Attualità
Carlo Grassi (Comunisti Sinistra Popolare):
Curtatone deve rispettare i limiti del parco imposti dai piani provinciali e non costruire nelle aree vincolate
Carlo Grassi consigliere comunale a Curtatone (MN) ha presentato una raccomandazione affinchè il costituendo Parco del paleoalveo del Mincio non subisca delle riduzioni che ne snaturerebbero la valenza storico - ambientale.
Grassi dimostra tutta la preoccupazione di Comunisti Sinistra Popolare per gli atti di vandalismo che hanno colpito un noto impresario edile della zona: occorre vigilare e assicurare che il mondo del lavoro e la comunità non siano ostaggio di situazioni mafiose. Non si possono chiudere gli occhi difronte ai numerosi episodi violenti che si stanno verificando nel territorio
Secondo l'esponente di COMUNISTI SINISTRA POPOLARE, infatti, occorre infatti rispettare limiti, vincoli e tutte le indicazioni imposte dalla Provincia di Mantova in sede di istituzione dell'area naturalistica che coinvolge i parchi del Mincio e dell'Oglio Po, insieme ai comuni di Curatone, Borgoforte, Marcaria e Castellucchio.
Ogni proposta di riduzione di quest'area, avanzata da alcune delle amministrazioni locali dell'area interessata, risulta, dunque, essere un atto indebito e contrario alla filosofia che sostiene la tutela di queste aree in un contesto ambientale che, per contro, sta subendo il massiccio attacco dell'edilizia residenziale spesso in forma di vera e propria aggressione del territorio.
La stessa Provincia di Mantova, infatti, nella relazione istruttoria della delibera, fa notare che "non c'è bisogno di nessuna ZTR per l'area in questione, in quanto il PGT in vigore è più che sufficiente a soddisfare i bisogni abitativi del Comune di Curtatone".
Secondo gli atti della Provincia i limiti da rispettare sono assai superiori rispetto alle riduzioni proposte dal Comune di Curtatone; l'area del parco in questione sita nel comune di Curtatone, infatti, insiste su un "corridoio ambientale" catalogato dalla specifica normativa come di primo livello ecologico, ovvero non suscettibile di modificazioni ambientali che snaturerebbero le caratteristiche dell'area stessa.
Grassi ha dunque insistito perchè tali prescrizioni vengano rispettate e il Comune non deroghi da esse: prevedere nuovi insediamenti urbani sarebbe infatti deleterio per un comune già sufficientemente dotato di abitazioni ed insediamenti abitativi cantierati (quartiere Edera di Levata), mentre, a fronte della esistenza di centinaia di locali costruiti e sfitti, non vi è alcuna previsione di aumento della popolazione residente per i prossimi anni.
Curtatone 01/10/2011
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Monica Perugini segretario regionale Lombardia
Giancarlo Latini segretario provinciale Mantova
Comunisti Sinistra popolare è con la CGIL e il sindacalismo di base nello sciopero generale del 6 settembre: nel corso di una generazione, infatti, le prospettive dei lavoratori europei ed italiani sono peggiorate in modo drastico ed è giunto il momento di rispondere al capitalismo con la proposta effettiva di costruire una società diversa, giusta, ispirata ai valori del socialismo e dell'eguaglianza sociale.
Nel contempo occorre rispondere colpo su colpo alle decisioni del governo e ai punti programmatici di un' opposizione che ripropone lo stesso modello sociale basato sulla differenza fra le classi, l'imposizione di sacrifici e di una sempre crescente povertà ai danni degli strati meno abbienti, colpendo e cancellando quelle conquiste sociali, economiche e civili che avevano fatto la differenza negli scorsi decenni, quando la classe operaia e i lavoratori avevano una forte rappresentanza politica.
L'intenzione di cancellare l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori a cui pochi anni orsono i lavoratori avevano risposto mobilitando oltre 3 milioni di persone alla manifestazione romana della CGIL, è oggi invece cosa fatta; tanto che solo la minoranza degli occupati oggi ha un contratto a tempo indeterminato e può quindi appellarsi allo statuto: per tutti gli altri garanzie e tutele non esistono più, tanto che alle destre non resta che attaccare il valore simbolico dell'articolo 18, dopo che per l'ennesima volta per risanare i conti di un'Europa gestita dai grandi capitalisti e banchieri, i conti si presentano a lavoratori, giovani e pensionati anche attraverso lo smantellamento dei servizi pubblici.
Anche l'opposizione non è da meno: il PD, per esempio, non pensa nemmeno di incidere sugli enormi ed assurdi privilegi della Chiesa, così come trionfa l'ipocrisia in tema di evasione fiscale. Perché non cambiare il principio della tassazione, passando dal soggetto del reddito all’oggetto del patrimonio?
Per questo l'unica via è costruire una rappresentanza politica autentica degli interessi delle classi popolari, sfatando l'ipocrisia dello schema maggioranza / opposizione, in realtà costituito da forze politiche legate ai medesimi interessi e principi capitalistici, assolutamente opposti a quelli che tendono alla costruzione di una società retta dai principi di giustizia ed eguaglianza.
Giancarlo Latini
segretario provinciale COMUNISTI SINISTRA POPOLARE MANTOVA
Monica Perugini
segretario regionale LOMBARDIA COMUNISTI SINISTRA POPOLARE
06/09/2011
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Giancarlo Latini
segretario provinciale COMUNISTI SINISTRA POPOLARE.
Apprendiamo con stupore che la neo vice presidente della provincia Giovanna Martelli (PD) inaugura il nuovo mandato e termina quello precedente di assessore ai servizi sociali nel comune di Volta, dove lei e il suo partito amministrano con Lega e destra, invocando l'ingresso dei privati nei servizi consultoriali e di vaccinazione, sostenendo che questa sarebbe l'unica via per salvarli.
Non perde il tempo dunque il Pd a far conoscere ai mantovani il suo vero volto: dopo aver fatto il pieno di voti presentandosi come "forza di sinistra", antagonista al programma liberista di PDL e Lega, si avvia a governare come sa, ovvero allo stesso modo delle destre, proponendo la privatizzazioni di servizi sanitari preventivi e di base realizzati grazie ad un impegno politico sostenuto da decenni di lotte volte a costruire una società democratica e di eguali: con le stesse motivazioni che hanno devastato lo stato sociale in questi anni, si va dritti sulla strada della distruzione del "pubblico", non riuscendo a mascherare la smaniosa quanto trasversale volontà di privatizzare, ovvero di regalare i servizi pubblici che addirittura si propongono ai privati, evitando persino di proporre una politica per il mantenimento della pubblicità, proprio l'opposto di quanto si era sbandierato fino a poche settimane prima.
Non si capisce, infatti, come i privati, usufruendo di risorse pubbliche, potrebbero gestire meglio e per tutti, servizi rivolti alle fasce più esposte della collettività.
La privatizzazione della sanità in Lombardia dovrebbe aver ampliamente dimostrato che questo assunto non è sostenuto da verità, anzi, lo spreco e le ingiustizie sono lampanti.
La differenza è che in campagna elettorale il PD dice una cosa, ma poi nell'amministrazione della cosa pubblica (e in Lombardia ha votato a favore della privatizzazione della sanità come per le privatizzazioni degli ospedali ex pubblici di Castiglione e Suzzara) fa l'esatto opposto.
Non c'è peggior improcrisia! I consultori come tutti i servizi pubblici vanno difesi come tali insieme alla loro qualità, non solo perchè permettono eguaglianza di trattamento per tutti e non divengono oggetto di mercanteggiamento a spese dei cittadini, ma perchè non barattano la salute e le sue implicazioni con la morale, come invece la spudoratezza del PD sta facendo, come peraltro sta accadendo nella ex rossa Emilia, dove proprio i consultori familiari sono stati assegnati ad associazioni private cattoliche. Ma lo stesso è accaduto nel Lazio col voto trasversale alla Legge Tarzia e in Puglia con le regalie targate Vendola agli ospedali di don Verzè.
I fondi ci sono, vanno razionalizzati e gestiti dalla struttura pubblica, non regalati con vili scuse a privati che si stanno impadronendo dello Stato. Peccato che ad essere ingannati siano sempre e soli i cittadini che avevano votato "a sinistra" (???) nella speranza che il vento cambiasse: l'inizio non è dunque dei migliori da parte di chi finora fa notizia solo nelle lotte per spartizioni e riconcorse di nomine.
Giancarlo Latini
segretario provinciale Mantova
COMUNISTI SINISTRA POPOLARE.
22.6.2011
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BASTA DELOCALIZZARE: la chiusura della GAMBRO rincara la crisi del destra Secchia.
Non ci sono altre strade: occorre un impegno serio per pretendere lo stop alle delocalizzazioni.
Nota di Monica Perugini capogruppo Comunisti Sinistra Popolare Provincia di Mantova
Le crisi di realtà produttive mantovane con sede nella provincia o altrove non si contano più. Le zone industriali del territorio stanno attraversando una sorta di analfabetismo di ritorno: una volta il capannone si faceva vicino alla casa, in tempi recenti la zona industriale doveva stare lontana dall'abitato, adesso se percorri la strada della calza o di altre aree recentemente dedicate alle industrie, ci trovi le villette a schiera tipo lidi romagnoli, tutte colorate col giardino e la vista sulla .... statale. Vuote. Perchè soldi non ce n'è.
E così anche gli svedesi della DASCO GAMBRO al confine col destra Secchia, chiudono e offrono i loro capannoni, dopo aver trasferito in Turchia e Romania i macchinari e le linee, a nuovi insediamenti industriali. Quali?
C'è pieno di dismissioni ovunque, aree un tempo vendute a poco prezzo, con sgravi, oneri al ribasso, urbanizzate e sostenute da servizi pagati dalla fiscalità pubblica e oggi abbandonate in un deserto industriale che, ben che vada, non è inquinato. Perchè il polo industriale della città, per esempio, già in fase di abbandono dopo la chiusura senza motivo della Sogefi di padron Di Benedetti, la cui spa continua ad aumentare i dividenti ai ... soci, è anche zeppa di tutto gli inquinanti possibili, accumulati in 40 anni di emissioni a pochi metri dal quartiere più popolato e dalla città. E di bonifica non se ne parla.
Il destra Secchia è in ginocchio da tempo, dopo la crisi Omicron sul baratro del fallimento, arriva la Gambro che occupa oltre 100 mantovani. Arriverà il consiglio provinciale a Ostiglia, convocato dall'assessore Grassi insieme ai lavoratori ed agli amministratori emiliani. Ma non è forse giunto il momento di chiedere una soluzione all'inarrestabile degrado che il nostro paese sta vivendo, svuotando e distruggendo la stessa concezione socio - econmoica di un territorio che si sta persino dimenticando di quando "andava bene"?
Occorre bloccare le delocalizzazioni, chiedere al governo un decreto urgente che vieti di chiudere e spostare dove il lavoro costa niente, operando una sorta di moratoria di tutte le chiusure e i trasferimenti di macchinari e imprese che, nel tempo, hanno ricevuto un qualsiasi tipo di incentivo dallo Stato o dagli enti pubblici. Ed è dura sostenere che nessuno li abbia ricevuti. La responsabilità dell'impresa di cui parla la Costituzione sta proprio qua. E' vero, i padroni oggi hanno ragione, chiudono e gettano migliaia di famiglie sul lastrico perchè le leggi glielo permettono, lo possono fare: spezzano il filo del lavoro in Italia, dove ancora esistono (pochi) diritti e garanzie e lo riannodano altrove, dove ciò non c'è mai stato, così che quel poco che potrà restare si dovrà adeguare alla globalizzazione dell'ingiustizia. Ma se non si potesse portar via nulla, se le regioni e gli enti locali pronti a stracciarsi le vesti e le fasce alle "minacce" pre elettorali di federalismo, quelle vesti e quelle fasce le lasciassero davvero sul tavolo del ministro, forse quella responsabilità sociale potrebbe essere fatta valere.
Prima o poi bisognerà pensarci, perchè l'assalto ai servizi sociali da parte di famiglie private di tutto, alle prese con le spese che strozzano in nome di un tenore di vita che sembrava obbligatorio, non potrà tardare.
Allora una scelta da parte di chi si scorda persino che c'è una classe che per vivere non balla o straparla in tv ma deve lavorare o di aver aperto la strada allo scempio, modificando la 2^ parte della Costituzione, ridotta oggi a un colabrodo a cui è stata fatta fare la fine dello Statuto dei Lavoratori, dovrà pur essere fatta: c'è da giurarci che insieme costoro la faranno dalla parte dei padroni. Ma sarà anche la volta che i lavoratori si daranno una loro, nuova rappresentanza politica autonoma per tutelare i loro interessi che altri hanno sfruttati per troppo tempo.
Monica Perugini
consigliere provinciale
comunisti sinistra popolare
Mantova
4/3/11
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Le lavoratrici della OMSA di Faenza saranno a Castiglione delle Stiviere (MN) per una manifestazione organizzata davanti alla sede del gruppo Golden Lady, venerdì 25 febbraio, per protestare contro il fallimento delle procedure avviate presso il Ministero dell'economia ai fini della riconversione industriale del sito faentino.
La trattativa di martedì al Ministero è andata deserta, nessuno si è presentato.
Il gruppo Golden lady dopo aver chiuso la OMSA di Faenza e prima ancora la sede veneta della SISI, sta smantellando lo stabilimento di Gissi in Abruzzo, mentre ha delocalizzato tutti gli impianti e la produzione in Serbia, dove ha assunto otre 3000 operai.
La crisi dunque non c'é. Il prodotto viene commercializzato in Italia e nei paesi occidentali ai consueti, elevati, prezzi di mercato, mentre le paghe degli operai serbi non superano i 250 euro mensili e garanzie e diritti sono preossochè inesistenti.
Il Gruppo consigliare provinciale di COMUNISTI SINISTRA POPOLARE segue la lotta di queste operaie, le manifestazioni sul boicottaggio dei marchi della Golden Lady e sostiene tutte le iniziative di lotta delle oltre 320 donne che rischiano di non trovare nessun altro posto di lavoro, dall'inizio di quella che sembrava una vicenda impossibile.
La manifestazione del dicembre scorso tenutasi a Mantova presso l'auditorium del Conservatorio, insieme ai cantanti del Teatro alla Scala di Milano e ad altri lavoratori in lotta per il posto di lavoro, ha rappresentato una ulteriore momento di diffusione di una lotta che deve essere sostenuta perchè interessa tutti.
Si tratta di un conflitto che sta mettendo a nudo la reale situazione del settore calzaturiero, non solo mantovano, che tenta di mascherare la propria politica industriale, peraltro in acclarata assenza di crisi, considerato che la produzione prosegue a gonfie a vele all'estero, cercando di mantenere lontano dalla sede castiglionese le voci del conflitto.
Le responsabilità del gruppo di Nerino Grassi invece non vanno nascoste.
Se questa è la politica di un intero comparto, vista anche la precedente e poco nota vicenda della Pompea che a causa delle reticenze di questi anni, anche da parte sindacale, ha visto trionfare una vertenza di chiusura e spostamento -sempre in Serbia- dei macchinari di un altro marchio forte della Strada della Calza che unisce Mantova a Brescia e Cremona, fra il silenzio generale; per difendere il sito produttivo italiano che ha sede a Castiglione occorre lottare per imporre che quello storico di Faenza possa tornare a produrre ed essere re industrializzato, riassegnando al lavoro le 320 operaie OMSA.
Solo difendendo tutti i posti di lavoro, la dignità di tutte le lavoratrici, rivendicare come esigibili i principi che parlano di responsabilità sociale dell'impresa che il padronato misconosce e viola sistematicamente mirando unicamente al profitto, potrà prospettarsi una via d'uscita dalla crisi che attacca solo i lavoratori e li relega al ruolo di "esuberi".
300 licenziati dall'inizio dell'anno nella provincia di Mantova testimoniano quello a cui il padronato mirava attraverso la crisi: sancire l'assenza e lo smantellamento della produzione nel nostro paese. Si produce altrove dove i salari sono da fame e non ci sono diritti e garanzie per i lavoratori, come leggi di tutela dell'ambiente e della sicurezza. Per i licenziati non ci sarà rientro in produzione, ma marginalizzazione e controllo sociale di fasce sempre più vaste da emarginare.
A questo incubo disegnato dalla destra, non contrastato anzi accettato dal PD e dai suoi satelliti, occorre reagire con una politica chiara a tutela dei lavoratori e dei loro diritti che rappresentano gli interessi dell' intera società civile e democratica e senza i quali il declino autoritario e securitario già avviato, sarà scontato.
16/2/11
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La riunione di ieri 15 febbraio a Roma fra le parti sociali, l Ministero e la proprietà del castiglionese Grassi, non ha portato a nulla, nonostante la mobilitazione delle operaie dell'OMSA prosegua da oltre un anno e le promesse di riconversione del sito siano state infinite da parte della proprietà col coinvolgimento degli enti locali interessati.
Grassi sembra non rinunciare alla strada che porta dritto dritto alla chiusura del sito di Faenza ed alla richiesta di cambio di destinazione d'uso dello storico stabilimento che da circa 60 anni produce le calze OMSA prima che intervenisse lo stesso gruppo Golden che adesso il patron castiglionese produce in Serbia con operaie e operai assoldati a 200 / 300 euro al mese senza diritti e garanzie. Mentre il mercato, la distruzione e il prezzo restano quelli occidentali.
Le operaie della OMSA hanno già messo in previsione una trasferta castiglionese per la prossima settimana, c'erano già venute anni fa quando Grassi iniziò a imporre la cassa integrazione, partendo dagli stabilimenti lontani da casa sua.
Occorre finalmente rendersi conto della gravità di un atteggiamento che il padronato ha assunto da tempo proprio nel settore della calza, un comparto dove l'ente pubblico ha sempre dato molto: dagli sgravi fiscali, alla costruzione delle infrastrutture, prima fra tutte la stessa strada della calza, agli oneri urbanistici: anche la Pompea da tempo ha delocalizzato in Serbia nonostante il silenzio, anche sindacale, che ha contrattato una chiusura che oggi vede Pompea terminare la cassa straordinaria per passare alla mobilità, fra il silenzio e la rassegnazione generale, alla faccia di quella responsabilità sociale dell'impresa il cui stato fa inorridire i padri costituenti ma soprattutto le centinaia di donne che hanno più il lavoro ed una collettività he si trova supermercati e insediamenti edilizie dove prima si produceva.
Tutti coloro che stanno dalla parte die lavoratori non potranno non fare i conti con lo scempio che questo modello sociale e politico sta producendo a danno della classe lavoratrice: noi siamo con le donne della Omsa, ne sosteniamo da sempre la lotta, compreso il boicottaggio dei prodotti del gruppo Golden Lady e con loro lo faremo in difesa dei diritti e della dignità di tutte.
Monica Perugini
consigliere provinciale
comunisti sinistra popolare
17/2/2011
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30/11/2010 Mantova: Carlo Grassi alla sede di Lunetta con gli studenti.
La nota sull'Università di Mantova di Monica Perugini
L'assessore al lavoro ed alla formazione professionale Carlo Grassi questa mattina 30 novembre, si è recato alla sede universitaria di Lunetta per incontrare la delegazione degli studenti che stanno organizzando assemblee e prese di posizione contro il pericolo di tagli alla struttura.
Grassi ha inoltre parlato con alcuni insegnanti e con il personale della distaccamento: tutti hanno dimostrato l'enorme preoccupazione per i tagli preventivati che, secondo le indiscrezioni di queste ore, dovrebbero proprio colpire le specializzazioni annesse alla facoltà di medicina ed in particolare quelle di educatore professionale. Tutti restano in attesa delle comunicazioni e dell'incontro coi rappresentanti del Comune di Mantova che avrebbe preannunciato il taglio di 400.000 euro al polo mantovano. Grassi oltre alla solidarietà ed alla condivisione delle posizioni degli studenti, ha assicurato il proprio intervento presso la giunta provinciale affinchè la stessa Provincia si faccia carico di intervenire presso Il Comune.
Solidarietà alla lotta degli studenti universitari e medi in lotta a difesa della scuola pubblica, contro i tagli che vogliono svilire e annientare la portata critica di scuola università e formazione, anche dal parte del capogruppo di Comunisti Sinistra Popolare Monica Perugini che ricorda come comunque entrami le amministrazioni di centro sinistra avrebbero dovuto impedire che il cda della Fondazione fosse composti a maggioranza da chi, per contro, destina meno risorse economiche, mentre Provincia e Comune che erogano la maggior parte dei fondi, sono in minoranza proprio nell'istanza decisionale. In questi anni infatti le scelte di politica universitaria sono state fatte dagli industriali e dai soci privati della Fondazione, mentre troppo spesso il pubblico si è limitato a finanziare ed acconsentire. I Comunisti hanno presentato infinite mozioni e richieste perchè lo Statuto fosse modificato, ma nè la Brioni nè Fontanili hanno mai prestato ascolto, limitandosi al teatrino delle nomine. Con l'avvento del centro destra, la contraddizione è esplosa, essa rivendica grettamente "i posti" del cda ma era da salvarsi per tempo l'aspetto pubblico di quella che doveva diventare una effettiva università e non un eterno distaccamento di sedi principali.
30/11/2010
Monica Perugini (Comunisti Sinistra Popolare) sull'Università di Mantova: era il centro sinistra che doveva riequilibrare la composizione del CDA. Da anni continua a pagare il pubblico e comanda il privato.
Siamo al parossismo: il sindaco di Mantova Nicola Sodano prende le difese della parte pubblica che finanzia l'università e si contrappone agli industriali, che, mettendoci il minino delle risorse possibili, non desistono dal pontificare, criticare e lanciare messaggi contro i tagli, peraltro generati da un governo che di certo non li vede come figlio di un dio minore.
Non siamo ingenui e immaginiamo benissimo i motivi dell'attacco alla giunta Sodano e pure delle posizioni del sindaco.
Ma nemmeno possiamo dimenticare le nostre battaglie politiche: quante volte abbiamo chiesto ufficialmente alle giunte di centro sinistra di Provincia e <Comune di Mantova (principali finanziatori della fondazione), di assumere quella che avrebbe dovuto essere la conseguenza dell'impegno economico, ovvero il controllo pubblico della stessa fondazione e quindi delle scelte di politica accademica.
Fontanili e la Brioni hanno sempre fatto orecchie da mercante ed hanno nominato i loro referenti in quel consiglio, facendolo gestire ad altri (interessi): gli industriali, che investendo il minimo ottenendo il massimo, anche a livello politico, come del resto sanno e devono fare.
Così oggi l'Università non è quella di Mantova ma una sede distaccata di quella di Milano e di altri atenei. E' rimasto quel distaccamento privo di autonomia, gestito da chi non ha investito che era ai tempi del consorzio.
Perchè il centro sinistra, quando poteva, non ha preferito prendere le parti della posizione pubblica? Adesso oltre il danno la beffa: quella posizioni la cavalca la destra che, di certo, in seguito la gestirà come da copione, ovvero a favore degli interessi della classe che rappresenta: e non sarà quella dei ceti popolari.
Come può ancora avere la nostra credibilità una simile aggregazione politica che ha svenduto idee e un patrimonio sociale e culturale che avrebbe dovuto difendere e gestire a favore della collettività? Occorre un radicale cambiamento: ciò che in questi anni abbiamo ribadito nelle battaglie politiche, lo presenteremo in campagna elettorale, una sorta di bilancio di mandato dell'impegno dei comunisti che intendiamo difendere con una proposta nettamente antagonista alla politica della destra ma altrettanto alternativa alla posizione del Pd e dei suoi accondiscendenti alleati che insieme, hanno compromesso conquiste, passioni, diritti delle classi popolari.
Monica Perugini
capogruppo Comunisti Sinistra Popolare
27/11/2010
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Monica Perugini consigliere provinciale C-SP
Il vice sindaco leghista di Rodigo (MN) sbriga la questione del nido, delle rette alte, del costo dei servizi (ex) pubblici (quì con gestione privata con comodato d'uso ventennale ad una cooperativa di muratori ravennati): la madri stiano a casa a tenere i figli e non vadano a lavorare....
Tranquillo il vice sindaco di Rodigo: l' odierna pubblicazione dei dati sulla disoccupazione hanno già risolto il suo problema. Una donna occupata su due, ha perso il lavoro e data la condizione di demoralizzazione e sfiducia denunciata, molte di queste donne nemmeno lo cercano più, il lavoro.
La demagogia quindi è decisamente fuori luogo, visto che la (inesistente) politica economica del governo delle destre sta portando il paese, o meglio le sue classi popolari e lavoratrici, alla disfatta.
Imporre di fatto alle donne di restare casa e non portare i bambini all'asilo, sopprimere servizi per i quali la Lombardia (con Mantova in testa) era punta d'eccellenza fino a pochi anni fa, ovvero prima che la deregolamentazione sperimentata proprio dal presidente Formigoni e fatta propria da altre regioni, a partire da Emilia e Toscana, aprisse la giungla della privatizzazione anche nel settore educativo e scolastico, aumentare le tariffe in modo da rendere inaccessibili gli stessi servizi pubblici (scuola, trasporti, sanità, servizi alla persona e ambientali), è politica distintiva avviata da tempo dai governi nazionali e locali delle destre, purtroppo condivisa trasversalmente da Pd e centro sinistra, con la scusa che ... non si poteva fare altrimenti.
Poco conta che anche le donne della Lega rimarchino il primato dei servizi e il diritto al lavoro: è la politica del loro partito e del loro padrone ad aver abbattuto entrambi.
Il movimento delle lavoratrici presente ovunque nel paese, iniziato dall'esperienza delle donne dell'Omsa di Faenza, attivo in Lombardia nelle lotte delle donne delle cooperativa che sfruttano donne immigrate e sottopagate nei servizi di pulizia da Malpensa e gli enti pubblici, fino ai recenti scioperi delle operaie dell' emiliana Perla, tuttavia, stanno a dimostrare che è ripresa una lotta politica dagli obiettivi chiari, non più disposta a farsi strumentalizzare: quella delle donne che lavorano, che hanno conquistato negli anni diritti e servizi per tutti, arricchimendo una civiltà intera e che non hanno nessuna intenzione di condividere il massacro nei lori confronti, scatenato dal padronato con la compiacenza dei propri rappresentanti politici trasversali.
1/10/2010
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Alberto Piccinini segreteria provinciale CSP
In merito alle lettera di Claudio Balestrieri apparsa sulla Gazzetta del 21 us sulla vicenda APAM, ricordiamo che non è solamente il gruppo consiliare di Comunisti Sinistra Popolare a far parte della maggioranza consigliare della Provincia, poichè anche il partito di Balestrieri vanta un assessore (tale da circa 10 anni) e una consigliera che, nonostante le svariate giravolte, è stata eletta nelle liste del PRC ed era in consiglio anche il precedente mandato, insieme ad un'altra, addirittura presidente del consiglio provinciale.
Lo stesso dicasi per APAM, dove il PRC aveva un consigliere nel CdA di azienda esercizio e proprio ai tempi della aggiudicazione dei primi subappalti (ben superiori all'odierno 11%). Nella foga di buttar discredito su ciò che resta della politica di sinistra, probabilmente perchè non fatta da lui, quello che secondo il PD dovrebbe essere il referente della sinistra unita, dimentica persino che fu grazie all'impegno dei due ex partiti di sinistra (pdci e prc) e in particolare dei compagni Latini e Gaddi, se Apam non fu venduta ai privati francesi (dell'Emilia) che tanto piacevano al PD e si arrivò quindi ad una soluzione pubblica con Bergamo e Milano, dato che la legge Burlando (PD), a suo tempo, impose la privatizzazione delle aziende di trasporto pubblico. E la presenza del compagno Latini nel cda di APAM Spa, in questi anni, è sempre stata garanzia sia in tal senso oltre che a difesa dei diritti dei lavoratori. Per il patito Balestrieri ci sono i verbali da consultare.
La lotta poi è proseguita su subappalti, stazioni passanti, P.le Mondadori, Mantova Parking, trattamento del personale, tariffe sia nella giunte del comune capoluogo che della Provincia, così come dei rispettivi consigli ed anche dunque dai banchi della maggioranza, nessuno imponendo che ciò che sancisce il PD sia legge immodificabile e si possano (in realtà sempre meno, visti gli scarsi numeri della sinistra ma anche per l' appiattimento ai diktat democratici) fare proprie proposte conformi alle proprie idee. Stesso fulmineo intervento, non è giunto però dall'assessore e nemmeno dai consiglieri PRC (sia in APAM che Provincia - e prima del 2006 erano ben due).
Di che si lamenta adesso Balestrieri? Col suo consueto tono acido, che trasuda rancore, sparge veleno e discredito su ciò che resta della politica a sinistra a Mantova: forse dopo la batosta che ha preso alle scorse elezioni comunali e nonostante le cantonate rimediate con denunce infondate, deve ancora radere al suo qualcosa e si arrampica inutilmente sugli specchi nel tentativo di dimostrare che è lui il migliore (non certo quello vero): così dovrebbe farsi l'unità a sinistra?
Dopo la festa del PD a cui ha partecipato da protagonista, forse avrà da eseguire il compito assegnato... Dimentica però il dato oggettivo più importante: le scelte sui subappalti le ha fatte APAM esercizio, la società che gestisce l’azienda coi suoi presidenti (Caristia e Trevenzuoli) su proposta dei loro direttori (Baldini e Viola): sono loro che hanno sbagliato, sono loro che devono pagare. APAM SPA non ha competenza se non sulla proprietà dei beni. La foga di sparare nel mucchio, poi, nemmeno consente a Balestrieri di scorgere la lotta all'ultimo sangue all'interno del centro destra sulla volontà gestione (privata? come già il PD aveva proposto?) dei trasporti pubblici: nel resoconto da bignami sulla storia di APAM, dimentica che quando il sindacato ha sottoscritto l'accordo sui subappalti, in calce al verbale la firma del referente UIL era quello della sig.ra Berra, ex socialista, oggi leghista aspirante presidente APAM.....
