "nuovo" padrone Marchionne, oggi applaudito da Berlusconi, ma talmente ancora amato a sinistra che anche oggi si sprecano per lui le olà dei suoi estimatori, da Chiamparino, che afferma di "tifare per lui", a Fassino secondo cui "senza Marchionne non esisterebbe la Fiat ", fino a Pintor (sì il Manifesto !!!) che dice che "Marchionne non è cattivo, ma se è costretto a compiere certi passi la colpa non è sua, è schiavo di una situazione impostagli dal capitalismo" -Corriere della Sera a pag 6-, per non dimenticare Bertinotti che diceva "mi piace" e ne tesseva pubblicamente le lodi.
Ebbene sarà utile di nuovo ricordare che, a quei livelli, non ci sono "padroni buoni", non parliamo del fruttivendolo col suo garzone.. .

Così come dovremmo finalmente dire che in politica una vera sinistra ed, ancor di più per i comunisti, non si dovranno più fare accordi (di nessun tipo) con questi signori della falsa sinistra.
Appoggiare fino in fondo la lotta dei lavoratori di Pomigliano - di quelli che non vogliono ridursi a moderni schiavi- ,

riconoscere il coraggio e la dignità della Fiom e del sindacalismo di base,

sono l'obiettivo possibile e ragionevole, visti i rapporti di forza anche mediatici in campo,

CONTRASTARE IL REFERENDUM:  per ricordare a "lor signori" che non siamo tutti sulla stessa barca, perchè quando le cose vanno bene si dimenticano del popolo e quando le cose vanno male (per colpa loro) vogliono sempre coinvolgerci nelle restrizioni.
Questa è una battaglia strategica, questa è la BATTAGLIA.

Trasformiamo tutte le giuste iniziative contro la legge bavaglio sulla stampa in una critica totale a questo iniquo e traballante sistema capitalistico che muove il suo ultimo "colpo di coda" lasciandoci senza scampo: o accetti di azzerare i tuoi diritti o si chiude.

LIBERI, MAI SCHIAVI.

NESSUN SACRIFICIO, NON COLLABORARE.

LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI.

(nota di Marco Rizzo portavoce nazionale Comunisti Sinistra Popolare)

 

16/6/2010

 

 

 

 

 

 

 

Solidarietà di Comunisti Sinistra Popolare ai lavoratori della MANGIAROTTI NUCLEAR MILANO BICOCCA in lotta contro la delocalizzazione

 

Monica Perugini segretario regionale CSP Lombardia

 

Dopo che i lavoratori e le lavoratrici della MANGIAROTTI NUCLEAR hanno occupato gli uffici dell'azienda a seguito di mesi di lotta in difesa del posto di lavoro, interviene la polizia che vuole sgomberare utilizzando un clich... Mostra tuttoè tristemente ancora in uso, e sempre scatenato contro chi lotta in difesa dei dritti di tutti, proprio come sta avvenendo alla fabbrica milanese.
Per questo Comunisti Sinistra Popolare della Lombardia invitano tutti/e i/le compagni/e a dare il proprio sostegno alla giusta protesta di questi lavoratori e ad accorrere al presidio permanente di via Alberto e Piero Pirelli, 6 a Milano Biccocca.

Milano, 10/6/2010

 

 

 

 

 

 

Analisi della sconfitta elettorale... senza comunisti non c'è sinistra.

Ripartire dalla base, rescindere i legami coi vecchi arnesi della ex "sinistra radicale" e lavorare per una rappresentanza politica dei lavoratori, utile agli interessi di classe, antagonista alle destre ed alternativa al PD.

  

Monica Perugini

segretario regionale Lombardia

Comunisti Sinistra Popolare

 

 

Gli errori e l'incapacità politica del PD provinciale e cittadino e l'acquiscena patetica dei suoi alleati organici, disposti a tutto pur di conservare piccole quanto inutili postazioni, hanno trascinato un'intera città nella sconfitta, consegnando per la prima volta alle destre un territorio che aveva mantenuto un legame forte coi valori della solidarietà e del progresso. Disinteresse e disaffezione verso un gruppo di potere abituato a gestire contrattando e ad imperare (col beneplacido altrui) anche al di fuori dei propri confini, senza idee, capacità e modestia, hanno colpito non solo chi ha sbagliato, ma un intero patrimonio ideale che non era certo di sola pertinenza del Pd e dei residuati acritici di un centro sinistra allo sbando che nemmeno hanno saputo cogliere i chiari segnali che, da tempo, arrivavano da più parti e non solo da noi.

Non servono più le parate di big sempre più tristi e nemmeno le risottate:  sarebbero servite progetti, coraggio, l'autentica volontà di slegarsi da vecchi e nuovi potentati e non solo le "finte" e gli slogan ripetuti alla nausea e ormai non più credibili, oltre,. ovviamente, a un briciolo di umiltà, vocabolo che decisamente non rientra nel lessico del locale PD che sembra non essersi accorto che, nell'arco di due anni, la stragrande maggioranza dei comuni mantovani sono passati da amministrazioni di centro - sinistra a quelle di destra, alcune delle quali col dichiarato (e vantato senza pudori -vedi Curtatone) appoggio di un Pd che a Volta come a Pontio amministra con la Lega e la destra, zittendo ogni critica.

La convinzione che tutto era dovuto al "nuovo vuoto" che voleva avanzare ha dunque giocato un brutto scherzo non tanto al segretario provinciale Fontana e ai suoi soci, ma alla collettività mantovana intera (che forse essi nemmeno conoscono) che fra la brutta copia rappresentata da questi signori che immeritatamente raccolgono ancora voti che credono di affidarsi alla "sinistra", e l'originale di una medesima idea, dello stesso progetto di società basato sullo sfruttamento e sulla diseguaglianza, anche a Mantova, ha scelto l'originale proveniente direttamente dalla destra.

La sinistra di classe adesso deve ripartire, liberarsi dei vecchi arnesi, delle collaborazioni obbligate, tornare fra le gente, lavorare dal basso verso un soggetto antagonista alle destre ma alternativo al PD, un soggetto indipendente che voglia diventare rappresentante autentico e credibile del mondo dei lavoro e dei diritti, rescindendo in modo netto il legame con quelle palle al piede rappresentate dai presuntuosi referenti nazionali e locali di quella "sinistra radicale" inutili alla classe e quindi ad una politica a favore dei lavoratori che forse nemmeno ora sono in grado di rendersi conto della propria impresentabilità ma che restano palle al piede che non fanno che ostacolare quel processo di unificazione dei comunisti che da tempo avevamo indicato come unica alternativa possibile a deriva ed omologazione. La dimostrazione che senza comunisti non c'è nemmeno sinistra è arrivata e non serve rinverdire alla bisogna un glorioso simbolo che si era gettato senza remore per rincorrere la chimera di un quorum che in tal modo mai si raggiungerà: occorre ripartire da zero senza l'ombra di coloro che hanno portato coscientemente o per insipienza, ad un disastro ormai accettato.

 

13 aprile 2010

 

Monica Perugini

segretario regionale della Lombardia

Comunisti Sinistra Popolare

 

 

 

 

 

 

No all'ampliamento Panguaneta in simili condizioni in una cittadina patrimonio UNESCO.
Chi ha autorizzato Camocardi e Rebuschi?

E la destra non dia lezioni: il PGT della Lombardia è una propria creature, adottata anche dal PD!

 

Monica Perugini

comunisti - sinistra popolare

 

 

Non è ammissibile sostenere l'ampliamento della Panguaneta di Sabbioneta in sospetta violazione della normativa ambientale e territoriale in una cittadina che è stata dichiarata patrimonio dell'UNESCO.
Per questo da settimane chiediamo la convocazione della commissione consiliare "territorio" competente per materia, cosa che si sarebbe dovuta fare prima che alcuni esponenti di giunta si avventurassero nell'espressione di parere favorevole all'impianto!
Non si tratta di contrapporsi ad un'espansione industriale, in particolare in simili momenti di crisi occupazionale che penalizza primi fra tutti i lavoratori: ma non è possibile ipotizzare ampliamenti i dispregio delle norme di tutela ambientale e paesaggistica perchè ciò andrebbe a gravare sempre e comunque sulla difesa dei diritti alla salute ed al lavoro dei più deboli, per acconsentire alle pressioni dei più forti.
Non è solo il sindaco di Sabbioneta ad essersi espresso, sia pur tardivamente, contro una simile proposta: da tempo infatti la lista Sabbioneta a Sinistra rappresentata in consiglio, lancia, fra il disinteresse dei alcuni media, l'allarme sulla vicenda.
Potenziamento produttivo e occupazionale, unito alla certezza e non alla precarietà del lavoro devono quindi esserci ma non in barba a quanto previsto dalla norma: uno stabilimento a ridosso delle mura e a proposito del quale ancora non sono chiare le posizioni sul rispetto ambientale delle emissioni, non porterebbe che danni.
Alla destra replichiamo che l'approvazione di una legge regionale scellerata, come quella che disciplina i nuovi "Piani di governo del territorio" non li esime da responsabilità che non possono essere sottaciute a livello locale quando sono addirittura promosse in sede regionale, peraltro col beneplacido del PD.
Sosterremo l'ampliamento ma in zone non vincolate e nel rispetto delle regole sulla compatibilità ambientale: se ciò non verrà fatto, a rimetterci sarebbero sempre e comunque soltanto cittadini e lavoratori.
Il ricatto, come emerge quotidianamente, a partire dalla vicenda SAMA, non paga mai, così come il compromesso. Gli assessori Camocardi e Rebuschi prima di esprimersi a nome della Giunta provinciale e di portare in discussione la proposta, la presentino in commissione per consentire a tutti di dire la loro. Per questo l'assessore Grassi (Comunisti Sinistra Popolare) ha chiesto il rinvio, preannunciando la posizione del gruppo in merito.
Non vorremmo il ripetersi del dejà vù del caso Susitinente!

Monica Perugini
capogruppo consiglio provinciale

22.1.10
COMUNISTI SINISTRA POPOLARE Mantova

 

 

 

 

 

 

 

CHI SI INDIGNA PER FATHIMA?

Monica Perugini

www.proletaria.it

Serve ancora parlare di indignazione? Non credo, ormai la soglia è stata superata e da tempo, per le donne, gli immigrati, gli operai espulsi dal lavoro e quindi dalla esigibilità dei diritti e dalla dignità.

La storia di Fathima racchiude tutto ciò. Si era sposata con un connazionale, non aveva avuto figli, il marito l’ha abbandonata perché la credeva sterile, lei non stava bene e poco dopo la separazione ha scoperto di essere incinta. La bambina è nata in Italia eppure, per la stampa locale, è ben integrata all’asilo come si trattasse di un corpo estraneo che viveva ad Acquanegra Sul Chiese giunta da chissà dove.

Fathima era rimasta sola, lavorava come colf e badante in regola, ultimamente non stava bene ma non voleva chiamare il medico ed assentarsi perché rimanere a casa poteva significare perdere il lavoro.  A 43 anni ha avuto un malore, è stata male e si è accasciata al suolo, morendo. La sua bambina, 5 anni, le è stata accanto credendo dormisse, così ha detto ad un amico che è andato a cercarla, perché non rispondeva al telefono.

E� così che va. Persone che vivono nell’ombra a Mantova come a Rosarno, al di là della condizione umana leggermente migliore. Ma sempre sole, sempre integrabili, mai cittadini e cittadine. 

Punite dalla vita, dalle consuetudini sociali che costruiscono fino all’ultimo tassello della (sotto)cultura della nostra civiltà: perché hanno la pelle scura, perché sono donne e, per un motivo qualsiasi, magari legato alle condizioni di salute, non riescono o non vogliono  tenere il passo imposto dalle condizioni ineliminabili poste dal pregiudizio, dalle morali religiose, dalle scelte sociali ed economiche che  considerano  le persone utili solamente come mezzi per produrre -quando servono-  ed essere  cacciati, isolati, emarginati  quando  non servono più- in base al principio dominante oggi in voga: il razzismo,  quello eclatante delle ronde calabresi ma anche quello strisciante che solo l’ipocrisia connaturata ad un modello di sviluppo basato sul profitto e sull’egoismo, sa rendersi  persino pietoso.

Quello che interessa è lavorare servendo per poco, per niente, senza pretese, senza diritti, così che siano sempre più persone ad avere paura al posto della coscienza e le loro schiera si possa rimpolpare ogni di giorno di più e la lotta per difenderlo,  quel lavoro e la sua dignità, divengano desueti nella sua operatività quanto nella concezione che possano ancora esistere. Allora saranno molti di più a non dover chiamare il medico per paura di restare disoccupati, a lavorare per 25 euro (forse) al giorno e i padroni del vapore avranno ancora più possibilità di scelta nello sfruttare, dividere ed escludere perché alla fine possano restare veramente in pochi eletti a godere dei privilegi che sostituiranno i diritti. Non ci sarà nemmeno più bisogno di invocare la modifica della Costituzione. Quella Carta in qui riponiamo le speranze della democrazia dell’eguaglianza, l’hanno già resa carta straccia.

 

11.1.10

 

 

 

21.12.09: il consiglio provinciale di Mantova approva l'odg presentato dal gruppo Comunisti - Sinistra Popolare contro la privatizzazione dell'acqua

I sottoscritti consiglieri provinciali del gruppo consiliare COMUNISTI SINISTRA POPOLARE

Monica Perugini e Roberto Pavani,

CHIEDONO

A questo Consiglio Provinciale l'approvazione del seguente ordine del giorno in cui si manifesta opinione  avversa alla legge approvata dal Parlamento in data odierna,  al fine di privatizzare l'acqua pubblica impedendo che questo bene rimanga nella piena disponibilità pubblica e ledendo il diritto di tutti/e i/le cittadini/e di usufruire di  un bene pubblico essenziale che non può essere sottoposto a mercanteggiamenti né ad interessi di natura privatistica.

Ø      Considerato che questo consiglio ha già approvato un precedente ordine del giorno in cui cin si esprimeva contrariamente a tutte le proposte di privatizzazione dell'acqua quale bene pubblico essenziale, contrariamente a quanto espresso sia dal governo nazionale che dalla giunta e dal consiglio regionale della Lombardia,

Ø      Valutato che sia questa amministrazione,  che numerosi enti locali del territorio mantovano hanno aderito e preso parte alle iniziative indette dal Comitato nazionale per l'acqua pubblica, volte proprio a contrastare la tendenza di equiparare l'acqua a tutti gli altri beni e/o servizi pubblici da erogare alla cittadinanza (gas, energia,  trasporti, servizi socia sanitari, trasporti,  ?)

Ø      Rammentata la nostra contrarietà a qualsivoglia privatizzazione dei pubblici servizi, scelta politica che ha causato discriminazioni nelle erogazioni dei servizi stessi e diffusi problemi nelle gestioni, oltre a disparità territoriali  come individuali, insieme a problematiche socio economiche  acuite dalla crisi produttiva ed occupazione  in essere soprattutto nella nostra provincia a danno dei lavoratori e della famiglie  a basso reddito,

Ø      Considerato il vasto movimento di opinione pubblica sviluppatosi in tutto il  paese su tale tematica, le iniziative e le attività istituzionali e sociali  realizzate per diffondere l'importanza e l'urgenza di una presa di coscienza complessiva su tale argomento,

Ø      Rammentati i rischi sociali che l'esecutività di  tale norma potrebbe generare a  danno della collettività tutta,  anche in considerazione delle esperienze negative che le procedure regionali di privatizzazione dei servizi di gestione ed erogazione del servizio  hanno comportato a danno della cittadinanza ed in particolare dei ceti e delle famiglie meno abbienti, mentre la disponibilità effettiva del bene e della sua gestione verrebbe a concentrarsi nelle disponibilità di determinati soggetti privati,

Ø      Valutata la considerazione generale ed anche dottrinale sulla assegnazione pubblica di un bene come l'acqua che non può, per tale motivo, essere sottratta alla pubblica disponibilità,

Ø      Preso atto che Il governo nazionale nella seduta del 19 novembre us ha deciso sottoporre alla Camera dei Deputati l'approvazione del disegno di legge attraverso la procedura eccezionale del 'voto di fiducia' , eliminando di fatto qualsiasi tipo di discussione su un tema di enorme importanza e delicatezza per il futuro dei paese,

Ø      Tenuto presente che   lo stesso testo o legislativo sulla privatizzazione dell'acqua era  già  stato approvato al Senato della Repubblica con una prassi procedimentale a dir poco insolita per l'importanza e la peculiarità dell'argomento in discussione, ovvero attraverso  il voto del provvedimento  di cui al D.L. n.  135, dal titolo "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee, dove si dedica l'articolo 15 proprio alla riforma dei servizi pubblici ed anche all'erogazione dell'acqua potabile e dove di urgente non traspare esserci proprio niente,  

Ø      Ribadito che a seguito di tale normativa l'acqua potrà essere venduta a prezzi sempre più alti e, magari, negata a  cittadini  che non hanno potuto  pagare  il gestore  del servizio idrico, come sta avvenendo nei territori regionali le cui amministrazioni  avevano già operato questa scelta, tanto che in più di un'occasione, gli stessi enti locali proponenti hanno successivamente revocato i provvedimenti adottati e proposto il ritorno a gestione ed erogazione del servizio in forma pubblica,

Ø      Preso atto che  le associazioni, le forze politiche, i gruppi e la cittadinanza che avevano dato  vita al vasto movimento contro la privatizzazione dell'acqua hanno già espresso il loro intendimento di indire un referendum abrogativo della norma,

Ø      Sottolineato che in base alla legge approvata dal Parlamento la liberalizzazione del sistema di gestione dell'acqua pubblica obbligherà la messa gara del servizio con l'imperativo di legge che l'ente pubblico non potrà disporre in merito,  quote societarie superiori al 30% rimanendo di fatto socio di minoranza e privo di potestà decisionale, come esplicitamente dimostrato anche negli altri casi di privatizzazione (trasporti pubblici, gas, energia) dove addirittura a quote societarie pubbliche superiori al 50% corrispondono  dettami normativi, regolamentari, clausole delle carte dei servizi che negavano al socio pubblico di vantare le prerogative connesse al possesso delle azioni di maggioranza, come ad esempio nominare il direttore esecutivo dei servizi o vantare le prerogative opzionali,

 

p.q.m

 

si invita il consiglio provinciale ad approvare il presente ordine del giorno e a trasmetterlo al governo, al Ministro competente, ai Presidenti di Camera e Senato, ai capigruppo parlamentari, al Presidente della Regione Lombardia, alla Giunta Regionale ed all'assessore regionale competente, al Presidente del Consiglio regionale, ed ai capigruppo consiliari affinché assumano in modo urgente ed improrogabile, nell'ambito delle rispettive competenze, tutte le iniziative necessarie  al fine di revocare la legge in questione sulla privatizzazione dell'acqua pubblica.

 

 

 

 

12 dicembre 1969 / 2009: 40 ANNI DI STRAGE DI STATO

Ci sono voluti 40 anni per impedire agli antifascisti di entrare in Piazza Fontana....

Monica Perugini

A 40 anni dalla strage di Stato per entrare in Piazza Fontana c'è voluto il coraggio dei giovani dei centri sociali e degli antifascisti milanesi.

 www.proletaria.it

 

Ci sono voluto 40 anni per impedire al corteo antifascista di poter entrare in Piazza Fontana, il 12 dicembre:   sabato 12 dicembre 2009 anniversario della strage di Stato, la celebrazione ufficiale è stata una inutile quanto ipocrita ricorrenza che vedeva sul palco sindaco Moratti, presidente della Provincia Podestà, governatore Formigoni  e col  Pd a far da spettatore. Una vergogna, una delle tante. Sono stati giovani dei  centri sociali e compagni/e antifascisti/e attempati,  proprio come a me, a sfidare i manganelli della Polizia, per rivendicare come quella piazza dovesse essere aperta agli antifascisti, ovvero a coloro che hanno pagato allora e che stanno pagando ancora adesso, la furia borghese che, quanto a mistificazione, ha ben poco da imparare e ancora la fa da padrona su tutto il fronte.

Se  dopo 40 anni la �giustizia� non ci ha detto chi sono i mandanti (ma  nemmeno gli esecutori), se i palchi sono pieni di campioni che ci insegnano cos�è la democrazia, urlandoci  stizziti  di star zitti perché a loro è permesso di dire e fare ciò che vogliono da ben più di 40 anni senza che una parvenza di  opposizione ufficiale ricordi cosa significa, al giorno  d�oggi, l� antifascismo e la difesa di democrazia e legalità, il coraggio di riprenderci la piazza, anche contro i tromboni del PD corsi a parlamentare ed ammonire al di qua delle transenne, è spettato a noi, gli adulti non semplicemente indignati accanto ai giovani che non vogliono arrendersi alla omologazione trasversale che funziona anche in questi casi e che, alla bisogna, potrebbe sempre diventare oggetto di ? revisionismo.