Vedremo se i fulmini di guerra del PRC nei consigli e nella giunta provinciale sosterranno la mozione che Comunisti Sinistra popolare presenterà sulla colpevole negligenza dei responsabili per far pagare a loro (e non sempre all'ente pubblico) le multe rimediate, con relativa assunzione dei lavoratori trattati indebitamente.
Abbiamo fatto la stessa cosa sulla RSA Villa Carpaneda, portata allo disastro economico dal suo ex presidente (revocato dalla stessa Regione) che ha messo a repentaglio posti di lavoro ed utenza, oltre che il rischio del passaggio dell' accreditamento a privati: non abbiano visto nessuna corsa a sottoscrivere l'esposto più volte presentato in commissione e consiglio e nonostante l'assessore alla partita sia proprio del partito di Balestrieri.
N.b: non essendo abituati a questi esercizi di stile rancoroso, mossi inevitabilmente dopo un'insistenza che meriterebbe ben altri bersagli, qui chiudiamo: la nostra politica continueremo a farla nel territorio e coi nostri compagni militanti e amministratori.
Alberto Piccinini
Comunisti Sinistra Popolare
segreteria provinciale Mantova
22/8/2010
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L'effetto Pomigliano già arriva ad ogni italiano.
Nota sulla vicenda Tecnoclock di Motteggiana
Monica Perugini
consigliere provinciale Mantova, segretario regionale Comunisti Sinistra Popolare Lombardia
La Tecnoblock era una delle storiche fabbriche metalmeccaniche della bassa mantovana, produceva apparati per la rifregerazione industriale, e da tanto tempo.
La crisi per una realtà produttiva come questa non c'era se non fosse intervenuta, tanto per cambiare, la cattiva gestione dei proprietari che prima di mollare e cedere il controllo, hanno compiuto lo scempio, fino in fondo.
160 operai, più l'indotto, in balia di un imprenditore che non pagava gli stipendi nonostante le commesse arrivassero: poi la beffa: chi lavorava non percepiva lo stipendio ed è restato persino senza i soldi per pagare la benzina per andare al lavoro, mentre gli operi in cassa integrazione, almeno percepivano quella, ma solo in un secondo tempo, visto che quella che doveva anticipare il padrone non è mai arrivata.
Anche le ultime promesse del padrone sono riuscite a fare sfracelli: gli operai, letteralmente presi per il collo, avevano rinnegato una prima trattativa sindacale, credendo alle promesse di pagamento provenienti dal padrone. Ma le cose non sono andate in questo modo e alla vecchia proprietà non è rimasto che cedere. Dopo mesi, infatti, una cordata locale si è fatta avanti e alla fine la proprietà indebitata ha ceduto la mano, evitando il fallimento, senza tuttavia pagare gli arretrati dei lavoratori che, per ora, nemmeno i nuovi acquirenti hanno intenzione di corrispondere.
Il comune di Motteggiana è uno di quelli amministrati da un PD monocolore ancora convinto di controllare e dirigere tutto: "i lavoratori, nonostante la gravità della situazione, si stanno comportando con grande dignità" ha dichiarato il segretario provinciale, davanti ai cancelli il giorno dello sciopero con tanto di cartello di solidarietà e stato paggiore in forze davanti ai cancelli. Tradotto: come vorrebbero lui e il suo partito, cioè accettare dignitosamente di farsi massacrare, senza pretendere più di tanto e non fare problemi.
E del resto anche l'esito successivo della vicenda è trattato in modo anestetizzato anche dal quotidiano locale, di proprietà del gruppo dell'ing. De Benedetti, la tessera n. 1 del PD che, oltre a Repubblica, possiede, fra l'altro, uno degli ospedali ex pubblici sempre della bassa mantovana, possedeva l'ex fiore all'occhiello della meccanica cittadina, la Sogefi, oggi chiusa, esempio di desolazione (inquinata) nell'area industriale della cintura cittadina.
Il giornale locale parla solo di salvataggio di 51 posti di lavoro e si "dimentica" che l'accordo raggiunto con sindacato e lavoratori, sacrifica qualcosa come 109 posti di lavoro, da lunedì in cassa integrazione e senza prospettiva per il futuro. Nella bassa mantovana, infatti, a parte le bufale lanciate dallo stesso quotidiano locale che giorni fa favoleggiava (per poi smentire) che l' IVECO di Suzzara avrebbe assunto centinaia di operai a seguito di una grossa (poi verificatasi inesistente) commessa di Ducato per l'estero, non ha prospettive e i comuni del distretto sono alle stremo per il taglio delle risorse.
Ma cioè di più: i 51 che si salvano avranno un contratto a tempo determinato in cambio di quello indeterminato di cui disponevano. Accetteranno? Per forza!!! Non hanno altra scelta: è dunque scattato l'effetto domino proveniente direttamente da Pomigliano: già da oggi tocca a ogni italiano, alla faccia di quei contenuti positivi che Statuto dei Lavoratori, per non parlare della stessa Costituzione, avevano posto come pietre miliari della nostra democrazia.
Quei diritti sono oggi di fatto svuotati, resi inutili da una pratica che nemmeno avrebbe bisogno delle controriforme che affascinano il mondo politico, se non per assestare il colpo definitivo alla cultura stessa dell'eguaglianza: tutto ciò alla faccia della retorica propagandistica tanto in voga di questi tempi.
Bisognerebbe difenderli davvero quei diritti e farlo per tutti: l' accerchiamento che governo, padronato, sindacalismo giallo e non solo, forze arrendevoli della pseudopposizione insieme al doppiogiochismo da funzionarato della "sinistra radicale" rintanata nei direttivi, stanno portando a FIOM e sindacalismo di base, rischiano infatti di portare ad una sconfitta sociale di proporzioni ben più vaste di quanto superficialmente si creda, ovvero a quello che vuole il capitalismo: il governo completo della società e l'asservimento senza pretese di riscatto, di un proletariato abbandonato.
Monica Perugini
capogruppo consiglio provinciale Comunisti Sinistra Popolare
segretario regionale Comunisti Sinistra Popolare Lombardia
18.6.10
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TECNOBLOCK MOTTEGGIANA in 160 a rischio: Carlo Grassi convoca il tavolo istituzionale di crisi.
Monica Perugini capogruppo consiglio provinciale Comunisti Sinistra Popolare: mozione per aumentare il fondo straordinario di solidarietà e sottoscrivere le intese in tutti i distretti della provincia
Piena solidarietà ai lavoratori della Tchoblock da parte dell'assessore provinciale al lavoro Carlo Grassi che ha immediatamente contatto sindacati e rappresentanti RSU sull'aggravarsi della crisi della ditta di Motteggiana.Stamattina Grassi sarà a Motteggiana per ribadire come la Provincia si impegnerà immediatamente, convocando subito il tavolo di crisi che coinvolge imprese, istituzioni e sindacato.
Le preoccupazioni che il sindacato aveva evidenziato tempo fa a proposito dello stato di crisi dell'azienda della bassa, erano veritiere e vanno a peggiorare un quadro nefasto dell'intero comparto che vede ogni mese perdere centinaia di posti di lavoro senza alcuna prospettiva futura attendibile.
Nel frattempo Monica Perugini capogruppo di comunisti sinistra popolare in consiglio provinciale e segretaria regionale del movimento, oltre ad esprimere solidarietà, ribadisce come la Provincia debba, a partire dall'attuale avanzo di amministrazione, potenziare la capienza del fondo di solidarietà per i lavoratori cassaintegrati da assegnare di concerto con i comuni del distretto interessati in quanto la situazione diviene ogni giorno poiù grave, poichè si stanno esaurendo anche gli ammortizzatori sociali e i risparmi delle famiglie, che hanno tamponato le criticità di questi mesi. Gli enti locali devono quindi fare la loro parte, scegliendo in modo chiaro di sostenere lavoratori e famiglie al posto di altre politiche oggi divenute di importanza secondaria. Anche perchè senza reddito, verranno a mancare istruzione e quindi anche interesse per cultura e turismo! E' ora che i comuni capi distretto della provincia che ancora non l'hanno fatto, a partire dal capoluogo, sottoscrivano la convenzione con la Provincia per attivare le politiche attive e passive possibili anche con l'ausilio degli strumenti regionali che, pur farraginosi e non completamente condivisibili, sono oggi gli unici strumenti possibili per rispondere parzialmente al degrado socio economico che sta travolgendo la nostra realtà.
10/6/2010
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Carlo Grassi
assessore provinciale al lavoro
CRISI: LA CHIUSURA DEKKA SEDE MANTOVANA DELLA NUOVA PANSAC RIBADISCE LE
RESPONSABILITA' di quelle amministrazioni comunali e di quei distretti che non
hanno sottoscritto l'intesa provinciale per il lavoro che prevede forme di
sostegno e di accompagnamento: prima fra tutte Mantova, che dopo un anno di tira
e molla è giunta a scadenza senza firmare.
Mi aspettavo che oltre
alle parole ed alla partecipazione in prima fila alle manifestazioni quella
"sinistra" aderisse alla proposta... ora rinnoviamo la richiesta alla nuova
amministrazione.
E vale anche per chi si ostina a non firmare, impedendo ai lavoratori sostegno e
formazioni professionale a carico degli enti pubblici e non ... delle loro
tasche.
Il precipitare della crisi della Nuova Pansac con oltre 40 lavoratori che
perderanno il lavoro anche a Mantova, accelera l'urgenza con cui occorre
definire la firma del protocollo d'intesa fra Provincia e distretto del Comune
di Mantova, per assumere le misure di contrasto della crisi economica previste
dalle leggi regionali attraverso forme di politiche attive del lavoro, oltre che
di sostengano al redito e di reinserimento occupazionale, dei lavoratori
licenziati.
La precedente giunta del capoluogo, nonostante le insistenti richieste dal parte
della Provincia, le numerose riunioni e contatti fra uffici, non ha mai dati
risposta e nemmeno sottoscritto l'intesa, a differenza di altri distretti,
limitando così la pratica del sostegno ad interventi assistenziali, non
coordinati nel territorio del distretto e che non permettono di usufruire delle
forme di sostegno previste dalla Regione per il tramite della Provincia.
A tale riguardo, per esempio, mi chiedo se l'iniziativa dei 10.000 euro,
presentata di recente come sostegno agli acquisti per le famiglie dei
cassaintegrati, rientri in quei contributi che la Provincia aveva assegnato a
Mantova come forma di sostegno al reddito, non essendo stato attivato quel
coordinamento fra enti che le nuove norme impongono per contrastare gli effetti
di una crisi devastante.
Senza la sottoscrizione dell'accordo, poi, nè Mantova nè gli altri comuni del
distretto potranno usufruire dei nuovi contributi deliberati della giunta
provinciale così come non potranno utilizzare le forme attive di reinserimento
previsto dal sistema delle "doti lavoro" con sostegno al reddito e di formazione
professionale a totale carico dei finanziamenti regionali e provinciali: queste
forme, per esempio, potrebbero essere immediatamente attivate a favore dei
lavoratori e delle lavoratrici della Nuova Pansac.
Lo stesso dicasi per quei distretti che ancora non hanno firmato: al riguardo
non credo siano spendibili motivazioni di carattere ideologico, trattandosi di
provvedimenti rientranti nella politica impartita dalla Regione Lombardia.
Semmai potrei lamentare il contrario! Ma in tempi di disastro mi sarei aspettato
un po' più di attenzione e senso di responsabilità.
Mi aspetto dunque che sindaco di Mantova e assessore alle politiche sociali,
aderiscano velocemente alla proposta; ancora non riesco a comprendere come la
passata amministrazione e i suoi uffici non la abbiano considerata nei giusti
termini, causando inammissibili ritardi a danno dei lavoratori interessati,
nonostante gli effetti devastanti della crisi siano da tempo eclatanti, anche
nel capoluogo.
Dopo le ultime drammatiche vicende, in particolare della Nuova Pansac, confido
che ci sia finalmente una sterzata e si ponga fine a quello che giudico un
incomprensibile immobilismo in un settore di intervento che, al contrario,
avrebbe dovuto rappresentare la prima preoccupazione di un sindaco e della
intera sinistra che dice di rivolgersi al mondo del lavoro e dei lavori.
Carlo Grassi
assessore provinciale al lavoro ed alla formazione professionale
Mantova
15/5/10
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LORI NON PAGA GLI STIDENDI, MANIFESTAZIONE DEGLI OPERAI DELLA NUOVA PANSAC A MANTOVA 14 GENNAIO 2010
Monica Perugini
Giunti da tutti gli stabilimenti di proprietà Fabrizio Lori, i lavoratori della Nuova Pansac hanno protestato giovedì 13 gennaio a Mantova, sotto le finestre degli uffici amministrativi dell’impresa che il presidente del Mantova Calcio ha ereditato dal padre ma che sta gestendo con ben diverse modalità e risultati.
Gli oltre 950 dipendenti che lavorano nelle fabbriche di Mira nel Veneto e di Zingonia (BG) che non percepiscono gli stipendi da novembre e non hanno nemmeno ricevuto la tredicesima, infatti, sono in lotta da mesi e dopo le numerose iniziative territoriali, hanno organizzato la protesta nella città di Lori e che ama Lori, forse assai al di là dei suoi meriti.
A Mantova, infatti, il presidente e la sua famiglia non hanno sedi produttive, in Via Mazzini gestiscono solamente le incombenze amministrative di un colosso che ha fatto fortuna coi brevetti delle pellicole per alimenti e per l'igiene personale e sono venduti in tutto il mondo (occidentale) perché ormai considerati indispensabili �dal dompak agli assorbenti- ma nella sua città è divo incontrastato grazie all’acquisto della squadra di calcio che ha portato dalla profonda serie C a sfiorare la promozione in serie A, solo quattro anni orsono, rilevandola in toto dagli ex proprietari veronesi.
Adesso le cose vanno male anche per la squadra di calcio ma non sembra che ai calciatori sia stato riservato il medesimo trattamento degli operai veneti e lombardi in sciopero da oltre un mese e che hanno attivato anche manifestazioni di protesta sulla statale Romea.
Lori si è detto amareggiato per il comportamento degli operai e dei sindacati: Luca Ceolin della RSU, gli replica invitandolo ad immaginare come si sentono loro, gli operai: gli stipendi non vengono pagati da novembre, niente tredicesima nonostante le promesse, quote di TFR prelevate in busta paga e mai versate al fondo pensioni, la produzione ferma con l�aggiunta di un gesto che rappresenta il segno della impareggiabile signorilità di Lori, nemmeno quanto trattenuto dalle buste paga dei lavoratori per le quote del circolo dei dipendenti sono mai state versate al CRAL !
In questo anacronistico gioco delle parti, a Mantova, sono stati i lavoratori a ribadire che la priorità consiste nella immediata ripresa della produzione che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe avvenire a breve se i referenti di Confindustria che stanno seguendo le trattative (visto che Lori non lo fa) chiuderanno con due colossi multinazionali disposti a garantire commissioni per conto terzi.
E meno male che la Giunta comunale di Mantova ha cassato definitivamente il mega progetto del nuovo stadio, proposto dalla precedente amministrazione quando il Mantova andava a gonfie vele. Lori comunque non avrebbe messo un soldo, tanto che tutte le spese sarebbero state messe in conto dell'ente pubblico e anche oggi non paga l'affitto dello stadio che ha in uso esclusivo. L'area su cui sorge l'attuale Martelli, a pochi metri da Palazzo Te, se lo scempio fosse passato, sarebbe andata in permuta ai costruttori: un asse fra le società di impiantistica sportiva della Fiat e i costruttori delle Coop reggiane?? Chi non crede al caso potrà almeno ammettere che l'attuale sindaco Fiorenza Brioni con la scelta di bloccare tutto ci ha preso, a dispetto di quello che sostiene il suo parti, il PD, a cui oltre al calcio locale, probabilmente interessa ancora meno il futuro dei 950 operai della NP.
Il precedente della Reggiana, poi miseramente retrocessa fra i dilettanti, che portò al fallimento della Giglio e sul lastrico centinaia di lavoratori e vasti settori produttori agricoli, infatti, non può che ritornarci in mente.
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Proporre un ennesimo centro commerciale e per di più in pieno centro, in una via stretta e di importanza storica, come sta facendo l'attuale amministrazione castiglionese, è per noi un autentica sciagura urbanistica capace di aprire le porte ad un ulteriore caso di sfruttamento urbanistico intensivo del territorio e di aggravarne le criticità.
Dopo aver costruito in ogni angolo delle colline, la furia edilizia non si ferma nemmeno in centro storico. Chiediamo quindi che si spieghi a cosa possa servire un altro centro commerciale che procurerà nuovi problemi al traffico ed alla complessiva economia del tessuto commerciale del centro storico già in sofferenza come hanno dimostrato le infinite polemiche sulla pedonalizzazione della zona.
Inoltre: che l'ALER abbia acquistato lo stabile per 5 mln di euro e ora lo ponga in vendita per una base d'asta di 7, suona quanto meno strano.
Se l'ALER, che per merito della politica liberista della destra (sostenuta in Regione da buona parte del PD che ha di fatto assunto questi principi come propria prassi politica locale) è stata trasformata in azienda, infatti, va rammentato che fra i suoi scopi vi è l'espletamento della politica abitativa sociale e convenzionata e non la compravendita immobiliare diretta a ritrarre profitto così come potrebbe essere per qualsiasi agenzia immobiliare che segue unicamente il fine di lucro!
Non solo quindi l'ennesimo centro commerciale non serve anzi è dannoso, ma l'amministrazione castiglionese deve tener fede agli impegni, ovvero trasformare l'area in un progetto con alloggi a canone sociale e convenzionato destinati a giovani coppie, anziani, nuclei mono familiari, alloggi protetti, aree di aggregazione sociale (completamente assenti nel centro cittadino) rispondendo ad esigenze autentiche che le amministrazioni che si sono succedute non hanno saputo (voluto?) risolvere. La scelta sull'ex OP non fa che riproporre passato e presente: opportunità e profitto per i patrimoni privati, nessun ritorno per la collettività.
Poco contano gli odierni starnazzi e le vendette della Lega contro la proposta: a suo tempo, quando era in maggioranza, l'aveva approvata, proprio come aveva fatto per il centro islamico. La pantomina padana infarcita di retorica, infatti, non dovrebbe più incantare nessuno. I veri problemi di Castiglione, del resto, per la Lega e per la destra sua alleata restano tabù: dall'inquinamento che ha raggiunto livelli preoccupanti proprio a Castiglione, alla crisi occupazionale di molti settori industriali per i quali non si vede fututo, allo stato dell'Ospedale San Pellegrino da cui fuggono medici e dipendenti al pari dei pazienti con buona pace delle operazioni di marketing che non riescono a mitigare la triste realtà di un patrimonio pubblico gettato allo sbando, fino all' inarrestabile scempio urbanistico che dalle colline sta calando come Attila verso il centro storico. Al di là dei nostri interventi e dell'indignazione della cittadinanza, poi, il panorama politico castiglionese nemmeno ci presenta alcuna opposizione: non dalla vacua minoranza PD, così come dalle urla a vuoto dei leghisti.
Giancarlo Latini
Castiglione Migliore
22.12.09
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La pillola RU 486 è legge e deve essere applicata. Nessuno speculi sul corpo delle donne
Anche a Mantova i medici obiettano ma la legge 194 non prevede il ricovero ospedaliero....
Monica Perugini
consigliere provinciale COMUNISTI SINISTRA POPOLARE Mantova
Dopo mesi di tira e molla e polemiche L'Agenzia Italiana per il Farmaco ha infine sancito la commerciabilità in anche in Italia della RU486 meglio .
Nello scontro fra poteri forti dunque la lobby farmaceutica, pare avere avuto la meglio ha avuto la meglio sulle pressioni vaticane e da febbraio anche in Italia questo farmaco sarà disponibile negli ospedali, così come avviene nel resto dell'Europa.
E' una piccola rivoluzione che permetterà alle donne una maggiore libertà di scelta e, si spera, una riduzione dei tempi di attesa negli ospedali insieme ad un miglioramento delle condizioni per le donne che devono affrontare un aborto.
Le reazioni degli antiabortisti, anche locali, non si sono fatte attendere nemmeno a Mantova: 10 su 15 medici obiettano e si preoccupano perchè la donna rimarrebbe sola in una simile, tragica situazione.
E' vero, la situazione è tragica e lo è sempre stata, come lo era nei tempi bui della clandestinità, quando le donne (senza soldi per andare a Londra) morivano d'aborto e la legge era osteggiata dagli stessi che adesso non vogliono la RU486. Il farmaco, poi, non solo mette in pratica i passi avanti fatti dalla scienza medica in ogni campo, evitando procedure invasive e lesive tese invece a migliorare le condizioni di vita (di tutti/e), ma insieme depotenzia, quell'effetto colpevolizzante verso la donna mai venuto meno nella nostra cutlura maschilista e sessista, così come la forza baronale dell'obiezione di coscienza dei medici proprio nei confronti delle donne.
Non resta che insistere sulla obbligatorietà della ospedalizzazione: ma come? basta vedere come sono ridotti i "pronto soccorso" dei nostri ospedali o contare quanti posti letto la sanità (per esempio lombarda e non solo) ha tagliato, per chiederci come mai tutta questa premura quando, finalmente, scienza e coscienza, ci hanno portato a superare questa necessità.
L'ospedalizzazione poi nemmeno è prevista dalla stessa legge 194 sulla IVG ( art. 8: "l'interruzione deve essere effettuata da un medico in una struttura ospedaliera pubblica, oppure convenzionata autorizzata, O ANCHE in un poliambulatorio pubblico adeguatamente attrezzato" e "il certificato serve alla donna ad ottenere l'intervento e, SE NECESSARIO, il ricovero" e, a livello etico, suona stonato che chi si è sempre opposto alla autodeterminazione della donna a gestire il proprio corpo e la propria mente, parli della sua solitudine e la preghi (obblighi) di rifugiarsi nelle braccia di chi le avrebbe sempre volute (zitte) nell'angolo (del focolare).
La verità è che l'aborto è sempre un dramma, che ancora oggi la donna si trova ad affrontarlo sola, come del resto gran parte della propria vita a causa dell'etica e del contesto sociale graniticamente organizzati in modo separato, sessista e maschilista, anche contro gli scossoni portati dalle lotte e dai progressi ottenuti dal movimento delle donne e da quel movimento popolare, democratico di ispirazione socialista ed egualitario che tanto ha dato all'Italia dagli ultimi decenni del 900. Dallo statuto dei lavoratori, ai servizi pubblici, dalla riforma della scuola alla legge sul divorzio, dall'aborto al nuovo diritto di famiglia.... Non sono mai stati gli integralisti e nemmeno gli obiettori di coscienza a contribuire a queste conquiste.
Oggi lo potrà essere un po' meno, visti i progressi (e i denari) della ricerca farmaceutica che potranno alleviare il dramma fisico, mentre quello etico, personale, intimo quanto sociale dovranno, ancora una volta, essere le stesse donne, con le loro associazioni, le lotte di chi è escluso dalle dinamiche di un potere economico e culturale omologato nella sua lontananza ed ipocrisia dal vivere comune, a doverselo conquistare.
Mantova 13.12.09
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No alle ronde, no ad altre armi ai vigili urbani
I comunisti di Sinistra Popolare replicano alle provocazioni dell'IDV e chiedono al sindaco di chiarire le intenzioni del Comune su ronde a armi
I COMUNISTI di SINISTRA POPOLARE sono nettamente contrari alle ronde previste dal decreto sicurezza che lascia la discrezionalità ai sindaci di istituirle: sono inutili e dannose perchè violano il principio costituzionale dell'assegnazione degli interventi inerenti la forza pubblica agli organi dello Stato, fomentano odio, razzismo e prevaricazione come del resto ampiamente dimostrato anche avvenimenti degli ultimi giorni, tanto da presentarsi come odiose squadre fasciste punitive. La loro istituzione non è degna di alcun paese civile.
Quanto alla proposta avanzata dall'assessore Graziano di aumentare la dotazione delle armi da fuoco ai vigili urbani, al momento della istituzione del provvedimento parziale assunto dalla precedente Giunta Burchiellaro, come consigliere comunale comunista avevo votato contro il provvedimento e oggi i comunisti ribadiscono la loro contrarietà: armare i vigili non porta a far diminuire la criminalità, anzi configura l'idea di una città e di una collettività militarizzata, sotto controllo, in preda alla paura di qualunque tipo di diversità e che ha scelto repressione e intolleranza come linea politica anche amministrativa, al posto della tanto vantata solidarietà ed integrazione.
I problemi sociali derivanti da quella pessima politica di "accoglienza" e di "integrazione" dei cittadini stranieri, istituita dalla Legge Bossi Fini che il centro sinistra non ha voluto abrogare, sono infatti indiscutibili. La Bossi/FINI è stata addirittura inasprita dall'attuale governo di destra con un ministro agli interni che pare abbia voluto crearsi una propria milizia, ispirandosi direttamente al ventennio. Un esecutivo che vede gli stranieri come capri espiatori di una disgregazione sociale creata dalle contraddizioni della società capitalista e neocoloniale e, in più, quali occasioni di profitto (dall'aumento delle tasse sui permessi ovvero delle illegittime gabelle imposte per il semplice fatto di vivere, allo sfruttamento nel mondo del lavoro che si ripercuote sul complessivo assetto legislativo a danno di tutti i lavoratori, derivante da quella legge 30 voluta dallo stesso Maroni, mai cambiata dal centro sinistra e oggi ulteriormente peggiorata). Tuttavia essi non si risolvono con la prevaricazione e la repressione insensata ma con scelte politiche di integrazione, certezza ed esigibilità dei diritti dei lavoratori, salari degni, convivenza solidale e pacifica, arricchimento e scambio culturale. Chiusura, intolleranza, violenza, la politica "dell'occhio per occhio ..." ha sempre portato alla disgrazia non alla pace. Per questo chiedo al sindaco di esprimersi sulle intenzioni del comune capoluogo circa la provocazione lanciata dal segretario dell'IDV Graziano, chiedendole di ribadire il rifiuto a ronde ed aumento delle armi alla vigilanza urbana con una chiarezza che non lasci spazio a diverse interpretazioni, soprattutto in vista dell' imminente campagna elettorale.
Monica Pergugini
COMUNISTI - SINISTRA POPOLARE MANTOVA
10.8.09
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Riflessioni sullo stato della classe operaia a partire dalle condizioni di crisi crescente dell'ex ricca Mantova
Monica Perugini
Consigliere provinciale Comunisti –Sinistra Popolare Mantova
16 luglio 2009
Riflettiamo sul conflitto di classe che c'è, è condotto dal padronato e trova sempre con maggior fatica resistenza da parte dei lavoratori e del sindacato.
I metodi, i modi, le possibilità del padronato sono diventate infinite per tutelare i propri interessi e la risposta sociale diventa addirittura drammatica quanto anacronistica: sembra che la colpa di quanto gli accade sia solo loro, dei lavoratori che addirittura ci rimettono anche in prospettiva, perchè se danno vita a lotte sacrosante per tutelare i loro diritti, rischiano di essere spinti nella fascia della marginalità sempre più ristretta dei contestatori da tenere a distanza, e quindi da non ricollocare.
E' successo e succede: dalla MS, alla PMC ed ora un po' ovunque. La concertazione va estinguendosi: il padrone chiude la porta e "comunica" cosa vuole fare, al più si tratta sui dettagli, si strappano vittorie che sono briciole perchè il lavoro non c'è più, la fabbrica chiude o delocalizza, licenzia e riassume con altri contratti, sempre peggiori per i lavoratori ma legittimi, perchè a suo tempo, nessuno ha fatto la lotta e non solo in parlamento, per abolire legge 30, precariato e quella magia che era la flessibilità.
Mantova in sequenza ha presentato i seguenti esempi: SOGEFI, MS, SIDEL, GORISPAC, TASSELLI, IVECO e una serie infinita di produzioni dell'indotto, in buona parte ancora produttivi. Molti di questi siti hanno beneficiato di agevolazioni urbanistiche, fiscali, logistiche da parte degli enti pubblici, anche territoriali, ma alla prima "difficoltà" e spesso per motivi di difficile comprensione, legati a rapporti industriali da cui lavoratori e sindacati sono tenuti a distanza, hanno scaricato la crisi sui dipendenti. In più c'è il "fastidio" manifesto per le istituzioni, qualora intervengano a favore di chi nel rapproto è più debole e per chiedere che la produzione resti dove le stesse istituzioni governano.
Ma non governano niente, perchè se il padrone decide, anche nel caso in cui ha firmato intese come è avvenuto per quella della Provincia di Mantova, la lotta è già persa e diviene di fatto obbligatorio accettare senza nemmeno poter lottare, rinunciando anche all'intervento delle istituzioni pù importanti come quelle rappresentate dai parlamentari che come scopo principale, avrebbero proprio quello di rappresentare il territorio e i suo interessi.
Governa il mercato, l'economia è autosufficiente e la politica ha perso.
Questo è avvenuto per la multinazionale Sidel ma anche nei casi del capitalismo nostrano e non bene in arnese (dalla MS, alla PMC, all'ultimo caso del Ristorante La Contea: quella del cartello appeso all'ingresso dove si "informano" i lavoratori (quasi sempre in attesa da mesi di salari non pagati) che si è "chiuso baracca", è diventata una prassi: Primamoda ha fatto scuola, altro che concertazione fra le parti.
Repliche non ce ne sono perchè il lavoro non c'è, la lotta bisogna farla per avere almeno la cassa integrazione e l'alternativa è accettare lavori in cooperative con contratti e inquadramenti (anche nei servizi, pensiamo ai trasporti o al comparto socio sanitario) che sperimentano minimi salariali sempre più bassi e orari sempre più ampli. Il tutto nel rispetto di norme che permettono anche l'impossibile. Per gli stranieri poi la soluzione è pronta: pure se in regola possono tornare a casa loro, anche con figli che spesso sono nati quì, dove frequentano la scuola e hanno raggiunto una forma accettabile di integrazione. Rischiando di perdere tutto, contributi e ammortizzatori comprese, un affare per la Lega.
Ma c'è di più, il padrone dimostra anche in situazioni di normalità (o giù di lì) che solo lui oggi decide, il sindacato è inutile: l'esempio della PATA in merito è eloquente. Siamo all'autarchia, rasentata anche nel caso THUN. è il padrone che convoca gli operai.
Cos'è questa se non lotta di classe che però il padrone ha già vinto, perchè ogni strumento legislativo di difesa di chi è più debole e dello stesso concetto di coesione sociale e di solidarietà è stato manomesso e superato a favore di un mercato che regola tutto e che oggi può benissimo gridare di non aver più bisogno delle istituzioni, se non per trarne un profitto diretto, sempre volto nella medesima direzione?
Questa istantanea è parziale ma sufficiente per capire che non è possibile andare avanti su una strada che schiaccia uomini e donne e la complessiva idea democratica della società che ci siamo dati con la Costituzione e le sue leggi. Le norme che ci sono oggi non hanno niente a che fare con la carta fondamentale che dovrebbe ispirarle: sono il contrario.
Chi dice dunque di stare con la classe operaia (PD compreso) dovrebbe ammettere che quelle leggi prima subite, poi accettate e rafforzate erano e sono sbagliate: solo lottando per cambiarle, dando ai lavoratori strumenti e garanzie vere (non la demagogia di Formigoni), si potrà dire davvero di praticare una politica per le classi meno abbienti. Altrimenti si difendono solo i padroni e i loro interessi.
Per la sinistra occorre unirsi su un progetto minimo: difendere le condizioni di vita e il salario dei lavoratori, dare alla classe operaia una rappresentanza autentica, costruire una costituente che pur rispettando esperienze e provenienze, anche organizzative, differenti possa elaborare una proposta più complessa, un progetto per una nuova e diversa forma di società, retta da principi solidaristici e non capitalistici. Socialisti. Il capitalismo ha vinto ma vorrei sapere chi può sostenere, a sinistra, sia esso il sistema politico economico migliore! Non più liste elettorali dunque: le elezioni sono il risultato del lavoro svolto non un obbligo per speranze spesso mal riposte.
In caso contrario le classi popolari, gli interessi dei più deboli, non avranno altra via che l'emarginazione e lo scontro senza prospettive.
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Sarei felice di essere fuori strada nella vicenda dei dipendenti THUN, come mi è stato fatto rilevare dai referenti sindacali locali, poichè in queste vicende sarebbe sempre meglio sbagliarsi purché le condizioni di vita dei lavoratori siano rispettose di quanto sancito da norme e contratti.
Purtroppo la cruda realtà oggettiva lascia ben poco spazio anche ad una eventuale, semplice voglia di strumentalizzazione.
Sono i dati ufficiali emersi dai referti del pronto soccorso, dove si sono rivolti i lavoratori (compreso un soccorritore) che hanno subito malori a ripetizione nello stabilimento di Valdaro, così come le dichiarazioni rese alla stampa dal dirigente di prevenzione medica dell'ASL che ha individuato fra le concause degli inconfutabili malesseri, lo stress subito da chi svolge turni di lavoro massacranti, a parlare chiaro. Mentre i verbali della stessa ASL, di cui il gruppo consiliare comunista ha chiesto formale copia oltre ad aver inoltrato richiesta di audizione con la dirigenza THUN a firma dell' assessore al lavoro Carlo Grassi ma a cui la sede di Mantova deve ancora risposta, debbono ancora portare a decisioni e giudizi finali certi, come invece verrebbe adombrato nella lettera.
Ugualmente non ci sono difficoltà ad ammettere come i lavoratori in servizio siano assunti a tempo indeterminato, ma non dalla THUN, bensì dalla cooperativa veronese di cui proprio la stampa locale ha dato diffuso ed ampio resoconto in occasione della prima scadenza dei contratti a tempo determinato stipulati dal colosso del regalo al suo insediamento a Mantova, che però non ha rinnovato, specificando peraltro essa stessa e in modo assai chiaro, come la contrattualistica della cooperativa fosse assai diversa da quella precedentemente in essere.
Anche quì niente è inventato anzi, la provenienza è acclarata, tutt’altro che strumentalizzabile. In più, come ripetuto, basta guardare anche dall'esterno il capannone di Valdaro per rendersi conto di come lavorano gli operai, per capire che queste non possono essere condizioni normali di occupazione. Se non basta possiamo rifarci anche alle dichiarazioni rilasciate a suo tempo dalla proprietà all'atto della richiesta di un insediamento logistico che avrebbe occupato solo pochi addetti, oltre ai commessi del negozio. Tutto pubblicato e per mesi oggetto di dibattito politico e sindacale sull'opportunità di sacrificare aree pubbliche a favore di colossi che garantiscono ben poca occupazione.
Accettiamo e giudichiamo importante e positiva la presa di posizione dei sindacati che sono intervenuti presso la proprietà perchè quanto (e molto) manca, sia approntato nel rispetto di regole che, evidentemente fino ad ora, sono state quanto meno eluse, sulla pelle degli operai, giacchè quello che da amministratori pubblici vogliamo e dobbiamo fare, è proprio questo: difendere le condizioni di vita e di lavoro, farlo sempre ed in particolare quando si tratta di coloro che sono oggi più deboli, sfruttati dalle nuove incontrovertibili condizioni di lavoro imposte da un legge che non possiamo ritenere amica dei lavoratori e nemmeno del sindacato.
Alla THUN però è questo che sta succedendo: avremmo voluto non dover intervenire affatto, sapendo con certezza che condizioni e garanzie minime venivano rispettate. La cruda realtà dice chiare che non siamo stati noi a dire che non è così.
Dovere delle istituzioni non è tacere ma, al contrario, impegnarsi sia perchè simili evenienze non si ripetano ma pure che tutto si riduca ad una sterile protesta che imprenditori - padroni di tutto, compreso il futuro dei "propri" dipendenti, gestiscono in modo autonomo (autarchico si diceva una volta e non è un buon segno! ), componendo o meno i conflitti a seconda delle convenienze (e delle compiacenze), ma avvilendo così in modo determinante quella che proprio con le lotte e la corresponsabilità sociale abbiamo fatto in modo si chiamasse democrazia e non sistema gentilizio.
Monica Perugini
consigliere provinciale COMUNISTI - SINISTRA POPOLARE Mantova
6 luglio 2009
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THUN: l'apoteosi dello sfruttamento, è il sogno che diventa realtà, per il padrone!
Monica Perugini
La Thun, lo scorso Natale, ha aperto a Mantova un enorme e (apparentemente) modernissimo magazzino di deposito degli oggetti da regalo che esporta in tutto il mondo, assumendo circa cento dipendenti, tutti con contratto a tempo determinato. Dopo tre mesi l'azienda non ha rinnovato la maggior parte dei contratti e, per i lavoratori rimasti, imposto il passaggio della manodopera ad una coop veronese che applica condizioni ben diverse, decisamente peggiori. Dal salario, alle ferie, all'orario di lavoro tutto cambiava, senza che per i dipendenti ci fosse alternativa: prender o lasciare.
A parte 4 , 5 operai con il contratto a scadenza, ora, tutti i lavoratori sono dipendenti della stessa cooperativa, il turno presso la stabilimento è unico, un giornaliero che può arrivare anche a 14/15 ore filate nei periodi di maggior lavoro, proprio come quello natalizio e il feriale estivo, visto che angioletti e gattini vanno solo confezionati, arrivando già pronti per la vendita direttamente dalla Cina. Ma l'apoteosi dello sfruttamento si completa con la novità di questi giorni: presso il magazzino di Valdaro da alcuni giorni ci sono malori e svenimenti a ripetizione che colpiscono i lavoratori, anche nelle giornate non particolarmente calde e, non ultimo, un soccorritore del 118 chiamato per un'ennesima emergenza. E' stata dunque attivata l'ASL locale per compiere controlli su aria, condizioni ambientali e sulle vernici utilizzate per l'oggettistica che, a Mantova, come detto, viene semplicemente confezionata, giungendo in imballi dalla Cina dove dovrebbe essere prodotta con vernici atossiche. Oltre ai dubbi sulla veridicità delle garanzie di oggetti che, nell'ipotesi più economica, costano al pubblico 40 euro, la verità può stare anche da un'altra parte: i lavoratori Thun, come detto, sono costretti ad un "giornaliero" di 14/15 ore al giorno, senza turni, in un capannone che era stato concepito come deposito degli oggetti da destinare al dettaglio e con poche postazioni per il controllo logistico computerizzato, senza finestre, tanto che i portoni per lo scarico delle merce sono aperti per dare luce all'interno, come abbiamo potuto verificare, durante una visita, ovviamente, in incognito.
I pochi dipendenti diretti della Thun, infatti, non parlano, hanno il contratto a scadenza e ci contattano di nascosto, terrorizzati dal fatto che possono perdere il lavoro e, naturalmente, non sono sindacalizzati. Nello stabilimento di Valdaro sono impiegati oltre trenta lavoratori, prevalentemente giovanissimi e stranieri, residenti lontano da Mantova, sfruttati e malpagati, a seconda delle esigenze del mercato.
La Thun, un altro colosso che sin autodefinisce leader del mercato per qualità e rispetto delle regole, è arrivata a Mantova vantandosi della propria posizione di mercato, promettendo lavoro e rispetto dei diritti, sfruttando i benefici derivanti dalla postazione in prossimità dell'autostrada per il Brennero, assicurati da Comune e enti pubblici, ha ammaliato col suo capannone iper moderno, colorato di un altrettanto moderno verde Padania e, passato il Natale, ha mostrato il suo vero volto, quello consueto del padrone, dal più scalcinato sino al più raffinato: massimo profitto per la proprietà e massimo sfruttamento per gli operai. Il tutto grazie alle norme sull'intermediazione della manodopera e all'uso spregiudicato delle moderne e più devastanti forme di sfruttamento, ovvero le cooperative, ovvero a quella famigerata legge 30 che ha cambiato il mondo del lavoro per volere del primo governo Berlusconi ma che il centro sinistra sopravvenuto, nonostante le promesse, si è ben guardato dall’abrogare. Altro che futuro produttivo e occupazione grazie alla logistica, come recitavano in coro tutte le autorità presenti alla inaugurazione natalizia dello stabilimento di Valdaro! La logistica non solo erode terreno occupando un numero irrisorio di lavoratori rispetto al dispendio di risorse ambientali usate, ma quando serve sa trasformarsi velocemente in attività commerciale: non c'è niente di più semplice e redditizio che riempire un deposito, sia pure non adatto, di lavoratori che inscatolano angioletti e gattini a ritmo serrato da vendere ai villeggianti (ora) del periodo estivo e (fra un po') di quello natalizio. Non è nemmeno una novità per l�ex ricca pianura padana ai confini col nord est! Ha poco faticato la dinastia Thun a far diventare realtà il �suo� sogno come recita lo slogan.
Sarebbe bastato concedere l�area vincolandola all’impiego di personale a contratto a tempo indeterminato, insieme alle garanzie ambientali, eppure, come sempre, al padrone tutto è concesso mentre per i lavoratori vi è solo sfruttamento e per la comunità la beffa dell’erosione delle proprie risorse ambientali, ormai irrecuperabili.
21.6.09
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Monica Perugini
consigliere provinciale comunista
La vicenda di Sidel (ex Alfa di Valdaro) è l'emblema di come oggi politica e istituzioni non possono fermarsi a dimostrare la pur necessaria solidarietà ma debbano andare oltre, spendendosi oltre formalità e presunte competenze.
Occorre, infatti, un immediato intervento delle istituzioni perchè lo spostamento di siti produttivi da Mantova ad altre province oppure all'estero, finisca: chi ha investito deve dare certezze della permanenza nel territorio e le istituzioni debbono utilizzare tutte le competenze previste per intervenire in tale direzione: troppi i casi di aziende che se ne vanno anche se non ci sono problemi di mercato, aggravando una crisi già pesante; quasi che la vicenda Sogefi abbia fatto scuola.
Bisogna trovare, ed alla svelta, le soluzioni per evitare che Mantova si impoverisca sempre di più, ritrovandosi con centinaia di disoccupati, dopo aver pagato un forte tributo non solo con i sacrifici derivanti dalle ristrutturazioni e riconversioni intervenute negli anni ma pure col sacrificio ambientale che oggi emerge con la vicenda Belleli ed amianto.
Per contro, invece, chi ha investito, anche a condizioni di favore, ha potuto godere di una quantità infinita di privilegi.
Il territorio mantovano, per quanto riguarda ad esempio il caso Sidel, nel tempo è divenuta tradizionale sede di imprese etichettatrici, si tratterebbe quindi di uno spostamento forzato, troppo simile ai pretesti adottati in molte parti della Lombardia dalle multinazionali che hanno acquisito aziende locali che, con il pretesto di concentrare la produzione altrove e comunque dove gli conviene, poi licenziano.
Ancora una volta c'è da chiedersi perchè a farne le spese, anche in questo caso, sia sempre Mantova: la chiusura di aziende che occupano centinaia di lavoratori nonostante non siano toccate dalla crisi, comportando la perdita del posto di lavoro in, questo modo, non tocca in sorte solo a precari o interinali illusi da nomi più o meno altisonanti (il caso Thun per tutti in città e quello Iveco a Suzzara) ) ma dunque pure i lavoratori a tempo indeterminato, avvisati dall'oggi al domani della chiusura della fabbrica.
Non basta la solidarietà, dunque, serve un impegno immediato di Comune capoluogo e tutte le istituzioni locali per drenare un fenomeno che sta mettendo in ginocchio il territorio.
Monica Perugini
consigliere provinciale comunista Mantova
11.4.09
Gruppo consiliare del Partito dei Comunisti Italiani
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La sottoscritta Monica Perugini capogruppo del Partito dei Comunisti Italiani in Provincia di Mantova Interroga con urgenza l'assessore all'ambiente della Provincia di Mantova
In merito alla situazione verificatasi presso la ditta Marocchi di Roverbella che nella giornata di martedì 10 febbraio 2009 ha comunicato di avere posto in cassa integrazione tutti i lavoratori dello stabilimento di Roverbella, come ulteriore provvedimento rispetto alla precedente messa in cassa integrazione di 14 lavoratori,
Ricordato che l'azienda non ha ancora saldato gli stipendi degli ultimi tre mesi e parte della tredicesima e che ha inoltre sospeso l'investimento necessario a completare il nuovo reparto di smalteria, già costruito, ma non ancora autorizzato per la mancanza di alcuni requisiti ambientali.
Si interroga l'assessore provinciale all'ambiente per conoscere di rendere pubblico lo stato della pratica autorizzatoria attivata dalla Marocchi, le motivazioni che intralcerebbero l'iter autorizzatorio in essere, se esistono ulteriori problemi di carattere normativo e/o di carattere finanziario, di far conoscere ai lavoratori ed alle istituzioni i tempi che si rendessero eventualmente necessari per definire la questione e comunque di porre in essere tutti gli atti che si rendessero necessari, anche a livello formale e istituzionale, per sollecitare la definizione della questione e ricercare con la dovuta solerzia tutte le soluzioni possibili per garantire il psoto di lavoro ai dipendenti della Marocchi insieme al rispetto della normativa ambientale in essere e di tutte le prescrizioni in difesa dell'ambiente. Medesima istanza è stata inoltrata all'ASL, alla competente agenzia ARPA, alla Regione Lombardia ed al Comune di Roverbella.
Mantova 11 febbraio 2009 |
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Mobilitazione contro chi lo ha promosso e chi lo ha permesso
Occorre una mobilitazione importante ed immediata contro il decreto sicurezza approvato al Senato.
Si tratta di una norma che contraddice frontalmente tutti i principi costituzionali. Di questo passo dobbiamo chiederci quale può essere diventato il valore percettivo della nostra Carta Fondamentale se tutti i principi basilari sono violati e regolati in maniera addirittura contraria al dettato costituzionale.
Hanno trionfato le forze politiche che per anni hanno finto che la Costituzione non esistesse: "è una norma programmatica, non eseguibile immediatamente" ci hanno ripetuto per decenni, anche a scuola, insieme a quelle apertamente anticostituzionali: i fascisti.
Il tutto senza che gli uomini e le donne aderenti a quei partiti che si erano assunti il compito politico, sorretto da un'ideologia ancorata a solide basi, di difenderla e renderla operativa, autentica anima civile di tutti gli aspetti, collettivi come individuali e personali, della nostra società, reggessero tale compito, com'era doveroso fare.
La resa non è recente e trent'anni di smantellamento ideologico, revisionismo ipocrita e sdoganamento di figuri imprestabili, hanno fatto scempio di qualsiasi autorevolezza. Non riesco a trovare un’altra nazione che si sia comportata nello stesso modo scellerato.
La capogruppo PD al Senato, a proposito della vicenda dello stupro di fine anno, si è stupita in aula che il premier Berlusconi abbia quì confuso il principio della certezza della pena con i criteri che normano gli arresti domicilari! Ma dov'è stata finora? non le guarda le sue (e le nostre) TV?
Consociativismo e degrado ideologico, iniziato con le prime equiparazioni fra morti buoni e cattivi, col revisionismo, con le ragioni dei vinti e le colpe dei partigiani, con l'abiura comunista e l'omologazione americana, hanno condotto a questo Stato reale che Gelli aveva dipinto alla perfezione decenni orsono.
Adesso ci siamo. La Costituzione non conta più niente nei fatti e per rimuovere anche l'ultimo baluardo formale, sarà un gioco da ragazzi, appena possibile, tornare all'attacco e toglierla di mezzo definitivamente anche l'aspetto esegetico. La ripulsa emersa nell'ultimo referendum sarà solo un ricordo nel popolo di Forum, esempio di italico processo e costume.
Che ci vuole? quando il Presidente della Repubblica sottolinea che non deve essere toccata la prima parte della Carta, ovvero i principi fondamentali, postula che la seconda può essere toccata. E' già stato fatto con la riforma dell'art. 117, quello che, nei fatti, ha permesso l'insorgere di tanti sistemi sanitari quante sono le Regioni. Alla faccia dell'eguaglianza e di un sistema che si dice nazionale. Ma se non saranno più garantiti i servizi sociali e sanitari pubblici, la scuola, la magistratura indipendente ..... che valore potranno avere i cardini fondamentali?
L'uguaglianza, il rispetto delle differenze, il lavoro come diritto, la tutela della salute, il ripudio della guerra, la rimozione degli ostacoli che si frappongono alle ineguaglianze, la pubblicità e la gratuità dei servizi, il divieto del libero arbitrio, il rispetto dei trattati internazionali e dei principi inviolabili di uomini e donne ..... a cosa saranno ridotti?
Cosa bisogna aggiungere per convincere un intero paese della barbarie che lo aspetta se non ci sarà una pronta mobilitazione contro l'accettazione dell'inciviltà, la concezione dello stato come gendarme per i poveri e vassallo per i privilegi dei ricchi, come formatore di odio, intolleranza, prevaricazione, maschilismo, fascismo ideale e comportamentale.
Dopo l'approvazione definitiva saranno possibili delazioni, rifiuto di cure anche per malattie gravi, estorsione di denaro in forma di tassa a cittadini provenienti da paesi stranieri, ronde di cittadini contro altri cittadini, pratica ordinaria di diseguaglianza, maschilismo, abiura del trattato di Ginevra, violazioni dei diritti fondamentali, tutela amministrativa e non civile e/o penale solo per alcuni/e cittadini/e ma non per altri/e, politiche securitarie e non sociali, reazione poliziesca contro critiche ed espressioni difformi, emarginazione, controllo, schedature .....E impunità per chi ha fatto i soldi, indipendentemente dal modo che ha seguito.
Cosa ha che fare tutto ciò con la democrazia?
Non è possibile fingere che non sia successo niente, lasciare alla piazza telematica il nostro sdegno o confidare che sia una impresentabile opposizione parlamentare ad organizzare la protesta quando, quella stessa forza, ha concordato con PDL e Lega l'esclusione del dissenso, l'unificazione reale delle reti televisive pubbliche e private ed anche dei mezzi di controllo, la destrutturazione del mondo del lavoro e dei servizi sociali, l'incentivazione verso un federalismo spartitorio e le privatizzazioni, la devastazione dei diritti civili e la regressione di una disciplina normativa da stato teocratico più che da democrazia parlamentare laica.
Il tutto torna anche a livello locale: fra tre mesi si voterà anche per molte amministrazioni periferiche dove l'alleanza PD / Lega, più o meno mascherata da liste civiche o PD / UDC, non altrettanto mascherata in liste moderate, farà la propria comparsa nei consigli comunali e provinciali del nostro bel paese.
Riprendiamoci dunque la capacità di indignarci, protestare, mobilitarci, riproporre i valori che hanno permesso a questi signori di impossessarsi della cosa pubblica, della nostra democrazia sorta dalla guerra di liberazione dal nazifascismo.
monica perugini
proletari@ - comunicazione militante
4-2-09
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CASTIGLIONE: cittadini e cittadine hanno manifestato per la pace in Palestina
Monica Perugini risponde agli attacchi della Lega
La manifestazione di Castiglione NON era di tipo religioso, non era organizzata da confessioni religiose, non c'era una bandiera verde di Hamasa ma solo tante e tante bandiere della Palestina. Bisogna smetterla di catalogare i cittadini stranieri (e non solo) secondo le loro confessioni religiose di (presunta) appartenenza, in una Repubblica laica, come è la nostra che dovrebbe rispettare tutti, a prescindere, anche, dal credo religioso dei singoli. La comunità araba presenta a Castiglione, fatta di uomini e donne che lavorano e pagano le tasse qui da noi, ha partecipato in modo massiccio per chiedere pace in Palestina, per ribadire come la visione del mondo non possa essere unipolare, attenta solo alle esigenze dei potenti. Sta avvenendo ovunque, Italia compresa: gli immigrati che fanno parte delle nostre città, che lavorano, studiano e vivono con noi, insieme a figli, famiglie al completo, sono usciti dalle loro case per rivendicare il primo dei diritti umani, la pace. Vita, terra e libertà per il popolo palestinese che sta pagando con il sangue degli innocenti le aggressioni israeliane. La Lega non vorrebbe vederli, li preferirebbe chiusi in casa, magari a pregare quella religione monoteista, tanto simile alla cattolica che gli stessi leghisti dicono di propugnare e che parla di pace, offrire l'altra guancia, accogliere e non escludere ... con evidenti contraddizioni eclatanti in tutto il mondo governato dal principio di guerra permanente e totalizzante aizzata dagli americani e ancora in corso: da Medio Oriente e Irak all'Afghanistan, dall'Africa alla Columbia per spartirsi risorse economiche e potere. Li vorrebbe a sgobbare nelle fabbriche e nelle campagne, magari in nero, così costano meno, per arricchire i padroni locali, in silenzio, a comperare e spendere nei discount dove vanno solo loro il sabato pomeriggio, a scuola nelle classi differenziali di vecchia memoria così non si confondono coi nostri ragazzi padani, a chiedere cure in ospedali di basso rango. Per poi rinfacciargli che non vogliono l'integrazione, che sono ostili.... E' la prima volta in Italia che le comunità immigrate di lavoratori e lavoratrici scendono in piazza, superando gli italiani per impegno e partecipazione: lo stanno facendo pacificamente perchè chiedono ciò che vogliono davvero, ciò che spesso non hanno nei loro paesi d'origine: la pace. Una pace scomoda che solo a nominarla da' fastidio a vecchie e nuove ipocrisie: quella per una Palestina libera, per uno stato che oggi è senza terra, colonizzato illegalmente nel silenzio decennale delle diplomazie che non hanno voluto risolvere i problemi, permettendo un genocidio. Questo chiedono e dovremmo chiederlo anche noi, lavorando per quel processo di integrazione e solidarietà che rende un paese libero e civile, non sottomesso a fanatismi. L'onda dell'immigrazione non potrà fermarsi, la globalizzazione costringe o permette anche agli uomini e alle donne di muoversi, non solo alle merci, come anche la Lega ha permesso, nonostante la stomachevole prosopopea padana. Nemmeno gli editti di Maroni o il razzismo federalista potranno arginare con la politica della sicurezza e della segregazione un fenomeno mondiale che andrebbe governato con l'integrazione, i diritti, il lavoro. Solo la giustizia e l'eguaglianza potranno permettere ai popoli pace vera. Le minacce di fine anno del ministro, infatti, sono andate puntualmente deluse. Con una non sottovalutabile differenza a cui i cattolici padani dovrebbero prestare attenzione: mentre gli immigrati arabi e africani annegavano nelle acque fredde del Mediterraneo, dopo aver pagato lautamente scafisti di varie nazionalità, chi promulgava l'editto era in vacanza in quelle calde dei Caraibi.
monica perugini
proletaria - comunicazione militante
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presidio permanente alla ex Primamoda di Casalromano
E' crisi dell'intero territorio e di una gravità che non ritroviamo nei precedenti decenni: tessile, meccanico e chimica fanno la fortuna della nostra provincia: oggi la crisi investe tutti i settori e il loro indotto.
Il basso mantovano è squassato dalla crisi IVECO e ora lo è anche del distretto della calza, ovvero quel settore tessile che, con in testa i calzifici, è stato il vero traino del comparto: manna per gli imprenditori nostrani dei Grassi, Rodella e altri vecchi capitani d'industria fatti da se' (oggi facilmente adeguatisi al new deal global / finanziario / speculativo) e sicurezza per quella classe operaia storica, composta dai laboriosi lavoratori dell'alto mantovano che con le loro famiglie, sono stati capaci, negli anni, di indicibili sacrifici, per riscattarsi da quella zona allora "depressa" che Castelgoffredo e Castiglione rappresentavano fino a poco meno di 40 anni fa.
Proprio come i moderni operai dei calzifici famosi (Pompea, Golden, Omsa ...) con annesse tessitura ma anche conceria e torcitura. Chi ci ha lavorato sa cosa vuol dire. Oggi insieme a tanti operai italiani (anche se disconosciuti per lungo tempo dal centro sinistra conclamato della politica ufficiale), ci lavorano gli stranieri, tanti immigrati "neri", come senza metafora, vengono chiamati. Sono altrettanto laboriosi e disponibili dei nostri vecchi operai, arrivati al massimo, nel tempo a fare il capo reparto, il capo fabbrica. Insomma il buon capomastro che fa la casa ma non potrà mai essere geometra. Arrivano da Ghana, Senegal, India, Magreb; sono disposti a tutto, senza lamentarsi, per uno stipendio "alto" e in regola: 1200 euro al mese, straordinari compresi , con cui riescono a sfamare due ed anche tre famiglie, quella in Italia e quelle di origine a casa. Si lavora e basta, il sabato pomeriggio si va a fare la spesa per la settimana, tutti insieme, proprio come allora, 40 anni, fa quando ero piccola e mio padre dalla città aveva tentato l'avvenuta a Castiglione; zona depressa, aggiungeva mia madre. Lui ce l'ha fatta, come i padri delle mie amiche che facevano le calze nei garage e poi mettevano su il laboratorio o la maglieria. Era andata bene e la nostra vita era cambiata. Allora il mercato tirava e noi eravamo riusciti a cambiare vita e a prendere coscienza.
Non potrà più essere così per chi si piega 10, 12 ore al giorno sui macchinari di calze che, oggi, chiunque e ovunque può far fare (partendo anche da casa nostra) ad un prezzo irrisorio, in paesi dove diritti, sindacato e garanzie per gli operai non ci sono e che padroni, Europa e molta Italia vorrebbero diventare il nostro obiettivo.
Anche 40 anni fa da noi di diritti ce n'erano pochi, ma c'era la lotta, il sindacato, le speranze, le idee e chi le rappresentava per una classe intera. Oggi questo non è nemmeno più un ricordo.
La storia che si ripete e in peggio, dunque. E per assurdo, in comuni dell'ex Mantova operaia già contadina, del basso ma anche delle stagioni rosse dell'alto mantovano, dove invece oggi la Lega col suo razzismo e populismo, imperversa! Non c'è RSU, il sindacato è debole e, in buona parte, pare interessato solo alle lotte intestine fra pro e contro l'attuale dirigenza del Pd, mentre dall'India e dal Bangladesch, via agenzie interinali targate, i lavoratori stranieri giungono nell'alto come nel basso mantovano (e quindi, ovunque!) già tesserati UIL o CISL...... Nessuno ne parla, come si tace di diritti, a partire dal lavoro ma anche del voto che una società civile dovrebbe riconoscere a chi lavora e paga le tasse quì.