Eppure la sinistra con la sua federazione (non più alternativa) era a pochi metri da lì: ormai ignara di tutto, davanti a 30 persone, copiava stanca la lezioncina retorica dell’assenza di colpevoli, addirittura meno convinta dei relatori originali e, per di più, senza alcuna autorevolezza.

I sermoni non fatto cenno di come gli anni dello stragismo fascista fossero quelli delle lotte, del conflitto sociale, della rivolta operaia e studentesca che si stava radicando nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro cambiando il passo culturale e sociale di un proletariato che non era solo più manodopera, della cultura antifascista che immaginava e disegnava un nuovo modello possibile di società basata su principi egualitari che parlavano di comunismo ed uguaglianza, di rappresentanza politica che cresceva in numeri e autorevolezza. 

Decisamente altri tempi, rispetto a questo spettacolo avvilente, di residuati nostalgici del seggio, lontani dalla gente, compresi  gli attempati antifascisti milanesi che, per esempio, non hanno invece esitato ad urlare la loro indignazione alla triste arrendevolezza del deputato Dalla Chiesa che cercava di far capire che loro, in quella piazza, il 12 dicembre? non potevano entrare!

 

 

 

 

 

Bondeno di Gonzaga (MN):BIZTILES ex Cerdisa Ceramcihe, presidio permanente dei 70 lavoratori licenziati

di Monica Perugini - Proletari@

Si licenzia con il fax anche se la fabbrica non è in crisi: la lotta degli operai della BIZTILES ex Cerdisa Ceramcihe che stanno presidiano lo stabilimento.

Da otto giorni gli operai della Biztiles, l’unica realtà produttiva rimasta del polo della ceramica mantovana, ai confini con l'Emilia, stanno presidiano i cancelli dello stabilimento di Bondeno di Gonzaga, proprio in fregio all'autostrada. Il socio di maggioranza Zannoni, che si rifà al colosso Ricchetti, aveva acquisito lo stabilimento dallo storico gruppo Cervisa e nonostante la produzione conosca altri picchi ed abbia ottime prospettive di mercato, non ne vuole sapere dell’attività e con un fax di poche righe, finite le ferie, ha comunicato ai lavoratori ed al sindacato che la fabbrica mantovana non riaprirà e i 70 lavoratori verranno posti in cassa integrazione straordinaria. Nel frattempo però gli operai non solo non hanno visto un soldo ma si sono visti recapitare la busta paga con 0 euro; persino i rimborsi d'imposta sono stati rateizzati al minimo! ed alle richieste di trattativa il socio di maggioranza, non solo non ha risposto ma a mandato a dire che ? sta arrivando l'inverno e solo chi ha più polvere da sparare resisterà sino in fondo! Ma i lavoratori sono determinati a non arrendersi all'arroganza del padrone e, a turno, presidiano i cancelli della fabbrica che vede stipati nei cortili tonnellate di materiale già destinato al mercato, sistemati in una cascina abbandonata di fronte all'azienda che è divenuta la sede del presidio.

Si tratta di 70 persone in servizio alla ceramica da almeno 15 anni, con famiglie a carico e le consuete, infinite e pressanti spese da affrontare: avevano un contratto di lavoro a tempo indeterminato e nel corso degli anni hanno fatto sacrifici che chi non è stato a lavorare in una fabbrica del genere, difficilmente può comprendere: pur di salvare il posto di lavoro, pur di avere la garanzia del salario, hanno lavorato sotto organico, raddoppiando i turni, anche durante i giorni festivi pur di non interrompere l'attività del forno a ciclo continuo, hanno eseguito le manutenzioni straordinarie in proprio quando la direzione ha iniziato a mettere in atto quello che oggi si capisce essere stato l'organizzato destino di una fabbrica che, sino all'anno scorso, rivestiva una posizione d�eccellenza nel mercato nazionale ed internazionale. Dopo le dimissioni del direttore, infatti, la proprietà aveva promosso sul campo una figura dirigenziale inadatta, ben presto rimossa senza essere sostituita, tanto che per oltre sette mesi gli operai hanno di fatto portato avanti la fabbrica da soli, con una sorta di autogestione, nella speranza che Zannoni rispondesse alle pressanti richieste di incontro. Ma il padrone non si è fatto vedere e si vocifera che gli investimenti portati a casa dal colosso quotato in borsa, adesso li voglia dirigere altrove? in quanto alle motivazioni della chiusura, starebbero, tanto per cambiare, nella crisi e nel fatto che le ceramiche prodotte non incontrerebbero i favori del mercato. Chissà perché, replicano davanti ai cancelli, sino a prima dell'estate si era costretti agli straordinari pur di far fronte alle commesse! Ma c'è di più: nel giro di pochi mesi il comparto mantovano della ceramica, il primo in Lombardia per produzione, qualità e tecnologia, è stato di fatto raso al suolo: dapprima ha chiuso la Polis, un colosso che troneggia dall’autostrada per il Brennero ed ora è avviata alla chiusura e poi le Ceramiche Brennero, il cui stabilimento è di fatto abbandonato, poco prima della stessa BIZTILES. Un deserto, che solo pochi mesi prima aveva fatto la fortuna di una schiera di imprenditori fra i più ricchi d'Italia e che oggi fa pagare la crisi solo ai lavoratori, disinteressandosi persino delle procedure normative sugli ammortizzatori sociali previste dalla legge. Una terra di nessuno dove chi ha potuto ha portato via tutto! Gli operai però non ci stanno: martedì 15 settembre ci sarà un primo incontro con istituzioni, sindacati e rappresentanti degli imprenditori, promosso dall’assessore provinciale al lavoro Carlo Grassi che già nei primi giorni di presidio stava davanti al cancelli insieme agli operai.

La Provincia sosterrà, se si potrà formalizzarla, la proposta di trasformazione dell’azienda in una cooperativa di produzione - lavoro composta dai lavoratori con finanziamenti provinciali, ricercando anche l'ausilio della Regione, quella Lombardia che tanto si vanta di sostenere imprese, produzione e occupazione? Ed è tempo che anche la città ed il territorio facciano propria la lotta dei lavoratori che difendono insieme al loro posto di lavoro ed al loro futuro, quello di un'intera collettività che dopo decenni di progresso e coesione sociale, rischia forte di vedere gettare al vento tutto quanto di positivo il lavoro della classe operaia ha portato a questa comunità, tranquilla e solidale fino a pochi mesi orsono: democrazia, solidarietà, tolleranza diritti sociali e civili messi in discussione da un inedito deserto industriale ed etico giunto anche a Mantova.

11/09/2009 12:39

 

 


Sosteniamo la giusta lotta gli operai del polo della ceramica BIZTILES di Bondeno di Gonzaga in presidio permanente davanti ai cancelli della fabbrica per il lavoro i i diritti


Monica Perugini consigliere provinciale Mantova Comunisti Sinistra Popolare
Andrea Zucchi consigliere comunale Suzzara Diritti e Pari opportunità

 

Sosteniamo la giusta lotta gli operai del polo della ceramica BIZTILES di Bondeno di Gonzaga che da oltre dieci giorni presidiando  lo stabilimento sulla ex provinciale, dopo che la proprietà ha chiuso i battenti e non ancora formalizzato le procedure di cassa integrazione. I 70 lavoratori si trovano così senza lavoro, senza stipendio e senza prospettive, dopo che la loro fabbrica, sino a pochissimo tempo fa, aveva rappresentato l'eccellenza della ceramica mantovana, tanto da far parte del  primo polo produttivo della Lombardia.
Abbiamo presenziato al picchetto e ascoltato gli operai che sottolineano come, ancora una volta, la proprietà si sia resa di fatto latitante, lasciando i lavoratori soli, letteralmente in preda alla disperazione per un futuro che non ha altri colori del nero: la fabbrica infatti potrebbe essere salvata:  con l'aiuto degli enti locali e dei provvedimenti che anche la Provincai ha di recente emanato in tema di crisi aziendali,  i lavoratori sono disponibili a studiare la possibilità di costituire una cooperativa di produzione e lavoro che  possa riprendere l'importante esperienza locale e mantenga l'occupazione. Lo stabilimento è produttivo, fino a prima delle ferie i lavoratori eseguivano nornalmente straordinari per rispondere alle commesse e molti sono stati i sacrifici compiuti in questi mesi  per mantenere la produzione e quindi l'occupazione in un settore martoriato dalla chiusura di Polis e Ceramiche Brennero, gli altri colossi del settore ormai fermi. La proprietà non risponde alle richieste di sindacati e istituzioni, da mesi ha persino rinunciato a sostituire i direttori che si sono avvicendati e per oltre otto mesi i lavoratori hanno proseguito la produzione praticamente da soli, con una sorta di autogestione di fatto, addirittura provvedendo alle manutenzioni. Ora la proiceduta di cassa integrazione speciale è stata attivata ma quando arriveranno i pagamenti, nel frattempo la busta paga era a 0 euro!

 Il gruppo consiliare provinciale dei comunisti di Sinistra Popolare ha già presentato una proposta all'assessorato alle attiivtà produttive della Provincia e ai Comuni di Gonzaga, Suzzara e Pegognaga perchè si realizzi da subito una proposta operativa sulle prospettive di salvataggio dell'impresa, anche attraverso la possibile costruzione di una cooperativa composta dai lavoratori della ceramica gonzaghese,  col supporto economico degli enti locali e il coinvolgimento della Regione che, nel recente consiglio provinciale sul lavoro, tanto aveva declamato  i provvedimenti a sostegno delle crisi aziendali.

 Martedì si terrà una prima riunione ufficiale  dei lavoratori e del sindacato con gli enti locali: tutti  devono dare il loro apporto per salvare una realtà produttiva che non pò chiudere, rischiando di impoverire  ulteriormente un comparto territoriale che, nell'ultimo trimestre, ha fatto registrare un'impennata assoluta del tasso disoccupazione nel basso mantovano, toccando livelli mai  conosciuti in passato che non possono più essere fatti pagare sempre e solo ai lavoratori.

 10 Settembre  '09

 

 

 

 

 

 

La Tasselli di Suzzara non può delocalizzare!

 

Monica Perugini capogruppo comunisti italiani Provincia di Mantova

Andrea Zucchi capogruppo Diritti e Pari Opportunità Comune di Suzzara

 

 

La  vertenza aziendale fra la proprietà della storica ditta Tasselli di Suzzara e le rappresentanze  dei lavoratori e delle lavoratrici impiegati presso la ditta stessa e le relative rappresentanze sindacali,  in merito all’ipotizzato trasferimento della sede dell’azienda e comunque di un suo forte ridimensionamento, presso la sede centrale di Bastia Umbra ove ha sede la proprietà del gruppo che controlla lo stabilimento suzzarese, sta coinvolgendo da mesi l'intera collettività locale insieme alle sue istituzioni.

La Tasselli di Suzzara,  infatti, da decenni rappresenta un fulcro produttivo d�eccellenza per la particolarità e l' elevata qualità industriale dei beni prodotti e costituisce un autentico patrimonio umano e produttivo per la collettività suzzarese, che, soprattutto in una situazione di crisi economica come quella attualmente in corso in tutto il Paese ed in particolare nei contesti industriali,  incluso quello locale coinvolto dalla preoccupante crisi IVECO, non può essere compromesso.

In vista quindi  della riunione  prevista per martedì mattina 23 giugno 2009, presso la sede di Mantova della Associazione Industriali,  fra i responsabili della proprietà della spa ISA (Tasselli)  che ha sede a Bastia Umbra, che  incontreranno  la RSU della Tasselli di Suzzara, a seguito della richiesta inoltrata dalla stessa Rappresentanza sindacale per ribadire la necessità che  il sito produttivo rimanga a Suzzara e  la produzione industriale non venga delocalizzata, con il conseguente mantenimento del livello occupazionale attuale, anche in considerazione delle caratteristiche d'eccellenza dello stabilimento  suzzarese, i gruppi consiliari Diritti e Pari Opportunità Suzara e Comunisti Italiani della Provincia di Mantova esprimono la solidarietà e la vicinanza ai lavoratori della Tasselli che da mesi in lotta per la difesa del posto di lavoro, impegnati in una complessa trattativa per il mantenimento della produzione a Suzzara.

E proprio in considerazione dell'importanza e della necessità che tale situazione venga risolta positivamente per i lavoratori e per l'intero contesto cittadino, i gruppi consiliari hanno investito i rispettivi consigli affinchè sia adottata una raccomandazione rivolta alla proprietà umbra ed ai referenti dell'Associazione  Industriali, affinchè sia dato corso alla richiesta avanzata dai lavoratori e dalle lavoratrici  della Tasselli, dalle RSU e dal sindacato, circa il  mantenuto a Suzzara del sito produttivo  insieme al complessivo livello occupazionale dell’azienda stessa.

 

20.6.09

 

 

 

 

 

 

 

 

I comunisti coi lavoratori della Belleli e la FIOM CGIL per il riconoscimento dei danni causati dall'amianto, venerdì 10 aprile ore 10 sede INAIL Mantova

monica perugini

proletari@

  

 

Venerdì 10 aprile alle roe 10 i comunisti saranno al presidio davanti all'INAIL di  Via Trincerone con gli operai della RSU Belleli e della FIOM CGIL per chiedere il riconoscimento a livello pensionistico e rivalutativo dei danni causati dall'amianto. Gli avvenimenti di questi giorni a Torino dove si sta celebrando il processo più imponente dell'Europa in tema di danni causati alla salute dei lavoratori e della loro famiglie per l'esposizione all'amianto, non solo dimostra la gravità di questa lavorazione utilizzata per decenni in modo doloso dalle imprese,  ma il costante tentativo di sottovalutare quanto la classe operaia ha pagato, in termini umani, alla moltiplicazione del profitto, anche attraverso i mancati riconoscimenti pensionistici e risarcitori. Se la Belleli a Mantova come a Taranto, per voce di uno dei suoi  dirigenti del tempo, ha eseguito le stesse lavorazioni inserite nella documentazione unita agli atti processuali, in quanto ritenuta causa delle esposizioni, sarebbe una doppia ingiustizia non ricomprendere i lavoratori Belleli nell'elenco di chi ha diritto ai riconoscimenti pensionistici previsti.

La grave storia dell'amianto, per i danni mortali arrecati a chi lavorava in quelle aziende ed alle loro famiglie, nell'indotto, nel territorio circostante colpito dagli aghi, è ancora oggi d'attualità anche per l'insorgere del mercato speculativo generato dalla individuazione dei siti da adibire alle mega discariche ove depositare un simile, pericolosissimo materiale. La Regione Lombardia ha individuato nella provincia cremonese, a poche decime di km da Mantova la sede di tali discariche, contro le quali cittadinanza, lavoratori, sindacato sono impegnati in una lotta sociale e politica che non si stanca di sottolineare come, oggi più che mai, la politica di aggressione ambientale non è mai fine a se stessa, ma si coniuga con quella dell' attacco ai diritti dei lavoratori e delle loro condizioni di vita che impresa, capitale e speculazione intendono sempre sacrificare per moltiplicare i propri interessi.

 

Monica Perugini

proletari@

www.proletaria.it

7.4.09

 

 

 

 

 

Provincia di Mantova

Gruppo consiliare Partito dei Comunisti Italiani

 

22/02/2009

 

Spett.le

ASL di Mantova

Via dei Toscani, 1

MANTOVA

c.a. Direttore Dipartimento Prevenzione Medica

dott. Massimo Arvati

 

e p.c.

dott.ssa Laura Pradella - Presidente del Consiglio provinciale di Mantova

 

prof. Carlo Grassi - Assessore al Lavoro della Provincia di Mantova

 

Ai lavoratori ed alle lavoratrici della PMC � ex Primamoda di Casalmoro (MN)

 

 

 

Oggetto: richiesta di intervento presso ditta PMC ex Primamoda di Casalmoro.

 

 

Durante incontri avvenuti con le lavoratrici e i lavoratori della ditta PMC  ex Primamoda di Casalromano, mi è stato riferito che a seguito dello stato di paralisi che sta vivendo il calzificio, la cui proprietà non corrisponde i salari e le spettanze economiche ai dipendenti da 5 mesi, ha subito il pignoramento dei macchinari per il confezionamento da parte della autorità giudiziaria, non ha intrapreso nessuna procedura per attivare eventuali ammortizzatori sociali o procedure concorsuali ed è stata chiamata dinnanzi alla DPL su denuncia effettuata dai lavoratori, anche le condizioni di sicurezza e di agibilità dei locali sarebbero fortemente compromesse.

In particolare:

· nel reparto confezionamento non funziona il riscaldamento e i lavoratori stanno eseguendo le commesse ancora assegnate al freddo,

· gli estintori sarebbero scaduti nel 1999,

· la cassetta del pronto soccorso inutilizzabile poiché medicinali e materiale è scaduto nell’anno 1999,

· le utenze stanno per essere dismesse a seguito del mancato pagamento da parte della proprietà ed anche le lampadine per l�illuminazione dei reparti sono state asportate, e mi v iene riferito che anche le condizioni dei bagni non sarebbero a norma,

· lo stabilimento, infine, è di fatto abbandonato i lavoratori presenziano senza poter svolgere alcuna produzione, in assenza dei responsabili dell’azienda che, dopo il verificarsi dei fatti sopra sintetizzati, l’interessamento delle autorità locali e provinciali, quello dei sindacati e quello legale degli stessi lavoratori, non hanno più presenziato né incaricato idonei soggetti a dirigere e chiarire la situazione aziendale.

 

Pertanto si chiede un Vostro sollecito intervento al fine di constatare se sussistano condizioni di mancato rispetto delle normative vigenti in tema di tutela della salute dei lavoratori e di prevenzione degli infortuni.

 

In attesa di sollecito riscontro, distintamente,

 

monica perugini

capogruppo Pdci consiglio provinciale Mantova

 

 

 

 

I PADRONI SON TUTTI UGUALI: LA STORIA DELL'INNSE DI MILANO RACCONTATA DAL COMPAGNO LUCA GUERRA che si è incatenato ai cancelli della fabbrica metalmeccanica per evitare lo sgombero dei macchinari

 Leggi l'articolo di Monica Perugini anche su www.proletaria.it

 

Luca Guerra consigliere provinciale del Pdci di Milano per impedire la rimozione dei macchinari alla storica fabbrica metalmeccanica INNSE PRESSE di Via Rubattino alle porte del centro cittadino, giovedì scorso, alle 7 del mattino e fino a sera, si è incatenato ai cancelli della fabbrica, insieme all'assessore provinciale all'istruzione del PRC Berzaghi, durante una manifestazione a cui hanno partecipato 200 lavoratori, fra loro Pietro Maestri consigliere provinciale di Sinistra Critica. Lo stabilimento infatti è presidiato da mesi proprio dai lavoratori che vogliono impedire che i macchinari siano spostati e che già dal giugno scorso hanno ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro con la proprietà che aveva effettuato il loro licenziamento con un semplice telegramma chiudendo i cancelli con tanto di lucchetto. Il padrone ha poi ripiegato sulla cassa integrazione straordinaria, terminata a settembre ma gli operai hanno continuato a lavorare, iniziando il presidio da ottobre. Come molto spesso avviene di questi tempi, sono proprio gli operai a difendere l'INNSE e a resistere, addirittura lavorando in autogestione fino a settembre ma poi l'area è stata posta sotto sequestro. Anche quì i clienti non mancano e i lavoratori, sempre in presidio, chiedono che sia cercato un nuovo imprenditore per rilanciare il piano industriale ma evidentemente al padrone fanno maggiormente gola i profitti che potranno arrivare dalla cessione di un'area che interessa gli affari targati EXPO.
Luca Guerra, che pochi mesi fa è uscito dalla maggioranza Penati in contrasto con una politica che nulla ha che spartire con i valori della sinistra e gli interessi dei lavoratori, è con loro e racconta: "questo è un esempio bello e buono del sacco che si compiendo a Milano, dopo l'assegnazione di Expo. Gli imprenditori paiono faine lanciate su tutte le prede che possono portare loro profitto e le istituzioni stanno zitte, indifferenti verso l'attacco portato ai diritti dei lavoratori e alle stesse possibilità produttive del territorio. Il proprietario infatti vuole smantellare un'azienda sana, che avrebbe commesse da eseguire, proprio perchè il terreno dove è ubicata è appetibile per le speculazioni urbanistiche legate a EXPO. Una vera sciagura per i lavoratori  e le classe popolari di questa provincia. Non ci arrenderemo, saremo sempre al fianco dei lavoratori e proseguiremo la lotta per dimostrare il vero volto delle istituzioni milanesi, tutte quante, che non spendono una parola a favore del mondo del lavoro.