E' quasi impossibile riuscire a sistemare le cose, anche per chi, da eletto nelle istituzioni, non vuole arrendersi ad un'ingiustizia manifesta destinata a restar tale; le difficoltà sono tante e tali, moltiplicati da quella sciagura della legge 30 e da quello che ha significato in Italia per i lavoratori, da indurmi ad una non accettata rassegnazione, peggio della resa, del semplice, inutile, ascolto per chi crede nella lotta. Ed anche se si ottiene un qualche piccolo risultato, strappato con lotte e insesistenze inenarrabili, in quelle amministrazioni di cui, con altri, pochi compagni, faccio parte e che qualcuno, troppi ancora si ostinano a chiamare di "centro sinistra"m solo e proprio per (e per fortuna, anche grazie) a quel poco che contiamo.
La nostra, la mia amarezza per come una intera classe sociale, fatta di uomini e donne lavoratori e lavoratrici. impegnati a vita e senza sosta per gli altri, a partire dai figli, dalla famiglia, dagli amici e dagli affetti, eppure sempre offesi, vilipesi, insultati e tacciati dei peggiori odiosi insulti standardizzati e generalizzate contro immigrati e non conformi, oppure esclusi, emarginati, retrocessi da storici quanto nostrani operai meccanici o tessili ad addetti a pulizie, assistenti socio sanitari, aiuto cuoci (se va bene), disoccupati e/o occupati in nero non la cancello, soprattutto con riguardo alle responsabilità di chi, la classe, doveva guidarla verso un mondo migliore per tutti, non usarla per ottenere il proprio mondo migliore. Ricostruiremo, forse, ma è fatica e siamo attorniati da troppa, ormai insopportabile ambiguità.
monica perugini
proletari@ - comunicazione militante
19.1.09
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19 dicembre: tutti pazzi per Formigoni a Mantova, noi no!
Al presidente della Regione Lombardia chiediamo di lasciare in pace le donne, di smetterla di cercare pseudo pretesti legislativi e/o falsamente etici, nel tentativo sinora fallito, di limitare e contrastare l'applicazione della Legge 194, approvata dal Parlamento della Repubblica e voluta, così com'è, anche a seguito dell'esito referendario che ha ribadito la volontà popolare e delle donne al riguardo.
Di promulgare una legge regionale sui centri antiviolenza, considerato che la Lombardia, a differenza della quasi totalità delle regioni italiane, ancora non ne dispone, così come è di là dal venire, una normativa organica sui finanziamenti pubblici ai centri ed alle case delle donne e dei minori, quali servizio pubblico ed autonomo da organizzazioni confessionali religiose che potrebbero gestire, anche a Mantova, strutture pagate dalla fiscalità pubblica.
Di farsi parte diligente verso il governo amico perchè siano ripristinati i fondi ai centri antiviolenza, tolti dal ministro Carfagna per tappare i buchi di bilancio a seguito dell'abolizione dell'ICI e per finanziare i decreti anti - prostituzione che tanto appassionano la nostra realtà bigotto - piccolo borghese sempre in cerca di nemici da colpire.
Di garantire la diffusione della pillola abortiva e dei progetti attenenti alla prevenzione ed alla tutela della salute delle donne presso istituti pubblici, attraverso una organizzazione socio - sanitaria pubblica per tutti e tutte, gratuita e di qualità, con particolare attenzione alle donne ed ai minori stranieri, alle persone in difficoltà ed alle minorenni a cui garantire la gratuità della prevenzione anticoncezionale.
Questo vorremmo da una Regione che vanta i propri primati progressisti e infrastrutturali ma dimentica di ricordare che ricopre i primi posti anche nelle triste graduatorie relative gli incidenti e le morti sul lavoro, l'espandersi del precariato secondo tutte le sue odiose forme previste dalla Legge 30, le privatizzazioni dei servizi pubblici e la devastante situazione dei trasporti pubblici, in particolare ferroviari.
Sanità, servizi sociali, trasporti, rifiuti, energia e acqua vedono proprio nella Lombardia l'apripista di quella politica liberista che ha contribuito grandemente a fomentare ed esacerbare la crisi socio economica, oggi come sempre, pagata dalle classi popolari.
Per questo chiediamo alle donne di unirsi nelle rivendicazioni e nelle lotte per i diritti sociali e civili, il lavoro, l'eguaglianza che nell'attuale contesto, ha raggiunto limiti indecenti per una società che si vorrebbe civile e di non piegarsi alla omologazione del rispetto istituzionale del rappresentante di una parte politica che sta facendo scuola, sempre e solo a danno delle donne e delle classi lavoratrici.
Collettivo femminista Colpo di Streghe
Mantova
19.12.08
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Suzzara: quando gli immigrati che votano non vanno bene a certo PD.
La candidata Canova dovrebbe chiedere scusa agli immigrati suzzaresi per le sue considerazioni sul voto alle primarie del 14 dicembre.
Monica Perugini - Proletari@ - comunicazione militante
Succede a Suzzara che il PD chiama a raccolta il popolo democratico per scegliere il futuro candidato sindaco del più numeroso comune del mantovano che, fino a quando c'era il PCI, vantava un monocolore di buongoverno col 70% dei consensi, poi passati, ma in misura progressivamente minore, ai DS, poi all'Ulivo e oggi al PD (52% per ex ds, margherita, socialisti e sd insieme).
La sindaca uscente non può più ricandidarsi, non può farlo nemmeno il marito, perchè vice presidente della Provincia: lo fa l'ex segretaria ds oggi assessore a cultura, politiche giovanili, istruzione ecc...
Ma i conti non tornano più: la presidente del consiglio uscente, dopo dieci anni di letargo, si accorge che in fondo Suzzara, così com'è, non funziona poi tanto bene: l'IVECO licenzia 462 operai in tre settimane, l'indotto fa il resto, l'ospedale è stato privatizzato, il piano regolatore piegato alle esigenze dei costruttori immobiliari, i servizi sociali gestiti tolti all'ente pubblico e assegnati a privati e via di questo passo. Meglio tardi che mai. Con l'appoggio di SD, PRC e delusi si candida, ma senza troppe speranze.
C'è il fascino dell'imprevisto: il PD, mesi prima aveva eletto il segretario cittadino. I DS non ci sono più e bisogna fare i conti con chi è arrivato da poco e nemmeno è democristiano.
Wainer Melli, insegnante, dirigente scolastico, un passato da assessore alla cultura del Pci, referente delle associazioni di immigrati per cui fa alfabetizzazione e immigrazione, di insegnanti ed educatori del territorio, di operai interinali poco scolarizzati, giunti dal sud Italia per la promessa tradita di 900 euro mensili fatta dalla FIAT IVECO a cui Wainer parla di mutualità e solidarietà, pure si candida.
Alle primarie di ieri vanno a votare per lui in tanti: oltre 700 residenti italiani e ... altrettanti immigrati regolari.
Il regolamento lo permette, così come per i sedicenni che però non rispondono allo stesso modo.
Votano tutti il preside, quello che salutano ogni mattina davanti alla scuola, che parla dei loro figli, che li esorta ad associarsi, a venire a scuola, a costruire e partecipare, a sapere.
Non sia mai! Grida la candidata sconfitta, la sindaca mancata che parte dei DS avrebbero voluto per continuare la tradizione, abbandonando stizzita il seggio a risultato proclamato: è voto di scambio! Gli indiani erano troppi, arrivavano in gruppo, coi connazionali che sapevano l'italiano e gli dicevano per chi votare!
Peccato non abbiano scelto lei, forse manco la conoscevano, il preside invece....
Una simile sortita dovrebbe essere tacciata al grido di vergogna! Sono immigrati, quindi stolti, se non c'era il mediatore non sapevano cosa stavano lì a fare! Non era meglio che restassero a casa? il ricorso inoltrato dalla candidata ai controllori del seggio, ha proprio questo tenore.
Non sono la sola a pensare che proprio lei, la sindaca mancata, dovrebbe vergognarsi mentre rammenta il suo passato da FGCI al crepuscolo e andare a scusarsi con gli stranieri che ha insultato, sostenendo che hanno agito per un voto di scambio.
Ma scambio con che? Nemmeno potranno votare davvero, a giugno, vivono del loro lavoro, fatto di 12 ore consecutive in campagna o in fabbrica, non hanno mai chiesto nulla (a differenza di molti indigeni) ma, evidentemente, avere accettato l'invito di scegliersi liberamente il sindaco della città in cui vivono e dove pagano tasse e contributi che servono anche a mantenere il comune, ha dato fastidio.
E' stato un errore "elargire" loro quei diritti, che sarebbero, per contro, esigibili da tutti, nel nostro paese alla deriva, anche nella ex rossa Suzzara...
Quelle risorse umane e culturali che per il PD sono gli stranieri, diventano, a Suzzara, in una notte, poveri stolti, insieme a tutti i bei propositi che buona parte di quel partito, aveva sbandierato e un po' ancora sbandiera in campagna elettorale, evidentemente senza crederci molto e forse per adempiere al rito d'immagine che può celare tutt' altro.
L'imprevisto tuttavia mitiga l'amarezza e infonde la speranza: Melli non può considerarsi "organico" a quella concezione, anche se assai abile nel comprenderla.
Io spero che Wainer Melli diventi sindaco: apra le porte del consiglio comunale ai consiglieri immigrati, affronti a viso aperto la dirigenza IVECO che fa da padrona a Suzzara, organizzi la politica scolastica e dei servizi, riprenda quel filo rosso della partecipazione che aveva reso il Comune mantovano esempio positivo, prima che le mani sulla città lo strozzassero di asfalto e infrastrutture "riformiste".
Come tutti sanno non ho niente da spartire con PD e DS, stavolta tuttavia si può cambiare grazie a questa opportunità fuori dal coro.
Nemmeno ho niente da difendere ad oltranza, come mi è stato imputato dai sostenitori della candidata sconfitta: conosco e stimo Melli da tanto tempo e l'immediata apertura che ha fatto all'altra candidata sconfitta, che a sua volta ha dimostrato intelligenza e sensibilità immediata, fa risaltare la sua apertura politica ed umana.
Insieme e con altri, potranno far si che Suzzara torni ad essere quella società solidale, del lavoro, della partecipazione e della mutualità che, ormai zeppa di rondò e collegamenti viari, si dedichi finalmente a servizi sociali pubblici, alle persone e ai diritti di tutti, discuta e si confronti in municipio e non nelle stanze delle abitazioni private.
Dalla sindaca mancata mi aspetterei solamente le scuse verso gli immigrati insultati ... difficilmente arriveranno! Pazienza, essi sapranno tenerne conto nel percorso verso l'autonomia e l'emancipazione dallo sfruttamento economico e sotto culturale imposto anche ed attraverso la nostra piccola realtà provinciale.
monica perugini
proletari@ - comunicazione militante
15.12.08
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Monica Perugini per la delegazione dei Comunisti Italiani nel consiglio provinciale di Mantova
(Perugini, Pavani, Grassi)
Il consiglio
provinciale di Mantova del 27 novembre ha approvato un ordine del giorno contro
la violenza sulle donne presentato da tutti i capigruppo consiliari:
sottoscrivendolo ho aggiunto in calce alla proposta che avrei approvato il testo
se integrato da alcuni emendamenti, ritenendolo, in alcuni punti, inesatto dal
punto di vista tecnico - giuridico e troppo generico da quello politico. Si
tratta, infatti, del medesimo, identico documento presentato dall'Unione delle
Province, peraltro alcune settimane prima della manifestazione nazionale contro
la violenza maschile sulle donne, svoltasi a Roma lo scorso 22 novembre e degli
ultimi episodi di violenza che hanno visto come vittime di femminicidio donne
uccise da mariti e conviventi e lavoratrici, morte sul proprio posto di lavoro.
La proposta emendativa consisteva nel rammentare nell'elaborato l'impegno del
movimento delle donne, ricordando la grande manifestazione dell'anno scorso e
quella recentissima del 22 dove si è chiesto l'impegno dei governi verso
politiche di genere e di tutela della salute di tutte le donne, come la Regione
Lombardia non abbia ancora emanato una propria normativa in materia, come la
Provincia debba attivare l'osservatorio proposto in collaborazione con le
associazioni e i gruppi locai di base attivi nelle politiche di genere e in
difesa dei diritti e della salite di tutte le donne, che la violenza sulle donne
è maschile ed avviene principalmente in famiglia, come ci dicono i dati
ufficiali e che occorre che l'ente pubblico si attivi per chiedere il ripristino
dei finanziamenti, precedentemente concessi, ai centri antiviolenza ed alle case
delle donne in difficoltà ma eliminati dall' attuale governo di destra che li ha
destinati ad altri scopi.
Senza un impegno concreto, senza la rivendicazione di quanto anche gli enti
pubblici debbono impegnarsi a svolgere, pure in contrasto con le politiche
dominanti, consideravamo inutile approvare un documento che, pur apprezzabile
nell'intento, conteneva solo parzialmente quanto, in questi anni, le donne hanno
affrontato nella vita quotidiana, in famiglia, nei rapporti interpersonali, nel
lavoro, preferendo una sorta di soluzione unitaria (con Forza Italia) a favore
di un documento preconfezionato, frutto probabile di una mediazione
amministrativa. A seguito dell'intervento del capogruppo di Forza Italia,
infatti, che dichiarava di votare l'ordine del giorno solo nella sua
formulazione originaria, come gruppo comunista abbiamo chiesto di votare in
alternativa il medesimo comprensivo degli emendamenti ma il Pd, per voce della
consigliera Anna Bonini, sindaco di Suzzara, ha preferito sostenere la proposta
della destra, anzichè la nostra, così che l'odg è passato coi voti di PD e PDL.
Abbiamo quindi preferito comportarci coerentemente, non sostenendo la proposta,
con l'assenza dal voto e l'astensione.
Questo il resoconto formale. Aggiungiamo: se manca l'anima, carte che parlano di
violenza alle donne non hanno, per noi, ragione d'essere. Se anche quella del 25
novembre diventa un rituale a cui tutti, uomini, donne, destra e sinistra
debbono uniformarsi, smarrendo i contenuti di decenni di lotte e sofferenze,
rinunciando persino a ricordare e chiedere ciò che spetta, ci chiediamo a cosa
possano servire le commemorazioni sia pure celebrate con l'autorevolezza dei
convegni istituzionali.
Inoltre: come si comporterà il consiglio provinciale e non solo quando e
presumibilmente, visti i continui tagli ai bilanci pubblici imposti dalla
destra, arriveranno le richieste dei centri e della case di accoglienza di donne
e minori in difficoltà che, nella realtà territoriale mantovana, sono gestite
unicamente dal volontariato cattolico ma sostenute fortemente dalla stessa
Provincia, insieme a Piani di Zona e Comuni, centri che non potranno più
usufruire dei fondi che il passato governo aveva assegnato ma che la ministra
Carfagna ha tolto.
Saranno indirizzati alla benevolenza del volontariato, con richieste di sostegno
da inoltrare in "opportune altre sedi", come PD e destra hanno avanzato in aula?
Per noi i diritti sono tali e dopo averli conquistati con la lotta vanno difesi,
a qualsiasi costo.
27.11.08
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di Giancarlo Latini responsabile sanità del partito dei Comunisti Italiani
L'interruzione dei lavori di completamento della nuova struttura di Villa Carpaneta, ci fanno avanzare nuovamente la richiesta, già inoltrata sia pubblicamente che in sede istituzionale dal nostro capogruppo Monica Perugini nel corso delle commissioni consiliari congiunte della Provincia, convocate proprio su questo tema, di dimissioni del presidente del Cda della RSA di Villa Carpaneta di Rodigo Avanzi e dell'intero consiglio di amministrazione.
Che il cda della casa di riposo non abbia saputo svolgere secondo legge le proprie funzioni e addirittura rappresenti un ostacolo alla soluzione della questione della conclusione della struttura, ponendo in pericolo gli accreditamenti stessi e, di conseguenza, la sopravvivenza della struttura ed il posto di lavoro dei dipendenti, è sotto gli occhi di tutti.
Lo stato di stallo in cui si trova da mesi un consiglio che non decide e rischia di mettere a repentaglio i diritti di utenza e lavoratori, non può essere ulteriormente sopportato, come mesi fa diceva il consigliere regionale del PD Viotto, che chiedeva altro tempo per gli amministratori di Villa Carpaneta.
Non solo di tempo ne è stato sprecato troppo, ma troppe nubi si addensano sul futuro di una struttura che a suo tempo aveva fatto la scelta di restare pubblica e che quella scelta oggi deve onorare. Molto più coerente, infatti, sarebbe stato optare per la fondazione di diritto privato, anzichè scegliere l'azienda speciale pubblica per poi tentare la via della esternalizzare dei servizi secondari, principali, della gestione della struttura e addirittura il diritto di superficie della struttura in costruzione e del personale, che si vorrebbe destinare ad una cooperativa modificando il contratto pubblico in essere. Nessun intendimento, poi, viene espresso sul futuro e l'utilizzo della struttura storica che dovrebbe essere dismessa.
Che alle critiche ad Avanzi, poi, si sia unito anche il consigliere Emanuele Gollini, dipendente delle residenze per anziani che fanno capo a Villa Azzurra di proprietà del gruppo Nicchio, è quanto mai preoccupante, in quanto risulta evidente un conflitto di interessi che fa aumentare la preoccupazione sul futuro della stessa RSA pubblica di Rodigo, dei termini di accreditamento prorogati e in scadenza, uniti agli altri problemi che i lavoratori ed il sindacato hanno sollevato a partire da quest'estate con le iniziative di lotta, le sole capaci di porre all'attenzione pubblica la gravità della questione.
Il presidente Avanzi e il cda, dunque, se ne devono andare, hanno già combinato troppi danni, permettendo alla Regione di ricomporre un consiglio, peraltro costoso e a carico del bilancio dell'azienda pubblica, che sia capace di rilanciare e difendere la struttura: per questo abbiamo indirizzato questa nostra posizione alla competente Regione Lombardia e per conoscenza a Provincia e comuni del distretto che interessa la Rsa.
Giancarlo Latini
resposabile provinciale sanità del partito dei Comunisti Italiani
20.10.08
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IVECO, SITUAZIONE GRAVISSIMA. LE ISTITUZIONI DEVONO INTERVENIRE.
Dichiarazione di Carlo Grassi assessore provinciale al lavoro (Pdci)
La situazione che si sta verificando all'Iveco di Suzzara è gravissima: non è possibile lasciare soli i lavoratori che hanno perso il lavoro dopo il mancato rinnovo dei contratti interinali, ed ora, di quelli a tempo determinato.
Diventa compito principale per tutti gli enti pubblici farsi carico concretamente, sia dell'attivazione di politiche attive e di sostegno immediato a favore dei lavoratori che di impegno politico e istituzionale perchè le disposizioni normative che hanno destrutturato il mondo del lavoro, vengano sostituite con norme di tutela e difesa della classe lavoratrice, oggi priva di qualsiasi garanzia.
Il caso contrario il rischio non sarà solo ristretto alla classe che subisce tali attacchi ma dell'intera società: disgregazione sociale, emarginazione, proletarizzazione ed esclusione, unita alla carenza di provvidenze sociali, di servizi pubblici e di riscontri sociali pubblici che non ci sono più, porteranno il contesto collettivo ad una crisi irreversibile che le istituzioni democratiche debbono impegnarsi a sventare, anche e soprattutto in una realtà come quella mantovana, che sino a pochi mesi orsono appariva al riparo dalle crisi economiche, strutturali e sociali che interessano il Paese.
La giunta provinciale proporrà nel prossimo consiglio provinciale, l'istituzione di un fondo di solidarietà integrato, da gestire con gli uffici dei piani di zona comunali territoriali, rivolto alle ormai troppe crisi anomale che investono, primi fra tutti, i lavoratori del nostro territorio: Iveco, Polimeri, cooperazione e piccola media impresa dopo la Sogefi stanno mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro. La nostra provincia non può sopportare oltre. La Provincia farà la sua parte ma occorre l'impegno di tutte le istituzioni e la responsabilità di tutte le parti, a cominciare dagli imprenditori.
10.10.08
Monica Perugini, capogruppo Pdci Provincia di Mantova: siamo dalla parte dei lavoratori e per la ripresa del conflitto sociale per difendere lavoro e diritti.
Siamo dalla parte dei lavoratori e ne sosteniamo la lotta. Non è possibile che il tessuto economico si fondi sullo sfruttamento di una classe operaia precaria, assunta in modo interinale da agenzie private oppure con contratti a tempo determinato coi quali gli imprenditori possono privilegiare i loro interessi ma non rispettare i diritti dei lavoratori, lasciati senza lavoro e salario in base alle esigenze del mercato: all'IVECO di Suzzara (MN) in estate non sono stati rinnovati i 400 contratti di lavoratori interinali, mentre proprio in queste ore la direzione IVECO non ha rinnovato 160 contratti a tempo determinato, contravvenendo agli stessi accordi sindacali in base ai quali si era impegnata al rinnovo e causando pesanti ripercussioni nell'indotto. La protesta dei lavoratori è quindi giustissima e va sostenuta ma debbono essere date risposte e garanzie, così come le istituzioni debbono impegnarsi attivamente a favore dei lavoratori per la tutela del posto di lavoro e dei diritti.
Oggi, dunque, debbono intervenire le istituzioni pubbliche per difendere soglie minime di sussistenza, ma occorre altresì la ripresa del conflitto sociale e della lotta per difendere le stesse condizioni di vita della classe operaia e di tutti i lavoratori che stanno subendo un drastico ed indifferenziato processo di proletarizzazione perchè siano tolte quelle leggi vergogna, come la legge 30 e la Bossi / Fini sull'immigrazione che pure interviene massicciamente nel mondo del lavoro, che hanno portato alla autentica degenerazione delle stessa organizzazione sociale ed economica.
Bene fa la Provincia con gli interventi diretti di sostegno proposti, ma occorre che la classe operaia e tutto il mondo dei lavori riconquistino peso e quella rappresentanza politica che oggi non hanno, per difendere, insieme ai propri interessi, l'intera struttura democratica.
Le crisi di IVECO, Polimeri, Sogefi unite ai fallimenti di cooperative e piccole realtà produttive, i processi di somministrazione di lavoro, lavoro in affitto, assunzioni interinali, precariato, fragilità sociale, attacco ai pubblici dipendenti ed ai servizi sociali, non possono che condurre ad una complessiva crisi strutturale che vede come vittime sempre e solo i lavoratori. Occorre quindi la ripresa del conflitto sociale e della rappresentanza politica di una classe oggi abbandonata dalla politica. I comunisti stanno sempre coi lavoratori.
10.10.08
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I soci di maggioranza presentano un nuovo piano industriale ma servono garanzie per le future commesse: i consiglieri di Pdci, PRC e Sinistra Critica si rivolgono ai sindaci ed ai presidenti delle aziende speciali con farmacie comunali perchè si impegnino a rifornirsi presso l'ingrosso di Bagnolo, propongano e sollecitano tutte le istituzioni ad intervenire a sostegno della proposta.
Dopo la positiva soluzione della vicenda di Confarma, dove il socio di maggioranza ha accettato di predisporre un nuovo piano industriale, evitando la liquidazione dell'azienda e di conseguenza il licenziamento dei 42 dipendenti in servizio presso il magazzino di Bagnolo, ribadendo tuttavia come debba essere risolta definitivamente la questione delle forniture e quindi della garanzia di commesse dai patner, ovvero dalle farmacie che dovranno garantire di approvvigiornarsi con continuità presso l' ingorosso mantovano, i consiglieri provinciali e comunali di Pdci, PRC e Sinistra Critica hanno scritto ai sindaci dei comuni di Mantova, Castiglione delle Stiviere, Porto MN e San Giorgio ed ai presidenti delle aziende speciali che hanno la propietà di farmacie, perchè si attivino non solo per garantire affinchè le stesse, di proprietà degli enti pubblici locali, si riforniscano presso il magazzino di Bagnolo ma, eventualmente, per intervenire, qualora si rivelasse fattibile, nella proprietà stessa dell'azienda, in modo che per il futuro, situazioni di crisi simili a quelle che hanno coinvolto i lavoratori di Confarma per oltre un anno, non debbano ripetersi e siano dunque garantite continuità produttiva dell'azienda e tutela dei posti di lavoro.
Monica Perugini e Roberto Pavani (consiglieri provinciali Pdci),
Matteo Gaddi (consigliere Comune di Mantova PRC),
Giulio Tamburini (consigliere Comune di Mantova Sinistra Critrica),
Massimo Mergoni (consigliere Comune Castiglione delle Stiviere Pdci),
Massimo Trevisi (consigliere comune Roncoferraro Pdci).
I soprascritti consiglieri hanno inviato in una una nota la proposta sul futuro di Confarma sia ai sindaci dei comuni di Mantova, Porto Mantovano, San Giorgio di Mantova e Castiglione delle Stiviere che ai presdidenti delle Aziende speciali che gestiscono le farmacie di proprietà comunale ed invitano tutte le istituzioni locali che hanno aziende di scopo nel settore farmaceutico, a fare altrettanto perchè le aziende speciali locali di proprietà pubblica garantiscano fatturato ed eventualmente coinvolgimento societario nell'importante sito distributivo di Bagnolo che impegna oltre 40 lavoratori.
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SOLIDARIETA' DEI COMUNISTI ITALIANI AI LAVORATORI DEL PASTIFICIO ZANELLINI DI ANGELI (MN)
Monica Perugini capogruppo Pdci Provincia di Mantova
Il Partito dei Comunisti Italiani esprime solidarietà ai lavoratori ed alle lavoratrici del pastificio Zanellini che, a seguito dell'incendio dello stabilimento di Angeli, rischiano, ancora una volta, di vedere aggravata la loro posizione occupazionale, dopo anni di lotte ed il recente temporaneo stop alla produzione.
Dopo molti mesi di incertezza, di crisi aziendali, di pericoli per il futuro, la preannunciata ripresa della produzione faceva ben sperare per il futuro degli operai del pastificio che adesso si ritrovano con nuove, ulteriori preoccupazioni.
Il fatto imprevisto, però, non può ancora una volta essere sostenuto dai lavoratori: la proprietà deve fornire le garanzie circa la programmazione dell'attività e coinvolgere attivamente i lavoratori, la RSU ed il sindacato.
Siamo dunque vicini ai lavoratori ed alle loro famiglie e interverremo con le azioni amministrative e politiche possibili che già avevamo espresso in passato sulla stessa vicenda della proprietà dello Zanellini, i cui contorni non si riusciva a chiarire, affinchè non intervengano altre ripercussioni a danno del mondo del lavoro che nella nostra provincia sta vivendo momenti difficilissimi che stanno comportando il peggioramento delle condizioni di vita delle classi sociali più deboli e che non possono essere sottovalutati da nessuno. La delegazione dei comunisti italiani in Provincia di Mantova ha chiesto che entro il mese di settembre sia indetto un consiglio provinciale aperto proprio sul tema del lavoro, con il coinvolgimento di tutti i soggetti protagonisti di un mondo che sta facendo pagare crisi, precariato, incertezza ed attacco al salario solo ai lavoratori.
Occorre prova di responsabilità da parte di tutti, ma soprattutto da parte di coloro che hanno ricevuto il consenso elettorale dal popolo della sinistra, dal mondo del lavoro ma che, ancora una volta, vedono tradite le proprie aspettative a favore di altri e ben diversi interessi e di ipotesi di coalizioni trasversali fra i grandi portatori di interessi che anche a Mantova, non temono di mostrare spudoratamente i propri intenti.
I comunisti, al contrario, ribadiscono che solo una forza di classe e di rappresentanza autentica degli interessi del mondo dei lavori, sempre più forte e radicata nel territorio, può rappresentare la garanzia che gli obiettivi ed i programmi sociali delle classi meno abbienti, siano sempre e comunque difesi come presupposto fondamentale di lotta ed impegno politico coerente.
20.8.08
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Carlo Grassi (Pdci), assessore provinciale al lavoro lancia l'allarme sulla situazione di Confarma.
Dopo una prima, purtroppo illusoria, definizione della vicenda che aveva visto l'ingresso di un nuovo socio, la vicenda dell'unico ingrosso farmaceutico mantovano che vede appeso ad un filo, da oltre un anno, il destino degli oltre 50 lavoratori del magazzino di Bagnolo e delle loro famiglie, infatti, la situazione sembra aggravarsi poichè il fatturato dell'ingrosso non permetterebbe margini sufficienti alla proprietà.
L'assessore al lavoro Carlo Grassi si fa appello direttamente alle aziende farmaceutiche locali, invitandole a rivolgersi al magazzino mantovano per le proprie commesse, proponendo, nei termini dovuti, eventuali contrattazioni fra le parti per attuare prontamente il rilancio dell'impresa locale.
Grassi ha già espresso alle parti la disponibilità della Provincia per attivare un tavolo di confronto che possa dare una soluzione positiva definitiva alle forti preoccupazioni dei lavoratori e del sindacato.
Troppi i casi di crisi occupazionale nel mantovano: Grassi intende rilanciare osservatorio sul lavoro e sportello di crisi della Provincia, così come ha richiesto che in settembre si tenga un consiglio provinciale aperto sui temi del lavoro e della sicurezza nei posti di lavoro, così che l'ente pubblico ritorni soggetto protagonista attivo nel difficile confronto su un tema fondamentale per lo sviluppo del territorio, sempre dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici che stanno vivendo un attacco senza precedenti alle condizioni complessive di vita e di lavoro.
29.7.08
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Monica Perugini capogruppo Comunisti Italiani Provincia di Mantova
TV e stampa nazionale hanno dato questa mattina, giovedì 24 luglio, la notizia di un camion di rifiuti tossici, fermato e posto sotto sequestro dalla Polizia di Verona, sull'autostrada del Brennero. Il trasporto proveniva da Asola in provincia di Mantova.
Poichè dalle dichiarazioni pubbliche dell'autorità giudiziaria pare incontestabile che il contenuto del trasporto consista in rifiuti tossici non denunciati e non regolari, che il trasporto stesso non sia collegabile ai fatti connessi allo smaltimento di rifiuti dell'Italia meridionale, che l'attività abbia avuto continuità e sia di conseguenza organizzata proprio a partire dal territorio mantovano ed abbia di conseguenza posto in essere un reato di grave entità che vede alla sua origine proprio nel territorio locale, il gruppo consiliare dei Comunisti Italiani in Provincia di Mantova, ha presentato una interrogazione urgente all'assessore all'ambiente della Provincia stessa, per conoscere lo stato delle informazioni in possesso dell'ente.
Tutto ciò in un contesto politico locale che vede proprio il locale ente di coordinamento tenuto alla predisposizione del piano rifiuti, impegnato nel rinnovo dell' importante atto di programmazione territoriale. Piano che, peraltro, in fase di proposta, ha incontrato il parere negativo dei comunisti e dell'assessore provinciale del Pdci Carlo Grassi a proposito di un ulteriore punto critico, ovvero la mancanza dell'esplicito divieto di costruzione di nuovi inceneritori o dell' ulteriore utilizzo degli inceneritori esistenti per modalità di smaltimento dei rifiuti.
Mantova ha già dato: l'inquinamento ambientale del territorio è da record assoluto: non solo dunque non servono altri inceneritori ma bisogna potenziare raccolta e smaltimento differenziato, occorre inoltre una reale politica di controllo dello stato del territorio che si sta piegando alla deleteria competitività rivolta al solo profitto senza alcun rispetto delle regole e delle condizioni dell'ambiente stesso. Questa sarebbe la sicurezza di cui abbisogna la popolazione, in tale direzione dovrebbero essere impegnati i fondi economici per migliorare l'attuale in una società realmente più sicura.
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A Mantova si continua a morire di lavoro, e a Viadana nel modo più infame.
Monica Perugini capogruppo Pdci Provincia di Mantova, Karim Abouelala responsabile immigrazione Pdci Mantova, Carlo Grassi assessore al lavoro Pdci - Provincia di Mantova
Ascolta il commento di Monica Perugini, consigliere provinciale Pdci su Radio Onda d'urto.
L'operario agricolo indiano di 44 anni, trovato morto a metà giugno in un fossato di Salina di Viadana (MN), non aveva avuto un infarto, come avevamo letto sui giornali locali. E' morto di lavoro, di fatica, mentre lavorava nei campi di Viadana, in nero, come irregolare. Come lui tanti altri, a spaccarsi la schiena anche per 17 ore al giorno, senza permesso, senza identità, senza casa, per i pochi spiccioli necessari per sopravvivere. L'hanno buttato nel fosso, nemmeno fosse stata una scarpa vecchia che non serviva più, perchè stava male. Nessuno ha chiamato soccorsi, un medico. Ha agonizzato per oltre due ore e poi è morto. Un altro avrà preso il suo posto nei campi. Ora l'imprenditore che lo aveva "assunto" in nero per il tramite di una cooperativa, è stato denunciato e multato ma questa vicenda ci racconta molto della nostra ricca e "tollerante" Mantova. Di come si è trasformata la nostra terra, un tempo sede di cooperative ispirate ai valori della mutualità e della solidarietà fra operai, manovali, braccianti. Di come sta peggiorando sempre più, impaurita che gli stranieri rubino, portino via i soldi, la ricchezza; timorosa, tanto da non concedere, in comuni arricchiti anche grazie al lavoro ed alle tasse pagate dagli stranieri, uno spazio per trovarsi, anche pregare, violando così l'elementare diritto ad associarsi e confrontarsi. La giunta a Viadana è del PD ma la politica che rincorre, coi suoi annosi tentennamenti, è quella diventata tradizionale, permeata dai valori propugnati in tutti questi anni dalla Lega e dai suoi pregiudizi egoistici. Al massimo l'idea di progresso arriva a capire le necessità degli imprenditori, "costretti" ad assumere in nero da una legge berlusconiana che il governo Prodi, col tandem Ferrero/Amato, mai ha abrogato. Oppure ad utilizzare il "problema immigrati" per ricavare un posticino, una delega che in tutti questi anni mai constatato (in una cittadina di 20.000 abitanti) della tragedia del caporalato e del lavoro nero sfruttato dalle moderne "cooperative" che caratterizza tutto il viadanese e che oggi si è consolidata.
I nuovi padroni: molti da ex operai si sono fatti piccoli e medi imprenditori, moderni cooperatori che si aggiudicano a prezzi convenienti (per i padroni veri) appalti e subappalti per lavori da girone dantesco, nelle fabbriche e nelle campagne della zona: a loro interessata unicamente che i "marocchi" lavorino per poco, per il meno possibile, sempre sostituibili da altri male in arnese, che si accontentino di un minimo che non ha limite ma che poi, spariscano, si nascondano, non intralcino scuole, ospedali, negozi, strade. Un ritorno al passato, quando arrivavano senza famiglia e dormivano per terra, ma decisamente in meglio, perchè adesso resteranno clandestini in eterno, lavoreranno sempre in nero, semopre a meno, non si organizzeranno e gli affari cresceranno.
E tutto ciò ad un anno esatto dalla morte di un altro lavoratore immigrato, il giovane egiziano caduto dal 4° piano della nuova casa popolare dove lavorava, in un cantiere del Comune di Mantova. Era irregolare, in nero, con falsi documenti, assunto dai caporali che lucrano sulla pelle e sulle disgrazie. La legge, oggi, in pratica permette tutto ciò: la somministrazione di manodopera è la norma e trovare responsabilità diventa un'impresa improba.
Si potrebbe (si doveva) fare molto: abolire la legge 30 sul precariato, abolire la legge Bossi - Fini sull'immigrazione, tornare al collocamento obbligatorio gestito solo dall'ente pubblico e non dalle agenzie interinali private, troppo spesso diretta derivazione dei sindacati, ripristinare i controlli preventivi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e le sanzioni, organizzare sindacalmente i lavoratori sulla base dell'appartenenza al luogo ed alla categoria di lavoro, non al contratto che sottoscrivono (i precari della NIDL ecc..) o della provenienza (i settori immigrati, i patronati... ), riorganizzare una classe operaia sfruttata, schiacciata, marginalizzata nel lavoro come nella società.
Ma se non è stato fatto col governo di "centro sinistra", fatto cadere da Mastella, (anzi chi rivendicava tale compito è stato relegato nell'angolo riservato alle minoranze massimaliste, anche a sinistra!): chi lo farà adesso: Berlusconi? Veltroni? Domanda e risposta sono retoriche.
Riprendere la lotta è dunque diventato indispensabile, senza compromessi, senza ammiccamenti a chi ha fatto altre scelte e di esse è convinto: ricostruire una classe frantumata, una coscienza smarrita ed un partito che le rappresenti, un partito per il lavoro e i diritti, di sinistra e comunista.
Martedì alla ore 15 in Provincia, presso l'assessorato lavoro e formazione via Gandolfo - Mantova, Consulta sulla immigrazione convocata dall'assessore provinciale del Pdci Carlo Grassi su lavoro nero e immigrazione.
13.7.08
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Monica Perugini capogruppo Pdci Provincia di Mantova
Facciamo appello alla popolazione interessata al tracciato, a quella della città che con questa infrastruttura verrà privata della possibilità di completare l'asse interurbano che potrebbe togliere il traffico pesante e di attraversamento da città e immediata periferia, ai comitati ed alle associazioni ambientaliste del territorio perchè si impegnino a fondo nell'ultimo atto della lotta contro la MN/CR: un'autostrada inutile, costosa, dannosa ed addirittura controproducente, visto che impedirà il completamento viario verso l'autostrada MO/Brennero e, allo stato dei fatti, ingigantisce i problemi di traffico di Virgilio, Bagnolo e la stessa Mantova.
Siamo sempre stati in prima fila, in piazza come nelle istituzioni e faremo la nostra parte anche in occasione della possibilità di proporre controdeduzioni all'edificazione di un’opera che non solo è inutile ma comprometterebbe lo sviluppo infrastrutturale del territorio mantovano e dello stesso capoluogo: questo esporremo nelle nostre opposizioni.
Di più: aggiungeremo che i problemi di traffico non potranno essere risolti dalla installazione di telecamere, a Bagnolo come in Via Brennero: con simili "legittime" preclusioni da parte di tutti i comuni interessati, infatti, c'è da chiedersi, e noi ce lo eravamo chiesto in tempi non sospetti, dove potrà deviare il traffico pesante e di attraversamento? Le istituzioni proponenti la MN/CR avrebbero dovuto mantenere il progetto originario di tangenziale sud in grado di deviare il flusso verso l'autostrada MO/Brennero ma, ancora oggi, non sono noti i motivi tecnici che hanno portato a modificare la scelta per concentrarsi su un'autostrada, la MN/CR, di cui nessuno aveva mai sentito la necessità. Fuorviante, poi, inserire l'opera fra le priorità di EXPO 2015: un mostro altrettanto inutile quanto devastante, che vedrà concentrare opere e finanziamenti nella sede geografica e politico/economica che lo ha pervicacemente voluto, cioè Milano.
Da aggiungere come l'aggiornamento in atto del Piano cave provinciale di interesse pubblico sia improntato in parte prevalente, proprio al soddisfacimento delle due grandi infrastrutture autostradali: MN/CR e TIBRE. Il danno dunque andrebbe moltiplicato al cubo, come i metri cubi di sabbia e ghiaia che dovremmo scavare senza possibilità di ripristino, dalle colline moreniche e dal territorio mantovano.
L'inutile miraggio di un progresso economico che, per la maggior parte della popolazione, non c'è e nemmeno ci sarà se fondato sul trasporto su gomma, av svelato prima che sia troppo tardi: l'avvio dei cantieri, indipendentemente dall'esito degli stessi, significherà solo irreversibile devastazione del suolo e del territorio mantovano.
Monica Perugini
capogruppo Partito dei Comunisti Italiani - Provincia di Mantova
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Massimo Mergoni segretario provinciale Pdci Mantova
Solidarietà del Partito dei Comunisti Italiani di Mantova alla famiglia dell'operaio infortunato, ai lavoratori della Marcegaglia, alla RSI ed al sindacato colpiti dal grave infortunio di venerdì scorso a Gazoldo. Il nuovo, gravissimo incidente che accade presso il colosso metalmeccanico della presidente di Confindustria, a poche settimane da quello mortale avvenuto a Casalmaggiore (CR), infatti, preoccupa grandemente e deve sollecitare le forze politiche, sindacali ed istituzionali a porre in essere tutte le azioni e le pressioni possibili perchè i controlli sulla sicurezza in fabbrica e nei posti di lavoro, siano intensi e rigorosi ed abbiano funzione preventiva oltre che sanzionatoria.
Il governo di destra nella riunione di consiglio dei ministri della settimana scorso, in soli nove minuti, oltre ad abrogare tutta una serie di provvedimenti a tutela dei lavoratori, ha accantonato la proposta di normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro nell'intera parte sanzionatoria, annullando le sanzioni a carico degli imprenditori negligenti e quindi gli introiti che sarebbero dovuti confluire alle casse dell'INPS per il potenziamento dei ruoli degli ispettori del lavoro: la situazione che la classe operaia e in più in generale il mondo dei lavori, sta vivendo, volge dunque verso orizzonti preoccupanti al cospetto della quale non si può rimanere in silenzio.
In attesa di comprendere la dinamica del grave infortunio, siamo al fianco dei lavoratori e del sindacato in questa difficile lotta per la sopravvivenza dei diritti e della dignità, rinnoviamo la solidarietà dei comunisti e saremo al loro fianco nelle forme di mobilitazione da questi organizzate.
21.6.08
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Raccomandazione urgente alla Provincia per l'apertura di uno sportello di crisi
Monica Perugini (capogruppo Pdci Provincia di Mantova), Scilla Alberibni (assessore Sinistra Critica Comune di Suzzara)
18 operaie (fra loro un solo dipendente) a domicilio e a tempo pieno, della mantovana Gabbiano, prevalentemente residenti a Virgilio e Curtatone, tutte giovani e poco scolarizzate, sono state messe in mobilità e poi licenziate, dall'impresa da cui dipendevano poichè il prodotto semilavorato confezionato comporta costi troppo alti rispetto allo stesso prodotto finito che giunge dai mercati asiatici. Il dramma è che queste lavoratrici arrivano alla disoccupazione dopo i 60 giorni di mobilità previsti dall'accordo fra azienda e sindacato, ma senza nessuna forma di reinserimento lavorativo e/o ricollocazione.
Non c'è tregua dunque nella lotta del padronato contro il mondo del lavoro e, come sempre, le prime a rimetterci sono le donne, quelle che svolgono le mansioni più umili, con salari da fame e che sono facilmente rimpiazzabili nell'enormità del mercato globale. Niente e nessuno da' loro garanzie, giacchè la situazione sa' di normalità, anzi, pure il futuro della classe operaia "tradizionale", quella delle grandi e medie imprese ancora garantite da un contratto nazionale, è indirizzato verso tale traguardo, quello della precarietà e quindi della subordinazione globale, nel lavoro e quindi nella vita.
Per queste lavoratrici diventa persino difficile condividere percorsi di sindacalizzazione e di lotta, visto che la loro forma lavorativa è una di quelle maggiormente arretrate e che il movimento operaio e sindacale aveva sconfitto con le lotte degli anni 70: il lavoro a domicilio. Oggi non hanno neppure questo e, tragicamente, a seguito dell'esperienza di un governo di centro sinistra a cui le classi popolari avevano chiesto, almeno, di ritirare la legge sul precariato che ha portato a simili disastri. Non sono la Legge 30 è rimasta inalterata ma è stata inasprita da quel protocollo su welfare e pensioni che ha adirittura peggiorato la situazione di tutti/e oltre ad aprire la strada all'abolizione effettiva del contratto nazionale di lavoro a proposta dai padroni con la solerte accettazione di CISL e UIL.
Siamo al fianco delle lavoratrici a domicilio della Gabbiano: abbiamo chiesto alla Provincia di Mantova con una raccomandazione urgente di approntare immediatamente uno sportello di crisi per la ricollocazione immediata delle lavoratrici e dei lavoratori che subiscono quella che giudichiamo un'autentica violenza del padronato globale contro uomini e donne privati di quel diritto che la Costituzione Repubblicana, che oggi tanto celebriamo, "aveva" imposto nel suo primo articolo.
18.6.08
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All'IVECO di Suzzara pagano gli operai mentre i padroni fanno affari: tutti a casa gli interinali!
Fausto Motta - responsabile provinciale lavoro, Pdci Suzzara
Gravissima la situazione dell'Iveco di Suzzara: l'impresa non ha più nemmeno bisogno di licenziare, la legge sul precariato varata dal vecchio governo Berlusconi, confermata ed anzi inasprita da quello di centro sinistra col protocollo su welfare e pensioni e che il nuovo patto consociativo fra destra e centro potrebbe anche peggiorare, soprattutto dopo le norme europee sull'orario di lavoro che, di fatto, diventerebbe di 60 ore la settimana (alla faccia delle 35 di bertinottiama memoria!), permette al padronato questo ed altro. Il caso SOGEFI insegna!
Basta che in modo contingente diminuisca la vendita in uno dei qualsiasi paesi del mercato Fiat che la produzione cala e i lavortaori interinali, per primi, non vengono confermati mentre tutto tace circa gli eneormi profitti che proprio la Fiat ha sempre ritratto da ogni e qualsiasi beneficio contributivo e statale in genere. Eppure troppo spesso questi lavoratori che giungono dal sud o da paesi lontani, arrivano all'Iveco già sindacalizzati o per lo meno iscritti ad uno dei sindacati confederali: essi non dovrebbero difenderne i diritti?
Non è possibile che i lavoratori e la collettività paghino un simile prezzo, anche perchè fino a pochi mesi fa Suzzara era addirittura considerata come "area subalterna", anche da un punto di vista sociale ed organizzativo, alla stessa IVECO allora in "piena espansione": dalla casa all'accoglienza, tutto un comparto provinciale è ancora oggi chiamato a rispondere alle decisioni di un padronato che, dall'oggi al domani, non ha remore nel non rinnovare i contratti, poichè nemmeno più si pone oggi più il problema del licenziamento.
Una società completamente subordinata al padronato, che tratta i lavoratori come merce (o peggio), che non garantisce loro nè diritti nè futuro, non è una società civile. Se nessuna forza parlamentare da' garanzie perchè le leggi sul lavoro siano cambiate, per i comunisti il cambiamento delle norme sul lavoro, primo fra tutti l'abolizione del precariato, passeranno solo con la ripresa del conflitto e della lotta sociale, solo ciò potrà ridare alla classe operaia ed ai lavoratori tutti una rappresentanza politica autorevole che sappia difenderne diritti e interessi per la costruzione di una società migliore per tutti.
Suzzara, 13.6.08
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Anche ad Ostiglia: mai il nucleare.
Pericolosissima l'apertura degli ambientalisti
Ilaria Reggiani
segretaria della Sezione Pdci Che Guevara Ostiglia - destra Secchia (MN)
Pericolosissime le aperture di esponenti ambientalisti al nucleare: è vero, non presenta emissioni, ma basta pensare alle scorie da smaltire, ai pericoli (acclarati) che esso comporta, oltre che alla militarizzazione di fatto del territorio che il nucleare impone ed alla erosione delle ultime porzioni di suolo rimaste intatte, quando in Italia e in particolare nella Pianura Padana, si profila il forte rischio della scomparsa della fonte primaria di attività produttiva, ovvero dell'agricoltura con la conseguente dipendenza dalle importazioni anche nel settore produttivo caratteristico del nostro paese.
Nulla dunque vale il rischio, anche perchè in un paese governato da una destra e con un centro moderato e liberista sempre all'attacco di tutte le possibili fonti di reddito, nessuna garanzia può essere data circa l'abbandono degli altri tipi di centrali che, nel Destra Secchia, sono peraltro di totale proprietà privata e che quindi molto difficilmente governo e opposizione liberista, intenderanno far dismettere.
Nessun beneficio, nemmeno occupazionale, sarà portato al territorio, all'ambiente ed alla popolazione: occorre invece investire e incentivare e quindi realizzare l'utilizzo massiccio e possibile delle fonti non inquinanti e rinnovabili, dando vita ad una netta inversione del modello di sviluppo e di consumo del territorio.
Nel 1987 col referendum, l'Italia non ha perso una opportunità ma, allora, ha salvato un futuro che si presentava nel peggiore dei modi, oltre a dare il via ad una coscienza ambientalista prima di allora emarginata e sconosciuta anche a sinistra.
Mai il nucleare, torneremo in piazza se il governo e i padroni dovessero proseguire sulla strada annunciata, mentre il Provincia i consiglieri comunisti hanno già presentato una mozione antinucleare della quale chiedono l'approvazione.
28.5.08
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Leggi il comunicato
Leggi la mozione presentata dai consiglieri provinciali del Pdci Perugini e Pavani
Leggiamo sulla stampa nazionale che il nuovo governo non solo plaude (insieme a Confindustria) la scelta nucleare ma indica pure i siti, fra questi ne individua due nel mantovano: Viadana e San Benedetto. La nostra risposta è la medesima di quella di 25 anni fa quando, contro tutto e contro tutti, non abbiamo abbandonato la lotta: mai il nucleare. Non è dunque solo questione di differenziare e/o posticipare i tempi, come sostengono gli esponenti di Pdl e Pd (l'unica differenza che si legge fra loro è questa!): il nucleare è generalmente ritenuto pericoloso, superato, improponibile
Torneremo in piazza come 25 anni fa per difendere una scelta che il nostro paese non può nemmeno prendere in considerazione dopo gli esiti di un referendum e le risultanze inconfutabili degli studi sulla pericolosità del nucleare, ricordando, inoltre, la gravissima situazione ambientale della nostra provincia, costantemente ai primissimi posti nei tassi di inquinamento. Ma Mantova è anche ai vertici della produzione di energia elettrica, soprattutto a seguito della liberalizzazione di produzione e vendita della stessa che ha arricchito enormemente imprese situate anche nel nostro territorio a danno delle condizioni ambientali e della salute dei cittadini.
Abbiamo già inoltrato in proposito una mozione urgente al consiglio provinciale perchè l'ente si opponga con risolutezza ad ogni ipotesi di ritorno al nucleare.
24.5.08
25.6.2008: Mozione
presentata da Monica Perugini e Roberto Pavani consiglieri provinciali del Partito dei Comunisti Italiani di contrarietà alla edificazione di centrali nucleari nella provincia e all’uso di energia atomica
I sottoscritti consiglieri provinciali,
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Visti i recenti resoconti in base ai quali il governo riproporrebbe a breve termine la proposta di edificazione di centrali per l'utilizzo dell’energia nucleare e la conseguente individuazione dei siti, due dei quali si troverebbero in provincia di Mantova ed in particolare a Viadana e San Benedetto, | |
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Preso atto che anche i vertici dell’associazione Confindustria si sono espressi in tal senso proprio in questi giorni e con autorevoli interventi sulla stampa nazionale, | |
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Considerato che il nostro Paese si è già ampliamente espresso contro l'utilizzo dell’energia nucleare con un referendum che ha visto respingere tale scelta in modo deciso, | |
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Valutato che la scelta nucleare civile non ha mai confutato e ancora oggi non risponde ai quesiti rimasti irrisolti circa la pericolosità dell’opzione stessa, che il rischio di disastri ambientali, già verificatosi in Europa con la tragedia di Cernobyl del 1986, è tuttora presente, che vi è la mancanza di qualsiasi certezza circa la sicurezza degli impianti e del ricovero delle scorie, | |
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Rilevato che autorevoli e numerose agenzie sostengono la inutilità della produzione di energia a dipendenza atomica proprio perché superata dalla sperimentazione di nuove fonti non inquinanti, | |
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Rammentato che la nostra Provincia è già sottoposta ad un elevatissimo tasso di inquinamento dovuto alla massiccia presenza di industrie inquinanti fra le quali il petrolchimico che produce energia elettrica destinata al mercato, | |
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Ricordato che la Lombardia è ai vertici per la produzione ed il commercio di energia elettrica e che da più parti sono considerate inattendibili le fonti che ritengono l'Italia bisognosa di produrre ulteriore energia soprattutto per mezzo di fonti inquinanti e pericolose in quanto la produzione della stessa è superiore al fabbisogno, | |
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Tenuto conto che la popolazione mantovana si è espressa in modo deciso contro l�opzione nucleare dando vita ad un ampio e vasto movimento di protesta che si espresso nella formazione di numerosi comitati antinucleari a partire dai primi anni 80 e che hanno realizzato significative lotte ambientaliste nel 1983, |
propongono che il consiglio provinciale di Mantova
si impegni a respingere ogni e qualsiasi ipotesi di ripristino della scelta di edificare centrali nucleari per la produzione e l'uso di energia atomica presso il territorio mantovano e a farsi parte promotrice di tale iniziativa verso tutti gli organi istituzionali competenti.
Monica Perugini
Roberto Pavani
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Ilaria Reggiani
segretaria Sezione Pdci Che Guevara Ostiglia / Destra Secchia
E' un fatto gravissimo che la SAMA abbia attivato la sperimentazione di bruciare CDR presso il proprio impianto di Sutinente senza disporre della valutazione di impatto ambientale e dopo che il consiglio provinciale aveva votato alla unanimità dei voti, un ordine del giorno dove dichiarava la contrarietà all'operazione proposta a Sustinente e per qualsiasi simile sito provinciale.
Un'area come il detsra Secchia, dove l'inquinamento è stato dichiarato superiore a quello della capoluogo, pur non presentando la stessa densità di impianti industriali e di traffico stradale, non ha indotto i padroni del gruppo SAMA a sospendere un' attività dichiaratamente a rischio, così risulta evidente il comportamento generalizzato del padronato, anche locale, sui temi della difesa del lavoro, dei diritti e dell'ambiente quale risorsa da tutelare e difendere dalle continue aggressioni, subordinate unicamente al principio del profitto d'impresa.
Non è nemmeno possibile che un'azienda che resta comunque di derivazione pubblica regionale, quale l'ARPA non esponga pubblicamente i dati raccolti dalle centraline di rilevamento, che sono di estrema importanza e che riguardano la salute di tutti i cittadini e dovrebbero quindi essere la base per un progetto complessivo di tutela ambientale.
Così come siamo stati fra i promotori dell'odg approvato dalla Provincia contro la sperimentazione del CDR sia a Sustinente che altrove, continueremo nel nostro impegno sia istituzionale che politico perchè il CDR non venga prodotto e sia attivata una forte azione pubblica di controllo dei materiali che le aziende di raccolta rifiuti dell'intero territorio, afferiscono e/o intendono afferire alla SAMA ed altre ditte del settore per simili finalità: i nostri consiglieri provinciali hanno presentato a Presidente e assessore all'ambiente della Provincia una raccomandazione perchè il monitoraggio dei comportamenti della SAMA e delle altre imprese interessate all'attività sia intensificato così come reperita una efficace forma di controllo delle modalità gestionali delle aziende di raccolta e smaltimento rifiuti del territorio.
17.5.08
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BASTA ATTACCHI del PAPA a LEGGE 194, CONTRACEZIONE, DIVORZIO UNIONI CIVILI
Leggi la lettera di Scilla Alberini, Patrizia Quadri, Livia Fenaroli, Monica Perugini, Ilaria Reggiani, Sabrina Simoncelli , Adriana Gaio, Debora Guerra, Cesarina Pavesi, Silvia Rossi, Silva Grossi, Vittoria Sarcuni
Mantova, 14 maggio 2008
LEGGE 194: ANCORA ATTACCHI DAL VATICANO.
Il Vaticano, con tutto il suo potere, butta la maschera e all'indomani delle elezioni, attacca frontalmente la legge 194 che, da 30 anni, regola e previene in Italia l'interruzione volontaria di gravidanza. Lo "storico" Movimento per la Vita, quello che inutilmente aveva chiesto l'abrogazione della legge tramite referendum e che mai ha cessato la sua crociata fondamentalista, una delle principali associazioni dell'integralismo cattolico antiabortista, ricevuto giorni orsono in Vaticano, ha ottenuto la risposta pubblica che si aspettava: Ratzinger, infatti, ha dichiarato che la legge 194 “ha inferto una ferita alla società italiana e a trenta anni dalla sua entrata in vigore è di fatto "più difficile difendere la vita". Ratzinger ha poi richiamato “all'ordine” i cattolici in una vera e propria presa di posizione politica: “invito i credenti – ha detto il capo del Vaticano - a testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare".
Il Papa, appena un mese fa, aveva ricordato che anche il divorzio è una colpa grave, una "piaga", mentre la settimana scorsa, aveva ribadito l'attualità dell'enciclica di Paolo VI del 1968 contro contraccezione e aborto, mentre chiedeva esplicitamente alle "istituzioni uno sforzo per aiutare con ogni mezzo la famiglia, fatta dalla unione tra uomo e donna".
Insomma il Vaticano fa politica, detta le regole: mezzi di informazione e governo gli prestano ascolto e non aggiungono una parola sul fatto che vietare, oggi, nel 2008, in un mondo i cui abitanti per i 2/3 vivono una condizione stabile di miseria, guerra e malattia indotta dallo sfruttamento capitalistico, prevenzione e contraccezione, significherebbe condannare a morte per malattia milioni di persone: altro che vita! Quelli che sopravvivono, poi, potrebbero morire, da adulti, così come da bambini, nei conflitti senza fine che insanguinano il mondo per il controllo di petrolio, ricchezze naturali, territorio e... acqua. Senza contare come la persistente intolleranza omofobica del Vaticano, spingerebbe ad emarginazione e privazione di diritti migliaia di cittadini/e o meglio alla regressione culturale una società intera.
Sarebbe inutile ripetere che la divisione fra Stato e Chiesa è principio fondamentale della nostra Repubblica e che un esponente religioso, per quanto potente ed influente, non può intromettersi negli affari di uno Stato, anche se oggi governato da una coalizione "amica", ma è evidente che dobbiamo rifarlo e non stancarci di lottare per difendere i diritti che le donne hanno conquistato in decenni di lotte ed impegno sociale.
Ricordiamo: nel 2005 le IVG sono state 103.033, -2.1% rispetto al 2005 e -44.6% rispetto al 1982. Sono in aumento gli interventi effettuati dalle donne straniere dal 20.1% sul totale nel 1996 al 29.6% del 2005, a fronte di un forte aumento della popolazione straniera in Italia.
Per area geografica le IVG si praticano maggiormente al nord: 60.280 nel 2005 con una diminuzione costante che rispetto al 1983 è del 42.8%. Poi il centro: 29.500 IVG -43.7% dal 1983, il Sud 31.143 -45.8% e le isole 11.867 -36.5%.
La stessa recente relazione dell' (ex) Ministero della Salute presentata in Parlamento, studiando l'evoluzione del fenomeno, affida a istituzioni e governo il compito del raggiungimento delle finalità primarie della Legge, cioè la cancellazione dell'aborto clandestino, fine che la legge sta conseguendo brillantemente e la promozione di una sempre maggior consapevolezza verso una procreazione consapevole per evitare di considerare l'aborto quello che non è, ovvero un mezzo per controllare le nascite.