18.1.09

 

 

 

 

 

Luca Guerra capogruppo Pdci Provincia di Milano: il Pdci esce dalla maggioranza. "E' venuto meno definitivamente ogni vincolo politico che legava il Pdci alla maggioranza Penati"

 

Milano, 28 ott. (Apcom) - Dopo una scelta "sofferta, ma ponderata" il Pdci ha deciso di rompere l'alleanza che lo negava al presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati. "Il Partito dei Comunisti Italiani di Milano - si legge in un testo diffuso da Luca Guerra, capogruppo a Palazzo Isimbardi - si è riunito ieri sera e, dopo una discussione approfondita sull'esperienza nella maggioranza in Consiglio provinciale, ha valutato che è venuto meno definitivamente ogni vincolo politico che legava il partito al presidente Penati. È una scelta sofferta, ma ponderata". "Si sono palesate, infatti, differenze insanabili di metodo, di merito e di prospettiva politica tra i Comunisti Italiani e Penati. Siamo di fronte - continua Guerra - al fallimento personale di Penati, che, non essendo capace di fare sintesi, governa con l'autoritarismo e le minacce anziché con il metodo del confronto democratico. I balletti del presidente, con i ricatti sulle deleghe in Giunta e le continue forzature sul Consiglio, dimostrano tutta la sua debolezza". I Comunisti Italiani hanno lanciato oggi anche un appello agli partiti di sinistra che siedono in consiglio provinciale in vista delle imminenti elezioni. Guerra si è rivolto in particolare al Prc: "Cerchiamo insieme un'unità sui contenuti e costruiamo una forza di sinistra che sia alternativa alle destre e al Pd che ormai sembra aver scelto una deriva centrista. Se Veltroni ha pagato caro l'errore di valutazione alle elezioni politiche di aprile, mi chiedo come si possa non imparare da quell'errore. Invece Penati sta utilizzando la stessa tecnica suicida". Guerra ha attaccato frontalmente il presidente Penati, accusandolo di essere lontano dai problemi delle persone: "Penati parla di Expo, di governance, di federalismo fiscale, mentre la gente ha il problema del caro vita e dei salari. Siamo stati fin troppo responsabili e pazienti con il presidente Penati. Adesso

 

 

 

 

Antagonisti a Berlusconi, sempre. Alternativi al PD, anche!

Verso lo sciopero generale del 17 ottobre indetto dal sindacalismo di base contro la politica antipopolare del governo

DIFENDERE E RILANCIARE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO:

aderisci all'appello! pane-rose@tiscali.it

 

Nel suo discorso di investitura il nuovo presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha esposto le richieste del padronato italiano per la prossima fase: i profitti devono continuare a crescere a discapito dei salari, l’età pensionabile va ulteriormente innalzata, la spesa sociale va tagliata, il contratto nazionale di lavoro va “riformato”.
Il governo Berlusconi ha risposto prontamente varando il DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) per i prossimi tre anni: una manovra da 35 miliardi che prevede un ulteriore sviluppo delle privatizzazioni e tagli a trasporto pubblico locale, scuola, sanità pubblica.
Nella scuola si annuncia il taglio di 100.000 insegnanti e nella sanità la reintroduzione del ticket sulla specialistica. Da parte loro i ministri del lavoro europei, tra cui quello italiano Sacconi, hanno annunciato la volontà di portare l’orario massimo di lavoro fino a 65 ore settimanali.
NEL FRATTEMPO IL18 GIUGNO È INIZIATO IL CONFRONTO SULLA RIFORMA
DEL CCNL TRA CONFINDUSTRIA E LE BUROCRAZIE SINDACALI CGIL, CISL E UIL
L’obiettivo fondamentale che il padronato vuole raggiungere con la “riforma” del CCNL è quello di realizzare il controllo totale sulla forza lavoro, frantumare la solidarietà di classe, dividere e indebolire i lavoratori per costringerli a contrattare individualmente il loro salario.
L'OBIETTIVO È QUELLO DI SUBORDINARE SEMPRE PIÙ STRETTAMENTE IL SALARIO AL PROFITTO DELLE IMPRESE: SALARIO IN CAMBIO DI PRODUTTIVITÀ DICONO I PADRONI, MA ITALIA IL TASSO DI PRODUTTIVITÀ È GIÀ ALTISSIMO MENTRE IL SALARIO È BASSISSIMO. INFATTI I DATI PUBBLICATI RECENTEMENTE DALL' OCSE (I 30 PAESI INDUSTRIALMENTE PIÙ SVILUPPATI) DIMOSTRANO CHIARAMENTE CHE IN ITALIA IL NUMERO DI ORE LAVORATE È TRA I PIÙ ALTI DELL' AREA OCSE, MA I SALARI SONO TRA I PIÙ BASSI (CIRCA 6000 DOLLARI ALL'ANNO IN MENO DELLA MEDIA.
Le affermazioni del padronato sono solo chiacchiere per spillare ancora più sudore e per riempirsi sempre di più le tasche.
METTERE IN DISCUSSIONE IL CCNL SIGNIFICA, PER COMINCIARE, ABBANDONARE A SÉ STESSI I LAVORATORI DELLE IMPRESE PICCOLE E MEDIE (E ANCHE DI TANTE IMPRESE PIÙ GRANDI) CHE NON HANNO LA CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO (IN ITALIA SOLO IL 20% DEI LAVORATORI CE L’HA) O NON HANNO LA FORZA DI REALIZZARE ACCORDI ACCETTABILI (E OGGI CHE È SEMPRE PIÙ DIFFICILE STRAPPARE ACCORDI DECENTI IL CCNL RAPPRESENTA UN MINIMO DI TUTELA PER IL SALARIO E I DIRITTI).
Significa dare il via libera alle “gabbie salariali”cioè al fatto che due operai che fanno lo stesso lavoro in due posti diversi hanno due salari e due “diritti” diversi.
E QUANDO SI SARÀ CONSUMATA DEFINITIVAMENTE LA ROTTURA DELLA SOLIDARIETÀ TRA LAVORATORI (ITALIANI CONTRO IMMIGRATI, VECCHI CONTRO GIOVANI, SUD CONTRO NORD, PRIVATO CONTRO PUBBLICO, GARANTITI CONTRO PRECARI) CHI AVRÀ VINTO? OGNI LAVORATORE SARÀ SOLO. SOLO E DEBOLE DI FRONTE AL SINGOLO PADRONE E ALLE ASSOCIAZIONI DEI PADRONI E ALLORA LA SUA ULTERIORE COSTRIZIONE AL LAVORO COATTO SARÀ INEVITABILE. COSÌ COME SARÀ INEVITABILE LA SCHIAVIZZAZIONE DEI PROPRI FIGLI. E CHE RAZZA DI UOMO È QUELL'UOMO CHE NON LOTTA E PREFERISCE FARE LA CICALA CON I DIRITTI E LA DIGNITÀ DEI PROPRI FIGLI?
INVECE DI OPPORSI A QUESTA SITUAZIONE IL 12 MAGGIO SCORSO I VERTICI CGIL-CISL-UIL HANNO APPROVATO UN DOCUMENTO NEL QUALE SI DÀ IL VIA LIBERA ALLA REVISIONE DEI GIÀ PESSIMI ACCORDI DEL LUGLIO 1993 CON UN ACCORDO PER LA RIFORMA DEL MODELLO DELLA CONTRATTAZIONE CHE RIDURRÀ IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO A PURA FORMALITÀ SPOSTANDO TUTTO IL PESO DELLA CONTRATTAZIONE SUL SECONDO LIVELLO (DECENTRATO), OVVIAMENTE PER CHI CE L'HA.
Cosa riceverebbe il sindacato, in cambio della propria disponibilità ad andare incontro alle richieste del padronato? Una riforma della rappresentanza nei luoghi di lavoro che legherebbe ancora di più i delegati alle segreterie e impedirebbe loro di assumere posizioni diverse da quelle dei vertici, anche se approvate dai lavoratori. Un’ulteriore riduzione della già pochissima democrazia che c’è nei luoghi di lavoro.

20 ANNI DI ATTACCO ALSALARIO E AI DIRITTI DEI LAVORATORI
SONO OLTRE 20 ANNI CHE I LAVORATORI SONO SOTTO ATTACCO: PRIMA LA RIDUZIONE DI 4 PUNTI L'INDENNITÀ DI CONTINGENZA, LA SCALA MOBILE, PER MANO DELL'ATTUALE MINISTRO RENATO BRUNETTA, ALLORA SOCIALISTA (1984), POI L'ABOLIZIONE DELLA SCALA MOBILE (GOVERNO AMATO 1992), POI GLI ACCORDI SULLA FLESSIBILITÀ (CIAMPI 1993), POI LA CONTRORIFORMA DELLE PENSIONI (DINI) NEL 1995, POI IL PACCHETTO TREU (PRODI 1997), POI L'ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO (D'ALEMA 1999), POI LA LEGGE 30 (BERLUSCONI 2002), POI LO SCIPPO DEL TFR VERSO I FALLIMENTARI FONDI PENSIONE INTEGRATIVI ATTRAVERSO LA TRUFFA DEL SILENZIO-ASSENSO (BERLUSCONI 2006 - PRODI 2007), POI I PROTOCOLLI SUL WELFARE PER AUMENTARE L'ETÀ PENSIONABILE E ALLUNGARE LA PRECARIETÀ (PRODI 2007). ORA L'ATTACCO FRONTALE AL CCNL.

TUTTI QUESTI PASSAGGI SONO STATI CONCERTATI DAI PADRONI, DAI VARI GOVERNI E DALLE BUROCRAZIE CGIL- CISL-UIL SPESSO CON L'APPOGGIO DI TUTTI I PARTITI, DI DESTRA COME DI SINISTRA (COMPRESI QUELLI DELLA SEDICENTE SINISTRA RADICALE).E' SEMPRE PIÙ CHIARO CHE NEI PARLAMENTI E NELLE SEGRETERIE SINDACALI I LAVORATORI NON HANNO AMICI.

Con l'indebolimento del Contratto Nazionale ogni anno una percentuale sempre più alta della ricchezza prodotta è stata tolta ai salari dei lavoratori e regalata ai profitti dei padroni.
Nel 1983 il 77% della ricchezza prodotta (il PIL) andava ai salari e il 23%ai profitti, nel 2005ai salari va meno del 69%mentre ai profitti oltre il 31%. L'8%del PIL in più ai profitti rispetto a vent'anni fa. Una cifra pari a 120 miliardi di euro. Che significa 5 mila 200 euro del salario di ogni lavoratore. E questo ogni anno, tutti gli anni.
MA QUESTO FURTO CONTINUO NON SAZIA LA FAME DEGLI INDUSTRIALI E DEI PESCECANI DELLA FINANZA, CHE DOPO AVER DERUBATO I LAVORATORI DEL TFR E DELLE PENSIONI, ORA VOGLIONO RIDURRE ULTERIORMENTE I SALARI, E CON QUESTO OBIETTIVO TENTANO OGNI GIORNO DI AIZZARE I LAVORATORI CONTRO I LORO FRATELLI DI CLASSE IMMIGRATI PER DISTOGLIERLI DAI LORO VERI NEMICI: PADRONI, SINDACATI DI REGIME, PARTITI-CASTA. AI PADRONI CHE VOGLIONO DIVIDERE PER MEGLIO COMANDARE VA RISPOSTO CON FORZA CHE TRA I LAVORATORI NON CI SONO STRANIERI E CHE L'UNICO STRANIERO È IL CAPITALISMO.
DIFENDERE E RILANCIARE ILCONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO
SULLA DIFESA DEL CCNL SONO IN GIOCO IL SALARIO E I DIRITTI PER I PROSSIMI VENTI ANNI.
TUTTO È NELLE MANI DEI LAVORATORI. DISSENTIRE NON BASTA, È NECESSARIO MOBILITARSI, INFORMARE TUTTI E TUTTE, PRENDERE LA PAROLA NELLE ASSEMBLEE, CONTESTARE I SINDACATI VENDUTI (COME HANNO FATTO I LAVORATORI DI MIRAFIORI, DI MELFI, DI ARESE, DI POMIGLIANO), COSTRUIRE ASSIEME LA CAMPAGNA PER LA DIFESA E IL RILANCIO DEL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO, COSTRUIRE COMITATI DI LOTTA UNITARI E INDIPENDENTI DEI LAVORATORI NEI POSTI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, PER FARE DELLA DIFESA DEL CCNL UNA QUESTIONE SOCIALE, PER UNA NUOVA STAGIONE DI LOTTE SALARIALI E SOCIALI.

IL PANE E LE ROSE FOGLIO DI COLLEGAMENTO TRA I LAVORATORI
EMAIL: PANE-ROSE@TISCALI.IT - TEL. 380 3999961 / 339 3964862 - WEB: WWW.PANE-ROSE.IT

REDAZIONE VENETA DI PRIMOMAGGIO FOGLIO PER IL COLLEGAMENTO TRA LAVORATORI, PRECARI E DISOCCUPATI
EMAIL: PRIMOMAGGIO.VENETO@ALICE.IT - TEL. 348.2900511 – 340.4063172

ADERISCONO:


ASSEMBLEA DEI LAVORATORI AUTOCONVOCATI
EMAIL: INFO@ASSEMBLEALAVORATORI.IT - WEB: HTTP://WWW.ASSEMBLEALAVORATORI.IT

DELEGATI/E CHE SI RICONOSCONO NEL MOVIMENTO: PER UN COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE RSU

EMAIL: ALMA@COORDINAMENTORSU.IT - WEB: HTTP://WWW.COORDINAMENTORSU.IT

COBAS SANITÀ VENEZIA

15 settembre 2008

 

 

 

 

 

Questo è il mondo del lavoro: madre tenta il suicidio in fabbrica ma la catena di montaggio non si ferma, nemmeno per far passare l'ambulanza

 

Commento di Monica Perugini (consigliere provinciale di Mantova Comunisti Italiani e Scilla Alberini assessore comune di Suzzara Sinistra Critica)

  

Il caso avvenuto a Suzzara, dove una giovane donna ha tentato il suicidio in fabbrica perchè non le è stato rinnovato il contratto di lavoro (precario) presso Plastal è il segno eloquente del degrado sociale ed umano causato  dall'attacco ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, realizzato sopratutto a causa della legge 30 che ha reso stabile la "precarietà" e ridotto i lavoratori alla stregua di merce,  da utilizzare secondo gli interessi del padronato, senza  il minimo riguardo delle più elementari forme di rispetto della dignità e della vita delle persone.

La devastazione sociale ed umana realizzata da questa legge che ha cambiato radicalmente l'intero mercato del lavoro, è stata poi completata (?!?) da altre norme  che peggiorano ulteriormente le situazioni lavorative: dal protocollo su welfare e pensioni promulgato dal governo Prodi,  al recentissimo decreto su ripristino del lavoro a chiamata, abolizione del modello unico di dimissioni volontarie (che danneggia soprattutto le donne) e delle sanzioni agli imprenditori per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e da quelle contro i precari,  su cui c'è stato uno scandaloso scarica barile fra maggioranza e "opposizione" parlamentare a proposito delle responsabilità. Potremmo proseguire con l'attacco al lavoro pubblico ed ai servizi ,  con la disposizione europea che porta l'orario di lavoro a 65 ore settimanali e la recente disposizione che vieta i ricorsi dei lavoratori precari che svolgono lavori non precari.

Il primo sentimento è di solidarietà all'operaia, alla sua famiglia e al sindacato, di vicinanza alla lotta della RSU che ha reagito con forza, scioperando immediatamente al rifiuto dell'azienda di fermare l'impianto  a dispetto della gravità dell'accaduto e quindi di impegno perchè la sua vicenda trovi immediato sbocco positivo ma non dimentichiamo la lotta per cambiare una situazione pesantissima, che sta schiacciando una nuova, sempre più sfruttata ed indifesa classe operaia, moltiplicando le condizioni di esclusione, marginalità, mancanza di diritti, frantumazione.

 

1.8.08

 

 

 

 

 

CGIL Funzione pubblica: la mobilitazione è solo iniziata!  Martedì 22 luglio 2008, dalle 10 alle 13, presso la sala “Enore Motta” della Camera del Lavoro di Mantova, in via Argentina Altobelli n.5, assemblea provinciale delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, parteciperà Lorenzo Mazzoli, segretario nazionale della Funzione Pubblica CGIL.

 

 Con l’emanazione del decreto legge n.112 del 25 giugno scorso, il cosiddetto “decreto Tremonti”, il governo ha mostrato, da un lato, tutta l’acrimonia nei confronti del lavoro pubblico e dei lavoratori delle amministrazioni pubbliche e, dall’altro, il vero volto, finora nascosto dalla strumentale campagna contro i “fannulloni” e sugli “assenteisti” pubblici, di un governo il cui unico interesse è ridurre la spesa pubblica tagliando i servizi ai cittadini e i diritti di tutti i lavoratori, ovviamente partendo dai pubblici per poi proseguire con i privati.

Infatti, il governo mette le mani in tasca ai lavoratori pubblici e ne peggiora le condizioni mormative.

Lo fa tagliando i fondi per la contrattazione integrativa. Dal 1° gennaio 2009, infatti, lavoratrici e lavoratori di ministeri, agenzie fiscali e parastato (200.000 dipendenti in Italia; un migliaio a Mantova), avranno una diminuzione secca di retribuzione media pari a circa 3.000 euro l’anno, con punte di circa 5.000 euro in enti come l’INPS, l’INPDAP ed alcuni ministeri.

A fronte di questo taglio, che durerà anche per gli anni successivi, il governo propone risorse per gli aumenti dei contratti scaduti nel 2007 per importi medi mensili pari a 70 euro.

Come se non bastasse si tagliano anche di più gli stipendi degli ammalati.

Per i dipendenti pubblici in malattia, infatti, è prevista l’erogazione del solo trattamento fondamentale (stipendio base) in caso di malattia inferiore ai dieci giorni, escludendo qualsiasi altro trattamento. E la riduzione del trattamento sarà ancor più drastica per i portatori di handicap.

Per non parlare delle modifiche alla normativa in materia di visite fiscali su cui, a parte la confusione sulla titolarità o meno dei medici di famiglia nella produzione dei certificati medici, è comunque già in vigore l’ampliamento delle fasce di reperibilità a domicilio dalle ore 8 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 20.

Provatevi a chiedere quanti medici si trovino disponibili in ambulatorio tra le 13 e le 14 o primo delle 8 o dopo le 20; oppure quanti medici son disposti a venire a domicilio per la certificazione medica!

Ma quel che si vuole abbattere in realtà è l’amministrazione pubblica in quanto tale!

In materia di assunzione, infatti, la possibilità di sostituire cessato dal servizio si riduce anche di più degli annunci mediatici delle scorse settimane. Il rapporto tra nuovi assunti e cessati non sarà infatti nemmeno di quel fatidico 1 a 8. Le nuove assunzioni non potranno superare il 10 per cento delle dimissioni. Per la realtà mantovana, con comuni già ridotti ai minimi termini con il personale, significa automaticamente la chiusura e la soppressione di servizi fondamentali quali l’anagrafe, gli uffici tecnici, la vigilanza, eccetera.

In questo quadro dopo il danno la beffa per i lavoratori precari. Dapprima illusi con la prospettiva della stabilizzazione raggiungibile in tre anni ed ora il colpo di spugna finale.

Non così per le consulenze!

Probabilmente al letto dell’agonizzante amministrazione pubblica ci saranno ancora pochi eletti (o, meglio, amici degli eletti) che potranno compiere l’ultimo saccheggio in una sorta di nuova pratica del “caro estinto”.

E se non fosse abbastanza, rendiamo la vita a chi è in difficoltà ancor più dura.

Per indebolire il lavoro pubblico e rafforzare il sostegno alle imprese che puntano all’estensione dei provvedimenti ai propri addetti, si apre alla privatizzazione interi settori delle pubbliche amministrazioni (ad esempio le attività per la realizzazione, la trasformazione, il trasferimento e la cessazione dell’esercizio di attività di impresa, o anche le attività di controllo in materia di sicurezza sul lavoro); ma anche si cancella il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori al part time, non più diritto individuale del dipendente ma facoltà dell’amministrazione.

È un’illusione credere che questi provvedimenti si limiteranno ai lavoratori pubblici!

Come si è potuto già registrare nel corso della trattativa per il nuovo modello contrattuale, tanto gli effetti economici sui contratti quanto le parti che riguardano i diritti dei lavoratori (orari di lavoro, part time, malattia, eccetera), la confindustria e le associazioni datoriali di ogni ordine e grado sono prese dalla voglia di imitare il datore di lavoro pubblico.