Ricordiamo che la battaglia non è vinta: la conferenza Stato Regioni del marzo scorso, ha replicato come inaccettabili, le proposte di Lombardia e Veneto di introdurre termini restrittivi per le eccezioni di IVG per motivi terapeutici, continue sono le polemiche e gli impedimenti posti all'uso di "pillola abortiva" e "pillola del giorno dopo", il sistema sanitario vigente (sia privato che pubblico -ma di fatto gestito direttamente dai partiti che governo le giunte regionali e che in tal modo vantano una competenza divenuta "riservata") permette un vastissimo ricorso alla obiezione di coscienza, giacchè subordinato ai voleri dei direttori delle strutture ospedaliere, mentre le IVG ormai abitualmente, vengono eseguiti da "medici a gettone" che, alla faccia della tutela della salute della donna, intervengono a chiamata, con una sorta di compenso a cottimo, così come assistiamo al ritorno delle pratiche clandestine, soprattutto a danno delle immigrate.
Per difendere la salute delle donne, i servizi pubblici sociali improntati al principio dell'eguaglianza, rivendicare l'autodeterminazione delle donne a decidere del proprio corpo e della propria vita, la lotta e lo sdegno non possono fermarsi.
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BASTA PRECARIATO. IL CASO DELLA CITTA' DELLA MODA DI BAGNOLO (MN).
RIPRENDIAMO LA LOTTA PER IL LAVORO, PER I DIRITTI, PER UNA SINISTRA DALLA PARTE DEI LAVORATORI E DEI GIOVANI.
La profonda modificazione del mercato del lavoro, iniziata in questi anni e segnatamente con la legge 30 voluta dal governo Berlusconi / Maroni (o meglio, prima ancora, avviata dal “pacchetto Treu” del primo governo di centro sinistra Prodi / D’Alema / Amato) e poi inasprita e resa stabile dal secondo governo Prodi, con la sostanziale approvazione sindacale (vi ricordate il referendum sindacale dei 5 milioni di votanti? Riguardava proprio precariato e pensioni!) e di buona parte del centro sinistra di governo, tramite la nuova normativa su stato sociale e pensioni, senza dimenticare la precedente normativa su TFR e pensioni integrative private, ha trasformato quello che la nostra Costituzione prevede come un diritto, in una sorta di elargizione, un favore fatto solo a certe condizioni, un ricatto pagato in eterno col prezzo della instabilità economica e di vita, in particolare per le nuove generazioni.
Come potrebbero i/le giovani impiegati/e nei negozi appartenenti alle grandi catene commerciali, protestare e ribellarsi contro tali ed altre più gravi ingiustizie, quando sono assunti con contratti precari, spesso di pochi mesi addirittura di settimane, a volte per il solo fine settimana, a ore, quasi sempre a par time, oppure attraverso collaborazioni a partita IVA se il rischio è quello di perdere il lavoro e quindi il futuro la disoccupazione? Com’è possibile che il sindacato trascuri l’importanza di una simile situazione di precarietà che coinvolge intere generazioni e non potrà garantire futuro, non solo ai giovani ma ad un’intera società che non potrà più contare su una struttura socio - economica e culturale stabile, solidale, credibile e convinta della importanza dei diritti conseguiti con anni di lotte? Com’ è possibile che La Lega, un soggetto politico razzista, xenofobo, squadrista tenti di appropriarsi del 1° maggio, la festa dei lavoratori e si candida a paladina degli interessi dei lavoratori, dopo che il suo ministro Maroni ha istituzionalizzato il precariato attraverso la legge 30, dopo aver promosso un’altra legge, la Bossi/Fini sull’immigrazione, che considera gli immigrati alla stregua di merci, senza diritti e dignità, da impiegare a rischio quotidiano della vita nei lavori in nero o in quelli privi delle garanzie di sicurezza e dopo aver promosso in Lombardia, la Regione dove la fa da padrona, una normativa sulla sicurezza sul lavoro che depotenzia i servizi di prevenzione, obbligando l’intervento solo quando si verificano incidenti?
Troppe contraddizioni, troppi silenzi, troppe rinunce a difendere i lavoratori e i giovani, troppa uguaglianza di contenuti nei programmi elettorali di destra come del PD, troppa arrendevolezza, anche a sinistra: il rischio è grande ed è quello di veder mettere a repentaglio il lavoro come diritto, la democrazia, il contratto di lavoro come strumento di unità ed eguaglianza di quella “moderna” classe operaia che sarà sempre più sfruttata se non riprenderà coscienza della propria situazione, se non riprenderà l’impegno e la lotta contro un padronato che vuole rappresentare tutti ma arricchire solo le proprie tasche a costo di devastare il tessuto sociale, aggredire l’ambiente e la salute di tutti purché i propri prodotti, le proprie “marche” alla moda, i propri simboli siano venduti a caro prezzo, disinteressandosi dei costi umani, delle condizioni di lavoro di chi li ha prodotti e li vende, del futuro di una società che non potrà comunque sopportare a lungo una simile devastazione delle risorse umane e naturali.
I Comunisti Italiani non accettano questa prospettiva come non modificabile: su questi contenuti rispondiamo tornando in piazza, riprendendo la lotta in difesa del lavoro e dei diritti, della stabilità e della sicurezza del lavoro, del futuro per le nuove generazioni, della democrazia e dell’antifascismo, insieme a tutti coloro che faranno tale scelta di classe a prescindere dalla rappresentanza parlamentare perduta.
Partito dei COMUNISTI ITALIANI - Federazione di Mantova - 1° maggio 2008
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Patrizia QuadrI, Livia Fenaroli, Scilla Alberini, Monica Perugini, Ilaria Reggian, Silvia Rossi, Adriana Gaio, Silva Grossi, Giulia BaraldI,
Delia Furio, Giulia Pinciarella, Vittoria Sarcuni
info: colpodistreghe@libero.it
Ancora uno stupro a Roma e ancora una volta la violazione del corpo delle donne è sfruttata e strumentalizzata per catturare un retrivo ed ipocrita senso comune inaccettabile, fortemente lesivo per le donne, a dispetto delle prediche da campagna elettorale sfoderate da tutte le parti. La violenza maschile sulle donne, infatti, non è un dato emergenziale, è un dato strutturale, divenuto grandemente maggioritario, caratteristico di tutte le culture: e proprio le donne sanno molto bene quanto esso non conosca differenze di classe, etnia, cultura, religione e appartenenza politica. Rammentiamo da troppo tempo come la violenza sulle donne, quella più nascosta ma più diffusa, sia quella che avviene nell'ambito familiare, scatenata spesso abitualmente, da mariti, fidanzati, padri, parenti, ex partner. Come ha ricordato la grande nella manifestazione del 24 novembre 2007 svoltasi a Roma, la violenza sulle donne non ha confini e non sarà nessun decreto sicurezza a porvi fine, in particolare se reazionario e razzista come quello che il futuro governo ha già in programma di emanare e che anche gli amministratori locali "bipartisan" sembrano condividere senza riserve. Le donne quindi non possono che essere le prime a dar vita ad un forte e sentito momento di reale solidarietà e di denuncia che parta dal territorio e sappia dare una risposta politica e culturale all'ennesimo abuso di una giovane donna aggredita e violentata alla stazione La Storta di Roma. E tutto ciò nonostante la grande difficoltà politica che la sinistra tutta e i movimenti stanno attraversando, l'indomani della sconfitta elettorale che ha visto la destra italiana trionfare. Da questa sconfitta siamo pronte a ripartire, non eludendo una decisa autocritica ma anche non risparmiando una altrettanto impietosa critica a coloro che hanno condotto a scelte che oggi mettono a repentaglio diritti, libertà, conquiste di generazioni ottenute non solo per sè ma per il futuro.
Proprio dalla difesa di quei diritti e di quelle libertà che hanno reso la nostra una società civile e democratica, intendiamo riprendere la lotta e non omologarci: le donne sono sempre le prime a farlo.
21.4.08
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Lasciamo che siano le donne a parlare.
Monica Perugini sulla polemica dell'assoluzione per Pasqua da parte del Vescovo di Cremona delle donne che confessano di aver abortito
Lasciamo che siano le donne a parlare.
Su un tema come quello dell'aborto (ma non solo) le donne hanno dimostrato e dimostrano (in particolare con la forte ripresa del movimento) di non avere bisogno e di non volere padri/padroni/padreterni né buoni né cattivi.
Patetici tutti i tentativi di coloro che non si rassegnano o vogliono inerpicarsi a giustificare (ma è lo stesso, sempre nulla hanno capito) ciò che solo le donne hanno sentito, sentono e sentiranno, di buono e di cattivo.
Non abbiamo voce "vera", pensiero di genere, consuetudine riconosciuta da secoli; vogliamo averli, lottiamo ogni giorno perchè possa essere "anche" così e facciamo volentieri a meno di padrini, così come di concessioni buoniste: prima, durante e dopo le elezioni, impegnate o meno in politica, nei partiti, in qualsiasi altro posto, oppure in nessuno.
Lo penso per me come per le donne cattoliche e per tutte le altre, per quante scelgono liberamente (o vorrebbero farlo) ciò in cui credono, che le interessa e riguarda, anche in merito a quella sfera individuale personalissima, come le chiama un diritto positivo di cui tutti dovremmo andare fieri giacchè sorto dalla Costituzione Repubblicata Antifascista, senza bisogno di mediatori, nè di casse di risonanza mediatiche.
Basterebbe solamente ciò per un paese civile ma, evedentemente, molti non sanno resistere alla tentazione di esternare il proprio saper sempre tutto e per tutti, tanto che l' occasione per tacere, anzi per non voler far parlare le donne, mai gli sfugge.
Che l'aborto sia un dramma, uno dei più dolorosi per le donne, lo sappiamo bene e lo proviamo ogni giorno, in ogni condizione; a poco valgono esterne code morali/solidali. L'unico modo per esprimere vicinanza è quello d lottare ed impegnarsi a livello sociale, poltiico, comunitario , personale... per la vigenza e l'efficienza di quei servizi pubblici previsti dalla legge, per quelle garanzie sanitarie e sociali, per quei diritti di cui parla il nostro ordinamento prevedendoli su base egualitaria, gratuita e assistita, messi quotidianamente a repentaglio dall'assalto della destra culturale e politica.
12.3.08
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Vendita ai privati dell'ex osped ale psichiatrico del Dosso:
un altro pezzo di città regalato ai privati
Una cordata di imprenditori vorrebbe lottizzare stabili, parco e campi sportivi oggi di proprietà dell'ASL mentre gli enti pubblici sono rimasti in silenzio
La proposta del Pdci ricordando Mario Tommasini
Monica Perugini consigliere provinciale Pdci Mantova
Le privatizzazioni hanno portato al trionfo degli affari di tutti, tranne che dell' ente pubblico: privatizzare i servizi ha significato innescare una corsa alla speculazione edilizia e finanziaria a cui la sanità non si è sotratta, anzi.
E così è caduto anche l'ultimo baluardo "storico" della sanità mantovana, l'ex OP del Dosso che invece di diventare la sede dell'aggregazione culturale e sociale del territorio, così come era accaduto, ad esempio, per l'area dell'ex Paolo Pini di Milano, sarà trasformato in un luogo residenziale, molto facilmente di lusso. Prima della riforma era di proprietà della Provincia, è stato trasferito alla Regione e quindi venduto per essere edificato, proprio come piazzale Mondadori. Un altro pezzo di città che se ne va per arricchire le tasche dei privati, facilitati dalla gestione dell'amministrazione pubblica; pezzi di agibilità democratica del nostro paese che non esistono più e servono ad altri scopi, quelli che oggi imperano senza alternativa nella nostra vita sociale e politica: il denaro ed il profitto individuale.
L'ex Psichiatrico avrebbe potuto essere acquisito dagli enti pubblici mantovani e forse ancora si può rimediare all'ennesimo scempio.
La proposta non è nuova, altre realtà l'hanno sperimentata sull'esempio di quanto Mario Tommasini ci aveva fatto vedere diventare realtà, non solo teoria, unire gli enti locali in un' associazione di scopo per farne un centro, anche residenziale, oltre che ricreativo, sportivo e naturalistico che, conservando la memoria di quello che è stato in passato e delle conquiste che in materia di salute mentale, benessere individuale e collettivo si è conquistato, si rivolga ad un panorama variegato di persone e di nuclei familiari che l'odierna omologazione culturale, si ostina a confinare nelle case di riposo, in varie forme di centri di accoglienza, istituti, nuovi ghetti quali luoghi abitativi dell'emarginazione e ambienti "chiusi" che (spesso in forma privata ma sempre pagata dal pubblico) non sono mai venuti a mancare, anzi si sono moltiplicati, specialmente nella Lombardia iperliberista.
I microalloggi protetti per anziani, anche parzialmente autosufficienti con portierato sociale, gli alloggi del "dopo di noi" dove anche soggetti con disabilità psicofisiche riescono ad avere una propria condizione di autonomia e ripresa delle esistenti potenzialità umane, minialloggi per donne e nuclei monoparentali con figli minori, per studenti universitari, lavoratori precari, da costruire usufruendo dei progetti e dei finanziamenti europei e regionali, oltre che dei privati (per esempio dalle fondazioni che sono tenute a riversare parte dei propri profitti nel settore sociale) sarebbero una realizzazione possibile nel rispetto di quello che era quello spazio. Forse il luogo è troppo bello per simili soluzioni e queste persone devono continuare a vivere nei luoghi dell' emarginazione, al massimo rivernicati coi restiling dei contratti di quartiere, anche se strutture come l'ex OP sono di proprietà pubblica.
Certo il regista di ciò dovrebbe essere l'ente pubblico, quello che una volta era lo Stato che oggi non c'è più, giacchè non svolge più la sua funzione di regolatore sociale, demandando alla sciagurata politica della sussidiarietà scelte e progetti, insieme agli enti locali territoriali, chiamati ad avere una visione complessiva dei bisogni della società e delle modalità per risolverli in modo positivo ed egalitario.
Così non è: tutto è demandato al privato, anche la cura del sociale e quindi l'organizzazione dei servizi necessari. E' ovvio che nella giungla abitata e gestita dall'impresa, il più forte impera e vince e quindi gestisce in virtù di interessi parziali e individuali quello che era proprietà pubblica acquisita con la fiscalità.
Il fatto che molti di coloro che hanno condiviso, anche da "sinistra", tale scelta, oggi si scandalizzino, quando da tempo hanno abbandonato il proprio compito e il proprio ruolo, anzi hanno fatto in modo che in propria vece intervenissero soggettività private (anche se associazionistiche o cooperativistiche che oggi sono assai lontane dalle caratteristiche di quell'universo mutualistico per il quale erano nate), le quali con solerzia hanno colmato il vuoto e hanno suplito all'inerzia pubblica, facendosi sistema, è quanto meno operazione ipocrita.
Le responsabilità rimangono.
Il colpo, preceduto dalla cessione dell' OP di Castiglione, potrebbe essere seguito da quello della Ghisiola, così come innumerevoli sono gli immobili che da pubblici sono andati ad arricchire un privato sempre oppotrunamente "targato" oppure col capitale di tutti sono gestitit da privati (gli ospedali di Castiglione e Suzzara e molti servizi).
Bisognerebbe voltare pagina, cambiare libro, avere il coraggio di far tornare l'ente pubblico protagonsita di un progetto di cambiamento sociale che nessun privato potrà mai garantire se non a vantaggio di interessi di classe, affinchè si torni a progettare un futuro civile e sociale nella prospettiva del progresso collettivo e non di una parte sulla pelle degli altri.
26.2.08
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VILLA CARPANETA RODIGO: si privatizza a posteriori!
La posizione del Pdci di Giancarlo Latini
Villa Carpaneta era stata l'unica RSA mantovana a rimanere pubblica a seguito dell'obbligo introdotto dalla Regione Lombardia di optare fra la forma della azienda speciale o della fondazione di diritto privato. Ironia della sorte oggi la situazione, soprattutto occupazionale della RSA di Rodigo, è peggiore di quella delle stesse fondazioni, dove i lavoratori dipendono da quella forma giuridica, giacchè nel caso di specie i lavoratori sono invece stati "trasferiti" ad un soggetto privato, la cooperativa di servizi CSA che in pratica diviene il gestore reale di un servizio che, per contro, aveva scelto la soggettività di derivazione pubblica (ASP) quale garanzia della pubblicità del servizio e delle forme contrattuali di lavoro. La coerenza non è stata il pezzo forte di chi ha deciso in merito, visto che le RSA trasformatesi sono oggi le dirette parti contrattuali nei rapporti di lavoro col personale e comunque garantiscono, a tal fine, la presenza dei rappresentanti degli enti pubblici nei CdA, cosa che diviene del tutto aleatoria con l'appalto che si verifica a Villa Carpaneta. Il presidente Avamzi ha dunque poco da essere soddisfatto: si è così peggiorata una situazione che avrebbe dovuto essere migliore, sia per i servizi resi che per i diritti dei lavoratori, dato che l'appalto alla CSA dura ben 35 anni. Eppure di lotte contro le esternalizzazioni, per esempio, all'Ospedale Carlo Poma per lavanderia e cucina, ne aveva fatte quando era sindacalista! Oggi per salvare il salvabile ci si deve accontentare del passaggio dei dipendenti (che erano ed avrebbero potuto restare "pubblici") ad una cooperativa, con le note conseguenze contrattuali che ciò comporta per i lavoratori: non può essere tuttavia sottaciuta la responsabilità politica e amministrativa di chi ha accettato senza remore e condiviso l'impostazione della Regione Lombardia che ha privatizzato, avvalendosi delle procedure più diverse ma sempre in modo indiscriminato, i servizi socio - sanitari, trasformandoli in occasione di affare e di profitto economico per un numero crescente e "trasversale" di soggetti privati, col risultato generale di svuotare garanzie pubbliche, esigibilità dei diritti e, addirittura, controllo pubblico sulla operatività dei servizi stessi che, progressivamente e in tutti i settori, non fanno più riferimento diretto all'ente pubblico. Come si può continuare ad essere soddisfatti?
15.2.08
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Massimo Mergoni segretario provinciale Pdci Mantova
Fasto Motta, Marco Casali, Emiliano Maffezzoni - area lavoro Pdci Mantova
Da quanto tempo la Grand Soleil di Canneto è in crisi? Da quanto si attende che la nuova proprietà formalizzi il passaggio di proprietà? Questa foto risale ad una manifestazione di tre anni fa e la situzione per gli oltre 170 dipendenti oggi non è cambiata, anzi le preoccupazioni per il futuro soino tante, visto che l'acquirente è una immobiliare che a sua volta deve "piazzare" la gestione dell' azienda. L' attuale capitalismo, del resto, è oggi nelle mani di banche e imprenditori finanziari, il cui scopo societario è quello della attività speculativa su rendimenti ed investimenti e non quella produttiva. Si tratta di un sistema distorto del quale a farne le spese sono sempre i lavoratori.
Nel rinnovare la nostra solidarietà ai lavoratori ed al sindacato nella lotta per il posto di lavoro, il Pdci attraverso l'on. Marco Rizzo capogruppo al Parlamento Europeo, ha inoltrato una interrogazione formale al parlamento stesso, affinchè le parti chiariscano la situazione del passaggio di proprietà fra vecchi e nuovi acquirenti e quali garanzie questi ultinmi intendono garantire ai lavoratori.
11.2.08
testo della interrogazione 11.2.2008 - on Marco Rizzo Pdci /GUE Parlamento Europeo
CONSIDERATO che la ditta Gran Solei Viviverde di Canneto sull'Oglio (MN) sarebbe stata ceduta dagli attuali proprietari ad un gruppo bresciano di immobiliaristi coi quali sarebbe stato sottoscritto un contratto preliminare di vendita ancora da formalizzare;
PRESO atto che nonostante le richieste del sindacato e la mobilitazione dei lavoratori non è dato conoscere con esattezza i termini del contratto;
RAMMENTATO che la fabbrica articoli da giardinaggio e giocattoli occupa oltre 170 dipendenti;
VISTO che una precedente, simile trattativa per la cessione dell'azienda non si è formalizzata;
VALUTATO che il collegio dei sindaci della società Viviverde proprietaria della Gran Solei, ha posto dei termini precisi il cui rispetto è decisivo per il futuro operativo dell'azienda stessa, per mettere in rodien i conti e per ricostruire il capitale sociale;
RILEVATO che l'attuale situazione ha portato alla interrizione della produzione e quindi alla impossibilità di fatturare e ottenere introiti
si chiede
che la società cedente chiarisca nei confronti della parti sociali e delle istitzuioni lcoali, lo stato effettivo della contrattazione coi nuovi proprietari interessati ad acquisire l'azienda e le garanzie occupazionali previste in tale trattative a favore dei alvoratori occupati nello stabilimento Gran Solei di canneto sull'Oglio.
PARLAMENTO EUROPEO
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IT |
SCHEDA DI DEPOSITO DI UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
Destinatario: CONSIGLIO
COMMISSIONE
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INTERROGAZIONI ORALI
Interrogazione orale con discussione (art. 108) Tempo delle interrogazioni (art. 109) |
INTERROGAZIONI SCRITTE
Interrogazione scritta (art. 110) Interrogazione scritta prioritaria (art. 110,4)
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AUTORE(I):
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Marco Rizzo |
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OGGETTO: (da indicare)
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Grand Soleil Viviverde |
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TESTO: |
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Recentemente la società italiana Grand Soleil Viviverde di Canneto sull'Oglio sarebbe stata ceduta ad un gruppo immobiliare, ma nonostante l’intervento dei sindacati, dei dipendenti (174 lavoratori) e delle amministrazioni locali, l’accordo preliminare presentato non è stato formalizzato dalla sottoscrizione dell’atto definitivo di compravendita, mentre in data 15 febbraio 2008 è scaduto il termine ultimo rivolto ai revisori dei conti dalla normativa vigente in materia di procedura di messa in liquidazione dell’azienda e non è dato conoscere quale sarà il futuro della stessa Gran Solei – Viviverde. L'attuale situazione ha portato all'interruzione della produzione da parte dell'azienda, e di conseguenza ad un clima di incertezza da parte dei lavoratori verso il loro futuro.
1- Ritiene la Commissione che questo possa potenzialmente essere un caso di non rispetto delle Direttive già recepite dagli Stati Membri relative ai licenziamenti collettivi ed alle procedure per la consultazione dei lavoratori quali la 98/59/CE e la 94/45/CE?
2- Intende la Commissione intervenire presso le autorità nazionali nel caso venisse appurato il mancato rispetto della Direttiva 98/59/CE in materia di licenziamenti collettivi?
3- Premesso che, negli ultimi mesi, la Commissione ha sostenuto in più occasioni l'importanza di sostenere i lavoratori licenziati aiutandoli a trovare un altro posto di lavoro con politiche attive limitando il periodo di disoccupazione, corrispondono questi propositi a programmi od azioni già pianificate? In caso affermativo, di quali programmi od azioni si tratta?
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Firma(e): Data:14/2/2008
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Ostiglia: via subito la centrale a nafta. Molti i dubbi sul "vegetale"
Ilaria Reggiani
segretaria sezione Pdci Che Guevara Ostiglia (MN)
L'avvio della procedura per l'autorizzazione della centrale ostigliese, iniziato a Roma con la presentazione da parte dei prorpietari di Endesa, deve avere come fine fondamentale quello della completa sostituzione del nucleo a nafta che sta drammaticamente inquinando il destra Secchia. Non è più possibile cedere a nessun tipo di ricatto, anche perchè le imprese, a fronte delle innumerevoli promesse di mantenere il livello occupazionale per le autorizzazioni ottenute nel passato, mai hanno rispettato gli accordi, come del resto si può riscontrare anche nelle altre realtà, poichè sempre ad essere privilegiato è il profitto, non la garanzia del lavoro e nemmeno la difesa dell'ambiente.
Chiediamo al Presidente Fontanili, che su questo particolare argomento molto si è speso nel recente passato, ed alla Provincia di mantenere ferma la posizione assunta per il risanamento del destra Secchia e di seguire ogni passo della procedura, pretendendo trasparenza su tutti i passaggi burocratici in atto.
Quanto alla possibilità della centrale di utilizzare olio vegetale, i giudizi tecnici e delle associazioni ambientalistiche sono assai scettici, anche perchè la resa sembra essere inferiore alle necessità e quindi prevarrebbe l' aspetto, assai pericoloso, dell' uso/abuso di cereali che potrebbero derivare non solo dai fondi agricoli italiani ma stranieri ed in particolare dei paesi in via di sviluppo, del sud del mondo e dell'America Latina, modficando le culture e quindi gli aspetti ambientali e quindi climatici per permettere produzione di energia in Europa. ll risultato potrebbe essere un disastro per cui più che mai occorre rilanciare su questo argomento quella democrazia partecipata che può dare un autentico valore aggiunto alla politica amministrativa locale.
ostiglia, 7.2.08
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1.2.08, CASTIGLIONE: CONSIGLIO COMUNALE APERTO SULLA SANITA'.
Mergoni e Latini: i danni della privatizzazione e la necessità di trasparenza.
Non convince la giostra di numeri presentati dal gestore dell'Ospedale S. Pellegrino, Guerrino Nicchio nel tentativo di sostenere che la gestione privata della sanità, sorretta da capitale pubblico, è buona cosa.
Massimo Mergoni segretario provinciale del Pdci e consigliere comunale a Castiglione e Giancarlo Latini responsabile provinciale sanità del Pdci, hanno ricordato le 80 domande di trasferimento inoltrate dal personale (357 unità in totale) che ha richiesto di lasciare la struttura castiglionese per altre, gli 8 primari cambiati in pochi mesi, le continue proteste dell'utenza, la mancanza di dati su liste di attesa, bacino di utenza e la mancanza di trasparenza sulla gestione. Mergoni la scorsa estate aveva interpellato il sindaco Paganella per chiedere se erano previste oppure state istituite le commissioni di garanzia e di controllo. Solo oggi si sa che erano state istituite, inizialmente senza contribuzione di gettone, che oggi invece è stato introdotto, e relativamente alle quali nè il presidente della Fondazione Giatti nè il sindaco, hanno reso noti i nomi dei componenti.
E' inammissibile che si sappia da voci di corridoio che nelle commissioni fanno parte parenti stretti di consiglieri regionali e non siano rappresentate le minoranze: Mergoni ha preannunciato che interrogherà il sindaco perchè sia formalmente resa nota la composizione delle commissioni, le presenze, l'attribuzione delle indennità, attribuzioni e competenze delle stesse.
Per il Pdci la politica della privatizzazione della sanità imposta dalla destra che governa la Regione Lombardia e che anche il PD ha condiviso, ha danneggiato fortemente il servizio pubblico, aumentato le disparità di trattamento, innescato meccanismi di lottizzazione e spartizione di posizione di potere, distratto enormi risorse pubbliche a vantaggio delle imprese private che gestiscono sanità e servizi sociali, organizzate unicamente come imprese destinate a produrre profitto anzichè perseguire l'obiettivo costituzionale della tutela della salute di tutti i cittadini senza disparità.
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CASTIGLIONE delle STIVIERE: NO ALL'AUMENTO DELLE TARIFFE DELL' ACQUA.
OCCORRE CHIAREZZA SULLE SCELTE DELL' "ATO" .
Massimo Mergoni - consigliere comunale Castiglione delle Stiviere - Monica Perugini - capogruppo Pdci Provincia di Mantova
Dopo quanto avvenuto a Castiglione, dove le bollette dell'acqua sono aumentate del 30% in un sol colpo, a seguito del provevdimento adottato dal gestore INDECAST di cui l'amministrazione castiglionese nemmeno ha parlato; dopo che ha di recente la stessa ha aumentato l'addizionale IRPEF, risponendendo picche anche alla nostra proposta di innalzare l' esenzione per i redditi inferiori ai 15.000 euro, i Comunisti Italiani interrogano il Sindaco Paganella su una vicenda che non appare per nulla chiara e non può essere liquidata dalle dichiarazioni del presidente Indecast, secondo cui le responabilità sarebbero dovute alle scelte degli obiettivi operati dall'ATO in tutto il territorio mantovano.
Ma la recente costituzione dell'ATO con delibera di consiglio provinciale ha posto come elemento fondamentale quello della salvaguardia dell'acqua come bene pubblico, al riparo da aumenti e privatizzazioni, proprio il contrario di quanto avrebbe voluto la destra lombarda, interessata a privatizzare la gestione dell'acqua. I Comunisti Italiani dunque interrogheranno anche la giunta provinciale per conoscere, dopo la notizia di Castiglione, quale sarà l' effettiva politica del neo costituito ATO ricordando come, a seguito della dibattito voluto proprio in consiglio provinciale dal Pdci, l'ampia maggioranza del consiglio stesso si sia spesa per l'acqua come servizio pubblico.
24.1.08
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NOMINE LOMBARDE IN SANITA': SPECCHIO DELL'ATTUALE POLITICA DI LOTTIZZAZIONE
Monica Perugini, capogruppo Pdci Provincia di Mantova
La lottizazione non ha confini: dopo le bufere sull'ASL e le continue critiche ai servizi ospedalieri, cambiano i direttori generali di Ospedale e ASL di Mantova ma il principio resta proprio quello della lottizzazione, pura e semplice spartizione di cariche, peraltro assai importanti che debbono gestire, per competenza e responsabilità, uno dei servizi pubblici principali della nostra società, ovvero quello sanitario.
Il principio sancito, tuttavia, anche grazie alla riforma costituzionale che delega alle Regioni la competenza sulla sanità e che la recente riforma sul federalismo approvata dalla Lombardia col voto favorevole del Pd che si è astenuto solo sui capitoli inerenti la sanità, resta quello della nomina diretta da parte del presidente della Regione. Così a Mantova sono stati nominati due giovani direttori, uno vicino ad Alleanza Nazionale ed uno espresione diretta della potente Forza Italia di Castiglione, autentica base del potere della destra locale e non solo.