Per questo la battaglia dei lavoratori pubblici contro i tagli a salari e diritti, e in difesa dei servizi ai cittadini, non può essere battaglia corporativa. Pubblici e privati sanno bene che questo è solo il primo di una serie di provvedimenti  che metteranno definitivamente in ginocchio il Paese.

La finanziaria è già qui!

E anche la mobilitazione è solo iniziata!

 

Martedì 22 luglio 2008, dalle 10 alle 13, presso la sala “Enore Motta” della Camera del Lavoro di Mantova, in via Argentina Altobelli n.5, si terrà una assemblea provinciale delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici cui parteciperà Lorenzo Mazzoli, segretario nazionale della Funzione Pubblica CGIL.

 

Per informare sulla portata complessiva dei provvedimenti del governo (decreto Tremonti e piano Brunetta sulle pubbliche amministrazioni) e per decidere un primo calendario di azioni di mobilitazione anche per la provincia di Mantova.

 

Mantova, 17 luglio 2008

 

 

 

 

 

Una legge cementifera

15 maggio 2008: La Regione Lombardia approva la legge sulle grandi infrastrutture che devasterà il territorio

Osvaldo Lamperdi – responsabile ambiente della segreteria provinciale Pdci Milano. Iniziatove contro la “legge cementifera” saranno organizzate dalle Federazioni del Pdci di Mantova, Pavia, Lodi, Bergamo.

Info:

www.comunistimilano.it

www.comunisti-italiani-mantova.it

www.comunisti-italiani-mantova.blogspot.com

 

Il Consiglio regionale della Lombardia, in data 15/05/08, ha approvato, con la benevola astensione del gruppo consigliare del Partito Democratico e il voto contrario dei gruppi consiliari della sinistra presenti in aula, una nuova legge sulle “Infrastrutture di interesse concorrente statale e regionale”.

Questa incredibile legge, licenziata in tutta fretta per accelerare la realizzazione di grandi opere infrastrutturali sulla mobilità, soprattutto autostradali (Pedemontana, Brebemi, nuova tangenziale est Milano, la Mantova-Cremona, la TIBRE, la Broni-Mortara, ecc.) in vista dell’Expo 2015, promuove l’allegra cementificazione, oltre l’asfaltatura, di una notevole quantità di aree verdi ed agricole. Una vera aggressione al territorio lombardo rimasto intatto!

Infatti, in puro stile “devolution”, accanto al potere sostitutivo della regione, nel caso di ritardi procedurali e di erogazione finanziaria dello Stato centrale, la legge prevede all’art. 10 l’autorizzazione ad edificare, in deroga ai piani urbanistici comunali e ai piani degli enti parco sia vigenti che in formazione, tutte le aree limitrofe agli assi infrastrutturali della mobilità da parte di privati, imprese edilizie, società immobiliari e finanziarie che intendono contribuire alla realizzazione di tali assi.

Come se non bastasse, la definizione di ciò che si potrà costruire, è talmente generica e lasciata alla formazione dei soliti atti negoziali diretti tra l’iniziativa privata e quella pubblica, da rendere possibile un qualsiasi tipo di intervento edilizio di carattere puramente speculativo: atti negoziali o accordi di programma, dove in genere, gli interessi collettivi in materia di programmazione dell’uso del suolo vengono spudoratamente subordinati agli interessi privati.

Insomma, per risolvere il problema dei grandi costi finanziari che comporta la costruzione di imponenti quanto inutili opere autostradali (a parte forse la Pedemontana), che nel giro di pochi anni saranno congestionate come le attuali, il “modello di governo privatistico - formigoniano” non ha trovato di meglio che svendere una buona fetta del territorio lombardo, verde ed agricolo, agli interessi redditieri del grande capitale immobiliare e finanziario privato.

E’ quasi inutile dire cosa ciò comporterà sui già insostenibili consumo del suolo e inquinamento ambientale, nonché sulla già critica base alimentare (la superficie coltivata) della nostra regione.

Questa legge è un ulteriore e preoccupante segnale della grande abbuffata redditiera di cemento ed asfalto (non si sa neppure se sarà “ecologico” o meno) che si accingono ad imbandire i “soliti noti” intorno all’Expo 20015, in barba al suo tanto osannato tema centrale, “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

 

Occorre dunque che la mobilitazione dei comunisti, della sinistra, delle associazioni, dei cittadini e di tutti coloro che intendono lottare per una società migliore, vivibile e non subordinata alla tutela dei soli interessi capitalistici e speculativi,

non si fermi e si opponga alla devastazione ambientale, del territorio e delle  condizioni di vita della popolazione lombarda.

 

Osvaldo Lamperti

responsabile ambiente della segreteria provinciale Pdci Milano

15.5.08

 

 

 

 

25 marzo: approvato dal Consiglio Provinciale di Mantova l'odg presentato da Monica Perugini e altre in difesa della Legge 194/78,  per una politica amministrativa per il potenziamento dei servizi pubblici e per la tutela della salute della donna nel rispetto del principio di atodeterminazione.

  

25 marzo 2008: Ordine del giorno presentato da Monica Perugini, Anna Bonini, Fiorenza Brioni, Maria Fadda, Bruna Lovatti, Manuela Mazzocchi e Laura Pradella  a sostegno della piena attuazione della legge 194 / 1978 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” e di una politica amministrativa per il potenziamento dei servizi pubblici per la tutela della salute della donna nel rispetto del principio di autodeterminazione....

 

Ricordato che:

nel 1978 in Italia è entrata in vigore la legge 194 con la quale si disciplinava l’interruzione volontaria della gravidanza e le procedure di prevenzione, sostegno e difesa del diritto alla salute delle donne;

 

la legge era stata richiesta da un vasto movimento di opinione, associazioni, partiti e soprattutto dalle donne che avevano detto basta all’uso di quelle tragiche pratiche illegali che molto spesso hanno messo a repentaglio la loro vita, consentendo solo a quelle senza problemi economici di evitare simili rischi ed umiliazioni recandosi presso strutture sanitarie di paesi stranieri;

 

la stessa legge è stata sottoposta a referendum popolare nel 1981, a seguito di una richiesta di parziale abrogazione al fine di rendere la disciplina maggiormente restrittiva ma che tale richiesta è stata respinta dal voto popolare;

 

il Parlamento del nostro paese nei decenni scorsi e in particolare negli ultimi anni del’900, ha approvato leggi fondamentali attinenti ai diritti civili dei cittadini e delle cittadine, adeguando la legislazione a quella degli altri paesi europei;

 

la legge 194/78 ha dato risultati importanti quali:

 

bullet la riduzione del 60% del numero delle interruzioni volontarie di gravidanza grazie alla promozione di una sessualità consapevole e responsabile,  

 

bullet l’azzeramento dei rischi di mortalità femminile causati dalla clandestinità della pratica abortiva cui le donne erano costrette,

 

bullet l’attuazione del principio costituzionale di eguaglianza sostanziale, ovvero dello stesso trattamento per tutte le donne, sia ricche che povere, assicurando loro piena dignità e sicurezza attraverso l’attivazione del servizio pubblico gratuito;

 

che il diritto delle donne alla salute, e in particolare alla salute riproduttiva, è stato al centro della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino (1995);

 

che tutti i Governi partecipanti, tra cui l’Italia, nella Piattaforma d’azione messa a punto in quella occasione, hanno assunto l’impegno di “garantire la piena realizzazione dei diritti fondamentali delle donne in quanto parte inalienabile, integrante e indivisibile di tutti i diritti umani e libertà fondamentali” definendo in particolare che “… i diritti fondamentali delle donne includono il loro diritto ad avere il controllo e a decidere liberamente e responsabilmente circa la propria sessualità, inclusa la salute sessuale e riproduttiva, senza coercizione, discriminazione e violenza.”;

che tra le iniziative da assumere per il raggiungimento di questo obiettivo: ”Rafforzare le leggi, riformare le istituzioni e promuovere norme e pratiche che eliminino la discriminazione contro le donne e incoraggino le donne e gli uomini ad assumersi la responsabilità del loro comportamento sessuale e nella procreazione; assicurare il pieno rispetto per l’integrità fisica del corpo umano; assumere iniziative per assicurare le condizioni necessarie alle donne per esercitare i loro diritti in materia di riproduzione ed eliminare, dove possibile, leggi e pratiche coercitive”;

che il legislatore italiano, con la legge 194/78, che reca “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” si è mosso con lungimiranza in questa direzione. Si tratta, infatti, di una legge civilmente avanzata, basata sul fondamento che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e promuove la cultura della prevenzione. E’ una legge che tiene conto in modo equilibrato dei diritti della donna e del nascituro, che nasce sia per rimuovere le cause dell’aborto, sia per tutelare tutte quelle donne che si trovino costrette ad affrontare un evento che è drammatico e traumatico, indipendentemente da idee, convinzioni e principi;

che i risultati hanno dato ragione a questa legge, ancora oggi tanto contestata; è stata, infatti, praticamente sconfitta la piaga degli aborti clandestini e quindi la mortalità materna ad essa collegata, tutelata la salute delle donne e, soprattutto, abbiamo visto ridursi drasticamente negli anni il ricorso all’ivg. Nel 2006 in Italia sono stati accertate 130.033 interventi con un decremento del 2,1% rispetto al 2005 e del 44,6% rispetto al 1982 (anno di maggior ricorso dall’entrata in vigore della Legge). Nella nostra regione nel 2006 le IVG sono state 22.240 con un decremento dell’1,4% rispetto l’anno precedente e del 46% rispetto al 1982;

che permangono alcune difficoltà, soprattutto riguardo alle ragazze nella fascia di età sotto i 18 anni, unica in cui il tasso di abortività è rimasto praticamente invariato dall’entrata in vigore della legge ad oggi, e al crescente numero degli interventi effettuati da donne con cittadinanza straniera che hanno raggiunto in Lombardia il 41% (media italiana 29,6%) sul totale a fronte del 17% del 1998;

che questo fenomeno influisce sull’andamento generale dell’IVG Italia determinando una stabilità del numero totale degli interventi e nascondendo, di fatto, la diminuzione presente tra le sole donne italiane. Questo significa quindi che, pur restando il dato delle IVG tra le donne straniere una forte criticità, la responsabilità femminile rispetto alla procreazione è cresciuta nel nostro paese, dimostrando come la promozione della consapevolezza delle donne sia l’obiettivo più importante da raggiungere;

Considerato inoltre che:

 

v     secondo un recentissimo sondaggio della SVG condotto su un campione rappresentativo di donne fra i 18 e i 64 anni, per la maggioranza delle donne italiane (il 59%) la legge 194 non deve essere cambiata, ritenendo esse che l'aborto sia una libera scelta e necessaria quando la gravidanza mette in pericolo la salute della donna e del nascituro;

 

v     per quanto riguarda le questioni attinenti la sessualità, come ad esempio la” pillola del giorno dopo”, l'opinione delle intervistate è positiva: per sei donne su dieci ciò rappresenta "un passo avanti". Così come si dichiara che l'aborto rimane una scelta prettamente femminile e che l’interruzione di gravidanza resta  una scelta che ha delle ripercussioni forti nella vita di una donna, un momento che per otto donne su dieci non si può dimenticare, sia per il rimpianto che ne rimane (47%) che per il senso di colpa (34%) che ne consegue.

 

 Dalla legislazione vigente, dai dati, così come dalla percezione e dal senso comune, dunque, emerge con chiarezza come la libertà delle donne rappresenti la misura del grado di maturità, libertà e di democrazia di un’intera società. E proprio per questo, non dare attuazione alla legge 194 significherebbe compromettere il diritto alla salute (artt. 2 e 32 Cost.), il principio di uguaglianza (art.3.Cost.) la laicità del nostro Stato ( artt.1 e 7 Cost.) e quanto rimane oggi in Italia della politica dei servizi e della esigibilità dei diritti sociali in generale.

Pertanto

 il Consiglio Provinciale di Mantova

 

approva il presente testo come ordine del giorno a sostegno e difesa della piena attuazione della legge 194/78

e

 impegna il Presidente, attraverso le vie istituzionali e politiche,

affinché  sia sviluppata e potenziata una politica amministrativa di:

bullet sostegno e implementazione del ruolo dei consultori pubblici, dotandoli di personale adeguato e in numero appropriato, di attività di aggiornamento e formazione professionale comune fra MMG, medici consultoriali medici ginecologi ospedalieri e personale sanitario non medico, di attrezzature idonee agli obiettivi della legge 194 e mettendoli in rete con gli altri servizi di II e III livello. Istituiti nel 1975, anche al fine di prevenire l'interruzione volontaria della gravidanza divulgando correttamente le conoscenze sulla contraccezione nel rispetto del principio di uguaglianza, i Consultori sono stati via via depotenziati;
bullet stimolo ad una rete per la presa in carico della donna gravida che accede alla diagnosi prenatale;
bullet offerta, a tutte le donne, della garanzia di accesso alle indagini prenatali più evolute nei tempi utili per poter eventualmente intervenire, chiedendo alla Regione di destinare, a tal fine, risorse straordinarie per aumentare il numero dei centri specializzati di diagnosi prenatale e consentire loro l’acquisizione di macchinari ecografici all’avanguardia;
bullet soluzione e superamento delle difficoltà create dal personale sanitario con l’obiezione di coscienza;
bullet promozione, d’intesa con le Autorità scolastiche, di attività di informazione e educazione alla salute nelle scuole, con particolare riferimento alle problematiche connesse alla tutela della salute sessuale e riproduttiva, e diffusione della contraccezione nelle scuole superiori unitamente alla sua gratuità;
bullet inserimento e potenziamento della presenza del servizio delle mediatrici culturali per le donne migranti nei consultori pubblici;
bullet affermazione della garanzia e conseguente tutela della libertà della donna di scegliere la modalità di interruzione di gravidanza ;
bullet implementazione di interventi efficaci in favore della scelta genitoriale per la rimozione delle cause materiali ostative tra cui: il rafforzamento della rete dei servizi dedicati alla prima infanzia, la protezione e il sostegno alle madri, sole e non, che se alla presenza di condizioni economiche e sociali disagiate, risultano essere le più a rischio di esclusione e isolamento.

 

Impegna, altresì, il Presidente a:

 

bullet attivare, in tempi brevi, una seduta congiunta dell’Osservatorio provinciale sanità con le commissioni 5, 9 e 10 al fine di conoscere, a livello provinciale, :

 

bullet se le modalità di accesso ai servizi consultoriali provinciali rispettano la privaci delle donne che vi accedono per una IVG;
bullet se le informazioni sui Consultori sono facilmente identificabili sul sito provinciale dell’Asl;
bullet  il tempo di attesa tra rilascio certificazione IVG ed effettuazione dell’intervento: è bene ricordare che la Legge prevede 7 giorni di ripensamento dopo il rilascio e che quindi dopo tale termine sarebbe in teoria possibile eseguire l’intervento. In definitiva servono dati di attività e descrizioni dei percorsi assistenziali predisposti ad hoc;
bullet con quali modalità e con quali tempi l’azienda ospedaliera intende garantire la possibilità dell’aborto farmacologico (RU486) nel caso di utenza che scegliesse questo percorso;
bullet se il percorso assistenziale per la prescrizione della “pillola del giorno dopo” avviene sia in ambito consultoriale che ospedaliero (pronto soccorso);
bullet se l’utenza in carico ai servizi pubblici (consultori ed ospedali) per l’assistenza alla gravidanza è in grado di avere un’ecografia morfologica (II trimestre) di qualità nei tempi stabiliti (circa alla 20^ sett.) al fine di garantire, in casi di processi patologici e conseguente grave pericolo per la donna, il ricorso all’aborto terapeutico. Anche per questa prestazione è necessario conoscere i dati di attività e i tempi d’attesa oltre a conoscere la strumentazione ecografica attualmente in dotazione ai vari servizi

·      invitare la Regione Lombardia ad attenersi a quanto uscirà dalla Conferenza Stato-Regioni convocata dal Ministero della Salute sulla legge 194 per il 6 marzo c.a.

 

far presente l’atteggiamento lesivo e contrario al principio di autodeterminazione delle donne, oltre che, a nostro parere, contrastante con la legislazione nazionale, intrapreso dalla Regione Lombardia, che, di fatto, allunga i tempi prevedendo adempimenti nuovi rispetto alla procedura prevista dalla stessa legge 194/1978 nel caso di interruzione di gravidanza dopo i primi 90 giorni (mentre la legge 194, all’art.7, dispone che i processi patologici, che possono portare all’interruzione di gravidanza dopo i primi novanta giorni, siano accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell’ente ospedaliero in cui deve praticarsi l’intervento, la Regione Lombardia richiede che il suddetto certificato sia redatto da almeno due medici ginecologi e firmato per presa visione dal dirigente della struttura complessa di ostetricia e ginecologia.

 

 

 

 

 

AMBIENTE TERRITORIO SOCIETA’

COORDINAMENTO COMITATI NOAUTOSTRADE NOTURBOGAS

COORDINAMENTO COMITATI AMBIENTALISTI LOMBARDIA

 Ciao Mourad, uno di noi!

 

Ciao Mourad! Sei venuto da lontano per a guadagnarti onestamente il pane per mantenere tua moglie e la tua piccola bimba.

Hai lasciato le dune di sabbia e il sole del Marocco, la tua terra, per venire a morire qui da noi il 13 febbraio 2008, un giorno prima di compiere 27 anni.

Stavi lavorando alla costruzione, nell’acciaieria Arvedi di Spinadesco-Cavatigozzi, di uno dei più grandi forni del mondo. Eri sul tetto, ti sentivi padrone del mondo così in alto, 15 metri sopra i tuoi amici di lavoro, sopra tutti gli altri lavoratori dell’acciaieria tutti intenti nella loro attività quotidiana. Una attività che continua, tra colate, fumi e polveri, indifferente nonostante i lavori di ampliamento dell’acciaieria che li circondano come in un assedio.

Ma non potevi sapere che quella è un’industria che si è autocertificata come insalubre di 1° classe, che sorge troppo vicina alle case dei 4.000 abitanti di Spinadesco e Cavatigozzi e che i bambini che abitano lì non respirano aria buona. E’ la stessa aria che respirano gli abitanti di Genova, una città sul mare di 610.307 abitanti (censimento 2001) carica di industrie pesanti, raffineria e traffico (dati Studio Istituto Tumori IST di Genova-Spinadesco 13 ottobre 2007)!

Un’acciaieria che non doveva sorgere proprio lì, ma doveva essere posta lontana dai centri abitati come prevedono le normative nazionali e internazionali e, soprattutto, il principio di precauzione e di prudenza che ogni politico e amministratore dovrebbe adottare come principio assoluto nella loro attività quotidiana. Un’acciaieria che i politici e gli amministratori degli anni 1990 e di oggi hanno voluto far nascere prima e permetterne l’ampliamento oggi, nel 2008, incuranti dei danni all’ambiente e alla salute dei loro cittadini inquinati e non solo, ma…a norma di legge! 

Oggi il cordoglio espresso dagli amministratori del Comune di Cremona e della Provincia di Cremona assomiglia molto alle lacrime di coccodrillo: un atto dovuto solo per mettersi la coscienza a posto.

I giornali dicono che tutto era in regola, tutto era certificato. (“La Cronaca” e “La Provincia” del 15 febbraio 2008). Tu eri un regolare, eri imbragato avevi la cintura di sicurezza, come prescrive la legge.

Eppure è successo l’irreparabile e tu Mourad Ramdaoui ci hai lasciato. Per sempre. Te ne sei andato assieme a due altri lavoratori che hanno perso la vita  nello stesso giorno in due altri cantieri a Piazza Armerina (Enna) e a Firenze: la strage sul lavoro continua, in Italia, alla media di tre morti al giorno. Con 1.307 lavoratori morti nel 2007!

Si sono fermati per 4 ore i lavoratori edili e per un’ora tutti i lavoratori in provincia di Cremona il prossimo 25 febbraio 2008. Troppo poco! E perché solo gli edili e gli altri no?

Valgono così poco i tre metalmeccanici feriti all’Acciaieria Arvedi nell’incidente sul lavoro del 10 gennaio 2008 e l’operaio marocchino che nel marzo 2007 ha perso un braccio al Tubificio Acciaieria Arvedi (ATA)?

Abbiamo l’impressione, quasi la certezza, che l’attenzione sui problemi dell’ambiente, della salute (nonostante gli allarmi dell’OMS e dell’ONU) e del lavoro siano posti in secondo piano e si continui a privilegiare la politica del profitto ad ogni costo a favore di pochi eletti cittadini. Intanto l’Italia pagherà dal 2008 al 2012, ogni anno due miliardi di Euro (cioè 4.000 miliardi di vecchie lire!), con nuove tasse, per avere superato i limiti delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) previsti dal protocollo di Kyoto che il nostro bel Paese continua ad ignorare. Ciao, Mourad, uno di noi!!!   

 

Cremona, 16 febbraio 2008                                AMBIENTE TERRITORIO SOCIETA’

                                               COORDINAMENTO COMITATI NOAUTOSTRADE NOTURBOGAS

                                               COORDINAMENTO COMITATI AMBIENTALISTI LOMBARDIA

xoomer.alice.it/autostrade   -   noautostrade

www.comitatiambientelombardia.it          -        info@comitatiambientelombardia.it  

 

 

 

 

 

IL CONSIGLIO REGIONALE della LOMBARDIA AMMETTE il REFERENDUM sulla LEGGE 18 sull'ACQUA CHIESTO da 132 COMUNI su PROPOSTA del COMITATO per l' ACQUA PUBBLICA! A Castiglione Mergoni interroga la Giunta sull'aumento del 30% della tariffa

Il 5 febbraio il consiglio regionale ha ammesso il referendum per l'aborgazione della legge sull'acqua richiesto da 132 consigli comunali e sostenuto dal Comitato per l'acqua pubblica in base al principio che l'acqua è un bene comune essenziale che non può essere privatizzato nè essere fatto oggetto di profitto.

Dopo quanto avvenuto a Castiglione, dove le bollette dell'acqua sono aumentate del 30% in un sol colpo, a seguito del provevdimento adottato dal gestore INDECAST di cui l'amministrazione castiglionese nemmeno ha parlato, dopo che ha di recente aumentato l'addizionale IRPEF, risponendendo picche anche alla nostra proposta di innalzare l' esenzione per i redditi inferiori ai 15.000 euro, i Comunisti Italiani interrogano il Sindaco Paganella su una vicenda che non appare per nulla chiara e non può essere liquidata dalle dichiarazioni del presidente Indecast, secondo cui le responabilità sarebbero dovute alle scelte degli obiettivi operati dall'ATO in tutto il territorio mantovano. Ma la recente costituzione dell'ATO con delibera di consiglio provinciale ha posto come elemento fondamentale quello della salvaguardia dell'acqua come bene pubblico, al riparo da aumenti e privatizzazioni, proprio il contrario di quanto avrebbe voluto la destra lombarda, interessata a privatizzare la gestione dell'acqua. I Comunisti Italiani dunque interrogheranno anche la giunta provinciale per conoscere, dopo la notizia di Castiglione, quale sarà l' effettiva politica del neo costituito ATO ricordando come, a seguito della dibattito voluto proprio in consiglio provinciale dal Pdci, l'ampia maggioranza del consiglio stesso si sia speso per l'acqua come servizio pubblico.

 

 

 

 

 

La Sintesi

Il manifesto dei valori del PD si è scordato della resistenza e dell’antifascismo!

 

Carlo Grassi segreteria provinciale Pdci

 

Il rinnovarsi di scuse e di giustificazioni con il segretario Veltroni che, in corsa, invita Alfredo Reichlin e i commissari a inserire nel manifesto dei valori il richiamo all’antifascismo e alla Resistenza sta a significare che non era poi tanto scontato che fosse sottinteso e che bastasse il riferimento alla Costituzione.

Ieri tutte i tentativi di minimizzare l’incidente non hanno convinto nessuno.

E’evidente quanto difficile è fare sintesi di due tradizioni che si sono contrapposte con opposte visioni del mondo.

E’ altrettanto evidente la necessità di una sinistra capace di tenere fermi i valori della memoria.

Mn, 6.2.08

 

 

 

5 febbraio 2008: il Consiglio Regionale della Lombardia ammette il referendum sulla legge sull'acqua: è una vittoria della democrazia partecipata

Monica Perugini capogruppo Pdci consiglio provinciale

Il Consiglio Regionale della Lombardia il 5 febbraio ha finalmente votato, dopo 4 rinvii, l'ammissibilità del Referendum per l’abrogazione della legge regionale sull'acqua, la n. 18/2006. Il Referendum è stato ammesso con 34 voti a favore - molti più dei Consiglieri Regionali di minoranza - 25 astensioni e nessun contrario. Il Referendum è stato richiesto da 132 Comuni della Lombardia e sostenuto dal Contratto Mondiale sull’Acqua, dai vari Comitati lombardi e dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

E' questa dunque una vittoria dei cittadini, dei Movimenti, dei Comuni che hanno coerentemente lavorato insieme in questi mesi per difendere il diritto all'acqua pubblica con innumerevoli iniziative; una vittoria della democrazia partecipata, in cui cittadini e Comuni hanno potuto esprimere il loro dissenso ad una legge che obbliga a privatizzare l’acqua, bene vitale per eccellenza.

La lotta contro la privatizzazione dell’acqua in Lombardia però non è finito: in Commissione Ambiente è giunto il Progetto di Legge presentato dalla Giunta Regionale che intende cambiare solo alcuni punti della attuale legge regionale, senza accogliere le proposte referendarie ed anzi prevedere come sola "apertura" la possibilità di affidare l’erogazione alla stessa società patrimoniale “in house” per un massimo di 7 anni. Dopo tale periodo si dovrà comuque passare a gara. Una piccola concessione che tuttavia non recepisce le proposte referendarie sui punti politici fondamentali in materia di modelli gestionali e pubblicità dei servizi idrici. Solo la modifica di tutti gli articoli che il Referendum vorrebbe abrogare, potrebbe rendere non più necessario il suo svolgimento. La verifica sarà al centro del Tavolo di confronto aperto con la Regione.dove il Comitato insieme ai 132 Comuni richiedendo dovranno tenere ferma la richiesta al Consiglio Regionale di cambiare la legge regionale perchè proprietà, gestione ed erogazione dei servizi idrici restino in mani completamente pubbliche.

Occorre far rispettare la moratoria votata dal Parlamento per sospende fino a dicembre 2008 ogni nuovo affidamento a società di capitali e consentire l’affidamento del servizio idrico ad enti di diritto pubblico (di proprietà dei Comuni) che sono gli unici che non rispondono a logiche di mercato: il recentissimo esempio mantovano che vede aumenti che oscillano dal 4% al 30 (come prevede Castiglione) sono la prova di quanto pericolosa sia la legge lombarda sull'acqua.

Solo così sarà certo che in Lombardia l’acqua resterà in mani solamente pubbliche: l’acqua è un bene essenziale e non può essere gestito pensando al mercato.

 

 

 

 

 

SI PUO’!

Proposta di deliberazione presentata ai sensi dell’art. 70 dello Statuto della Provincia di Mantova da 1500 cittadini residenti nella Provincia, relativa alla modifica del tracciato dell’autostrada regionale Cremona – Mantova

Il Pdci è al fianco dei Comitati perché almeno sia ridotto il danno che l’approvazione della autostrada MN/CR porterà al territorio mantovano. Con noi anche PRC, Verdi e RNP.

12 novembre 2007: Proposta di deliberazione presentata ai sensi dell’art. 70 dello Statuto della Provincia di Mantova da 1500 cittadini residenti nella Provincia, relativa alla modifica del tracciato dell’autostrada regionale Cremona – Mantova:

PREMESSO

- che la prossima apertura dell’Asse interurbano sta provocando negli amministratori dei Comuni interessati grande preoccupazione per il previsto forte aumento del carico viabilistico che si determinerà quando l'infrastruttura troverà la sua innaturale conclusione in una rotonda all’altezza della Valle dei Fiori, congestionando tutta la zona a sud di Mantova, il collegamento verso Cerese e la statale Romana in direzione del casello di Mantova sud;

- che ciò ha portato le Amministrazioni Comunali di Curtatone, Bagnolo S. Vito, Castellucchio, Virgilio, Mantova, alla ricerca di una migliore soluzione ai problemi di collegamento e attraversamento dei loro territori;

- che l’unica verosimile opportunità per risolvere la viabilità a sud di Mantova è rappresentata dalla prosecuzione dell’Asse interurbano, da Cerese a Bagnolo (casello di Mantova sud), con un percorso da studiare e concordare tra tutti gli enti territoriali attraversati dal tracciato;

- che l’opera non risulta finanziata da nessun Ente;

CONSIDERATO

- che l’unica soluzione percorribile appare quella di legare la prosecuzione dell’Asse interurbano alla costruenda autostrada regionale Mantova-Cremona;

- che la soluzione progettuale approvata in sede di Conferenza dei Servizi relativa al tracciato della autostrada regionale Cremona-Mantova genera forte impatto sul territorio sia in termini ambientali sia in termini economici, in ragione della lunghezza del percorso, del taglio socio-territoriale che ne deriva e dell’incidenza su aziende agro-zootecniche di irrinunciabile pregio, legate alla produzione del “Grana Padano” tramite l’adesione alla rete dei caseifici cooperativi, numerosi e di rilevanza qualitativa nazionale in tale tratto;

- che l’impatto del tratto finale dell’opera sull’ambiente risulta estremamente pesante poiché attraversa corridoi ecologici e zone di elevata valenza ambientale e paesaggistica;

- che la stessa Provincia di Mantova nel proprio vigente PTCP ha incluso la zona del Paleoalveo del Mincio del Comune di Curtatone, che verrebbe devastata dalla autostrada proposta, tra le zone di pregio ambientale e paesaggistico;

- che sono tuttora pendenti 66 ricorsi presentati al TAR di Brescia da cittadini ed imprese mantovane che verrebbero attraversate dal percorso dell’autostrada stessa e quindi danneggiati dall’opera;

- che il Consiglio Comunale del Comune di Mantova in data 29 novembre 2006 ha approvato a larga maggioranza un ordine del giorno in cui si auspica la risoluzione delle controversie venutesi a creare con l’attuale proposta di tracciato della MN-CR e la definizione delle stesse in concomitanza del completamento dell’asse interurbano che riguarda il capoluogo, proponendo la convocazione di un tavolo di tutti gli enti preposti ad opera della Provincia di Mantova, ente deputato alla politica di coordinamento e programmazione del territorio, riconoscendo un ruolo primario di promozione al Comune di Mantova;

- che, per esplicita dichiarazione di numerosi rappresentanti della Regione Lombardia, esiste la possibilità di una modifica del tracciato tale da mantenere la funzionalità infrastrutturale diminuendone significativamente gli impatti;

- che in sede di sviluppo della proposta iniziale relativa al tracciato autostradale si era valutata una soluzione analoga a quella della presente proposta, poi variata in sede di sviluppo del progetto preliminare sulla scorta di valutazioni non afferenti la funzionalità autostradale;

- che la soluzione proposta prevede un minore sviluppo chilometrico e l’utilizzo di parte di infrastruttura esistente, con plausibile significativo risparmio dia di territorio (10 km) che economico;

- che la soluzione proposta consentirebbe il completamento dell’Asse Interurbano Sud di Mantova, opera fondamentale al fine di alleviare l’impatto viabilistico (e il correlato carico ambientale) che affligge l’area e che in caso diverso non ha orizzonte di realizzazione;

- che la soluzione proposta, che prevede la tratta urbana in regime di libera circolazione, è analoga a soluzioni efficacemente praticate lungo altre arterie autostradali lombarde (A21 a Piacenza, A8 ed A9, tangenziali di Milano) e che nel contesto di applicazione non produrrebbe alcun danno alla redditività autostradale;

- che il bando della gara di aggiudicazione della concessione per la realizzazione della autostrada regionale Cremona-Mantova prevede l’impegno del concessionario ad adeguare il progetto, in sede di sviluppo definitivo ed esecutivo, alle prescrizioni che risulteranno dal relativo procedimento approvativo, ivi comprese eventuali varianti di tracciato;

SI PROPONE

la modifica del tracciato della autostrada regionale Cremona-Mantova, nella tratta terminale dello stesso dal territorio del Comune di Castellucchio sino all’attacco alla autostrada del Brennero, secondo le seguenti indicazioni:

- posizionamento di una barriera di esazione in territorio di Castellucchio;

- a est della barriera di esazione di Castellucchio, sviluppo del tracciato parallelamente all’asta ferroviaria sino a raccordarsi con l’Asse Interurbano Sud di Mantova, con prosecuzione dell’Asse stesso sino all’innesto sull’Autobrennero a nord della ex statale Romana;

- traffico libero, ancorché limitato ai soli veicoli ammessi su tratte a carattere autostradale, tra la barriera di cui al punto precedente e la barriera posta in corrispondenza del raccordo con l’autostrada del Brennero.

A titolo di compensazione infrastrutturale degli impatti generati dalla soluzione, e fatte salve le compensazioni di natura ambientale derivanti dalla relativa valutazione d’impatto, dovranno essere realizzate:

- la variante est all’abitato di Virgilio della ex S.S. “Romana” con tracciato adeguato ma coerente con quello proposto in sede di progetto preliminare;

- la variante all’attraversamento stradale della S.S. 62 “Cisa” alla linea ferroviaria Mantova – Monselice in Mantova, località “Porta Cerese” costituita dalla soluzione denominata “Passante leggero di Porta Cerese” proposta in questa sede dal Comune di Mantova per risolvere l’accesso sud alla città in modo compatibile con il contesto urbano.

SI IMPEGNANO IL PRESIDENTE E LA GIUNTA

A partecipare al tavolo di confronto tra la Regione Lombardia e i Comuni di Mantova, Castellucchio, Curtatone, Virgilio e Bagnolo S. Vito per verificare la soluzione progettuale occorrente ad accogliere la presente proposta, così come sarà sottoposta ad approvazione da parte di Regione Lombardia e dei rispettivi Consigli Comunali.

 

 

 

 

 

 

 

 

PIROSSINA: LA PROPOSTA di RECUPERO di OSVALDO LAMPERTI, URBANISTA, DOCENTE UNIVERSITARIO del POLITECNICO di MILANO, del COMITATO REGIONALE del PdCI.

 

Sul destino dell'ex cava Pirossina non ci possono essere dubbi, sono completamente d'accordo con voi. Mi permetto quindi di allegarvi una immagine del Parco delle Cave di Milano; parco che oggi esiste grazie all'ostinata lotta soprattutto di abitanti, associazioni e comitati di cittadini e cittadine di Baggio, Quarto Cagnino e Quinto Romano. Pur essendo ovviamente molto diverso dalla Pirossina, questo parco è uno dei tanti esempi di recupero naturalistico e paesaggistico di cave un tempo dedicate all'attività estrattiva di ghiaia e altri materiali che, una volta dismesse, sono diventate discariche abusive assai pericolose per la salute umana. Perchè per la ex Pirossina, anzichè trasformarla in una discarica istituzionalizzata non si può fare altrettanto? Le istituzioni pubbliche competenti, che nel passato hanno rilasciato il permesso per le attività della cava, hanno o no pensato di far sottoscrivere una convenzione agli operatori privati per una sua ri-naturalizzazione paesaggistica, a loro cura e spese, dopo la dismissione? Per il trattamento e il riciclo dei rifiuti esistono oggi tecniche e tecnologie che non richiedono un consumo del suolo per le discariche tradizionali. Esiste per esempio una tecnologia, abbastanza recente, diffusa in Islanda, basata su impianti di dissociazione molecolare dei rifiuti, che costituisce un superamento dei grandi inceneritori e termovaloralizzatori utilizzati generalmente in Italia. Vi allego quindi una descrizione di questa tecnologia, che spiega gli enormi vantaggi sociali ed ambientali di un impianto di questo genere, più di quanto io sappia fare. Voglio solo aggiungere che esso può essere utilizzato anche per trattare quantità limitate di rifiuti e collocato in siti prossimi alla produzione dei rifiuti sia civili che industriali. Si possono adirittura utilizzare aree industriali dismesse anche di ridotte dimensioni. Consente quindi di escludere i notevoli impatti dei trasporti a lunga distanza di grandi quantità di rifiuti, che devono necessariamente alimentare i grandi inceneritori e termovalorizzatori.

Osvaldo Lamperti

2.11.07

 

 

 

 

Cuba si, come siempre senior: le ragioni di Cuba

 

Fausto Motta - Circolo di Mantova dell'Associazione Italia - Cuba

 

Gramna in Italia con la Rinascita

 

La festa tenutasi a Ponti sul Mincio gli scorsi 29 e 30 settembre in memoria del 40.esimo anniversario dell’assassinio di Ernesto Guevara, con la presenza del medico argentino Alberto Granado che col Che percorse l’America latina nel 1951 a bordo della motocicletta Norton, ha riscosso grande successo.

All’iniziativa, organizzata dal Pdci e dal circolo mantovano della associazione di amicizia Italia Cuba, costituitasi di recente anche a Mantova, si è vista la partecipazione di numerosissimi giovani e giovanissimi in un territorio come quello dell’alto mantovano, purtroppo non abituato a simili manifestazioni legate alla cultura politica della sinistra.

A questo punto rivolgo una domanda ai lettori ed alle lettrici del giornale: lo Stato di Cuba ha delle ragioni? Per me si: Cuba l’isola della Rivoluzione, diventata patria del Che e di Camillo Chenfuegos resta oggi un fastidioso “inconveniente” da eliminare ad ogni costo! Esempio pratico: ci ricordiamo tutti quando l’anno scorso i media di tutto il mondo ci raccontavano di centinaia di morti causati dalla forma influenzale Dengue? La vicenda era completamente destituita di ogni fondamento, l’ho potuto constatare personalmente essendo stato ospite di una famiglia amica cubana i cui componenti sono medici immunologi. La malattia ha colpito, ci sono stati ammalati e 18/20 casi di decesso, ma la propaganda negativa svolta in occidente è riuscita a contrarre il turismo verso l’isola di oltre il 20%. L’apparato medico ha funzionato molto bene nonostante le note difficoltà dovute all’embargo decennale: lo stesso non può dirsi per le altre isole caraibiche dove purtroppo l’epidemia ha fatto gravissimi danni.

E’ innegabile come oggi Cuba rappresenti un modello positivo per tutti gli stati sudamericani: Cuba è l’emblema che ci ricorda praticamente come possa esistere un mondo diverso, che non si pieghi alla logica aberrante del mercato e del profitto. Oggi Cuba nei settori della sanità, della scuola e della cultura è ai primi posti delle graduatorie mondiali e non ha niente da invidiare ai paesi occidentali. Non a caso le sue strutture sanitarie sono presenti in molti paesi di America Latina (Venezuela, Perù, Bolivia (!), Africa e Asia.

Infine Cuba oggi è in prima fila nella lotta contro il terrorismo, che ha sofferto sul proprio territorio e che ha visto la morte del nostro connazionale Fabio di Celmo, mentre negli Usa sono detenuti 5 cittadini cubani in palese violazione delle stesse norme della giustizia Usa.

Molti altre cose avrei da dire sulla vita di Cuba oggi e sulla importanza di difendere Cuba:

Cuba si, come siempre senior!