Tutto quindi resta uguale, anzi si perpetua e il principio fa scuola, visto che le dinamiche della politica nazionale e locale vengono improntate ad un personalismo sfacciato, sia da parte della destra che del nuovo PD. Da una parte Berlusconi e dall'altra Veltroni: padroni dei loro partiti e, a cascata, dei destini dei loro emissari locali e, ahimè, di quelli delle comunità locali che, per contro, in una società democratica, dovrebbero stare in cima e non in coda agli stessi impegni politici.
Così non può andare avanti: personalismo, svuotamento dei principi democratici, deresponsabilizzazione e delega in bianco ad una politca personalizzata quanto individualista, senza contenuti e fondamenti ideali di riferimento, portano ad un solo risultato: devastazione e disgregazione del tessuto sociale, condanna alla emarginazione delle classi popolari e il trionfo della politica come mera gestione del potere e degli interessi di ceto.
La destra ha in tale disegno il proprio progetto politico ed il Partito Democratico degli ex DS e DL percorre la medesima strada.
Occorre un'inversione di tendenza e quindi anche una proposta politica alternativa, che può provenire solo dalla sinistra ed in particolare, io ritengo, dai comunisti che rimangano la parte politica più convinta, consapevole e coinvolta dal reale malessere popolare e quindi dalla necessità di un cambiamento autentico.
Una ripresa del dibattito democratico e della politica come strumento di lotta di classe, proprio partendo da problematiche come quella della sanità e dei servizi, oggi terra di conquista dei due grandi blocchi borghesi organizzati nei partiti della destra e del PD, proporre un progetto che vede come insopprimibile presenza istituzionale i servizi di qualità, gestiti correttamente e con competenza dell'ente pubblico, che non diventino base per compromessi, svendite e conseguenti spartizioni a danno della pubblicità e dell'esigibilità dei diritti.
Dalla Lombardia dovrebbe partire la lotta per una riforma sanitaria capace di riprendere le positive proposte della incompiuta "riforma Bindi" che doveva essere uno dei primi impegni che il governo Prodi avrebbe dovuto realizzare. La riforma finora è al palo, come del resto la legge su precariato, immigrazione, scuola, coppie di fatto, fecondazione assistita, conflitto di interessi ...... In compenso grazie ai diktat di Dini e Mastella è saltato anche il tetto ai maxi stipendi dei maneger pubblici che la Camera aveva introdotto, mentre metalmeccanici, lavoratori del commercio e molti altre categorie sono senza contratto da oltre un anno e chiedono una media di 171 euro di aumento, le spese militari crescono annualmente di oltre 13%, le pensioni subiranno una revisione legislativa triennale al ribasso, gli straordinari saranno decontribuiti e i contratti a tempo determinato ancora di 36 mesi e non di 24 come nel resto dell'Europa e via di questo passo.
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Il Pdci sul gravissimo incidente avvenuto alla Thyssen Krupp.
Quando è stato investito dall'incendio Antonio Schiavone era alla sua quarta ora di straordinario.
Nella giornata del 7 dicembre altri due morti sul lavoro alla Fiat e nell'edilizia
Dopo l'orrendo incidente sul lavoro
avvenuto alla Thyssen Krupp, dove tre giovani operai sono morti in modo atroce e
altri lavoratori sono in gravissime condizioni, vorremmo conoscere le
sensibilità degli imprenditori e di Confindustria: i padroni invece di
preoccuparsi dei fannulloni nella pubblica amministrazione che tanto li
angustiano in questi giorni, dovrebbero preoccuparsi di come le più grandi
imprese del Paese violino tutte le leggi esistenti in materia di sicurezza sul
lavoro, sino a causare una serie infinita di omicidi che non possono più
rimanere impuniti. Per quanto riguarda la ThyssenKrupp, poi, è quanto meno
singolare che un così grave incidente avvenga mentre l'azienda minaccia di
chiudere. Nessuna condizione di sicurezza, poi, pare sia stata rispettata.
L'incidente di Torino evidenzia in tutta la sua drammaticità l’emergenza sociale
determinata dalle morti bianche. Non solo bisogna fare piena luce sulle cause e
le eventuali responsabilità, ma è evidente che il Governo deve muoversi subito
con decisione sia per la piena applicazione della legislazione vigente, ma anche
per aumentare i controlli nei luoghi di lavoro che evidentemente, in troppe
occasion, non ci sono. Il 7 dicembre, infatti, alla tragedia di Torino si sono
aggiunte quella della Fiat e un'altra in un cantiere edile dove hanno perso la
vita altri due lavoratori.
Le conseguenze del violento incendio scoppiato alla Thyssen Krupp dimostrano in
modo emblematico il nesso tra gli infortuni e le condizioni di lavoro, a
proposito dell'incidenza dei ritmi o dei turni nella vita quotidiana degli
operai. Nelle fabbriche e nei cantieri sta accadendo qualcosa di indegno per un
Paese civile, eppure crediamo sinceramente che, esaurita l'ondata emotiva, si
ritornerà a chiamare in causa la fatalità: i Comunisti Italiani non si
stancheranno mai di ribadire che esiste un legame fortissimo tra i modelli
organizzativi, gli investimenti sulla sicurezza e gli infortuni e le morti sul
lavoro. Sulla vicenda il Pdci ha presentato un'interrogazione parlamentare
urgente al ministro del Lavoro.
Partito dei Comunisti Italiani
Federazione di Mantova
6.12.07
PIROSSINA: IL CONSIGLIO PROVINCIALE APPROVA ALLA UNANIMITA' L'ORDINE DEL GIORNO CONTRO LA DISCARICA
Il Consiglio Provinciale del 14 novembre approva alla unanimità dei voti l'odg proposto da tutti i capigruppo (meno Maria Fadda del PRC che è uscita dall'aula prima della votazione) contro il progetto di discarica per inerti nell' ex cava Pirossina. Secondo l'atto approvato ora l'ente, insieme al Comune di Castiglione, dovrà trovare un' intesa per acquisire e trasformare l'area. Un passo avanti molto importante per salvare l'area che deve trovare adeguata corrispondenza nell'intera politica ambientale della Provincia, a partire dalla vicenda del CDR di Sustinente.
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Massimo Mergoni segretario provinciale Pdci - Giancarlo Latini responsabile provinciale sanità Pdci
Ai referenti della Lega Nord di Castiglione che pongono domande e chiedono un'indagine sul numero, a loro dire, troppo elevato di rumeni presenti a Castiglione per motivi di lavoro, noi Comunsiti Italiani chiediamo delle risposte sempre a proposito della questione lavoro a castiglione: come mai i figli dei dirigenti Giatti e Savazza sono stati assunti da noti dirigenti ospedalieri, riconducibili direttamente a Forza Italia, presso le aziende ospedaliere di Brescia e Desenzano e poi trasferiti al Carlo Poma di Mantova e, nel caso Savazza jr., giusto in tempo per partecipare a concorso da dirigente, i cui termini sono stati fatti scattare, dopo alcuni mesi di attendismo ma di certo casualmente, appena il giovane ha terninato il necessario periodo da funzionario amministrativo richiesto per partecipare al concorso da dirigente. il che è ecomiabiale, rispetto a chi, il caso Pecoraro, non ammesso al concorso pubblico da dirigente proprio perchè quel periodo non lo aveva compiuto, è stato assunto come tale, anzi come "super dirigente" ASL dall'ex direttore Cecchettin, con contratto esterno la cui base di riferimentosono alta professionalità, competenza ed esperienza che non si riesce a capire quali possano essere visto che non ha nemmeno compiuto la necessaria anzianità prevista da funzioanrio. Alla Lega ed alla destra chiediamo: le assunzioni nella sanità pubblica non erano diventate "impossibili" a causa delle difficioltà economiche, tanto che molti servizi medici sono stati "esternalizzati"? Forse ciò non vale per quelli amministrativi, soprattutto se svolti da figli di ex dirigenti sindacali del comparto, forse in nome di quel neo consociativismo che si vorrebbe imporre.
Lo chiediamo giacchè la Lega in Lombardia esprime l'assessore regionale alla sanità che tutto sovrintende insieme al presidente regionale e non può quindi negare risposte nel momento in cui pone domande sempre sul tema della regolarità di permessi di lavoro e reali necessità occupazionali che, con le dovute differenze, per amore di giustizia dovrebbero ricevere risposte altrettanto certe.
Non strumentalizziamo, dunque, soprattutto a seguito di un caso drammatico come quello verificartosi a Roma e che ha visto come vittima una donna, il cui dolore e la cui sofferenza portata fino alle estreme conseguenze della morte, dovrebbero servire per riflettere sull'abbruttimento di una società che sta considerando normalità violare il corpo delle donne, ucciderle, calpestarle e per di più servirsene per perorare cause giustizialiste e per di più, in questo caso, di basso profilo provinciale.
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Il Macello Ghinzelli di Viadana non deve chiudere: i consiglieri provinciali Perugini e Pavani scrivono al presidente della Commissione Lavoro della Camera on. Gianni Pagliarini
Provincia di Mantova
Gruppo consiliare del Partito dei Comunisti Italiani
29/10/2007
On. Gianni Pagliarini
Presidente Commissione Lavoro
Camera dei Deputati
Oggetto: richiesta intervento.
Con la presente intendiamo sottoporLe, ai fini di una soluzione positiva, l’importante questione che riguarda la situazione del Macello Marino Ghinzelli Spa di Viadana e segnatamente la sorte di oltre 160 lavoratori impiegati dello stesso stabilimento che, secondo le recenti notizie date dalla proprietà, dovrebbe chiudere i battenti, terminando la produzione con il conseguente licenziamento dei dipendenti.
Sindacato e proprietà infatti hanno concluso di recente una vertenza che ha visto i dipendenti accettare pesanti condizioni contrattuali perché l’impresa potesse rilanciarsi su un mercato di qualità che la vede da molti anni protagonista. I lavoratori e le loro rappresentanze, al contrario dell’azienda, sostengono che la crisi in cui versa il macello non è strutturale e può quindi essere superata mentre sembra mancare in tal senso la volontà e la disponibilità da parte della proprietà, decisa invece a chiudere.
La crisi del macello viadanese si intreccia con quella complessiva che sta soffrendo il settore alimentare, in particolare quello dei macelli della zona Oglio/Po, bassa mantovana e del modenese dove è ormai indiscriminato l’uso di cooperative a cui gli imprenditori appaltano le lavorazioni degli alimenti, spesso in condizioni contrattuali difformi da quelle che dovrebbero essere applicare, in particolare con l’abuso di cooperative di facchinaggio i cui lavoratori invece espletano mansioni diverse e più complesse.
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Suzzara: primarie del PD o sviluppo del territorio?
Fausto Motta - Pdci Suzzara, area lavoro
Lunedì 8 settembre all’auditorium del Parco la Quercia di Suzzara si è svolto un’ iniziativa pubblica sul tema “primarie PD e sviluppo del territorio suzzarese”. Iniziativa a cui non ho potuto partecipare per improrogabili impegni familiari ma a cui ero molto interessato, in quanto si parlava del paese in cui vivo e lavoro.
Mi chiedo tuttavia cosa c’entrasse l’argomento delle elezioni priamarie di un partito che si va a costituire, il PD, con lo sviluppo complessivo del territorio suzzarese.
Altra domanda che mi pongo è perché, visto che si parlava anche di sviluppo dello stabilimento Iveco di Suzzara, non fossero presenti i sindacalisti di CGIL e UIL mentre fra i relatori figurava solo il segretario provinciale della Cisl.
Auspico e spero che la scelta fatta lunedì scorso a Suzzara, non sia un’anticipazione di quello che sarà il sindacato di riferimento dello partito che verrà.
Questa preoccupazione mi viene spontanea sia come lavoratore che come iscritto alla CGIL.
Quanto all'importantissimo argomento dell' IVECO, Pdci provinciale considera positivamente la proposta di espansione dello stabilimento suzzarese e avanza alcune proposte legate ai principi di solidarietà e miglioramento della qualità della vita del territorio.
L’opportunità offerta, infatti, dovrà essere autenticamente tale per il territorio che risentirà del forte l’impatto dovuto all' ampliamento di un simile colosso industriale e quindi farsi carico dei problemi occupazionali dell’intera zona. Il potenziamento dell’IVECO, per il Pdci, dovrà sposarsi con obiettivi di solidarietà sociale come quelli del rientro nel mondo del lavoro degli ultraquarantenni cacciati dalla produzione, possibilità di lavoro part - time per le madri che lo richiedono a tutela di quella famiglia di cui tanto si parla e che abbisogna di sostegni reali e non di retorica, assunzione dei giovani a tempo indeterminato non utilizzando la legge 30, sventando quindi quel processo di instabilità e incertezza che grava sul futuro dei lavoratori e delle lavoratrici.
Il tutto nel rispetto di quel metodo di concertazione che deve vedere protagonisti non solo le parti sociali ma pure gli enti locali ed in particolare tutti i comuni della zona, compreso il vicino il capoluogo dal quale giungono molti lavoratori e la stessa Provincia a cui spettano i compiti di coordinamento e programmazione del territorio anche e soprattutto in materia di lavoro.
Suzzara, 10-10-07
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Il destra Secchia è già abbastanza inquinato: il CDR non è un'alternativa alle centrali!
Ilaria Reggiani risponde al Presidente della Provincia che insiste sul CDR
Il destra Secchia ha già due centrali che inquinano: non esiste l'alternativa di scambiarle con l'incenerimento del CDR come leggiamo dalle stupefacienti dichiarazioni del presidente della provincia, anche perchè il risultato del CDR non potrebbe mai sostituire quello ottenuto dalle centrali! Al grave e acclarato inquinamento in atto nella nostra zona, dunque, si andrebbe ad aggiungere anche quello da CDR (evidentemente oggi ammesso) oltre naturalmente a quello dei mezzi pesanti che attraverserebbero un tragitto trafficato, pericoloso e carente.
Non c'è alternativa su "come" ammallarsi da inquianmento o deturpare il territorio ma solo una certezza: ammallarasi di più e devastare tutto quanto rimasto.
Bisognerebbe infine chiedersi il perchè di tali scelte e di tale insistenza non supportata dalla legge, dagli attuali regolamenti e, men che meno, dalla volontà di cittadini ed amministrazioni comunali ed ancora, quali vantaggi ed a favore di chi, tale proposta porterebbe al bene comune.
Non dimentichiamo poi che Provincia e Comuni hanno scelto da tempo la politica della differenziazione nella raccolta dei rifiuti e non dell'incenerimento: l'ammissibilità del CDR vanificherebbe una scelta politica e porrebbe seri interrogativi sulla credibilità dell'intera politica ambientale perseguita.
Se errori sono stati commessi dalle amministrazioni comunali e da quella provinciale precedente, dunque, è proprio questo il momento di invertire la rotta in virtù di quel principio di autotela degli interessi della pubblica amministrazione posto dal legislatore per garantire il bene collettivo e non quello particolare e/o di alcuni e verso il quale gli enti stessi devono tendere.
Il Pdci ribadisce: niente CDR, controllo dell'attività di emissione delle centrali, tutela dei posti di lavoro, dell'ambiente e del territorio. Sono questi impegni da portare a compimento non slogan da rispolverare in campagna elettorale.
3.10.07
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NO al CDR a Sustinente: il Comune si pronunci subito
Ilaria Reggiani - segretaria sezione Pdci Che Guevara Ostiglia
Il Pdci si aspetta immediata presa di posizione da parte del comune di Susitinente a proposito della necessaria deliberazione di diniego della proposta di attivare nel comune un impianto di incenerimento per CDR presso l'impresa Silla.
Ormai tutti i responsabili amministrativi, oltre alla Regione Lombardia, si sono espressi a chiare lettere contro la proposta del CDR: occorre chiudere la vicenda e imporre al nostro territorio una politica decisa in materia di rifiuti, questo deve essere l'imperativo politico sia della giunta di centro sinistra che dell'intera collettività, visti i gravissimi rischi che l'inquinamento e l'aggressione ambientale stanno portando al nostro territorio, così come la cittadinanza e i comitati ambientalisti della zona sottolineano da tempo.
Al contrario di quanto può essere sostenuto, infatti il CDR non può essere sicuro! Bruciare residui di legno, plastica, colla ecc.. a temperature forzatamente inferiori a quelle usate fino ad oggi e per giunta in impianti non specificatamente destinati a tale scopo, imporre un traffico di mezzi pesanti ed inquinanti su tragitti stradali inadatti come quelli del destra Secchia, interpretare forzatamente una disciplina normativa peraltro superata, non può offrire nessuna garanzia per la cittadinanza e per l'ambiente e quindi non solleverebbe nessuno dei proponenti da pesanti responsabilità.
Il destra Secchia sta già soffrendo pesantemente inquinamento, devastazione ambientale, traffico e disgregazione socio economica, mancanza di lavoro ed emarginazione giovanile: occorre risolvere, coerentemente agli impegni assunti anche in sede di programmi elettorali sottoscritti dal locale centro sinistra, i problemi dell' intera area, contrapponendoci con una politica concreta a favore dell'ambiente e delle classi meno abbienti, all' avanzata delle destre che sta avvenendo a spron battuto anche in questa parte della Provincia (da Ostiglia a Poggio, da Sermide a Quistello, da Magnacavallo a Revere fino a S. Benedetto) nella indifferenza di gran parte del centro sinistra.
18.9.07
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Massimo Mergoni, consigliere comunale Castiglione - segretario provinciale Pdci
La vicenda degli interrogativi posti dal capogruppo castiglionese di Forza Italia in consiglio provinciale Tinazzi al sindaco Paganella, appartenente al suo stesso partito, circa i pericoli che correrebbe l'ex cava Pirossina, è paradossale.
Che i due amministratori non concordino sull’effettiva presenza della richiesta inoltrata da una presunta ditta bergamasca per utilizzare l'area dell'ex cava, è infatti inconcepibile per un ente pubblico che non solo deve formalizzare le richieste ma deve rendere conto delle richieste stesse.
Che nessuno sappia quindi è oltremodo grave, soprattutto in una materia così delicata come quella relativa alla gestione del territorio. Per questo motivo abbiamo inoltrato al riguardo una interrogazione al sindaco di Castiglione e abbiamo presentato una raccomandazione al presidente della Provincia Fontanili chiedendolo di chiarire la questione castiglionese e che si attivi affinchè il "piano territoriale rifiuti" inizi finalmente il suo percorso amministrativo.
Le questioni ambientali e di tutela del territoro stanno diventando sempre più pressanti e gravi in ogni parte della nostra provincia aggredita dall'inquinamentoe dalloscempio ambientale: non è più quindi rimandabile assumere scelte decise a garanzia della salute dei cittadini, della prevenzione e della difesa diuna qualità della vita che si misura sul rispetto del bene pubblico e non solo dell'arricchimento di alcuni.
19.8.07
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Lettera aperta sullo stato della sanità locale
Giancarlo Latini - responsabile provinciale sanità Pdci
La situazione della sanità nel mantovano è diventata insopportabile: chiediamo a tutte le forze del centro sinistra di opporsi decisamente alla svendita e alla destrutturazione dei servizi destinati alla sanità ed alla prevenzione, iniziando interventi a livello amministrativo in tutti i consigli comunali, a partire da quello di Mantova.
Di questo passo, infatti, solo le classi sociali abbienti potranno curarsi, mentre la sanità pubblica resterà un presidio per la tutela di interessi di partito, purtroppo gestita e condivisa in modo trasversale anche da una parte del centro sinistra. Gli esempi di privatizzazione degli ospedali di Suzzara e Castiglione ne sono l'esempio tangibile, mentre le condizioni di lavoro del personale stanno assumendo contorni di puro sfruttamento oltre che di smantellamento di un servizio come cole il centro prenotazioni, degradato a puro call center.
Che dire poi del rinnovo a favore del segretario provinciale dell'UDC Pegoraro a dirigente amministrativo dell'ASL, dopo che lo stesso non era stato ammesso al recente concorso pubblico per la medesima qualifica in quanto non in possesso dei requisiti necessari per partecipare? Eppure è stato assunto con tanto di contratto di lavoro subordinato e quindi con tutte le garanzie previste dalla norma, rinnovando, (anzi, potenziando lo stipendio mensile dell'ex consigliere TEA di altri 1000 euro) il precedente contratto a tempo determinato per un impiego che imponeva il possesso di requisiti di elevata capacità professionale non disponibili in azienda.
Ed è questo solo un esempio di come sono gestite ASL e servizi sanitari pubblici di prevenzione, oggi luoghi di spartizione e di gestione del potere ma sulla pelle dei cittadini. Nemmeno il ritorno ai pubblici concorso del resto potrebbe garantire alcunchè, visto che la loro organizzazione e quindi il loro esito, sono sempre prevedibili!
E per il Carlo Poma, come è possibile da parte della Regione sostenete che il CUP è stato trasferito in Sicilia perchè là costa meno? I contratti di lavoro (in teoria) dovrebbero essere uguali ovunque e l'impegno doveva essere quello di organizzare un unico centro di prenotazione per tutte le strutture della provincia, affinchè i cittadini non dovessero attaccarsi al telefono sperando di conoscere dove poter effettuare un esame medico.
La vicenda delle "mammografie" a pagamento poi è scandalosa: il servizio era gestito da radiografi "free lance", ovvero pensionati che continuavano a lavorare e per i quali oggi non ci sono più soldi, ma per rimborsare le strutture private (le richieste vengono dirottate in S. Clemente), evidentemente sì! Tutta la vicenda è dunque degenerata in farsa ma diventerà una tragedia se tutto il centro sinistra non tornerà a lottare per una politica che veda il primato, l'efficienza e la gratuità della sanità pubblica mentre, per il Pdci, quella privata non dovrà più ricevere i finanziamenti pubblici, oggi distratti dalla prima. Scorciatoie non ce ne sono: lo diciamo al sindaco di Mantova che è la presidente del tavolo di coordinamento dei comuni e al Presidente della provincia per il ruolo di programmazione del territorio che comunque deve svolgere in base al suo compito amministrativo.
Il resto vale ben poco, anche perchè l'ufficio di coordinamento dei sindaci e tanto meno l'osservatorio provinciale, hanno poteri reali: la vigilanza ed i controlli del primo restano senza seguito e le proposte del secondo inascoltate.
Il Pdci non trascurerà alcuna battaglia per raggiungere questo obiettivo e lo stesso farà per tutti gli altri servizi pubblici e i beni comuni, dall'acqua all'energia ai trasporti, contro ogni tentativo di svendere un patrimonio collettivo conquistato dall'impegno di milioni di lavoratori e che ha reso democratica, civile e solidale la nostra società. Questo è il terreno su cui si misurerà il valore della democrazia e dei valori costituzionali del nostro paese e proprio a partire dai territori amministrati dal centro sinistra: questa è la reale prova di diversità che il "nuovo partito democratico" dovrà dimostrarci. I comunisti italiani e la sinistra ci sono già.
23.8.07
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OSTIGLIA: il Pdci dice no a CDR
Ilaria Reggiani - segretaria Pdci Ostiglia
Il Pdci di Ostiglia ha sollevato già nel 2003, insieme al PRC, la questione CDR.
Il combustibile da rifiuto, infatti, non può essere ammissibile in una realtà come la nostra dove Provincia e comuni hanno fatto della differenziazione nella raccolta dei rifiuti la propria caratteristica di politica ambientale.
L'intervento dell'assessore regionale Boni che smentisce l'assessore provinciale Rebuschi circa la presunta obbligatorietà dell'incenerimento dei rifiuti industriali per creare CDR, impone all'intero centro sinistra che amministra la provincia di essere davvero chiaro, predisponendosi a presentare un piano rifiuti condiviso e non imposto che sappia programmare il territorio e lo ponga al riparo da interventi estemporanei quanto pericolosi.
Il CDR su sperimentazione è pericoloso per l'ambiente, per i cittadini, per il futuro del nostro intero territorio e soprattutto, non è un obbligo!
La scelta di differenziare la raccolta dei rifiuti, infatti, non dovrebbe essere compromessa dalle richieste degli imprenditori che dall'incenerimento dei propri scarti industriali trarrebbero doppio profitto: il tutto a danno della salute dei cittadini e a dispetto del programma elettorale che l'intera coalizione dovrebbe rispettare e applicare in quanto impegno verso l'elettorato di centro sinistra.
L'assessore Rebuschi e la Provincia, dunque, dopo i chiarimenti di una Regione non più "paravento", non possonono più ribaltare le responsabilità della proposta sulla stessa Regione.
Abbiamo scelto insieme di evitare che i rifiuti vengano inceneriti e ciò a causa dei rischi alla salute ed all'ambiente che tali procedimenti potrebbero comportare, stiamo infatti parlando di "sperimentazioni" tese a bruciare sì "pezzi di legno" ma insieme a plastica, colla e tutto ciò che, non controllato da standard chiari imposti dalla norma, potrebbero danneggiare salute e qualità della vita di tutti.
A Rebuschi, dunque, chiediamo il coraggio e la coerenza politica di condurre una politica che, nelle scelte operative (certo faticose ma indispensabili), non può continuamente trasformarsi in cedimenti, promesse e vuote rassicurazioni (peraltro smentite) che, primi fra tutti, danneggiano cittadini e ambiente.
L'Italia è zeppa di tali gravi episodi: è giunto il momento di contrastare con forza una politica di aggressione e devastazione che sta ponendo un'ipoteca inestinguibile sul furturo del territorio.
8.8.07
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APAM: le proposte del PdCI contro la privatizzazione
Il documento di Giancarlo Latini per il cda del 9 agosto
In vista del prossimo Cda di Apam in programma giovedì 9 agosto, il comitato federale del Pdci ha assunto la decisione di opporsi a qualsiasi forma di privatizzazione dell'azienda dei trasporti pubblici. L'apertura al privato, infatti, è contro la lettera stessa del programma elettorale, per cui i Comunisti Italiani già dall'imminente cda e poi nelle sedi consiliari, chiederanno con il consigliere Giancarlo Latini il rispetto degli impegni assunti.
Occorre che l'azienda presenti un piano industriale di recupero mentre gli enti pubblici proprietari (Provincia e Comune di Mantova in particolare) ribadiscano con chiarezza l'importanza determinante di questo come un servizio per la collettività, peraltro destinato alle fasce deboli (lavoratori, studenti, anziani, immigrati), oltre che di notevole valenza ambientale e sociale che non può essere costretto a produrre profitto.
Proporremo di redigere un programma che innanzitutto includa l'azienda della mobilità e della manutenzione stradale nella stessa APAM, studiando le procedure per acquisire Mantova Parking nel rispetto della conservazione dei posti di lavoro: questo permetterebbe all'azienda di disporre di quella liquidità, non eccessiva ma utile e necessaria, per fronteggiare impegni contingenti che è venuta a mancare quando il Comune capoluogo le ha tolto la competenza di cui disponeva.
Proporremo poi che l'efficiente officina ora aperta a clienti privati, divenga il soggetto di manutenzione degli automezzi di Provincia, Comune capoluogo e comuni soci in base ad apposite convenzioni così come il ritorno sul mercato del noleggio degli autobus per turismo.
Per i Comunisti Italiani, dunque, il capitale di APAM deve restare completamente pubblico, così come i soci devono vigilare e controllare sulla gestione aziendale, al fine di evitare che possano ripetersi deficit come quelli attuali o situazioni di palese violazione della norma e di coinvolgimento di amministratori e dirigenti in azioni giudiziarie e vertenze sindacali importanti, così come è avvenuto per la vicenda delle cooperative di subappalto degli autisti.
Quanto è accaduto nelle realtà provinciali che hanno privatizzato, depone senza dubbio contro l'ipotesi: riduzione delle tratte, licenziamenti del personale, riduzione delle garanzie e dei diritti per i lavoratori, aumento delle tariffe ed inefficienza del servizio sono gli esiti. Lo stesso di quanto si sta ripetendo per gli ospedali e tutti i servizi pubblici privatizzati anche nel nostro territorio.
8.8.07
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NO AL CDR: alla Provincia chiediamo il coraggio di contrastare la politica della Regione
Monica Perugini, Roberto Pavani
consiglieri provinciali Pdci
In relazione alla nota della Federazione dei Verdi pubblicata dalla Gazzetta il 1° agosto scorso, siamo a specificare come i consiglieri provinciali del Pdci, unitamente al Partito e non da oggi, si siano sempre battuti contro le sperimentazioni improprie di CDR (combustibile da rifiuto).
Già dal 2002 i Comunisti Italiani avevano sollevato il problema che allora interessava gli impianti industriali di Borgoforte e che minacciava di coinvolgere anche quelli di Sustinente.
Proprio in virtù del pericolo che la sperimentazione potesse partire e coinvolgere anche la zona del destra Secchia, a quel tempo, la sezione del Pdci insieme al circolo del PRC di Ostiglia, avevano interpellato i consiglieri provinciali eletti nella zona affinchè intervenissero presso Presidente e Giunta (e quindi ne era a conoscenza anche l'allora assessore dei Verdi), affinchè la sperimentazione non fosse autorizzata.
In merito alla risposta dell'attuale assessore Rebuschi, ribadiamo come la politica ambientale provinciale, improntata alla differenziazione nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti, infatti, verrebbe vanificata qualora la Provincia stessa cedesse alle richieste degli imprenditori privati di bruciare i propri rifiuti industriali presso gli impianti, forzatamente privi dei requisiti previsti per produrre CDR, tant'è che in passato le quote di rifiuti mantovani smaltite con questo sistema venivano trasportate in impianti siti nel centro Italia dotati dei necessari standard, mentre per le strutture mantovane si parla appunto di sperimentazione che non può comportare garanzie. Ribaltare costantemente al responsabilità sulla Regione poi appare pretestuoso. se la nostra scelta è la differenziazione non si capisce come l'ente non si batta con coerenza per evitare che i rifiuti vengano inceneriti, anche perchè nel caso delle ditte interessate, la questione non si linmita a "bruciare semplici rifiuti di legno".