25.10.07

 

 

 

 

 

 

 

 

IL MANIFESTO di domenica 7 ottobre '07, pag. 13 sull'iniziativa del Pdci di Mantova a Ponti s/Mincio con ALBERTO GRANADO in ricordo del Che: "Quel giorno che il Che mi disse: non rinuncerò mai a viaggiare col mitra"

 

"Granado e il viaggio in motocicletta che cambiò la vita ai due argentini" l'intervista di Fabio Veneri sulla Gazzetta del 30 settembre '07

 

 

 

 

 

 

AUTSTRADA MN/CR: LA GIUNTA PROVINCIALE CREMONESE IN BILICO TRA RIDICOLO, FARSA E DRAMMA. MA CHI PAGHERA' SARANNO SEMPRE I CITTADINI - L'ALTRA lOMBARDIA - SU LA TESTA

La Giunta provinciale di Cremona ci ha abituato da tempo ad un  balletto squallido e politicamente volgare fra l'anima di  centrosinistra facente capo a DS e Margherita e quella di Rifondazione e Verdi. Premesso che noi non ci schieriamo e non ci siamo mai schierati né  con gli uni né con gli altri, ci preme sottolineare un dato di fondo da cui non si può prescindere: nell'ultima campagna elettorale i DS,  Margherita e tutta la galassia ulivista avevano parlato chiaro ed  avevano presentato e fatto accettare agli altri alleati un programma  di legislatura contenente, tra l'altro, l'impegno a realizzare le autostrade Cremona-Mantova e la costruzione del terzo ponte sul Po. Rifondazione e Verdi pur dichiarandosi a parole contrari a queste infrastrutture, non solo sottoscrissero il programma, ma una volta  vinte le elezioni accettarono pure incarichi assessorili, con la  giustificazione (per gli allocchi) che avrebbero condizionato  dall'interno le scelte della giunta Torchio. Ora siamo di nuovo alla farsa-drammatica: la giunta, rifacendosi coerentemente (secondo il suo punto di vista) al programma  sottoscritto da tutte le forze politiche dell'Unione, ribadisce la  necessità di accelerare la realizzazione del programma relativamente al terzo ponte e alla Cremona-Mantova. Inoltre, facendo appello ad una  normativa regionale, dichiara l'intenzione di avviare un percorso che si dovrebbe concludere con la privatizzazione della rete idrica cremonese. A questo punto qualsiasi persona di buon senso e di buon gusto, e soprattutto gli elettori di Rifondazione e Verdi, si sarebbero  aspettati una risposta decisa, dignitosa e coerente consistente  nell'uscita dalla giunta provinciale. Ma nulla di tutto questo accade e accadrà, anzi, dopo le solite  reazioni parolaie, inconcludenti, burocratiche, politiciste, nominalistiche e falsamente ultimative, improvvisamente ecco che viene  fatta rientrare qualsiasi "minaccia" di ritiro dalla giunta. Rifondazione e Verdi, utilizzando le vecchie e squallide pratiche  degli altri partiti, si accontentano di una mediazione "verbale" ed accettano di sottoscrivere e votare un documento che di fatto  rilancia il progetto programmatico originario della giunta, senza che  si faccia un riferimento esplicito né al terzo ponte, né alle altre questioni controverse. Peccato che il programma della giunta (sottoscritto a questo punto per la seconda volta) preveda appunto la realizzazione del terzo ponte  e la costruzione dell'autostrada Cremona-Mantova. I consiglieri di Rifondazione e dei Verdi non hanno né il senso dell'onore né del ridicolo. A questo punto non ci sono molte più parole da sprecare su questi  personaggi di falsa sinistra radicale, che vivono la politica come mera occupazione di posti e che una volta ricevuto il mandato degli  elettori non lo rispettano e si muovono sempre al confine tra la furbizia e l'insipienza programmatica, che, come è noto, sostituiscono  l'intelligenza e l'etica. Ci auguriamo solo che gli elettori, e prima ancora gli iscritti a Rifondazione e Verdi, si ribellino e costringano i loro rappresentanti  ad assumere atteggiamenti coerenti con quanto sostenuto in campagna elettorale e soprattutto nei programmi dei loro partiti . Ciò che sta succedendo nella giunta provinciale di Cremona non solo non è dignitoso e non fa bene a nessuno (e purtroppo non è limitato  solo a Cremona), ma apre le porte alle offensive della destra che per l'insipienza altrui vede aprirsi spazi politici insperati. Il fascismo prese il potere anche per le contraddizioni, l'incapacità  e l'impotenza dei moderati e dei riformisti.

 Per L'altra Lombardia - SU LA TESTA

 Mariella Megna

 Giorgio Riboldi

 

 

 

VENEZUELA, MARCO RIZZO CON CHAVEZ NEL LOTTARE PER UNA SOCIETA' NON PIU' SCHIAVA DELL'UNICO MODELLO CAPITALISTA

Ieri sera,domenica 16 ottobre, ho consegnato personalmente al Presidente del Venezuela Hugo Chavez un appello sottoscritto anche da altri parlamentari europei in solidarietà contro le interferenze straniere in Venezuela. E' necessario fare propria la battaglia del Venezuela e di altri Stati contro l'idea che possa esistere un unico modello in economia, un unico modello di sviluppo, occorre lottare per una società non più schiava dell'unico modello capitalista che tanti problemi ha creato, dalle guerre preventive, ai focolai sparsi per il mondo, all'unipolarismo americano che tutto vuol piegare ai propri interessi e a logiche di potenza neocoloniali.Per tutti questi motivi, mi farò promotore in Italia e a livello europeo di una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica rispetto alla situazione venezuelana, di cui si parla troppo poco e non sempre in modo neutro. Roma, 17 ottobre 2005.

Qui sotto si riporta l'appello in versione integrale, consegnato ieri sera dall' On. Marco Rizzo al Presidente del Venezuela Hugo Chavez, durante la cerimonia a Parco di Montesacro in commemorazione del rivoluzionario Simon Bolivar. APPELLO CONTRO LE INTERFERENZE STRANIERE IN VENEZUELA

Il processo politico in corso nella Repubblica Bolivariana di Venezuela sta producendo grandi risultati dal punto di vista della sovranità nazionale nonché da quello della democrazia e della redistribuzione delle risorse del Paese all'intera popolazione. Tentativi di colpi di stato, pesanti interferenze esterne ed un gigantesco processo mediatico contro la rivoluzione bolivariana in atto in Venezuela sono purtroppo all'ordine del giorno, mentre il governo del Presidente Chavez, si é sottoposto più volte all'esame del consenso popolare con elezioni e referendum. Il riconoscere tutto ciò non basta perché le potenti forze che, a partire dal governo statunitense di Bush, tentano di portare il Venezuela indietro nel tempo sono al lavoro e cercheranno di strumentalizzare in negativo anche gli appuntamenti elettorali del dicembre di quest'anno con le elezioni politiche ed il prossimo anno con il rinnovo della carica presidenziale. Non ci possono essere due pesi e due misure. Condanniamo tutte le interferenze politiche internazionali che minano la sovranità nazionale del Venezuela. Strasburgo, 29 settembre 2005 PRIMI MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO FIRMATARI

On. MARCO RIZZO Presidente della Delegazione dei Comunisti italiani,Gue On. UMBERTO GUIDONI Comunisti italiani Gue-Ngl On. JACKY HENIN Pcf, Gue-Ngl On. G. TOUSSAS Partito Comunista greco, Gue-Ngl On. JAROMIR KOHLICEK Partito Comunista ceco, Gue-Ngl On. DANIEL STROZ Partito Comunista ceco, Gue-Ngl On. PEDRO GUERREIRO Partito Comunista Portoghese, Gue-ngl On. BAIRBRE DE BRUNE Sinn fein On. ROBERTO MUSACCHIO Prc, Gue-Ngl On. VITTORIO AGNOLETTO Indipendente Prc, Gue-Ngl On. GIULIETTO CHIESA Il Cantiere, Alde

 

 

 

 

 

CPT: REPORTAGE SHOCH, DEVONO ESSERE CHIUSI

La dichiarazione di Olviero Diliberto - segretario nazionale del PdCI

Il numero in edicola del settimanale l'Espresso pubblica un lungo reportage del giornalista Fabrizio Gatti che, fingendosi un immigrato, ha vissuto per otto giorni assieme agli altri clandestini nel Centro di permanenza temporanea di Lampedusa. Il racconto di Gatti fa tornare alla mente anni bui della storia europea e più recenti vergogne consumate a Guantanamo e ad Abu Ghraib. E' questa l'ennesima conferma della necessità di una immediata chiusura dei Cpt, strutture al di fuori di ogni legalità. Ma il reportage dimostra anche che il governo Berlusconi e il ministro degli Interni coprono infamie intollerabili, atti disumani nei confronti di uomini e donne che hanno l’unica colpa di essere fuggiti dal proprio paese per fame, per povertà o perché vittime di regimi violenti e autoritari. Urge oggi una parola di chiarezza e il ripristino immediato della legalità. Si dimetta il ministro Pisanu e si permetta ai mezzi di informazione e a quanti ne hanno il diritto di poter entrare nei Cpt.

 

 

 

 

 

Walter Rossi 30.9.1977 - 30.9.2005: 28 anni senza giustizia

 

L' obiettivo dell' Associazione WALTER ROSSI  è quello di individuare i responsabili dell’omicidio di Walter, ma anche di raggiungere la verità sulle uccisioni di altri militanti della sinistra e sulle stragi e gli attentati che hanno insanguinato il nostro paese nell’ambito di quel processo di stabilizzazione violenta del potere che si è espresso attraverso la strategia della tensione.

Una verità che deve essere innanzi tutto giudiziaria – per questo abbiamo chiesto e ottenuto la riapertura dell’inchiesta, archiviata pure se un noto pentito fascista aveva confessato di essere stato presente, armato, al momento dell’omicidio – ma anche e soprattutto storica, per rendere giustizia alla memoria di quegli anni, sconfiggere la criminalizzazione delle lotte, opporre un rifiuto al revisionismo storico che intende relegare l'antifascismo e il comunismo fra i fatti ormai superati, che ci vorrebbe uniformati e integrati in una società basata sull’ingiustizia e l’oppressione. Per questo l’Associazione è attualmente impegnata nella proposta di un collegamento fra le varie realtà che si occupano di giustizia, verità e antifascismo, con l’obiettivo di costruire una rete di informazione e discutere la possibilità di realizzare annualmente una Giornata della verità e della memoria.

www.associazionewalterrossi.it

altri siti:

Rete invisibili www.reti-invisibili.net
Centro di documentazione  Peppino Impastato www.centroimpastato.it
Associazione amici di Fausto e Jaio www.ecn.org/fausto-jaio
Fondazione Luca Rossi www.ecn.org/lucarossi
Claudio Varalli - Giannino Zibecchi www.pernondimenticare.com
Fondazione Roberto Franceschi www.fondfranceschi.it
Associazione Piero Bruno www.ass-pierobruno.org
Comitato Piazza Carlo Giuliani www.piazzacarlogiuliani.org
Comitato verità e giustizia per Genova www.veritagiustizia.it

 

 

 

 

 

15 OTTOBRE 2005 : GIORNATA DI  MOBILITAZIONE EUROPEA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

P.della Repubblica    ore 15

PER LA DIFESA DEI DIRITTI SOCIALI E DEL LAVORO, PER I BENI COMUNI E I SERVIZI PUBBLICI, CONTRO  LA DIRETTIVA BOLKESTEIN E GLI ACCORDI DELL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO: LA LETTERA dell'on. Marco RIZZO  ai sindacai contro la "Bolkestein"

 

Cari compagni ed amici,

a Bruxelles, nei giorni 4 e 5 ottobre il Parlamento europeo sarà chiamato ad esprimersi sulla direttiva Bolkestein. Da mesi, in qualità di Vice presidente della Commissione Mercato interno e Difesa dei Consumatori, sto portando avanti, assieme ad altri parlamentari del Gruppo Gue Ngl, unitamente ad esponenti politici di altri gruppi di centro-sinistra, una strenua battaglia contro tale direttiva che vorrebbe regolamentare i servizi e la loro erogazione a livello europeo uniformandoli al ribasso. La Commissione è stata da noi duramente criticata sin dal suo insediamento per l'impianto ultraliberista che l'ha connotata fin dai primi giorni, e che persevera nonostante le critiche, gli emendamenti e le manifestazioni contrarie proprio a questa impostazione.

La battaglia contro la Direttiva Bolkestein è fondamentale per la salvaguardia di quel minimo di stato sociale che è rimasto a livello europeo. Non sono sufficienti modifiche volte a mitigarla, perché la filosofia che sottende il suo impianto risponde alla spietata legge della giungla vigente nel mercato, perchè finalizzato alla logica aziendale del massimo profitto col minimo della spesa, a scapito delle condizioni di lavoro e di vita degli occupati nel settore.

Non è un caso, infatti, che nella Bolkestein non si utilizzi mai il termine "lavoratori", così come, spesso, le espressioni vengono utilizzate in senso opposto al comune sentire. Il motivo principe di questo "imbroglio" è che la proposta di tale Direttiva si inserisce - e non è certamente un caso - nel processo di riforme economiche avviato dal Consiglio europeo di Lisbona allo scopo di fare dell'Unione Europea, entro il 2010, un Paese con una economia tra le più competitive nel mondo. Il notevole potenziale di crescita e di creazione di posti di lavoro che caratterizza il settore dei servizi - secondo la lettura di tale direttiva - non ha ancora potuto concretizzarsi a causa dei numerosi "ostacoli" che si opporrebbero allo sviluppo delle attività di servizi nel mercato interno.

Cosa sono in realtà quelli che la direttiva chiama "ostacoli"? Sono spesso disposizioni prese dai poteri pubblici per cercare di migliorare al massimo le prestazioni dei servizi dal punto di vista dell'utilizzo dei fondi pubblici, dell'accesso per tutti al servizio (secondo il principio dell'universalità dei diritti), delle garanzie fornite per la sua qualità, del diritto al lavoro, delle tariffe e delle regole sulla trasparenza. La conseguenza è che, in nome di una competitività sfrenata assunta quasi a ideologia, si vuole procedere speditamente, come accennavo poc'anzi, verso lo smantellamento dello stato sociale, cercando di imporre ai 25 Paesi membri le regole della concorrenza commerciale in tutte le attività inerenti i servizi che non siano già regolamentate da altre normative europee. A tale proposito ben si comprende come i Paesi in un certo senso piu' interessati dalla direttiva Bolkenstein siano proprio gli ultimi ammessi nell'Unione, perché con una economia piu' debole e minori disposizioni in materia di diritti.

Al fine di eliminare gli "ostacoli" alla libera circolazione dei servizi, la proposta prevede l'introduzione e l'applicazione del principio del Paese d'origine, in base al quale il prestatore di servizi è sottoposto unicamente alla legislazione del Paese in cui ha la propria legale. Inoltre, gli Stati membri non possono imporre restrizioni ai servizi forniti da una azienda di un altro Stato membro.

Il pericolo della ricaduta pratica immediata di tale principio è la possibilità, nemmeno troppo remota, di un incitamento legale per i privati a spostare la propria sede legale presso i Paesi dove le norme fiscali, sociali e ambientali sono piu' permissive, con il risultato che il nuovo principio, una volta diventato norma europea, eserciterà una forte pressione al ribasso sui Paesi che hanno standard che garantiscono e proteggono l'interesse generale. E questo nel quasi disinteresse dell'Italia, in cui, solo grazie ad una campagna mediatica promossa da alcuni esponenti politici di centrosinistra, tra cui il sottoscritto, denunciata dai sindacati, e ripresa da qualche quotidiano nazionale, si è cominciato a parlare di tale Direttiva, che altrimenti sarebbe passata nel silenzio generale, salvo poi accorgersene nel momento fatale delle ripercussioni pratiche gravissime che essa avrebbe provocato.

Ma torniamo al merito: "il principio del Paese d'origine" viola poi l'articolo 50 del Trattato che istituisce la Comunità europea, secondo il quale il fornitore di servizi fornisce temporaneamente prestazioni alle stesse condizioni del Paese in cui intende estendere o spostare le sue attività. L'alibi di snellire le procedure amministrative e burocratiche che consentono agli erogatori di servizi di fornire servizi in un altro Paese dell'Unione, ha portato a sostenere anche l'introduzione del diritto dei destinatari di utilizzare servizi di altri Stati membri senza che questo venga impedito da misure prescrittive del loro Paese o da controlli di autorità pubbliche. Ad esempio, nella sanità, per i pazienti, questa direttiva elenca i casi in cui uno Stato membro può sottoporre ad autorizzazione il rimborso delle cure sanitarie prestate in un altro Stato membro, con la conseguenza di una probabile riduzione dell'accesso alle cure mediche gratuite.

Allo scopo di eliminare quelli che vengono impropriamente definiti "ostacoli" la proposta prevede:

- misure che essa denomina come semplificazione amministrativa, in particolare la creazione di sportelli unici presso i quali il prestatore di servizi può compiere le procedure amministrative relative alla propria attività;

- una serie di principi che dovranno essere rispettati dai regimi d'autorizzazione;

- il divieto di alcune prescrizioni giuridiche particolarmente restrittive che possono ancora sussistere nelle legislazioni di taluni Stati membri.

 

Certo, esistono anche alcuni punti non negativi, scritti però in modo ambiguo, come:

- l'armonizzazione delle legislazioni (che in realtà non potrà piu' essere effettuata se la direttiva Bolkenstein entrerà in vigore) allo scopo di garantire una tutela equivalente dell'interesse generale su questioni essenziali, come le garanzie dei consumatori (non vengono mai considerati in questo caso i lavoratori) in particolare per quanto riguarda gli obblighi d'informazione del prestatore, l'assicurazione professionale, le attività pluridisciplinari, la composizione delle controversie, lo scambio di informazioni sulla qualità del prestatore.

- un'assistenza reciproca rafforzata tra autorità nazionali per garantire un controllo efficace delle attività di servizi in base ad una ripartizione chiara dei ruoli tra Stati membri e ad obblighi di cooperazione.

- misure volte a promuovere la qualità dei servizi, come la certificazione volontaria delle attività, l'elaborazione di carte di qualità o la cooperazione tra camere di commercio e dell'artigianato;

- la promozione di codici di condotta elaborati dalle parti interessate a livello comunitario in merito a determinate questioni, in particolare le comunicazioni commerciali delle professioni regolamentate. Verrebbe da chiedere: chi controlla?

Ma se ogni azienda potrà regolarsi secondo la disciplina giuridica dei singoli Stati, è palese che il principio dell'armonizzazione sarà, nei fatti, immediatamente disatteso. Ciò è, in realtà, un colpo mortale per l'Unione europea, che, al di là delle dichiarazioni di intenti sulla necessità di dotarsi di una normativa comune a tutti i suoi Stati, si troverà al contrario ad avere nei fatti 25 discipline diverse.

La sostanza, dunque, al di là dei proclami e delle belle parole che la direttiva comprende - questi sì di scarsa attuabilità e difficilmente verificabili - è l'avvio di un processo di graduale smantellamento del welfare europeo. La Direttiva Bolkenstein, purtroppo, rappresenta pienamente gli interessi delle imprese: vi è una contraddizione insanabile tra la proclamazione dell'intento di volere rispettare al massimo livello i diritti sociali e quelli del lavoro e la direttiva in questione, che è improntata alle privatizzazioni e all'economia di mercato.

Lo si vede - lo sottolineavamo anche all'inizio - anche nell'uso delle parole: sovente la direttiva inverte volutamente il significato delle stesse. Ad esempio: i "controlli delle attività pubbliche" possono diventare "comportamenti discriminatori" oppure le "politiche di tutela dei diritti" si trasformano in "misure restrittive" e via dicendo.

Questo progetto, in realtà, è ultraliberista e sottrae ai poteri pubblici, nazionali e locali, qualsiasi diritto di indirizzare l'organizzazione delle attività, dello sviluppo e dell'espansione economica nel proprio Paese. La sua entrata in vigore sarebbe un colpo mortale per il livello della qualità della vita nell'Unione europea perché si verificherebbe l'imposizione di una economia esclusivamente retta dalle leggi del mercato, con la conseguente cancellazione dell'assistenza pubblica e dei diritti sociali, che sarebbero subordinati esclusivamente al profitto.

Non è infatti un caso che la Bolkenstein non dica chiaramente a quale tipo di servizi intende indirizzarsi: non è del tutto chiaro se essa voglia indirizzarsi verso aziende private o anche verso il pubblico che fornisce servizi: in quest'ultimo caso sarebbe l'inizio della privatizzazione completa dei servizi.

Non solo, la Bolkenstein puo' addirittura prestare il fianco a chi, come la criminalità organizzata, potrebbe inserirsi nelle maglie della proposta, per riciclare denaro sporco ed allargare le proprie aree di controllo e di influenza, proprio a partire dai nuovi Paesi membri.

Si acuisce così la minaccia della destrutturazione del mercato del lavoro e delle regole consolidate di protezione dei lavoratori. Scompaiono le norme negoziate di inquadramento del personale, non vi sarebbero piu' né garanzie né controlli adeguati in settori fondamentali come la sicurezza, l'igiene e impatto ambientale, visto che norme e leggi verrebbero rimandate al principio del Paese di provenienza.

La presente proposta di direttiva creerebbe inoltre inevitabilmente fortissime restrizioni al diritto degli Stati membri ad agire contro abusi in materia di diritto del lavoro e di controllo rispetto alle condizioni di lavoro dei lavoratori temporaneamente dislocati in un Paese terzo.

Manca ancora uno studio della Commissione europea sull'impatto reale della direttiva rispetto alle condizioni di lavoro degli interessati e sulle ricadute della stessa rispetto alle dinamiche economiche che si verrebbero a creare soprattutto negli Stati che hanno condizioni di welfare e di diritti piu' avanzate.

L'approccio alla Bolkenstein è puramente commerciale, crea una protezione per i valori del mercato interno, ma non per quelli sociali; penalizza le legislazioni nazionali uniformandole al ribasso, prendendo a riferimento gli Stati con minori diritti sociali e individuali. L'esatto opposto di quell'Europa della solidarietà e dei diritti che certamente anche voi, come noi, siete interessati a costruire.

Il dibattito che si è sviluppato in questi mesi per tentare di mitigare la Bolkestein è stato insoddisfacente e non ha portato a frutti concreti. Troppe ambiguità persistono ancora sul principio del Paese d'origine. E' inutile fare finta di modificarlo o di cancellarlo parzialmente: la Direttiva non può funzionare nel suo complesso.

Questa nostra comunicazione vuole pertanto essere un appello per un sostegno pieno alle ragioni del No alla Direttiva Bolkestein, il 4 e il 5 ottobre e per una riuscita della manifestazione del 15 ottobre in tutte le capitali europee: una grande mobilitazione contro lo smantellamento dello stato sociale e dei diritti.

Dopo quella data, credo sarà necessario individuare dei momenti di dialogo e degli spazi comuni per provare a dare vita a delle sinergie fra partiti politici, sindacati ed esperti per costruire una piattaforma che proponga di uniformare a livello europeo servizi, tutele e diritti individuando come parametri da cui partire i Paesi che hanno le tutele più elevate, e, quindi, in realtà, l'esatto contrario della Bolkestein.

On. Marco Rizzo,

Presidente della Delegazione dei

Comunisti italiani al Parlamento europeo

(Vice Presidente della Commissione Mercato Interno)

30 settembre 2005

 

 

RETROMARCIA DEL PPE. IL RINVIO della "BOLKESTEIN" SIA OCCASIONE DI MOBILITAZIONE CONTRO UNA DIRETTIVA CHE UCCIDE LO STATO SOCIALE A SCAPITO DI LAVORATORI E LIVELLO DEI SERVIZI - Marco RIZZO presidente Gruppo PdCI Parlamento Europeo

 

"Oggi, a Bruxelles, in Commissione Mercato Interno e difesa dei Consumatori si è deciso per il rinvio a novembre della Direttiva Bolkestein proprio per l'atteggiamento del PPE che ha optato per radicalizzare lo scontro. Una retromarcia, rispetto all'atteggiamento di qualche settimana fa. La nostra posizione su tale Direttiva, di impronta ultràliberista, rimane immutata: essa rappresenta un pericolo per quell'Europa dei diritti e della solidarietà che vorremmo provare a costruire, perché prefiggendosi di uniformare al ribasso i diritti a livello europeo, di fatto cancellerebbe quel poco di stato sociale rimasto nel continente. Dobbiamo dunque adoperarci affinché la manifestazione contro la Bolkestein del 15 ottobre a Roma ed in tutte le capitali europee,veda la partecipazione numerosa delle forze politiche, dei sindacati, dei lavoratori, dei cittadini. Per un no deciso ad una Direttiva che uccide lo stato sociale e i diritti".

4 ottobre 2005

 

 

 

 

 

 

 

La MOZIONE presentata da Bebo Storti (capogruppo Pdci Regione Lombardia)

 

 

 

Il sottoscritto presidente del gruppo Comunisti Italiani

 

PREMESSO

 

Che il 13 gennaio 2004 è stata approvata dalla commissione della Comunità Europea una proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio Europeo relativa ai servizi nel mercato interno (direttiva Bolkestein);

 

che tale direttiva, se approvata, avrà come conseguenza che tutti i servizi forniti dai 25 Stati membri dell’Unione europea saranno considerati come prodotti economici ordinari;

 

RILEVATO

 

Che il testo in questione è stato elaborato consultando oltre diecimila aziende europee, ma ignorando totalmente gli enti pubblici territoriali, i sindacati dei lavoratori e le organizzazioni della società civile;

 

che la direttiva mina alla radice il “modello sociale europeo” ;

 

che la nuova definizione di “servizi”, molto ampia, apre la strada alla privatizzazione e alla messa in concorrenza di quasi tutte le attività di servizio,  comprese la scuola, la sanità, la cultura;

 

che il principio di “paese di origine” permette di deregolamentare e privatizzare totalmente i servizi che non siano erogati direttamente e gratuitamente dai poteri pubblici;

 

che i governi locali, impossibilitati ad erogare gratuitamente tali servizi, vengono quindi espropriati di ogni potere decisionale e di conseguenza impediti a mantenere gli esistenti diritti di cittadinanza, socialità, equità ed universalità dei servizi pubblici;

 

che lo stesso principio del “paese di origine” smantella le regole e i diritti del lavoro attualmente in vigore: varranno solo quelle del Paese in cui ha sede legale l’impresa vincitrice della gara (per appalto, l’affidamento e la concessione del servizio);

 

che i poteri dello Stato e delle Regioni si riducono quindi al minimo, perdendo il diritto di fare le scelte politiche fondamentali nel campo dell’istruzione, della sanità e dell’accesso a tutti i servizi pubblici essenziali;

 

RICORDATO

 

Che le iniziative avviate per sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti della direttiva Bolkestein hanno dimensione europea e trovano anche nella nostra Regione ampia adesione;

 

che numerose organizzazioni sindacali, italiane ed europee, hanno aderito a tale campagna perché la gravità della direttiva è che essa scardina i principi di solidarietà ed uguaglianza, di estensione dei diritti sociali e del lavoro, che dovrebbero essere alla base dell’Unione europea e che sono fondamentali per molte costituzioni, compresa quella della Repubblica Italiana;

 

che numerosi enti locali (Regioni, Province, Comuni) per manifestare la loro preoccupazione in merito agli effetti negativi che la direttiva Bolkestein introdurrebbe nella gestione dei servizi locali, hanno approvato risoluzioni a difesa dei diritti sociali e del lavoro, dei beni comuni e i servizi pubblici;

 

INVITA ED IMPEGNA LA GIUNTA E IL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA

 

Ad affermare la propria contrarietà all’approvazione della proposta di direttiva Bolkestein;

 

a chiedere ai parlamentari europei e nazionali, eletti in Lombardia,  ad operare fattivamente per il ritiro della direttiva Bolkestein;

 

a promuovere, sentito il parere del Consiglio regionale, una adeguata campagna di informazione e sensibilizzazione dei cittadini lombardi sulla direttiva Bolkestein e i suoi effetti sul sistema dei servizi pubblici locali.

 

 

 

 

                                                                       Il Presidente del Gruppo Comunisti Italiani

                                                                                              Alberto Storti

 

 

 

 

Milano, 1 dicembre 2005

 

 

 

STORTI SCRIVE A FORMIGONI: NON AGGIUDICHI LA "MN/CR" PER MOTIVI DI INTERESSE PUBBLICO
 
 
Milano, 25.01.2006
 
Signor Presidente della
Giunta regionale della Lombardia
Roberto Formigoni
 
 
Oggetto: espressione del parere sull'aggiudicazione dell'autostrada "MN/CR" entro il termine del 30.1.2006.

 

Signor Presidente,

 

la recente aggiudicazione dell’appalto per la costruzione dell’autostrada MN/CR ha dato una forte accelerazione alle procedure per l’avvio dei lavori di un’opera che in molti considerano inutile, dannosa e costosa, a suo tempo proposta dalla Regione Lombardia e successivamente accettata ed inserita nella propria programmazione dalle Province di Mantova e Cremona. 

Il gruppo dei Comunisti Italiani in Regione Lombardia, denuncia da tempo come questa consista in un’ operazione che non potrà arrecare beneficio alla realtà territoriale lombarda che, nella zona sud orientale, a livello infrastrutturale, necessita di ben altri e urgenti interventi (la definizione dell'asse interurbano mantovano, le tangenziali di Marmirolo, Goito e Guidizzolo, la riqualificazione dell'arteria Mantova/Cremona esistente, il potenziamento dell'intermodialità connessa al porto di Valdaro presso Mantova),  mentre quello inerente la "Mantova / Cremona" è apparso in tutta chiarezza come un disegno “finanziario – speculativo”, estremamente pericoloso per una realtà territoriale che potrebbe presto essere esposta ad una serie intensa e devastante di escavazione di materiale inerte necessario per la costruzione dell'opera, qualora la stessa venga asegnata defintivamente

Gli enti pubblici interessati (Provincia di Mantova e di Cremana, unitamente ad imprenditoria privata e a partecipazioni pubbliche,  aveva costitutito una apposita “Associazione Temporanea di Impresa”, con lo scopo di partecipare alla gara tendente alla aggiudicazione dei lavori dell'infrastruttura, alla sua gestione e concessione future. L'appalto, per contro, è stato aggiudicato all'impresa spagnola “Merloni/Central” che ha garantito la costruzione dell' infrastruttura in soli 3 anni contro i 10 preventivati dalla menzionata ATI locale.

 I Comunisti Italiani ricordano come la stessa autostrada "MN/CR"  manchi di tutti i presupposti per i quali è stata proposta: non rientra nel "Corridoio Europeo 5” poiché l’ itinerario dello stesso non attraversa la Lombardia, non è sorretta dai necessari flussi di traffico accertato che dovrebbero sostenere un’autostrada, aumenta i livelli di inquinamento stabiliti, contrasta con  le inderogabili esigenze di sopravvivenza di questa porzione di territorio basata sull’agricoltura e sulla sostenibilità ambientale che a livello ambientale sta per essere fortemente compromessa da altri interventi inquinananti.

Poichè lo stesso bando regionale prevede che,  in caso di motivate esigenze di interesse pubblico che, secondo il gruppo dei Comunisti Italiani, ricadono nell'esempio in questione, si possa evitare di procedere alla stessa stipula della convenzione, siamo a chiederLe di voler dar corso alla disposizione regolamentare menzionata e pertinente e di non addivenire alla aggiudicazione dell'appalto in oggetto, la cui emanazione è prevista per il prossimo 30 gennaio 2006.

Le chiediamo quindi di non realizzare l'autostrada "MN/CR" per motivate esigenze di interesse pubblico, come specificato e come richiesto da pubbliche amministrazioni, associazioni imprendotoriali e di categoria, partiti e cittadinanza e di rividere il protocollo di intesa del 13.12.2003 steso fra amministrazioni provinciali di Mantova e Cremona, RFI e comuni interessati al tracciato, ampliando a a tutti i comuni delle due province interessate, di valutare complessivamente le criticità della viabilità dello stesso territorio.

 Chiediamo che i finanziamenti previsti per le autostrade contestate siano destinati alla riqualificazione della viabilità esistente, al potenziamento delle rete ferroviaria ed  al completamento dell’asse interurbano mantovano con l’intermodalità ferro/acqua.

 

    Distintamente,  Alberto Storti

    capogruppo Comunisti Italiani

    Consiglio regionale della Lombardia

 

 

Ufficio stampa Gruppo Regionale Pdci

info tel. 333 5244662

 

 

 

 

 

 

BEBO STORTI: SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO SAHARAWI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELL’UOMO. Vai al comunicato del Coordinamento delle Associazioni di Solidarietà col Popolo Sharawi dell'Emilia Romagna

Da oltre trent’anni il popolo Saharawi lotta per la propria indipendenza. Ancora oggi migliaia di persone vivono nei campi profughi e numerosi difensori dei diritti umani sono prigionieri nelle carceri marocchine nelle quali le condizioni di vita sono fra le peggiori al mondo. Nonostante il piano di pace approvato dal consiglio di sicurezza dell’ONU, ancora, in quella zona,  non si è potuto procedere al referendum per l’autodeterminazione. In occasione della giornata internazionale dei diritti dell’uomo il gruppo dei Comunisti Italiani della Regione Lombardia rinnova la propria solidarietà al popolo Saharawi. Chiede a tutte le forze politiche democratiche e alla società civile di unire i propri sforzi per chiedere ai governi un intervento concreto risolutivo di questa drammatica e vergognosa situazione.  

 Comunicato stampa del Coordinamento delle Associazioni di solidarietà col popolo sharawi dell'Emilia Romagna

 

Si è svolto ieri, sabato 10 dicembre 2005 dalle ore 11.00 alle ore 13.00 il primo sit in davanti al Consolato del Marocco a Milano in Via Martignoni, 10 organizzato dal Coordinamento delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi della Lombardia in collaborazione con BIRDHSO Italia, il Coordinamento delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi dell’Emilia Romagna e ANSPS per protestare contro le violazioni dei diritti umani nei territori del Sahara Occidentale occupati dal Regno del Marocco.

Contemporaneamente un’iniziativa analoga si svolgeva davanti all’Ambasciata del Marocco a Roma in Via Spallanzani, 8.

Il 10 dicembre si è ricordato l’anniversario dell’approvazione della Dichiarazione dei Diritti Umani da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Fra i 30 articoli della Dichiarazione Universale, ricordiamo quelli che riconoscono pari libertà, dignità e diritti a tutti gli esseri umani (artt. 1-2). Ognuno ha diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza (art. 3). E’ vietata la tortura (art. 5). Ognuno ha diritto ad un processo equo (art. 10), nel quale siano garantiti il diritto alla difesa e la presunzione di innocenza (art. 11). L’art. 13 garantisce la libertà di movimento e di residenza; il 18 e il 19 la libertà di opinione e di religione; il 20 quella di associazione.

 Molti di questi diritti vengono violati dal Marocco in Sahara Occidentale, con il presidio davanti al Consolato marocchino di Milano abbiamo voluto testimoniare la solidarietà nei confronti dei Sahrawi detenuti, in condizioni disumane, nelle carceri marocchine e di tutto il Popolo Sahrawi.

E' iniziato in questi giorni ad El Aioun (territori occupati del Sahara Occidentale), il processo contro alcuni  prigionieri politici Sahrawi, tra i quali spiccano Ali Salem Tamek ed Aminatou Haidar, detenuti nel tristemente famoso Carcel Negro (Prigione Nera). Fino ad oggi il dibattimento è stato rinviato ben quattro volte dall’autorità giudiziaria marocchina, forse con l’intento di “scoraggiare” gli osservatori internazionali che sono accorsi ad assistere al processo. La data della prossima udienza è stata fissata per martedì 13 dicembre.

Continua da oltre sette mesi la mobilitazione della popolazione Sahrawi che chiede la liberazione dei prigionieri politici sahrawi ed il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione riconosciutogli dalla comunità internazionale; neppure la violenza della repressione delle forze di sicurezza marocchine in Sahara Occidentale è riuscita a fermare i manifestanti.

Al presidio di ieri a Milano hanno partecipato rappresentanti di Birdhso Italia, delle associazioni di solidarietà con il Popolo Sahrawi della Lombardia e dell’Emilia Romagna: Bergamo, Lecco, Mantova, Milano, Reggio Emilia, Modena.

Hanno ufficialmente aderito al presidio Bebo Storti, capogruppo dei Comunisti Italiani in Regione Lombardia e Monica Perugini, assessore all'Immigrazione del Comune di Mantova. Nel comunicato inviato alla stampa hanno dichiarato che “il gruppo dei Comunisti Italiani della Regione Lombardia, insieme all’intero partito rinnova la propria solidarietà al Popolo Sahrawi e a tutti i Popoli in lotta per l’affermazione della  propria autodeterminazione e dei diritti umani e civili. Chiediamo a tutte le forze politiche democratiche e alla società civile di unire i propri sforzi per chiedere ai governi un intervento concreto risolutivo di questa drammatica e vergognosa situazione”. 

 L'azione di protesta si inserisce nella Campagna europea Trent'anni bastano,
organizzata in occasione del 30° anniversario dell'occupazione marocchina del Sahara
Occidentale. La Campagna termina nel prossimo mese febbraio, anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD) avvenuta in esilio il 27 febbraio 1976.

 

 

Bologna, li 11 dicembre 2005

 

Il Coordinamento Regionale

di solidarietà con il Popolo Sahrawi

dell’Emilia Romagna

 

 

 

 

 

 

 

 

Bebo Storti: No alla Centrale di Bertonico (Lodi)

La Giunta Formigoni non si smentisce. Il riformismo, cavallo di battaglia della campagna elettorale del presidente Formigoni, si rivela per quello che è: mancato rispetto delle istante territoriali e rifiuto al dialogo con le istituzioni. Nonostante la sospensione del provvedimento ai fini di un confronto aperto con gli enti locali, la giunta regionale ha autorizzato, all’ultimora, la nascita di un impianto, quello di Bertonico, che avrà conseguenze dissennate sul territorio del lodigiano. La sospensione era soltanto un giochino – conclude Bebo Storti capogruppo del Pdci in consiglio regionale della Lombardia- A questo punto bisognerebbe capire chi erano i giocatori.

Milano, 15.6.05

 

 

 

 

 

 

 

 

BEBO STORTI CAPOGRUPPO del PdCI in  REGIONE LOMBARDIA

 NO ALLE AUTOSTRADE "MANTOVA/CREMONA"E "TIBRE" INUTILI, DANNOSE E COSTOSE CHE DISTRUGGEREBBE IL TERRITORIO DEll'ALTO E MEDIO MANTOVANO E COMPORTEREBBERO ESCAVAZIONI DEVASTANTI PER IL TERRITORIO: DEPOSITATA L'INTERPELLANZA CONTRO IL TIBRE

 

 

Il capogruppo del Pdci in Regione Lombardia Bebo Storti ha inoltrato un provvedimento formale di richiesta alla Giunta Formigoni sulle intenzioni della Giunta Regionale circa l'edificazione dell'autostrada Mantova/Cremona di competenza Regionale e sugli intendimenti della stessa amministrazione circa la costruzione dell'altra infrastruttura che dovrebbe attraversare il medesimo  teritorio mantovano, la TI(rreno)/BREnnero, di competenza statale.

Le due opere infatti sono avversate da molte amministrazioni locali mantovane, da numerosi comitati spontanei di cittadini e associazioni di categoria e non rientrano nella programmazione degli enti proponenti, prima fra tutte la Provincia di Mantova che,  pur oggi proponendo la MN/CR in accordo con la stessa Regione, nell'area di pertinenza dell'opera, prevedeva l'estensione del parco del paleoalveo del Mincio attraverso il vigente PTCP (piano territoriale di coordinamento provinciale).Tali infrastrutture,  infatti, sono ritenute dannose per il territorio, eccessivamente costose,  tanto da non essere nemmeno interamente finanziate -la MN/CR addirittura, partendo da Cremona, terminerebbe in prossimità del comune di Castellucchio (MN) per mancanza dei fondi necessari a terminarla- ed inutili, giacchè nemmeno gli studi ufficialmente commissionati in merito dagli stessi enti e società proponenti, testimoniano di flussi di traffico di entità tale da prevedere l'infrastruttura. 

Le opere, per contrro, porterebbero alla necessità di procedere ad enormi escavazioni di inerti nella medesima zona dell'alto e medio mantovano: 12 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia (5 per la MN/CR e 7 per il TIBRE) rappresentano l'ultima richiesta inoltrata per la zona di Costa della Signora nel Comune di Goito (MN) alla Provincia di Mantova che ha girato la richiesta alla stessa Regione, visto che un simile quantitaivo eccede rispetto ai limiti dell'attuale piano cave provinciale ma potrebbe comunque essere estratto senza limiti e vincoli autorizzativi qualora, iniziando le opere, la richiesta di inerti si tramutasse in opera di pubblica necessità, non soggetta alle previsioni dei piani in parola.

Lo stesso si dica per l'area di Rocca Bertana, al confine fra i comuni di Curtatone, Rodigo e Castellucchio (ove peraltro è previsto un casello di uscita dell'autostrada MN/CR), dove imprese di cavatori hanno proposto di effettuare una "bonifica" di 700.000 metri cubi di inerti in un'area di inestimabile valore archeologico e idraulico di origine gonzaghesca, risalente al 1400, e ciò sempre allo scopo di evitare i vincoli autorizzativi previsti dal vigente pinao cave di cui la Provincia è titolare.

E' eividente, secondo il consigliere regionale dei Comunisti Italiani Bebo Storti, come dall'operazione alcuni privati, interessati all'impresa estrattiva, ritrarrebbero un' enorme ricchezza economica mentre la collettività ed il territorio nel suo complesso ne soffrirebbero un danno dalle dimensioni incalcolabili. Per Bebo Storti, dunque, non resta che dire no all'autostrada MN/CR di competenza regionale e solo virtualmente proposta da una società privata (la Centropadane spa che ha un  capitale pubblico e nel cui cda siede il presidente della Provincia di Cremona) e che comunque dovrebbe la maggior parte dei finanziamenti necesari all'ente pubblico. Ciò sventerebbe anche l'aggressione al territorio proposta dai privati e non sventata dagli enti locali, di escavare milioni di metri cubi di materiale inerte, snaturando e modificando in modo inreversibile l'ambiente collinare morenico e dell'alto mantoavno e, nel medio mantovano, del paleoalveo del Mincio.

I Comunisti Italiani si oppongono a tale uso spregiudicato dell'ambiente e di beni comunque di interesse collettivo e comunitario, proprio come avviene nel caso menzionato ed intensificheranno la loro azione poltica in Regione Lombardia per proseguire nella proposta programmatica di alternativa alla Giunta Formigoni, come peraltro evidenziato dallo stesso programma della coalizione di centro sinistra guidata dal candidato Sarfatti: nel caso di specie, infatti, per il PdCI occorre completare l'asse interurbano su cui anche la Regione aveva siglato le necessarie intese e definire l'intermodalità di collegamento col Porto mantovano di Valdaro, oltre a portare a compimento le "bretelle" di Goito e Marmirolo su cui la stessa Giunta Formigoni ed il Governo nazionale sono colpevolmente assenti.  