La nostra contrarietà non solo era stata resa nota al Presidente della Provincia ed all'assessore dei Verdi: di più, abbiamo chiesto che la nostra posizione circa la produzione di CDR in impianti diversi da quelli accreditati al trattamento e quindi il nostro no alla sperimentazione presso strutture locali, venisse inserito nel programma elettorale per la nuova amministrazione provinciale, caratterizzando la nostra posizione proprio nei confrotni di una Regione non attenta alla diefsa ambinetale, come la Lombardia.
Dunque la vena polemica che leggiamo nella nota dei Verdi ci pare quanto mai fuori luogo, anche perchè sul tema, la posizione del Gruppo consiliare e del Pdci, sono ben note in quanto condotte sia dai banchi consiliari che sul territorio e con la medesima convinzione. Così come per la difesa dell'ambiente dalle autostrade inutili, dalle escavazioni devastanti, dall'aggressione indiscriminata del territorio, auspichiamo che la collaborazione politica dei Verdi, che peraltro dispongono di autorevoli rappresentanze in enti fondamentali in tema di difesa dell' ambiente (Parco del Mincio, Tea, Apam) si concretizzi nel confronto e nell'azione politica e non nella polemica e questo soprattutto per far rispettare quel programma elettorale sottoscritto dai Partiti del centro sinistra che hanno vinto le elezioni amministrative ma che molti sembrano aver dimenticato.
A Rebuschi chiediamo il coraggio e la coerenza politica di condurre una politica che, nelle scelte operative (sia pur faticose), non può continuamente trasformarsi in cedimenti, promesse e vuote rassicurazioni che, primi fra tutti, danneggiano i cittadini e ambiente.
L'Italia è zeppa di tali gravi episodi: è giunto il momento di contrastare con forza una politica di aggressione e devastazione che sta ponendo un'ipoteca inestinguibile sul furturo del territorio.
Monica Perugini
Roberto Pavani
consiglieri provinciali Pdci
3.8.07
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NO ALLA PRIVATIZZAZIONE di APAM e BASTA COL PRECARIATO nella AZIENDA del TRASPORTI
Giancarlo Latini - segreteria provinciale Pdci
La Federazione provinciale del Pdci dice un no deciso alla proposta di privatizzazione dell'azienda provinciale del trasporti APAM. Aprire la strada alla compartecipazione di soci provati rappresenta un palese tradimento al programma elettorale che la coalizione di centro sinistra aveva sottoscritto in occasione delle scorse elezioni provinciali.
Il trasporto è un servizio pubblico essenziale, destinato alle fascie deboli: lavoratori, studenti, immigrati, pensionati, e non può pretendersi che porti profitto. Occore che gli enti pubblici proprietari di Apam, Provincia e Comune, inseriscano come priorità il sostegno all'azienda e questa elabori un piano industriale capace di limitare le perdite, così come serve che vengano garantiti i diritti dei lavoratori, oggi fortemente compromessi, sia per quelli di ruolo che per quelli dipendenti da cooperative esterne.
Il metodo del subappalto previsto nella carta dei servizi regionale e accettato, sia pure in misura ridotta anche da APAM, infatti, ha dimostrato i propri effetti nefasti proprio in occasione della recente vicenda legata all'utilizzo delle cooperative, a proposito della quale è in corso un giudizio dinnanzi al giudice del lavoro per violazione delle norme di legge sul subappalto.
Sosterremo la pubblicità di APAM e dunque voteremo contro ogni proposta di cessione di capitale a soggetti privati, e ci impegneremo sia a livello istituzionale che nel territorio insieme alle altre forze politiche della sinistra, chiedendo alla coalizione di restare fedele a quanto sottoscritto nel comune programma, lottando contro quella politica di liberalizzazione e destrutturazione del settore pubblico, caratteristica della politica della destra, che anche parte del centro sinistra, sembra aver copiato a danno degli impegni politici assunti e degli interessi delle classi sociali di riferimento.
Giancarlo Latini
della segreteria provinvciale del Pdci
2.8.07
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Monica Perugini capogruppo Pdci consiglio provinciale Mantova replica a Camocardi, vice presidente della Provincia
Il giudizio del Pdci sulle dichiarazioni esprese dal vice presidente della Provincia Camocardi sul futuro delle infrastrutture mantovane, non solo non è positivo ma molto preoccupato. L'assessore già ipotizza le conclusioni di un iter amministartivo che deve ancora concludersi e, di più, che deve ancora coinvolgere comuni che non hanno fatto mistero della loro posizione contraria al tracciato, proponendo che l'ultimo tratto della MN/CR coincida con la tanto sospirata conclsuione dell'asse interurbano, come del resto il territorio chiede da decenni. Nessuna autostrada che si trasforma, dunque, ma la realizzazione di un progetto che fu avviato in questi termini nel 1996 e che aveva visto, allora, come proponenti, proprio DS e Marghierita locali che oggi hanno canbiato idea.
I ritardi resi noti circa la conclusione del tracciato dell'asse (oggi aperto solo in parte), l'aumento dei costi, le difficoltà ambientali e l'aumento esponenziale del traffico su gomma, contrariamente a quanto sbandierato sul tena del trasporto pubblico e su ferro, dovrebbero imporre maggior cautela su un problema di primaria importanza per il territorio mantovano.
Manca la conferenza dei servizi, mancano i pareri definitivi dei comuni, manca la delibera di consiglio provinciale, mancano le risposte alle interogazioni presentate in Regione e soprattutto troppe smentite sono arrivate in questi mesi dopo le assicurazioni su tracciato, aggiudicazione e pertinenze.
Il cambiamento di assegnazione dei lavori, avvenuto più volte e ancora in attesa dei giudizi pendenti per i giudizi promossi dai cittadini, per il Pdci, sono tutti elementi che non possono vincolare un territorio su una proposta che i cittadini non vogliono e che nessun programma elettorale - amministratvo ha mai previsto! Ipotizzare l'esito di un iter che comporterà decisioni da parte delle istituzioni, poi è tutt'altro che democratico e rispettoso della dialettica istituzionale. Il centro sinistra non deve commettere tali scivoloni.
Proprio i ritardi e le incertezze sul merito della questione, peraltro sempre più numerose anche nell'ambito del centro sinistra, dovrebbero infine consigliare ponderatezza prima di avventurarsi in uscite che, se anche malauguratamente avranno il sopravvento, siamo convinti, insieme a molti altri, non possano fare il bene delle collettività mantovana oltre che della formula democratica.
16.7.07
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Il deputato dei Comunisti Italiani Silvio Crapolicchio, componente della commissione giustizia della Camera dei DEputati, ha presentato in Commissione Giustizia una interrogazione che rigiuarda la "proposta di nuovo palazzo di giustizia a Mantova in zona Fiera Catena".
Agli interventi della sen. Donati dei Verdi, dell'on Farina del PRC e di Pedica dell'IDV, dunque si unisce anche quello del deputato comunista che sottolinea come troppo tempo sia passato dalla proposta formulata in origine e come nel contempo nessuna certezza sia giunta in merito al finanziamento necessario per l'opera mentre, per contro, la situazione economica e sociale è radicalmente cambiata rispetto a dieci fa, così come si sono modificate le priorità esposte dalle stesse amministrazioni locali mantovane.
La proposta di un nuovo palagiustizia, che era stata deliberata dalla precedente giunta Burchiellaroai durante i governi D’Alema / Amato, pare oggi definitivamente tramontata a causa della mancanza dei finanziamenti necessari resa nota dagli stessi uffici ministeriali ma visto che non è possibile disporre di certezze in merito, il futuro dell'area pare ancora tutto da definire, mentre permangono le urgenze di messa in sicurezza del Palazzo di Via Poma di proprietà del Comune di Mantova, struttura che necessità di urgenti lavori.
Le espressioni di auterevoli esponenti mantovani dei partiti DS e Margherita, tuttavia, pongono l'intera questione nell'incertezza e lasciano supporre che i finanziamenti siano ancora possibili e dunque anche l'opera in questione.
Oltre l'incertezza sull'aspetto economnico, poi, in questi dieci anni troppe condizioni locali sono mutate per considerare la proposta di palagiustizia nell'area di Fiera Catena ancora possibile: l’area in cui sorgerebbe, infatti, andrebbe a far parte del comparto di pregio del centro storico della città, adiacente ai laghi, vicino al complesso trecentesco del Gradaro ed chiesa di Santa Paola che l’attuale Giunta Comunale Brioni ha inserito nella così detta “area tampone” ovvero nella zona ritenuta "intoccabile", ai fini autorizzativi perchè Mantova sia riconosciuta patrimonio dell’UNESCO, così come risulta dagli atti trasmessi alle competenti autorità di Parigi competenti nella procedura in questione.
In conclusione, come del resto preannunciato dagli stessi referenti del Ministero, considerato che i finanziamenti per compiere l’opera non esisterebbero e difficilmente vi sono possibilità perchè vengano reperiti, Il parlamentare del pdci Crapolicchio chiede al governo una risposta chiara al fine di poter chiudere l’annosa questione e riattivare le procedure di modifica urbanistica dell’area dove, secondo la proposta risalente ad oltre dieci anni orsono, avrebbe dovuto sorgere il nuovo tribunale.
Il Ministero, del resto, nel corrente anno si è impegnato formalmente per finanziare SOLO i lavori di ripristino e messa in sicurezza dell’attuale Palazzo di Giustizia di Via Poma a Mantova che necessità di interventi urgenti.
Soddisfazione è stata espressa dal segretario provinciale del Pdci Massimo Mergoni che aveva investito Crapolicchio della questione a seguito delle numerose questioni poste sia a livello istituzionale che politico e delle polemiche che stanno investendo l'azione politica amministrativa e le scelte del Comune di Mantova.
Pdci - Federazione di Mantova
info tel. 333 5233662
www.comunisti-italiani-mantova.it
fax 0376 381739
14.6.07
INTERPELLANZA DELL’ ON. SILVIO CRAPOLICCHIO (PdCI)
sul progetto di nuovo Palazzo di Giustizia di Mantova
-
Al Ministro della Giustizia,-
Al Ministro per i beni e le attività culturali,-
Al Ministro delle infrastrutture e-
Al Ministro dell'economia e finanze
Risultando all’interpellante on. Silvio Crapolicchio che
- l'intero iter progettuale, relativo ai progetti definitivo generale ed esecutivo del nuovo palazzo di giustizia di Mantova, presenta aspetti discutibili che altri soggetti intervenuti sulla medesima questione hanno posto all’attenzione dell’Autorità giudiziaria e che lo stesso progetto pone in evidenza quelle che appaiono essere gravi irregolarità, in particolare in violazione delle seguenti leggi, regolamenti e norme: legge n. 109 del 1994 e ss.mm.ii.; D.P.R. n. 554/99; L.U. 1150/42 e ss.mm.ii.; legge 122/89; legge 1089/39 e ss.mm.ii.; D.G.R.L. 7/193 del 28 giugno 2000, istitutiva del parco regionale del Mincio; P.R.G.C. del comune di Mantova e relative N.T.A.;
- mancano, inoltre, presupposti tecnici e giuridici essenziali:
a) il 1° stralcio esecutivo, infatti, non integra lotto funzionale;
b) è scaduta l’efficacia dell’autorizzazione paesistica ai sensi dell’art. 16 del Regolamento approvato con R.D. 3/6/1940 n. 1357 ed art. 46 del T.U. espropri (D.P.R. n. 327/01 e ss.mm.) e che la relazione paesaggistica, a suo tempo prodotta, non risulta redatta secondo i criteri e contenuti successivamente fissati dal D.P.C.M. 12.12.2005 e dal punto 2.4.6. dell’All. B della D.G.R. Lombardia n. 8/2121 del 15.03.2006: “Criteri e procedure per l’esercizio delle funzioni amministrative in materia di tutela dei beni paesaggistici in attuazione della L.R. 11.03.2005 n. 12”;
c) non si è proceduto alla preventiva verifica dell’interesse archeologico del sito ai sensi dell’art. 96 del Codice Appalti Pubblici del 2006;
d) manca poi il “quadro esigenziale”, previsto dalla legge quadro sui lavori pubblici, sostituito per noi a fini strumentali e comunque con una procedura non rispettosa della norma vigente con un elenco informale e non pertinente di pareri favorevoli espressi dalla Commissione per la manutenzione del tribunale di Mantova e dalla Corte d’appello di Brescia;
- non è stata risolta la problematica dei parcheggi di pertinenza del nuovo Palazzo di Giustizia, che sin dalla iniziale proposta dell’intervento, era stata considerata e quindi deliberata quale condizione ineliminabile affinché il progetto preliminare potesse trasformarsi in elaborato esecutivo e ciò perché la completa realizzazione dei parcheggi risulta indispensabile per la fruibilità dell’opera stessa, in particolare in una città che, anche a causa delle sue caratteristiche geografiche, lamenta una grave mancanza di parcheggi;
- la mancata risoluzione di tale problematica implica poi rilevanti responsabilità di carattere politico ed amministrativo che potrebbero configurare fattispecie penali, considerato il ruolo e gli interessi di una delle imprese interessate dall’intervento urbanistico, la ditta “Vecchia Ceramica” S.r.l., proprietaria dell’area dove dovrebbe sorgere il nuovo tribunale di Mantova;
- il Ministero della giustizia, dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, con nota prot. n. 2008 del 19/1/2006, pervenuta al Comune di Mantova il 30/1/2006, precisa, tra le altre osservazioni, che «la sola acquisizione del terreno non risolverebbe i problemi degli uffici giudiziari di Mantova con l’aggravio per questo Ministero di immobilizzare per un tempo indefinito una somma in conto capitale utile per opere a più breve respiro»;
- inoltre, con la stessa nota, il Ministero precisa pure, rammentandolo al Comune di Mantova, che il Comune stesso «ha formalizzato il solo acquisto dell’area e non si ha alcuna notizia sul progetto del primo lotto di lavori che superi le criticità segnalate dal Consiglio Superiore (dei lavori pubblici) nel voto n. 320, come già richiesto con nostra nota n. 4/805/2003 del 19/5/2003»;
- il cosiddetto progetto esecutivo del primo lotto lavori risulta non rispondere alle caratteristiche richieste per il così detto progetto funzionale (cfr. pag. 7 del voto n. 320/01), poiché il «progetto generale definitivo non è stato suddiviso in lotti», come, in modo per noi non rispondete a verità, hanno affermato gli stessi progettisti del nuovo Tribunale (cfr. pag. 8 del voto summenzionato);
- la nota prot. n. 2008, in data 19/1/2006, del Ministero della Giustizia, dunque, ristabilisce le condizioni originarie e veritiere sull’intera vicenda oltre a palesare come il comportamento della precedente giunta comunale di Mantova che ha gestito direttamente i contatti con il Consiglio superiore dei lavori pubblici, induca a ravvisare un comportamento amministrativo poco trasparente che si è anche prestato a richieste di intervento da parte della magistratura ad opera di cittadini preoccupati dall’insorgenza di atti illegittimi ed irregolare, (viene lamentato, infatti, come nel luglio 2003 il Consiglio medesimo abbia accettato la proposta dell’ ex sindaco del Comune di Mantova di ritirare il progetto esecutivo del 1° lotto del nuovo palazzo di Giustizia di Mantova che difettava di una delle condizioni essenziali del progetto per poter procedere, ovvero la mancanza dell’aspetto relativo la funzionalità che avrebbe impedito allo stesso Consiglio superiore dei lavori pubblici di poter esprimere un parere favorevole sullo stesso progetto definitivo generale) ;
-
l’intera pratica del nuovo Palazzo di Giustizia di Mantova risulterebbe quindi viziata da pregiudizi ed irregolarità oltre che da una procedura che lederebbe l’interesse pubblico;
si chiede di sapere se sia intenzione del Governo:
- abbandonare il finanziamento di un progetto di un nuovo palazzo di Giustizia di Mantova che, già oggi, ha visto lievitare il suo costo complessivo da lire 103.865.038.830 – pari ad euro 53.641.815,86 -, nel 2001, ad euro 58.975.643,24, nel 2003, e, successivamente, ad euro 65 milioni circa nel 2005, con un aumento di circa 12 milioni di euro, in soli cinque anni ed in sola fase progettuale, considerato che la proposta di edificare detto palazzo ha dato vita ad una nutrita serie di polemiche e perplessità da parte della stessa cittadinanza mantovana, di molti partiti, amministratori di diversa appartenenza politica e partitica che la dicono essere un’ opera inutile, sovradimensionata eccessivamente costosa e situata in luogo (il quartiere di Fiera Catena, in Mantova) incompatibile dal punto di vista urbanistico, storico-artistico, archeologico, ambientale e paesistico;
- finanziare le opere per restaurare la facciata dell’attuale tribunale di Mantova, sito in via Poma, e quelle per la messa in sicurezza di determinati impianti;
- includere l’intero quartiere di Fiera Catena, di notevole interesse paesistico e di alto pregio storico-artistico, nella zona perimetrata in rosso proposta per l’inserimento del Comune di Mantova nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco
, rettificando la perimetrazione della zona stessa sulla planimetria allegata al protocollo di intesa firmato, di recente, dallo stesso Comune e, tra gli altri, dal Ministero per i beni e le attività culturali.
Sono già intervenuti in merito:
sen. Donati – Verdi (allegato)
interpellanza in commissione on. Farina – PRC| ne sito della camera
on. Pedica (IDV) interroigazione parlamentare nel sito della camera
interpellanza sen. Biondi nel sito del senato
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Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01215 |
Atto n. 4-01215
Pubblicato il 31 gennaio 2007
Seduta n. 97
DONATI
- Ai Ministri della giustizia e per i beni e le attività culturali. -
Premesso che:
nella città di Mantova è riscontrabile una inaccettabile condizione dell'edificio in cui sono ubicati gli uffici del Tribunale e parte degli uffici della Procura della Repubblica per la mancanza di funzionalità delle aule di udienze e dei vari ambienti;
gli addetti locali al settore giustizia e l'Associazione nazionale magistrati, nel libro bianco presentato in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2005, hanno segnalato questa difficile situazione in cui gli addetti operano al di sotto del livello minimo di sicurezza;
considerato che:
la realizzazione di un nuovo Palazzo di giustizia per tutti gli uffici giudiziari di Mantova sta seguendo un iter amministrativo iniziato nel 1998 e nel 2005 è stato approvato il progetto definitivo;
il nuovo Palazzo di giustizia progettato prevede la costruzione di un edificio ex novo nell'area di Fiera Catena che, oltre a produrre un elevato consumo di suolo in un contesto ambientalmente e paesaggisticamente pregevole, implicherebbe una strategia di sviluppo della città che negli ultimi anni ha dato vita ad uno sviluppo urbanistico espansivo e non sostenibile della città di Mantova che presenta valori storici, urbani ed ambientali straordinari;
non è stato mai seriamente considerato un intervento alternativo meno invasivo all'interno del contesto urbano, che preveda la riqualificazione delle strutture esistenti già utilizzate per ospitare le strutture della giustizia a Mantova, eventualmente integrate da altre strutture esistenti da riutilizzare, adeguandole attraverso interventi di ristrutturazione;
i tempi di realizzazione di una nuovo Palazzo di giustizia lascerebbero comunque per lungo tempo inascoltata la domanda di spazi adeguati alle funzioni della giustizia a Mantova,
si chiede di sapere:
se il Ministro della giustizia, anche in considerazione della necessità di operare in tempi brevi, non intenda riconsiderare il progetto definitivo, sentiti gli enti locali, intervenendo, nell'ambito delle proprie competenze, presso le strutture competenti per valutare un progetto meno invasivo all'interno del contesto urbano, che preveda la riqualificazione di strutture esistenti già utilizzate per ospitare le strutture della giustizia a Mantova, eventualmente integrate da altre strutture esistenti ed adeguandole attraverso interventi di ristrutturazione;
se il Ministro per i beni e le attività culturali non intenda effettuare una verifica del progetto presentato per il nuovo Palazzo di giustizia di Mantova e verificarne la coerenza con i beni ambientali, paesaggistici e storici circostanti, sia in relazione alla localizzazione e sia rispetto alla qualità del manufatto architettonico.
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In merito alla questione sollevata dal direttore della Gazzetta sul tema del precariato e dei costi della politica, concordiamo sull’idea di impegnarsi affinché la pubblica amministrazione svolga un’azione più efficace e maggiormente efficiente, sosteniamo tuttavia come la questione della “stabilizzazione “ dei lavoratori precari sia argomento afferente ad un’altra e diversa questione: quella del lavoro.
Non si tratta di “imbarcare nuovi precari”, come si legge sul giornale di martedì, e ciò peraltro ci trova concordi ma di stabilizzare secondo quanto stabilito dalla legge finanziaria con una norma assolutamente innovativa rispetto al passato, un numero rilevante di lavoratori e lavoratrici precari da tempo dipendenti della pubblica amministrazione e che nella stragrande maggioranza dei casi e a dispetto del contratto che essi hanno sottoscritto, svolgono rapporti di lavoro equiparabili per analogia a quello subordinato.
Nessuna nuova assunzione di precari, dunque, anzi tutto il contrario: la trasformazione prevista dalla recente legge finanziaria che permette a lavoratori con contratto a tempo determinato di trasformarlo in “indeterminato” e di quelli con “collaborazione continuata continuativa” di divenire a “tempo determinato”, il tutto sulla base di specifici e ben precisi cogenti requisiti temporali e contrattuali.
Molti di questi lavoratori e lavoratrici sono precari da molti anni e svolgono impieghi indispensabili per la pubblica amministrazione che, proprio per garantire un’azione efficiente, deve disporre di personale stabile e qualificato.
Non va dimenticato come la complessiva integrazione sociale non può prescindere dal diritto, in particolare per i giovani, di disporre di un lavoro stabile e quindi di un futuro, di quei diritti e poi di quelle opportunità che fanno di una collettività una società civile che vanta prospettive qualificanti di progresso.
Chi non ha un lavoro stabile non può programmare la sua vita, prendere casa, accantonare risparmi e previdenze, progettare il proprio futuro... Che società potrà mai essere quella che oggi si basa sulla precarietà e sull’assenza dei diritti; che presenta 34 differenti tipologie di contratto a differenza di quanto avviene nel resto dell’Europa (al massimo 4 diversi tipi di contratto!).
Quale pubblica amministrazione può vantare efficienza se cambia in continuazione personale, insegnanti, operai, educatori, impiegati…e nemmeno applica quanto lo stesso governo di centro sinistra ha previsto nella Legge finanziaria?
Questi i problemi sollevati dal Gruppo consiliare del Pdci così come dai compagni del Prc e da altri soggetti politici e sindacali, e tutti strettamente connessi alla questione del lavoro. Cosa ben diversa dai costi della politica a proposito della quale, peraltro, ci stiamo battendo: la modifica della delibera di consiglio sul consorzio del servizio idrico integrato e il contributo allo statuto dell’azienda speciale della formazione, i cui presidenti e consiglieri non percepiranno indennità ma il solo gettone di presenza (90 euro lordi, come i consiglieri provinciali) ne sono i primi esempi pratici; conseguiti principalmente attraverso l’impegno comune dei gruppi e dei partiti della sinistra mantovana.
Mantova, 5.6.07
Massimo Mergoni - segretario provinciale Pdci
Monica Perugini, Roberto Pavani - Gruppo consiliare Pdci Provincia di Mantova
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I sottoscritti consiglieri provinciali Maria Fadda, Roberto Pavani, Monica Perugini, Enos Zuin in merito alla approvazione da parte della Giunta Provinciale del “Piano occupazionale triennale dell’ Ente per gli anni 2007 / 2009” di cui al Verbale di concertazione del 7 maggio 2007 sottoscritto dall’ente e dalla sola rappresentanza sindacale CISL ma non da CGIL, UIL e RSU, intendono sottolineare come il proprio giudizio
non può essere favorevole,
in considerazioni delle sotto elencate considerazioni :
a) con l'attuale legge finanziaria 2007 il governo ha ritenuto assolutamente prioritario ripristinare le necessarie tutele alle condizioni di vita dei lavoratori, scivolate in questi anni troppo spesso verso forme di precarietà intollerabili, e ciò sia per ineludibili ragioni di giustizia sociale, sia per una valorizzazione delle risorse umane, delle professionalità e delle competenze, tutti elementi, ovviamente incompatibili con una situazione lavorativa caratterizzata dallo sfruttamento e delle precarietà;
b) il Governo ha ritenuto che il tipo standard di rapporto di lavoro abbia ad essere quello della occupazione stabile, ovvero quello rappresentato dal lavoratore e dalla lavoratrice dipendente con contratto a tempo indeterminato;
c) nel pubblico impiego, dopo che le recenti analisi hanno posto in evidenza un aumento del precariato, correlato dal blocco generalizzato delle assunzioni, si sono previsti interventi quali la stabilizzazione a domanda per personale assunto, a seguito di procedure concorsuali con contratti a tempo indeterminato, stabilizzazioni a seguito di esperimento di procedure selettive per personale assunto a tempo determinato, senza l'esperimento di procedure concorsuali, ampie percentuali di riserva a favore di chi abbia intrattenuto rapporti di collaborazione coordinata continuativa nelle procedure concorsuali bandite per assunzioni a tempo determinato, oltre ad un generale, seppur controllato, con riferimento alla spesa, sblocco delle assunzioni, onde mantenere efficiente la macchina amministrativa, assicurando infine dove necessario, il turn over.
TALI PRIORITA', PER CONTRO, NON SONO STATE ASSUNTE dalla Giunta Provinciale, COME LINEE GUIDA NELLE TRATTATIVE AVVENUTE CON LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI, sia aziendali che territoriali.
Ciò ha comportato la sottoscrizione del verbale concertativo di cui sopra da parte di una sola sigla sindacale (CISL), con la conseguente rottura del fronte sindacale unitario, non avendo sottoscritto l’accordo le sigle sindacali di CGIL e UIL oltre alla RSU.
· Vista la gravità delle situazione sopra descritta, generata dalla approvazione da parte della Giunta di un atto che non rispetta il dettato e la filosofia della recente normativa stabilita dalla Legge Finanziaria in tema di stabilizzazione dei lavoratori precari, procedura ben diversa dalla previsione di nuove assunzioni e di nuovo personale, indipendentemente da pregresse situazione di precariato,
esprimiamo
il nostro forte auspicio che con la riapertura del confronto sindacale per apportare modifiche migliorative a quanto sottoscritto, procedura che dovrebbe avviarsi dopo la pausa estiva, abbia ad essere ripreso un tavolo di confronto completo di tutti gli attori sindacali, al fine di una attenta verifica del predetto piano triennale, dando un nuovo significativo segnale in direzione dell' attuazione degli elementi richiamati al predetto punto C), favorendo così una ricomposizione dell'intera rappresentanza sindacale sia aziendale che territoriale ed in particolare
RACCOMANDANO
il Presidente della Provincia e la Giunta affinché
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le proposte MIGLIORATIVE di quanto previsto nel verbale sottoscritto dall’Ente e dalla sola CISL, presentate alla Giunta stessa dalle altre rappresentanze sindacali, peraltro da noi condivise, siano accettate e formalizzare in opportuni atti amministrativi al fine di poter riavviare il confronto sindacale con tutte le rappresentanze sindacali e non con la sola sigla che ha sottoscritto il verbale e ciò nel rispetto dello spirito concertativo e delle prerogative previste dalla recente normativa che prevedono la stabilizzazione del maggior numero possibile di personale precario assunto negli ultimi anni dall’Ente, secondo le svariate forme contrattuali della collaborazione e del tempo determinato; | |
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che venga tenuto conto del contributo positivo apportato dalle sigle sindacali che non hanno sottoscritto il verbale stesso (CGIL, UIL e RSU) e questo al fine di garantire il sollecito ripristino della trattativa sul piano in oggetto, alla presenza di tutti i soggetti sindacali interessati, sia a livello aziendale che territoriale. |
Mantova, 29 maggio 2007
Monica Perugini
Roberto Pavani
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Leggere le conclusioni dell’Unione Comunale dei ds di Curtatone fa male al cuore ed alla mente
di Carlo Grassi responsabile ambiente Pdci Mantova
Al cuore perché sentirsi dire queste cose, che “L’autostrada toglierà l’inquinamento”.
Proprio da cittadini / compagni dei DS di Curtatone che in altri tempi si sono mostrati sensibili alla storia e all’evoluzione del territorio ed ora negano nei fatti la sua specificità, soprattutto la possibilità di conservare per il futuro quel che resta di beni territoriali e di progettare uno sviluppo sostenibile.
Alla mente, poi, perché non li si comprende più. Non si capisce perché una scelta che dobbiamo subire, venga indorata come benefica, “portatrice di benessere, positiva per l’ambiente e la salute dei cittadini”. Ma come? Da una parte la nota sostiene che il tracciato dell’autostrada regionale è di portata nazionale ed europea, e quindi non si sa da quanto volume di traffico verremo attraversati, dall’altra che avrà ricadute positive per l’ambiente.
E poi la preoccupazione: che il tracciato non offenda il territorio!
Ma come si fa a invocare la vigilanza per garantire che l’autostrada sia compatibile con le parti sensibili del ‘nostro territorio’ in primo luogo con il Paleoalveo del Mincio!
Chiunque ha capito e anche i DS non possono fingere di non sapere quel che succederà: semplicemente, Curtat