 

 

UFFICIO STAMPA consigliere BEBO STORTI

Gruppo consigliare Comunisti Italiani Regione Lombardia

Milano, 21 giugno 2005

 

 

 

 

 

 

 

no alla direttiva europea sull’orario di lavoro

on. Marco Rizzo

 

Il dibattito di questi giorni sulla Direttiva Europea inerente “l’ orario di lavoro” dimostra che sui problemi che maggiormente interessano le classi lavoratrici e in misura particolare il nostro Partito, l’Europa non sta andando nella giusta direzione. Resta ancora molta strada da compiere per raggiungere la meta di una entità politica europea percepita dai cittadini non come una scure bensì come un ulteriore elemento di garanzia. L'Europa, infatti, sarà della pace, dei diritti e dei popoli solo se saprà dare dignità al lavoro. La Direttiva in discussione è da noi considerata deleteria, rappresentando un enorme passo indietro rispetto alle tutele e alle conquiste dei lavoratori ottenute, proprio nel vecchio continente, da decenni di lotte della classe lavoratrice e dalle forze sindacali e democratiche. Certamente, come si sostiene, occorrerebbe uniformare i tempi di vita e di lavoro in tutti i Paesi europei: non si vede però la ragione di uniformarli a ribasso. Tale Direttiva fa il paio con la Direttiva Bolkestein di cui fra i primi siamo stati strenui oppositori in Europa come in Italia. L’ opposizione del Pdci alle linee guida di entrambe è ferma e decisa giacché entrambe abbassano paurosamente la soglia dei diritti e delle garanzie dei lavoratori e tendono ad un comune denominatore al ribasso che in tutta Europa peggiorerebbe le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone. Così come crediamo che in Italia il Berlusconi-bis o ter abbia la stessa sensibilità di una lastra di marmo rispetto le problematiche del lavoro, sensibilità esplicitata con l'ostinazione con cui persevera a proporre agli statali un aumento pari ad una mancia, così non ci arrenderemo al progetto sistematico che anche in Europa i rappresentanti politici del grande capitale dimostrano con l'ennesimo tentativo di fare pagare sempre e solo ai ceti più deboli. Tale prassi consolidata in Italia dal governo Berlusconi, non vorremmo infatti divenisse l’ atteggiamento dell’ Europa. La crisi che il nostro Paese sta vivendo, in primo luogo quella del settore metalmeccanico, automobilistico e della Fiat, amplificato in questi giorni dalla crisi del settore dei trasporti privati di merci su gomma, evidenziano come il primo problema che le forze di centro sinistra che debbono prepararsi a governare e a sostituire il governo di destra che tanti danni ha arrecato al Paese, è proprio quello del lavoro.

Strasburgo, 10 maggio 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

Acqua salata
di Marco Rizzo

 

L'idea neoliberista che l’acqua possa essere privatizzata, determinando una situazione di monopolio privato su di un bene primario per la vita e la salute dei cittadini è un dato preoccupante, che ci vede assolutamente contrari, ma che purtroppo sta inquinando anche settori autorevoli del centrosinistra. Esiste un vasto movimento che si oppone alla privatizzazione dell'acqua che è un bene comune dell'Umanità e come tale deve essere gestito nell'interesse pubblico, dalle istituzioni locali attraverso società totalmente pubbliche. Non ha senso infatti privatizzare i servizi idrici perché in questo settore non è materialmente possibile avere alcuna concorrenza. Eppure la febbre del privato è bello continua a colpire anche in regioni governate dal centrosinistra, come ad esempio in Campania, dove si sta consumando un fatto davvero dissennato e incomprensibile. La scelta dell’assemblea dei sindaci di bacino (Ato) di Napoli – Volturno di affidare ad una società mista la gestione del servizio idrico per oltre 2 milioni di persone è grave, sia perché l’acqua è appunto un bene di primaria importanza e dovrebbe essere di tutti, sia perché ciò rafforza una linea di tendenza già ampiamente criticata dai Comunisti italiani, che è quella di un progressivo ma inesorabile e peraltro ingiustificato ricorso a politiche di impianto liberista. La scelta di introdurre capitale privato nella gestione dei servizi idrici non è mai stata né discussa nelle aule consigliari, nè approfondita con un confronto con comitati, associazioni e cittadini, che pure ci sono, lavorano da anni sul tema e sono intervenute a piu’ riprese, palesando la propria contrarietà. Proprio in questi giorni, il Comitato Italiano Contratto Mondiale per l’acqua, la Rete Lilliput, padre Alex Zanotelli si sono rivolti ai segretari dei partiti del centrosinistra chiedendo precisi impegni per sostenere una battaglia di civiltà e di democrazia contro la privatizzazione dell’acqua. Nel nostro caso, il segretario Oliviero Diliberto ha prontamente risposto. Invece, di fronte alla delibera dell’Ato campano che prevede che il soggetto pubblico ceda progressivamente la sua quota iniziale del 60%, nel giro di soli due anni, alcuni esponenti del centrosinistra si sono trincerati dietro l’obbligo normativo che impedirebbe la cosiddetta gestione diretta o in house; altri addirittura hanno ammesso di essere favorevoli all’ingresso dei privati nella gestione del sistema idrico. E’ il caso della giunta regionale della Campania, nonostante un ordine del giorno proposto dal PdCI e approvato all’unanimità dal Consiglio Regionale, ordine del giorno che chiedeva espressamente la gestione pubblica del servizio. Salvo cambiamenti dell’ultima ora ci risulta inoltre che il sette febbraio 2005 dovrebbe avere luogo la gara per l’ingresso del socio privato, a meno che non si trovi, come noi auspichiamo, prima di quella data un accordo per approvare una nuova delibera che preveda la costituzione di una società completamente pubblica, così come è stato fatto in altre città di Italia. Vorremmo tra l’altro sottolineare il fatto che, come partito, coerentemente, da mesi siamo usciti dalle giunte di centrosinistra di Regione Campania, Provincia e Comune di Napoli proprio su dissensi di natura programmatica fondamentale: una coalizione in cui sono presenti i comunisti non puo’ permettersi di pensare di privatizzare i servizi essenziali alla persona, la sanità o l’acqua. E’ una questione primaria che bisogna avere il coraggio di affrontare. Speriamo ci sia da parte del sindaco di Napoli e del Presidente della Regione Campania un ripensamento sincero a riguardo: ne va della credibilità stessa della coalizione e soprattutto del rapporto tra rappresentati e rappresentanti. Siamo convinti infatti di interpretare e rappresentare un dissenso ampio tra i cittadini rispetto a questa dissennata politica di privatizzazione, dissenso che va certamente ben al di là del nostro elettorato. Facciamo in modo tutti quanti che l’acqua di Napoli non diventi più salata. 

 

 

 

MARCO RIZZO: difendiamo la falce e martello

Dispiace che anche un autorevole esponente dei verdi come Cohn Bendit si lasci andare ad equiparazioni inopportune e prive di fondamento storico tra nazismo e comunismo, concludendo che la simbologia di entrambi non va messa al bando, facendo il paio con chi propone di abolirli entrambi. Analoga comparazione trova ospitalità nella lettera di risposta del Commissario Frattini ad un gruppo di eurodeputati che aveva chiesto di mettere al bando oltre a svastica e croce celtica, anche la falce e il martello, in quanto simboli autocratici: l'Europa di oggi secondo Frattini sarebbe “una e libera” perché ha annientato i due grandi totalitarismi. Non è così. Questa interpretazione è un clamoroso falso storico. Non possiamo infatti dimenticare che senza il provvidenziale intervento dell'Armata Rossa non si sarebbe sconfitto il nazismo. Senza l'esercito sovietico non sarebbe stata liberata Auschwitz e probabilmente non si sarebbero nemmeno ottenute le prove dell'applicazione pratica della Endlosung, la soluzione finale. E i fondamenti del nazismo, che ognuno di noi può leggere nel Mein Kampf, non lasciano scampo ad altre interpretazioni: l'ideologia del Fuhrer era indiscutibilmente una ideologia di prevaricazione e di morte volta ad imporre la teoria del Lebensraum, lo spazio vitale per il popolo tedesco, sulla base di una pretestuosa selezione scientifica della razza che trovava il suo apice nella supremazia della mai esistita razza ariana. L'orrore di Auschwitz e degli altri campi di sterminio, così come di molteplici e salienti episodi di oggettiva e non smentibile verità storica, dalla Kristalnacht, la famosa notte dei cristalli, all'incendio del Reich, al rogo dei libri messi all'indice, agli esperimenti genetici e alle torture scientifiche che le Ss effettuavano sugli internati, sono oggetto da anni delle teorie antistoriche dei revisionisti che tendono a ridimensionare e talora a negare ciò che è stato, tanto in Italia quanto in altri Paesi. Ma non si possono cancellare. Per dirla con le parole di Primo Levi “Ricordate che questo è stato”.
Analisi completamente diversa va invece fatta per il comunismo. Pur negli errori, pur nelle tragedie che si sono verificate, è importante non dimenticare mai che i simboli del comunismo avevano ed hanno alla loro base una ideologia egalitaria, di liberazione dell'individuo e di sovvertimento delle ingiustizie e dei rapporti di forza perpetrati da secoli, da sempre, dalle classi sociali dominanti ai danni dei più deboli. Non è un caso infatti che essi siano due simboli di lavoro manuale: per questo vennero utilizzati dal movimento operaio alla fine del 1800 come base identitaria, di riconoscibilità e di rappresentanza per i lavoratori.
Come ammette poi obtorto collo lo stesso Frattini, la storia di quei simboli in Italia e in molti Paesi d'Europa è storia di giustizia e libertà. Basti ricordare la lotta di liberazione in Italia - la maggior parte dei partigiani era comunista - la resistenza in Spagna alla dittatura di Franco, i maquis francesi che si opponevano ai collaborazionisti di Vichy. In quel vessillo rosso si è identificato il vento della speranza in un mondo più giusto e migliore. Ed è in nome di questa storia, di cui andiamo orgogliosi, che non è per noi accettabile alcuna operazione che avvalli l'avvio di un revisionismo storico funzionale a screditare i pilastri su cui si poggia la democrazia in Italia e in Europa. A partire dal 1921 ad oggi, cioè dalla nascita del Partito di Gramsci in poi, non esiste nel nostro Paese un solo episodio di lotta e di libertà e di giustizia che non abbia visto i comunisti italiani in prima fila ed in maggior numero, dalle lotte contro il Fascismo, alla Resistenza, alla Costituzione, alle battaglie per i diritti dei lavoratori e per la terra ai contadini, dalla lotta al terrorismo, alla lotta alla mafia. Non esiste battaglia di progresso che non abbia visto questo simbolo in prima fila. Siamo pronti a una lotta senza quartiere per potere esprimere la nostra simbologia che peraltro è garantita - a ragione - dalla Costituzione italiana. 

 

 

 

 

 

 

 

Associazione OSSIGENO onlus

per la lotta alle discriminazioni

 

MANIFESTO

Ossigeno nasce dalla volontà di alcune donne di creare un’Associazione che si prefigga, quale obiettivo, la lotta ad ogni forma di “discriminazione culturale, sociale, politica, economica, professionale, etnica, generazionale, sanitaria, formativa, linguistica, e personale…” (art. 3 dello Statuto Associativo).

Scopi ed oggetto dell'Associazione

Articolo 3

L'Associazione non persegue fini di lucro ed intende perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale; in particolare persegue finalità di promozione umana e tutela dei diritti civili.

L'Associazione orienta la propria attività al fine di impegnarsi contro ogni forma di discriminazione culturale, sociale, politica, economica, professionale, religiosa, sessuale, etnica, generazionale, sanitaria, formativa, linguistica e personale così come sancito all'art.3 della Costituzione Italiana, cercando di rimuovere tutti gli ostacoli che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

Per il perseguimento del proprio oggetto sociale, l’Associazione potrà:

v     sollecitare gli organi legislativi ed amministrativi dello Stato, gli Enti Locali e le forze pubbliche, la Comunità Europea e gli Organismi internazionali affinché attuino il controllo sull'applicazione e il rispetto delle leggi che tutelano le persone più deboli;

v     collaborare con i predetti organismi per il conseguimento dei risultati previsti; - promuovere, a livello locale, nazionale e comunitario, azioni e manifestazioni dirette a sensibilizzare l'opinione pubblica sui valori e sui diritti propri della cultura e della comune civiltà europea;

v     promuovere, a livello locale, nazionale e comunitario, azioni e manifestazioni dirette a sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi posti da ogni forma di discriminazione;

v     promuovere, a livello locale, nazionale e comunitario,  azioni di sensibilizzazione e di educazione mirate alle generazioni più giovani per l'acquisizione di una cultura del rispetto, della solidarietà e di lotta alle discriminazioni, anche in collaborazione con gli organismi scolastici e formativi di ogni ordine e grado;

v     promuovere, a livello locale, nazionale e comunitario, iniziative ed eventi per la denuncia e la lotta alle discriminazioni attraverso le varie espressioni artistiche e culturali;

v     promuovere interventi di e nella comunicazione massmediale;

v     partecipare ad iniziative e manifestazioni politiche e culturali di rilevanza nazionale ed internazionale;

v     promuovere ricerche, studi, convegni, seminari ed ogni altra attività di interesse culturale, sociale, politico, educativo e formativo per la promozione dei diritti e per la lotta ad ogni forma di discriminazione;

v     promuovere la pubblicazione di libri, opere, ricerche, notiziari et similia;

v     promuovere la creazione di un sito internet, a livello internazionale, per la diffusione dell'informazione sulle attività associative e sulle problematiche connesse con i fini istitutivi, nonché la creazione di un forum di dibattito sulle predette tematiche;

v     gestire autonomamente, o in regime di convenzione con Enti pubblici, o in partnership con organismi del privato sociale, servizi di assistenza diretta alle persone soggette a discriminazioni;

v     attivare la progettazione, la programmazione e la realizzazione di progetti e di interventi tesi all'assistenza e al sostegno delle persone soggette a discriminazioni e alla prevenzione di atti di discriminazione, nell'ambito di programmi di finanziamento a livello internazionale, comunitario, nazionale e territoriale;

v     acquisire strutture da destinare a servizi residenziali o semi-residenziali (appartamenti, comunità, centri diurni o altro) e di altro tipo (laboratori), in funzione del sostegno e della realizzazione di progetti di integrazione e di lotta alle discriminazioni;

v     mettere a disposizione le strutture di cui al punto precedente, per la valorizzazione di progetti realizzati dall'Associazione o da altri organismi che abbiano le medesime finalità o per progetti in partnership;

v     promuovere, a livello locale, nazionale e comunitario,  corsi e seminari di formazione;

v     promuovere e sostenere, anche con borse di studio, la realizzazione di tesi di laurea su temi inerenti alla lotta alle discriminazioni, in collaborazione con Università, Istituti di studio e ricerca scientifica e tecnologica;

v     svolgere azioni a sostegno dell'occupazione delle persone discriminate;

v     svolgere attività di sostegno scolastico e formativo per persone in difficoltà; - promuovere contatti e azioni di cooperazione con altre Associazioni vigenti nei Paesi dell'Unione Europea, che abbiano scopi sociali similari alle finalità dell'Associazione.

E' fatto divieto all'Associazione di svolgere attività diverse da quelle menzionate ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse ai sensi di legge, ivi comprese quelle accessorie per natura a quelle statutarie istituzionali, in quanto integrative delle stesse.

Nell'esercizio delle attività istituzionali e di quelle connesse, l'Associazione potrà agire in parallelo con le organizzazioni similari esistenti e costituende, al fine di meglio garantire la tutela dei diritti dei discriminati.

L'Associazione potrà infine dirigere la propria attività anche a persone che non versino in condizione di svantaggio, soprattutto quando ciò permetta o comunque favorisca la tutela delle persone discriminate.

L'esercizio di attività sprovviste del carattere solidaristico è consentito nei limiti previsti dalla legislazione tributaria, al fine di conservare la qualificazione di organizzazione non lucrativa di utilità sociale.

Nell'esercizio delle proprie attività istituzionali e connesse, l'Associazione potrà deliberare l'affiliazione ad organismi, con i quali ricercare momenti di confronto e di collaborazione, al fine di un più proficuo impegno nella realizzazione di attività e iniziative comuni, che permettano il miglior conseguimento dell'oggetto sociale.

 

Soci e componenti del Comitato Direttivo:

 KATIA BELLILLO , presidente

SILVANA BISOGNI, segretaria nazionale

ALESSANDRA MULAS

ANTONELLA ROCCHI

ANTONELLA D'ANGELI, vice-presidente

MARINELLA DI LEVA, tesoriera

 

L’ISPIRAZIONE

Il nome stesso dell’Associazione ha un significato ben preciso e un valore altamente etico e politico, ispirato alla figura e all’operato, tra le tanti voci, della colombiana Ingrid Betancourt.

La Betancourt viene eletta nel 1994 alle elezioni politiche per il partito Liberale Colombiano. Ma i suoi programmi semplici, l’integrità morale che la caratterizza e le sue denunce pubbliche, relative ad una classe dirigente profondamente corrotta, sono stati totalmente penalizzati. Dopo varie minacce di morte, l’espulsione dal parlamento e lo screditamento politico, la Bentacourt costituisce nel 1998 un nuovo partito che chiamerà simbolicamente “Oxigeno”.

Ecco l’idea di creare, anche nel nostro Paese, un’associazione che possa ridare una “boccata d’aria” ad una terra che, da avanzata in materia di diritti civili, è sempre più luogo dove il “diverso”, o chi per le proprie scelte personali viene considerato diverso, non ha garantita  la “cittadinanza”.

 

L’ASSOCIAZIONE

Anche “Ossigeno” è, all’inizio, la voce di un numero esiguo di donne e uomini altamente motivate che come obiettivo primo pongono la difesa della democrazia attraverso la ridefinizione di condizioni di uguaglianza per tutte e per tutti. La nostra azione tenderà quindi a promuovere, sia a livello locale che nazionale e comunitario, gesti atti a sensibilizzare ed educare ad una nuova cultura del rispetto e della giustizia sociale, contro ogni forma di discriminazione, denunciando i privilegi per ridare alla libertà il suo vero significato e contribuire a sconfiggere una cultura sessista, razzista e xenofoba sempre più dolorosamente diffusa.

Siamo profondamente convinti che una nuova e moderna cultura politica, dovendosi misurare con società sempre più multiculturali e multietniche deve riuscire a riproporre un intreccio costante tra diritti sociali collettivi e libertà individuali impegnandosi a lottare contro le discriminazioni.

Noi di “OSSIGENO” crediamo che un mondo diverso sia possibile.

Ma crediamo anche nelle azioni concrete. Pensiamo infatti di realizzare il nostro progetto attraverso una serie di attività ben definite e tangibili, aperte a tutte le donne e gli uomini che abbiano voglia di rimboccarsi le maniche.

 

LA SITUAZIONE ATTUALE

Certo non sarà un lavoro facile in questa periodo in Italia: un Paese dove la cultura all’attenzione e la promozione dell’altro stanno scomparendo; un Paese che sta annullando tutti i diritti acquisiti anche attraverso lo svuotamento sistematico della Carta Costituzionale.

 

GLI OBIETTIVI

Con “OSSIGENO” vogliamo contribuire a definire in Italia un nuovo patto di cittadinanza che rinsaldi il legame sociale e dia nuovo alimento alla democrazia e alla partecipazione. Per questo il nostro progetto è di contribuire alla costruzione di un ambiente economico e sociale accogliente per tutti, in cui lo sviluppo economico e quello sociale, in armonia con l’ambiente naturale, siano profondamente integrati fra loro per la realizzazione di un completo sviluppo umano, dove la competizione possa essere riconciliata con la condivisione, dove la libertà individuale possa prosperare nella ricerca del bene comune, dove il dinamismo economico, la tolleranza e la solidarietà coesistano di modo che la completa eguaglianza giuridica fra gli individui, fra i sessi, fra le culture, fra le religioni, fra le etnie, sia arricchita dal valore delle differenze.

“OSSIGENO” vuole riaffermare, di fronte a ricorrenti suggestioni ideologiche, un principio dal quale non si può prescindere soprattutto nel terzo millennio, e che noi giudichiamo universale: il principio della laicità degli stati. Lo Stato attraverso le sue leggi non può dare valutazioni etiche sulle scelte individuali, non può legittimare solo alcuni orientamenti religiosi o ideali delegittimandone altri, né deve invadere con condizionamenti autoritari la sfera delle libertà riconosciute universalmente, anche se riteniamo che le libertà non possono essere scambiate come immunità.

 

L’ATTIVITA’

Ecco allora il nostro impegno, un impegno continuo, che ci vedrà presenti su qualsiasi fronte dove vengono violati i diritti o dove si subiscono discriminazioni  con l’unico obiettivo di creare i presupposti per una nuova cultura ed una nuova società.

Informazioni:

tel. 06/67605241/42/43